lunedì 30 novembre 2009

Lettera del Presidente dell'Associazione per il Progetto "Occhiali per l'Africa"

Trascorrono ormai quattro anni da quando è  iniziato il progetto occhiali per l’ Africa, pensato, progettato e coordinato dal Prof. Alessandro Corsini e sono tre anni da quando è avvenuto il primo incontro tra noi per la consegna del frontifocometro, donato dal Lions Club Albinea “Ludovico Ariosto”.
Questi  anni di collaborazione tra voi studenti, il Lions della vostra Città e noi volontari del Cottolengo hanno portato ottimi risultati per il servizio di oculistica svolto presso la Mission Hospital Chaaria, a favore delle numerose persone affette da patologie oculari.
L’ambulatorio oculistico di Chaaria è stato da voi attrezzato con lenti di prova, di un interpupillometro, di un frontifocometro e adesso anche dalla presente lampada a fessura oltre alla continua fornitura di occhiali che procurate a riscontro delle prescrizioni mediche che vi pervengono dalla nostra missione africana.
Tutto grazie al coordinamento che viene svolto all’interno del vostro Istituto.
A seguito di questo lavoro un gruppo di medici specialisti sta valutando la possibilità d’intraprendere la chirurgia oculare, come conseguenza evolutiva di quanto è già operante e che potrebbe iniziare già dalla prossima primavera se verranno accolte le domande di donazione della strumentazione operatoria presentate recentemente ad una struttura ospedaliera italiana.
Questo ulteriore e importante evento è gran parte  frutto della vostra costanza, la quale come vedete ci è di spinta per evolvere sempre al meglio nel nostro servizio di volontariato.
Esprimo quindi  la piena gratitudine per quanto fate.
Ai vostri docenti manifesto tutto il plauso perché non si limitano a trasmettere mere nozioni, ovvero tecniche di lavorazione, ma insegnano anche come applicare la solidarietà umana, che è importante nella vita di ogni persona.
Oggi voi studenti avete di fronte delle donne e degli uomini,  come i vostri insegnanti ed i componenti del Lions,  che svolgono con competenza il loro lavoro, che hanno una loro vita con impegni personali quotidiani, impegnativi, ma che nonostante questo si dedicano alla solidarietà, programmando il progetto occhiali per l’ Africa, coordinando le nostre azioni (perché noi oggi non saremmo qui senza il lavoro straordinario dei vostri insegnanti), oppure raccogliendo fondi - con tanta fatica - per l’acquisto di nuova strumentazione ottica da mandare in una struttura ospedaliera in Africa, come ha fatto la sezione Lions di Albinea
Da loro traete un  insegnamento su come maturare e considerateli a pieno titolo modelli umani e sociali da seguire.
Abbiate stima di queste persone.
Concludo invitandovi tutti a Torino dove con piacere vi accoglieremmo nella Piccola Casa della Divina Provvidenza, per una visita nel luogo dove operiamo e dove c’è la nostra origine da quando il Santo Cottolengo ha fondato questa opera nel 1828.
A voi tutti porgo il grazie del Superiore Generale Fratel Giuseppe Meneghini, dei missionari presenti a Chaaria, dei nostri volontari e soprattutto delle persone povere che beneficate con la vostra encomiabile dedizione.


Lino Marchisio





Diverse tipologie di medico per l'Africa

Ci sono diverse tipologie di impegno medico, che sento egualmente importanti ed in qualche modo complementari.


1) Ci sono persone totalmente dedite alla ricerca ed allo studio.
Essi sono interessati soprattutto alle patologie; raccolgono dati, e poi cercano di estrapolare nuove idee, terapie innovative o strategied’avanguardia per combattere una malattia. Essi sono importanti, anche se, il piu’ delle volte, non vivono in Africa, e ci vengono per periodi limitati. Sovente poi, essi non realizzano rapporti continuativi con una certa realta’, ma si spostano di Paese in Paese, in quanto hanno la necessita’ di seguire l’andamento di una patologia, piu’ che prendersi cura di una particolare popolazione. Essi lavorano per l’Africa in maniera globale e focalizzano i loro sforzi sulle problematiche da risolvere, piu’ che sulle singole persone che soffrono. Aiuteranno si’ il singolo, ma in modo indiretto... per esempio fornendo nuovi protocolli terapeutici per persone mai incontrate personalmente.
2) Ci sono poi medici che si occupano principalmente di cooperazione.
Anch’essi generalmente vivono ed operano nel mondo occidentale, e visitano frequentemente delle realta’ specifiche, a beneficio delle quali si impegnano con la raccolta di fondi, con la realizzazione di progetti sia medici che di costruzione edilizia. Spesso fanno parte di ONG (organizzazioni non governative), che sponsorizzano anche il lavoro di alcuni medici che si recano in Africa per 1-2 anni, a servizio di una certa realta’ (vedi ospedale di Mekele per il gruppo del Prof. Morrone). Anche questo medico-organizzatore-coordinatore e’ estremamente importante perche’ garantisce a chi e’ sul campo in Africa i fondi e le infrastrutture, senza i quali non si puo’ fare assolutamente nulla.
3) Ci sono invece altri che vivono in Africa a tempo pieno, come il sottoscritto e come tanti missionari sia religiosi che laici, sia cattolici che protestanti. La nostra caratteristica e’ di stare piu’ a lungo in una determinata realta’, con la possibilita’ di una condivisione piena di vita con le persone che siamo chiamati a servire. Ritengo che questa sia l’esperienza piu’ gratificante, e certamente quella piu’ confacente ai miei ideali reigiosi di donazione totale. Ma non intendo certo affermare che sia la tipologia di medico piu’ importante per l’Africa.
4) Ci sono poi dei sanitari che, pur vivendo per molti anni in Africa, magari come missionari per gruppi protestanti o per la chiesa cattolica, dedicano la loro vita alla formazione del personale medico locale: essi hanno dato vita a scuole di medicina, e sponsorizzano la specializzazione di clinical officers africani, al fine di dare loro le necessarie conoscenze, per poi tornare alla nazione di origine e servire meglio la loro gente (e’ il caso del Prof. Grossman con la sua scuola di dermatologia a Moshi in Tanzania).
5) Ci sono quindi i volontari che dedicano le loro vacanze per andare ad aiutare in situazioni difficili, come quella di Chaaria per esempio. Il loro lavoro, pur limitato nel tempo, e’ estremamente importante e fa sempre crescere il livello di prestazioni che una particolare struttura missionaria riesce ad offrire. Essi molto spesso sono anche dei maestri attraverso cui i medici di prima linea come il sottoscritto, imparano tecniche nuove per il bene dei pazienti loro affidati. La loro importanza naturalmente cresce in maniera esponenziale, quando decidono di ritornare piu’ di una volta nella stessa struttura: in tal modo diventano dei punti di riferimento fissi a cui riferirsi per i casi piu’ difficili.
Quale sia la tipologia piu’ importante di medico e’ molto difficile dirlo... e forse non e’ neppure cosi’ importante saperlo. Tutte le figure sono egualmente necessarie, allo stesso modo in cui in un esercito ci vogliono sia i generali che fanno piani nelle retrovie, sia i ministeri che raccolgono i fondi, sia i soldati che si sacrificano in prima linea.
La cosa piu’ importante e’ di creare un sistema di travaso... una specie di trasfusione continua, attraverso cui lo studio degli scienziati, le raccolte fondi delle ONG, la preparazione tecnica degli specialisti che saltuariamente possono recarsi in Africa, possano in qualche modo raggiungere i medici degli ospedali missionari piu’ sperduti. Questi dottori tropicali spesso devono far fronte a patologie molto disparate, per cui neppure hanno una specializzazione sufficiente; inoltre a loro manca il tempo necessario per una diagnosi adeguata, perche’ la pressione creata dal numero dei malati e’ troppo alta.
Essi hanno un sacco di pazienti... forse troppi... e questo rende tali medici vulnerabili, esposti all’errore diagnostico e terapeutico, oltre  che allo scoraggiamento ed alla solitudine.
Ecco che si viene quindi a creare il bisogno di una rete, in cui, quasi come nei vasi comunicanti, la conoscenza degli specialisti e degli studiosi raggiunga chi e’ solo sul campo. Questo creera’ un sistema di cui beneficeranno non solo i malati, ma anche il medico missionario.
E’ un sogno che questo si realizzi?
Forse si’... ma se si e’ cocciuti, e si sogna in tanti, possiamo sperare che il nostro sogno si trasformi in realta’.



Fr Beppe

Finalmente a casa

Con un giorno di ritardo a causa dei problemi che vi avevo accennato, eccomi finalmente a Chaaria.
Oggi con me sono arrivati anche i nuovi amici dalla Sardegna, i quali hanno avuto qualche difficolta' a raggiungerci a causa di disordini nei pressi di Isiolo. Ora i problemi legati al furto di vari capi di bestiame, sono stati risolti e la strada e' stata riaperta dalle forze dell'ordine... anch'essi quindi sono giunti a Chaaria con qualche batticuore.
Volevo ancora segnalarvi il lavoro che il dott Matteo Baraldi sta facendo in Etiopia per studiare piante medicinali che possano servire a curare malattie tropicali oggi trattate con farmaci molto costosi. Il suo lavoro mi e' sembrato molto interessante e degno di essere segnalato...gli ho quindi promesso che avrei messo il link della sua associazione sul nostro blog. Lui mi ha assicurato che fara' lo stesso.
IPO (INCREASING PEOPLE OPPORTUNITIES)
www.ipoassociazione.org

Fr Beppe

domenica 29 novembre 2009

Progetto "Occhiali per l'Africa"


Nell’ambito del Progetto, in due incontri (il 12 e il 20 novembre) è avvenuta la donazione all’Ospedale di Chaaria di un importante strumento per l’ambulatorio ottico/oculistico: una lampada a fessura. Donatore è stato il Lions Club Albinea “Ludovico Ariosto”.
20.11.09 Foto di gruppo.jpg


Riporto alcuni testi relativi agli interventi avvenuti nell’ambito degli incontri.

Prof. Alessandro Corsini, coordinatore del progetto



Il progetto
Prof.ssa Battilani Cecilia, insegnante di laboratorio ottico

La delegazione Lions in visita al laboratorio ottico.jpgIl Progetto “Occhiali per l’Africa”, nato il 7 gennaio 2005 con finalità professionali e di cittadinanza attiva, produce occhiali da vista sulla base di prescrizioni provenienti dall’Ospedale del Cottolengo in Kenya.

Il progetto è nato per:
· Offrire agli studenti ottici, con abilità specifica nelle attività di laboratorio, l’opportunità professionale di produrre occhiali per pazienti reali su prescrizione optometrica, fornendo loro in tal modo anche uno stimolo molto forte sul piano delle motivazioni allo studio e all’impegno nelle esercitazioni pratiche.
· Dare l’opportunità a Strutture sanitarie operanti nel Terzo Mondo in favore delle persone povere, di rispondere al bisogno di occhiali, senza aggravio di spesa per quanto riguarda la realizzazione dei medesimi.
· Realizzare una concreta collaborazione tra Scuola, Aziende e Strutture sanitarie del settore, e Istituzioni, nello spirito della tanto auspicata integrazione delle Istituzioni scolastiche autonome nel territorio.
Dall’inizio del progetto abbiamo costruito 124 occhiali su prescrizione specifica: tra questi segnalerei 8 occhiali bifocali, 2 occhiali progressivi e 26 occhiali, per persone ipovedenti di età compresa tra i 6 e i 24 anni, con lenti da -5, -6, -7, -10, -11, -12, +13, + 16; abbiamo inviato anche 1327 occhiali da lettura premontati di varia gradazione e tipologia (954 chiari e 373 bifocali ombrati).

Dallo scorso anno poi la collaborazione è allargata anche agli ospiti indigenti delle Case di riposo FeDiSA e ai pazienti poveri che si rivolgono ai Centri di Ascolto della Caritas reggiana.

Oltre alla produzione degli occhiali, il progetto si è preoccupato negli anni di trovare finanziamenti per provvedere l’ambulatorio ottico/oculistico africano degli strumenti essenziali dei quali era sprovvisto.

Inizialmente sono stati inviati in Kenya un interpupillometro elettronico (pagato dalla Caritas) e una valigetta di lenti di prova (donata da un ottico veronese).

Dal 2006 poi si è avviata la collaborazione con il Lions Club Albinea “Ludovico Ariosto” che si è fatto carico prima della donazione di un La Lampada a fessura.jpg“Frontifocometro” (con una spesa di 1035 Euro) ed oggi di una “Lampada a fessura” (con una spesa di 2872 Euro).

Questo strumento è molto importante perché permette osservazioni globali dell'apparato oculare.

Quale insegnante dell’IPSIA Galvani sono molto soddisfatta di questa sinergia tra Istituzioni che inserisce l’Istituto nel territorio e permette al Progetto Occhiali per l’Africa di operare sempre meglio, a vantaggio di tutti: degli studenti impegnati, dei pazienti africani ed ora anche dei pazienti reggiani in condizione di bisogno grave.




Circa la sperimentazione con gli anziani
prof. Salzillo Giulia, insegnante di laboratorio ottico


Con questo progetto, siamo pertanto riusciti a creare tutte le fasi che i ragazzi possono incontrare nel loro futuro lavorativo, che solo con lo svolgimento delle normali lezioni scolastiche non è facile simulare adeguatamente. Fasi quali ad esempio possono essere la misurazione della vista, la rilevazione dei parametri fondamentali, la scelta della montatura e delle lenti, il montaggio dell’occhiale e il controllo e la consegna dell’occhiale al paziente.
Un altro aspetto formativo molto importante per i ragazzi della classe Quinta, è stato rapportarsi con persone anziane con qualche problema motorio, di udito o semplicemente di vecchiaia: superati i primi normali timori sono riusciti a eseguire il loro lavoro. (…)
A tutti sicuramente rimarrà impresso il Sig. XXXXXX , che con la sua miopia di –16.00 Diottrie andava in giro senza occhiali; dopo avergli consegnato gli occhiali il suo viso ha cambiato espressione come se si fosse accesa la luce per la prima volta dopo tanto tempo. Oppure la Sig.XXXXXX di 90 anni che durante l’esame della vista abbracciava l’alunno che lo eseguiva e gli diceva: “Che Dio ti benedica”.




La parola del Presidente del Lions Club Albinea e del Governatore del Distretto 108tb 

Parlando agli studenti il Presidente del Lions Club Albinea, l’ing. Lucci ha detto: “I Lions Club intendono dare ai giovani di tutto il mondo l’opportunità di contribuire individualmente e collettivamente allo sviluppo della società quali membri responsabili della comunità locale, nazionale e internazionale. Per questo, insieme alla Dott.ssa Casoli che mi ha preceduto, ho appoggiato subito il progetto “Occhiali per l’Africa” perché coinvolge diverse istituzioni, ma soprattutto perché coinvolge gli studenti che vedono la loro opera portata all’estero, servire a pazienti che beneficeranno degli occhiali che questa scuola insegna loro a costruire; è così superata la frattura tra scuola e territorio, tra scuola e vita reale.”
La prof.ssa Ardizzoni Magi, Governatore del Lions Distretto 108tb, ha detto: “La scuola, i giovani e le loro famiglie che ho conosciuto nella mia attività come insegnante sono ancora nel mio cuore. Sono onorata oggi di essere qui per sostenere questa sinergia tra Lions e Scuola che ben si inserisce nella nostra volontà di essere al servizio degli altri per offrire positive prospettive di vita. Questa mattina è stato concretizzato il nostro lavorare insieme noi, voi ragazzi del Galvani ed altri operatori e giovani del lontano Kenya: questo è bellissimo, serve a costruire la comprensione tra i popoli, a comprendere che chi ha avuto di più dalla vita è moralmente tenuto a dare. Mi auguro che questa collaborazione continui perché la scuola sia sempre più vicina alla realtà sociale globalizzata”.
L’interesse della delegazione Lions per il progetto e l’attenzione rivolta agli studenti hanno dato prova dell’effettivo impegno del Lions Club Albinea nello spirito del “We serve”. 

L’intervento di un volontario cottolenghino il 12.11



Paolo Riggio, referente per l’Emilia Romagna

Quale referente per l'Emilia Romagna dell'Associazione Volontari del Cottolengo desidero esprimere al Lions Club Albinea e all'Istituto Galvani la gratitudine del Cottolengo per questa seconda preziosa donazione in favore dell'ambulatorio ottico-oculistico dell'ospedale di Chaaria.

Sono un volontario cottolenghino da circa sette anni e due volte ho avuto l'onore d'essere a Chaaria, e sono stato testimone diretto di come, anche nel continente più povero - perché più depredato: l'Africa - il Cottolengo con tenacia mantenga l'impegno per cui il santo fondatore Giuseppe Benedetto Cottolengo ostinatamente volle – il lontano 27 Aprile del 1832 – la nascita della Piccola Casa a Torino. Vale a dire semplicemente questo: dare sollievo e cure a coloro che non ne hanno, agli “ultimi della società”.
La spiritualità del Cottolengo è infatti tutta incentrata nel vedere nel volto d'ogni ultimo, sofferente, abbandonato, il volto di un Maestro, il volto di Gesù. L'uomo Cottolengo aveva capito, aveva interiorizzato e sperimentò che la ricchezza non risiede tanto in ciò che si possiede, ma in ciò che si è in grado, con amore, di donare: il proprio tempo, le energie, le risorse; nel suo caso l'intera vita.
Nella mia esperienza di volontario al Cottolengo ho avuto l'onore di conoscere tanti maestri, splendidi esempi di vita come molte suore e fratelli che quotidianamente donano se stessi senza aspettarsi alcuna ricompensa: la ricompensa è spirituale, è il dono di sé... e di incontrare tanti maestri fra i malati, fra coloro che quotidianamente portano la croce della propria infermità – spesso così intrinsecamente legata all'intera esistenza –, di portare questa croce con dignità. Persone dalle quali ho attinto e attingo moltissimo: è esperienza comune fra chi sceglie di far volontariato quella di ricevere infinite volte più rispetto a ciò che si è in grado, con amore e umiltà, di offrire.

In una regione poverissima quale è il Meru – dove si trova dislocato l'ospedale di Chaaria – il Cottolengo opera con due strutture fra loro adiacenti: una missione e un ospedale. Nella missione risiedono più di cinquanta persone affette da disabilità mediamente gravissime, persone che la nascita aveva condannato a precocissima morte: la gravità della malattia - combinata all'assenza d'autonomia - rappresenta purtroppo spesso sentenza inappellabile. Ebbene queste persone ricevono cure, fanno terapie riabilitative, terapie occupazionali; grazie al lavoro di operatori competenti viene loro quotidianamente restituito ciò che di più caro ciascun essere umano possiede: la dignità della propria vita.
Situato accanto alla missione si trova l'ospedale – l'ospedale che da così lontano state aiutando. Ogni giorno vi sopraggiungono dall'intera vastissima regione moltissimi malati per ricevere prestazioni mediche.

Grazie alla qualità del servizio offerto, in breve tempo, l'ospedale di Chaaria è divenuto un punto di riferimento per migliaia di persone, anche persone affette da malattie agli occhi: avere difetti visivi e non potersi permettere le cure condanna alla marginalità sociale.
Per questo motivo si decise di attivare – ormai diversi anni addietro – un ambulatorio oculistico. Ogni primo venerdì del mese un ottico-oculista raggiunge l'ambulatorio dove trova, ad aspettarlo, fra le trenta e le cinquanta persone.
Per chi ha un po' di denaro non si presenta alcun problema, ma per coloro che vivono in condizioni d'indigenza gli occhiali sono un bene di lusso, il cui costo può rappresentare uno scoglio insormontabile. E qui si materializza qualcosa che, ne sono sicuro, renderebbe felice e orgoglioso di voi Benedetto Cottolengo: le prescrizioni inerenti i pazienti più poveri intraprendono per via telematica un viaggio di diverse migliaia di chilometri e giungono qui, all'Istituto Galvani. A questo punto voi costruite gli occhiali, questi partono in direzione della Piccola Casa di Torino e da lì giù a Nairobi dentro le valigie dei volontari che mensilmente muovono in direzione di Chaaria.
La Provvidenza – al Cottolengo è risaputo – ha un enorme fantasia e conosce infinite vie per manifestarsi. Pare che una di queste strade abbia avuto la benevolenza di collegare Reggio Emilia al Kenya.

E così tante persone assolutamente indigenti, costrette dal disturbo visivo a vivere ai margini della società, hanno beneficiato degli occhiali che avete costruito. In molti casi avete “ridato la vista” a persone che l'avevano gravemente compromessa. So, ad esempio, di ragazze orfane con gravi difetti visivi o di pazienti albini con capacità visiva molto bassa.

Ragazze e ragazzi, siatene consapevoli: il valore di quest'opera non ha prezzo.

Nonostante l'impossibilità di vedere il paziente avete operato in maniera eccellente dal punto di vista tecnico e professionale: gli occhiali sono sempre risultati ben fatti e adeguati al bisogno. Ora, con gli strumenti donati in questi anni, l'ambulatorio possiede quanto necessario e potrà operare ancora meglio.
Di tutto questo il Cottolengo, a nome di coloro che aiutate, vi è profondamente grato ed esprime tutto l'apprezzamento per il progetto “Occhiali per l'Africa”: progetto che unisce in sé il valore dell'esercizio della professione con quello di una solidarietà internazionale vera ed efficace.

La missione e l'ospedale di Chaaria vivono grazie all'infaticabile opera di fratel Giuseppe, Lorenzo, tanti fratelli locali, le suore e tanti, tantissimi collaboratori, tra cui le decine di volontari - italiani, europei - che ogni anno scendono a portare il proprio contributo competente e disinteressato e di tanti sostenitori che intervengono con le loro donazioni: sappiate, carissimi ragazzi e insegnanti, che fra questi volontari competenti e generosi ci siete anche voi; e voi, cari amici del Lions Club Albinea “Ludovico Ariosto”, sappiate che se in Kenya, a Chaaria, c'è un ambulatorio oculistico ed ottico efficiente è anche grazie a voi.

Di nuovo e di cuore: grazie

paolo riggio



L’intervento di Lino Marchisio il 20.11.09
(Non avendo il testo dell’intervento, al momento posso solo riferire quanto segue)

Il Presidente dei Volontari del Cottolengo Dott. Lino Marchisio ha poi espresso la gratitudine dell’Associazione per questa seconda donazione che permetterà all’ambulatorio ottico oculistico di operare nel modo migliore, con la prospettiva per la prossima primavera di avere anche una sala operatoria nella quale poter operare la cataratta.




La testimonianza degli studenti


La conclusione dell’incontro ha visto protagonisti gli studenti che hanno raccontato la loro esperienza di lavoro nell’ambito del progetto poi hanno guidato la visita al laboratorio ottico.
Intervenendo tre di loro hanno detto quanto segue.
Studenti 1.jpgIn ogni esercitazione di laboratorio ottico noi realizziamo un occhiale; sappiamo però che quell’occhiale non sarà mai usato da nessuno. Quelle lenti dopo essere state valutate saranno buttate. Quando invece costruiamo un occhiale per l’Africa sappiamo che è tutto vero, ci sentiamo veramente ottici e sentiamo di collaborare ad un’opera sociale molto importante.Studenti 3.JPG
Quando si montano occhiali per pazienti dell’Africa siamo molto concentrati; dobbiamo cercare di non sbagliare … anche per non ritardare la spedizione. Montiamo anche lenti molto particolari, con poteri molto alti che a scuola non monteremmo mai e spesso questi pazienti sono molto giovani. È una grande soddisfazione perché questi ragazzi senza occhiali non possono vedere, mentre con gli occhiali potranno andare a scuola, potranno lavorare, … potranno tornare a vedere!
Il Progetto ci dà anche la possibilità di conoscere la grave situazione di povertà dei pazienti del Kenya per i quali costruiamo gli Studenti 2.jpgocchiali. Hanno bisogno di occhiali da vista, ma il costo rimane assolutamente troppo alto per loro. Di fronte a queste situazioni spesso si dice: “Non ci possiamo fare niente” ed invece collaborando con l’Ospedale del Cottolengo e con i volontari che da Torino scendono a Chaaria, con l’aiuto anche del Lions Club Albinea, noi stiamo sperimentando che “insieme” si può fare molto. E questo è molto bello.

sabato 28 novembre 2009

Pronto a tornare

Oggi si e' concluso il congresso, e domattina alle ore 5.30 inizia il rientro verso Chaaria.
Mi e' mancata tanto. Mi sono mancati i malati e l'attivita' frenetica.
Il bilancio del Convegno e' stato molto positivo: il Dr Morrone ed il suo team desiderano iniziare un rapporto di collaborazione che dovremmo formalizzare entro la fine dell'anno. Speriamo di poter ricevere il dermatologo che verra' da Mekele per la nostra formazione gia' per la fine di febbraio.
Inoltre il Prof Pala dell'Universita' la Sapienza di Roma desidera mandare dei medici e degli specializzandi in chirurgia generale e ginecologia. Mi ha promesso che si mettera' in contatto con la associazione a Torino.
Il Prof Kathami di Teheran e' stato entusiasta di quanto gli ho raccontato di Chaaria e si e' ripromesso di passare a farci visita e di aiutarci venendo a lavorare con noi per dei periodi.
Chiedo un vostro pensiero per il viaggio di domattina in quanto sembra che si sia rotto l'aereo per la tratta interna del volo, e non sanno se lo ripareranno in tempo...per cui sono incerto se riusciro' ad arrivare nei tempi prescritti o se dovro' spostare il volo da Addis a Nairobi. Speriamo di no.

 
Fr Beppe


Solidarietà...con un corso di "lana infeltrita"

Ringrazio Loredana Guadagni, mia compagna di classe dei tempi del liceo, per aver organizzato a Pergine Valsugana un corso di "lana infeltrita", da cui parte del ricavato è stato devoluto all'Associazione, per il Chaaria Mission Hospital.
Nadia.

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Video foto collage di Chaaria

Si ringrazia la volontaria Natascia Berardinucci, per il montaggio del seguente video-foto collage del Chaaria Mission Hospital.






venerdì 27 novembre 2009

Mekele-Meru

Mekele e' una bellissima cittadina di circa 50.000 abitanti. La corrente elettrica e' costantemente presente, e la vita scorre molto tranquilla. Siamo a circa 40 Km dal confine con l'Eritrea, ma non si vede alcuna pesante presenza militare. Gli abitanti sono molto accoglienti e si puo' passeggiare anche a sera tarda senza correre alcun rischio.
Rispetto a Meru e' molto piu' grande; le strade sono molto piu' spaziose, ed in genere la citta' sembra meno caotica.
Anche qui ci sono molti matatu che vanno su e giu', e, come a Mombasa, ci sono degli apecar, che fanno da taxi. Esiste anche un mezzo di trasporto piu' povero e piu' caratteristico: si tratta del calesse trainato da un cavallo.
Al mercato di Mekele la gente non ti urla: "uomo bianco". Hanno uno speciale rispetto per gli italiani, e, se possono, tentano di salutarti con il CIAO. Non bisogna contrattare sui prezzi, e loro non cercano di fregarti.
Anche qui, come a Meru, ci sono degli street boys che dormono per strada coperti da cartoni... forse ce ne sono meno che da noi. Pero' a notte tarda, per strada, e' normale vedere le iene: poveri piccoli che dormono sul marciapiede!
Mekele e' una citta' universitaria. Esistono due campus estremamente nuovi e moderni. La scuola in Etiopia e' sempre completamente gratis. Anche le scuole superiori e l'univertsita' sono gratuite. L'accesso avviene su base meritocratica. Tra le varie facolta', e' presente a Mekele anche quella di Medicina.
La citta' ha un aeroporto ed e' la capitale del Tigrai, la regione piu' sviluppata della Repubblica Federale.
Si vede abbondantemente la cooperazione del governo italiano che ha sponsorizzato sia la struttura dermatologica portata avanti dal Prof Morrone e dal team del San Gallicano, sia un nuovo ospedale per malattie infettive, sia una struttura di maternita' e pediatria. Tutte queste costruzioni, edificate e coordinate dal gruppo di Morrone, sono estremamente moderne.
Onestamente, rispetto allo sviluppo che vedo qui, la nostra situazione a Chaaria mi sembra un po' piu' arretrata: loro hanno reparti spaziosi e arieggiati, con grande spazio tra un letto e l'altro. Hanno camere di isolamento e letti moderni. Ma la bellezza di Chaaria, lo sappiamo, e' proprio nel numero altissimo di malati, che afferiscono per le nostre cure, e rendono il Cottolengo Mission Hospital un posto magico, al di la' di tutte le nostre innegabili carenze umane e strutturali.

 
Fr Beppe


giovedì 26 novembre 2009

Al Congresso Chaaria è stata molto apprezzata

Qui a Mekele sono presenti medici e Professori da 16 Nazioni, tra cui Italia, USA, Svezia, Inghilterra, Germania, Slovenia, Iran, Pakistan, India, Australia, Olanda, Slovacchia, Tanzania, Zimbabwe, Kenya, Etiopia.
Tutti hanno apprezzato la mia semplice presentazione sui casi dermatologici piu' complicati di Chaaria.
Molti hanno espresso il desiderio di rimanere in contatto e di aiutarci nella diagnosi delle patologie dermatologiche piu' difficili.
Il centro di alleviamento della poverta' del San Gallicano di Roma, mi ha accennato alla possibilita' sia di mandare dermatologi a Chaaria per la nostra formazione, sia di ospitare un nostro infermiere a Mekele per due mesi, al fine di dargli un training dermatologico intensivo. Inoltre saranno disponibili alla diagnosi telematica se invieremo loro delle foto.
E' molto bello sperimentare questa fraternita' scientifica tra persone di cosi' diversa estrazione culturale e geografica, oltre che di credo religioso. Quello che accomuna tutti in questo congresso e' il desiderio di aiutare i piu' derelitti ed abbandonati.
Non ho sentito alcuna difficolta' a comunicare con persone che provengono da Continenti diversi, perche' tutti abbiamo un ideale che ci accomuna, pur in diverse situazioni di vita.
Al convegno sono presenti anche giornalisti, alcuni di radio Vaticana, ed insieme questa mattina abbiamo avuto un commovente momento di preghiera al cimitero dei caduti italiani qui a Mekele. Qui nessuno si vergogna della propria fede: ne' i cristiani, ne' i musulmani... e tutti sanno che sono un Fratello.


Fr Beppe

I nuovi Calendari 2010

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Sono disponibili i nuovi calendari 2010, che come ogni anno vengono distribuiti al fine di raccogliere fondi destinati alle missioni cottolenghine di Chaaria (Kenya), Tachina (Ecuador) e Kerala (India).
Il contributo da versare per un calendario è di 6 euro.
Chiunque fosse interessato ad averlo, potrà farlo contattando i seguenti referenti dell'Associazione Volontari Missioni Cottolengo (Onlus). 
Un ringraziamento anticipato a tutti coloro che aderiranno all'iniziativa.

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IN PIEMONTE: 


FRATEL GIUSEPPE MENEGHINI - Superiore Generale    fratelli.cottolenghini@cottolengo.org
 

SUOR ANNA MARIA DE ROSSI     
BRUNO CASTELLINO    
ANNA MARIA GAIDO     
 
 

IN VENETO: 

ANTONIO BUONANNO    
 
ERIKA BAGGIO  

eri.baggio@gmail.com    oppure  
 
MARIA GRAZIA SCALCO   




NEL LAZIO:

DON PASQUALE SCHIAVULLI
Presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza di Roma - Via di Villa Alberici n.14

donpaschiavulli@gmail.com





mercoledì 25 novembre 2009

Negltected tropical diseases

In questo Congresso molti autori sottolineano come il termine sia inappropriato, e come sarebbe piu’ opportuno parlare di popolazioni trascurate e dimenticate, piuttosto che di condizioni morbose in se stesse.
Molte delle neglected diseases sono un comune denominatore tra Chaaria e a Mekele, dove il Congresso da oggi continua a svolgersi.


1)  TRACOMA: e’ la causa piu’ frequente di cecita’ infettiva nel mondo; e’ una  malattia legata alla poverta’, all’inadeguato acceso all’acqua, e alla mancanza di strutture di sanificazione (abitudine di andare di corpo all’aperto). Il batterio e’ normalmente portato agli occhi dalle mosche che si depositano sul volto dopo essersi nutrite su escrementi umani: ecco perche’ i bambini piccoli sono tra i piu’ colpiti. Ecco anche perche’ i poveri che dormono per terra ed in capanne di fango sono piu’ esposti rispetto alle classi agiate. La terapia del tracoma conclamato dovrebbe valersi di varie strategie. L’OMS ha lanciato la alleanza per l’eradicazione mondiale del tracoma entro il 2020, ed ha coniato la “SAFE” STRATEGY: S per surgery (chirurgia), A per antibiotici, F per faccia pulita, E per environmental sanitation (creazione di latrine e gabinetti che prevengano il contatto tra mosche e feci umane).
2)  BILHARZIOSI: si tratta di una malattia infettiva, che sia a Chaaria che a Mekele e’ provocata principalmente da 2 parassiti: lo shistosoma mansoni, che causa infestazione intestinale, diarrea con sangue, cirrosi epatica e, in alcuni casi, carcinoma del colon. Lo shistosoma haematobium che invece da’ adito alla forma urinaria, con colonizzazione della vescica e grave ematuria, oltre che cirrosi epatica. Questa seconda forma puo’ causare carcinoma vescicale. E’ normalmente innescata dall’immersione in acque contaminate da feci o urina di persone infette. Il parassita entra prima in un ospite intermedio (che e’ una lumaca); qui completa il suo ciclo vitale e si trasfoma in un microscopico vermicello che e’ in grado di perforare anche la cute integra. La terapia e’ semplice e poco costosa se e’ assunta in fasi iniziali, prima che si siano instaurate le complicazioni. Altrimenti diventa sostanzialmente impossibile e la malattia puo’ essere mortale.
3)  L’ELEFANTIASI, cioe’ un gonfiore duro che colpisce normalmente gli arti inferiori ed i genitali, ed e’ difficilissimo da curare quando si e’ instaurato. A Mekele e’ causato il piu’ delle volte dalla filaria (malattia infettiva trasmessa da una zanzara), mentre a Chaaria si tratta di podoconiosi, cioe’ di una condizione dovuta al cronico ingresso nei capillari linfatici di microcristalli di silice della polvere attraverso microtraumi della cute dei piedi. E’ quindi una malattia di chi cammina scalzo, almeno da noi.
4)  DIARREE BATTERICHE E PARASSITARIE, sempre dovute al consumo di acqua contaminata. Soprattutto nei bambini al di sotto dei 5 anni di eta’ sono una importante causa di morte. Tra i parassiti responsabili di diarrea si nota una leggera differenza tra i due contesti geografici, con gli ascaridi al primo posto in Mekele ed i protozoi (ameba e giardia) a Chaaria.
5)  MALNUTRIZIONE, nelle due forme classiche di marasmo e kwashiorkor, sono presenti sia in Etiopia che in Kenya.
6)  LEISHMANIASI, una grave infezione causata da un gruppo di parassiti del genere leishmania. Anche in questo caso il vettore e’ una zanzara. A Chaaria prevale la forma viscerale, che e’ gravissima: si presenta come importante epato-splenomegalia (fegato e milza ingrossati), ascite (acqua nella pancia), estrema anemia e piastine basse, perdita progressiva di peso, ed infine morte. A Mekele invece la presentazione piu’ comune e’ quella cutanea o muco-cutanea, con ulcere croniche tondeggianti sulla pelle o/e nella mucosa nasale. La terapia e’ difficile e costosa, e viene eseguita con composti molto tossici.
7)  ONCOCERCOSI : DETTA ANCHE RIVER BLINDNESS, perche’ trasmessa da una zanzara che predilige le zone vicine ai corsi d’acqua. Si tratta di una filariosi che causa cecita’ e problemi cutanei. E’ presente a Mekele, ma fortunatamente assente a Chaaria.

Fr Beppe
 

martedì 24 novembre 2009

Addis Abeba

E’ sempre una esperienza molto particolare arrivare nella capitale etiopica (per me la seconda volta): l’aeroporto e’ super moderno e ti lascia l’impressione di una metropoli avanzatissima.


Appena fuori pero’ l’impressione si modifica rapidamente: le luci elettriche ci sono anche lungo la strada; si possono vedere case molto “prominenti”, ma tra di loro si notano magioni in gran parte costituite di fango. Anche di notte i negozietti sono aperti: molti hanno l’elettricita’, ma altri usano una semplice lampada a petrolio. Certo poi ci sono quartieri eccezionalmente belli, come quelli vicini alla sede della Unione Africana: in quella parte della citta’ ci sono molti semafori, mentre in tutto il resto della capitale il traffico si deve regolare senza questo ausilio, perche’ i semafori sono pochissimi: ho gia’ visto un incidente tra due taxi a pochi minuti dal mio arrivo. Fortunatamente la macchina in cui mi trovavo non e’ stata coinvolta. Il mio taxista era molto gentile, come in genere la gente in Etiopia, e non ho avuto alcun timore quando, arrivato all’aeroporto completamente solo, ho dovuto chiedere di essere accompagnato in macchina all’hotel Semien, dove mi avevano gia’ prenotato la stanza.


L’altra cosa veramente impressionante per me e’ l’impatto con i lebbrosi: sono tantissimi; molti di loro vivono di elemosina sui grandi marciapiedi della capitale. I marciapiedi sono anche la loro casa e di notte sono occupati quasi completamente da sacchi a pelo, o da cartoni nei quali i senza-fissa-dimora tirano a campare. Si sente un forte odore di urina quando si cammina, cercando di non calpestarli.


Fa male passare vicino a queste centinaia di mani senza dita che si levano da corpi storpiati e mutilati, avvolti in stracci indecenti... Mi ricorda quella scena del film “Jesus Christ Superstar”, quando Gesu’ viene assalito da decine di lebbrosi che lo spintonano da tutte le parti urlando i loro problemi; ed il Signore, nella sua profonda umanita’, sembra non farcela piu’, ed esclama nel canto: “Siete troppi!”.


Ho visto anche scene molto dolorose, come quando un bambino-mendicante ha rubato le monete dalla ciotola del lebbroso cieco, ed e’ stato inseguito senza successo dai passanti.


Molti lebbrosi vivono nel cortile della grande chiesa ortodossa di San Giorgio, a poche centinaia di metri dal Centro Culturale Italiano, dove si tiene la prima parte del Congresso. Anche gli eterni riti ortodossi mi affascinano e mi attirano, con i loro incensi, le loro preghiere lunghissime, il sacta sanctorum in cui puo’ entrare solo il sacerdote. Al mattino presto, dopo aver fatto presente al pope che io sono un cattolico, mi piace togliermi le scarpe ed essere da lui accompagnato al luogo della preghiera, dove mi dice che posso fermarmi a mio piacimento. Lui e’ orgoglioso farmi notare che parla bene inglese (moltissimi qui conoscono solo l’amarico), e mi conduce di fronte ad un muro affrescato della chiesa, dove sono dipinte ed elogiate tutte le imprese del Negus Haile’ Selassie’.


Ad Addis sono rimaste alcune reminiscenze italiane: ci sono baretti con dehors che potrebbero ricordare Trastevere a Roma. In essi si puo’ bere un espresso discreto, che in genere ti offrono con un dolcetto (cosa del tutto impossibile in Kenya, dove il caffe’ ricorda cio’ che potresti bere a Londra). Altra cosa per me carina e’ il trovare delle panetterie, dove posso comprare del pane caldo che mangio come pranzo e come cena (infatti negli alberghi i pasti non sono compresi nel pacchetto dell’offerta/congresso che ho ricevuto).


Alcuni quartieri hanno ancora nomi italiani: la zona della chiesa di San Giorgio si chiama “Piazza”, mentre quella dei dei mercati generali si chiama appunto “Mercato”.


Ad Addis si puo’ comunque anche vedere il progresso. Rispetto al 2007 e’ piu’ pulita. Ci sono molte costruzioni nuove. Ci sono alberghi e centri congressi. Il traffico non ricorda ancora quello caotico di Nairobi, ma e’ aumentato tanto, con molte macchine fresche di fabbrica. Ci sono persone ben vestite che passeggiano. Ci sono moltissimi negozi di oreficerie.


Purtroppo, come spesso in Africa, il corasto tra ricchi e poveri e’ piu’ crudele: io ho una camera con televisore ed antenna satellitare atraverso cui posso vedere la BBC, ma a pochi metri dall’hotel, i poveri dormono sul marciapiede.


Ad Addis i matatu sono blu e bianchi, e sono dei pulmini Wolswagen di modello antico. I taxi sono di marca Lada, anch’essi blu e bianchi: somigliano moltissimo alla vecchia 124 della FIAT, e costituiscono una reminiscenza degli anni in cui il regime etiopico era una roccaforte africana del blocco sovietico.


Tutte queste sono emozioni a margine del congresso. Poi vi diro’ le cose che imparero’. Per ora vi dico che e’ molto internazionale, e che sto conoscendo medici di varie parti del mondo.


Per me e’ bello poi stare con il gruppo che viene da Roma (Istituto San Gallicano): il loro accento romanesco ed il loro entusiasmo mi riempiono il cuore di gioia.



Fr Beppe

lunedì 23 novembre 2009

Influenza H1N1

Certamente per noi la febbre suina non costituisce un problema psicologico cosi' grave come quello che si sta verificando in Europa.
Mesi fa, grazie a donatori internazionali, il governo ci ha fornito di materiale iconografico da apporre ai muri dell'ospedale: sono cartelloni che insegnano alla gente come riconoscere i segni iniziali dell'infezione.
Ci sono notizie che i farmaci antivirali sono stati comprati, e le scorte sono sufficienti per una eventuale pandemia. Ma non ci sono campagne vaccinali in corso.
Un paio di mesi fa si era creata una certa fobia, perche' alcune scolaresche venute dall'Inghilterra a scopo di gemellaggio con allievi locali, erano poi state diagnosticate come affette dal virus influenzale. Almeno due secondary schools sono state "quarantenate", ma ora onestamente non ne sentiamo piu' nulla, ed  il livello di ansia sembra scemare pian piano anche tra i pazienti piu' informati, come infermieri ed insegnanti. Non ci sono mai stati morti in Kenya per influenza suina.
Io onestamente non ho mai denunciato alcun caso sospetto. Solo una volta, circa due mesi fa, ho visitato una volontaria slovacca di un'altra missione, che era stata mandata a Chaaria perche' "affetta da influenza suina". I test sono invece risultati positivi per la malaria, e, dopo alcuni giorni di terapia, la spaventatissima volontaria si e' completamente ristabilita. Credo che sia tornata in patria prima del tempo per lo spavento.
Onestamente, almeno per ora, focalizziamo i nostri sforzi su altre malattie, che sono killer reali (e non potenziali), come la malaria, la TBC, le diarree, l'HIV.

Fr Beppe
 

PS: Mentre viaggiavo verso il convegno oggi sono stato abbordato da uno street boy, che, non riuscendo a strapparmi il borsello, mi ha rubato gli occhiali con una "manata". Ho dovuto ricorrere all'aiuto urgente di un ottico, per un paio di occhiali di emergenza, in quanto, senza di essi, non riuscirei nemmeno a leggere le diapositive al convegno.
La prossima volta ci sentiamo dall'Etiopia.

domenica 22 novembre 2009

Lettera di invito al Convegno in Etiopia - International Congress Dermatological Care for all: Common Diseases for neglected people

Ecco la lettera inviata a Fr Beppe:


Carissimi amici sardi

Forse non si vede, ma sono un grande timidone, e soprattutto mi sento molto in colpa quando lascio Chaaria per qualche giorno.
Il Congresso di Dermatologia in Etiopia e’ un grande dono, però mi crea anche disagio nel lasciarvi qui ancora per alcuni giorni e non trovarvi al mio rientro.
Per cui affido al blog il mio ringraziamento, quello che avrei voluto esprimervi stringendovi la mano, mentre salite in macchina alla volta di Nyeri, e poi Nairobi.
Vi ringrazio per la vostra disponibilita’ e per il grande lavoro che avete fatto per noi. Grazie anche per la vostra simpatia, e la vostra voglia di stare insieme a noi... e perche’ no? Grazie anche per l’ottimo vino bianco.
Grazie e tutti indistintamente:
A Nietta per il costante ed infaticabile lavoro con i pazienti ricoverati.
A Michele per la grande attivita’ da lui portata avanti nel gabinetto odontoiatrico, senza la nostra Mercy.
A Pino & Daniele (Pino-Daniele per noi), che sono stati una coppia molto efficiente nel risolvere molti piccoli e grandi problemi della nostra manutenzione.
Tutti indistintamente avete contribuito in modo personale ed unico al miglioramento di Chaaria.
E poi so che tornerete, e ci conto! L’esperienza fatta una tantum e’ senz’altro positiva, ma, se si riesce a ripeterla, diventa migliore, in quanto avete gia’ acquisito delle conoscenze sul nostro ambiente che vi permetteranno di lavorare piu’ efficacemente fin dal primo giorno. E poi, frequentandoci piu’ volte, anche la nostra amicizia crescera’.
Ciao. Naturalmente chiedero’ a Dio di darvi un onorario adeguato per quando avete fatto per lui e per i suoi poveri, oltre che per voi stessi... ed in Piemonte abbiamo un proverbio che dice: “Il Signore paga tardi, ma paga molto bene!”.



Fr Beppe

sabato 21 novembre 2009

Il congresso internazionale di dermatologia tropicale in Etiopia


Da martedi' a sabato saro' in Etiopia, invitato a questo importante Congresso, che e' ormai giunto alla terza edizione. Sono stato invitato sia come uditore, sia come relatore.

Mi e' stata affidata una presentazione sui casi dermatologici piu' frequenti a Chaaria.
Saro' anche chiamato a coordinare i lavori assembleari del mercoledi' pomeriggio, insieme ad un dermatologo che opera in Etiopia. Saremo a Mekele, dove il dott. Moroni dell'ospedale San Gallicano ha sponsorizzato e aperto uno stupendo ospedale dermatologico per i piu' poveri. L'ospedale ha anche importanti servizi per la lebbra.
Sono sicuro che per me sara' una esperienza di grande apprendimento, e di confronto con una poverta' dura e impressionante come quella etiopica.
Certo non mi presento al Congresso come docente, anche se offriro' alcuni stimoli con la presentazione che vi allego. Avro' moltissimo da imparare.
Ringrazio Dio per questa occasione che mi giunge tramite la alleanza degli ospedali italiani nel mondo.
Ringrazio anche il dott Ogembo, Fr Lorenzo, ed i volontari che mi sostituiranno per una settimana.
Spero di avere una connessione internet dal Convegno e di poter comunicare con il blog quotidianamente, come al solito.


Fr. Beppe


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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