domenica 31 agosto 2008

Il Matrimonio di Daniele e Rose

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OGGI SI SONO SPOSATI L'AMICO E VOLONTARIO DANIELE E ROSE

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ABBIAMO PARTECIPATO ALLA LORO FESTA E AUGURIAMO LORO DI POTER REALIZZARE I PROGETTI E I SOGNI CHE HANNO NEL CUORE.

CONDIVIDIAMO CON VOI ALCUNE IMMAGINI DELLA LORO FESTA.

CON AMICIZIA.


BRUNO E SIMONA

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Daniele ha conosciuto Rose...durante il periodo di volontariato a Chaaria, in Kenya....

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Kaburu, un miracolo che sia vivo


Sono le 6.30 e sto guidando la preghiera nella nostra cappellina. Ho appena intonato il canto dell’inno quando si apre la porta della chiesa e vedo entrare uno dei watchmen della notte: ha con sé il pesante bastone, veste il lungo cappotto ed in mano ha il passamontagna che si e’ appena tolto prima di fare la genuflessione. Non parla ma mi guarda fisso: il messaggio mi e’ chiaro. Lascio a Fr Domenic il compito di continuare con i salmi, mentre io seguo Paul ed esco: “Cosa e’ successo?” gli chiedo a bruciapelo.
“Hanno portato un uomo tagliato dappertutto, e sta sanguinando molto!”
Comprendo che anche oggi saltero’ la messa, ma so che il Signore e’ molto meno formale di noi e capisce quando non possiamo proprio fare diversamente. Arrivato all’outpatient mi trovo davanti una scena raccapricciante. Aveva proprio ragione Paul. Quel vecchio tutto sporco di terra e’ veramente fatto a fettine. Mi assale un forte senso di scoraggiamento: non so come toccarlo, non ho idea di evetuali fratture ossee. Per un momento il mio elettroencefalogramma resta piatto: mi passano davanti scene gia’ vissute, come quella di Kawira la sera di capodanno o come quella del vecchietto sbranato dai cani alcuni mesi fa. Cerco di concentrarmi e di dare un ordine logico alle mie azioni: dico alle infermiere di reperire una vena prima che l’uomo collassi e di infondere liquidi ad alta velocita’. Mando a chiamare Jesse per l’anestesia e Joel per i gruppi sanguigni e le prove crociate. Io stesso chiamo Makena con il cercapersone e le dico di venire subito.
Dai parenti raccolgo una storia molto triste: Kaburu e’ vedovo e vive da solo in una baracca di legno nel mezzo del suo appezzamento di terra. La casa piu’ vicina dista piu’ di un chilometro.
Nel cuore della notte sono arrivati dei ladri, che poi hanno iniziato a colpirlo all’impazzata. Il vecchio non ricorda quanti fossero. Sa solo che infierivano con il machete, e continuavano a “tagliare” anche quando ormai era a terra privo di forze, seppure ancora cosciente. Posso verificare la veridicita’ di queste affermazioni in quanto le lacerazioni da panga sono veramente sparse su tutta la persona, compresi i piedi... e’ come se un malvivente si fosse ancora girato prima di andarsene, ed avesse colpito per l’ultima volta l’uomo che giaceva supino con i piedi verso la porta.
Nessuno ha sentito le sue urla perche’ la capanna e’ isolata, e Kaburu ha dovuto strisciare attraverso il suo campo per oltre un chilometro, arrivando poi alla casa dei vicini, che quindi lo hanno portato qui in ospedale con un carretto trainato da una mucca.
Mentre ancora stavo ascoltando la storia, vengo chiamato dalle infermiere perche’ il paziente era in shock a causa della forte emorragia. Anche prima di avere il sangue pronto decido di infondere dell’emagel, che serve per tenere su la pressione per un po’ finche’ si e’ pronti con la trasfusione.
Meno male che il paziente risponde bene! Dopo 500 ml di quella soluzione, riprende a respirare normalmente e a parlare, addirittura prima che iniziassimo la trasfusione.
La sutura di tutte quelle ferite e’ stata lunghissima: ci ha occupati fino alle 12.30. E’ stato
un bel lavoro di équipe in cui sia io che Makena continuavamo a cucire in parti diverse del corpo. Abbiamo prima lavorato a paziente supino, e poi lo abbiamo dovuto girare a pancia in giu’ per riparare le lacerazioni della schiena. Tendini, muscoli, fasce, cute... tutto pian piano ritornava al proprio posto. Ci sentivamo come dei sarti. Tutto avveniva sotto gli occhi vigili di Jesse che si occupava delle condizioni generali del malato.
Cammin facendo ci siamo resi conto che il povero sventurato aveva anche due fratture: una alla gamba sinistra e l’atra alla scapola destra. Abbiamo quindi richiesto la collaborazione di Martin. Il nostro fisioterapista come sempre e’ stato bravissimo, ed ha completato il nostro lavoro con dei gessi alquanto complessi, perché dovevano sia contenere le fratture che permettere l’apertura di finestre attraverso cui medicare le ferite.
Kaburu adesso e’ a letto, e sorride: non ha male perche’ gli facciamo antidolorifici. I suoi figli non fanno che ringraziarci perche’ lo abbiamo salvato... A me pero’ e’ rimasta una domanda: perche’ tanta cattiveria? Perche’ infierire cosi’ brutalmente su un anziano inerme? Come facevao i ladri a sapere che lui viveva da solo in quella catapecchia isolata? Forse i banditi vengono dallo stesso villaggio, e magari sono anche suoi vicini: lui dice di non averli riconosciuti perche’ era buio.
Ora questa gente violenta e’ a piede libero, e potrebbe attaccare altre persone che vivono da sole. Questo pensiero un po’ mi turba ricordando a tanti amici che vivono in casette di legno sparse per la boscaglia: “dobbiamo solo pregare che Dio ci protegga tutti”, mi dice Makena mentre da’ l’ultimo punto di sutura.
Io pero’ continuo a non capire perche’ l’uomo debba cosi’ spesso cercare la propria autorealizzazione nel far del male agli altri. Il mistero della malvagita’ umana mi turba e mi confonde: a distanza di duemila anni ancora e’ valido il detto romano: “homo homini lupus”, e noi spendiamo molto del nostro tempo a riparare i danni che i malvagi infliggono a gente innocente ed indifesa. Forse la riposta a questa domanda la trovero’ solo in Paradiso... per ora continuo ogni giorno con le mie battaglie, sperando di strappare alla morte quante più vite mi sia possibile.

Ciao. Fr Beppe



sabato 30 agosto 2008

Se mi ami non piangere


Adesso sto veramente bene. Sono felice e non ho piu’ alcun problema. Con questa lettera, voglio prima di tutto rigraziare il Buon Samaritano che mi ha aiutata con la sua generosa offerta. Ora sono io a ricambiare il favore. Preghero’ incessantemente per tutti quelli che mi hanno aiutata e mi han fatto del bene. Infatti ora posso tutto, e non ho piu’ limitazioni di tempo. Da questa mattina alle 6 sono diventata un angioletto e sono volata diritta in Paradiso.
Mi chiamo Doreen. Sono stata a lungo ricoverata a Chaaria per una malattia di cuore. Nonostante le terapie e gli sforzi di tutti in ospedale, io non sono mai migliorata veramente. C’erano si dei giorni in cui mi sentivo piu’ in forma, ma in realta’ le forze non sono mai ritornate, ed io sono rimasta sempre gonfia come un pallone. Camminare era diventato un problema perche’ avevo il fiatone dopo due o tre passi. Da due giorni poi avevo notato un’altra cosa strana: se dormivo sul fianco destro, mi gonfiava la parte destra della faccia, e se mi giravo dall’altra parte, dopo poche ore si spostava anche l’edema. Da ieri mattina poi non sono piu’ riuscita a coricarmi: da sdraiata non respiravo proprio. A partire dalle due del pomeriggio poi, non ricordo piu’ nulla: solo ora, guardando la moviola del tempo qui dal Paradiso, mi rendo conto che ero fuori di testa. Non capivo quando mi parlavano, mi alzavo e strappavo la flebo, dicevo frasi senza significato alcuno. So che Beppe ha provato a cambiare tutte le medicine, mi ha chiamato forte, ha provato a farmi ritornare allo stato di coscienza... immaginate che non l’ho neanche visto. Poi e’ venuta Sr Oliva che ha voluto battezzarmi... anche se ora, ripensandoci da angioletto, mi viene da ridere, perche’ Dio Padre mi avrebbe accolta lo stesso, anche senza quelle poche gocce d’acqua sulla mia fronte madida di sudore freddo. Ma so che quelle preghiere di Sr Oliva mi hanno comunque aiutata nella mia scalata al cielo che è sempre impegnativa.
Alla sera, siccome non potevo sdraiarmi, Bro Elisha, Elena e Francesca, con una delicatezza veramente speciale, mi hanno voluto portare in una cameretta singola e mi hanno messo su un lettino cardiologico (quelli con lo schienale rialzabile): anche così però io non ce la facevo a sdraiarmi. Sulla moviola ora posso vedere che sono stata agitata tutta la notte: e’ sempre difficile lasciare questa vita terrena, anche per un bambino che dalla sua esistenza non ha avuto che croce e dolore; e’ l’istinto di sopravvivenza... proprio non vuoi saperne di morire, anche se lo sai che il Paradiso e’ molto meglio per te. Alla fine però ero troppo stanca, e quando sorella morte mi ha chiamata verso le 6 di stamane, io non ho opposto resistenza ed ho accettato di camminare insieme a lei verso il sole che non conosce tramonto. Adesso sono nella Luce. Se conosceste quanto e’ bello il posto in cui mi trovo, non sareste tristi. D’ora in avanti, quando guardate le stelle in cielo, pensate che una di loro si chiama Doreen: vi guarda, prega per voi, vi ringrazia e non si dimentichera’ mai di quello che per lei avete fatto durante la sua breve esperienza terrena.

Mio caro Samaritano, ricordati: “se mi ami non piangere”
Ciao. Doreen e Beppe.
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Letterina da Stella

Mi chiamo Stella. Ho una osteomielite che mi ha completamente mangiato la testa del femore sinistro. Vedete che la mia gamba sinistra è più corta dell'altra. Ho delle fistole che non posso farvi vedere perchè dalla testa del femore ora raggiungono anche i miei genitali esterni. Ho dieci anni e sono in queste condizioni da 4. Unica speranza è una protesi totale d'anca. La farebbero al Nairobi Hospital, ma i miei non hanno i soldi... quell'ospedale è carissimo. E' per i ricchi. Ora la mia richiesta è duplice: c'è qualcuno che vorrebbe provare a pagarmi questo interveto a Nairobi?. Alternativamente, c'è un chirurgo ortopedico che potrebbe portarsi la protesi dall'Italia e operarmi qui, magari affittando la sala operatoria di Nkubu o Matiri?

Grazie in anticipo, Stella
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giovedì 28 agosto 2008

E' sempre dura quando non si dorme di notte

Sono le 3 di mattina ed il cercapersone squilla senza pieta’... mi giro tra le coperte; spero che non sia vero, ed invece riprende a suonare e Kathure dice di correre presto: stavolta pero’ non e’ un cesareo. Si tratta di una donna che era caduta a terra la sera precedente alle ore 19, riportando una ferita profonda sulla fronte e sulla palpebra destra, probabilmente a causa di un grosso sasso.
La paziente e’ arrivata cosi’ tardi nel cuore della notte, perche’ i suoi familiari non hanno trovato un matatu ed hanno dovuto camminare fino a Chaaria. Nonostante le condizioni precarie, la donna ha percoso circa 14 chilometri a piedi. Ora e’ fredda e non ha pressione. La suturo velocemente per fermare il sangue che ancora scorre abbondante. Fortunatamente non vedo fratture ossee attravero la profonda lacerazione dei tessuti. Il problema e’ che la donna sta peggiorando ed abbiamo bisogno di infondere liquidi. Insieme alle infermiere diamo del nostro meglio per trovare una vena, ma sono tutte collassate. La mamma sta andando in shock, e noi la stiamo a guardare impotenti. Provo la giugulare, ma anche questa sembra scomparsa a causa del polso sempre piu’ flebile... non c’e’ verso; non riesco a incannularla. Sto per gettare la spugna, ma voglio ancora provare la femorale. Senza troppa convinzione (sono anche molto assonnato) ci tento alcune volte, e, quando ormai avevo deciso di aver fallito anche quest’ultima possibilita’, vedo del sangue che fuoriesce dalla cannula: Claudia mi dice esultante: “you are in = sei dentro”. Corre a prendere una flebo e infondiamo velocemente un litro e mezzo di soluzioni elettrolitica. Attraverso quella via pratichiamo anche gli antibiotici. Ora sono solo le quattro di mattina ma non si puo’ aspettare. Sveglio Fratel Joel per i gruppi sanguigni e le prove crociate. Prima delle 9, la paziente e’ gia’ stata trasfusa, e’ stabile e cosciente, anche se il suo volto e’ gonfio come quello di un pugile alla quindicesima ripresa. Ringraziamo il Signore.
Sara’ pero’ molto dura continuare tutta la giornata visto che la notte e’ stata veramente troppo breve.

Vorrei andare a colazione, ma vengo fermato dalle nuove infermiere che mi chiedono aiuto per alcuni bambini ancora senza vena: hanno lavorato per ore, senza successo. E’ strano... questo era un problema che vivevamo nei primi anni di Chaaria, quando molte delle chiamate anche notturne erano legato al reperimento di un accesso venoso in un paziente pediatrico. Poi la situazione era migliorata tantissimo, soprattutto grazie alla grande esperienza ottenuta dalle nostre infermiere.
Ora pero’ il problema si ripropone prepotentemente perche’ lo staff e’ quasi tutto cambiato: molti hanno scelto di lavorare in strutture governative, altri hanno deciso di occuparsi di cliniche private da loro stessi aperte nel circondario... e noi ci ritroviamo con un turn over velocissimo del personale, che ci sta creando non poche difficolta’. Quasi tutte le nuove infermiere infatti sono fresche di scuola, e questo fa si’ che manchi tutto quel bagaglio di esperienza che spesso conta piu’ della scienza teorica.
Mi impegno a fondo e ci provo. Cercare una vena ad un bambino grave e’ a volte molto frustrante, perche’ ci vogliono ore, il piccolo sta malissimo, e la madre che te lo tiene fermo e’ chiaramente sempre piu’ disperata. Non e’ infrequente dover mandare fuori le mamme, e chiedere ad un membro dello staff di sostenere il piccolo, perche’ la donna non ce la fa piu’ e rischia il collasso o la crisi isterica.
Ho successo su due bimbi ed incannulo la giugulare esterna. Per uno proprio non riesco a fare altro che proporre l’intervento. E’ una brutta procedura: devi portare il piccolo gia’ molto grave in sala, rischiare una anestesia generale, e poi operare quello che in Inglese si chiama “cut down”: in pratica fai una incisione al livello della caviglia e poi cominci a scavare tra i muscoli, finche’ trovi la vena. A questo punto inserisci la cannula nel vaso sanguigno, la fissi con delle suture riassorbibili, e richiudi la ferita. Sono cosi’ stanco che penso di non avere la lucidita’ sufficiente, e lascio l’ingrato compito al Dott .Ogembo che pian piano ci riesce, con la valida collaborazione di Jesse. Immediatamente quindi iniziamo la trasfusione di cui il pupo ha assolutamente bisogno. La sua emoglobina e’ infatti 2 grammi, e la sua respirazione e’ ormai molto superficiale. Anche lui e’ vittima di una malaria grave che in questi giorni riprende a falcidiare grandi e piccoli senza pieta’, dopo la pausa offertaci dai mesi freddi.
Vado ora a pregare un momento, passo dalla cucina a prendere un po’ di caffelatte, ed aspetto che Makena nuovamente pulisca la sala operatoria: oggi abbiamo ancora un’ isterectomia (cioe’ dobbiamo togliere l’utero ad una donna che ha gravi emorragie). Per me e’ ancora un signor intervento, e non ha il carattere di normalita’ ormai assunto dal cesareo. E’ meglio che chieda un po’ di lumi e di forza al Signore prima di imbarcarmi in questa nuova “impresa chirurgica”.
Ciao. Fr Beppe
Ps: oggi i Cristiani della Chiesa Metodista sono venuti a restituire la mia visita di domenica scorsa (vedi blog). Il Pastore ha organizzato una passeggiata al centro Buoni Figli e all’ospedale, per un centinaio di donne della sua denominazione protestante. Sono venuti con doni in natura e con offerte in denaro per assistere i nostri handicappati mentali. Io mi sono intrattenuto solo alcuni minuti con loro, ed ho cercato di tracciare analogie tra gli insegnamenti metodisti e quelli del Cottolengo, soprattutto riguardo al tema centrale per entrambi: la carita’ verso i bisognosi.
Poi ho lasciato la palla a Sr Lucy, Bro Simon e Bro Richard che hanno diviso le donne in tre gruppi ed hanno organizzato una visita guidata alla nostra missione. Questi sono momenti in cui sentiamo che la nostra attivita’ per coloro che nella societa’ non contano nulla, e’ apprezzata ed ammirata dalla gente. E’ bello anche questo clima ecumenico che ha fatto ripetere anche ieri al Reverendo Pastore: "il Cottolengo non e’ ne’ per i Cattolici, ne’ per i Protestanti... e’ per tutti coloro che sono in necessita".

Ciao. Fr Beppe


martedì 26 agosto 2008

Noi e Mukothima

Il sole era già tramontato da un paio d’ore, un fatto usuale in quest’angolo d’Africa, così prossimo all’Equatore da poter intravedere ancora la coda dell’Orsa Maggiore danzare sul filo dell’orizzonte. L’assenza di luci del villaggio e della boscaglia circostante rende le stelle particolarmente lucenti e la fredda brezza serale sferza il mio volto, mentre torno verso l’ospedale dove mi aspetta Sr Zina.
Mi aveva telefonato un’ora fa dicendomi che una delle sue mamme non riusciva a partorire e sanguinava abbondantemente. Appena arrivo nei pressi dell’out-patient, sento il rumore della sua Defender ormai in folle. Mi avvio vero la macchina e con la barella aiuto a scaricare una donna esausta, mezza collassata e coperta di polvere. Sr Zina e’ magrissima, tirata, stanca, ma sorridente e decisa come al solito. Anche lei e’ sporchissima: sul suo volto e sui sui abiti bianchi una patina di polvere rossastra. “Hai avuto paura a venire di notte?”, le chiedo. “Neanche per sogno... e poi quando le cose si devono fare, non bisogna mica andare per il sottile. Io l’ho fatto per il bene della mamma e del bambino”.
Ci dirigiamo verso la room 17 dove visito la paziente e decido il trasferimento in sala operatoria per il cesareo urgente. Questa volta ero preparato e tutto e’ già allestito. Infatti siamo stati in comunicazione con Mukothima sin da stamattina, e sr Zina era riuscita a comunicarmi per telefono che stava partendo con la macchina.
Scambio due parole con la amica e consorella, e ci consoliamo a vicenda confidando un po’ dei nostri fallimenti: “avrei dovuto venire anche ieri, lo sai Beppe... solo che ero proprio da sola e non avevo nessuno da lasciare di guardia in dispensario... E’ arrivata una mamma, e, dopo la visita, abbiamo compreso che non avrebbe potuto partorire.
Come sempre, i parenti ci hanno chiesto la macchina, ma proprio non potevo aiutarli. Ho detto loro di andare al market e di cercare un matatu. Era pieno giorno, e lo avrebbero trovato senz’altro.
Poi ho continuato a visitare i malati che in questi giorni sono davvero tantissimi. Verso le 4 del pomeriggio li ho visti tornare a piedi. La mamma sanguinava e camminava con fatica. Altre donne portavano in braccio un bimbo: la donna aveva partorito in auto, ma purtroppo il piccolo era morto. Io pero’ che cosa avrei potuto fare? Non avevo ne’ macchina, ne’ autista ed ero sola in clinica”.
“ Come ti capisco Sr Zina, anche a me queste cose sono successe tante volte quando non facevo operazioni a Chaaria!”.
“Poi a volte sapessi che paura che fa la strada di notte”, mi ripete Sr Zina. “Quando un’emergenza capita nel cuore della notte, hai la tentazione di aspettare fino all’alba, sperando che poi tutto vada bene; ma lo fai soprattutto perche’ hai timore dei malviventi che spesso organizzano imboscate ai viaggiatori. Ma ora, dopo due o tre casi in cui siamo arrivati a Chaaria troppo tardi, ho deciso che non ripeterò più lo sbaglio. Se c’e’ una complicazione, si parte a qualunque ora. Punto e basta... il resto lo lasciamo nelle mani di Dio... Lui proteggerà le nostre vite”.
“ Sono completamente d’accordo con te, sorella. Fai cosi’ sempre, e cerca solo di non cambiare... Vieni a Chaaria tutte le volte che sei in difficolta’, a qualunque ora del giorno o della notte. Noi siamo qui anche per voi, e a me fa piacere pensare che in qualche modo lavoro anche per voi. Ora vai, prima che sia troppo tardi... cerca di non arrivare dopo mezzanotte. Hanno gia’ fatto l’anestesia ed io vado a cambiarmi per il cesareo. Non andare forte, e soprattutto non fermarti in caso vedessi qualcuno che giace per strada... questa e’ solitamente un’imboscata... piuttosto, fermati al posto di polizia piu’ vicino, ed avvisa gli agenti che qualcuno forse non sta bene lungo il sentiero. Andranno loro a vedere, e ci andranno armati. Tu guida fino a Mukothima non stop, e appena arrivi, mandami un messaggio. Io poi ti diro’ se e’ maschio o femmina”.

Fr Beppe

lunedì 25 agosto 2008

Sono malato...


... da molto tempo ma non lo sapevo. La mia mamma mi ha sempre dato da mangiare lo stesso cibo che lei offriva anche ai miei fratellini. Loro però crescevano, ed io diventavo sempre più debole. Mangiavo, ma avevo sempre la diarrea. Era come se non si fermasse nulla dentro. Poi la cosa strana è che mi sono venuti i capelli bianchi anche se ho solo 7 anni di età. Adesso questi capelli sono sempre più deboli e sembre più diradati. Sto diventando calvo. Poi ho cominciato a gonfiare come un pallone: non sono grasso. Sono tutto edematoso. La mia pelle è sottile e secca. Si spacca come niente. Vedete quante ulcere rotonde. Sono tanti foruncoli che prima fanno un male cane, poi scoppiano permettendo all pus di uscire e lasciando un buco che mi prude molto. La mia bocca è piena di mughetto, che non è un bel fiore. E' una patina bianca che fa diventare cattivi tutti i cibi che provo a mangiare. Proprio per questo "gustaccio" in gola, non mi nutro quasi più, e come conseguenza divento
sempre più gonfio. Mi hanno anche detto che sono anemico.
A Chaaria mi hanno comunicato che ho una malnutrizione forse causata da qualche milione di parassiti intestinali che si chiamano Giardia. Quegli infami si dispongono sulle pareti del mio intestino e lo ricoprono di uno strato impermeabile, come se fosse nylon. Così io mangio, ma non assorbo niente e le mie condizioni peggiorano.
La mia malattia in Inglese si chiama PEM, che vuol dire Protein Energy Malnutrition. Alcuni bambini come il sottoscritto sono tutti gonfi ( la nostra malattia viene poi sotto-classificata come Kwashiorkor); altri diventano tutti secchi e disidratati con l'aspetto vecchieggiante come se avessero 90 anni (la loro condizione viene definita marasma). Ora mi hanno dato delle medicine per uccidere la Giardia. Poi mi danno vitamine, terapie per risolvere il mughetto, ferro e acido folico per l'anemia. Mi fanno anche degli antibiotici in vena a causa di una brutta tosse con catarro giallo. Il dottore dice che ci vorranno però molti mesi prima che io riesca ritornare nuovamente come gli altri bambini. Per guarire ci vuole molta pazienza.

Ciao. DAVID GITONGA e Fr Beppe
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domenica 24 agosto 2008

L'Africa dai colori forti


Mi muovo attraverso il bananeto per raggiungere il posto di polizia e da li’ inoltrarmi verso Chaaria dove voglio partecipare all’azione liturgica della Chiesa Metodista, dalla quale sono stato invitato a predicare con finalità ecumeniche. Cio’ che mi colpisce, mentre cammino con passo veloce, sono gli odori che si susseguono nell’aria che respiro: dapprima sono passato vicino a un glicine che mi ha riempito le narici di profumo soave, e mi ha fatto tornare in mente il carino episodio biblico in cui Giona se la prende con Dio che ha mandato il verme a corrodere quella deliziosa pianticella sotto la cui ombra lui trovava ristoro. Un po’ piu’ avanti vedo, sul ciglio del sentierino, una fila di jacarande in fiore: anche loro profumano, ma la cosa piu’ bella sono le loro chiome di color violetto, che spiccano prepotentemente tra il verdolino dei bananeti.692973377.JPG
Saluto un gruppo di donne che stanno facendo una riunione all’ombra rinfrescante di un grande albero di mango, che con le sue foglie di color verdone, non solo offre refrigerio ai passanti, ma anche una casa a migliaia di uccelli tessitori, sgargianti nelle loro piume gialle e nere, e tutti intenti nel chiassoso compito di preparare i loro nidi prima della stagione delle piogge.
Arrivo finalmente sulla strada principale di Chaaria. Il rosso della terra si staglia sullo sfondo azzurrissimo di un cielo equatoriale terso. In Africa la terra e’ rossa ovunque: la gente pensa che sia cosi’ perche’ mischiata al sangue di tutti quelli che nei secoli sono morti a causa della tratta degli schiavi, delle violenze coloniali, e delle moltissime guerre fratricide. Guardo la terra, e per un attimo ritorno con la mente al Rwanda, al Nord Uganda, al Congo, al Sudan e alla Somalia: quanto sangue anche oggi si mescola a questi granelli finissimi, rendendoli ancora più rubicondi.
Il cielo invece, soprattutto se spingo lo sguardo fino all’orizzonte, e’ di un blu impossibile da vedere alle nostre latitudini. Le nuvole bianche che si rincorrono veloci sospinte dalle correnti di alta quota, non fanno che aumentare il contrasto: ricordo di aver visto qualcosa di simile solo quando stavo scalando il Monviso, insieme ad alcuni Fratelli molti anni fa.
Mi si avvicina velocemente un matatu: e’ un vecchissimo Peugeot, simile al Fiorino della Fiat. E’ stipato di gente, non solo all’interno ma anche sulla bagagliera. Procede velocissimo verso di me. Gli uomini sul tettuccio mi urlano dietro, e ripetono continuamente: “ Mzungu, mzungu... dove hai lasciato l’automobile?”. Ci rimango un po’ male pensando che, dopo molti anni di servizio e di sacrificio per questa gente di giorno e di notte, sette giorni alla settimana, ancora sono considerato semplicemente un bianco, che per definizione non sa camminare, e quindi si muove sempre e solo in auto, dal momento che tutti i bianchi sono molto ricchi.
1201773089.jpgNon voglio pero’ rattristarmi con questi pensieri. Il matatu sfreccia rapido a due centimetri dal mio braccio destro. Ora vengo investito da un nuvolone di polvere che mi impedisce sia di vedere che di respirare. Mi fermo un attimo per permettere al pulviscolo di depositarsi: e’ una nebbia rossa, così fitta che potrei finire sotto un’altra macchina senza neppure vederla. Dopo alcuni minuti, quando l’orizzonte ritorna limpido, scorgo davanti a me una fila di persone in abiti da festa, che camminano rapidi in direzione opposta alla mia: oggi e’ domenica e si dirigono verso la Chiesa cattolica per la Messa. Soprattutto le donne vestono colori vivacissimi. Hanno abiti dagli accostamenti arditi. Rosso porpora associato al giallo canarino… Verde scuro, blu e arancione si rincorrono sulle gonne, sulle camicette e sui foulard. Molti sono gli uomini in kitenge, ed anch’essi amano tinte assai evidenti. Penso che anche questo esprima un carattere propriamente africano. Infatti sembra che all’equatore i contrasti siano molto piu’ forti, in ogni aspetto della vita. Quando di notte non c’è la luna, si sperimenta davvero il buio assoluto, e se ci si trova per strada non si riesce proprio a camminare. Però poi all’alba si passa dalle tenebre alla forte luminosità solare in pochissimi minuti. Lo stesso avviene al tramonto, quando il sole si tuffa all’orizzonte, e la notte ti avvolge completamente in meno di un quarto d’ora.
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Anche l’ospedale vive ogni giorno di questi contrasti fortissimi, per esempio tra la vita e la morte: oggi ho ricevuto una mamma con una malaria in gravidanza. Era confusa ed agitata. Stava complicando con una forma cerebrale. Mi è parso che la cosa migliore fosse quella di curare prima la malaria e poi di pensare al parto, magari domani, se le condizioni del feto fossero deteriorate. Ho iniziato il chinino in vena questa mattina, ma purtroppo sono stato chiamato in serata dall’infermiera che mi ha comunicato: “il battito cardiaco è scomparso e la donna contrae fortemente”.
Che crisi! Se magari decidevo per un cesareo in mattinata, potevo salvare quella creatura. Invece ho optato per la terapia medica. Un altro di quegli errori che costano la vita a qualcuno. Come è difficile essere l’unico a decidere per tutte le emergenze!! Che margine enorme di errore!
Però non mi posso permettere di continuare in questo stato d’animo. Mi dicono che hanno bisogno di me in sala parto, perché ci sono due donne che non riescono a spingere e necessitano di “fundal pressure”, quella che solo io so applicare con forza e discrezione. Seguo Judith con la testa ancora tra le nuvole: in meno di mezz’ora Dio ci regala due creature bellissime: piangono forte e non hanno problemi.
Poco dopo, la nostra “malarica cerebrale” partorisce nel letto, assistita da Wambeti. Il bambino è un maschio e già presenta i primi segni di macerazione post mortem. Lo guardo a lungo e lo deposito sul fasciatoio, dove pochi minuti prima erano stati assistiti i due pupi nati senza problemi. Anche qui il contrasto lo sento in modo tagliente! Quasi una lotta continua tra gli estremi della vita e della morte.
L’Africa è così. Non permette le mezze misure. Anche chi ci viene, magari come volontario o come turista, o si innamora e si becca il famoso “mal d’Africa”, oppure la odia con tutte le forze e la rifiuta.
Io, dopo 10 anni, ancora sento la forza di questi opposti che si confrontano ogni giorno, ne vengo scalfito quotidianamente, e mi porto le cicatrici nel cuore, sia nel bene che nel male, sia nel brutto che nel bello.

Ciao Beppe



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sabato 23 agosto 2008

Grazie ai volontari Claudio e Chiara

Oggi sono tornati in Italia Claudio, odontoiatra, e Chiara, assistente alla poltrona. Ad entrambi il nostro grazie sincero per quello che hanno fatto per noi. Come sempre non abbiamo nulla da offrire a chi è venuto ad aiutarci, ma il Signore sa come ringraziarli e benedirli.
A Claudio dico grazie soprattutto per essersi adattato alle difficili condizioni operative dovute alla sala dentistica provvisoria. Grazie anche ad Andrea Moiraghi e all'APA che hanno aperto uno spiraglio di collaborazione con Chaaria.

Fr Beppe
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venerdì 22 agosto 2008

Un ricordo per Rosemary a sei anni dalla morte

La notizia della sua scomparsa ci aveva trovati tutti impreparati e ci aveva lasciati in un silenzio pieno di sofferenza, soprattutto pensando ai due bambini ancora piccoli, che erano rimasti completamente orfani. Infatti il marito era morto da due anni.
Rosemary era stata bene fino a 2 settimane prima della morte, ed aveva continuato a lavorare con noi, ed a condividere le nostre brevi uscite pomeridiane alla domenica.
Rapidamente poi le sue condizioni generali erano deteriorate; essa fu ricoverata in ospedale a Chaaria per fortissimi dolori alla testa, che dovevamo trattare con la morfina; pochi giorni dopo si era instaurato uno strabismo e Rose era andata in coma.
Qualche volta aveva dei momenti di lucidità, ci chiamava per nome, aveva voglia di abbracciarci tutti, ma poche ore dopo ripiombava in un profondo stato di incoscienza, interrotto soltanto dalle urla di dolore.
L'abbiamo nutrita con il sondino naso-gastrico, ed abbiamo curato le piaghe da decubito che si erano rapidamente instaurate. Poi improvvisamente è arrivato il tracollo; Rosemary era andata in edema polmonare per poi spegnersi senza riprendere coscienza.
La messa di funerale fu celebrata come un trionfo della sua bontà nel cortile dell'ospedale, e poi la accompagnammo alla tomba: Rosemary è stata sepolta dietro alla sua casa, quella casa di legno che con tanta cura ella aveva costruito, migliorato ed abbellito, da quando aveva iniziato a lavorare al Cottolengo.
Rosemary è stata una grande amica di tutti i volontari; la cena a casa sua era diventata una costante, così come i "chapati" per il viaggio, preparati da lei prima della partenza per l'Italia dei volontari. Rosemary era sempre con noi quando uscivamo alla domenica, ed era colei che ci preparava il caffè.
Sapevamo che la sua salute non era buona, ma sembrava che il peggio non dovesse arrivare mai. Avevamo trovato l'aiuto del dott. Cristiano, che era disponibile a procurarci i farmaci a lei necessari; Rosemary stava bene, e, per arrotondare lo stipendio, aveva aperto un chioschetto di fronte all'ospedale, dove essa vendeva pane, bibite e vestitini per neonati.
Invece, il Signore aveva altri piani ed ha deciso di chiamarla a sè all'età di 34 anni, quando umanamente la sua presenza era così importante per i suoi 2 figli piccoli e per tutti noi.
La bontà di Rosemary è così grande che molti la pensano e la ricordano ancora oggi sia qui che in Italia. Proprio per questo abbiamo deciso di non lasciar passare questo anniversario. Molti mi hanno chiesto di pensare ad una piccola commemorazione: così abbiamo pregato per lei oggi, e ve la riproponiamo come esempio di grande amica di tutti i volontari.
Cristiano, Antonio, don Franco, Francesco, Paola, Chiara sono solo alcuni dei volontari che l’hanno conosciuta e a cui spero questo piccolo ricordo faccia tornare alla mente momento dolci passati insieme a questa nostra amica, ora in Paradiso.

Pregate anche voi per lei.

Fr Beppe Gaido


Continua il Progetto Buon Samaritano


Sono Kelvin Muguna ed abito a Kiamuri. La mia mamma ha sempre delle bruttissime idee, come quella che ha avuto oggi. Mi ha portato alla clinica dove sono stato ricevuto da un gruppo di visi pallidi, tra cui quello spilungone con i capelli lunghi e la barba che vedete nella foto. Mi sa che i pallidoni che vengono in Africa a fare del volontariato sono davvero tutti sadici. Infatti la prima cosa che mi è capitata è che mi hanno spogliato tutto nudo (che vergogna il mio pisellino al vento! Ma la mamma non era preoccupata, anzi sembrava tutta compiaciuta). Poi mi hanno infilato in un sacco come quello delle patate, e mi hanno appeso ad un gancio: ma siete diventati matti? Io non ho nessuna intenzione di impiccarmi. Tiratemi giù subito!!! E' un ordine... Ma nessuno ascoltava le mie proteste. Infatti quando ero lì appeso come un salame, tutti guardavano un orologio rotondo al di sopra della mia testa: ma proprio adesso dovete guardare l'ora? Non potete guardarla dopo e tirarmi fuori da questa specie di sacco a pelo?
Ma il peggio è venuto più tardi: quando finalmente mi hanno liberato, dicendo alla mia mamma che non sono sotto peso, non mi hanno mica messo i vestiti... no no... hanno cominciato a bucarmi il sederino con tante iniezioni. Hanno detto che sono vaccinazioni e che sono per il mio bene. Io però il mio bene ora non lo vedo. Sento solo il male che fa, e strillo sempre più forte nella speranza di spaccare i timpani a tutti questi uomini bianchi che hanno lavato il cervello a mia madre. Magari se strillo più forte ancora, se ne vanno... Anzi per vendetta ho anche fatto la pipì sulla gonna nuova di una visa pallida... Lei si è indispettita (mi sembra un po' schizzinosa) e mi ha detto: "moccioso!"... Però io sono proprio contento, e se prova ancora a toccarmi il fondoschiena le faccio anche la cacca su quel vestino nuovo!
Ora però vedo che la mia mamma riceve un cartellino giallo, e finalmente mi mette quattro stracci addosso. La sento dire grazie agli spilungoni anemici... Ma che grazie d'Egitto, mi hanno fatto venire le vertigini attaccandomi ad un gancio, poi mi hanno reso il sedere come un colabrodo... e adesso bisogna anche ringraziarli... ma andiamo via, scappiamo a gambe levate e speriamo di non vedere mai più camici e facce bianche sulla nostra strada... è meglio che vadano a quel paese... come si chiama quel paese? ah sì, è meglio che i bianchi vadano a Chaaria, noi di Kiamuri delle loro vaccinazioni nel sedere non sappiamo proprio cosa farcene.

Ciao Kelvin con la traduzione simultanea di Beppe
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Siamo 4 mamme arrivate da Kiamuri. Abbiamo messo il vestito bello, ma vi assicuriamo che siamo davvero povere. Queste scarpe che vedete sono le uniche che abbiamo. Sono quelle della Messa domenicale. Anche il vestito è quello della festa. lo abbiamo messo per venire in ospedale a Chaaria perchè i nostri bimbi sono malati, e davanti al dottore ci si mette il vestito più bello. Non fate così anche voi in Italia? I nostri bambini hanno tutti la malaria. Siamo 4 cognate e veniamo dalla stessa famiglia allargata. I nostri bambini si chiamano, partendo da sinistra, Mwendwa, Mutethia, Kanana e Murithi. Grazie. A Chaaria metteranno il chinino in vena e staranno subito meglio.
Ciao

Firmato dalle mamme Mpinda, Mugure, Kanyua, Karea
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I bambini nelle foto qui sopra sono ancora in attesa di donazione....


giovedì 21 agosto 2008

Attività a Chaaria: dati statistici e classificazione

Carissimi,
Condivido alcuni dati percentuali della nostra attivita’ ospedaliera nel primo semestre 2008. Nei due grafici si evidenziano rispettivamente alcune patologie in regime di ricovero (tabella1), ed in regime ambulatoriale (tabella 2). I dati che vi offro sono di necessita’ incompleti, soprattutto a causa delle nostre difficolta’ di registrazione corretta (mancanza di personale, a volte attivita’ caotica): essi comunque ancora una volta sottolineano il grande peso della malaria che causa piu’ del 30% delle visite ambulatoriali, e piu’ del 30% dei ricoveri in reparto. Considerando poi che i casi di anemia sono spessissimo secondari a malaria, il peso di tale patologia viene ulteriormente incrementato.
Altri dati significativi sono per esempio quelli relativi alla maternita’: i parti naturali costituiscono da soli circa il 18%, mentre insieme ai cesarei (C/S) e ai casi di aborto incompleto con raschiamento (D.C.) arrivano a superare il 30%.
Anche la fisioterapia copre un ruolo molto importante a Chaaria (circa 12% dei ricoveri): si tratta normalmente di paralisi cerebrali infantili, di ictus, di complicazioni dell’HIV, di postumi di incidenti, violenze o fratture.
Guardate poi il dato delle anemie gravi che necessitano ricovero e quindi trasfusione: parliamo di un 8% dei ricoveri. Questo vi aiuta a riflettere sul grande problema che abbiamo nel trovare quantita’ sufficienti di sangue da donatori disponibili e non infetti.

Le malattie odontoiatriche (soprattutto carie con necessita’ di estrazione o otturazione) sono chiaramente solo ambulatoriali. Sono circa un 7% dei malati che chiedono il nostro aiuto. Il numero di questi pazienti e’ purtroppo diminuito sensibilmente nel primo semestre 2008 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, soprattutto per il fatto che abbiamo avuto grossi problemi tecnici con i macchinari dello studio, e pur avendo un Fratello in grado di eseguire sia otturazioni semplici che devitalizzazioni, non abbiamo potuto rispondere ai bisogni di molti pazienti, che dopo essere venuti per 2 o 3 volte a chiedere se avevamo riparato i macchinari, si sono poi stancati e sono scomparsi. Credo ci vorra’ molto sforzo, quando la sala dentistica (attualmente in ristrutturazione) sara’ ultimata, per rilanciare nuovamente l’attivita’ dentistica a Chaaria. Al momento onestamente abbiamo perso molta clientela.
Altro elemento che salta agli occhi guardando i grafici, e’ quello dell’alto numero di malattia trasmesse dall’acqua contaminata: molti nostri pazienti raccolgono l’acqua nei fiumi, e poi non la fanno bollire. Se mettiamo insieme i numeri relativi al tifo e alle infestazioni intestinali, abbiano circa un 10% dei pazienti ambulatoriali ed un 5% di quelli ricoverati (questi ultimi per lo piu’ a causa di forme gravi di tifo).
Il totale dei nostri pazienti HIV si aggira sul 10%, mentre quelli in AIDS conclamato (ISS nel grafico) non supera il 5%: si tratta di malati gravissimi che molto spesso decedono in reparto.
Le infezioni del tratto respiratorio, inclusa la TBC, sono decisamente importanti: circa il 12% degli ambulatoriali e circa il 5% dei ricoveri.
Anche le condizioni dermatologiche ci sono eccome (SDI nel grafico) anche se non raggiungono il 5% ne’ in ambulatorio, ne’ in reparto.
Spero che questi dati siano di qualche interesse soprattutto per i volontari che pensano ad una esperienza in ospedale da noi. Danno una idea dei problemi che affrontiamo ogni giorno, anche se personalmente posso dirvi che sulla mia persona il peso piu’ grosso e’ sempre quello della maternita’, sia di giorno che di notte: oggi 3 cesarei, 3 raschiamenti, una rottura d’utero trasferita a Chaaria da Mukothima, con necessita’ di isterectomia in emergenza.
Un abbraccio a tutti e grazie a chi legge il blog e lo fa conoscere.

Fr Beppe
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mercoledì 20 agosto 2008

La luna è piena


Che bella la notte anche stasera. Sembra giorno. La luce lunare e’ cosi’ intensa che vedo la mia ombra e potrei quasi leggere un libro. Non si scorgono le stelle perche’ il bagliore che emana da quel disco cosi’ affascinante e’ troppo forte. Cammino pian piano lungo il muro esterno dei “Buoni Figli”.
LunaStella.gifIl mio sguardo si perde verso la shamba: da questa posizione sembra di essere in una foresta dove alberi di papaya e di banana si rincorrono. Pare di trovarsi in mezzo al nulla: nessuna illuminazione artificiale, non rumore di automezzi o di attivita’ industriale. Invece il sibilo acuto dei grilli e’ fortissimo, mentre da lontano si ode il gracchiare della rane, che normalmente sguazzano nelle acque stagnanti del piccolo ruscello che ci separa da Chaaria Market. Sto andando verso l’ospedale con la schiena rotta, perche’ oggi il lunedi’ e’ stato molto pesante. Mi incuriosisce l’abbaiare furioso dei nostri cani, e mi dirigo verso il cancello principale. C’e’ moltissima gente fuori, ed il clima e’ teso. Parlano in un kimeru strano con inflessione Tigania e non capisco nulla. Cerco i watchmen, ma al momento non vedo nessuno in cortile. Mi avvio verso la sala d’attesa e subito il mio sguardo viene attratto da varie strisce di sangue sul pavimento. Le seguo, e penso che mi condurranno verso la sala parto... ma mi sbaglio: infatti mi portano direttamente alla room 8, dove entro con circospezione pensando ad un aborto o ad una forte epistassi.
Invece sulla barella vedo un giovane sulla ventina con varie ferite sulle braccia e sulle coscie. Il sangue scorre abbondante ed il ragazzo e’ terrorizzato. Chiedo immediatamente notizie sull’accaduto, e mi dicono che si e’ trattato di un pazzo che ha accoltellato il malcapitato senza alcuna ragione e senza provocazione. E’ successo poco dopo le 20 sulla strada, a meno di 4 km dall’ospedale. I parenti mi dicono che il crimine e’ stato compiuto da un loro vicino di casa che fuma costantemente “bangh”, cioe’ una droga locale che penso non sia altro che uno dei tanti allucinogeni sul mercato. Mi confidano anche che il malfattore e’ stato catturato e che ora si trova in cella a Giaki.

Quanti casi come questo! A volte fa veramente paura dover uscire dopo il tramonto! Ho un breve flash back, e ricordo che mercoledi’ scorso ho percorso la stessa strada dopo le ore 21, al ritorno da un corso di formazione a Meru. Per fortuna non avevo incontrato nessuno sul mio percorso!
Ora non ci devo pensare perche’ il paziente perde sangue. Non lo conosco e non ho notizie circa il suo stato HIV. Il laboratorio funziona solo per emergenze a quest’ora: decido quindi di agire prendendo tutte le precauzioni possibili, ma rinunciando al desiderio di un test prima dell’intervento.
Ci sono alcune arterie che perdono abbondantemente, ma non e’ difficile clamparle. Con attenzione esamino i movimenti sia della mano che della gamba e con gioia posso dire al paziente di stare tranquillo, perche’ i tendini non sono stati interessati dalla ferita penetrante. Procedo quindi alla sutura, assistito da James ed Antony. Il lavoro scorre senza problemi, e finiamo abbastanza in fretta.
Quando ormai sto mettendo il bendaggio e rassicuro il paziente sul fatto che non avra’ alcun problema residuo sul movimento e sulla funzionalita’ degli arti, egli mi chiede a bruciapelo: “potrei essermi preso l’AIDS da questo assalto?”.
“Perche’ mi chiedi questo?”, gli rispondo sorpreso.
“Se e’ un fuori-di-testa, potrebbe aver malmenato qualcun altro appena prima, ed io potrei essere stato ferito da una lama ancora sporca di sangue fresco”.
“la cosa e’ tecnicamente possibile - gli rispondo io – anche se onestamente molto improbabile, in quanto il virus non soppravvive piu’ di 20 minuti al di fuori dell’organismo umano”.
“E allora come faccio ad esserne sicuro?”, incalza ancora.
Io pero’ decido di attenermi ai protocolli internazionali. Siccome non ci sono altre denunce di ferite da pugnale nel circondario per il giorno corrente, rassicuro nuovamente il paziente e non gli propongo alcuna profilassi HIV. Gli do un po’ di valium, insieme agli antidolorifici, agli antibiotici e al richiamo antitetanico, sperando che, dopo una notte tranquilla, la sua mente si liberi dal fantasma dell’HIV.
Capisco comunque che deve essere una esperienza psicologicamente devastante quella di essere attaccato con un coltello da uno sconosciuto che appare di colpo dalle tenebre che ti circondano.
Il fatto capitato questa sera e’ certamente dovuto al grande abuso di sostanze piu’ o meno stupefacenti nei dintorni di Chaaria. Questo e’ un campo in cui certo dovremo pensare di far qualcosa in futuro: convincere i giovani a non farsi friggere il cervello da droghe o bevande locali, che spesso creano danni irreversibili.
E’ ancora fresca nella mia memoria la storia di Stephen che e’ diventato cieco e paralizzato dopo aver bevuto birra tradizionale che conteneva metanolo. Era ricoverato da noi per riabilitazione, ma non ce l’ha fatta a superare lo shock psicologico, e pian piano si e’ spento come una candela, probabilmente ucciso non dall’intossicazione, ma dalla depressione che la sua situazione gli aveva creato.
Dobbiamo veramente provare ad agire con opere di sensibilizzazione e con momenti di formazione, al fine di porre un argine alla silente epidemia delle tossicodipendeze, che qui sono diverse dall’ Italia, ma i cui effetti sono devastanti allo stesso modo.
Ora pero’ sono assonnato e saluto gli infermieri, chiedendo loro di non chiamarmi durante la notte, in quanto sono troppo stanco. So comunque che e’ una battuta ironica, perche’ le urgenze non dipendono certo da loro!
Mentre cammino verso la comunita’ e passo con il fiato sospeso tra le papaye, guardando la luna piena che ancora troneggia nel cielo, purtroppo sento il gracchiare del cicalino che nuovamente si mette a protestare. “Pronto, qual e’ il problema adesso? Ero li’ 5 minuti fa, ed era tutto tranquillo!”.
“Sorry, doctor – mi dice il timido James – ma qui abbiamo un caso di avvelenamento. Vieni ad impostare la terapia per piacere, mentre noi iniziamo la lavanda gastrica”.
Faccio dietrofront e mi dirigo all’outpatients trascinando i piedi. La room 9 esala un puzzo insopportabile di colla: e’ evidente che si tratta di un erbicida, uno di quelli che si usano per le coltivazioni di tabacco o di cotone. Sulla barella una ragazza giovanissima. Mi dicono che ha 16 anni. In piedi davanti a lei due genitori anziani e dai vestiti stracciati che la guardano con disperazione. La giovane e’ in coma. Noi facciamo tutto quello che sappiamo, e cerchiamo di stabilizzare la paziente, che in effetti, dopo la lavanda gastrica, inizia a guardarsi in giro e risponde con un cenno della voce alle nostre domande.
I genitori non sanno perche’ lo ha fatto. Non si danno pace. Era una ragazza come tante, non ricca, ma nemmeno ridotta alla fame. Andava alla secondary school. Che mistero il cuore umano! Perche’ cercare di togliersi la vita quando si e’ ancora cosi’ giovani con il futuro ancora tutto da impostare?
Pensavo che il suicidio fosse retaggio unicamente delle societa’ benestanti, ed invece quanti ne ho visti da quando sono a Chaaria. Non riesco a capire. Io non ho mai pensato di uccidermi, anche se spesso ho attraversato momenti molto difficili. Sara’ forse una delusione amorosa, o un grave litigio con i genitori, o una gravidanza non voluta?
Ora comunque e’ notte fonda, e non riesco a protrarmi in queste domande esistenziali che forse non avranno mai una risposta, perche’ la ragazza si portera’ a casa il suo segreto. Decido di andare a dormire, sperando che non ci siano cesarei di notte. Cammino lento per lo stesso sentiero, guardo le nuvole che si rincorrono, ed ascolto il canto delle cicale. Che bella la notte a Chaaria, nonostante tutti i problemi che qui la vita ci presenta. La calma notturna riempie il cuore di pace e mi aiuta a prendere sonno, e a rinfrancare le mie forze, per riprendere una nuova battaglia domani mattina.

Ciao. Fr Beppe



martedì 19 agosto 2008

Kawira

Ciao, indovinate chi sono. Mi riconoscete? Adesso ho messo le trecce RASTA per coprire le cicatrici. Se non vi ricordate di me, andate nell'archivio del blog a dicembre 2007 e leggete la mia storia. Sono Kawira, la sopravvissuta. Oggi riprendo la scuola, dopo 3 settimane di vacanza.
Grazie soprattutto a Francesco Bevilacqua di Napoli, che mi paga gli studi.
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La malaria in gravidanza

Ogni anno in Africa circa 30 milioni di donne residenti in aree endemiche per malaria affrontano una gravidanza. La malaria rappresenta un pericolo sia per loro stesse che per i loro figli, in quanto si ritiene che sia responsabile di circa 200.000 morti neonatali all’anno.
A causa di un calo di immunita’ relativa alla malaria, le donne gravide sono esposte ad un aumentato rischio di contrarre l’infezione e di sviluppare anemia grave ed altre complicanze potenzialmente fatali.
La malaria materna inoltre comporta un aumentato rischio di aborto spontaneo, morte fetale intrauterina, prematurita’ e basso peso alla nascita.
Il problema e’ stato a lungo trascurato, ma recentemente l’OMS ha proposto nuovi approcci atti a tutelare la salute della donna gravida e del neonato.
I tre cardini fondamentali di questo programma comprendono l’uso di zanzariere impregnate con insetticida, il trattamento preventivo intermittente per la gravida ed un’ adeguata terapia nel caso di infezione malarica.
In questo contesto si inserisce lo studio osservazionale da noi condotto, che si proponeva di valutare gli effetti della malaria, contratta durante le ultime settimane di gravidanza, sul feto e sul neonato, soprattutto in termini di complicazioni al momento del parto, morbidita’ correlata (prematurita’, basso peso alla nascita) e mortalita’ peripartum.

Le donne gravide che accedono all’Antenatal Clinic del Cottolengo Hospital di Chaaria possono usufruire di trattamento preventivo intermittente con Fansidar e di terapia con Coartem o Chinino in caso di malaria. Dall’inizio del 2007 ricevono gratuitamente zanzariere impregnate con piretro.
Il tasso di malaria osservato al momento del parto nelle 857 donne arruolate nello studio e’ stato del 22.17%. Considerando che la suddetta popolazione era composta esclusivamente da partorienti che avessero in precedenza aderito ad un programma di Antenatal Care, cio’ fa presupporre un tasso ancora piu’ elevato in donne gravide residenti in zone circostanti che non abbiano mai effettuato una visita prenatale e che dunque non abbiano mai ricevuto alcuna profilassi.
Abbiamo confrontato dapprima i dati relativi alle partorienti a termine rispetto alle partorienti pretermine.
Un dato estremamente interessante e’ stato l’alto tasso di malaria al momento del parto (83.33%) osservato tra le partorienti tra la 28^ e la 36^ settimana gestazionale, significativamente piu’ alto rispetto a quello riscontrato tra le partorienti dalla 37^ settimana in avanti (19.02%): cio’ porta a ritenere la malaria come importante fattore inducente il parto pretermine quando contratta durante l’ultimo trimestre di gravidanza, in accordo con quanto riportato in letteratura sull’argomento: si stima infatti che la malaria sia causa dell’8-30% dei parti pretermine nei Paesi in via di sviluppo.
Dallo studio e’ emerso inoltre come le partorienti infette pretermine avessero una densita’ di parassitemia significativamente piu’ alta e livelli di emoglobina significativamente piu’ bassi rispetto alle gravide infette a termine. Tale dato puo’ suggerire una correlazione tra alta parassitemia e parto pretermine… e quindi con un peggioramento dell’outcome fetale e neonatale.
All’interno del gruppo delle pazienti incinte a termine abbiamo analizzato le differenze tra donne infette da malaria e donne non infette.
I risultati emersi da tale confronto hanno evidenziato che il tasso di distress fetale, quello di asfissia neonatale e la mortalita’ in utero e peripartum sono significativamente piu’ elevati nel gruppo delle donne infette rispetto a quello delle sane: tali dati sottolineano l’impatto devastante della malaria anche al momento del parto.
Un confronto tra primigravide e multigravide con malaria al momento del parto non ha rivelato invece differenze significative, contrariamente a quanto riportato in letteratura.[…]
Ci auguriamo che anche questi nostri dati possano nuovamente far riflettere sull’enorme problema della malaria in Africa Subsahariana. Si tratta di una epidemia di cui si parla molto poco, rispetto per esempio all’importanza data all’HIV. In realta’ pero’ i morti causati dalla malaria nel continente nero sono almeno il quadruplo di quelli dovuti all’AIDS, e spesso le fasce piu’ colpite sono quelle piu’ indifese, come anche risulta dal nostro studio. Stiamo facendo grossi sforzi, ma la battaglia non e’ ancora vinta.

Ciao. Ilaria e Fr Beppe.


La Matron dell'Ospedale


Sr Florence è venuta a colmare una grande lacuna del nostro ospedale, almeno nel corso dell’ anno intercorso tra la partenza di Fr Maurizio ed il suo arrivo.
E’ difficile per me spiegare cosa sia una “Matron”. E’ una figura tipica del mondo anglosassone e dell’organizzazione sanitaria britannica. E’ la caposala, ma non di un singolo reparto, bensì di tutto l’ospedale, e come tale è la responsabile di tutti i servizi infermieristici. Inoltre è la “capo personale” e quindi si occupa di tutto ciò che riguarda i dipendenti: dai turni di servizio, al mansionario, dall’organizzazione dei vari miglioramenti necessari all’ospedale alla programmazione della lavanderia, dal laboratorio analisi alla farmacia e alla fisioterapia. Si cura, inoltre, dei nostri rapporti con il sistema sanitario nazionale e la diocesi di cui l’ospedale fa parte.
Immaginate come potevo fare tutto questo dopo la partenza di Fr Maurizio. Erano tutte aree per lo più disattese ed ora nuovamente rinvigorite da Sr Florence che ha già realizzato innovazioni molto importanti.
La nuova “Matron” è inoltre preparata nel counseling per i pazienti HIV e si sta prodigando per migliorare anche questo aspetto del nostro servizio. Spesso mi dà una mano in sala dentistica quando dobbiamo sostituire Br Godfrey per le otturazioni.

Ciao. Beppe.


lunedì 18 agosto 2008

Adozione a distanza di una bimba di Chaaria... Abigail

Si ringraziano i Sig.ri Franco Di Ventura e Annabella Latini di Roma. Hanno generosamente deciso di offrire il loro contributo, per l'adozione a distanza di Abigail, una bimba figlia di una ragazza madre di Chaaria.
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Questa è Abigail....

Circa 8 mesi fà.....

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Ed oggi....
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Adozione a distanza di un bimbo di Chaaria... Faustin

Si ringrazia la Sig.ra Patrizia Fassetta che ha generosamente deciso di offrire un contributo, per l'adozione a distanza di Faustin, aiutandolo a sostenere le spese per andare a scuola.

Questo è Faustin....

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Grazie anche alla Novartis e alla Sandoz


Stralcio di uno scambio email tra Fr. Beppe ed il suo amico Carlo in Italia....
Grazie, Carlo. Sono fiero di te. Sai, non mi sembra vero che uno che gira il mondo per conto della Novartis, come responsabile di un nuovo farmaco nel suo sviluppo clinico a livello internazionale.., poi venga a Chaaria a sentire l'odore di urina delle nostre camerate, a sudare nella nostra torrida saletta operatoria, ad aiutare a medicare ulcere dall’odore acro e pungente. Ma questa è davvero globalizzazione. Mi piace molto quel passaggio in cui tu parli del vero global. Ho scritto un ringraziamento per i farmaci. Spero che anche il tuo collega lo abbia ricevuto (la Novartis e la Sandoz ci hanno infatti inviato un grosso quantitativo di antibiotici e di anti-ipertensivi a seguito dell’interessamento di Carlo).
Ciao. Un abbraccio. Beppe


Carissimo Pino,
siamo assolutamente sulla stessa lunghezza d'onda nell'usare il termine global, che ho visto sempre con simpatia nel significato nostro, ironizzando verso i "no-global" che dovrebbero semmai diventare fautori di una globalizzazione dei diritti umani e di un'equita' che e' assente.
Grazie ancora di tutto, un abbraccio Carlo.
Anche Francesca, volontaria a Chaaria....ha donato il suo sangue.
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domenica 17 agosto 2008

Impegnarsi serve - Consolata di Torino

Alcuni giorni fa sono passati da Chaaria dei giovani torinesi che fanno parte di un progetto dei Missionari della Consolata, finalizzato a finanziare delle attivita’ di prevenzione e terapia per l’HIV in Africa. Sono molto contento del fatto che ci abbiano messi nel loro piano di azione. Vedremo se poi nascera’ qualche collaborazione concreta. Vi trasmetto alcune delle loro domande a cui ho cercato di dare una breve risposta:

1. Qual’e’ la prevalenza dei pazienti HIV positivi tra I ricoverati?
Qui la prevalenza dei pazienti HIV positivi e’ di circa il 10 %.

2. Quanto costa sottoporsi al test per l’HIV?
E’ un test del tutto gratuito.

3. Esistono programmi di prevenzione e screening?
Si’. Al Cottolengo Missiopn Hospital ci dedichiamo soprattutto alle donne, ai giovani in eta’ scolare e alle gravide. Per quanto concerne lo screening, viene proposto a tutte le gravide che frequentano la nostra clinica. Inoltre eseguiamo il VTC (Volontary Counseling and Testing) per quanti lo richiedano; anche in questo caso e’ tutto gratuito.

4. Quali terapie vengono utilizzate? I farmaci sono a pagamento?
Le terapie in uso sono:
ART = Anti Retroviral Therapy (Nevirapina, Lamividina, Stavudina; oppure Lamividina, Stavudina, Efavirenz; oppure Lamividina, Stavudina, AZT.)
La terapia preventiva per i neonati consiste nell’associazione di Nevirapina e AZT.
Le terapie antiretrovirali sono tutte gratuite.

5. Qual’e’ il programma per una donna HIV positiva nel momento in cui decide di avere un figlio?
Noi sconsigliamo la gravidanza alle donne a conoscenza della loro positivita’.
Per quanto riguarda invece le donne gia’ gravide, suggeriamo ARV dopo il primo trimestre, fino alla fine dell’allattamento (che ha una durata di 6 mesi).
Il neonato riceve terapia preventiva con Nevirapina e AZT. Al compimento del primo mese di vita si testa la PCR per valutare la positivita’ del neonato.
Se il bambino e’ negativo, si ripete la PCR a sei mesi di eta’, dopo la sospensione dell’allattamento e si continua il follow up fino ai 18 mesi, quando diamo alla mamma la notizia del successo del programma di prevenzione nei confronti del neonato; se il bimbo e’ positivo alla PCR al primo mese di vita, si inizia la somministrazione di ARV.
La mamma sara’ sottoposta alla valutazione dei CD4 dopo i sei mesi di allattamento.
Se i CD4 materni sono > 200, la donna fara’ solo prevenzione con Bactrim; se sono < 200, continua l’ ART per tutta la vita.

6. Le persone ricoverate sono sottoposte di routine al test per l’HIV?
No, I pazienti ricoverati non sono sottoposti di routine al test per l’HIV. Il test viene eseguito in presenza di un dubbio clinico, e sempre dopo counseling. Questo e’ dovuto anche al fatto che, i kits che ci vengono forniti dal governo sono sempre abbastanza misurati.

7. Le persone che arrivano in ospedale, a quale stadio di malattia sono?
Nella clinica ambulatoriale abbiamo molti pazienti allo stadio II dell’OMS. Al momento del ricovero sono normalmente allo stadio III o IV OMS, cioe’ sono molto gravi, incapaci di stare in piedi e di alimentarsi.

8. Esiste un reparto o un centro che si occupa esclusivamente di questi pazienti?
Qui al Cottolengo Mission Hospital, abbiamo un ambulatorio dedicato esclusivamente all’HIV, dove si fanno counseling e terapia per coloro che chiamiamo outpatients.
Per quanto riguarda I ricoveri ospedalieri, abbiamo evitato il reparto HIV. I malati HIV positivi sono ricoverati con gli altri poiche’ riteniamo che un reparto separato possa stigmatizzarli e possa creare un clima di pregiudizio nei loro confronti, con il risultato che tutti nel villaggio saprebbero che coloro che vengono ammessi in quell reparto sono di fatto malati di AIDS.

Grazie per avermi intervistato.
Fr Beppe.


sabato 16 agosto 2008

Telemedicina anche a Chaaria

Caro fr Beppe, come hai passato il ferragosto?
Il bimbo di cui ti ho chiesto va meglio, ieri sera ho poi controllato sui protocolli che avevo a Chaaria ed ha iniziato con la dose da carico da 20 mg/kg proseguendo con 10 mg/kg in 4 ore come avevi scritto anche tu. E' un lattante del Burkina Faso che è arrivato in Italia da 10 giorni circa, la collega che lo aveva visitato non era riuscita a comprendere molto: aveva la febbre... il pediatra gli aveva già dato l'antibiotico, lei lo vedeva abbattuto, pensava ad una meningite. Quando l'ho visto io ho parlato con il padre in francese e quando mi ha detto che era arrivato da 10 giorni ho pensato alla malaria: il medico del laboratorio... non ci credeva, invece ha trovato un'alta carica.... E' stato proprio utile stare un po' a Chaaria!!!
Sui libri di urgenza pediatrica non è segnato il trattamento della malaria, sul Red Book del 2004 (libro americano internazionale del trattamento delle malattie infettive) segnava quel dosaggio 25 mg/kg diviso in 3 dosi... quindi un po' meno di 10x3, e non la dose di attacco.
L'abbiamo anche trasfuso... mi ricordo che da voi siete molto attenti e, se non sono a 4 g di emoglobina o sotto i 6 g ma sintomatici, si aspetta. Qui le indicazioni nelle anemizzazioni acute sono di trasfondere già sotto gli 8.
Non sai come mi piacerebbe tornare a trovarvi, ci penso spesso. Purtroppo con il lavoro è un po' difficile organizzarci. Ho rielaborato alcuni scritti nel periodo di Chaaria del 2004, la prima volta che ero venuta. Penso che quasi tutti coloro che passano si tengano un diario; magari una volta te li mando per mail se ti può far piacere... così sorriderai un po' agli sprovveduti!
Grazie di cuore della pronta risposta. Mi sa che ne vedremo ancora di casi di malaria. Qui aumentano sempre più gli emigrati. C'è una grossa comunità della Costa d'Avorio e del Ghana. Del Kenya non mi sono mai capitati. Molti sono affetti da anemia falciforme, da voi ci sono anche casi?

Buon lavoro, vi ricordo nella preghiera, un caro saluto a tutti soprattutto a Fr Lorenzo.

Una amica e collega


venerdì 15 agosto 2008

Ciao, vi presento mio figlio... l'Ospedale di Chaaria


Carissimi amici,

io credo fortemente nel sacrificare la nostra vita per i poveri, e penso che sia una bella cosa anche sacrificare la salute, se questo dovesse capitare.
So che poi il Signore non si lascia vincere in generosità e ci concederà anche quella... quante volte mi sono bucato in sala operatoria, anche con pazienti sieropositivi, ed ancora sono negativo sia per HIV che per epatite B o C.
Credo che il lavoro intenso e continuo non sia un ostacolo alla fraternità né con i Fratelli né con i volontari: il segreto sta nel prenderci per quello che siamo, senza giudicarci e senza pretendere che l'altro diventi uguale a noi, accettando che siamo tutti utili, e tutti hanno qualcosa di buono da dare. Se non avessimo niente di buono nel nostro cuore, non saremmo qui a Chaaria a sbatterci per aiutare gli altri.

Vorrei ora parlarvi un pochino del mio bambino, che cerco di far crescere tutti i giorni, e che mi è nato quasi senza che io lo volessi....
non preoccupatevi... non sto parlando di una paternità illegittima... mi riferisco all’ospedale, il cui sviluppo è per me un po’ come una lunga gestazione e a volte anche come un dolore ed una fatica simili a quelli di un parto prolungato... L’ospedale è il mio bambino: soffro quando qualcuno ne parla male, o cerca di distruggerlo; mi illumino quando la gente lo apprezza e ne parla bene. Adesso ve lo presento...

La nostra attività sanitaria non ha piani preordinati, e sempre abbiamo lasciato che sia il Signore a mandarci il tipo di malati da Lui scelto: proprio per questo flusso naturale di pazienti, siamo ora diventati una unità soprattutto dedicata a:
1) Pediatria: i bambini sono in genere di età inferiore all’anno e sono per lo più affetti da malaria (con le sue gravi complicazioni), infezioni intestinali batteriche e parassitarie (ameba, vermi, tifo, ecc…), infezioni delle vie respiratorie. Ricoverare bambini di età inferiore all’anno implica anche accogliere le mamme, per l’allattamento e la cura dei piccoli … questo vi fa capire il nostro grave problema di spazi: se ricoveriamo 80 bambini, significa in pratica dare letto, vestito e cibo a 160 persone.
2) Maternità e ginecologia: il numero dei parti è sempre alto, ed in genere l’esito è buono. Nel 2008 abbiamo anche registrato dei casi molto complicati: gestosi gravidiche, rotture di utero, feti idrocefali o con spina bifida. Abbiamo quindi avuto anche un certo numero di morti neonatali. Per quanto riguarda le mamme, la nostra mortalità è zero per l’anno in corso. La mortalità perinatale si è comunque molto ridotta grazie al nostro centro, e soprattutto grazie alla tempestività con cui possiamo operare un taglio cesareo; ritengo doveroso segnalare che possiamo prenderci cura anche dei nati pretermine attraverso l’attività di NIDO (o NURSERY).
I prematuri assistiti in incubatrice sono normalmente nati di 7 mesi, con peso corporeo di circa 1200 gr., incapaci di succhiare al seno. Vengono nutriti con sondino naso-gastrico e tenuti in incubatrice per un tempo di circa 2 mesi. Vengono mandati a casa quando sono in grado di allattarsi e hanno un peso corporeo di almeno 2 Kg.
3) Medicina interna per adulti: anche per loro si tratta per lo più delle malattie infettive che affliggono i bimbi, a cui si devono aggiungere TBC, AIDS, Sifilide, ecc. Negli adulti si trovano anche malattie di cuore, di reni, di fegato. Sono in aumento i casi di diabete, di ipertensione, di tumore (soprattutto esofago, stomaco, fegato, mammella cervice uterina, ma anche leucemie, linfomi, sarcomi).
4) Chirurgia e traumatologia: questa è la branca in cui siamo cresciuti di più. Facciamo grossi interventi soprattutto di area ginecologica, come isterectomie, miomectomie, asportazione di nodi del seno, ma anche mastectomie. Siamo in grado di intervenire su tutti i tipi di ernie. Anche in campo urologico possiamo fare qualcosa. Dove ancora non so nulla è nel campo della chirurgia intestinale. Facciamo inoltre chirurgia minore, come cisti sebacee e lipomi, biopsie e incisioni di piccoli ascessi, circoncisioni maschili, riparazioni di ferite lacerocontuse, riparazioni di tendini, gessi per fratture non complicate.
Facciamo inoltre piccola chirurgia ginecologica: ascessi e cisti del Bartolino, polipi cervicali, vagina imperforata del neonato, raschiamenti uterini. Ci cimentiamo spesso in chirurgia dermatologica (verruche, condilomi) ed orale (epulidi ed escrescenze varie, estrazioni e cure dentarie). La maggior parte delle cose è fatta in anestesia locale, ma siamo in grado di fare semplici anestesie generali e rachinastesia.
Il servizio diagnostico è molto migliorato. Abbiamo incrementato moltissimo il laboratorio analisi: ora abbiamo 4 microscopi, uno dei quali giunto recentemente dalla Piccola Casa. Siamo in grado di eseguire tests di parassitologia e di ricerca di malattie infettive. Abbiamo la possibilità di fare gruppi e prove crociate per le trasfusioni. Facciamo screening del sangue, compreso l’HIV e l’epatite C. Siamo in grado di fare il test per i CD4. Grazie al Reflotron eseguiamo un po’ tutti quegli esami che in Italia vengono normalmente chiamati di routine.

Dell’ecografo e dell’ECG già ho sottolineato l’importanza in molte occasioni. Speriamo nel prossimo arrivo di un radiologico portatile.
L’arrivo di molti volontari ha inoltre rivoluzionato i nostro modo di operare. Mi pare doveroso ringraziare in modo particolare gli amici Dentisti, che sono stati i primi pionieri ed anche ora continuano il loro servizio altamente qualificato ed apprezzato dalla gente. Anche la ginecologia e l’ecografia sono state grandemente modificate dall’opera di Medici volontari. La presenza di infermieri e studenti ha aggiunto un tocco di entusiasmo e ci ha costantemente ricordato le basi dell’igiene e della sterilità … spesso da noi tralasciate a causa del superlavoro.
Al termine di questo lungo elenco vorrei soltanto ringraziare il Signore, perché è Dio che fa tutto: Lui ci dà la forza e l’entusiasmo, Lui ci manda i poveri da servire, Lui ci regala così tante persone che ci vogliono aiutare.

Ciao a tutti

Fr Beppe Gaido



Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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