lunedì 31 agosto 2009

Il mercante di cammelli

Da sempre i cammelli mi piacciono moltissimo perche' sono teneri ed eleganti, e si muovono in un modo che a me pare una danza. Ieri pomeriggio, alla fine dei lavori, sono andato a fare un giro al mercato del bestiame. E' una scena che mi piace sempre tanto. Uomini avvolti nei loro abiti tradizionali, sospingono i loro capi di bestiame lungo sentieri polverosi, verso un punto prefissato. Al centro del mercato c'e' un recinto fatto di poche assi su cui sono assisi degli anziani che masticano qualcosa, forse miraa, sputano ripetutamente sul terreno e fanno le loro offerte per la bestia al centro del serraglio in quel momento. La vendita sempre avviene con il metodo dell'asta: l'animale sara' acquisito dal miglior offerente. Non si tratta solo di mucche, ma anche di capre e di cammelli.
Attorno al mercato ci sono baracche di legno in cui le donne preparano porridge ed altre bevande tradizionali che i pastori di tanto in tanto acquistano. E' una scena di vita molto caratteristica.
Con mia sorpresa vengo avvicinato da un uomo anziano avvolto in un turbante. Dice di conoscermi e di sapere che sono il dakari di Chaaria.
"Come mi conosci visto che siamo a centinaia di chilometri di distanza?"
Lui mi indica i suoi cammelli e mi invita ad avvicinarmi e ad accarezzarli, assicurandomi che non mi morsicheranno. "Due volte all'anno facciamo una spedizione con un centinaio di queste bestie. Ci mettiamo insieme alcuni proprietari, in modo da proteggerci e farci coraggio lungo la strada. Camminiamo da qui fino a Nairobi, dove molti cammelli vengono venduti per il macello... alcuni pastori pero' continuano il cammino fino alla costa, dove vendiamo le nostre bestie per l'esportazione verso i Paesi Arabi. Cerchiamo di evitare l'asfalto il piu' possibile, in quanto le auto spaventano i cammelli. Usiamo sempre la Mati Road, quella che passa da Chaaria Market e dormiamo vicino ai nostri animali. Sei mesi fa ho avuto un attacco di malaria proprio nei pressi del vostro ospedale. Tu mi hai curato e poi hai voluto venire a vedere dove eravamo accampati con i cammelli. Ti ricordi?".
"Si', adesso mi rammento del fatto, ma non avrei potuto riconoscere la tua faccia".
"Capisco... per noi e' piu' facile focalizzare un bianco, soprattutto se questo ti ha aiutato quando stavi male ed avevi pochi soldi".
Sono stato molto contento di questo incontro con il pastore, e con i suoi cammelli, a cui ho dato da mangiare delle carote.
Un altro momento molto bello di ieri e' stato quello della Messa. Ero l'unico cattolico nel convegno ed ho dovuto ingegnarmi ogni giorno per sgattaiolare fuori il mattino presto per la Messa.
La celebrazione domenicale e' stata comunque veramente eccezionale, con un coro bellissimo che cantava anche in tre voci. Il Sacerdote parlava un kiswahili perfetto e non mi sono accorto che il tempo passava. Due ora di Eucarestia sono trascorsi in un baleno... Era mezzogiorno e quindi non ho perso molto delle cose che avrei potuto apprendere.
Ora iniziamo il viaggio di ritorno, con qualche nozione in piu' in testa, ma soprattutto con la mente riposata e con la voglia di rendermi ancora utile.
Sostanzialmente abbiamo ripetuto le cose che gia' si sanno: che sempre bisogna offrire un test HIV a tutti i pazienti con TBC; che il ciclo terapeutico e' stato ridotto dagli 8 mesi precedenti ai 6 mesi attuali; che dobbiamo curare al massimo la aderenza alla terapia perche' ci sono notizie allarmanti circa ceppi resistenti ai comuni farmaci anti TBC.
Ci sentiamo a Chaaria dopo il rientro.


Fr Beppe


domenica 30 agosto 2009

Una natura mozzafiato

La giornata di studio e' conclusa ed io sento il bisogno di un po' di solitudine. Sono stanco di conversazioni dotte e di confronti scientifici sull'ultimo articolo apparso su "The Lancet", e che devo far finta di aver letto, per non apparire ignorante di fronte a giovani colleghi incravattati.
Mi siedo per terra, e davanti a me ho una campagna brulla e riarsa da un sole ancora alto all'orizzonte. Sono sempre affascinato e colpito dai nomadi, che da una parte mi paiono cosi' primitivi, e dall'altra mi sembrano dei monumenti alla essenzialita' e alla forza nell'arte della sopravvivenza.
In lontananza vedo donne avvolte solo in trazidionali kitenge, le quali si avviano tutte verso un puntino vicino all'orizzonte. Hanno delle taniche di plastica gialla sulle spalle o sulla testa. Probabilmente contenevano prima degli aiuti alimentari, ed adesso servono per la raccola dell'acqua. Credo che ci sia una sorgente, in quanto tutte si dirigono nello stesso luogo, da cui altre riprendono il cammino con il prezioso materiale sul capo.
Un po' piu' vicino a me ci sono alcuni pastorelli coperti con uno straccio che li avvolge dalle spalle alle ginocchia. Sono forse annoiati dal lavoro di mandriani e decidono di dare assalto ad uno delle centinaia di termitai che punteggiano il panorama. Sono delle torri di terra insecchita, un vero monumento all'ingegnosita' della natura. Ne hanno preso si mira uno e lo colpiscono ripetutamente dapprima con pietre e poi con i bastoni da pastori. Sembrano presi da una furia incredibile e continuano l'opera distruttiva finche' decapitano la struttura ed osservano quelle povere bestioline cieche agitarsi per proteggersi dal sole bruciante e per trovare una via verso il sottosuolo. Non appena le termiti sono state scovate i bambini si stufano e ritornano versp le loro capre. Chissa' da dove viene tutta questa violenza che porta i bimbi a infierire contro creature innocue e indifese? E' la stessa innata violenza che caratterizzava la mia infanzia quando mi divertivo a dare la caccia alle
lucertole e tagliare loro la coda o appiccare loro il fuoco, dopo averle cosparse con dell'alcool.
Un po' piu' lontano un altro pastorello si divertiva ad attraversare la strada appena prima del passaggio di un matatu... ma questa volta gli e' andata male, perche' l'autista si e' fermato e lo ha sculacciato a dovere, sollevando il povero straccio che gli copriva il sederino.
Alzo gli occhi e non vedo altro che terra bruciata, manyatte e poco bestiame. Il sole brucia e non tira un filo di vento. Questa natura selvaggia e crudele mi da' insieme un senso di liberta' infinita e di oppressione profonda. Quasi senza rendermene conto mi ritrovo a pregare per questi piccoli monelli che non hanno mai visto una scuola e per le loro mamme che, giorno dopo giorno. cercano di farli sopravvivere, nonostante la miseria che li morde quotidianamente.


Fr Beppe



Messa di suffragio per il Dr. Armando Bruno


ASSOCIAZIONE VOLONTARI COTTOLENGO

MISSION HOSPITAL CHAARIA -KENYA (ONLUS)
via Cottolengo 13 - 10155 TORINO
C.F. 9 7 6 5 3 4 8 0 0 1 8
http://chaariahospital.blogspot.com



La S. Messa di suffragio per il nostro volontario Armando Bruno verrà celebrata lunedì 14 settembre alle ore 18.00, nella Parrocchia di Buttigliera Alta (TO) - via Rosta n. 12.


Il Presidente dell'Associazione
Lino Marchisio




sabato 29 agosto 2009

Grazie Giorgio e Clelia.


Oggi salutiamo Giorgio e Clelia che sono stati con noi per un mese intero!

Entrambi non si sono risparmiati nel servizio, spendendo la loro professionalità per i tanti bisognosi che ogni giorno bussano alla porta della nostra missione.

Ogni persona che trascorre un periodo a Chaaria è per noi un dono di Dio. Lo sono stati anche Giorgio e Clelia e per questo vogliamo ringraziare loro, ma soprattutto ringraziare Dio che li ha condotti da noi.

Ogni persona che viene a Chaaria è per noi motivo di riflessione, occasione per interrogarci sul nostro servizio e opportunità di confronto con il nuovo.

Durante la loro permanenza Giorgio e Clelia sono stati motivo di confronto fra noi fratelli e anche per questo li ringraziamo.

Carissimi Giorgio e Clelia un grande GRAZIE per tutto quello che avete fatto, ma soprattutto per quello che SIETE! Ricordatevi di noi, un forte abbraccio!



I fratelli della comunità di Chaaria



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venerdì 28 agosto 2009

Contraddizioni troppo forti

Naturalmente quando i medici hanno un convegno, non si trattano molto male. L'alloggio e' ottimo, il cibo superlativo... possiamo seguire le notizie alla televisione, e non ci manca davvero nulla.
Questa nostra situazione abitativa contrasta in modo duro con lo stile di vita delle popolazioni dedite alla pastorizia che si trovano a pochissima distanza da noi.
Oggi ho visto distese brulle, senza piu' un filo d'erba. Tra gli arbusti, secchi pure loro, si aggirano mandriani semivestiti, con vistose collane al collo e con immensi buchi alle orecchie. Li vedi anche in lontananza nel paesaggio desertico. Sembrano imbambolati...guardano il vuoto, mentre scarse mandrie denutrite vagano alla ricerca di un filo d'erba. Le capre si arrampicano sugli arbusti rinsecchiti, cercando una improbabile fogliolina. Tra queste figure di altri tempi, nella steppa brulla e pianeggiante si innalzano torri di polvere sollevata qua e la' dal turbinare del vento. Le loro case sono di fango e paglia. Molte manyatte sono costruite con rami e basta. Vedo dei bambini piccolissimi, che invece di andare a scuola, rincorrono poche capre smunte, a piedi nudi e coperti a mala pena da quattro stracci.
Osservo donne con il seno scoperto che allattano bambini senza curarsi della loro nudita' e con l'occhio spento e fisso verso l'orizzone. Sembra che in questa zona gli abitanti siano rimasti ancorati a stili di vita arcaici che nulla hanno a che fare con il progresso. Ci sono pochi campi coltivati a mais, ma nessuno lo ha raccolto perche' non si e' formata alcuna pannocchia a causa della siccita'.
Tutto questo, pur sembrando lontano anni luce, accade a pochi chilometri dalla sede del nostro incontro.
Invece nella cittadina dove ci troviamo la vita e' molto diversa: ci sono belle auto che girano, per strada, la gente usa il telefonino e si veste bene. Ci sono ragazzine truccate e giovani uomini che passeggiano in cravatta e doppiopetto.
E' strano ma in questo momento, ed in questa zona della mia Africa sento ancora piu' fortemente la forbice che divide i ricchi ed i poveri. Mi sento chiamato verso i poveri, anche se con tristezza devo ammettere che spesso il mio stile di vita e' quello di un ricco. Io non sono povero! Anche ora sono seduto davanti ad un computer e sicuramente avro' carne per cena. Nei piani del convegno c'e' anche una visita di alcune ore ad un parco nazionale: chissa' se quei bambini sporchi di polvere e puzzolenti come le capre hanno mai visto un leone dal vero o una giraffa.
E' sempre importante uscire qualche volta dal proprio ambiente, per riprendere coscienza di tali cose e scegliere nuovamente di essere il servo dei poveri, totalmente a loro donato, anche con il sacrificio della vita.
Chiedo a Dio di darmi questa determinazione e di mantenermi fedele a tale impegno.


Fr Beppe




PS: al convegno ci hanno detto che l'ipertrofia prostatica ed il cancro della prostata sono in grande aumento e che il distretto di Meru e' purtroppo una zona ad alto rischio. Ancora a questo riguardo devo ringraziare Dio per la presenza dei volontari. Dopo il convegno inizieremo un periodo intenso di prostatectomie con il dott Pietro prima e con il dott Max poi.

Suffragio per il Dott. Bruno Armando

Cari Beppe e Lorenzo,
lo conoscevo questo chirurgo... eravamo andati a cena assieme era classe 50.... una persona veramente gradevole piena di entusiasmo, voleva andare a chaaria in missione e ci eravamo visti perchè voleva avere delle informazioni, era appena andato in pensione...
Certo che la vita a volte finisce quando meno uno meno se lo aspetta... quando sei pieno ancora di energia, di progetti, di sogni, quando senti che potresti ancora fare tanto per tanti...
Che tristezza, tutto ci fa capire come nel poco che abbiamo su questa terra dobbiamo cercare di fare del nostro meglio per rendere la nostra vita degna di essere vissuta.
Un abbraccio


Elena

giovedì 27 agosto 2009

In viaggio verso il convegno

E' strano per me trovarmi fuori dall'ospedale dopo tanti mesi di attivita' frenetica di notte e di giorno... l'ultima volta che mi ero assentato era stato per andare in Sud Sudan. Stamattina, quando sono partito, mi sono sentito invaso da un grande senso di colpa: vedere tutti quei pazienti che mi aspettavano, e non trovare il coraggio di dire loro che non ci sarei stato... poi osservare Pietro che si preparava per la prima isterectomia senza di me, in qualche modo mi ha lacerato: ho tanto bisogno di uscire un attimo e di tirarmi via dalla routine opprimente, ma dall'altro mi sento attratto potentemente dalla sala operatoria, e vorrei essere con lui sia per aiutarlo che per imparare ancora dalla sua sicurezza ed esperienza. Guardando i reparti stracolmi con due pazienti per letto, ho ringraziato Dio per avermi dato tanti dottori in questo momento. Giorgio e Pierantonio copriranno il servizio presso gli adulti, mentre Magda e Cris si prenderanno cura dei bambini. Tutti poi faranno corpo per aiutare Ogembo a finire la massa dei pazienti ambulatoriali: sara' molto dura per lui, avedo tutte le ecografie sulle spalle.
Ringrazio Dio anche per Fr Giancarlo, a Chaaria per le vacanze insieme ai giovani aspiranti Fratelli. Sara' lui di guardia durante la notte, e si assumera' la responsabilita' di andare a prendere il dott Ogembo, Makena e Jesse in caso di cesarei o altre emergenze notturne.
Grazie a Fr Lorenzo che ha deciso di posticipare importanti impegni a Nairobi per essere presente a Chaaria durante la mia assenza: a lui ci affidiamo totalmente per tutti i problemi legati al generatore ed alla manutenzione in genere.
Vedo un convergere di aiuti che hanno permesso questo mio momento di stacco. Chaaria e' davvero un mosaico molto complesso. Se manca un pezzettino, tante altre parti scricchiolano e rischiano la crisi. Vedere questo impegno in cordata mi commuove, e mi incoraggia a tornare ancora piu' motivato dopo questi pochi giorni in cui l'ospedale e la sua vita frenetica gia' mi mancano al punto di farmi piangere.
Mi guardo attorno e vedo il paesaggio brullo che mi circonda. Penso a tutta la povera gente che non ha da mangiare e che non riesce a trovare pozze d'acqua per abbeverare i propri cammelli. Piu' si continua con il viaggio in pulmino e piu' il paesaggio e' drammaticamente arido e stepposo... Mi chiedo come si possa sopravvivere in aree del genere. Eppure molti miei pazienti vengono proprio di qui.
E' bella in me questa sensazione di appartenenza alla gente che serviamo. Li sento miei, e, quando non lavoro per loro, mi mancano. Sono veramente entrati nel mio cuore. Ora dal finestrino del pulmino nissan ho la possibilita' di vedere le loro capanne, le loro manyatte e pensare alla loro poverta' estrema.
Grazie Signore di questi giorni; grazie per coloro che a Chaaria stanno lavorando al posto mio. Ti prego anche per tutti questi nomadi e pastori che scorgo sul ciglio della strada: sii tu la loro forza in un anno estremamente difficile a causa di fame e siccita'.
Arriveremo a destinazione tardi, e saro' stanchissimo. Pensatemi distrutto fisicamente ma contento.
Spero di poter scrivere anche domani. Ora ringrazio anche il collega che mi ha lasciato usare il suo computer che ha la connessione internet.


Ciao Fr Beppe



mercoledì 26 agosto 2009

Intervento di fistola cutaneo/ileale


Esprimiamo la nostra riconoscenza all dott Rolandi, grazie al quale abbiamo potuto aiutare una povera donna che da anni soffriva a causa di una fistola addominale che drenava pus.
L'intervento e' stato molto complesso, ed e' durato a lungo, ma e' andato bene. La fistola raggiungeva l'ultima ansa d
ell'intestino tenue. Il dott Rolandi non ha fortunatamente dovuto fare una resezione del viscere, ma ha dovuto lottare con molte aderenze facilmente sanguinanti.
Anche questo e' un segno di quanto siano importanti i volontari che ci insegnano sempre nuove tecniche e ci permettono di far crescere l'ospedale, e di servire i malati sempre piu' efficacemente.
Tra l'altro sara' lui a sostituirmi nei prossimi 4 giorni in cui avro' un impegno inderogabile: un convego su AID
S a TBC, da cui potrei ricavare aiuti sia economici che scientifici. Pietro sara' reperibile durante la notte e fara' anche gastroscopie e colonscopie, permettendo al servizio di non subire alcuna battutta di arresto. Io saro' attivo a Chaaria nuovamente a partire dal 1 settembre... nel frattempo cerchero' di imparare cose utili, oltre che di rilassarmi un momento.
Faro' del mio meglio per riuscire a scrivere il blog anche nei prossimi giorni. Se qualche volta vedrete che salto un gio
rno sara' solo perche' il convegno visitera' anche zone rurali e potrebbe capitare di essere in aree senza copertura internet... spero comunque di poter comunicare con voi anche da laggiu'.


Fr Beppe



martedì 25 agosto 2009

Beatitudini

Beati voi poveri; beati voi che non avete abbastanza da mangiare, e siete ridotti a nutrirvi sempre e solo di mais con il rischio della pellagra o dovete usare farina per i maiali per i vostri bambini; beati voi che piangete perche’ non avete soldi per farvi curare, perche’ non potete dar compimento ai vostri sogni di carriera e studi, in quanto non ce la fate a pagare le tasse scolastiche. Ora siete in lacrime ma questo non sara’ per sempre; tornera’ anche per voi il tempo del sorriso.

Beati anche voi, poveri in spirito, che non siete presuntuosi o boriosi, ma vi mettete umilmente al servizio degli altri, accettando sia di essere ringraziati, sia di essere ripagati a pesci in faccia. Beati voi quando vi sapete sempre accontentare di quello che c’e’, pensando che vi sono molti altri che stanno peggio...Voi avete la possibilita’ di indicare al mondo una via alternativa, fondata piu’ su cio’ che siamo che su cio’ che abbiamo. Voi mostrate all’umanita’ una strada per costruire una civilta’ basata sul servizio e sulla condivisione umile di cio’ che siamo. E’ questo che intendo quando dico che: “vostro e’ il Regno dei Cieli”, un Regno da costruire qui in terra fin da ora per poterlo poi godere in eterno nell’al di la’.

Beati voi anche quando le cose sembrano andare tutte male; quando molti sparlano di voi dimenticando il bene che fate per puntare il dito solo alle immancabili debolezze che certamente sono presenti in ogni creatura. Non difendetevi e non vendicatevi. Mandate giu’ la saliva e contate fino a 10 prima di rispondere. Il silenzio e’ la via che Io ho scelto davanti a Pilato. L’autodifesa non costruisce nulla; la rivincita sul male che vi hanno fatto non vi dara’ alcuna gioia. Sara’ la vita a farvi giustizia, magari anche dopo molti anni: pensate a Primo Mazzolari ed a molti altri.

Cercate invece la vostra pace nella preghiera e nel servizio incondizionato ai poveri. Saranno loro la vostra gioia e vi riempiranno a tal punto che non avrete neppure un minuto per pensare a chi vi accusa in tanti tribunali umani: rimanete fedeli a quello che siete e a cio’ in cui credete. Quando un giorno sarete davanti a Dio, verrete giudicati per quello che siete realmente nel profondo, e non per quello che la gente dice o per i francobolli che vi avranno appiccicato sulla fronte. Lodi e adulazioni... disprezzo e calunnie nulla cambieranno in quel giorno finale, perche’ Dio ci guardera’ con amore e vedra’ il nostro cuore per quello che e’. Ed in questo senso dico che sarete beati solo quando sarete miti, quando non cercherete mai di restituire il male ricevuto, quando non toglierete il saluto a chi vi ha feriti, ma pregherete per loro e sarete sempre gentili nei loro confronti. E facendo cio’, sarete ancora piu’ beati perche’ diventerete operatori di pace e veri figli di quel Dio che vuole sempre e solo la pace.

Eh si’, felice non e’ chi si sente sempre una spanna al di sopra degli altri e deve giudicare tutto e tutti; non e’ neppure chi condanna e riesce a far star male il suo prossimo. Presunzione, calunnia, boria, ricchezza sfrenata che diventa egoismo nei confronti dei poveri, non daranno mai la felicita’ a nessuno. La strada delle beatitudini ci propone un mondo alla rovescia, un mondo di perdenti, un mondo di ultimi, che pero’, alla fine della fiera, saranno profondamente in pace con se stessi, con Dio e con tutti.




Fr Beppe



lunedì 24 agosto 2009

Lo sapevate che... il taglio cesareo...

.... e’ una delle operazioni piu’ antiche ideate dal genere umano? Le sue orignini vanno indietro al tempo dell’Impero Romano.

Ma anche in Africa le sue origini sembrano essere molto remote. Infatti nel diciottesimo secolo i primi esploratori europei furono sorpresi nel trovare testimonianze di chirurghi tradizionali che eseguivano l’operazione in modo routinario quando il parto naturale falliva.

Un documento eccezionale a questo proposito e’ un disegno che ritrae un cesareo tradizionale verso la fine del diciottesimo secolo. Alla donna veniva fatto bere del vino di banana per sedarla ed ubriacarla. Quindi veniva praticata una incisione a tutto spessore dalla cute all’utero, utilizzando dei coltelli rudimentali in metallo, mentre vari assistenti la tenevano ferma bloccandole le graccia e le gambe. Dopo l’estrazione del bambino la sutura veniva eseguita chiudendo l’utero e tutte le strutture sovrastanti in un solo strato. Veniva in genere usata una grossa spina di legno a cui erano attaccati dei filamenti estratti dalle liane di vari alberi.

A Chaaria invece il primo cesareo risale al 1999. Era stato un caso isolato e del tutto eccezionale. Non eravamo assolutamente pronti ne’ come staff, ne’ come sala. Ricordo che era stagione delle piogge ed eravamo in stato di totale inondazione a causa del fenomeno El Nino.

La donna non riusciva a partorire ed abbiamo cercato di trasportarla a Meru per la chirurgia. La nostra vecchia Land Rover pero’ si e’ impantanata irrimediabilmente nel fango. E’ stato quindi gioco-forza tentare di fare qualcosa. Abbiamo radunato tutto il nostro coraggio ed abbiamo provato, con l’unico scopo di salvare madre e neonato… il cesareo è andato bene contro ogni aspettativa e nonostante tutta la mia paura.

Il riconoscimento pero’ che la nostra struttura non era adeguata, e la paura di fare danni, ci ha portati ad abbandonare il progetto ancora per molto tempo. Dopo quell’emergenza inderogabile del 1999 abbiamo ripreso a trasportare i casi complicati nell’ospedale di riferimento. La pratica routinaria dei cesarei è poi ripresa nel 2004, quando Laura Sacchi ha creduto in me ed è venuta a Chaaria per un mese con lo scopo di insegnarmi propriamente la tecnica chirurgica.



Fr Beppe



domenica 23 agosto 2009

Grazie Claudio, grazie Giulia.


Oggi sono partiti per l'Italia il dott. Claudio Cattini e l'assistente Giulia.
Claudio ritorna in Emilia Romagna e Giulia rientra in Puglia. Siamo felici anche di questa espansione del volontariato a varie parti della nostra Penisola. Chiediamo sia a Claudio che a Giulia di far conoscere sempre meglio la nostra realtà nella loro Regione di provenienza, da cui ancora non riceviamo molti volontari.
Da parte nostra, e soprattutto a nome di tutti i pazienti che avete servito, carissimi amici, desideriamo assicurarvi la nostra più sentita riconoscenza ed il nostro affetto, con la speranza di rivedervi presto.
Claudio è un recidivo di Chaaria alla seconda esperienza... speriamo che il mal d'Africa non lo lasci mai e possa rientrare tra noi al più presto.
A Giulia auguriamo ogni bene anche per il suo futuro professionale, e la aspettiamo con gioia, magari non più come assistente alla poltrona, ma come infermiera professionale.


Fr Beppe



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Josphine Kawira


Sono stata a casa per due settimane da mio papà, in una situazione di povertà radicale a cui non sono nemmeno più abituata, dato che, a confronto di casa mia, la scuola dove mi trovo è una reggia.
Oggi sono rientrata in collegio per delle lezioni di recupero. Infatti sto studiando molto perchè faccio sempre due anni in uno. A settembre dovrei iniziare la terza elementare. Beppe spinge continuamente sul fatto che non devo mollare, e che devo recuperare gli anni persi precedentemente. So che ha ragione perchè non piace neanche a me essere in classe con compagni e compagne che mi arrivano all'ombelico e che parlano di cose così infantili che non mi trovano per niente interessata.
Con questa letterina ripeto il mio grazie a Francesco Bevilacqua di Napoli per il continuo supporto nel pagamento delle mie tasse scolastiche. Grazie anche alle volontarie di Brescia appena partite. I vestiti che ho indosso me li hanno dati loro.
Con un po' di vanità femminile mi son fatta fare le trecce, per coprire le vecchie cicatrici del machete: sono bella vero? Anche gli orecchini me li ha regalati una volontaria. Vero che ormai sembro una signorina? Grazie che mi volete bene. Il vostro affetto mi aiuta a dimenticare quanto mi è successo, ed a superare la tristezza che a volte mi prende quando penso alla mia mamma che nemmeno conosco.
Ciao.

Josphine Kawira




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sabato 22 agosto 2009

Commovente


Ieri ho rivisto una coppia che non vedevo da tempo. Sono inconfondibili perche’ lui e’ sempre piuttosto stracciato nel modo di vestire, mentre lei e’ certamente piu’ ordinata, ma ha un andamento claudicante tipico dei poliomielitici che hanno un arto piu’ corto ed atrofico del controlaterale.

Lei e’ vistosamente incinta, probabilmente quasi a termine. Entrano nel mio studio sorridendo. Il marito e’ molto loquace e mi dice: “ti ricordi 4 anni fa? Era notte e ti abbiamo portato mia moglie perche’ non era riuscita a partorire a casa. Era stato un cesareo complesso, e Gladys aveva dovuto subire almeno due trasfusioni... ma adesso eccoci qui: questo e’ il frutto del tuo buon lavoro; si chiama Valentine...”

“Saluta il dottore, dagli la mano e non aver paura della sua pelle bianca”.

“Valentine e’ davvero intelligente, lo sai? La faro’ studiare come te, perche’ diventi dottoressa ed aiuti tanta gente come fai tu... che Dio ti benedica”.

La piccola e’ proprio carina e non si mette ad urlare quando provo a prenderla in braccio. Che commozione veder crescer quei bimbi che sono vivi grazie alla nostra mano in sala operatoria! Riflettere sulla nostra missione di medici, e sullo stupendo compito di salvare vite umane, e’ spesso un’ esperienza che mi tocca fino alle lacrime. Guardare negli occhi questa bambina mi riporta indietro a quegli attimi in cui probabilmente abbiamo tremato perche’ la mamma aveva smesso di respirare dopo la spinale e l’ abbiamo rianimata; mi fa ripensare all’ansia provata quando forse non riuscivo a fermare l’emorragia e Jesse mi diceva ripetutamente che la pressione scendeva o non era piu’ udibile; rievoca in me gli sforzi fatti per riprendere all’ultimo momento la piccolina che non voleva saperne di respirare da sola.

Tutto questo pero’ viene ampiamente ripagato dalla gioia di aver dato un figlio ad una coppia, e di aver offerto un futuro ad una creatura che probabilmente sarebbe morta alla nascita.

Faccio l’ecografia alla donna, ed ancora una volta mi rendo conto che la polio ha causato deformita’ molto significative alle ossa del bacino, ed ha reso praticamente impossibile un parto naturale. Raccomando quindi a Gladys di non ripetere lo sbaglio della prima volta.

“Partorire a casa e’ un suicidio. Non ce la faresti mai, e correresti il rischio di aver atteso il tuo bambino per nove mesi, solo per vederlo poi morire durante il travaglio. Anche tu correresti dei rischi notevoli, a causa della precedente cicatrice. Vieni dunque in tempo... almeno una settimana prima della data attesa del parto, e programmeremo l’operazione senza ansia, e senza tutte le immancabili complicazioni che si verificano quando si va in sala troppo tardi. E poi considera che e’ totalmente diverso essere operati durante il giorno, quando tutto lo staff anche anestesiologico e’ presente, rispetto ad una emergenza notturna, quando siamo stanchi ed in numero esiguo”.

Entrambi mi dicono di aver compreso bene i rischi connessi, e mi promettono che saranno fedeli alle indicazioni loro date.



Fr Beppe



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Ancora siccità...


da una canzone di Guccini: "la polvere rossa si alzava lontano ed il cielo brillava di luce non vera".

venerdì 21 agosto 2009

Alta chirurgia a Chaaria

Ieri sera abbiamo accolto il dott Pietro Rolandi e consorte, ed oggi lo abbiamo già messo "a ferro e fuoco": interventi tutto il giorno, con ritmi veramente sostenuti; e poi tanti pazienti da visitare per programmare le sedute operatorie future.
Nella giornata odierna siamo riusciti a fare due isterectomie per fibromi, una mastectomia radicale con svuotamento del cavo ascellare per tumore della mammella, un lipoma del collo, ed un cesareo.
La seduta è iniziata alle ore 9 e si è conclusa alle ore 20... ma anche adesso siamo in stand by, perchè entro mezz'ora sapremo se una donna, in travaglio da molte ore e con una cicatrice da pregresso cesareo, ce l'ha fatta, o se dovremo ancora metterci i guanti sterili e la mascherina, ed imbracciare nuovamente il bisturi per darle un figlio sano senza il rischio di rottura d'utero.
La giornata a Chaaria è così complessa ora che ci sono le sedute chirurgiche, che per me sarebbe del tutto impossibile visitare i pazienti ricoverati e quelli dell'ambulatorio: meno male che la Provvidenza ci sta davvero aiutando molto. Abbiamo con noi il dott. Carbone, primario di medicina d'urgenza, il dott. Pierantonio, geriatra ma anche clinico a tutto campo, due nuovi medici polacchi (Kistopher e Magda)... Tutti questi volontari possono sembrare troppi, ma stranamente tutti sono impegnati da mattino a sera. Non capita proprio mai che qualcuno mi dica che non sa cosa fare.
E che dire di Claudio e Giulia che iniziano al mattino alle 8.30 con le loro cure odontoiatriche, e non riescono mai a finire prima delle 18.30.
Chaaria sta diventando davvero impegnativa, se così tanti professionisti, per caso arrivati nello stesso momento, trovano tutti così tanto lavoro da stancarsi moltissimo.
Penso che, grazie ai volontari presenti, riusciamo a servire i malati in maniera molto più effciente ed efficace di quanto non potremmo fare il dott Ogembo ed il sottoscritto da soli... tra l'altro lui è anche in ferie per una settimana!
Una nota carina a proposito dei Polacchi: non li abbiamo cercati. Sono arrivati per puro caso, mentre già erano in Kenya presso un'altra missione, e sono impegnatissimi. Fanno parte di una associazione polacca di volontariato sanitario che si chiama REDEMPTORIS MISSIO. Mi hanno promesso che pure in futuro potranno ancora collaborare con Chaaria, come già fanno con altre strutture legate ai Missionari Francescani Conventuali in vari Paesi Africani.


Ciao Fr Beppe


giovedì 20 agosto 2009

Priscilla è stata amputata


La decisione e’ stata molto difficile e sofferta, soprattutto perche’ la paziente ha 25 anni, ma credo che sia stata la cosa migliore.

Priscilla e’ una delle persone sfortunate, che si beccano il diabete giovanile in Africa. Questa malattia non puo’ essere curata con antidiabetici orali, ma necessita di insulina... ed onestamente e’ assai difficile da controllare.

I pazienti poi quasi mai sono fedeli alla terapia: il problema principale e’ il prezzo dell’insulina... proibitivo per la maggioranza dei nostri clienti. A questo si deve aggiungere il costo delle siringhe: anche insegnando loro a bolllirle piu’ volte, la plastica si rovina in fretta, le tacche con le unita’ divengono rapidamente illeggibili, e lo stantuffo si blocca o perde la tenuta stagna. Cio’ fa si’ che ogni settimana essi debbano comprare una siringa nuova.

E poi l’insulina ha bisogno del freddo per la conservazione... ma qui nessuno ha il frigo! Per questo insegnamo ai malati a comprare una pentola di latta con un coperchio il piu’ possibile ermetico; diamo loro l’indicazione di riempirla di acqua fredda e di seppellirla nel pavimento di terra della capanna o della cucina, in modo che sia riparata dal sole. In questo modo il suolo riesce a mantenere la temperatura di quell’acqua abbastanza bassa. Poi diciamo loro di tenere la bottiglia dell’insulina a bagnomaria in questo frigorifero rudimentale. Capite quanto sia disagevole! E poi chissa’ se quella medicina funziona ancora quando viene conservata in quelle condizioni.

Ma il problema principale sono i soldi: pochi ce la fanno a comprare il prodotto regolarmente, con il risultato che sovente vengono ricoverati in ospedale per coma, o, come nel caso di Priscilla, a causa di un “piede diabetico” terrificante.

Abbiamo cercato a lungo di salvarle l’arto. Ad un certo punto ci abbiamo quasi creduto, quando i valori glicemici sono scesi a livello di un buon controllo. Ma poi ci siamo resi conto che quel piede peggiorava sempre di piu’: e’ diventato necrotico; si e’ riempito di vermi; ha intaccato l’osso... e la necrosi ha preso a salire, raggiungendo quasi il ginocchio.

Priscilla e’ diventata anemica e l’abbiamo dovuta trasfondere. Pero’, pur vedendo le sue condizioni peggiorare giorno dopo giorno, la giovane donna ha sempre rifiutato l’amputazione, anche quando le dicevo che una setticemia avrebbe potuto ucciderla.

Lei si guardava la gamba; inorridiva alla vista delle larve che si muovevano in quella massa informe ed anestetizzata che aveva sostituito il suo piede, ma le sue convinzioni religiose le impedivano di accettare la mutilazione di una parte del suo corpo.

Da ieri era diventata soporosa, ma inaspettatamente, in un momento di lucidita’, mi ha detto di si’ quando per l’ennesima volta le ho prospettato l’inevitabile e le ho anche promesso che le avrei fatto confezionare una protesi presso le suore di Naromoro.

Oggi siamo entrati in sala con il cuore in gola. La glicemia era alta, nonostante l’insulina... forse a causa dell’infezione. L’emoglobina era di 6, nonostante una trasfusione durante la notte scorsa. Ma tutto e’ andato bene: un’ora e mezza di operazione, senza grossi sanguinamenti. Certo, non e’ un bell’intervento, e ci si sente un po’ dei macellai, soprattutto quando si prende in mano la sega, e si seziona il femore alla maniera dei boscaioli... ma il fetore insopportabile e’ cessato immediatamente dopo l’asportazione della parte necrotica.

Abbiamo suturato con calma, ed il moncone e’ venuto bene, con dei bei cuscinetti muscolari e senza tensione della cute.

Priscilla e’ serena. Ora e’ felice della decisione presa. Per la prima volta e’ nella stanza con le altre, e non si deve vergognare del tanfo che proviene da sotto le sue coperte. Mi ha sorriso anche poco fa, e mi ha ricordato che le ho promesso la protesi.



Fr Beppe




IL PIEDE DIABETICO

E’ una complicazione severa del diabete mellito, ed e’ causata in parte dalla neuropatia ed in parte dalla ischemia: il paziente ha cioe’ una ridotta perfusione agli arti inferiori dovuta al danno vascolare da diabete, ed ha anche una perdita delle sensazioni dolorose a causa della compromissione dei nervi periferici.

Quando questi malati si feriscono il piede, magari camminando scalzi, la mancanza di sensibilita’ ritardera’ la diagnosi e la ricerca di terapia. Di conseguenza si possono avere ulcerazioni molto estese e profonde, che spesso intaccano l’osso (osteomielite). L’osteomielite e’ in genere la causa dell’amputazione.

La mortalita’ da piede diabetico e’ maggiore nei pazienti piu’ anziani; in quelli che si presentano troppo tardi in ospedale; in coloro che sono stati diabetici per molti anni ed in quelli la cui gicemia e’ stata spesso fuori controllo.



Fr Beppe



mercoledì 19 agosto 2009

"Avrebbe voluto cibarsi delle ghiande che davano ai porci, ma nessuno gliene dava" (Vangelo. Parabola del Figliol prodigo)

La fame dovuta alla siccita’ e ai prezzi molto alti sta spingendo molta gente a rivolgersi agli alimenti per animali. Infatti questi prodotti costano circa un terzo di quelli per uso umano.

Sta accadendo a parecchi abitanti degli slum, dove i piu’ poveri sono costretti a comprare farina per bovini e suini: gruppi di famiglie si uniscono in una specie di cooperativa e contribuiscono con una cifra di 200 scellini a testa, per comprare un sacco di farina di 90 chili al prezzo di 1200 scellini.

Un sacco puo’ essere sufficiente per sei famiglie per circa una settimana. Normalmente i venditori nei negozi sono ignari del fatto che quei prodotti non saranno usati per le bestie.

Con tale farina le donne producono chapati (pane), che poi servono con the senza latte.

Molti bambini che si nutrono in questo modo poi lamentano mal di pancia, diarrea e distensione addominale... ma le madri non hanno altro da dar loro.

Noi leggiamo queste cose sui giornali e le sentiamo raccontare dai nostri pazienti. Ci piange il cuore, soprattutto quando a pranzo e a cena troviamo cibi abbondanti... e qualcuno di noi ha anche il coraggio di lamentarsi che il vitto a Chaaria non e’ di buona qualita’.


Fr Beppe





UNA PRECISAZIONE IMPORTANTE
Alcuni giorni fa avevo ringraziato per un ablatore di tartaro che ci permetterà di essere più efficienti in sala dentistica per la pratica della detartrasi.
Mi scuso per non aver ringraziato correttamente la persona che ce lo ha regalato. Infatti, Lo strumento in questione è stato gentilmente donato dal Dott. Piero Barbero di Torino, il quale già in passato ha aiutato il comparto di odontoiatria di Chaaria con molta generosità.
Grazie Piero... e mi scuso per il disguido
Fr Beppe




martedì 18 agosto 2009

Domande senza risposta

“Non capisco come si faccia a credere ancora in Dio, in una situazione cosi’ estrema come quella di Chaaria. Invidio la tua fede. A me l’esperienza che sto vivendo crea tanta confusione. Ma come fa Dio a lasciar morire dei bambini cosi’ piccoli, che non hanno mai fatto niente di male? Come puo’ permettere che ci siano cosi’ tanti cardiopatici che non possono farsi operare perche’ non hanno soldi per l’intervento? Come fai a non perdere la fede di fronte a Marita, che ha 26 anni e si sta lasciando morire di carcinoma della cervice, perche’ non puo’ pagare la radioterapia?”

Prima di rispondere, io inspiro profondamente. E’ stata una giornata difficile e pesante. A quest’ora della notte il mio cervello non e’ completamente lucido.

Abbozzo pero’ un mio punto di vista: “Non ti pare che sia piuttosto scontato accusare Dio per situazioni di ingiustizia che abbiamo creato noi uomini? Pensa alla forbice che separa il Nord ed il Sud del mondo: mi pare che la ragione per cui i bambini qui soccombono ancora a centinaia ogni anno sia piuttosto da ricercare proprio in una sperequazione socio-economica profondamente ingiusta. Perche’ un bimbo che nasce in Europa puo’ avere tutte le medicine piu’ moderne, le sale operatorie piu’ attrezzate, le tecnologie piu’ avanzate; ed un piccolo della stessa eta’ che viene al mondo in Africa deve essere privato di tutto questo? Anche la storia degli ultimi secoli non ci dovrebbe lasciare molto tranquilli, se solo pensiamo alla tratta degli schiavi, seguita poi da decenni di sfruttamento coloniale! Dapprima il mondo cosiddetto evoluto ha portato via dall’ Africa le persone piu’ giovani e forti, ed in seguito ha continuato a dissanguare il continente con l’esportazione esasperata delle sue risorse. Dio non c’entra in tutte queste cose: e’ l’umanita’ che ha creato situazioni di ingiustizia di cui portiamo il peso ancora oggi”.

La mia amica pero’ non si convince cosi’ facilmente: “sì pero’, se Dio e’ il creatore di tutto, perche’ non potrebbe eliminare le malattie? Lui sarebbe in grado di farlo, visto che e’ onnipotente. Mi pare che la creazione non sia poi cosi’ tanto ben riuscita, se cosi’ tante persone muoiono ingiustamente e non si possono curare!”

“Sai, io ho abbandonato queste elucubrazioni filosofiche ormai da molti anni, perche’ ho capito che non mi conducevano da nessuna parte, e mi facevano sentire peggio di prima. Ho compreso che io non posso trovare la soluzione all’ eterna domanda dell’uomo sul perche’ della sofferenza. Allora mi sono detto che, invece di perdere le mie energie in domande che mi portavano solo alla depressione, avrei dovuto trovare una via alternativa: e mi sembra di averla trovata in una frase molto semplice: ‘tirati su le maniche e lavora’. La sofferenza innocente, il ruolo di Dio di fronte al dolore, assumono oggi in me una dimensione differente: il male non e’ un problema a cui sono chiamato a trovare una risposta, ma un nemico contro cui devo lottare, con tutte le forze a mia disposizione... accettando poi anche la sconfitta che spesso si sperimenta quando non si riesce ad aiutare come si vorrebbe.

La mia fede non vacilla anche in situazioni estreme come quelle di Chaaria in cui la morte e la vita si rincorrono ogni giorno e si affrontano in un eterno duello. E questo perche’ adesso parto da una visione del tutto evangelica: io non voglio spiegare niente. Non credo che Dio abbia bisogno di un avvocato difensore, soprattutto poi se questo avvocato devo essere io che non ho neppure profonde conoscenze teologiche. Io mi voglio mettere umilmente al seguito del messaggio di Cristo. Desidero fare quello che Lui ha fatto, nei limiti del possibile. Se penso a Gesu’ sulle strade della Palestina, io me lo immagino come un maestro che ha dato a tutti un messaggio di solidarieta’ e di impegno per chi soffre: non ci sono discorsi di Cristo sul perche’ Dio permettesse che ci fossero i lebbrosi, gli epilettici, i paralitici. Lui li guariva, senza troppe disquisizioni!

Ecco, amica mia: questa sera tu sei in crisi perche’ hai visto Ann morire di malaria a 2 anni di eta’. Ma il nostro compito e’ stato quello di fare tutto quello che potevamo per lei: ci siamo impegnati, ci abbiamo provato, abbiamo dato il meglio di noi stessi... anche se poi non ce l’ abbiamo fatta. E’ li’ la mia risposta al perche’ della sofferenza innocente: nel mio esserci, nella mia lotta... e la mia fede mi aiuta a dire che dovro’ essere disponibile a fare lo stesso anche per il prossimo caso disperato... sempre, senza scoraggiamento, perche’ Cristo ha fatto lo stesso.

In fin dei conti, credo che farsi troppe domande ci rubi energie, e ci tolga forze che invece potremmo impiegare piu’ fecondamente nella dedizione.

Lo so di non essere un gran teologo, ma questo e’ cio’ in cui credo, e che tiene viva la mia fede”.

“Beato te che ci riesci. Per me la confusione e’ troppo forte!”.

“Non farti troppe domande: scegli la via del Vangelo. Impegnati in prima persona, dai tutto quello che puoi... e sentirai che il tuo cuore trovera’ la pace, come per miracolo”.



Fr Beppe



lunedì 17 agosto 2009

Blood transfusion

Cari amici e lettori del blog,
non ho fatto in tempo a tradurre in italiano il seguente poster, preparato per la formazione dei nostri infermieri qui a Chaaria. Spero che, nonostante la lingua inglese, possa risultare utile per chi si sta preparando a venire.
Le trasfusioni sono una pratica molto frequente, ed è bene che gli infermieri ed i medici volontari siano informati sulle nostre pratiche trasfusionali, in modo da poter collaborare appieno con il nostro staff. Eccovi il breve testo.



GENERAL GUIDELINES 
FOR APPROPRIATE
 TRANFUSION PRACTICE IN CHAARIA


Introduction
Blood should be tranfused only when required to save life.
The decision to transfuse should be based on an estimate of patient’s risk for developing complications of inadequate tissue-oxygen delivery.
Therefore the decision must be based both on haematologic and clinical status of the patient.
Blood should not be transfused in response to HB determination alone, or to an increase of heart and/or respiratory rate.
They can be normal compensatory mechanisms for anaemia.
Studies have proved that BLOOD TRANSUSION improves survival only when it is given immediately at the time when it is needed.
Dose of blood
Effective transfusion requires a minimum of 2 pints of whole blood for an adult.
Or 20ml/Kg for a child.
Efficacy of blood transfusion is checked with HB at the end of the procedure
Transfusion is not a cure
Blood Transfusion is not a cure for anaemia. It is used to relieve clinical signs of cardiac and respiratory distress, but the underlying cause of anaemia still needs to be investigated and treated:
Malaria, splenomegaly, hook worms, Leishmaniasis, kidney failure, malnutrition, concealed bleeding, abortion, etc
Whole blood
A RBCs transfusion is intended to increase the delivery of oxygen to the tissues.
A unit of whole blood has a volume of approximately 400-500 ml, with a haematocrit of 45-55%.
Each unit of blood contains approximately 60 g of HB and 250mg of iron.
It contains a small quantity of citrate anticoagulant and additional preservative solutions
Storage
A blood unit in citrate anticoagulant can be stored up to 35 days in our blood bank at a temp of 4° to 8°C

Dose
One unit of blood normally increases the HB of an adult of about 1 g/dl.
Transfusion is normally given slowly (apart from very selected emergencies) because citrate can give adverse effects on heart rhythm.



SOME SPECIFIC POINTS ON TRANSFUSION IN CHAARIA

we consider the possibility of blood transfusion only when the HB is 5 g/dl or below, unless there are clear signs of imminent danger (severe dyspnoea, fast breathing, much pallor of mucosas making us think that the patient could be even more anaemic, extreme tachycardia, collapse).
Let us remember that chronic anaemia (for instance 2° to Tropical Splenomegaly) is generally more tolerated than acute anaemia (for example High Density malaria or serious vaginal bleeding). This means that a patient with HB=5 g/dl can be very stable, or in life threatening situation.
It is the clinical presentation guiding us to decide on blood transfusion.
The risk of mortality is very high when HB is 3.5-4 g/dl, in spite of stable conditions.
In ischaemic heart disease the risk of mortality increases with a level of HB of around 6-7.5 g/dl.
Perioperative transfusion is absolutely indicated when there is a level of <6 g/dl prior to operation. For levels between 6-7 g/dl the need depends on blood loss during operation and general conditions of the patient

The Ministry of health here in Kenya gives us the following indications:
DO NOT TRANSFUSE ABOVE 5 g/dl UNLESS SYMPTOMATIC.
TRANSFUSE ALWAYS WITH HB = or < 5 g/dl

Transfusion in pregnancy
In pregnancy maternal plasma volume increses by 40% and RBCs by 25%.
The mean blood loss during vaginal delivery is 500 ml, while during Caesarian/Section is 1000 ml.
Indication for blood transfusion are similar to those for non pregnant women
Blood transfusion should be considered for pregnant women with HB = or < 6 g/dl who are symptomatic with dyspnoea, shock, or orthostatic hypotension.
Blood should be available in labour room in case of Post Partum Haemorrhage in women with HB < 7 g/dl previous to delivery.
Transfusion is not indicated in anaemic women who are stable after delivery, if HB above 5 g/dl.
In case of Post Partum Haemorrhage very important is to identify and treat the source of bleeding

Paediatric and neonatal Blood Transfusion
In a child transfusion is mandatory at a level of 4 g/dl or below.
Transfusion is indicated even for Hb 5 or 6 when there are signs of cardiac or respiratory distress.
Dose of blood for a child is 20 ml/Kg
Transfusion must be given slowly over around 4 hours period.
Children must be monitored closely to avoid fluid overload.
A single dose of lasix can help to avoid the risk of overload.



Fr Beppe Gaido



domenica 16 agosto 2009

La tragica morte di un medico dei poveri

La comunità di Chaaria desidera esprimere le più sentite condoglianze alla famiglia del dottor Armando Bruno, tragicamente scomparso in un incidente di montagna. Mentre preghiamo per lui e per tutta la sua famiglia, non possiamo non ricordare il suo encomiabile servizio nella nostra missione, tassello di un mosaico più grande che lo ha visto impegnato in vari Paesi africani.
Vogliamo ricordare il Dott. Armando Bruno con le parole di Fr Giancarlo che ha collaborato direttamente con lui…


Fr Beppe Gaido


ArmandoBruno.JPG


Ho conosciuto il dottor Armando Bruno nel settembre 2007 a Chaaria. Io ero qui per dare una mano mentre Fratel Beppe e Fratel Lorenzo erano in Italia per il Capitolo Generale della nostra Congregazione. Armando era la prima volta che veniva a Chaaria, ma con una lunga esperienza di chirurgo in varie missioni dell’Africa.
Di lui ricordo la sua semplicità e disponibilità illimitata. Di giorno, di notte, di domenica era sempre disponibile a dare una mano, ad aiutare per un cesareo a visitare i tanti pazienti che come sempre affollano il nostro ospedale.
Riservato e umile, non sfoggiava la sua grande esperienza, ma anzi a tratti cercava di nasconderla. Ricordo con quanta resistenza rispondeva alle mie domande e a quelle degli altri volontari curiosi di conoscere le sue precedenti esperienze in missione.
Rientrato in Italia mi aveva scritto una mail che conservo ancora e che ho riletto. Fra l’altro mi scriveva:


“Sono molto soddisfatto dell'esperienza: spero di aver fatto qualcosa di buono per voi e soprattutto per la gente. Vi ringrazio dell'opportunità che mi avete dato. Un grosso abbraccio a te e a tutti.”


La foto che vedete lo ritrae in una nostra gita domenicale, ad un fiumiciattolo vicino alla nostra missione.
Lo ricordo così, sorridente ma allo stesso tempo un po’ schivo, in mezzo alla semplicità di questi bambini.
La sua tragica scomparsa mi lascia attonito, e di cuore ringrazio Dio per averlo conosciuto.
Per tutto quello che ha fatto ed è stato per Chaaria di cuore Deo gratias!



Fr Giancarlo Chiesa


sabato 15 agosto 2009

Endoscopia digestiva a Chaaria


Il nostro servizio di endoscopia digestiva viene apprezzato sempre di più dalla gente ed anche da altre strutture sanitarie operanti sul territorio.

Siamo ora in grado di eseguire gastroscopie, colonscopie e biopsie in visione diretta.

Da alcune settimane l’ospedale camilliano di Nkubu ha chiesto la nostra collaborazione e ci riferisce i malati che necessitano di esame endoscopico. Essi vengono accompagnati con ambulanza e poi riportati alla struttura di provenienza. Anche questo per noi è un grandissimo passo avanti.

Il mio post è anche un appello ai gastroenterologi. Se qualcuno volesse venire ad aiutarci a Chaaria, di lavoro ne troverebbe moltissimo. Ricordo solo ai futuri volontari che i nostri strumenti non sono dotati di monitor, ma sono a visione diretta. La cosa veramente bella sarebbe che lo specialista si portasse il teaching, cioè l’oculare laterale. In tal modo io potrei imparare molto più facilmente dai volontari.



Fr Beppe Gaido




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venerdì 14 agosto 2009

Oggi salutiamo il Dr. Andrea Moiraghi

... A Chaaria ha fatto una toccata e fuga di 3 giorni, in quanto la sua missione era quella di supervisionare tutte le sale dentistiche che l’A.P.A. ha aperto in Kenya.

Ha quindi viaggiato molto, dal Turkana (dove la sua associazione sponsorizza uno studio odontoiatrico per i nomadi), a Wamba (dove i dentisti dell’A.P.A. collaborano con il dott Prandoni), a Isiolo, Kiamuri, Karatina e Sagana.

E’ passato da situazioni estreme come quella visitata nel Nord, dove un sacerdote ha deciso di vivere in una baracca in tutto simile a quella dei nomadi che desidera evangelizzare (e dove un dentista volontario faceva estrazioni su una sedia da cucina), a studi belli e funzionanti come quello dell’ospedale di Wamba.

Lo ringraziamo per quello che ha fatto nei giorni della sua presenza: senza paura possiamo affermare che Chaaria e’ il posto in cui Andrea Moiraghi ha visto piu’ pazienti, ed ha lavorato di piu’.

Insieme a lui esprimiamo la nostra sentita riconoscenza anche al dott Giuseppe Farnese, per averci inviato un nuovo ablatore per eseguire le detartrasi.

Buon viaggio, caro Andrea Moiraghi e arrivederci all’anno prossimo.



Fr Beppe



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Siamo nuovamente da capo

E’ una cosa che capita di tanto in tanto, per cui dovrei esserci abituato. Pero’ tutte le volte provo dolore ed ansia, e mi sembra impossibile che mi debba capitare cosi’ spesso.

Ancora una volta sono stato vittima di accuse veramente disdicevoli: aver ucciso un bambino.

E’ un fatto veramente increscioso, perche’ io a mala pena mi ricordo di quella piccolina. Dalla cartella che oggi ho ripreso in mano dopo la notizia delle accuse, mi rendo conto che e’ arrivata gravissima ed e’ spirata pochi minuti dopo il ricovero per una anemia severa per la quale non siamo arrivati in tempo.

Quello che non sapevo e’ che i genitori non andavano d’accordo e gia’ avevano un caso in corte. Ora con mia sorpresa, il corpo della piccola e’ stato richiesto dalle autorita’, per una autopsia. Uno dei genitori accusa il partner di avermi corrotto al fine di indurmi ad avvelenare la piccola creatura. La cosa strana e’ che io non sono neppure il sanitario che l’ ha ricoverata. In quel momento ero in sala per un cesareo, per cui non ho assistito al trapasso del bimbo.

Sono onestamente un po’ turbato, anche se sono convinto che il Signore mi proteggera’ e la verita’ saltera’ fuori. Ora la salma ha lasciato il nostro obitorio, ed io mi sento un po’ svuotato. Tutti gli altri membri dello staff mi dicono di non preoccuparmi, perche’ si tratta di un problema tra coniugi, in cui io non c’entro niente.

Non posso pero’ negare che faccio fatica ad accettare una illazione del genere. Noi siamo qui a totale disposizione della vita, di giorno e di notte. Pensare che qualcuno abbia anche solo insinuato che io possa sopprimere un bimbo per motivi pecuniari, mi provoca un grande sconforto.

Mi abbandono alla preghiera e lascio che Dio mi protegga anche questa volta. Penso alle beatitudini evangeliche, soprattutto la’ dove Gesu’ dice: “Beati voi quando, mentendo, diranno ogni sorta di male nei vostri confronti. Rallegratevi e gioite, perche’ grande e’ la vostra ricompensa nei cieli”.



Fr Beppe



giovedì 13 agosto 2009

Chaaria accademica

Anche in Kenya dal 2008 è necessario raccogliere 40 punti ECM per poter essere iscritti all'ordine l'anno successivo. La Kenya Medical Association (Ordine dei Medici) del distretto di Meru organizza una conferenza ogni 15 giorni da cui otteniamo due punti. La lezione si tiene a Meru dalle 18.30 alle 20.30.
Ieri, per la prima volta, sono stato invitato come relatore dell'incontro di formazione permanente. Mi era stato chiesto di preparare lo scompenso cardiaco.
Ero molto preoccupato... dovete sapere che sono l'unico bianco che partecipa ai corsi, ed avevo paura che i colleghi mi avrebbero fatto domende tranello per farmi inciampare.
Convegno.jpgHo invece parlato per due ore, con un uditorio attento e partecipe. Ho mostrato loro 69 diapositive preparate con l'apporto sostanziale della volontaria Nadia Chiapello, mia amica carissima oltre che ottima pediatra.
E' andato tutto benissimo. E' stato un momento di scienza, in cui ho saputo presentare le ultime novità in campo terapeutico, grazie allla bravura della dottoressa Chiapello nel navigare internet e raccogliere per me i dati più significativi.
Parlavo sciolto e senza paura. Davanti a me avevo anche le personalità più importanti del mondo sanitario della nostra regione. Molti primari sono venuti a complimentarsi con me per la lezione magistrale.
E' stato emozionante, ed è stato un momento di giusto orgoglio per il Cottolengo Mission Hospital.
Devo ringraziare anche il dott Ogembo che mi ha sostituito in quelle ore... infatti mentre io parlavo, lui era in sala a lottare per salvare la vita ad una donna con una gravidanza ectopica.



Fr Beppe

Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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