venerdì 31 luglio 2009

Siccità

L’ East Africa sta attraversando la peggiore siccita’ degli ultimi 20 anni. Questo sta creando delle situazioni di grandissima instabilita’ alimentare anche in Kenya, soprattutto nelle regioni aride del Nord ed in quelle al confine con la Tanzania.

Nel Kenya settentrionale gia’ da mesi si assiste alla decimazione dei capi di bestiame che non possono piu’ trovare alcuna pozza d’acqua per abbeverarsi, e muoiono di stenti. Ora le popolazioni nomadi del Nord lamentano la perdita addirittura dei cammelli, che pur essendo molto piu’ resistenti, muoiono di sete a centinaia.

In 1400 scuole situate nelle aree maggiormente affette dalla siccita’ e dalla fame, il governo ha stabilito di annullare le vacanze estive di agosto per le scuole primarie, al fine di poter assicurare almeno un pasto al giorno ai bambini di quelle zone dove a casa non avrebbero nulla da mettere sotto i denti.

Domenica prossima il consiglio islamico del Kenya ha stabilito una giornata nazionale di preghiera per la pioggia, al fine di chiedere a Dio il dono di qualche precipitazione e di qualche raccolto. Tutte le denominazioni cristiane si uniscono a questa iniziativa di preghiera che ancora una volta sottolinea la gravita’ della situazione.



Fr Beppe


Chaaria in versi: Poesia scritta da un volontario



In un viaggio entusiasmante
son partito volontario aspirante

da Salassa a Chaaria per cambiare aria
mi son cuccato la malaria

con fr Lorenzo son arrivato
un’autista spericolato

da Nairobi a Langata
ho passato una nottata

di fr Beppe ce n'e' due
uno non dorme dal ’92
mangia cipolla di Tropea
e cura la diarrea
l’altro è il superiore
a ping pong fa furore

la manutenzione la fa Gianni
con Kimani ed i suoi danni

Kimani che fa quattro colazioni
e sempre in cerca di emozioni
se beve caffè è un danno
le donne scappano perché sanno...

John Motuma è divertente
Rambo lui si sente

c’e’ Rosella che per diletto
vede ragni sotto al letto

Mururu è scappato
alla terra è affezionato
per tre giorni se ne andato
con il matato è ritornato

nell’ospedale sono stato
il catetere ho svuotato

con Gianni, la zanzariera
si calava verso sera

cinema e birrino
proprio come a Torino

le preghiere da inventare
poco prima di mangiare

Chaaria vado via
sei entrata nell’anima mia.

Luca

giovedì 30 luglio 2009

Diarrea del viaggiatore


E’ una sindrome diarroica, dovuta ad infezioni enteriche acquisite in occasione di un viaggio, ed insorta nei primi giorni seguenti l’arrivo in zona tropicale o subtropicale.

Puo’ essere dovuta ad un gran numero di cause diverse, e favorita da fattori non infettivi quali la differenza del clima, i cambiamenti della alimentazione (cibi e bevande: per esempio nel Meru si fa uso frequente di fagioli o altri tipi di legumi).

I microorganismi responsabili possono essere moltissimi: a Chaaria il piu’ delle volte la diarrea del viaggiatore e’ dovuta ad escherichia coli. Anche le salmonellosi non sono infrequente, come pure le cause parassitarie (ameba, guardia, trichomonas).

Ai volontari che vengono a Chaaria sconsigliamo di bere l’acqua del rubinetto della Missione, perche’ pesantemente contaminata, pur venendo dal sottosuolo. L’acqua del Centro è clorinata, ma spesso le concentrazioni possono non essere ottimali e ad esempio cisti di protozoi come l’ameba possono sopravvivere in essa.

L’escherichia produce delle tossine che esaltano la secrezione di fluidi e sali nel lume intestinale, con conseguente diarrea. Le tossine causano anche malessere generale (sudorazione profusa e senso di svenimento), dolore addominale, febbricola (38°).

Il contagio avviene per via orale, attraverso cibi (soprattutto se crudi, come l’ insalata o i pomodori) e bevande contaminati.

I cambiamenti della flora intestinale che si verificano in occasione dei viaggi (in particolare a causa delle modificazioni delle abitudini alimentari) e lo stress per l’ambiente nuovo sono cofattori importanti nel determinismo della malattia.

Il numero delle scariche puo’ variare da 2-4 al giorno, fino a 20-40: di solito le feci sono acquose e non ematiche. La presenza di sangue nelle feci orienta verso diagnosi di amebiasi o di dissenteria da shigella.

Un esame parassitologico ed un prelievo per Widal test orienterà sulla diagnosi… e le medicine potranno esservi somministrate qui a Chaaria. Non è assolutamente necessario che i volontari se le portino.

Il piu’ delle volte la sintomatologia e’ autolimitante e la terapia risulta necessaria solo se la condizione morbosa si protrae per piu’ di due giorni.

Non e’ necessaria alcuna profilassi e non consigliamo il vaccino anticolerico per la scarsa protezione.

La cosa piu’ importante sara’ di osservare una corretta igiene alimentare, delle mani e delle unghie… e soprattutto sempre usare acqua bollita.



Fr Beppe



DSCN1858.JPG

DSCN1859.JPG



martedì 28 luglio 2009

Povero non è sinonimo di Santo


Tabitha mi dice che vuole cambiare la terapia perche’ tutte le medicine che le ho dato non le hanno assolutamente arrecato alcun giovamento. Dice che l’ameba e’ sempre positiva e che ormai le devo prescrivere qualche nuovo farmaco, magari uno di quelli costosi... perche’, come tutti, anche lei pensa che una medicina piu’ e’ “cara” e piu’ funziona.

Io le dico che vorrei rivedere un esame parassitologico, e le chiedo se e’ in grado di produrmi un campione entro la fine della giornata, in modo che lo possa analizzare io stesso al microscopio.

Tabitha tentenna, e poi dice che e’ gia’ andata di corpo e quindi non sara’ in grado di darmi nulla fino all’indomani mattina. Per questo mi chiede di poter andare a casa con il contenitore e di tornare il giorno seguente con le feci raccolte a domicilio. Abita vicino e quindi penso che possa andare bene , perche’, se viene immediatamente in ospedale, il campione non sara’ ancora seccato.

Tabitha e’ una delle “cosiddette povere”; cioe’ fa parte di un gruppo che storicamente riceve aiuti alimentari e terapie gratuite dal Cottolengo. E’ poliomielitica, vedova, sola e senza lavoro. I suoi figli, a quanto pare, non possono aiutarla perche’ sono piu’ miseri di lei, e per di piu’ entrambi epilettici.

La rivedo il giorno dopo, e chiedo al laboratorista di preparare il campione per me. Il tecnico, che abita vicino a Tabitha, non ce la fa piu’ a stare zitto, e mi sussurra in un orecchio: “Lo sai che voi Bianchi siete normalmente solo delle mucche da mungere?”

Rimango attonito per un attimo, perche’ da lui non me lo aspettavo: “cosa intendi dire? Chi e’ che mi ha fregato questa volta?”

E lui continua parlando sottovoce: “Tu le dai le medicine gratis, non e’ vero? Non ti sei mai chiesto perche’ non produce mai i campioni di feci qui in ospedale? Sei troppo ingenuo: per altre cose non puo’ ingannarci... per esempio l’esame per la malaria lo facciamo prelevando il sangue direttamente dal dito. Per le feci e’ diverso: lei porta a casa i contenitori e comincia a cercare pazienti. Si fa pagare il test 10 scellini di meno di quanto non costi qui; le feci quindi non sono sue ma quelle del suo cliente. Lei poi viene l’indomani, ed l’esame e’ chiaramente positivo per l’ameba o per altro. Si fa prescrivere la medicina piu’ costosa possibile, in modo da poterci guadagnare bene, quando la rivendera’ a prezzo ridotto all’ acquirente di quel giorno. E’ un mercato che va avanti da moltissimo tempo”.

Mi sento paralizzato da quanto ho sentito. Che delusione provo nel cuore! Venire ingannato proprio da quelle persone che ho aiutato di piu’, a cui ho dato tutto... e per un sacco di anni. Il cuore umano e’ veramente un mistero. Non avrei mai pensato che Tabitha potesse farmi questo. Ci avrei messo la mano sul fuoco che lei era mia amica... e invece! Bisogna proprio attaccarsi al Signore, e comprendere che, alla fin della fiera, siamo tutti soli. Poi mi convinco sempre di piu’ che il distribuire gratuitamente non serve a nulla, perche’ deresponsabilizza e offre il fianco ad abusi del genere.

Non ho voglia di parlare con Tabitha. Incarico quindi uno degli infermieri di comunicarle che da oggi non usufruira’ piu’ di alcun servizio gratuito da parte dell’ospedale, ed aggiungo: “comunque diglielo che ho scoperto tutto il suo business poco pulito, e ne sono molto amareggiato”.



Fr Beppe


lunedì 27 luglio 2009

Mi chiamo Colline Ichilio

... Ho 16 anni e stavo frequentando la seconda superiore. Sono da sempre stata in difficoltà, perchè la mia mamma mi ha abbandonata quando ero piccola, ed il mio papà non so neppure chi sia. Sono stata praticamente adottata dalla mia zia (sorella di mia madre), che mi ha tenuta con sè da quando avevo 4 anni. Sono in effetti figlia di mia zia, e la mia mamma non la conosco quasi: so che abita a Nairobi nello slum di Kibera, ma a Chaaria non viene mai e non vorrei neppure vederla.
Mia zia ha sempre pagato le tasse scolastiche per me, ma ora ha un grosso problema: è stata inspiegabilmente licenziata dal lavoro, e non ce l'ha più fatta... Sono ancora a casa sua e continuo a vivere con lei, ma sono stata mandata via da scuola per accumulo di arretrati.
Mi spiace molto anche per la zia, perchè ora che non ha più un lavoro farà fatica pure per la sua vita quotidiana e per il mantenimento il suo figlio che è più piccolo di me. Ma soprattutto ora vorrei terminare la scuola: ho troppa paura di andare a finire in uno slum come mia madre. Con un po' di istruzione potrei più facilmente sperare di trovare un lavoro. Mancano ancora circa due anni prima che io completi il corso delle superiori. Quello che vi chiederei è un supporto economico che potrebbe essere di circa 250 Euro all'anno. Ciò mi darebbe la tranquillità di poter terminare i miei studi. Grazie in anticipo.



Colline


CollineIchilio.jpg





domenica 26 luglio 2009

A Chaaria guardando al futuro insieme ai pazienti HIV


Propongo ai lettori del blog questo piccolo testo. Potrebbe essere un progetto attraverso cui realizzare delle partnership con organizzazioni eventualmente interessate al problema.


Contesto e razionale:


Il Cottolengo Mission Hospital di Chaaria (Meru, Kenya), comprende: reparto degenza con 160 posti letto; servizio di ostetricia; sala parto, sala chirurgica; laboratorio analisi; ambulatori di medicina generale e specialistica; pronto soccorso.

E’attivo a tempo pieno tutti i giorni della settimana.

Lo staff e’ composto da 2 medici a tempo pieno, due clinical officer, 20 infermieri, 4 laboratoristi, 2 counselor.

Nel 2008 sono stati ricoverati circa 8400 pazienti, effettuate circa 64000 visite ambulatoriali, oltre 1000 parti e seguite 680 donne per le cure prenatali (ANC).

Per il trattamento dell’infezione da HIV sono stati potenziati il Voluntary Counseling and Testing (VCT), la diagnostica di laboratorio, l’attività di ricovero e ambulatoriale e quella di prevenzione della trasmissione materno infantile (pMTCT). Abbiamo Terapia antiretrovirale (TARV) sia per adulti che per bambini, e la offriamo gratuitamente grazie allo sponsor della banca mondiale e di vari organismi internazionali. Dal 2008 siamo in grado di eseguire PCR (Protein Chain Reaction) per HIV in bambini di età inferiore ad un anno (questo grazie alla collaborazione del ministero della sanità).




Sintesi attività HIV- correlata ( anno 2008)


Clienti afferenti al servizio VCT (N)

200

Test HIV effettuati (N)

1780

Test POS (%)

24.7

Pazienti arruolati in ARV (N)

> 200

Drop out (%)

30


L’ospedale ha partecipato al progetto Esther (2003 à 2006, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità).

Partner del progetto sono stati: ASPIC (Associazione Studio Paziente Immuno Compromnesso – Onlus), l’Ambulatorio Migrazione e Salute (MiSa) dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino e la Piccola Casa della Divina Provvidenza.

Nell’anno 2007-2008 Chaaria ha beneficiato della collaborazione con il progetto DREAM della comunità Sant’Egidio, grazie a cui siamo stati in grado di attivare il test dei linfociti CD4 per i pazienti a cui dobbiamo iniziare la TARV.

Le due esperienze menzionate hanno permesso di migliorare la gestione dell’infezione HIV/AIDS in gravidanza e hanno fatto rilevare alcune criticità su cui è necessario concentrarsi per il futuro. Nello specifico risulta che:

- l’eccessivo carico di lavoro non permette, al momento, l’adeguato follow up del paziente HIV+;

- fare i CD4 solo ogni due settimane, a cui poi si aggiungono altri 7 giorni prima di conoscere il risultato, spesso ritarda l’inizio della TARV.

- l’unico farmaco fornito per la profilassi e la cura delle infezioni opportunistiche ai pazienti è cotrimoxazole (polmonite da Pneumocistis Jiroveci) Altre profilassi non sono somministrate dato l’elevato costo per il paziente.

Sulla base dei risultati emersi e nell’ottica di fornire cure adeguate, pur con la scarsità di risorse a disposizione, si ritiene opportuno proseguire le attività già in essere e nello specifico puntare al miglioramento delle cure al paziente in terapia antiretrovirale (TARV).




Obiettivo


Nell’arco di 12 mesi, ottimizzare il trattamento del 100% dei pazienti in TARV , attraverso il potenziamento della diagnostica di laboratorio e l’utilizzo di farmaci per la prevenzione /terapia delle infezioni opportunistiche (IO)




OBIETTIVO E AZIONI


OBIETTIVO

OTTIMIZZARE LE CURE AL PAZIENTI HIV IN TARV

Azione 1

Identificare gli operatori responsabili e definire il piano di intervento sulla base di Linee Guida governative /OMS

Azione 2

Potenziare la diagnostica di laboratorio, rendendo più frequente la conta dei linfociti CD4

Azione 3

Rendere disponibili e ottimizzare l’uso di farmaci per la prevenzione /terapia di IO

Azione 4

Monitoraggio e valutazione

Motivazione

Team, Linee Guida, pianificazione e condivisione delle attività sono il presupposto per la corretta gestione del paziente HIV+

La valutazione del grado di deficit immunologico permette di meglio definire inizio e/o modifiche della TARV, ma al momento ci sono ritardi perché il test si fa solo due volte al mese

La sola terapia ARV non è sufficiente ad assicurare il pieno benessere del paziente

Ogni progetto deve essere monitorato in fase di realizzazione per verificare sia l’aderenza al piano che l’efficacia

Risultati attesi

Compliance e condivisione delle attività

Tutti i pazienti in TARV hanno regolare contaggio dei linfociti CD4

Adeguata terapia e profilassi delle IO

Aderenza al Piano in precedenza definito

Indicatori

-Presenza di Linee Guida /protocolli

-Idonea compilazione di: registri, cartella clinica, etc

Conteggio CD4 anno non inferiore a 2/anno per paziente in TARV

Scelta e dosaggio di farmaci per prevenzione e terapia sono in linea con protocolli /Linee Guida adottate

I controlli clinici avvengono nei tempi programmati. Non progressione della malattia nell’80% dei pazienti in follow up

Soggetto esecutore

………

……

……………

…………..


Questa la situazione e questi gli obiettivi. Qualcuno vorrebbe aiutarci? Nel caso qualche associazione fosse interessata, scrivetemi una mail e potremmo organizzare dei miniprogetti

Ciao


Fr Beppe



Grazie Luca

Carissimo Luca,
domani mattina presto partirai alla volta di Nairobi, e quindi ritornerai alle tue occupazioni in Italia. A nome di tutti i Buoni Figli e di tutti i malati che hai servito con cuore semplice e disponibile, intendo dirti GRAZIE: per la tua semplicita' soprattutto... hai saputo metterti al fianco degli handicappati mentali e dei degenti piu' difficili con grandissimo rispetto e con una dedizione eccezionale, e lo hai fatto come se fosse la cosa piu' naturale del mondo.
Ti ringraziamo per il servizio offerto ai malati dopo cena, quando con umilta' vuotavi le borse dell'urina e sistemavi le loro zanzariere. Ti siamo grati per tutti i bagni che hai fatto ai nostri ragazzi; per averli aiutati a mangiare, per averli assistiti nelle attivita' occupzionali; per essere stato al loro fianco nel delicato momento della scuola speciale. Grazie anche per averli portati fuori alla domenica, dando loro dei momenti di svago.
Grazie inoltre per come hai saputo familiarizzare con i giovani Fratelli africani, che non ti hanno mai sentito freddo e distaccato, ma ti hanno avvertito come uno di loro.
Grazie per i momenti in cui abbiamo potuto parlare liberamente, condividendo le nostre idee anche su argomenti complessi e delicati.
Non abbiamo nulla da offrirti in cambio del servizio che hai offerto alla nostra missione, ma ti promettiamo che pregheremo per te e per tutte le tue intenzioni... e, se potrai, ti aspettiamo ancora!
Anche a nome dei Fratelli, delle Suore e dei malati.



Fr Beppe




Luca.jpg



sabato 25 luglio 2009

Il solito Machete del week end


E’ sabato sera, e, come in ogni week end, anche oggi non e’ mancato un paziente terribilmente malmenato e ferito da colpi di machete.

Si trattava di un giovane assalito dai ladri. Aveva lesioni ovunque: al volto, alle spalle, al cranio, sulla schiena.

FeritaMachete.jpgLa sutura di tutte quelle ferite e’ stata lunghissima: ci ha occupati fino alle 22.30. E’ stato un bel lavoro di équipe in cui sia io che Giorgio continuavamo a cucire in parti diverse del corpo. Abbiamo prima lavorato a paziente supino, e poi lo abbiamo dovuto girare a pancia in giu’ per riparare le lacerazioni della schiena. Tendini, muscoli, fasce, cute... tutto pian piano ritornava al proprio posto. Ci sentivamo come dei sarti. Tutto avveniva sotto gli occhi vigili di Ken che si occupava delle condizioni generali del malato.

Cammin facendo ci siamo resi conto che il povero sventurato aveva anche due fratture: una alla gamba sinistra e l’altra alla scapola destra. Abbiamo quindi completato il nostro lavoro con dei gessi alquanto complessi, perché dovevano sia contenere le fratture che permettere l’apertura di finestre attraverso cui medicare le ferite.

Il ferito adesso e’ a letto, e sorride: non ha male perche’ gli facciamo antidolorifici. I suoi familiari non fanno che ringraziarci perche’ lo abbiamo salvato... A me pero’ e’ rimasta una domanda: perche’ tanta cattiveria? Perche’ infierire cosi’ brutalmente su un uomo inerme? Forse i banditi vengono dallo stesso villaggio, e magari sono anche suoi vicini: lui dice di non averli riconosciuti perche’ era buio.

Ora questa gente violenta e’ a piede libero, e potrebbe attaccare altre persone che vivono da sole. Questo pensiero un po’ mi turba ricordando tanti amici che vivono in casette di legno sparse per la boscaglia: “dobbiamo solo pregare che Dio ci protegga tutti”, mi dice Ken mentre do l’ultimo punto di sutura.

Io pero’ continuo a non capire perche’ l’uomo debba cosi’ spesso cercare la propria autorealizzazione nel far del male agli altri. Il mistero della malvagita’ umana mi turba e mi confonde: a distanza di duemila anni ancora e’ valido il detto romano: “homo homini lupus”, e noi spendiamo molto del nostro tempo a riparare i danni che i malvagi infliggono a gente innocente ed indifesa. Forse la riposta a questa domanda la trovero’ solo in Paradiso... per ora continuo ogni giorno con le mie battaglie, sperando di strappare alla morte quante più vite mi sia possibile.

Ciao.


Fr Beppe


venerdì 24 luglio 2009

Adriana

Oggi Adriana ci ha lasciati alla volta della sua nuova casa: Daniele e’ venuto da Mujwa e l’ha accolta a Huruma Centre. La piccola orfana non si e’ accorta di nulla ed e’ partita felice insieme ad un gruppo di volontari italiani che ora fanno servizio in quel centro. Ha qualche problemino alle gambe per cui dovra’ tornare spesso per la fisioterapia... per questo non la perderemo di vista. Il papa’ di Adriana l’ha completamente rifiutata dicendo di non essere neppure sicuro di esserne il padre biologico: a suo giudizio la mamma aveva altre relazioni quando e’ morta, per cui lui non la sente sua figlia. Povera piccola! Ma a Huruma trovera’ il
calore che le e’ necessario.

Fr Beppe

Adriana.jpg


Tanti matatu davanti all'ospedale


Con il continuo aumento dei pazienti e con il fatto che essi vengono da molto lontano, si è progressivamente evoluto anche il sistema dei trasporti da e per Meru.
Quando abbiamo iniziato con l'ospedale nel maggio 2000, i mezzi erano una rarità: ora i matatu sono in continuo movimento dal mattino alla sera per trasportare i malati ed i parenti che li vengono a visitare.
Ci sono anche alcuni pulman che fanno servizio regolare dalle prime ore dell'alba fino al tramonto. A partire dall'inizio di quest'anno abbiamo osservato una nuova evoluzione in tale settore: si tratta dei BODABODA, cioè di motociclisti che funzionano da taxi. Costano il doppio del matatu, ma sono molto più veloci, in quanto normalmente caricano solo due passeggeri (al massimo tre, se si aggiunge un bambino sul serbatoio). Il matatu invece parte solo quando è pieno. Il boom dei bodaboda è dovuto all'ingresso sul mercato di motocicli cinesi dal prezzo veramente bassissimo.
Permane il problema della notte, in quanto non ci sono mezzi dopo l'imbrunire. Quando non riusciamo a finire in tempo la coda dei pazienti, anche oggi essi devono passare la notte nella nostra sala d'aspetto. Offriamo comunque loro sempre un materasso ed una coperta, oltre che una cena abbondante. Quando i reparti non sono pienissimi, li ospitiamo dentro, e diamo loro un letto dove spendere la notte fino all'indomani mattina, quando possono raggiungere Meru con il primo matatu delle ore 6.


Fr Beppe



Matatu.JPG


Matatu1.JPG




giovedì 23 luglio 2009

Il ponte dei sospiri


Certo che anche questo aspetto della vita quotidiana dei villaggi che circondano Chaaria ci può dare un' idea di come vive la gente. Il ponte è costruito tra due piante, ed ha una campata veramente notevole. Passando attraverso di esso la gente risparmia circa 10 chilometri per viaggiare dal villaggio di Rikana a quello di Mitunguu. Sul ponte ci passano anche con biciclette cariche di sacchi di granoturco o di carbonella che dovrà poi essere venduta al mercato... chiaramente non è carrozzabile, ma chi è che ha la macchina da queste parti?

PonteRikanaMitunguu2.JPGDurante la stagione secca ed in periodi di siccità come quello che stiamo attraversando, non è un problema anche guadare il fiume a piedi, ma vi assicuro che nella stagione delle piogge le acque si ingrossano ed hanno una corrente veramente notevole e paurosa. Non si può assolutamente camminare attraverso il torrente in quel periodo, e pure avventurarsi sugli insicuri listelli di cui il ponte è composto non ispira il massimo della tranquillità. Le acque schiumose che ti passano sotto a due metri di distanza creano sempre un senso di vertigine e di mancamento. Eppure questa gente vive così da sempre ed è normale per loro inerpicarsi sugli alberi per poter raggiungere l'altra sponda.
"Altro che 6000 chilometri da Roma" mi dice un volontario... "sembrano 10.000 anni luce".
Io rispondo con calma: "questo ci deve far riflettere su quanto siamo fortunati noi in Europa, e ci dive portare a ringraziare Dio per tutti i doni che ci fa nella vita di tutti i giorni. Vedere le condizioni di vita di questa gente, pensare alle loro sofferenze, non ci deve lasciare indifferenti. Prova per esempio a guardare la donna che sta raccogliendo quell'acqua sporca nella tanica. Se la dovrà portare a casa per molti chilometri, e poi magari non avrà neppure legna sufficiente per farla bollire. Pensa che con quel quantitativo di acqua dovrà prima cucinare, poi lavarsi e quindi fare il bucato. L'acqua sporca infine non sarà buttata via, ma sarà usata per pulire un po' il gabinetto, che consiste solamente di un buco profondo in cui non c'è certamente uno sciacquone."
Il mio amico italiano osserva con attenzione quella donna che si appresta a mettersi il contenitore dell'acqua sulle spalle, e poi sospira dicendo: "nessuno ci può credere se non lo vede di persona".

Fr Beppe



PonteRikanaMitunguu.JPG



PonteRikanaMitunguu1.JPG


PS. Chaaria si ripopola.
Oggi abbiamo accolto altri 5 volontari: abbiamo davvero un bel gruppo di amici che ci aiutano e rallegrano la nostra comunità. Sono appena arrivati e sono stanchi, ma appena possibile ve li presento tutti in foto.




mercoledì 22 luglio 2009

Ancora un pargolo tra gli orfani


Sono arrivato da due giorni, e sono un maschietto. Oggi compio la mia prima settimana di vita. La mia mamma è morta di parto al Kenyatta Hospital. Ero nato a Nairobi perchè mio papà aveva trovato un lavoro laggiù.
Di origine sono però un Meru, come anche i miei genitori... mi pare che non abitiamo molto lontano da Chaaria.
Mio padre dice di non essere interessato a me, perchè ha già altri 4 figli e farà fatica a mantenerli anche senza contare il sottoscritto. Per questo, alla dimissione dalla maternità si è subito recato all'orfanotrofio di Nkabune, dove le suore mi hanno prontamente accettato.
Però, siccome sono molto piccolo e loro non sono attrezzate per l'assistenza al neonato, sono stato affidato a Chaaria, dove dovrei rimanere finchè inizierò a camminare. Poi non so che cosa ne sarà di me. La vita non è mai facile per un orfano.
Ora il mio problema più grosso è che mi manca la mamma, e che con il latte in polvere vomito molto. Piango quasi sempre ma spero di sistemarmi pian piano.
Non ho ancora un nome, perchè il mio babbo non lo ha ancora comunicato. Appena saprò come mi chiamo, ve lo farò sapere.




Bimbo senza nome



Orfano.jpg




Profilassi antimalarica con Malarone e gravidanza

Ho ricevuto molte richieste di consulenza da parte di aspiranti volontari riguardo a questo punto, e quindi mi sono messo a leggere un po' di letteratura.
Il BNF (British National Formulary) sostiene che il malarone va evitato in gravidanza, a meno che il rischio per la madre sia altissimo, tanto da superare gli eventuali danni provocati al feto dalla profislassi stessa.
Per quanto riguarda il tempo da far intercorrere tra la sospensione del malarone e l'inizio di una successiva gravidanza, non ci sono indicazioni temporali: per chi vuole avere un figlio subito dopo il viaggio in aree malariche, non è quindi necessario aspettare dopo la profilassi, anche perchè il farmaco viene eliminato entro 24 ore.
Ciao.


Fr Beppe


Corso di perfezionamento in Tutorato Clinico per Infermieri



Corso di perfezionamento in Tutorato Clinico per nfermieri

Corso di Management per le funzioni di coordinamento delle Professioni Sanitarie



Corso di Management per le funzioni di coordinamento delle Professioni Sanitarie

Corso parallelo Laurea in Infermieristica



Corso parallelo Laurea in Infermieristica

Corso di perfezionamento in Coordinamento e complessità organizzativa



Corso di perfezionamento in coordinamento e complessità organizzativa

martedì 21 luglio 2009

Un tempo Chaaria era tutta così...

... poi le cose sono cambiate. Il prezzo del cotone è diventato sempre più basso. La gente lavorava molti mesi per piantarlo, togliere le erbacce, raccoglierlo fiocco dopo fiocco... e veniva poi pagata una miseria.
Cotone.JPGIl cotone africano è diventato sempre meno competitivo rispetto a quello prodotto in altre Nazioni in cui la meccanizzazione, i concimi e i sussidi governativi consentivano ai contadini di produrre di più e a più basso prezzo.
A partire dalla fine degli anni 90 la gente ha quindi iniziato ad estirpare le piantagioni di cotone, orientandosi ad altre forme di "cash crops": in questo momento a Chaaria oltre alle piantagioni di sussistenza (granoturco, arachidi e fagioli), le coltivazioni più comuni sono quelle del tabacco, che per adesso rende, pur avendo un terribile impatto ecologico (necessita infatti un disboscamento continuo, in quanto la foglia del tabacco viene venduta secca, sopo essere passata per degli essiccatoi a legna).
La fabbrica governativa per la concia del cotone è oggi chiusa per circa 10 mesi all'anno. Queste due foto sono state scattate a Rikana, dove qualcuno ancora ci tenta, anche se magari otterrà circa 80 scellini per un saccone enorme di cotone. A Chaaria di campi come questi non ce ne sono più...


Fr Beppe


Cotone1.JPG



Note tecniche per chi desidera fare volontariato a Chaaria e Tachina


Per evitare problemi di sovrannumero nelle nostre Missioni, ed al fine di coordinare al meglio le partenze dei volontari, riteniamo utili alcuni passi che di seguito proponiamo ai volontari:


1) Coloro che desiderano partire per l'estero con la nostra Associazione dovrebbero fare un periodo di tirocinio in Italia, in una casa del Cottolengo (questo non lo proponiamo ai medici, infermieri e alle persone già conosciute o veterane delle nostre Missioni). Per questo tempo di volontariato ci si accorderà con il Superiore Generale Fr Giuseppe Meneghini.
2) Il primo passo è quello di scrivere a Fr.Beppe (per Chaaria) o Fr. Maurizio (per Tachina), al fine di verificare la effettiva disponibilità nel periodo proposto dal volontario. L'assenso dei Fratelli operanti in Missione non riguarda comunque le date specifiche e la organizzazione del calendario.
4) E' infatti necessaria l'autorizzazione del Superiore Generale (Fr Giuseppe Meneghini. email: fratelli.cottolenghini@cottolengo.org) sia per l'impiego affidato al volontario in Missione, che per la data della partenza (ciò per coordinare al meglio sia i posti letto, sia il servizio, sia soprattutto i viaggi da e per l'aeroporto). Dopo aver scritto a Fr Beppe (fr.beppe@cottolengo.org) o a Fr Maurizio (fr.maurizio@gmail.com) il volontario deve sempre scrivere e presentarsi a Fr Giuseppe Meneghini.
5) Si ritiene indispensabile l'iscrizione alla nostra associazione, sia a fini assicurativi che per lo sgravio di responsabilità. Per questo i volontari dovrebbero sempre contattare il Presidente Lino Marchisio (email: linomarchisio@fastwebnet.it), per informazioni al riguardo.
6) E' sempre gradito che i volontari scrivano una mail a Fr Beppe o a Fr Maurizio qualche giorno prima dell'arrivo, per dare loro conferma. Questo aiuterà anche a ricordare le date ...vorremmo veramente evitare il disguido di lasciare qualcuno all'aeroporto senza autista ad aspettarlo.
7) Per i vaccini seguite quanto indicato dagli uffici di igiene. Per la profilassi antimalarica consultate il blog.

L'Associazione

lunedì 20 luglio 2009

Kiamuri, Rikana, Gatunga...


... sono state per i volontari esperienze molto forti. Vivendo in ospedale, al di là della drammaticità della malattia e della morte, si può anche correre il rischio di avere una visione asettica dell'Africa. Si può pensare che il vestito bello che i pazienti indossano in ambulatorio sia davvero quello che normalmenmte portano nella vita privata. Andare a vedere dove vivono certamente aiuta ad inquadrare meglio il nostro servizio: pur rendendoci conto dei miglioramenti economici di molte famiglie, soprattutto di coloro che hanno un lavoro, constatiamo che molti vivono ancora nella povertà radicale e crudele... niente luce o acqua potabile; ciabatte quando va bene... se no a piedi scalzi.
Andare nei villaggi alla domenica non vuole essere "una forma sgradevole di turismo", ma una lezione di vita in cui i volontari prendono coscienza prima di tutto di quanto siamo fortunati, e poi inquadrano meglio i malati che si trovano ad assistere durante la settimana lavorativa.
Anche per me è sempre un dono quando incontro un povero: la sua stessa vita mi mette in crisi e mi interpella. Senza dire una parola, il povero mi fa una predica più convincente di quella di molti preti. Davanti ad una capanna di paglia o ad un bambino scalzo rimango senza parole e ridimensiono i miei problemi e le mie crisi. Come si fa a non essere toccati da situazioni del genere... noi che abbiamo tutto, anche qui in Africa.
Quando apro la doccia per togliermi di dosso la polvere rossa che, durante l'escursione al villaggio, mi è rimasta sulla pelle, penso a quelle persone che, per potersi lavare, devono andare al fiume e raccogliere una tanica d'acqua da portare a casa sulle spalle.
Quando accendo la luce o uso il telefonino, non posso non pensare al buio pesto di una capanna alla notte, anche se c'è una lampada a petrolio. Tornando dal villaggio, comodamente seduti sulla Toyota, come si fa a non guardare con occhi diversi tutti quegli esseri umani scalzi che si dirigono verso casa a piedi, facendo magari chilometri e chilometri.
E' proprio vero che i poveri sono i nostri maestri di vita, anche quando non sono andati a scuola e non sanno parlare. E' verissimo che la loro presenza è sempre un salutare pugno nello stomaco di cui abbiamo tutti bisogno.
Chiedo al Signore, per me e per i volontari, la fedeltà al povero e la capacità di lasciarci convertire dalla loro silenziosa presenza.



Fr Beppe



DSCN1967.JPG


DSCN1971.JPG


DSCN1972.JPG


domenica 19 luglio 2009

Ritornare

La notte sta calando, mi trovo sotto la piñata di cocco e guardo questo meraviglioso cielo trapunto di lucenti stelle, mi pare di essere avvolta in un velo da sposa. Penso al mio ritorno, qui a Chaaria. Dopo tre immersioni tra le nuvole, che per ragioni tecniche hanno prolungato questo viaggio e con relative disguidi, finalmente in tarda serata giungo alla missione.

Rossella.jpgCome sempre l`accoglienza di Fr. Beppe e di tutto lo staff e` calorosa ad affettuosa, mi pare di essere tornata a casa e di non essermi assentata per diverso tempo. Quando scendo dalla gip, subito respiro l`aria con quei particolari profumi, poi guardo il cielo e scorgo la croce del sud e mille mille stelle.

Arriva anche la malinconia, pensando quando con il mio sposo, che ora è in Paradiso, sono approdata in questo angolo sperduto della terra che irradia amore.

Al mattino la prima visita e` stata dai buoni figli, li ho salutati tutti uno ad uno, mi hanno riconosciuto, teso la mano (chi può) e salutata affettuosamente.

Loro: i semplici, i veri. Una magnifica “collana di perle.”

E poi, i bimbi: quattro bellissime creature che rispecchiano l`infinita fantasia di Dio, una tenerezza che mi commuove.

E poi, l` ospedale: povera umanità sofferente! Senza risposta i miei ‘perche` ?.....

Nel periodo in cui starò a Chaaria, mi sentirò sempre l`ultima ruota di questo carro che provero` anch`io a tirare un po`. Un carro che corre sempre e che raramente rallenta. Trasporta l`amore di coloro che, malgrado le imperfezioni umane che ognuno di noi porta nel proprio bagaglio, sono “i grandi della terra”. Tutti quei missionari, che come Fr. Beppe, offrono il loro sapere, la loro cultura, le loro molte capacita`, la loro vita agli ultimi, ai piu` poveri dei poveri, come insegna il Vangelo e l`esempio di San Giuseppe Cottolengo.

Mentre raduno i miei pensieri, rivolgo ancora lo sguardo al cielo e, tra le stelle ne cerco una in particolare…….. poi, entro in camera, apro la bianca zanzariera, e riposo nuovamente nel “mio letto da regina”.



Rosella




FESTA GRANDE
Oggi una piccola delegazione del Cottolengo Mission Hospital si è recata a Nkubu Hospital per la Messa solenne in onore di San Camillo de Lellis.
Abbiamo voluto esprimere alla comunità camilliana là operante la nostra amicizia e la totale sintonia di intenti.
Il Cottolengo e San Camillo sono molto simili nella loro spiritualità: ci insegnano a prenderci cura dei malati fino al sacrificio della nostra vita, e a fare del nostro lavoro un atto di carità in cui serviamo Cristo stesso nella persona di chi sta male.
Oggi San Camillo ci ha ripetuto che dobbiamo sempre "mettere più cuore nelle nostre mani" se vogliamo essere fedeli alla nostra vocazione... e noi lo vogliamo ascoltare, rendendoci sempre più disponibili ad una carità piena di tenerezza ed attenzione per i malati
E' stata una bella celebrazione, coronata da danze tradizionali e pranzo servito a tutti i partecipanti.
La Messa è stata celebrata dal Vescovo emerito di Meru, Mons Silas Njiru.

Fr Beppe


sabato 18 luglio 2009

Mortalità infantile: un problema molto africano

Navigando qua e là su internet sono capitato su alcuni dati sconcertanti che confermano sia quanto sperimento quotidianamente a Chaaria, sia quanto ho potuto tristemente constatare durante il soggiorno in Sud Sudan ad aprile scorso: ogni anno nell’ Africa subsahariana un milione di bambini non sopravvive oltre i primi 28 giorni di vita.

Questo dato sconcertante viene da uno studio della rinomata ONG Save the Children in collaborazione con l’UNICEF.

Nello stesso studio si legge che sono 4.5 milioni i bambini che non superano il quinto anno di vita. Le principali cause di morte sono: complicazioni legate al parto e malattie infettive.

Nello stesso documento si legge che la mortalità infantile in Africa corrisponde al 50% di tutte le morti pediatriche del mondo.

Certo, ci sono stati grandi passi avanti: nessuno può negare l’impatto della distribuzione massiva di zanzariere alle mamme di bimbi al di sotto dei 5 anni. E che dire poi della pratica di somministrare un richiamo antitetanico in gravidanza, che ha ridotto tantissimo i morti da tetano neonatale. Altro impatto certamente molto significativo lo sta avendo il vaccino contro il morbillo, malattia che in Africa da sempre è stata mortale.

Molto comunque è ancora da fare, se si pensa che in vari Paesi ancora in guerra non si parla neppure di programmi vaccinali.

Rimane poi sempre grave il problema delle malattie trasmesse dall’acqua: le diarree tropicali e subtropicali, sia di origine batterica che parassitaria, costituiscono ancora un pericolo per la vita di molti piccoli.

Anche la cura del travaglio e del parto ancora richiede grandi miglioramenti al fine di salvare più neonati rispetto a quanto succede oggi. Certo a Chaaria siamo in condizioni ottimali, rispetto a certe aree remote in cui c’è solo una maternità che non esegue tagli cesarei. Per non parlare poi di altre situazioni culturali, come quella dei Dinka in Sud Sudan, che rifiutano a priori l’idea del taglio cesareo e del parto in ospedale, esponendo la madre a gravi rischi per la sua salute e per la sua vita stessa, ed incrementando a dismisura il numero dei nati-morti.

MammeInSalaAttesa.JPG


VisitaBimbo.JPG



PS: CENTO DI QUESTI GIORNI… E MAGARI ANCHE DI PIU’…

…anche noi a Chaaria ci uniamo a tutto il mondo nel fare gli auguri a Nelson Mandela per il suo 91° compleanno, e volentieri proponiamo a tutti i lettori di onorare questo gigante dell’umanità con il regalo che lui stesso ha chiesto di fargli: dedicare 47 minuti nella giornata di domani a fare qualcosa di gratuito per gli altri… 47 minuti in ricordo simbolico dei 47 anni in cui egli ha lottato per l’uguaglianza e l’abbattimento delle barriere razziali.



Ciao Fr Beppe



venerdì 17 luglio 2009

La medicina come business

Amina Abdi entra nel mio ambulatorio muovendosi a fatica. E’ vestita di nero dalla testa ai piedi in un tipico abito femminile islamico. Anche il volto e’ coperto dal chador, che pero’ Amina si toglie appena siamo soli nel mio studio. Mi rendo cosi’ conto che puo’ avere all’ incirca la mia eta’. E’ senza dubbio sovrappeso, e subito mi fa vedere delle gambe estremamente gonfie. Ha il fiatone per il minimo spostamento.

Non ho ancora finito di esaminare i suoi arti inferiori, che la paziente comincia a sciorinarmi esami su esami, eseguiti in cliniche private. Ha fatto veramente di tutto: ecografie, ecodoppler, tutti gli esami ematologici possibili ed immaginabili (molti dei quali del tutto superflui).

La stanchezza fa capolino in una giornata pesante e, in un certo senso, deprimente (abbiamo avuto due nati morti ed un neonato in incubatrice sotto ossigeno). Quasi senza rendermene conto, mi scappa una parola di troppo: “In che modo posso ancora aiutarti? Hai gia’ fatto tutto… e poi, chi puo’ permettersi questo tipo di esami in cliniche private a Nairobi, se non chi ha un sacco di soldi?”

Amina mi squadra con sguardo innocente e triste nello stesso tempo, e poi mi dice: “ti sbagli di grosso. Allah…il suo nome sia lodato… sa benissimo che io sono una povera donna. Sono vedova da circa un anno. Mi sentivo come morire, ed un medico del mio paese mi ha detto che non avrei potuto sopravvivere se non mi rivolgevo a quel centro specifico, dove avrei trovato risposte ai miei problemi. Io non so ne’ leggere ne’ scrivere: quando mi hanno detto che tutte quelle lastre erano obbligatorie e che non avrei potuto trovare alcun aiuto senza di esse, ho dovuto vendere la nostra mucca per pagare il conto.

Il problema poi e’ stato che, alla fine di tutti i test, io non avevo piu’ soldi per comprare le medicine. Ecco perche’ sono approdata a Chaaria… e, se puoi, non darmi farmaci costosi, perche’ quello che riusciro’ a pagare non sara’ davvero tanto. A Nairobi, per curare la mia malattia mi hanno chiesto una somma astronomica, ed ho quindi deciso di non comprare niente di quello che mi hanno prescritto”.

“Ti chiedo scusa… vedi come si fa in fretta a giudicare, e come spesso l’apparenza inganna. Cerchero’ di darti delle buone medicine che tu possa comprare anche in questo difficile momento economico dovuto al lutto che ti ha colpita”.

E’ un problema che sovente mi angoscia.

Quando la medicina non e’ esercitata come una missione, rischia di essere un business con cui si estorce denaro dai poveri, che, non avendo alcuna conoscenza tecnica al riguardo, non possono che accettare qualunque cosa il medico proponga. E’ una grande responsabilita’ davanti a Dio, quando noi sanitari cerchiamo piu’ di arricchirci, che di curare con onesta’ i problemi di salute di chi ci sta di fronte.



Fr Beppe




Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....