martedì 30 settembre 2008

Sono l'ultimo arrivato

...Vengo da Materi, ed ho un mese di vita. Mi ha portato a Chaaria Rita, e mi ha detto che devo stare qui per un anno, finchè sarò un po' più grande e mio papà potrà riprendermi a casa.
Purtroppo la mia mamma è morta all'ospedale di Materi. Aveva partorito senza problemi, ma poi aveva cominciato a stare male. Febbre, debolezza, occhi di colore giallo scuro. Dopo due settimane trascorse a casa è stata ricoverata di nuovo. I medici di quella missione hanno fatto tutto quello che potevano, ma non sono riusciti a salvarla. Dalla mia culla sentivo che parlavano di epatite fulminante e di sindrome epatorenale. Io non ci ho capito niente. So solo che hanno smesso di attaccarmi alle sue mammelle. Poi ad un certo punto mi hanno anche portato via dalla stanza del reparto donne, e mi hanno messo in un luogo dove c'erano solo bambini. Hanno cominciato a farmi bere un latte dal sapore strano (non certo paragonabile a quello della mia mamma) attraverso ad uno strumento che non assomiglia proprio al seno delle madri. Dicono che si chiami biberon. In effetti puoi davvero succhiare, ma non è la stessa cosa. La mamma non l'ho più vista, e non so dove l'hanno portata.
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Ora sono qui a Chaaria e sono stato affidato a Sr Oliva, che è davvero tenera. Mi chiamo Patrick, ma non sono ancora battezzato... l'unica paura che ho è che la zelante anziana suorina, che ha un debole per i battesimi, mi aggiunga "Olivo", come secondo nome... so che non sarebbe la prima volta. Speriamo in bene.
Per ora non ho altro da dirvi. Mi sto abituando agli altri orfani più grandi di me, e so che ci faremo buona compagnia. Se verrete a Chaaria, potreste anche provare a prendermi in braccio: questo è ciò che mi manca di più della mamma: avrei tanta voglia di toccarla e di essere stretto e coccolato da lei... Ora basta con questi discorsi tristi, se no piango. Ciao.
A pensarci bene adesso mi metto a strillare così qualcuno capisce che ho il sederino sporco.

Patrick



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Madre Teresa

Carissimi amici,
vi mando solo due parole che oggi mi hanno ispirato e mi hanno aiutato a tirare avanti in mezzo a tantissimi pazienti ed altrettanti problemi. Mi identifico con le parole di Madre Teresa, e pian piano vorrei imparare da lei... anche se sono lontano anni luce dalla sua santità. Vi offro le sue parole sperando che siano di qualche incoragiamento pure per voi:
"Il nostro fine particolare è portare Cristo nelle case e nelle strade dei bassifondi, tra gli ammalati, i moribondi, i mendicanti ed i bambini di strada. I malati verranno curati per quanto possibile... I mendicanti verranno cercati e visitati nei loro "buchi", fuori città o per le strade... la nostra missione è quella di lavorare per la salvezza e la santificazione dei più poveri tra i poveri, non solo nei bassifondi, ma anche in tutto il modo, ovunque essi si trovino".

Chiedo a Dio per me e per voi la grazia di diventare Buoni Samaritani, attraverso un servizio immediato ed efficace. Chiedo la grazia di trasformare il nostro cuore in modo da far sentire l'amore concreto di Dio ai poveri, nelle situazioni disperate che devono affrontare ogni giorno.
Che Dio ci aiuti non solo a portare la luce di Cristo ai più poveri tra i poveri, ma anche ad incontrare Gesù in ognuno di loro.
Il Signore infatti ha scelto di identificarsi con i miserabili e con i sofferenti: "Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me". Questa è la direzione in cui desidero camminare, ed il cammino spirituale che vorrei unificasse la mia vita.

Rimaniamo uniti nella preghiera soprattutto quando la vita si fa dura ed il futuro sembra confuso e pieno di buio.

Ciao. Beppe.


domenica 28 settembre 2008

Una grande soddisfazione

Carissimi amici del blog,
oggi abbiamo raggiunto un bel traguardo. Abbiamo fatto la nostra operazione numero 1000 per il 2008. E’ stato un cesareo.
Lo ritengo un bellissimo risultato che testimonia quanto la gente ancora ci apprezzi e si fidi di noi. Sono andato a riguardare il registro dell’anno scorso, e mi sono reso conto che nel 2007 abbiamo raggiunto la millesima operazione il 26 ottobre.
Ciò significa che abbiamo davvero lavorato tanto, soprattutto se consideriamo che quest’anno abbiamo avuto la presenza di un solo gruppo di chirurghi a giugno (Luciano ed Enrico), mentre l’anno precedente in data odierna avevamo già goduto del lavoro di Massimo, Max e Donatella, mentre da alcuni giorni era presente Peter (il ginecologo tedesco).
Inoltre dall’inizio di settembre il lavoro in sala è estremamente più duro perché Jesse, il nostro anestesista, è in ferie: da un mese faccio sia il chirurgo che l’anestesista, soprattutto quando si tratta di anestesie spinale, o, quando come oggi, non riesco a rintracciare Ogembo, ed ho un cesareo urgente a cui non riesco in nessun modo a fare la puntura lombare.
Per la chirurgia elettiva in genere, in queste ultime quattro settimane normalmente ho lasciato al dott. Ogembo il ruolo di chirurgo, ed io mi sono “travestito” da anestesista, sempre aiutato dalla collaborazione di Mariella, volontaria e infermiera italiana.
Anche di questi numeri ringrazio il Signore, ed insieme a Lui pure tutti gli amici italiani che con pazienza mi hanno insegnato l’arte del cerusico. Quando sono arrivato a Chaaria, sapevo sì e no come si prova una pressione. Ora, quando penso alle cose imparate, non mi sembra neppure vero.
Per me Chaaria è stata anche come un bel corso di specializzazione in cui ho avuto ottimi docenti tra i volontari, che mi hanno fatto crescere umanamente e professionalmente, e che hanno pian piano trasformato il dispensario in un ospedale conosciuto ed amato dalla gente.
PS: oggi sono arrivati i rinforzi. Sono stato particolarmente felice di riabbracciare Silvia, recidiva per la terza volta, Lorena e Katia, al secondo sbarco tra noi. Che bello quando i volontari ritornano. E’ una rimpatriata anche per me.

CHARITY VA AL KENYATTA... LINA CONTINUA LA RADIO
Grazie al vostro aiuto economico, domattina presto trasferiamo Charity al Kenyatta Hospital per stadiazione definitiva della neoplasia e per la decisione finale dell’oncologo sulle possibilità terapeutiche. Preghiamo per lei. Ha davvero tantissimo dolore...
Lina intanto continua il suo calvario. Ha tanto male, ed è ancora più gonfia. La radio le provoca molto bruciore, ma per ora ci vede ancora. E’ coccolatissima dalle Suore di Langata.

Ciao. Fr Beppe Gaido


sabato 27 settembre 2008

Una tripletta


…ma non parliamo di calcio. Siamo noi la tripletta; lo sapevate che ci chiamiano cosi’? Ci hanno stipati in questa incubatrice, che a dir la verita’ e’ piuttosto stretta e scomoda. Meno male che almeno e’ calda, ed e’ umida al punto giusto.
Non mi sembra vero che fino a ieri potessimo stare comodi tutti e tre nell’utero della mamma.
La sentivamo spesso lamentarsi di mal di schiena, ma non aveva mai voluto presentarsi all’ospedale, nonostante le pressioni del papa’. Anche noi da dentro gridavamo e scalciavamo a piu’ non posso, ma la cosa strana e’ che noi dall’interno della pancia sentiamo benissimo i discorsi dei grandi, mentre loro non ci ascoltano mai, nemmeno quando ci muoviamo all’impazzata. Avevamo cercato di far capire a nostra madre che eravamo tre e che forse era meglio dirlo al dottore, ma lei non riusciva proprio a percepire i nostri suggerimenti.
La sua panciona era enorme, e tutte le comari del villaggio le dicevano che forse avrebbe partorito gemelli. Lei pero’ era sicura di se’: “ho gia’ altri 4 bimbi e so che normalmente nascono molto grandi. Sicuramente è uno solo, ma molto grosso”. Noi sentivamo, ci ribellavamo, ma tutto era inutile. Lei si accarezzava la pancia due o tre volte, si metteva le mani sui lombi per qualche minuto... e poi riprendeva le sue normali attivita’.
Il problema di essere in tre nell’utero consiste nel fatto che non c’e’ spazio sufficiente per crescere. Noi ci vogliamo bene. Siamo gemelli, ma rimane il punto che i nutrimenti che la mamma ci offre con la sua placenta, li dobbiamo dividere per tre. Anche lo spazio e’ quello che e’, e ad un certo punto i chili smettono di aumentare.
Siamo nati bene, anche se non con qualche spavento.

Mamma ha cominciato ad avere le doglie verso le due di notte e si e’ messa in cammino verso Chaaria, accompagnata da alcune donne del nostro clan. La nostra casa e’ a Miomponi, sulla strada verso Gatunga. E’ stato un tragitto molto difficile per tutti noi. Spesso la nostra mammina aveva male e si doveva fermare, ma anche noi non ce la passavamo per il meglio: venivamo scossi dalle prepotenti contrazioni, che ci impedivano di respirare bene.



Il parto poi non e’ stato semplice per niente. Quando siamo arrivati in ospedale, il mio piedino era gia’ fuori. L’infermiera diceva che la mia presentazione era podalica. La mamma si contorceva dal dolore. Hanno chiamato Beppe per una ecografia, ma lui ha detto che non c’era il tempo. Neppure lui, nella fretta, si e’ accorto che eravamo in tre. Ricordo solo una manaccia che mi ha afferrato per la gambina; poi mi sono sentito come risucchiare in un baratro... che paura ho avuto... mi sembrava di essere portato via da un fiume in piena. Quindi ho visto la luce, e mi sono messo a piangere come un ossesso. Che male agli occhi mi faceva: adesso capisco perchè dicono che i bambini vengono dati alla luce... Ricordo anche il commento di Beppe: “Vediamo un po’ cosa abbiamo ottenuto: e’ un bel maschietto... ma e’ troppo piccolo, e la pancia e’ ancora enorme. Controlliamo se per caso ce n’e’ un altro”. Lo guardo dal fasciatoio dove mi hanno collocato sotto la calda luce di una lampada. E’ tutto sudato e si dimentica addirittura di non avere il camice. Dopo pochi minuti lo vedo tirare fuori il mio fratellino, dicendo: “come e’ piccolo anche questo!!! Sembra poco piu’ di un chilogrammo”.
La mia mamma pero’ ha ancora contrazioni, e continua a spingere. Le dicono di rilassarsi, ma lei non ce la fa. Con sorpresa di tutti, ad un certo momento spunta la testolina ricciuta della mia sorellina. Tutti corrono: “ce n’e’ un terzo. Che colpo! Ora hanno 7 figli. Speriamo solo di riuscire a salvarli. Sono cosi’ piccoli!”.
Io pero’ penso che ce la faremo. Il vino buono si mette nelle botti piccole, e noi abbiamo una gran voglia di vivere. Sentivo i commenti di Beppe che diceva: “non sono gemelli identici. Sono biovulari... altrimenti non potrebbero essere di sesso diverso”.
Identici o no, il fatto resta: noi siamo gemelli, abbiamo condiviso l’utero per nove mesi. Ora siamo nella stessa incubatrice... e ci vogliamo un sacco di bene. So che litigheremo, soprattuttto pensando che i seni della mamma sono solo due, e quindi bisognera’ fare la coda. Ma per ora non pensiamo a questa possibile crisi futura. A dire il vero il caldo umido dell’incubatrice ci culla e ci canta la ninnananna. E’ meglio schiacciare un pisolino dopo l’enorme fatica di venire al mondo.

Ciao. La tripletta.
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venerdì 26 settembre 2008

Dream Project Chaaria


After receiving the first consignment of money from the donor (Comunita’ Sant’Egidio-Roma-Italy), we started our activity of CD4 tests for all our patients living with HIV. Our clinic is at 8 am on Wednesdays. Patients are invited to come and they are encouraged with the supply of free food.
First of all they meet the counselor who is there to support adherence to ARV. If they are in need of drugs they are supplied on the spot.
They are then registered in the CD4 program and blood is collected in special test tubes provided by DREAM. The job of collection is finished around 10 am. Afterwards we collect the tubes in carriers provided with racks in order to keep the test tubes standing. Everything is then taken to Nkubu Hospital through our ambulance. There we meet the staff of DREAM/ Matiri who collect our samples and give us report of the tests of the previous week.
The project is running smoothly. DREAM covers our expenses for fuel, purchase of test tubes and reagents, purchase of food supply and drugs for opportunistic infections. I have already sent receipts through Antonio Campanaro.
I take this opportunity to thank the donor very much because after years in which we have started ARVs only on the basis of WHO staging, now we can finally reach the gold standard for treatment initiation and follow up for our patients.
The project is also helping us in keeping the therapy completely free allowing us to have opportunistic infection drugs. The patients already receive free ARVs from the Government of Kenya.


Yours faithfully
Dr. Giuseppe Gaido
Program Cordinator



Indovinate chi sono?


Sono Elena. Vi ricordate la mia storia? la mia mamma era arrivata troppo tardi a Chaaria sul carretto trascinato dalla mucca di mio papà. Io ero appena nata, quando la mia mamma se n'è andata. Ora sono cresciuta molto. Ho 8 mesi. Quando sarò un po' più grande, il mio papà mi riprenderà con sè.
Ora la mia mamma è Sr Oliva che mi coccola sempre. Ciao.
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Ann


Cari amici,

mi chiamo Ann, e faccio la standard 6, cioè la prima media. La mia vita è stata normale fino a pochi mesi fa. Mio papà faceva l'insegnante e la mia mamma la casalinga. Ho un fratellino più piccolo che non va ancora a scuola. La mia mamma non ha studiato, ma se la cava bene nei lavori di casa. Tutti i problemi sono iniziati 3 mesi fa, quando il mio babbo è stato ricoverato a Chaaria per una grave forma di TBC. Forse è andato all'ospedale troppo tardi. Infatti nonostante le cure ricevute, è morto all'età di 32 anni. Questo ha portato la mia famiglia allo sfacelo. Mia madre non riesce a pagarmi la scuola convitto dove ho frequentato finora, e quindi ora sono a casa: ho sospeso gli studi. Mamy piange sempre e mi dice che i pochi soldi che riesce a racimolare li deve usare per il nostro sostentamento e per gli eventuali bisogni di tipo sanitario. A me però piacerebbe tornare a scuola. Prometto a chiunque vorrà aiutarmi che studierò con grande attenzione e cercherò di non deludere i miei benefattori.

Grazie! Ann

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giovedì 25 settembre 2008

D'ora in poi starò alla larga dal fuoco


Mi chiamo Polly, ed ho appena 6 mesi. Dormivo tranquillamente nel letto della mamma che nel frattempo era andata al fiume a raccogliere l’acqua. La mamma aveva gia’ preparato il cibo per la cena, e lo aveva posto sul tavolo vicino al mio giaciglio. Il papa’ era fuori sin dal mattino presto, in cerca di lavoro a giornata.
Sono rimasta sola con il mio fratellino piu’ grande, che ha rifiutato di seguire nostra madre al torrente. Infatti lui aveva un piano preciso: voleva rubare un chapati caldo e fumante prima dell’arrivo della mamma. La nostra casupola non ha finestre, e la lampada a petrolio gia’ ardeva sul tavolo, dandoci una luminosita’ soffusa ed ondulante che mi cullava dolcemente.
Pierino la peste, cioe’ mio fratello, ad un certo punto, e’ salito su uno sgabello per arrivare al piatto dei chapati. Purtroppo pero’, le termiti avevano indebolito molto il legno con cui era stato costruito, ed una delle tre gambe ha ceduto. Lui ha tentato di evitare la caduta aggrappandolsi alla tovaglia, ma inutilmente. Quello che ha ottenuto e’ stato un bel ruzzolone per terra, ed insieme un vero disastro: il piatto con i chapati rotto sul pavimento di terra battuta, e la lampada a petrolio rovesciata sul lettone. La paraffina liquida si e’ versata ed ha impregnato le coperte, dando cosi’ la possibilita’ alle fiamme di dilagare rapidamente. Io mi sono svegliata, ma alla mia eta’ non riuscivo a scappare. Pierino la peste gridava, ma girava a vuoto: non faceva assolutamente nulla di utile per aiutarmi. Piangeva e se la faceva sotto... se almeno fosse corso a chiamare la mamma! Invece niente. Faceva casino e basta. Anche io strillavo a piu’ non posso.
Fortunatamente il fiume non e’ lontano e la mia mamma ci ha sentiti. E’ quindi corsa come una gazzella, ed e’ riuscita a tirarmi fuori dalle fiamme prima che fosse troppo tardi. Mi ha deposto sotto una pianta del cortile. Io non capivo perche’ mi aveva di nuovo abbandonata: avevo un dolore terribile alla faccia e al braccio. Avevo bisogno di coccole, ed invece lei se ne va... che sia impazzita anche lei, come mio fratello?

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Invece poi la vedo tornare con un grande contenitore di plastica sulla schiena. Grida forte e chiede aiuto. Poi entra in casa e versa tutta quell’acqua sul letto: meno male! Ora si vede solo fumo. Non ci sono piu’ fiamme. Pierino la peste intanto e’ riapparso. Si sente evidentemente in colpa, e ha paura di prendersele. La mamma pero’ non sa cosa sia successo ed io non sono ancora capace di parlare, per cui lui e’ in una botte di ferro. Sono io ad avere un male cane. Mi sembra di essere ancora nel fuoco e continuo a piangere. La mamma mi prende sulla schiena e mi copre con un foulard. Poi si mette a correre. La sento dire che va a Chaaria all’ospedale.... Chaaria? Mi sembra di aver gia’ sentito quel nome! Ah, adesso ricordo: e’ quel posto terribile dove sono nata: ricordo le facce preoccupate che mi guardavano appena dopo il parto; ripenso al dolorosissimo taglio del cordone ombelicale; e poi quelle pacche sulla schiena per farmi piangere; quel tubo attaccato ad un aspiratore nelle mie narici; le gocce di collirio negli occhi, la puntura nel sederino.
Sono proprio fregata. Se mi ricoverano in quel posto, saranno di nuovo iniezioni da tutte le parti: nelle vene, nel fondoschiena. Io piangero’, ma so che la mia mamma sara’ complice di quei disgraziati con il camice bianco che si divertono a far strillare i bimbi.
La mamma e’ partita senza soldi, ma dice che, se ha la fortuna di vedere il DAGITARI MZUNGU, non sara’ mandata via, e sara’ ricoverata lo stesso.
So che avremo problemi a pagare le medicine, perche’ mio papa’ torna sempre alla sera dicendo: “oggi nessuno mi ha preso a lavorare a giornata!”. Comunque adesso l’unica cosa a cui pensare e’ cercare di fermare questo dolore urente che mi tormenta.

Ciao Polly (da ora nemica dichiarata del fuoco e dell’acqua calda).


mercoledì 24 settembre 2008

Tsunami dai Buoni figli?


Negli ultimi tempi siamo stati spettatori di alcuni cambi nel dipartimento dei nostri handicappati: alcuni dei piu’ anziani dipendenti hanno raggiunto l’eta’ pensionabile, ed alcuni altri hanno deciso di non rinnovare il contratto.

Cio’ ha creato una situazione nuova in cui abbiamo potuto sederci a tavolino e discutere apertamente sulla possibile riorganizzazione delle attivita’, contando sia sui Fratelli che sull’aiuto delle Suore.
Prima di tutto abbiamo cercato di farci un organigramma, che indicasse da una parte tutti i bisogni, e dall’altra il tempo e le persone necessarie per soddisfarli. In questo modo abbiamo ora uno strumento di lavoro per organizzare dei turni di servizio che ci proteggano sia dal rischio di “overstaff” sia da quello di mancanza del personale necessario.
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Abbiamo anche ripensato completamente il grande settore dell’igiene personale dei ragazzi, che ora ricevono la doccia o il bagnetto tutti al mattino, in modo da affrontare la giornata quando sono gia’ puliti.
Il momento della spazzolatura dei denti non e’ cambiato; allo stesso modo nulla e’ stato modificato negli orari di scuola speciale, di fisioterapia e di attivita’ occupazionali.
Abbiamo cercato di impostare una dieta un po’ piu’ razionale, allo scopo di combattere la tendenza all’obesita’, causata in parte dalla totale inattivita’ in carrozzella, ed in parte dall’aumento dell’eta’ degli ospiti. E’ in programma l’organizzazione di una gita “fuori porta” prima dell’inizio delle piogge.
Con l’aiuto dei volontari cercheremo di potenziare anche la parte ricreativa, sfruttando maggiormente le altalene, organizzando partite di calcio e piccole passeggiate a piedi per alcuni. Molto e’ gia’ stato fatto in questo senso soprattutto con l’aiuto di Gianni, Mauro, Francesca ed Elena, ed altrettanto cercheremo di fare con Lory.

Ciao. Fr Beppe Gaido


MOSES CI LASCIA
Dopo essere stato ospite del nostro ospedale per piu’ di tre anni, il vecchio “Masai” ci lascia... la nostra missione e’ compiuta. Era stato ricoverato per un’ ulcera tropicale inguaribile alla gamba. Questa era stata la ragione per cui il suo clan lo aveva abbandonato. Moses e’ vedovo e pare che non abbia figli viventi.
Abbiamo tentato a lungo di aiutarlo con medicazioni. Poi ci siamo accorti che non avremmo avuto altra possibilita’ che l’amputazione. E’ stato Massimo a fare il lavoro. La via della guarigione e’ stata lunga e difficile, ma ora siamo anche riusciti a confezionargli una protesi, sfruttando la competenza di volontari italiani di Naru Moru.
Moses ora puo’ camminare, ed ha deciso di accettare l’offerta della Diocesi di accettarlo in un piccolo ricovero per anziani non lontano da Meru.
Per lui non abbiamo chiesto soldi a nessuno. Anche per la gamba artificiale abbiamo semplicemente lasciato che il nostro cuore ci spingesse a fare tutto quello che ci era possibile. Nonostante tutto cio’, i soldi sono arrivati, e sulla nostra tavola non e’ mai mancato il cibo. Pensando a Moses e alla tonnellata di scellini che ci e’ costato, mi viene in mente un salmo: “Getta nel Signore la tua pena, ed egli ti dara’ sostegno”.

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Foto di Moses


PS. LE OFFERTE INVIATE DALL’ASSOCIAZIONE PER KENNETH E PER HURUMA CENTRE SONO GIA’ STATE DEVOLUTE. GRAZIE ANCORA! CHARITY SARA’ TRASFERITA AL KENYATTA LUNEDI’ PROSSIMO.

martedì 23 settembre 2008

Preghiera all'Uomo


Queste parole hanno l’immodesta pretesa d’essere un invito agli uomini… a cosa?, alla riflessione, al silenzio, alla preghiera…
La necessità di ritrovare un senso a questo dono ricevuto che è d’una inesplicabile meraviglia - la vita - inoltra l’Uomo nella ricerca. Il suo è un difficile viaggio interiore negli “elevati” abissi, nelle “profonde” vette della propria esistenza alla ricerca del Sé, un cammino tortuoso e tutto in salita, ma inevitabile, verso la conoscenza…
Nell’affrontarlo, ognuno utilizza gli strumenti a disposizione, sonda le proprie chimere, l’orecchio tende all’emozione dei sensi, incontra le paure, approccia il sogno…
E’ il viaggio dell’esistenza nel Mondo che abbraccia il percorso nell’Anima: è fisico, metafisico e spirituale insieme per rintracciare, fra milioni di possibili strade, i passi perduti.
E’ una via infinita in cui ogni respiro è sacro maestro del successivo ed ogni persona incontrata è un mondo d’Amore, d’Amare… per giungere là, in quel luogo dello spirito, dove l’Universo cessa d’essere - perché non l’è mai stato - semplice spettatore distaccato, ma donandosi riprende il suo posto dentro Noi, come la parte più bella, attiva, compassionevole, vitale, eterna, divina…

Preghiera all’Uomo

L’Infinito da sognare
sentire vedere cullare
pregare,
da questo viaggio terreno
- cammino e volo insieme -
ch’è perpetuo abbraccio dell’amore al Cielo:
donatevi senza paura
nello spargere dell’Universo il seme,
lungo la strada
barattate il timore col servizio
e gioite con Dio che v’ama,
sollevate dunque chiunque cada
e ricordate:
per chi vive non esiste supplizio
nemmeno il trapasso quand’esso accada…
ora,
nell’Infinito presente,
amorevoli lumi andate,
illuminate perenni voi stessi e,
compassionevoli,
ogni altro amate
abbracciati a Dio
in eterno e ogni istante
- l’Infinito l’Altro il Sé –
così voi andate:
come il carbonio s’esprime diamante
o l’amato si nutre d’amante
e non si stanca né domanda il perché…
così voi andate…
non v’è etnia religione o stato
fratelli e sorelle ovunque incontrate
da stupirne la vista quanto il mondo n’è pieno
così voi andate:
la benevolenza di Dio v’ha tolto ogni freno
tutto si muove eppur nulla è cambiato
l’Universo s’espande in chiunque Voi amiate
siete Luce divina: l’Avete abbracciato…
…così…
…adesso…
…voi…
…andate…


Paolo (volontario di Chaaria)


lunedì 22 settembre 2008

Lettere di Charity e di Lina


LETTERA DI CHARITY
Carissimi amici,
sono Charity e vi scrivo per dirvi grazie. Beppe mi ha detto che l’associazione volontari per Chaaria ha mandato un bel mucchietto di soldi, per coltivare la mia speranza.
Lui si e’ gia’ attivato. Ha contattato mio papa’ che viene domani. Poi organizzeremo il viaggio a Nairobi, per vedere se c’e’ ancora qualcosa che si possa fare per salvarmi la vita.
A dir la verita’ non nutro molte speranze. Sono gia’ molto confusa e disorientata ed ho paura che le metastasi siano gia’ arrivate nel mio cervello.
Oggi Beppe mi ha fatto vedere l’istologico; dice: carcinoma del nasofaringe. Sulla biopsia c’e’ anche scritto che e’ un tumore maligno associato ad un virus che io dovrei essermi presa molti anni fa, un virus dal nome strano (EBV).
Mi sono chiesta perche’ hanno detto che avevo un PNL TUMOUR e Beppe oggi mi ha spiegato che P e’ l’iniziale di Pharinx (faringe); N e’ l’iniziale di naso; L e’ l’iniziale di linfonodo.
Gli ho chiesto che possibilita’ terapeutriche ci sono. Mi ha risposto che si trattera’ di una associazione chemio-radioterapia, e che le mie probabilita’ di essere viva tra 5 anni sono del 50%.
Lo so che e’ una specie di roulette russa. Ho circa una meta’ delle probabilita’ di non farcela, ma ora che ci siete voi devo veramente tentare.
Ancora grazie e che Dio vi benedica.

Charity

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LETTERA DI LINA
Grazie anche da parte mia a tutti coloro che mi sostengono. Sto facendo la radioterapia ormai da oltre una settimana. E’ molto dura e mi stronca. Mi sento la faccia arrostita, ma per adesso vedo ancora qualcosa. Essere stata accolta a Langata per me e’ stato un grandissimo dono della Provvidenza: le Suore, don Giusto, don Emilio, i Seminaristi, i Fratelli studenti fanno a gara per farmi sentire a casa.
Mi portano tutti i giorni con la macchina fino al Kenyatta e poi vengono a prendermi all’ora prefissata. E’ davvero un grande regalo perche’ non so se avrei la forza di viaggiare in matatu. Quando torno dalla seduta non ho piu’ energie, e non riesco neppure a mangiare; pero’ le Suore riescono sempre a preparami qualcosa che posso buttare giu’.
Poi i Sacerdoti vengono a trovarmi e mi portano la Comunione in camera.
Ringrazio Dio e ringrazio tutti voi che siete dono suo.
Preghero’ per voi ogni giorno.

Lina



domenica 21 settembre 2008

Diagnostica per immagini


• Non abbiamo un servizio radiologico, e dobbiamo mandare i pazienti a Meru per le lastre. Normalmente trasportiamo i nostri pazienti in ambulanza. Questo è naturalmente un notevole costo di gestione..
• Il servizio ecografico è attivo da giugno 2000, ed ha registrato una crescita costante.
• Le attività ecografiche comprendono: la diagnostica addominale, pelvico ginecologica, ecografia di superficie per ricerca di raccolte, di ascessi o di linfonodi ingrossati;
• Ecocardiografia per la diagnosi delle patologie cardiovascolari;
• Ecografia scrotale e testicolare, mammaria e tiroidea;
• Ecografia transcranica per la ricerca di idrocefalo nel bambino con meno di 18 mesi;
• Abbiamo l’ecografia transvaginale per lo studio dell’apparato genitale femminile e per la gravidanza iniziale;
• Molto importante è l’ecografia ostetrica con possibilità di biometria fetale e ricerca di patologie quali oligo e polidramnios, placenta previa, abruptio placentae, malformazioni o postdatismo.
Nel 2007 abbiamo eseguito 6248 ecografie.

I NOSTRI VOLONTARI
Al momento a Chaaria abbiamo tre volontari:
1) Ezio che si prodiga nel servizio ai pazienti dell’ospedale, da lui serviti con vera dedizione e con ammirevole impegno.
2) Mariella, infermiera professionale, ed impegnata per lo più in sala operatoria e nel dipartimento di pediatria.
3) Vivi, che si occupa in parte dei Buoni Figli, in parte degli orfani, ed in parte ci sostiene in varie attività ospedaliere (come imboccare o medicare).

Li vedo contenti e soddisfatti. Oggi sono stati al Samburu Park.
Dopo la lunga pausa causata dalle instabilità sociali di inizio d’anno, ora i volontari sono tornati in gran numero. Con mia grande gioia sono molti quelli che sono ritornati a Chaaria dopo esperienze precedenti: in questo senso ringrazio tutti i volontari “recidivi”: Gianni, Elisabetta, Alex, Francesca, Elena, Silvia, Ezio, Max, Lorena, il chirurgo sardo che aspetto a novembre. E’ bello vedere che i volontari tornano. E’ un grande incoraggiamento per noi, e ci aiutano ad avere fiducia: chi torna, ci dice indirettamente che a Chaaria non si è trovato male.

Ciao.
Fr Beppe Gaido


sabato 20 settembre 2008

Il fascino irresistibile del nord


Amina entra in room 17 con un grosso zaino. E’ tutta coperta da un lungo vestito nero. Vedo solo i suoi occhi scuri che mi fissano attraverso la fessura del chador. Dietro di lei il marito, in un tradizionalissimo e candido vestito islamico.
Amina si toglie subito il velo che le copre la faccia, e mi lascia vedere anche i bellissimi capelli lunghi raccolti in trecce convolute. E’ bellissima! Come tutte le donne di origine nilo-camitica, ha tratti somatici aggraziati, e’ molto alta e slanciata. Porta vistose decorazioni di colore marrone sulle mani e sui piedi.
Il marito mi dice subito: “veniamo da Moyale. Abbiamo fatto 4 giorni di viaggio per raggiungere Chaaria. Infatti abbiamo sentito parlare di questo ospedale, ed abbiamo fede che le tue medicine ci guariranno”. Io mi sono stretto nelle spalle impotente. “Noi semplicemente facciamo del nostro meglio, ed il resto lo lasciamo a Dio”, gli ripeto convinto. E Mohammed annuisce, e mi ricorda che Allah e’ grande.
Per un attimo mi lascio prendere dai ricordi. Anche io ho fatto quel tratto di strada nel 2005. Avevo deciso di provare a fare il viaggio dei miei pazienti, ed approfittando della presenza di Daniele a Chaaria avevo tentato l’avventura. Zaino in spalla, con un po’ di paura nel cuore, mi ero fatto accompagnare da Joseph fino a Isiolo, alla famosa sbarra, dove molti credono ci sia il confine tra il Kenya e la Somalia.

Era pomeriggio inoltrato, quando ho salutato Kabithi, e mi sono trovato solo a discutere con i camionisti il prezzo di un passaggio sul loro autotreno, fino a Moyale, al confine con l’Etiopia.
Dopo le lunghissime trattative con tira e molla sul prezzo, mi ero messo d’accordo con un Borana il quale mi avrebbe portato solo fino a Marsabit. Di la’ in poi avrei chiesto di nuovo. Non mi ha messo nel cassone con le mucche, come invece ha fatto con decine di altri passeggeri. Mi ha invece stipato nella cabina di guida, dove gia’ si trovava la sua famiglia (moglie e due figli piccoli che si contendevano il seno della donna). Nell’abitacolo c’era un nauseante odore di latte cagliato e le urla stridenti dei due pupi, oltre ad una radio che a tutto volume suonava ritmi arabeschi di carattere evidentemente religioso. Abdi, il mio conducente, e’ stato molto gentile e mi ha subito offerto la branda che si trova dietro ai sedili. Io pero’ ho rifiutato, pensando che questa sarebbe stata molto piu’ utile per la moglie e per i bambini. Lui ha insistito un po’ dicendo che saremmo arrivati a Marsabit molto tardi, verso le 3 di mattina, ma poi ha capito che non mi sarei mosso, e quindi ha fatto un cenno alla donna che si e’ spostata dietro senza dire una parola.
Dopo Isiolo il panorama cambia rapidamente, diventa sempre piu’ secco e stepposo. I colori del tardo pomeriggio e del tramonto esaltano la selvaggia bellezza di cio’ che ci circonda. Man mano che si viaggia verso Nord sulla strada sterrata e molto corrugata, le mandrie di mucche vengono rimpiazzate da altre di pecore, e poi di cammelli. Per un tratto si costeggia il Samburu Park, meta quasi costante dei volontari che passano da Chaaria. Ad Arches Post ci siamo fermati per una pausa urologica: nessun autogril. Io, l’autista ed i molti uomini stipati nel cassone abbiamo orinato davanti al camion, mentre le donne si sono dirette dalla parte posteriore del medesimo. Pochi minuti e poi via di nuovo... la strada e’ difficile e polverosa. Non posso neanche immaginare quanto sia duro per coloro che sono ammucchiati insieme alle mucche che stiamo trasportando a Marsabit. Scoppia la maestosa luce rossa del tramonto, ed attorno a noi e’ tutto piatto, secco. Ci sono solo arbusti e rari cactus. Per strada si vedono uomini variopinti al seguito delle loro mandrie di cammelli e capre. Portano collane e bracciali, fatti di perline colorate e rame. Hanno quasi sempre la lancia, che portano con grande orgoglio. I vestiti sono ridotti al minimo necessario.
In lontananza e’ facile vedere animali selvaggi: bufali, zebre, babbuini e antilopi, e le magnifiche e nobili giraffe.
Mi lascio trasportare dai pensieri e penso che qui uomini, animali e natura dipingono un quadro di una bellezza inimitabile, tanto da farne un paradiso per naturalisti ed antropologi, se hanno il coraggio di avventurarsi in queste terre remote. Addentrarsi da queste parti senza scorta di polizia e’ infatti a volte rischioso, a causa dei molti banditi che assalgono e rubano, protetti dalla immensa solitudine.
Il camion procede lentissimo verso Nord, e mi viene in mente che stiamo percorrendo la Pan African Highway, cioe’ la superstrada che collega le due estremita’ dell’Africa... una specie di transamazzonica del continente nero, che con i suoi migliaia di chilometri in paesaggi cosi’ diversificati, e’ praticamente l’unica strada di collegamento tra il Sudafrica e l’Egitto. Noi la percorriamo nei 500 chilometri non ancora asfaltati, in questa splendida regione del Kenya, dove il tempo sembra essersi fermato, e dove le popolazioni nomadi (Samburu, Borana, Rendille, Turkana) sono ancora fortemente legate ad antiche tradizioni.
Raggiungiamo Marsabit verso le 4 del mattino. Fa molto caldo, anche se la citta’ e’ in una specie di oasi verde, creatasi lungo i millenni in un cratere di vulcano spento le cui pendici sono tappezzate da una splendida foresta tropicale. Mi colpiscono le moschee: le porte sono aperte, e transitando lentamente per strada, riesco a buttare un occhio all’interno. Sono pienissime di uomini in abito e zucchetto bianco, rannicchiati sul tappeto che ricopre il pavimento, nel classico atteggiamento della preghiera islamica. Ancora una volta i musulmani mi danno una salutare lezione di fedelta’ al dovere religioso della preghiera. Quanti di noi cristiani sarebbero in chiesa alle 4 del mattino?
Ci troviamo quasi subito nel caotico mercato del bestiame. C’e’ cosi’ tanta gente che non sembra neppure che sia ancora notte fonda. Io non capisco niente. Tutti mi parlano in Borana, mi strattonano, mi chiedono se cerco un taxi, mi chiamano ripetutamente “my friend”. Sono frastornato e assonnato; ma poi il mio camionista, che non si e’ dimenticato di me, mi trascina verso una Land Rover scassata e straripante di gente, e mi trova un posto a sedere vicino al conducente: “ Muzungu anaenda Moyale (l’uomo bianco va a Moyale)”, dice all’autista, che in un Inglese stentato mi rassicura: “ No problem, Sir”.
L’auto parte sbuffando e ci inerpichiamo nuovamente sulla collina, tra gli alberi, per uscire dalla stupenda oasi/vulcano di Marsabit e puntare verso Nord. Subito dopo l’alba il solleone diventa rovente, ed io, piu’ che la fame, sento i morsi della sete. Arriviamo a Moyale il pomeriggio tardi. Siamo completamente coperti di polvere, stanchi, con la vescica strapiena... ma anche soddisfatti. L’autista del matatu mi vuole fare ancora un favore. Gratuitamente mi porta fino ad un fiumiciattolo, e poi mi dice: “ Lo puoi attraversare a piedi. Di la’ e’ Etiopia. Cosi’ potrai dire ai tuoi amici che sei stato all’estero”... Lo ringrazio molto, vedo un sacco di gente che attraversa in entrambe le direzioni, ma, non avendo portato il passaporto, preferisco non rischiare. In Etiopia ci vado con lo sguardo soltanto; scruto la steppa enorme, e le sontuose montagne tra la nebbiolina dell’orizzonte. Ora devo andare a cercare un posto per dormire e qualcosa da mettere sotto i denti. Visitero’ l’ospedale dove conosco uno degli infermieri, e poi domattina mi rimettero’ a contrattare il prezzo per un camion che mi riporti a Isiolo.
Che viaggio terribile. Che fatica! E pensare che io non sono malato e sono sempre stato seduto in cabina. E’ incredibile pensare che ci sia gente che viene a Chaaria partendo da Moyale, e magari stando nel cassone di un autotreno. Non so perche’ lo fanno. Ora pero’ so quello che a loro costa raggiungerci, sia dal punto di vista fisico, sia da quello economico.
Ritorno velocemente alla realta’. Mi rivedo davanti Amina e Mohammed che hanno atteso pazientemente che io mi riprendessi da questa distrazione potente. “devo davvero trattarli bene e cercare di dare loro il massimo. Se hanno viaggiato cosi’ tanto, si meritano tutte le mie attenzioni. In qualche modo cerchero’ di ricambiare la loro fiducia con la mia gentilezza e con l’ascolto paziente di tutti i loro problemi”.

Ciao. Beppe


venerdì 19 settembre 2008

Linee guida per la Tubercolosi Polmonare

1. In Kenya si fa una terapia corta approvata dall`O.M.S., perche` si riduce cosi il numero dei pazienti che abbandonano il trattamento. La terapia dura otto mesi per gli adulti e sei mesi per i bambini.
2. Negli schemi utilizzati fino al 1998 c`era la Streptomicina intamuscolare, poi eliminata a causa degli effetti collaterali (sordita` e perche` molti erano i pazienti che sospendevano la terapia, in quanto non potevano andare tutti i giorni in ospedale per l`iniezione. Inoltre andando nei dispensari privati c`era il rischio di siringhe ed aghi non sterili.
La Streptomicina e` stata sostituita dall`Etambutolo solo per gli adulti mentre e` rimasta nello schema dei bambini (espettorato positivi) in cui l`etambutolo e` controindicato a causa del pericolo di daltonismo, sintomo che spesso i bimbi non sono in grado di riferire.


Concetto di DOT (directly observed treatment) in età pediatrica

Nel caso del bambino il ruolo dell`infermiere e` quello di:

1) Istruire il genitore sull`importanza della terapia che va protratta per sei mesi.

2) Se il bambino e` escreato negativo o non puo` produrrre escreato, si da` la terapia solo orale. Si consegna la terapia alla mamma che sara` la responsabile della sua assunzione.

La terapia viene consegnata ogni 15 giorni, per i primi due mesi (fase intensiva ) perche` si possono verificare effetti collaterali che l`infermiere avra` il compito di osservare.

Dopo i primi due mesi, la terapia viene consegnata mensilmente perche` I farmaci sono solo due e gli effetti collaterali minori. Nel caso di un bambino piu`grande, espettorato positivo, la madre deve portarlo giornalmente in ospedale per l`iniezione, successivamente il bimbo dovra` assumere le compresse davanti all`infermiere.


Concetto di DOT nell`adulto

Per gli adulti, l`infermiere deve agire in modo simile:

1) Mettere in pratica il counseling: dialogo prolungato e personale con il malato al fine di renderlo autonomo nella gestione della propria malattia. Il dialogo deve essere aperto e franco, ma deve essere anche coperto dalla massima riservatezza al fine di evitare che i pazienti se sentano traditi dall`ospedale.

2) Scegliere il parente responsabile del controllo dell`effettiva assunzione del farmaco.

3) Consegnare la terapia al paziente ogni quindici giorni per i primi due mesi, controllando gli effetti collaterali.

Dopo i primi due mesi la terapia viene consegnata mensilmente al parente responsabile.

L`infermiere dovra` richiedere un campione di espettorato di controllo a due, cinque, otto mesi durante l`assunzione dei farmaci.

L`infermiere deve inoltre insegnare le norme igieniche di prevenzione al paziente con espettorato positivo per prevenire la trasmissione della malattia.
Normalmente il paziente con tubercolosi non e` ricoverato perche` non ci sono posti letto disponibili nella struttura ospedaliera.
Per quel che riguarda i contatti (cioè i membri della famiglia), si danno istruzioni a ricercare attenzione medica in caso di malattia sospetta.
Spesso i pazienti TB e HIV positivi sono molto malati e devono essere ricoverati: essi devono essere isolati per almeno 48 ore dall`inizio della terapia.
Molti di loro rimangano in ospedale a causa della debolezza o di altre infezioni opportunistiche, molti muoiono prima di completare il ciclo.
In caso di ricaduta lo schema di ritrattamento presuppone la Streptomicina e questo impone un ricovero di un mese.
Sarebbe interessante poter fare un`indagine sulle persone che interrompono la terapia e meta` ciclo: andare a casa loro, vedere se sono morti o se hanno deciso di smettere, ma a Chaaria non c’è abbastanza personale per farlo.
Dal punto di vista epidemiologico la cosa piu` importante per gli operatori sanitari e` trovare i pazienti espettorato positivi perche` sono i piu` pericolosi per la societa`.

Chiara e Fr Beppe Gaido (fine)


giovedì 18 settembre 2008

Mi sento solo


Sono le 23, ed è stata dura. Quello che oggi mi ha fatto soffrire di più non sono state le malattie con cui ho lottato, nè gli insuccessi nei confronti dei pazienti, ma la difficoltà immensa nei rapporti umani. Chiedo al Signore di consolarmi. Sono un po' a terra.
Signore, tu lo sai quello che c'è nel mio cuore. Lo sai che voglio aiutare gli altri veramente, e che non ho mai voluto fare del male ad alcuno. Non sempre però il risultato dei tuoi sforzi è quello che ti aspettavi.
A volte alla sera ti senti con un pugno di mosche. Ti senti solo, molto solo. Vorresti sfogarti, ma poi pensi che è meglio tacere. Ogni confidenza può sempre essere tradita, ingigantita, travisata. Il tuo cuore scoppia, e ti farebbe piacere avere qualcuno che ti ascolta, ma poi ti rendi conto che è meglio tenere sempre tutto lucchettato nel cuore e magari passare in cappella un attimo ed urlare davanti al tabernacolo. Lui sì che capisce. Spero che domani sia una giornata migliore.

Fr Beppe



mercoledì 17 settembre 2008

Sono paurosa, ma in realtà sono solo indifesa

Cari amci del blog,
sono stata molto indecisa prima di scrivervi e soprattutto sono stata combattuta sul mettere la mia foto oppure no sul blog. Mi sono però convinta che era giusto così. Ho 16 anni e sono ancora una bambina. Non so perchè mi sia capitata una cosa così, ma so che ho bisogno del vostro aiuto. Due mesi fa avevo solo una pustola sul naso. Sono venuta a Chaaria perchè produceva sempre pus e non guariva mai. Beppe ha fatto una biopsia ed il risultato è stato devastante: PNL TUMOUR, o craniofaringioma. E' una forma di tumore abbastanza comune in questa parte del mondo, anche se raro da voi. Sembra che sia in parte dovuto a dei virus che voi non avete in Italia.
Ora la cosa è diventata drammatica: la mia foto parla da sola, non ho più il naso, che è stato sostituito da un cratere. Non riesco più ad aprire gli occhi che sono troppo gonfi. Per adesso non c'è comunicazione tra la bocca ed il cratere, per cui riesco ancora a mangiare, anche se di appetito non ne ho proprio.
Non ho trovato nessun matatu che mi caricasse perchè puzzo troppo. E' stata Sr Anselmina di Mukothima a portarmi a Chaaria oggi. Beppe dice che non pagherò niente per l'ospedale: il fatto è che a Chaaria non ci sono le medicine o forse la radioterapia di cui ho bisogno per salvarmi. Beppe dice che ha già troppi debiti in ospedale e non può pagarmi le cure di Nairobi. Lo stesso ha ripetuto Sr Anselmina, ma a volte internet è capace di creare catene di solidarietà grandiose, e forse, con l'aiuto di qualcuno di voi, potrò fare il viaggio della speranza al Kenyatta Hospital. Grazie a chi mi aiuterà. Ma fate in fretta perchè la malattia galoppa. Quando guardate il mio volto sfigurato, pensate al crocifisso, e ringraziate Dio per avervi dato la salute. E' un dono troppo grande, di cui non ringraziamo mai abbastanza, e che diamo per scontato. Ci rendiamo conto di quanto fosse importante, solo quando lo abbiamo perso. Ciao. Ah, volevo dirvi il mio nome. Mi chiamo Charity.
Vi abbraccio tutti.

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martedì 16 settembre 2008

TBC a Chaaria


Nel 2008 il nostro laboratorio ha eseguito 544 tests per la ricerca di BAAR (cioe’ il micobatterio della tubercolosi nell’escreato), di cui 144 sono risultati positivi, con una media del 26%.

Altri modi di diagnosi sono stati:
• Lastra del torace per i casi con tosse secca (non possediamo dati sul numero di lastre. Trasportiamo i pazienti a Meru con l’ambulanza).
• Biopsia linfonodale (55 casi eseguiti, di cui 27 positivi per BAAR). Ricerca del bacillo nel pus, nel liquido peritoneale, nel sedimento urinario.
• Grossi problemi diagnostici per le forme extrapolmonari
• La coinfezione TBC/HIV, secondo i dati di Chaaria è del 67%.
• Questo crea qualche problema terapeutico.
• Nevirapina non può esser somministrata con RIFATER, c’e’ una percentuale piu’ alta di ricadute o di inefficacia della terapia.


1. I pazienti in terapia antitubercolare sono stati 89 nel 2008. Il numero e’ molto ridotto rispetto al passato (308 nel 2003).
2. Questo è dovuto al fatto che “il donatore”(Giappone) ha imposto delle regole severissime e ci ha dato un territorio molto ristretto da coprire, in modo da incrementare la aderenza alla DOT.
3. Infatti i dati di drop out (cioe’ di pazienti che non terminano gli 8 mesi del protocollo) sono nettamente migliorati negli ultimi anni. Nel 2003 eravamo stto il 50% di cure rate (cioe’ di pazienti effettivamente guariti). Ora ci avviciniamo al target datoci dai Giapponesi dell’85%.

Al momento abbiamo organizzato la nostra attivita’ nel campo della TBC su un giorno solo alla settimana, anche se poi anche in altri momenti possiamo iniziare la terapia. Il target e’ pero’ quello di dare sempre gli appuntamenti successivi il mercoledi’ quando abbiamo la presenza di uno staff adeguato per assicurare:

• counseling ed educazione sanitaria.
• proposta di test HIV per valutare la possibile coinfezione.
• counseling di rinforzo sulla necessita’ di aderenza al regime terapeutico.
• possibilita’ di fare test CD4 in caso di coinfezione.
• possibilita’ di offrire anche ARV per la cura dell’HIV, se necessario.
• offerta di aiuti alimentari

lunedì 15 settembre 2008

Il mio primo collaboratore: il Dr. Ogembo

James Ogembo ha la mia stessa eta’, e si e’ laureato due anni prima di me.
Non e’ di Chaaria. Viene da Homa Bay nell’Ovest, vicino al Lago Vittoria. Si e’ pero’ trasferito nel Meru molti anni fa quando ha sposato una donna Kikuyu.
Il dottor Ogembo ha lavorato in vari ospedali, tra cui Meru District Hospital e Nkubu. Gestisce inoltre un piccolo ambulatorio ed una farmacia a Chaaria Market.
Egli ha sempre collaborato con noi. Fin dai primi anni di Fr Maurizio a Chaaria, prima del mio arrivo, Ogembo era consulente del nostro dispensario e veniva chiamato in caso di emergenze.
Poi dal 2002 ci ha aiutati in modo part time. Veniva a lavorare con noi tre giorni alla settimana, dalle 11 del mattino alle 5 di sera. Si occupava soprattutto dell’ambulatorio.
Dietro mie continue pressioni, nel dicembre 2007, il dott Ogembo ha accettato un contratto di lavoro a tempo pieno.
Ora egli e’ il mio braccio destro; mi sostituisce ogni qualvolta mi devo assentare anche per periodi prolungati (vedi visite in Italia), puo’ operare tutte le patologie in cui anche io mi cimento. Ha inoltre imparato rapidamente a usare l’ecografo, ed ha cosi’ dimezzato il mio carico lavorativo. Ogembo e’ un grosso valore per il nostro ospedale. E’ una persona buonissima, sempre sorridente, capace di andare d’accordo con tutti. Non si lamenta mai di nulla, ed e’ un lavoratore accanito. Ha un rapporto empatico veramente invidiabile con tutti i pazienti, ed e’ sempre uguale a se stesso dal mattino alla sera. Non l’ho mai visto arrabbiato o scortese con nessuno.
Quello che piu’ affascina di lui e’ la fede profonda. E’ uno del membri piu’ attivi della sua Chiesa (Avventisti del Settimo Giorno): non puo’ mancare neppure ad una delle funzioni festive al sabato, ne’ ai ritiri che la sua denominazione cristiana spesso organizza. Per me e’ un esempio di fedelta’ al Vangelo, di vita semplice e povera, di coerenza tra cio’ che lui predica e quello che mette in pratica.
Quando verrete a Chaaria lo conoscerete... se se ci siete gia’ venuti, sono sicuro che di lui vi siete portati via un bellissimo ricordo.

Ciao Beppe


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Il Dr. Ogembo con Fr. Beppe


Ciao, sono Abigail


Oggi è domenica e sono venuta a Messa all'ospedale; così ho salutato Beppe che mi ha fatto questa foto. La mia scuola va bene. Ora so contare fino a 20. So recitare l'alfabeto a memoria, posso parlare in Kiswahili abbastanza bene e sono molto brava a disegnare. Ciao. Grazie ai miei sponsor.

Abigail Nkatha

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domenica 14 settembre 2008

Tubercolosi: una patologia riemergente. Analisi e comparazione di due realtà assistenziali: italiana e kenyota. Il punto di vista dell'Infermiere

La tubercolosi e’ una patologia relativamente rara nei paesi industrializzati, mentre continua a rappresentare una causa frequente di sofferenza e di morte nei paesi in via di sviluppo.
Negli ultimi due decenni, pero’, anche nei paesi ricchi il quadro epidemiologico di questa malattia si e’ profondamente modificato, il suo decremento si e’ arrestato.
Il riconoscimento dell’arresto del trend, il verificarsi di eventi epidemici, la diffusione di ceppi multi-resistenti ai farmaci hanno riacceso l’attenzione nei confronti di questa patologia.
E’ emerso che tra Italia e Kenya esistono differenze a livello di formazione degli infermieri, il che fa si’ che questo si proietti su un diverso modo di assistere i pazienti.
La vera e sostanziale discrepanza pero’ e’ quella che riguarda lo scenario che circonda le due figure infermieristiche: da una parte abbiamo tutte le possibili tecnologie, risorse economiche e umane per far fronte alla riemergenza della tubercolosi, dall’altra c’e’ poverta’, carenza di personale e scarse risorse tecnologiche.
Questo porta gia’ a comprendere che se esistesse una parita’ a questi livelli, ci sarebbe sicuramente una scissione minore tra i due modelli assistenziali.
Purtroppo la poverta’ spesso e’ accompagnata dall’ignoranza e per questo in Kenya si lotta ancora molto per educare e per istruire la popolazione: uno degli interventi fondamentali dell’infermiere nella lotta alla TBC e’ infatti l’educazione sanitaria.
Dalla mia ricerca e’ emerso inoltre che in Kenya, nonostante venga attuata la stessa strategia della terapia direttamente controllata (DOT), come in Italia, uno dei problemi fondamentali legati alla TBC e’ la compliance del paziente alla terapia. A volte la compliance non e’ soddisfacente. Le cause di questo fenomeno sono molteplici:
- La lontananza dei centri ambulatoriali che disbruiscono i farmaci per la DOT;
- Il sopraggiungere degli effetti collaterali legati all’assunzione dei farmaci che scoraggiano la continuita’ della terapia;
- L’usanza delle popolazioni nomadi di migrare in altre regioni del Kenya al variare delle stagioni;
- La scarsa educazione sanitaria ricevuta all’inizio del ciclo terapeutico.

Altro problema fondamentale in Kenya e’ legato agli ospedali: questi sono spesso sovraffollati di malati per i quali le poche stanze di isolanento non sono sufficienti. Le linee guida propongono quindi la terapia ambulatoriale: si consiglia al paziente di tornare a casa e di assumere la terapia a domicilio, per evitare di contagiare le restanti persone ricoverate in ospedale.
Le condizioni igieniche in cui vive parte della popolazione kenyota non facilitano la regressione dell’epidemia di turbercolosi. A volte, infatti, i malati abitano in capanne costruite con fango e coperte con un tetto di paglia con la loro numerosa famiglia... l’alto numero di abitanti nella stessa abitazione promuove la diffusione dell’infezione...

Chiara e Beppe (continua)
PS ANCHE STANOTTE CHIAMATA ALLE 3
E’ un periodo molto duro. Stavolta è stata una lite familiare. Mi sono trovato davanti cinque persone in condizioni gravi, coperte di sangue e fango.
Il più critico era il padre che aveva ricevuto una pangata (panga è il nome kiswahili del machete) sul collo ed aveva riportato l’amputazione traumatica netta del padiglione auricolare, ed una profonda ferita al lato sinistro della gola, con varie emorragie di origine arteriosa.
Un altro paziente aveva una lacerazione da machete al braccio sinistro, associata ad una frattura dell’ulna. Un terzo denunciava la frattura di tutti i tendini flessori della mano destra, dovuta al tentativo di fermare un colpo di panga sferratogli alla testa da un altro familiare. Anche due donne avevano subito varie ferite in diverse parti del corpo.
La ragione? Nessuno saprà mai la verità in queste cose. Dapprima hanno detto che si trattava di ladri, i quali avrebbero ridotto così tutti gli occupanti della casa, dopo aver scoperto che non c’erano soldi da rubare. Poi hanno ammesso la rissa, adducendo che uno dei fratelli avrebbe rubato un telefonino. Anche questa versione è inverosimile, ma, alla fin della fiera, tutto ciò non deve interessare a noi medici, che abbiamo la vocazione di salvare la vita dei nostri clienti, quando ne siamo capaci.
Abbiamo lavorato fino alle 5.30, ma sembra che tutti se la caveranno bene, anche il padre a cui abbiamo fatto una piccola chirurgia plastica per l’orecchio, abbiamo fermato le emorragie ed abbiamo suturato la profonda ferita del collo. Abbiamo dovuto trasfondere abbondantemente, ma per fortuna avevamo sangue in frigo.
A volte mi chiedo se qui nel Meru non sarebbe meglio rendere la panga (machete) illegale, in quanto troppo spesso ormai non è più usata come strumento agricolo, ma come arma impropria per fare del male agli altri.

Ciao Beppe


sabato 13 settembre 2008

Lettera da Enrico


Caro Beppe,
non mi sono dimenticato di Chaaria, ne tantomeno di te. Il rientro a lavoro è stato molto duro, tra l'altro ho provato l'altra parte della barricata e mi sono fatto operare di appendicectomia i primi di luglio. E' stata un'esperienza molto interessante ed istruttiva. Luciano mi ha informato che avresti voluto un commento sui nostri giorni a Chaaria. Aspettavo che lui scrivesse qualcosa e me lo mandasse per aggiungere i miei commenti. Purtroppo tutti gli impegni primariali di Luciano l'hanno distolto da questo compito ma spero che, se la cosa ti interessa ancora, prima o poi ci riesca. Ti anticipo che per me, pur con qualche difficoltà iniziale, è stata un'esperienza bellissima e finalmente quello che cercavo e per cui sono venuto tante volte in Kenya. Il gruppo che tu hai formato, con Makena e Ogembo, mi ha dato tantissimo. Lavorare con voi è stato entusiasmante e i ritmi di lavoro veramente ininterrotti (a parte le mie sigarette e pennichelle pomeridiane per cui tutti mi sfottevano). Ogembo è una persona straordinaria sia per le capacità professionali e per la curiosità scientifica con cui mi chiedeva pareri e consigli (che poi ricordava nei minimi dettagli), sia per le capacità di ascolto e di empatia con i pazienti: mai frettoloso ne impaziente nonostante la mole di lavoro.
Mi incantavo a guardarlo ascoltare accigliato e poi domandare guardando nel profondo degli occhi e infine sfoderare il suo bel sorriso rassicurante con una mano sulla spalla del paziente . Il suo coinvolgermi e scrutarmi profondamente nelle mie opinioni. E' straordinario soprattutto dal punto di vista umano. Tra noi si è creato subito un rapporto diretto, senza fronzoli. Tra colleghi e uomini che lavorano con lo stesso entusiasmo e per lo stesso scopo: alleviare le sofferenze degli altri; senza però dimenticare di far parte degli altri, di essere nella stessa piccola barca. Che responsabilità operare sua moglie!
Makena era il contatto con il resto del personale e l'organizzatrice dell'attività in generale e in particolare della sala operatoria. La sua allegria contagiosa e fresca aiutava a non sentire la stanchezza e a sdrammatizzare i momenti pesanti. Anche quando era sfinita e si sedeva abbacchiata in un angolo, alla richiesta di operare ancora rispondeva illuminandosi e illuminandoci col suo sorriso: "Ok. No problem doctor!". Che energia e che abnegazione. In sala poi era perfetta e inflessibile. Dava una sicurezza anche nei momenti più cruciali. Che perdita professionale ed umana. Posso immaginare cosa significhi lavorare senza la sua fondamentale e insostituibile collaborazione. Speriamo che questo tempo passi in fretta!
Con te ho avuto un iniziale conoscenza forse fredda e distaccata. Se non fossi sardo direi che lo sei tu. Ci siamo scrutati, studiati e forse alla fine abbiamo aperto un piccolo varco nelle nostre corazze. Ho capito la tua iniziale diffidenza, però devo dirti che un pò mi ha fatto soffrire e arrabbiare. Adesso capisco il peso delle tue responsabilità e quante dolorose delusioni devi aver subito. E' però sempre pesante pagare per gli altri! Mi sarebbe piaciuto parlare più apertamente con te, conoscerci veramente e magari parlare di noi davanti ad una birra senza paura di giudicarci. E' stata bellissima la chiacchierata alla mia partenza. Spero di poterla riprendere al più presto. Devo dirti che ti stimo tantissimo per tutto quello che fai e per come lo fai. Per le tue capacità professionali (spesso autodidattiche) e organizzative, per la tua energia e per la tua capacità di andare sempre avanti nonostante gli insuccessi e la fatica, per il tuo pensare sempre agli ultimi. Spero che la nostra conoscenza possa approfondirsi anche ma non solo per mail.
Ho letto della scomparsa di Guido. Mi è molto dispiaciuto. Casualmente durante una consulenza in un ospedale periferico, ho incontrato una paziente di Cuorgnè che era sua paziente . Mi ha raccontato della sua fine tragica. Quanto è misteriosa e imperscrutabile per noi la mente umana! Scusa ma mi sono lasciato prendere la mano dai ricordi!
Il motivo fondamentale per cui ti scrivo è innanzitutto mandarti la mia mail per qualsiasi necessità e consiglio avessi bisogno (leggendo il blog vedo che non ti fai mancare niente).
Ti abbraccio con affetto.

Enrico

venerdì 12 settembre 2008

Lettera da Gisella e Francesco


Ciao Beppe!
abbiamo letto di Monica e sua figlia, le siamo vicine in questo momento...
e siamo vicini a te sempre, soprattutto in quei momenti in cui ti senti sprofondare come 2 giorni fa quando quella mamma ha perso la bambina durante la notte...
Io, Francesco, ti capisco quando parli di donne e soprattutto di madri: noi non sapremo mai cosa vuol dire essere madri, ma le incontriamo e ci spezzano il cuore. Vivo la mia piccola Chaaria il mercoledì nell'ambulatorio sociale di Cuneo: incontro soprattutto donne dell'est europeo.
Quando si incontra gente che ha lasciato la famiglia, il coniuge, perfino i figli per venire in Italia noi bigottoni pensiamo che siano degli "snaturati", che non sappiano essere madri o padri dei loro piccoli, pensiamo che noi non avremmo mai fatto una cosa del genere, per amore dei nostri cari. Ma quando ti ricordi di non correre tra una pinza e un trapano, e scambi due, dico solo due parole con loro, ti si apre un mondo davanti. Ed è un mondo sofferente. Non ce l'aspettiamo, quella persona è un mondo che non conosco. L'alterità ci travolge e in questi casi soprattutto perchè ha una storia drammatica.
In quei momenti mi accorgo che cercano un dentista, ma hanno anche bisogno di qualcuno che sia lì solo per loro: di un sorriso, dell'ascolto, dell'accoglienza. Ognuno di noi ne ha bisogno. Senza, si muore.
L'altro ieri è successo con una ragazza rumena, Simona. La prossima settimana tornerà per un breve periodo in Romania e potrà riabbracciare le due figlie ancora piccole. Ti capisco, Beppe, anche quando dici che è facile giudicare: per me è stato facile giudicarla e pensare che se ha lasciato due anni fa le bambine adesso le lascerà di nuovo e la vita andrà avanti, senza troppi drammi. Il solo pensiero delle sue bambine, invece, l'ha fatta scoppiare in lacrime (e non aveva motivi "strumentali" per farlo, non doveva impietosirmi per qualche motivo...)!
Lì, non so se ho capito il suo dolore, ma ho pensato che se ha dovuto lasciare le sue bambine ha vissuto un dramma che non si può raccontare, vive tutti i giorni il dramma di questa distanza, probabilmente non le avrebbe mai lasciate, probabilmente qualcosa o qualcuno l'ha obbligata a tanto...
Ciao Beppe una abbraccio forte da noi due!

Gisella e Francesco



giovedì 11 settembre 2008

A volte proprio non sò come aiutarli

11 settembre ’08: Subito dopo pranzo, dimenticandomi la piccola siesta, si comincia l’avventura dell’ambulatorio, cercando di dare il massimo di attenzione ai problemi di ognuno. Sono spesso problemi complicati, che richiedono tanta attenzione e pazienza. E’ duro soprattutto con le donne che non riescono ad avere bambini. Spesso non è possibile aiutarle, perché i loro problemi sono cronici e praticamente insolubili. Ma come fare a dirglielo? Qui l’adozione non è accettata, e meno ancora lo è tra le popolazioni di Isiolo. Il marito normalmente si considera immune da problemi dell’area sessuale, per cui è sempre la donna ad essere ritenuta responsabile di ogni tipo di infertilità.
Se la donna non riesce ad avere bambini, i casi sono due: o diventa una seconda moglie, e deve accettare che il marito abbia un’altra partner da cui avrà figli e che quindi riceverà più attenzioni; o spesso viene mandata via (sembra di essere nel Vecchio Testamento!). Tenendo poi presente le tradizioni locali per cui solo i maschi possono ereditare e la donna deve ricevere il sostentamento dal marito, si comprende come una donna ripudiata per infertilità sia in effetti una persona finita: non avrà speranze di risposarsi e non riceverà né soldi né terra o casa dal marito che l’ha ripudiata.

11 settembre ’08: L’ecografia è spietata, non c’è battito cardiaco. Il feto è morto, e la mamma sta per complicare con rottura d’utero. Mi sento malissimo. Tutto è iniziato alle 3 di questa mattina. Ero stato in sala per un cesareo dalle 2 ed ero completamente finito, visto che a letto ci ero andato verso le 23. L’infermiera mi dice che è arrivata una mamma con malaria in gravidanza a termine. Io le chiedo telegraficamente come sono le condizioni del battito cardiaco fetale. Lei mi risponde: “per adesso bene, poi non sappiamo...”. Io ci penso un po’ e poi decido di non correre in sala operatoria. Imposto una terapia con chinino in vena, e dico che avrei visitato la paziente la mattina seguente, dopo aver cercato di dormire almeno qualche ora. La mia collaboratrice acconsente... non so se condividendo appieno la mia scelta dettata soprattutto dalla stanchezza.... Un giorno qualcuno mi regalò un portacenere con una scritta: “gli errori dei medici sono sepolti sotto terra”. Mi sento male, e cerco di soffocare il senso di colpa per tentare di salvare almeno la mamma: dobbiamo usare il forcipe per tirare fuori la creatura senza vita, una femmina di quasi 4 chili. Tale manovra non è mai simpatica e la mamma complica con emorragia severa dovuta a lacerazioni interne: trasfondiamo, suturiamo, e alla fine la situazione sembra sotto controllo. La donna lascia la sala, accetta la perdita del figlio in modo stoico; non mi accusa di niente. Ma che peso sul cuore! Se avessi deciso di operarla di notte, magari quella bimba sarebbe viva. Mi sento in colpevole e desidero stare un po’ da solo.

Ciao. Beppe

PS: domattina alle 6 avremo un breve momento di preghiera vicino alla salma di Muthoni, la figlia di Monica. Poi la piccola ed i familiari partiranno per Mwea, dove ci sarà il funerale. Alcuni membri della comunità accompagneranno Monica in questo momento di estremo dolore.

mercoledì 10 settembre 2008

Lettera da Fabrizio, Serena e Samuele

Caro Fratel Beppe,

è da un po’ di tempo che non ci sentiamo e spero che le attività a Chaaria continuino bene; abbiamo seguito da distante le vicende del Kenya l’inverno passato tramite le mail che scrivevi.

Ti scriviamo questa lettera per raccontarti qualcosa che ci è capitato recentemente.
Lo scorso anno io e Serena avevamo deciso di cercare un secondo figlio/a e in effetti dopo poco si è fatta strada una bimba che dopo una travagliata gravidanza (anche con ricovero di un mese e mezzo) è nata lo scorso 11 luglio alle 00.15 all’Ospedale Sant’Anna di Torino e alla quale abbiamo dato il nome di Enrica; una bimba prematura di 7 mesi e un pezzo di 1.890 kg di buono stato di salute; è stata ricoverata all’Ospedale Regina Margherita di Torino in incubatrice ma la domenica 13 luglio, purtroppo alle 13.40 ha avuto una crisi ed è volata in Paradiso; i medici che l’hanno curata hanno effettuato manovre di rianimazione per ben 2 ore senza esito positivo: alla fine erano sconvolti perché non capita spesso che perdano un piccolo prematuro così facilmente; hanno parlato di CID (coagulazione intravascolare diffusa) e di possibile infezione (forse da Escherichia coli) ma gli accertamenti stanno continuando.
Noi siamo arrivati in ospedale a cose fatte: il mondo ci è crollato addosso e proprio non c’è l’aspettavamo! Il trauma psicologico è stato fortissimo! Era domenica 13 luglio ed era S.Enrico (forse un segno di Dio?!)
Difficile ricercare risposte concrete e tutto questo!
Allora, al posto di ricevere fiori per la sepoltura abbiamo pensato a te e a tutta la Missione di Chaaria raccogliendo un piccolo importo (1200 Euro) che abbiamo versato all’Associazione. Sapendo che Enrica ci guarda ora dal Cielo e pensando a tutte le bimbe e i bimbi che nascono ogni giorno a Chaaria, speriamo di poter dare un contributo concreto, soprattuto nelle cure per l’AIDS e malaria.
Un saluto e un abbraccio.

Fabrizio, Serena e Samuele


PS: un caro saluto a Paul Kinoti e sua famiglia e a Fratel Lorenzo della fisioterapia (con cui
avevamo collaborato nel 2002).


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Carissimo Fabrizio e Serena,

la vostra mail mi ha commosso fino alle lacrime. Mi dispiace tanto non averla ricevuta prima (per motivi strani di informatica) e non esservi stato vicino da subito. Il vostro dolore è immenso. Lo posso solo immaginare. Lo intuisco stando dalla parte dei medici rianimatori che non ce l'hanno fatta. Forse non riesco a comprendere tutta la profondità del vostro dolore, perchè quella bimba non mi era passata nel corpo e nel cuore, come invece ha fatto con voi, suoi genitori. Quello di cui sono certo è che la vostra bambina ora vi guarda dal Paradiso e vi protegge. Mi avete veramente commosso con il vostro gesto così umano ed eroico. Grazie a nome di tutti i poveri bambini di Chaaria per la vostra generosa offerta. Un abbraccio forte ed una preghiera.

Fr Beppe


lunedì 8 settembre 2008

Lavori in sala dentistica


Carissimi amici,
dalla seconda metà di luglio sono in corso lavori di ristrutturazione del gabinetto odontoiatrico di Chaaria. La foto si riferisce allo stato dei lavori in data odierna.
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Quando tutto sarà finito potremo contare su uno studio costruito a regola d'arte, con un livello di igiene paragonabile a standard europei. Ci sarà il pavimento in ceramica, ed anche sui muri metteremo le mattonelle, per facilitare la pulizia.
I lavori sono sponsorizzati da un gruppo di amici dentisti che più volte sono venuti a Chaaria come volontari.
Anche l' associazione APA (amici per l'Africa) parteciperà con una ingente somma di denaro per l'acquisto di un nuovo riunito.
Anticipatamente esprimo il mio ringraziamento a tutti, ed in particolare al Dott Postini e al Dott Farnese, che hanno coordinato la realizzazione dei progetti, e al dott Moiraghi per la disponibilità a contribuire all'acquisto del nuovo macchinario.
Un grazie all'associazione volontari per Chaaria, che ha acquistato per noi la turbina portatile attualmente in uso: nella foto vedete Bro Godfrey che fissa un trapano all' unità rotante, nello studio dentistico provvvisorio.
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La nostra riconoscenza va poi al Dott Barbero che ha acquistato i due manipoli che vedete nella fotografia sul tavolino della turbina. 1150939780.JPG
Non posso dimenticare il dott Claudio Cattini che ci ha regalato un micromotore, che al momento è ancora in Italia, ma sarà presto consegnato a Chaaria.
Tutti quelli che ci aiutano con offerte, con l'impegno del volontariato, con idee e con progetti ci fanno sentire importanti e ci stimolano a lavorare sempre meglio.
Un abbraccio.

WinnieCuscino.gifPS: lo sapevate che a Chaaria c'è il BABY BOOM a settembre? Questo è legato alle vacanze di Natale, in cui tutti i mariti, anche quelli che lavorano lontano, tornano a casa per le feste. Li chiamiano figli natalini. E' un macello di parti e di cesarei, di giorno e di notte, ma onestamente non ne siamo scontenti.
Ciao Fr Beppe

Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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