giovedì 31 dicembre 2009

Doris

Sono le ore 4.45 del mattino. Non ho dormito quasi nulla grazie all’ameba che ha causato un cataclisma all’interno della mia pancia: mi sono rigirato nel letto per ore tra i crampi, aspettandomi sempre la prossima occasione per correre sul water.
Le mie condizioni generali non sono delle migliori, quando improvvisamente suona il cicalino:
“Doctor, Peninah vuole che tu venga ad aiutarla in maternita’, ma non si tratta di cesareo… per cui non chiamare Pinuccia”.
Mi alzo svogliatamente e mi dirigo verso l’ospedale. Mi rattrista udire il rombo del generatore: siamo di nuovo senza luce.
Peninah non e’ in sala parto, ma in room 20. E’ alle prese con una giovane donna gravida, con convulsioni continue. Le ha gia’ praticato del valium in vena, e le tremende scosse che deformano la sua bellezza diciottenne si stanno riducendo, anche se il respiro e’ davvero terribile: sembra ormai in edema polmonare.
“La pressione arteriosa e’ alle stelle”, ansima Penina, chiaramente in preda al panico.
“Da quanto tempo e’ in ospedale?”
“E’ arrivata da pochi minuti e non sappiamo nulla di lei perche’ e’ giunta sola, ed ora e’ incosciente”.
Con il piccolo ecografo portabile tento una difficilissima eco al letto, con malata estremamente agitata e trattenuta a fatica da Dorothy ed Evanjeline: il feto e’ vivo. Il battito cardiaco e’ presente, ma siamo di fronte ad una gravidanza di circa 8 mesi. Il bambino e’ piccolo… troppo piccolo per un cesareo. Non so bene cosa sia meglio fare.
Ricordo con dolore quanto mi e’ capitato alla vigilia di Natale. Era un caso simile, anche se meno grave. Ho deciso di estrarre il bambino chirurgicamente, per salvare la vita della madre. All’inizio sembrava la decisione giusta, in quanto il piccolo aveva pianto subito, nonostante il fatto di essere meno di due chili di peso corporeo; poi pero’, le sue condizioni respiratorie erano precipitate rapidamente, fino alla sua morte, dopo meno di due giorni.
Ho quindi ritenuto meglio non ripetere l’esperienza e cercare di abbassare la pressione con terapia medica, in modo da permettere un parto a termine o un cesareo quando il feto sara’ grosso abbastanza da non avere problemi nel periodo postnatale.
Ma in medicina e’ sempre molto difficile fare la scelta giusta.
Doris peggiora rapidamente, nonostante gli anti-ipertensivi in vena, il fenobarbitone ed i diuretici. La pressione continua a salire ed arriviamo a 280/150.
Ormai i suoi polmoni sono cosi’ pieni d’acqua che le esce schiuma dalla bocca.
“Operiamo lo stesso, anche se il feto morira’, almeno per tentare di salvare la giovane mamma”.
“Pensi che Jesse tentera’ un’anestesia in una situazione tanto disperata?”
“Non lo so. Per ora svegliamolo”.
Poi il caos.
Prima dell’arrivo dell’anestesista, la paziente inizia a vomitare materiale nerastro (certamente sangue) dalla bocca e dal naso.
“Corri a prendere l’aspiratore!”
Ma tutto sta andando in sfacelo. Il respiro, dapprima stertoroso, si fa periodico e poi cessa del tutto: alzo lo sguardo e vedo Jesse insonnolito:
“Prendi l’ambu, e comincia a massaggiarla”
Il vecchio anestesista pompa ritmicamente sul torace della donna, e mi indica quando insufflare ossigeno:
“Uno, due, tre… pompa. Uno, due, tre… pompa!”
“Peninah, come sono le pupille?”
“Dilatate e fisse. Non rispondono alla luce”.
“Per favore, prendi il fonendo e prova a verificare se c’e’ attivita’ cardiaca”.
“Nulla!”
Ci guardiamo sconsolati e sconfitti.
“Cerca il fetoscopio e dimmi se il bimbo per caso e’ ancora vivo”. Passano attimi eterni, in cui osserviamo la nostra infermiera curva sul cadavere ed intenta ad ascoltare con attezione, cercando improbabili segni di vita.
“Anche il battito fetale e’ scomparso”.
“Sconfitta totale. Alla vigilia di Natale abbiamo perso solo il feto. Oggi abbiamo perso anche la mamma”.
Nessuno parla. Peninah rimuove la flebo in silenzio. Jesse scuote la testa mentre pulisce l’ambu imbrattato di sangue. Evanjeline piange senza falsi pudori. Io mi siedo scoraggiato e scrivo in cartella quanto e’ successo.
In pochi minuti il nostro team si dissolve. Jesse torna a casa, ed io vado in cappella quando gia’ sono iniziate le lodi mattutine: parlero’ a Dio di questa nuova disfatta di fronte alla forza immane della malattia.




Fr Beppe



PS: il 2009 e’ stato un anno di grazia e di croce. Speriamo in un 2010 colmo di gioia per ognuno di voi. Buon anno da tutti noi di Chaaria.

mercoledì 30 dicembre 2009

Briciole da Chaaria

Isaiah viene da Matiri, e si presenta da noi il 22 dicembre per una massa dura del palato, in regione mediana. Mercy mi chiama a consulto e mi chiede cosa ne penso. Mi dice che ha gia’ provato ad aspirare con un ago, ma non ne ha ricavato liquido: si tratta dunque di una formazione solida.
Penso immediatamente all’arteria palatina ed ai grossi rischi che correrei ad avventurarmi in un’area del corpo che conosco poco. Poi mi ricordo che dopo pochissimi giorni sarebbe arrivato Alex.
Abbiamo quindi dato ad Isaiah l’appuntamento per oggi. Pur venendo da lontano, lo abbiamo visto in sala d’attesa già prima delle 9.
Alex e Manuela gli hanno praticato una generosa anestesia locale ed hanno iniziato a lavorare, con il paziente sdraiato sulla poltrona odontoiatrica.
Hanno scelto di accedere alla massa, scollando la mucosa a partire dai molari superiori di destra.
Tutto e’ andato benissimo. Alex e’ riuscito ad isolare l’arteria palatina senza romperla; ha estratto una massa tondeggiante, parzialmente capsulata, delle dimensioni di una castagna.
Esaminando la parte dove la capsula non era completa, ci e’ parso un adenoma; abbiamo però anche notato che il palato osseo era parzialmente eroso dall’escrescenza, pur non essendosi ancora realizzata una comunicazione tra bocca e naso.
Si e’ dunque reso necessario convincere il paziente sulla necessità di un esame istologico.
Alex e Manuela hanno poi richiuso il palato in modo magistrale, usando del filo riassorbibile. In tal modo Isaiah non avrà la scocciatura di tornare a togliersi i punti.
Il malato è soddisfatto, ci saluta e riprende il cammino verso casa… ma poco dopo ritorna, accompagnato dal watchman: sta in piedi a mala pena; suda freddo, e sembra sul punto di perdere i sensi.
Lo mettiamo rapidamente in barella, mentre in noi l’ansia cresce in maniera esponenziale e si attiva un clima da ER televisivo: gli amici italiani corrono in mio aiuto (io sono evidentemente un po’ confuso sul da farsi!); nella foga di agire con rapidità, ripetono indicazioni terapeutiche in italiano ai nostri infermieri, i quali naturalmente non comprendono e rimangono immobili. Rossella riesce a prendergli una vena nonostante il fatto che non abbia pressione, ed infondiamo liquidi in abbondanza. La revisione della parte operata e’ rassicurante, anche se Alex è chiaramente preoccupato: non ci sono segni di importante sanguinamento.
Il ragazzo è comunque in grado di parlare:
“Quando hai mangiato l’ultima volta?”, gli chiediamo, non appena apre le palpebre.
“Stamattina alle 6”.
“Considerando che sono ormai trascorse 7 ore dalla colazione, potrebbe trattarsi puramente di un misto di paura e fame. Facciamo un emocromo ed una glicemia!”
“Già fatto: entrambi perfetti”, mi rispondono i colleghi volontari italiani.
Intanto Isaiah cessa di sudare come un cavallo e si rasserena. La pressione ed il polso, imprendibili nei minuti precedenti, ora gradualmente ritornano alla norma.
“Finiamo l’ultima flebo e lo lasciamo andare”. Alex continua a fargli aprire la bocca alla ricerca di qualche globulo rosso, ma è evidente che non c’è emorragia.
“Ci hai fatto prendere una bella strizza. Comprati subito qualcosa da mangiare qui fuori, prima di iniziare il viaggio verso Matiri!”
Isaiah ora e’ andato a casa, e non ha più accusato problemi.
Gli auguriamo di cuore che l’istologico sia negativo e che si tratti di una formazione benigna.
Come dice il saggio: “tutto è bene, quello che finisce bene”, ma che paura in quei momenti in cui lo vedevamo collassato!
Grazie infinite ai dentisti per l’intervento, ed ai medici italiani per la rianimazione post-operatoria così tempestiva ed efficace.


Fr Beppe

martedì 29 dicembre 2009

Alex and Manuela... The dentists


Che bello quando un volontario ritorna… Vuol dire che, dopo tutto, non siamo poi cosi’ male. Grazie, Alex per aver scelto Chaaria ancora una volta (8 volte, non è mica uno scherzo!). Grazie per la tua amicizia e per tutto quanto farai per la nostra gente in questi giorni in cui Mercy terminerà le sue ferie. Ringraziamo anche Manuela, giovane studentessa di Odontoiatria, che collabora con Alex nella gestione dei tanti clienti del nostro ospedale. Con loro abbiamo anche programmato un po’ di chirurgia orale, e siamo sicuri che il livello delle nostre prestazioni migliorerà notevolmente.

Fr Beppe



PS: dopo una settimana di ferie natalizie a casa, Naomi e’ rientrata in ospedale per continuare la fisioterapia. Inizierà la scuola ai primi di gennaio. Non so ancora come faremo, in quanto ora i professori sono in vacanza e non ho potuto parlare con loro: credo che la accompagneremo con l’ambulanza ogni mattina ed andremo a prenderla alla sera. Sono un po’ preoccupato per il cortile sconnesso e per qualche barriera architettonica nella scuola, ma vedremo come fare.


lunedì 28 dicembre 2009

Geografia del volontariato a Chaaria

Storicamente i nostri volontari sono stati in larga maggioranza piemontesi, semplicemente per il fatto che era la Piccola Casa di Torino il vero semenzaio dei candidati al volontariato. Comunque ci sono sempre stati anche gruppi di Veneti, soprattutto gravitanti attorno alla parrocchia ed ai gruppi ecclesiali di cui Fr Maurizio ha fatto parte.
Negli ultimi anni, sia attraverso il tam tam dei volontari stessi, sia soprattutto attraverso il blog, il volontariato a Chaaria ha messo radici in varie regioni italiane.
Abbiamo ora presenze da ogni parte della Penisola, ed anche dalle Isole. Da due anni ormai collaboriamo efficacemente con il gruppo dei “Volontari Sardi”, che fanno capo a Luciano Cara. Essi ci assicurano vari gruppi di medici ed infermieri, ed allo stesso tempo raccolgono per noi materiale utilissimo che poi ci inviano tramite container.
Al momento sono presenti a Chaaria due medici ed un’infermiera dalla Sicilia: anche questo e’ da considerarsi un’altra pietra miliare, perche’ ho notizia di grande fermento nell’Isola, con vari medici e chirurghi che si preparano a venirci ad aiutare.
La Lombardia e’ certamente il secondo nostro serbatoio di volontari, dopo il Piemonte, ma ormai essi provengono da un grande numero di Regioni sparse sia al Nord, quanto al Centro, o al Sud.
Generalmente le presenze dal Meridione sono state molto piu’ esigue rispetto a quelle dal Settentrione. Per questo lasciamo al blog il compito di incoraggiare molte piu’ persone dal Sud ad unirsi al nostro movimento di volontariato.
Negli ultimi anni poi, con nostra grande soddisfazione, ci siamo internazionalizzati un pochino: per esempio, il 2009 ha visto la presenza di collaboratori provenienti dal Kenya, dalla Germania, dall’Olanda e dalla Polonia.
Sarebbe una grande gioia per noi poter incrementere maggiormente le presenze da vari Paesi soprattutto dell’area anglofona.
Da questo punto di vista, poniamo grande speranza nella futura collaborazione Chaaria-Mekele (Etiopia), di cui recentemente abbiamo accennato su questo blog.
Riconosciamo l’importanza sia dei volontari presenti a Chaaria, sia di quelli che, in vario modo, lavorano alacremente per noi in Italia: a tale riguardo sicuramente siamo debitori, e ringraziamo infinitamente la Associazione Volontari Mission Cottolengo per la infaticabile attivita’ di raccolta fondi, che, tra l’altro, a tempi brevi ci permettera’ l’acquisto di un monitor per la sala operatoria. Sottolineiamo e apprezziamo tutte le attivita’ da loro organizzate (calendari, cene sociali, 8 per mille, concerti, ecc…).
Non possiamo non citare a questo riguardo l’attivita’ del Prof Alessandro Corsini e degli studenti dell’Istituto tecnico per Ottici Galvani di Reggio Emilia, i quali confezionano per noi occhiali a titolo completamente gratuito. Tramite la stessa attivita’ abbiamo anche avuto ripetute donazioni da parte del Lions Club, che ci ha aiutato ad attrezzare un buon ambulatorio oculistico a Chaaria.
Altra importante collaborazione e’ quella con la Comunita’ Sant’ Egidio di Roma, che da piu’ di un anno ci finanzia per i test CD4 e per l’acquisto di farmaci contro le infezioni opportunistiche.
Ci auguriamo che possa anche partire con il 2010 un accordo con l’ INMP (Istituto Nazionale per la salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Poverta’), diretto dal Prof Morrone presso l’ospedale San Gallicano di Roma.
Sono sicuro che dimentichero’ ancora moltissime iniziative, ma lasciatemi nominare la dottoressa Busso e la sua parrocchia, per il continuo sostegno nell’acquisto di farmaci per l’AIDS; il gruppo Music for Kenya, che ci ha devoluto una buona parte dei proventi del loro concerto; gli amici di Pisa che, insieme a Lorenza Marini, contribuiranno all’acquisto di un nuovo macchinario per la chirurgia; la mia parrocchia di Casalgrasso, dove ogni anno si organizzano scatolate ed attivita’ varie a nostro favore; la parrocchia di Fr Lorenzo che raccoglie in modo specifico per il dipartimento di fisioterapia; la parrocchia di La Loggia, che sostiene Chaaria per l’affetto verso Fr Giancarlo.
Ecco in sintesi la nostra cordata: c’e’ chi viene a darci una mano qui in Kenya; chi raccoglie fondi per noi in Italia; chi scrive progetti per mobilizzare finanziamenti a nostro favore. Siamo una grande famiglia, sempre meno piemontese, e sempre piu’ internazionale. Quello che ci unisce e’ un comune ideale di aiuto verso le popolazioni piu’ povere.
Il 2009 e’ stato anche un anno di grande sofferenza per noi a Chaaria, con tante problematiche che spesso hanno fiaccato il nostro morale; ma in complesso pensiamo che siano anche stati 12 mesi esaltanti, con tante cose memorabili sul nostro cammino. Soprattutto e’ stato un anno in cui non abbiamo abbassato gli ideali, anche quando i venti contrari hanno rischiato di farci scegliere di “volare basso” e di sopravvivere alla meglio.


Fr Beppe


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 Turi, Rossana e Marianna
Eccoci qua. Siamo i volontari dalla Sicilia, e siamo felicissimi di essere a Chaaria. Speriamo di renderci utili e di essere i primi di una lunga serie.


domenica 27 dicembre 2009

Eleonora, Lisa e Serena

... sono tornate oggi in Italia, dopo 3 settimane di ottimo servizio a Chaaria. Ostetriche di professione, si sono soprattutto cimentate con un dipartimento di maternita' sempre stracolmo di partorienti. Usando le loro parole: "non ci saremmo mai aspettate che ci fossero cosi' tanti parti a Chaaria".
Le tre settimane di lavoro con noi sono state per loro il primo impatto con la vita clinica reale: sono infatti fresche di studi,e, per la prima volta, si sono confrontate da sole con situazioni complesse, dove a volte le complicazioni arrivano all'improvviso e non si sa bene cosa fare. Il loro aiuto e' stato centrale anche in sala operatoria, soprattutto di notte, per i tanti tagli cesarei.
Siccome poi erano in tre, si sono sempre divise in modo che una di loro collaborasse con i nostri infermieri nella normale gestione nursing del reparto: hanno cosi' toccato con mano aspetti che sovente in sala parto si tende a dimenticare, come quelli della malattia terminale, del cancro in fase avanzata, dell'AIDS all'ultimo stadio, delle piaghe da decubito per cui non si sa piu' cosa fare.
Come sempre, ci auguriamo che torneranno, perche' certamente la seconda esperienza sara' piu' proficua della prima: quando si torna, gia' si conosce la realta', e non si passa piu' attraverso quel limbo di circa dieci giorni in cui il nuovo volontario cerca di guardarsi in giro e di comprendere almeno dove sia capitato. Inoltre, quando un volontario ritorna, ci conosce gia', e noi conosciamo lui... e la comunicazione scorre certo molto piu' semplice sin dal primo giorno. Anche il nostro personale locale ci mettera' pochissimo a ritrovare la sintonia.
Eleonora, Lisa e Serena ci hanno dato anche il loro sangue... e questo non e' un dono da poco in un momento in cui i donatori scarseggiano ed i bisogni di trasfusione sono molto alti.
Dio vi benedica e vi ricompensi per quanto avete fatto per chi e' meno fortunato di noi.

Fr Beppe

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sabato 26 dicembre 2009

Tempi duri

Dopo aver scoperto il furto di diesel, altri ammanchi sono venuti alla luce. La polizia sta investigando questi crimini e speriamo di poter presto risolvere tale problema che ci sta togliendo la pace.
E' brutto per noi sia pensare che gente di Chaaria abbia portato avanti queste attivita' facinorose nei nostri confronti per anni magari, senza che noi ce ne rendessimo conto appieno... ed e' ancora peggio riflettere sul fatto che qualcuno all'interno del centro potrebbe essere coinvolto in tutto questo.
Come comunita' abbiamo pero' deciso di andare avanti (nonostante una certa paura) e di dare il nostro pieno supporto alle autorita', in modo che la mela marcia (se c'e'), possa essere eliminata dalle file del nostro staff, e possiamo cosi' ristabilire quel clima di fiducia reciproca che e' tanto necessario per la armonica gestione di una missione cosi' complessa come la nostra... e che in questi giorni vacilla.
Certo, aver denunciato i furti ci ha creato nuovi nemici: per il quieto vivere, avremmo potuto pensare di coprire tutto, visto che si tratta essenzialmente di un ammanco modesto... ma in tal modo avremmo rischiato di essere conniventi, e di avallare l'idea che tanto i Bianchi non fanno mai nulla, non agiscono mai... incoraggiando indirettamente i maleintenzionati a ripetere i loro crimini all'infinito. Se ritirate la denuncia ora - ci ha detto una persona a noi vicina - vi tirerete dentro una fila infinita di nuovi furti.
Cari amici, chiediamo quindi la vostra preghiera, perche' dobbiamo essere forti e saper accettare anche quanto di spiacevole potrebbe venire alla luce dopo le indagini. Il Cottolengo Centre e' la nostra famiglia, ed e' nostro dovere difenderla da chi la vuole depredare, rovinare e ferire. Aiutateci anche voi in questo.


La comunita' di Chaaria

venerdì 25 dicembre 2009

Buon Natale


Auguro con tutto il cuore

un Buon Natale ed un  
Felice Nuovo Anno 2010

a tutti i lettori del Blog.

Nadia Monari











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Suggestioni natalizie e ... Chaaria

...Nonostante sia qui , la mia mente è laggi da voi. E in questo clima fatto di "stress natalizi", carrelli pieni, depressioni da festività natalizie d'improvviso mi immagino la Messa nella lavanderia dell'ospedale e tutto si fa più chiaro... 

Vi voglio bene, tenete duro e non mollate mai!


Un abbraccio forte



Una volontaria

Tanti Gesù Bambini a Chaaria


Appena prima della Messa della notte Santa siamo stati chiamati urgentemente per un cesareo, che ha portato alla luce il primo Gesu' bambino del 2009: si trattava in realta' di una femminuccia, venuta al mondo con qualche problemino, ma ora completamente ristabilita (nella foto ha un ago cannula in vena, ma gia' glielo abbiamo tolto).
Ci sono poi state altre 8 nascite tra la notte e la giornata di Natale... e chissa' quante ancora prima di mezzanotte.
La bimba che vedete nella foto con un tubicino dell'ossigeno nel naso, e' nata con parto naturale subito dopo la mezzanotte, e la madre, volendo darle un nome natalizio, ha pensato di chiamarla Stella.
La sala parto e' poi sempre stata oggi un vero campo di battaglia: nove nascite il giorno in cui ricordiamo la venuta di Gesu'... e tutte avvenute senza troppi problemi. Abbiamo fatto un altro cesareo in serata, ma tutti gli altri bimbi sono nati spontaneamente. Sembra essere il momento delle donne... visto che oggi abbiamo dato alla luce 8 femmine ed un solo maschietto.


Ciao. Ancora Buon Natale.









Fr Beppe

Nostalgia kenyota

Caro Beppe, volevo ringraziare tutti coloro che tengono vivo questo splendido cordone ombelicale che è il chaariahospital.blogspot.com, indispensabile, se non essenziale per tutti coloro che ritornano a casa dopo una splendida esperienza vIssuta con voi a Chaaria.
Non è facile riadattarsi al mondo civilizzato, specialmente in un momento come questo di feste e frenesie, pensando a quello che hai lasciato. I dubbi si insinuano, le certezze barcollano, tutto viene messo in discussione da ciò che è stato, da ciò che si è visto.Leggere i tuoi scritti ogni sera o la mattina presto è come vedere i vostri volti, sentire le vostre voci, avere  l'illusione di essere li con voi di far parte ancora per un giorno della vostra  comunità. Si, perchè di comunità si tratta come giustamente hai scritto qualche giorno fa...noi tutti ci siamo sentiti partecipi di questa vostra missione dando una briciola di noi stessi.I n cambio abbiamo ricevuto una grande lezione di vita da tutti voi, da tutte quelle persone che si adoperano perchè il chaaria hospital possa funzionare al meglio. Un mondo di aiuto che lavora 24 ore su 24, volti di persone che a qualsiasi ora della notte continuano a lavorare perchè tutto funzIoni al meglio e tutto sia pronto. Mi vengono a mente gli zoccoli della sala operatoria lavati e stesi a riposare nel lavatoio, le lenzuola stese ad asciugare durante la notte, le ragazze della notte che vegliano su tutto e tutti mai ferme sempre a lavorare con una mano sulla scopa e l'altra sul wolki tolki a chamare te o Pinuccia per qualsiasi inconveniente. E sì, sarebbe stata troppo dura se non ci fosse stato questo splendido blog ad ammortizzare il colpo. Ancora grazie a tutti voi che lavorate per questa grande missione, c'è chi la chiama utopia ma per me è stata una splendida realtà. Buon Natale a tutti voi.

 
Luca


Buon Natale da tutti noi di Chaaria!



Carissimi amici, 
scrivo questa lettera per augurare a tutti voi un felice Natale del Signore ed un esaltante nuovo anno. A nome di tutti i Fratelli, di tutto lo staff di Chaaria e di tutti i poveri che ci avete aiutato a servire, giunga ad ognuno di voi la nostra amicizia, la nostra stima e riconoscenza, ed il nostro ricordo nella preghiera.
Natale è festa di famiglia, in cui tutti ci sentiamo più buoni: e voi siete parte della nostra grande famiglia, e ci avete aiutato molto nel nostro sforzo di essere buoni con tutte le persone in difficoltà.
Il 2009 è stato un anno intenso, pieno di ideali da realizzare, di impegno e di lavoro; è stato un anno di successi e di sconfitte, come sempre avviene nella vita umana, finchè siamo su questa terra.
Un grande successo per il nostro ospedale è stata la Fisioterapia, che attualmente lavora a pieno ritmo, tanto per migliorare la qualità di vita dei Buoni Figli (handicappati mentali), quanto per assistere pazienti ambulatoriali e degenti in Ospedale.
Molti ora conoscono anche questo aspetto del nostro servizio, e vengono a chiederci un aiuto per problemi legati a paralisi, deformità, esiti di fratture, gravi forme di reumatismo.
L’ecografia è senza dubbio un settore di grande rilievo nell’attuale sviluppo del nostro ospedale: tramite tale tecnica abbiamo migliorato le nostre possibilità diagnostiche e terapeutiche, ed abbiamo permesso a molta povera gente di accedere a tale esame diagnostico prima sconosciuto o troppo costoso. 
Nel campo dell’ostetricia l’ecografia ci ha permesso di prevenire molte complicazione del parto e ci ha consentito diagnosi sicure nel campo dell’aborto spontaneo e dei vari problemi della gestazione. Abbiamo anche tentato piccoli interventi eco-guidati, come l’aspirazione di ascessi epatici o pelvici.
In piena espansione è la attività di endoscopia digestiva, in cui stiamo acquisendo una buona manualità, sia per la gastro che per la colonscopia… ancora grazie a Sara Rubatto che tempo fa ci regalò gli endoscopi. 
Le circoncisioni maschili quest’anno sono state in netta crescita; il numero di pazienti che si sono rivolti a noi per la tradizionale circoncisione maschile è stato in aumento esponenziale.
Noi offriamo ai giovani che si sottopongono a questo rito di iniziazione, un servizio asettico ed altamente professionale, e siamo felici che sempre più genitori comprendano che il ricovero in ospedale per i loro adolescenti, li protegge da gravi rischi (emorragia, infezione, epatite, HIV). 
Anche dai Buoni Figli ci sono state varie novità di rilievo con l’inserimento di alcuni nuovi ospiti, tutti molto gravi dal punto di vista dell’handicap. 
In tutte le nostre attività siamo stati sempre validamente coadiuvati dai volontari che costituiscono un grandissimo dono della Divina Provvidenza per la nostra comunità.
Essi ci aiutano nel nostro servizio, ringiovaniscono il nostro modo di lavorare con nuove idee, ritornano in Italia e continuano a lavorare per noi organizzando raccolte di fondi ed attività di sensibilizzazione. 
Il volontariato è senza dubbio un elemento importante ed un forte aiuto per il nostro Centro; è una realtà di cui siamo molto contenti e che vogliamo potenziare ed incoraggiare sempre di più.
A conclusione di questa lettera sento il dovere di dire grazie a tutti per le offerte che con generosità continuate ad inviarci: esse sono ossigeno per la nostra carità, e ci permettono di aiutare un numero sempre maggiore di poveri e bisognosi; inoltre ci consentono di incrementare sempre più le possibilità diagnostiche e terapeutiche del nostro ospedale, con l’acquisto di nuova strumentazione (proprio oggi abbiamo istallato nuove batterie ed abbiamo esteso il sistema dei pannelli solari).

Grazie davvero di cuore a tutti voi!

Chiediamo a tutti voi il dono della preghiera per il nostro Centro: sappiamo chiaramente che senza l’aiuto di Dio non possiamo fare nulla.
Cerchiamo quindi di essere fedeli al Signore, non soltanto servendolo nei più poveri, ma anche cercando il suo volto nella preghiera personale e comunitaria. Aiutateci anche voi in questo nostro cammino di preghiera che sostiene la nostra carità.
Ancora desidero augurare a tutti un buon Natale ed un felice anno nuovo! 

Fr Beppe Gaido












mercoledì 23 dicembre 2009

Intervento riuscito... ma paziente deceduta...

“Donna collassata in barella, vieni subito”.
“Cerca di assicurarti un accesso venoso, anche prima del mio arrivo!”
“Ci stiamo provando, ma le vene sono collassate e non ha pressione”.
Il tempo di togliermi il pigiama ed infilarmi qualche vestito decente, e sono presso la malata: e’ una somala; ha un respiro affannoso e si lamenta in modo confuso. Non sembra neppure cosciente.
E’ stata riferita a noi da Marsabit: che coraggio ha avuto questa gente – penso tra me – ad affrontare un viaggio cosi’ lungo, con una donna in condizioni tanto critiche.
“Qual’e’ la storia?”
Mi risponde Lucy, dicendo che le sembra tutto improbabile:
“scrivono che ha avuto un aborto completo 3 settimane fa, ed ora la mandano per gastroscopia, pensando ad un’ulcera peptica… ma sta ancora sanguinando abbondantemente e pare anemica come un pezzo di carta immacolato. Falle prima un’eco”.
Sono completamente d’accordo con lei, e spingiamo la barella in room 17. Infatti la situazione si presenta subito diversa e gravissima: la donna ha avuto un aborto incompleto. Parte dei prodotti del concepimento sono rimasti nel suo utero per tantissimi giorni, ed hanno creato un’infezione che ora si e’ ormai diffusa a tutto l’addome. All’eco si vede chiaramente una enorme quantita’ di liquido tra le anse intestinali. Ne raccogliamo un pochino sotto guida ultrasonografica, e ci rendiamo conto che e’ pus.
La decisione ora diventa difficilissima.
“Andate a svegliare Jesse, perche’ bisogna decidere insieme”.
Anche lui e’ puntualissimo, ed in pochi secondi ce lo vediamo arrivare con un maglione indossato al contrario per la fretta:
“Jesse, si tratta di una setticemia da aborto. C’e’ una peritonite diffusa. La donna e’ anemica e non si sente la pressione arteriosa”.
“Non possiamo tentare un’anestesia generale adesso, perche’ le condizioni emodinamiche sono compromesse. Infondiamo dei liquidi a go go. Trasfondiamo una sacca di sangue ed andiamo in sala quando la situazione emodinamica e’ stabilizzata. Nel frattempo facciamo il raschiamento, usando una blanda sedazione: cosi’ cominciamo a fermare la causa dell’emorragia, ed eliminiamo la fonte dei germi”.
La sua decisione in qualche modo mi rallegra, perche’ anche io sono troppo spaventato dall’idea che la donna venticinquenne possa soccombere alla prima induzione anestetica. La malata e’ cosi’ grave che possiamo fare la revisione della cavita’ uterina usando pochissimi ml di Diprivan: non smette di respirare, e la procedura termina senza grossi problemi. Anche il risveglio e’ dolce e privo di incubi.
Ma dopo poche ore il problema si fa piu’ drammatico: la donna e’ confusa, suda freddo… bisogna decidere qualcosa.
“Ormai e’ peritonite conclamata con shock settico. Andiamo in sala: terro’ l’anestesia leggera. Tu cerca di essere veloce con l’operazione”.
La nostra adrenalina e’ alle stelle. Non appena apriamo quella pancia, ne tiriamo fuori litri di pus. Jesse e’ bravissimo… e lei continua a respirare. L’infezione aveva gia’ causato un sacco di aderenze intestinali, che pero’ pian piano riusciamo a “smatassare”: le anse sembrano belle e non notiamo alcuna perforazione. Il pus era venuto tutto dalle tube, che ora appaiono veramente mal ridotte. Non sta sanguinando. Laviamo la cavita’ con soluzione fisiologica tiepida e chiudiamo l’addome, lasciandovi dei tubi di drenaggio.
Siamo molto felici, perche’ ci pare di aver fatto un buon lavoro. L’adrenalina che ancora riempie i nostri vasi sanguigni ci rende euforici… ma questa gioia dura poco.
La donna stenta a svegliarsi. Il respiro, invece di migliorare si dirada sempre di piu’; si fa superficiale e poi periodico, fino a scomparire del tutto.
Sono in piedi davanti al suo letto. Guardo il corpo senza vita e ne constato il decesso, con movimenti da automa. La mia eccitazione e’ del tutto tramontata, ed ora mi sento stanchissimo e depresso: mi passano davanti agli occhi vari scenari immaginari. Penso che domani il marito sara’ molto duro con me; che mi minaccera’, e mi vorra’ denunciare per imperizia. Poi la mia mente corre alla casa lontanissima della defunta, e ripenso ai bambini che da domani cominceranno a piangere disperatamente per la loro mamma.
Forse e’ arrivata troppo tardi… tre settimane sono veramente troppe: avremmo potuto salvarla se fosse giunta qualche giorno prima.
O magari avrei dovuto essere piu’ aggressivo ed operare subito senza aspettare quelle ore in cui le abbiamo infuso liquidi.
I “se” ed i “ma” non mi portano da nessuna parte. Devo dire una preghiera per lei, e voltare pagina: lei se n’e’ andata per sempre, ed ora mi devo dedicare a quelli che sono ancora vivi.
Amaramente nel cuore ripeto a me stesso:
“intervento perfettamente riuscito… e paziente morto”.


Fr Beppe


PS: purtroppo siamo nuovamente in black out da circa 24 ore, con lo scenario che conoscete. Nuovamente le risposte dei tecnici sono vaghe ed evasive. Abbiamo un po’ piu’ di luce dai pannelli solari, ma per il resto e’ tutto come la settimana scorsa. Siamo un po’ depressi, ma non vogliamo demordere 

martedì 22 dicembre 2009

Gli auguri di due volontari

Non so come si vive il Natale a Chaaria, quali sono le tradizione, se è sentita come festa o meno, penso che per voi il Natale sia una fonte di speranza, Gesù è nato soprattutto per i poveri, per i deboli, per i piccoli ....
Sono contententissimo che sia ritornata la corrente elettrica, scongiurando la chiusura dell'ospedale, penso spesso a voi, a Chaaria, all'Africa, ai poveri e ogni volta che leggo le notizie sul blog mi sembra di vivere un po' le notizie, quando parli delle persone, dei posti riesco ad identificarli nelle mente e nel cuore.
Sono passati ormai vari mesi da quando sono tornato, e dentro di me bollono ancora tanti pensieri, la nostalgia dei poveri, della vita lì è forte, è stato veramente un dono, una grazia l'esperienza e più i giorni passano più capisco che è stato Gesù a guidarmi lì da voi, una tappa fondamentale della mia ricerca ..... mi sto interrogando molto sulla mia vita, sul senso di essa,[...] e i poveri, il servizio ai poveri è stato sempre un punto fondamentale che c'è sempre stato, [...].


Un volontario




Ciao Beppe,
ti scrivo durante la notte in PS; ora è tranquillo, sta nevicando e la gente non viene, un po' come a Chaaria quando piove... e ne aprofitto per augurarti buon natale... e soprattutto per ringraziarti, per quanto mi hai insegnato  con i tuoi gesti quotidiani, per aver accresciuto il mio amore per questo meraviglioso lavoro, per avermi ridato l'entusiasmo che qui ogni tanto faccio fatica a trovare TU, Pinuccia, i mille volti dell'Africa avete  arricchito la mia vita e mi accompagnate ogni giorno, grazie per aver reso piu' speciale questo mio Natale.

A presto,
una volontaria

 


lunedì 21 dicembre 2009

Complimenti Laura

Tutti i membri del Cottolengo Mission Hospital esprimono la loro gioia e le loro felicitazioni per il successo con cui Laura Slizza ha discusso la sua tesi di laurea in ostetricia, basata su dati raccolti a Chaaria.
Siamo orgogliosi di esserti stati di qualche utilità, cara Laura, e siamo felici anche del fatto che il nostro lavoro quotidiano nel campo della maternità ed in quello dell'HIV, possa diventare motivo di approfondimento e di maggiori conoscenze anche a livello universitario. Chaaria è un piccolo villaggio insignificante, ma queste tesi ci fanno sentire un qualcosa di ben più importante nella comunità scientifica internazionale.

Fr Beppe

Deo Gratias!

Erano le 19 di stasera quando abbiamo avvertito l’impulso della corrente elettrica che arrivava… eravamo in cappella per la novena di Natale ed abbiamo atteso con ansia per pochi minuti; poi finalmente il possente motore a diesel del generatore ha cessato di ruggire. La macchina, ora fumante e caldissima, ce l’ha fatta, e non ci ha traditi.
Ringraziamo Dio veramente perchè non ci ha lasciati crollare, ed e’ intervenuto prima che l’ospedale fosse chiuso… avremmo dovuto esserne certi, se la nostra fede fosse “grande quanto un granello di senape”; ma onestamente il dubbio si era insinuato dentro di noi: veramente Dio può volere la chiusura di Chaaria?
Ed invece la sua risposta ci e’ arrivata oggi pomeriggio: il Signore desidera che ancora lavoriamo per Lui e per i poveri di questa porzione d’Africa.
Dobbiamo ringraziare di cuore anche il Vescovo di Meru, Mons Salesius Mugambi, ed il Medical Coordinator della diocesi, Father Silas Mwiti, che si sono davvero fatti in quattro per aiutarci: hanno fatto sentire la loro voce; hanno perorato la causa del nostro ospedale che serve soprattutto i più poveri, e mi hanno incoraggiato a non chiudere e a non rifiutare mai i pazienti, anche quando la tentazione della depressione era fortissima.
Non è stato facile quando non avevamo acqua; quando i servizi igienici erano pieni di escrementi che non riuscivamo ad eliminare perché gli sciacquoni erano al secco. Ho sentito spesso le lacrime agli occhi quando pensavo al frigorifero dei vaccini o all’emoteca, durante le ore di buio totale. Per vigliaccheria poi non ho mai aperto le celle frigo del mortuario, perché ne temevo lo spettacolo.
Che tristezza non avere pigiami puliti o lenzuola da cambiare, a causa delle lavatrici rimaste a secco!
Tutti avevano ragione quando venivano a lamentarsi da me: ci vuole acqua per garantire biancheria pulita, ma io che cosa ci posso fare se le pompe non vanno? Ci vuole elettricità di notte, ed hanno ragione i guardiani a dire che nelle tenebre non possono garantire la nostra protezione dai ladri, ma come faccio quando il generatore è surriscaldato e devo spegnerlo?
Certo dobbiamo correre ai ripari e fare in modo di essere meno impreparati quando una cosa del genere succederà nuovamente: già da oggi un tecnico di Nairobi ha iniziato a potenziare il sistema dei pannelli solari. Poi a febbraio speriamo di poter installare il secondo grande generatore regalatoci dai volontari sardi.
E’ stata anche una settimana deludente, in cui, tra l’altro, abbiamo pure sperimentato che il male si annida veramente dovunque. Lo sapevamo che gli sciacalli ci sono sempre: ci sono nelle guerre, dopo i terremoti o gli tsunami… sfortunatamente ci sono stati pure a Chaaria: approfittando delle tenebre notturne, ignoti facinorosi hanno fatto man bassa di diesel dal tank di riserva per il generatore. Ne sono sconvolto; ho anche dei sospetti, ma di prove neppure una.

E così sempre si trova chi approfitta delle disgrazie altrui.
Ma siamo veramente contenti di ritornare alla normalità e di poter lavorare per gli altri un po’ più serenamente.

Grazie che ci siete stati vicini.

Fr Beppe

domenica 20 dicembre 2009

Raccogliere l'acqua al fiume

... Quando vedo le persone che si dirigono al torrente per rifornirsi di acqua, mi viene un nodo alla gola... ora anche per un altro motivo: potremmo presto essere ridotti così, visto che il generatore non riesce a sostenere le pompe, e l'acqua scarseggia veramente in missione.
 

Fr Beppe
RaccoltaAcqua.JPG

Oggi giorno di mercato di bestiame a Chaaria

... e molti hanno portato i capi di bestiame a fare bella mostra per essere poi venduti all'asta. Ormai le strade e le piazze di Chaaria sono nuovamente polverose, e fa un caldo torrido... infatti il solleone picchia, e ci ricorda che per noi sta cominciando la caldissima estate di gennaio e febbraio.
 
Fr Beppe
MercatoChaaria.JPG

Di male in peggio

Stanotte abbiamo avuto 3 cesarei ed un intervento per peritonite, a distanza di due ore l’uno dall’altro… situazione in sè già molto dura, considerando che siamo sempre gli stessi a lavorare di giorno e di notte. Il dramma si e’ dimostrato ancora peggiore perche’, nel bel mezzo del secondo cesareo, il generatore piccolo ha improvvisamente smesso di funzionare. Ci siamo trovati nel buio assoluto in sala, anche se in corridoio c’era la tenue luce del pannello solare. Ho dovuto chiedere ai miei collaboratori di calmare la donna; di mettere dei teli sterili sulla ferita operatoria, mentre io mi “sguantavo” e camminavo fin sulla collina dove il pannello di controllo del generatore principale si trova.
L’intervento e’ poi andato bene, quando, tornato di corsa, mi sono nuovamente “lavato” ed ho estratto una femminuccia con ottima attivita’ muscolare e respiratoria.
Questo incidente mi ha comunque ulteriormente depresso. E’ pericolosissimo lavorare con il supporto del solo generatore… ed ora la situazione e’ ancor più legata ad un filo. Rimane ora solo l’unita’ autogena principale, che gira per piu’ di diciotto ore al giorno, per pompare acqua, assicurare il funzionamento delle lavatrici, delle sterilizzatrici, delle celle frigorifere in camera mortuaria, delle incubatrici del punto nascita, ecc. Quanto reggerà questo generatore? E se un incidente capitasse nuovamente in un momento dell’operazione che mi impedisse di assentarmi dalla sala, o richiedesse una manovra immediata (per esempio suturare una grossa arteria che sanguina)?
La cosa che mi consuma la testa e’ il fatto che nessuno sa niente di quanto sta capitando, che le linee telefoniche suonano a vuoto, e noi siamo nel limbo piu’ totale sul giorno in cui la connessione potra’ essere ripristinata.
Il generatore piccolo ha un grave danno elettrico, e Fr Lorenzo dovrà portarlo a Nairobi domani.
Oggi a messa il prete ha detto che bisogna fidarsi completamente del Signore, il quale magari ci lascia arrivare al punto estremo, come la vecchia che aveva finito la farina ai tempi del profeta Elia… ma poi interviene in nostro soccorso in modo da non farci crollare. A volte, quando l’evidenza punta tutta verso un disastro imminente, e’ difficile avere questa fede, che ci consente di vedere la luce alla fine del tunnel; ma cercheremo di pregare e di chiedere a Dio la fiducia, che in noi sta un po’ scemando.


Fr Beppe
 


PS. dulcis in fundo, questa sera un enorme mamba nero ci ha sbarrato la strada al ritorno dall’ultimo raschiamento. E’ stato un momento di grande paura, perché, nel buio totale, quasi lo pestavamo. Ma lui è scappato senza preoccuparsi troppo di noi.

sabato 19 dicembre 2009

Caesarean section (some idea from literature and personal experience)

1. Introduction
We are normally called upon to perform cesarean section, with emergency procedure. The indications are often decided by the midwives. Over half a million women and 5.7 million newborns die each year from complications relating to pregnancy and childbirth. Many of these are preventable and timely access to safe and competent obstetrical care, including cesarean section, is lifesaving for both mother and child.


2. Rates of Cesarean Birth
There has been considerable debate over the years as to what represent reasonable rates
of cesarean section. The World Health Organization (WHO) published guidelines in 1985 suggesting that cesarean rates should not exceed 15%, but revised these in 1994, suggesting that rates should be between 5-15%. Debate around these numbers has centered on implications that rates under 5% suggest that perhaps the population does not have sufficient access to life-saving health care. Alternatively, it could be argued that trying to maintain cesarean rates at too low a rate (potentially even as low as 15%) may put pregnant women and their infants in peril. To date, there is no consensus worldwide as to what is an appropriate rate of cesarean section. In Chaaria the rate of C/S is higher then 15%, mainly because we are a referral center for many rural maternities which send us mothers already complicated or with obstetric conditions preventing vaginal delivery


3. Indications for Cesarean Section
- One of the most common indications for cesarean section is prior cesarean section.


Maternal/Fetal Indications:
- Dystocia
The most common indication for cesarean section in primiparous women, accounting for
68% of cesarean sections in one series, is failure to progress in labour or dystocia.
Dystocia, literally meaning “difficult labour”, refers to a disproportion between the fetal
presenting part and the maternal pelvis. Dystocia is typically accompanied by slower than
usual progress in labour (dilation at less than 1cm/hour in a primiparous patient) or
crossing of lines on the partogram, indicating slow progress in labour. Dystocia can be
caused by poor forces of expulsion - either poor contraction forces (in the first or second
stages of labour) or insufficient maternal expulsive effort (in the second stage of labour).
It can also be caused by fetal malpresentation or malposition, such as transverse,
posterior presentations of the fetal occiput, breech or transverse position, by fetal
macrosomia or abnormality (such as hydrocephalus) or by inadequate size of the maternal
pelvis, due to either bony contracture or soft tissue abnormalities .
The most important means of assessing dystocia is through the attendance during labour of a skilled professional who assesses progress via a partogram.
- Malpresentation can be a common cause of dystocia. Accurate vaginal assessment
of the presenting part is required in order to make a diagnosis of malpresentation. Face presentation is rare (0.17%), but it is a recurrent finding in Chaaria. Other important malpresentation is the so called face to pubis.
A transverse lie is also an indication for cesarean section, as there is no direct presenting
part expressing force on the maternal cervix.
A compound presentation (a limb accompanying the fetal head, usually an arm) will
usually resolve spontaneously prior to delivery.
- Breech Presentation. At term approximately 3-4% of infants are in the breech presentation. A breech presentation has been associated with a higher incidence of morbidity for both the mother and the fetus. We put indication for C/s for breech presentation in primigravida, while er deliver vaginally the breech in multipara. We never use induction of labour or even oxytocin augmentation in the case of a breech
presentation.
Similarly, breech presentation of the first twin is for us an indication for cesarean section.
- Failure to progress.
Prior to a diagnosis of dystocia in the first stage of labour, so long as the fetal heart is
reassuring, we try to optimize the contractions by use of oxytocin. We decide on C/S for prolongued labour when the partogram has shown that we have crossed the action line.
- Fetal Distress
The heart rate should be monitored through labour, either intermittently or continuously.
Normal baseline fetal heart rate is between 110 and 160 beats per minute; above 160bpm is considered tachycardic and below 110 bpm is considered bradycardic. Non reassuring fetal heart rates include late decelerations, repetitive prolonged variable decelerations (to less than 60bpm or for more than 60 seconds). In all the cases when fetal heart is not good, with pr without meconium, we go to C/S.


Placental Indications
In placenta previa, the placenta lies over the cervix and below the fetus. This would lead
to detachment of the placenta and maternal hemorrhage in labour as the cervix opens.
Placenta previa must therefore be delivered by cesarean section. Profuse, painless
bleeding and a high presenting part in labour would be clinical findings associated with
placenta previa. Whenever possible, we use ultrasound to confirm the diagnosis.
A low-lying placenta, less than 2.5 cm from the internal os, can also be associated with
hemorrhage and we do cesarean section.


Other Indications
Additional indications for cesarean section include major antepartum hemorrhage such as with significant abruption, severe Pregnancy Induced
Hypertension (PIH). Postmaturity in primigravida, twins with twin A in a noncephalic presentation, cervical cancer and active herpes
Infections, HIV.


Bro Beppe Gaido



Reference list:
1. World Health Organization. 1994. Indicators to Monitor Maternal Health Goals:
Report of a Technical Working Group. WHO/FHE/MSM/94.14. Geneva: WHO.
http://www.who.int/reproductive_health/publications/MSM_94_14/MSM_94_14_table_o
f_contents.en.html (click link)
2. Stanton, Cynthia K.; Holtz, Sara A. Levels and Trends in Cesarean Birth in the
Devloping World. Studies in Family Planning, 2006; 37(1): 41-48.(KB 2621)
3. United Nations Statistics Division. “Progress Towards the Millenium Development
Goals”. http://unstats.un.org/unsd/mdg/default.aspx (click link)
4. Ronsmans, Carine; Holtz, Sara A.; Stanton, Cynthia. Socioeconomic Differentials in
Cesarean Rates in Developing Countries: A Retrospective Analysis. The Lancet, 2006;
368: 1516-1523. (KB 138)
5. Williams Obstetrics. 2005, McGraw-Hill, New York, NY.
6. Hannah, Mary E.; Hannah, Walter J.; Hewson, Sheila A.; et al. Planned Caesarean
Section Versus Planned Vaginal Birth for Breech Presentation at Term: A Randomised
Multicentre Trial. The Lancet, 2000; 356: 1375-1383. (KB 115)
7. SOGC Policy Statement. Attendance at Labour and Delivery Guidelines for Obstetrical
Care. Journal of Obstetrics and Gynecology of Canada, 2000. (KB 23)


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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