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Un bimbo al mattino andava sulla spiaggia a ributtare le stelle marine che erano portate in secca dalle onde.

Quando qualcuno lo vide, gli disse che tale lavoro era completamente inutile, perchè egli non sarebbe mai riuscito a ributtare in mare tutte le migliaia di stelle, che si trovavano sul bagnasciuga.

Il bambino con calma guardò la stella che aveva ancora in mano, la buttò in acqua e poi rispose: "per questa stella sicuramente non è stato inutile".

Chiunque abbia voglia di aiutarci in questo intento, fosse anche per salvare una sola stella... non sarà stato invano. Grazie.

Nadia Monari - Infermiera volontaria


Leggi "Chi siamo", "La storia dell'Associazione" e "Le nostre Missioni"

Lettera del Superiore Generale, Fr. Giuseppe Meneghini


domenica 31 ottobre 2010

Chaaria: non solo ospedale

Da vari mesi Fr Giancarlo sta seguendo i lavori di modifica e tinteggiatura dei letti per il settore dei Buoni Figli, in modo tale da poter adattare ad essi la zanzariera. Per tale lavoro ha scelto una modalita’ analoga a quanto Gianni aveva fatto in precedenza per l’ospedale.
E’ stata un’impresa lunga, in quanto il centro e’ al completo, ed abbiamo quindi dovuto fare una camera alla volta, offrendo ai “ragazzi” dei letti di riserva per i giorni in cui il nostro fabbro apportava i cambiamenti necessari.
Anche questo nuovo lavoro, portato a termine all’inizio della stagione delle piogge, ci aiutera’ a diminuire il peso devastante che la malaria ha sulla salute di tutti noi che viaviamo in Africa, non ultimo anche su questi poveri ragazzi disabili, che spesso non hanno neppure coscienza della presenza della zanzara che punge... oppure non hanno una motilita’ sufficiente per allontanarla.
Ringraziamo la Provvidenza, ed i benefattori che ci hanno aiutato ad arrotondare le magre entrate della Missione, con cui abbiamo sostenuto le spese di quest’opera importante.
Ai poster che gia’ vedete sul muro, speriamo di aggiungere presto le gigantografie dei ragazzi.

La comunita’ di Chaaria




I Volontari sardi al Samburu Park

Oggi i volontari sardi (Dr Antonello Meloni, Campus Efisio, Schirru Elvira) si sono concessi un safari al Parco Nazionale del Samburu, che sempre offre ai turisti delle immagini mozzafiato ed aiuta a rilassarsi dopo intensi giorni di lavoro in ospedale.
Ieri sera pioveva e ci sono stati dubbi e paure sulla partenza, ma oggi c’e’ il sole ed i volontari hanno potuto godere di una giornata stupenda.

Fr Beppe Gaido





sabato 30 ottobre 2010

Pet therapy

Da un po’ di tempo abbiamo iniziato l’esperimento della “pet therapy” per i nostri handicappati mentali. Come vedete dalla foto, abbiamo iniziato con una grossa tartaruga.
Avevamo pensato anche ad un cagnolino, che purtroppo e’ morto in tenera eta’.
I Buoni Figli hanno “preso bene” la tartaruga, e spesso la guardano e se ne prendono cura, nutrendola con insalata e togliendola dai luoghi pericolosi.
Avevamo timore che alcuni di loro, non comprendendo veramente che cosa sia una tartaruga, la pestassero nelle loro corse... vedi per esempio Moris!
Ma ci siamo resi conto che la rispettano in pieno... ed anche Moris fa un bel salto per evitarla, nel caso la tartaruga venga a trovarsi sulla traiettoria delle sue corse. Ci pare una bella cosa.
Proveremo nuovamente con un cagnolino, e speriamo che stavolta possiamo avere maggior successo.
I gatti, pur cosi’ numerosi a Chaaria, non possono essere usati per la “pet therapy”. Normalmente nascono nella nostra shamba e si avvicinano a noi molto tardi, quando ormai hanno sviluppato in carattere indipendente e molto “selvatico”.
Ci siamo resi conto che i ragazzi handicappati amano gli animali. Alcuni di loro, come per esempio Simon, si prendono cura delle galline e dei conigli, come terapia occupazionale.
Per questo ci pare che la “pet therapy” sia una via da perseguire, per tenerli occupati e calmi e per dare loro momenti di gioia.
La ragione per cui leggete il nome Cottolengo sul guscio della tartaruga e’ dovuto al fatto che essa a volte scappa fuori dal recinto della Missione... e quando la gente ce la riporta, dice che si tratta di un altro animale, e pretende di essere pagata nuovamente. Per evitare queste piccole truffe abbiamo pensato di metterle questo segno di riconoscimento indelebile.

Fr Beppe Gaido


venerdì 29 ottobre 2010

La Provvidenza ha tante strade

La Provvidenza trova mille modi per sostenere l’opera di chi si affida a lei e si mette al servizio delle persone che più hanno bisogno. A noi il compito di dimostrarci grati dei benefici ricevuti e contemplare le sue vie per fidarci una volta di più di Dio.
I Fratelli presenti nelle due case in India hanno recentemente toccato con mano l’aiuto concreto arrivato dalla generosità di chi, da luoghi lontani, senza molto conoscere della realtà delle nostre case, ha dato con fiducia parte dei suoi averi per sostenere il servizio che i cottolenghini stanno conducendo a favore delle persone che assistono.
La ‘via’ usata questa volta dalla Provvidenza è l’associazione di volontari Cottolengo Mission Hospital Chaaria che tra i suoi fini prevede di “promuovere iniziative per raccogliere fondi da destinare alle Missioni Cottolenghine all’estero”. Impegnata da anni a sviluppare e coordinare il volontariato e aiutare economicamente le attività dei Fratelli a Chaaria in Kenya, l’Associazione ha progressivamente allargato il suo raggio di azione all’Ecuador e ultimamente anche all’India.
Dietro il finanziamento delle iniziative da parte dell’Associazione c’è l’intensa opera di interessamento e di sensibilizzazione di tanti suoi membri che porta a far incontrare le specifiche necessità presenti in una missione o casa cottolenghina con la disponibilità dei coloro che impegnano le proprie risorse. Un lavoro da tessitori, spesso poco appariscente, portato avanti pazientemente da tante persone, chi ai vertici della associazione, chi nel meticoloso lavoro di segreteria, chi nel mantenere legami con i volontari, chi nel presentare sul web la cronaca bianca delle esperienze in missione, chi promuovendo raccolte di fondi, magari con una cena di beneficenza, chi destinando in modo consapevole il 50/00 delle proprie tasse.
È così che nel bilancio di fine anno dell’Associazione sono figurate le voci di spesa anche per le case di Palluruthy e di Paravur in Kerala dove operano i Fratelli cottolenghini indiani: la prima ha visto il finanziamento per l’acquisto di letti ortopedici, di una piccola autoclave, di medicinali, di depuratori per l’acqua e di una lavatrice; alla seconda è stato possibile l’imbiancatura completa dei locali, l’acquisto di una lavatrice, una macchina da cucire e una cyclette, il tutto a favore degli ospiti. Ma già l’inizio dell’anno ha visto continuare questo aiuto che ci permette di realizzare ancora una tettoia per la casa di Paravur e la tinteggiatura alla casa degli ospiti di Palluruthy.
Per tutto questo si eleva il ringraziamento dei Fratelli e di quanti operano e vivono nelle nostre realtà anzitutto alla Divina Provvidenza e a tutti quanti vi hanno contribuito. Non mancherà il ricambio con la preghiera da parte dei nostri “padroni”, una preghiera che vale molto agli occhi di Dio.
Le nostre case in missione si sa che hanno sempre bisogno di aiuti economici che a tutt’oggi arrivano ancora in gran parte dall’Italia. Voglia la Provvidenza in futuro aprire le sue ‘vie’ sul posto, come segno della carità della popolazione locale e di maturazione di un carisma che ha messo le radici in questa terra. Ci auguriamo di tutto cuore che chi nella sua vita ha ricevuto un aiuto sappia a sua volta diventare fonte di sostegno per altri che si trovano ancora nella necessità.

I Fratelli in India










I bambini malati ringraziano, insieme alle loro mamme

Ecco i murales che i volontari ci hanno donato e che rallegrano la stanza della pediatria. La stanza e’ normalmente pienissima, ma abbiamo fatto uscire quasi tutti per poter permettere a Manuela di scattare queste belle foto.
Grazie ancora anche per il genio artistico dimostrato da questi ragazzi... vari gruppi in successione hanno collaborato al progetto.
E’ bello vedere come ogni volontario lasci un segno della sua presenza a Chaaria.
Ringraziamo ognuno personalmente. Il risultato finale e’ veramente bellissimo.

La comunita’ di Chaaria




giovedì 28 ottobre 2010

Premio "Scuola Medica Salernitana" come Medico dell'anno

Carissimi amici del blog,
Non so neanche come iniziare, perche' sono commosso e un po' confuso dalla notizia che ho ricevuto, e cioe' che la prestigiosa ed antica scuola medica salernitana ha voluto scegliere me per l'attribuzione del premio "medico dell'anno".
Le vie del Signore sono davvero infinite. E' stata una volontaria di Chaaria, l'infermiera Daniela Zinetti, a mettermi in contatto con la facolta' di Salerno. Prima di tutto e' a Daniela che devo questo premio, perche' il riconoscimento naturalmente parte dalla conoscenza reciproca, ed e' grazie a Daniela che i Chiarissimi Professori della Facolta' di Medicina di Salerno hanno saputo dell'opera svolta dalla Piccola Casa a Chaaria.
Ringrazio quindi Daniela di vero cuore.
Ringrazio poi il dott Bruno Ravera, Presidente dell'Ordine dei Medici di Salerno, il dott Paolo Morretta e tutti i Professori, che hanno voluto dare credito al lavoro da me portato avanti tra i malati del Kenya.
Questo premio non e' per me occasione di vanagloria, ma di umile presa di coscienza che le opere di Dio parlano da sole; che l'impegno e la dedizione vengono riconosciuti ed apprezzati.
Il premio verra' consegnato il 5 novembre, coincidenza molto speciale per il sottoscritto, visto che e' anche l'anniversario della mia laurea.
Inoltre la cerimonia avverra' in occasione del "giuramento di Ippocrate" che io rinnovero' con tutto il cuore, insieme ai nuovi laureati di Salerno, ripetendo nuovamente a me stesso che sempre ed a qualunque costo difendero' e proteggero' la vita.
Spero che questo premio possa essere incoraggiamento anche per i giovani colleghi di Salerno a credere in una Medicina che e' dono di se', servizio incondizionato fino al sacrificio della propria vita, missione nel vero senso della parola. Ed in questo mi sento ispirato ed illuminato dalla figura di un grande medico e santo della Campania, un medico che ho sempre ammirato, ed ho cercato e cerco di imitare: il Santo dottor Giuseppe Moscati.
Ringrazio Dio di cuore e tutte le persone che hanno espresso simpatia e apprezzamento per il mio lavoro, nella attribuzione di questo prestigioso riconoscimento.
Me lo merito? non lo so... ma onestamente ne sono estremamente felice e commosso.

Fr Beppe Gaido
 
 
 
 
 
 

Ancora partenze

Quando si comincia a star bene con qualcuno, perche’ si e’ avuto il tempo necessario per conoscersi, ecco che arriva inesorabile il giorno della partenza.
Anche oggi purtroppo e’ un “ultimo giorno”.
Infatti domani rientrano in Italia:
Stefania, dopo un lungo ed ottimo servizio in laboratorio analisi. La ringraziamo anche per il prezioso lavoro di coordinamento da lei svolto nell’accoglienza dei nuovi volontari.
Giancarlo ed Andrea, infermieri professionali, i quali hanno lavorato alacremente: il primo nel reparto di medicina generale, ed il secondo nella divisioni di maternita’ e pediatria.
Manuela, fotografa di professione, la quale ha prestato il suo prezioso servizio presso i Buoni Figli, che ora gia’ la rimpiangono per la gioia che e’ riuscita a diffondere nei giorni in cui e’ stata qui con noi.
Ringraziamo questi volontari anche per altri motivi:
prima di tutto per aver completato in pediatria il lavoro del murales, che vi mostreremo domani e che effettivamente rallegra moltissimo l’ambiente.
Quindi per averci donato il loro sangue quando ne avevamo bisogno per i nostri ammalati.
Poi per aver preparato le targhette con il numero dei letti dell’ospedale.
Da ultimo per averci fornito un set di bellissime foto dei nostri Buoni Figli, foto che vorremmo ingrandire ed appndere ai muri come gigantografie.
Giancarlo e Stefania sono volontari recidivi, cosa che ci fa sperare che Chaaria continui ad essere attraente e carica di significato per molti.
Li accompagnamo nel viaggio di rientro ed assicuriamo la nostra preghiera secondo le loro intenzioni.
Rimaniamo in compagnia dei volontari sardi, che vi presenteremo piu’ avanti... e ci prepariamo ad accogliere i nuovi volontari in arrivo domenica.

La comunita’ di Chaaria





Letterina del Dr. Ugo Montanari di Roma, per Colline e la piccola Sandra Mwendwa

Tumbilina cicciottella
sei davvero molto bella.
sembri un cioccolatino
travestito da bambino.

Se la mamma ora ha finito,
con il suo diploma ambito
forse ancor per un pochino
servirà qualche soldino.

Mentre aspetta di trovare
il luogo dove lavorare,
qualche euro nel cassetto
sarà certo benedetto.

Baba Beppe mi può dire
quanto vi posso elargire
per campare per un anno
senza affanno e senza danno?

Ugodoc kiboko kichaa

mercoledì 27 ottobre 2010

Mi chiamo Sandra Mwendwa...

….  e sono figlia di Colline. Mi volevo presentare al Dr Ugo Montanari che sostiene me e la mia mamma con la adozione a distanza.
Siamo molto felici del suo aiuto, e, anche grazie a lui, la mia mamy riesce a studiare e ad assicurarmi il cibo e le cure necessarie alla mia crescita.
Come vedete, non sono affatto denutrita, e fortunatamente finora non mi sono mai presa la malaria.
Sono di carnagione chiara, come la mia mammina: qui da noi la gente pensa che coloro che hanno la pelle un po’ piu’ chiara (li chiamiamo “brown”) sono piu’ belli; questo naturalmente lo applichiamo soprattutto alle ragazze... e quindi alla sottoscritta.
La mia mamma in questi giorni e’ molto impegnata perche’ sta  sostenendo l’esame di “Form 4”, cioe’ sta finendo le Superiori.
Io e la mamma insieme ringraziamo il dott Montanari, perche’, senza il suo aiuto, non saremmo mai riusciti a sopravvivere e a terminare il corso di studi. Ora che mia madre avra’ un “pezzo di carta” potra’ forse anche trovare un lavoro e la nostra vita sara’ molto piu’ semplice.
Dio benedica Ugo a cui promettiamo la nostra preghiera.

Sandra Mwendwa e Colline



Fortunatamente c'era Antonello

La paziente e’ gia’ anestetizzata ed abbiamo iniziato a rimuovere il tumore della mammella.
Ad un certo punto si apre la porta della sala, e fa capolino la testa di Susan, la quale dice: “Dr Beppe, per favore sei urgentemente richiesto in sala parto. Il Dr Ogembo ha bisogno di te”.
Alzo lo sguardo e fisso Antonello negli occhi.
Lui acconsente, asserendo che avrebbe continuato per un po’ con Makena.
Mi “sguanto” e mi dirigo verso la maternita’.
Ogembo e’ stressato, e mi comunica: “questa donna ha un arresto della discesa del nascituro. Il battito cardiaco fetale non e’ buono, e non sono riuscito a farla partorire con la ventosa ostetrica. Possiamo portarla in sala?”.
“Mi dispiace Ogembo, ma l’intervento e’ iniziato e l’altra malata e’ in condizioni precarie”.
“Ma questa donna non puo’ attendere cosi’ a lungo per il cesareo. Ci vorrebbe una seconda sala per le emergenze!”
“Lo so anche io che sarebbe veramente utile, ma bisogna pur fare i conti con la realta’. Datemi il forcipe!”
“Ma il forcipe e’ pericoloso!”
“Lo so benissimo, ma dimmi quale alternativa abbiamo, visto che la sala e’ occupata!”
La mano di Dio pero’ era gia’ li’ a nostra disposizione per aiutarci. Il forcipe viene posizionato senza difficolta’, ed otteniamo il parto in pochissimi minuti, senza causare neppure un segno sulla fronte del neonato, che ora piange davanti a noi.
“Susan... Ogembo, pensate che io possa andare?”
“Certamente, continuiamo noi... thank you”
Rientro in sala e mi “lavo” nuovamente.
Antonello e’ troppo preso dalla rimozione della mammella e non mi chiede neppure che cosa sia successo. Rapidamente riprendo il mio posto, e faccio da secondo, lasciando libera Makena per le sue incombenze di strumentista”

Fr Beppe Gaido


martedì 26 ottobre 2010

David Mbaabu e la moglie Purity

Sono venuti oggi in ospedale.
David sta abbastanza bene, anche se a volte ha tosse con escreato rigato di sangue.
Purity iniziera’ la scuola a gennaio ed oggi le abbiamo dato i soldi necessari per la prima rata di pagamento del corso di studi.
A tutti coloro che sostengono David e la moglie il nostro grazie e la nostra preghiera. Che Dio vi benedica

Fr Beppe Gaido e comunita’


Benvenuti, nuovi volontari

Chaaria è un’esperienza di vita in cui cerchiamo di volerci bene e di servire i poveri mettendo a loro disposizione tutto quello che siamo e tutto quello che abbiamo. Stando qui per un po’ si riscoprono valori spesso dimenticati, come quello della povertà e della vita semplice, senza troppe possibilità di comunicazione con l’Europa, senza sprechi e senza televisore. Il nostro sforzo è quello di diventare una famiglia per tutti i poveri che serviamo e incontriamo, e allo stesso tempo quello di creare rapporti di amicizia significativi con tutti i volontari che vengono a darci una mano.
Noi crediamo fortemente che valga la pena spendere la propria vita ed anche la propria salute a servizio di coloro che sono meno fortunati di noi. Crediamo che servire i piccoli e gli abbandonati è servire Gesù, ed è allo stesso tempo un’ottima strada per la purificazione e per la santità personale e comunitaria.
La nostra azione sociale si realizza soprattutto attraverso l’aiuto sanitario offerto a tutti i poveri che bussano alla nostra porta, attraverso la presa in carico totale degli handicappati mentali da noi ospitati e attraverso l’aiuto economico alle famiglie in difficoltà…. C’è chi dice che in tal modo si fa una esperienza separata dalla vita reale della gente, e che si rischia di stare in Africa senza prendere veramente coscienza della cultura locale; non so se queste critiche sono vere oppure no: so però che la popolazione ha bisogno di aiuto e che l’ospedale di Chaaria è qualcosa di veramente significativo che ha cambiato la vita di molti.
Vorrei dire a tutti coloro che desiderano venire da noi, che sono i benvenuti: quello che possiamo promettere fin da ora è la nostra amicizia ed il nostro calore fraterno, il nostro aiuto per un graduale inserimento e la condivisione delle nostre esperienze e della nostra giornata. A tutti i volontari promettiamo un cuore caldo che li accoglierà a braccia aperte, non nasconderà che ci sono anche dei difetti e dei problemi qui in Missione, ma sarà sempre aperto all’amicizia verso tutti.
Soprattutto possiamo promettere che a Chaaria i volontari troveranno tantissimi poveri veramente bisognosi e malati, e saranno loro la ricompensa per ognuno. Davvero i poveri sono coloro che ci riempiono il cuore e alla fine dell’esperienza ci fanno esclamare: “Ero venuto per donare qualcosa e invece mi rendo conto di aver ricevuto molto di più di quanto ho effettivamente dato”.
Ciao!

Fr Beppe

lunedì 25 ottobre 2010

Un grazie infinito agli amici sardi

Oggi abbiamo installato il videogastroscopio inviatoci dalla Associazione “Volontari Sardi”.
Ringraziamo di cuore il dott Luciano Cara e la dottoressa Marina Gardu per averci donato uno strumento tanto necesssario, in un tempo particolarmente difficile in cui il precedente gastroscopio stava praticamente per cessare completamente di funzionare.
Esprimiamo la nostra riconoscenza anche al dott Antonello Meloni, il quale e’ arrivato a Chaaria con alcune parti mancanti allo strumento, e si e’ occupato dell’installazione e delle connessioni elettriche.
Oggi abbiamo fatto le prime gastroscopie con la nuova metodica, e certamente mi e’ parso di guidare una fuoriserie, dopo anni in cui mi ero abituato ad una “giardinetta”.
Ancora grazie a tutti coloro che pensano a noi e che si fanno in quattro per aiutarci, anche quando e’ difficile, ed anche in tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando non solo in Italia ma nel mondo intero.
“Dio ama chi dona con gioia” ci dice la Bibbia... e questo sorriso da parte di Dio e’ quanto chiediamo per voi nella nostra preghiera quotidiana.
Vi promettiamo, come sempre, di lavorare al massimo delle nostre forze, per essere degni dei doni che ci elargite con generosita’.

Fr Beppe Gaido e Comunita’




La giornata missionaria mondiale

Ieri la Chiesa ha celebrato la giornata missionaria mondiale, e molte persone ci hanno scritto per assicurarci la loro preghiera. Ringraziamo ognuno di loro per l’affetto e per l’amicizia.
Mi ha colpito molto il brano evangelico che la liturgia domenicale ci ha offerto ieri.
Mi e’ sembrato un buon programma di vita per tutti i missionari... anche per i volontari che condividono i nostri ideali di servizio e di donazione al Signore.
Il brano a cui mi riferisco parla del Fariseo e del Pubbliano (.....)
Il messaggio che ho colto da tale Vangelo nell’occasione della giornata missionaria mondiale e’ stato un invito all’umilta’, che chiedo al Signore per me e per tutti i missionari.
Il Pubblicano e’ tornato a casa giustificato non tanto perche’ era un peccatore, ma per il fatto che e’ stato umile: lo sapeva di essere un poco-di-buono; ha riconosciuto la sua indegnita’ di fronte a Dio... e soprattutto non ha espresso parole di giudizio nei confronti degli altri.
Credo che il Pubblicano abbia veramente peccato molto: infatti gli esattori delle tasse ai tempi di Gesu’ erano considerati ladri, imbroglioni, “venduti” al potere di occupazione. Eppure il Vangelo ci dice che e’ tornato a casa perdonato, in forza della sua umilta’, del suo abbandono alla misericordia di Dio e del fatto che si e’ astenuto dallo schiacciare gli altri con pensieri e parole destruenti.
Il Fariseo invece e’ tornato a casa con tutti i suoi peccati.
Eppure, dal punto di vista formale, era certamente migliore del Pubblicano: osservava tutte le prescrizioni della legge e della religione; non era ne’ ladro ne’ imbroglione.
Il suo problema era la superbia ed il giudizio senza pieta’ nei confronti del prossimo.
Era un giusto, ma pensava che la sua giustizia formale gli avrebbe acquistato il Paradiso. Il Paradiso pero’ non ce lo possiamo comprare con le nostre opere buone.
Il Paradiso e’ un dono di Dio. Non esiste alcun contratto commerciale tra noi ed il nostro Creatore: Lui non ci deve niente, in considerazione delle nostre virtu’.
Il Fariseo era troppo sicuro di essersi comprato un Paradiso, da cui invece veniva costantemente allontanato proprio dalla sua superbia.
Gia’, la superbia dei credenti!
Si sentono spesso superiori ai comuni mortali che sono – a loro parere - dei tizzoni d’inferno, e che per questo possono essere disprezzati.
La superbia porta il Fariseo anche ad un altro peccato che e’ cosi’ comune tra i “buoni cristiani”: quello del giudizio.
Il Pubblicano non fa cenno al Fariseo nella sua preghiera, mentre quest’ultimo lo addita come un esempio di quello che non dobbiamo essere davanti a Dio.
Conosco tanta gente che e’ cosi’ impegnata a giudicare l’operato degli altri, da non aver piu’ tempo per pensare alla propria anima: sono sempre pronti alla correzione fraterna, e desiderano sempre “togliere la pagliuzza dall’occhio del loro fratello”, mentre non riescono a prendere coscienza della “trave” che hanno nel proprio.
In questa giornata missionaria mondiale chiedo a Dio il dono dell’umilta’.
Gli chiedo di aiutarmi a riconoscermi sempre peccatore, bisognoso della sua quotidiana dose di misericordia, se voglio sperare di accedere al Regno dei Cieli.
Domando poi al Signore di aiutarmi a non giudicare il mio prossimo. Lo prego di “tagliarmi la lingua” tutte le volte che mi viene la tentazione di parlare male di qualcuno, anche perche’ lo so che normalmente io sono peggio degli altri, e semplicemente non ho coscienza del fatto che faccio le stesse cose per cui ho parole di accusa nei loro confronti.
Credo che, se arrivassi a questa capacita’ di essere umile e di non giudicare, avrei fatto un grande passo avanti nella mia vita di missionario.

Fr Beppe Gaido


domenica 24 ottobre 2010

Il gruppo di volontari della Sicilia, in partenza per Chaaria a fine ottobre... Lettera del Dott. Vincenzo Scala

...Ecco la foto ed i loro nomi, ringraziandoli già sin da ora per il loro prezioso contributo.

Nadia

Nella foto da sinistra: D.ssa Mariella Montalto (dentista); Dott. Rapisarda Cristian (chirurgo); Giuseppina Pistorio (Infermiera); Dott. Vincenzo Scala (chirurgo); Dr.ssa Salvina Gagliardo (specializzanda in chirurgia) e manca nella foto la D.ssa Gina Lupo (anestesista).



                                 
“UN PESO CONDIVISO LO SI PORTA FACILMENTE”
Pochi giorni prima della partenza per Chaaria desidero, in primis,  ringraziare sia il gruppo di medici ed infermieri che partiranno con me  per questa missione a  fine ottobre sia gli amici del Cottolengo Dott. Marchisio, fr. Meneghini e fr. Beppe per quello che hanno realizzato e per quello che realizzeranno in futuro (vedi la nuova sala operatoria).
Desidero rivolgere, permettete questo personale excursus,  il mio immenso grazie al nostro Padre che  mi consente oggi di partire  (pur se cosciente dei rischi) dopo avermi fatto   superare, appena sette mesi fa, un pesante intervento cardochirurgico con otto ore di circolazione extracorporea. Per cui se al momento Gesù non mi ha voluto significa pure che desidera che io aiuti ancora qualche fratello bisognevole di attenzione medica ed umana.
Nel corso di questi ultimi anni, un po’ per necessità, un po’ per fiducia acquisita, la popolazione locale e pure quella distante affluisce viepiù numerosa  al Cottolengo Mission Hospital di Chaaria e le prestazioni giornaliere sono sempre in numero crescente. La figura instancabile e generosa di Fr. Beppe  col suo team locale  affronta, con scienza e coscienza, ogni patologia chirurgica o internistica in senso lato ma necessita della collaborazione e dell’aiuto di noi tutti volontari da ogni dove col nostro personale  bagaglio di esperienza professionale da offrire alla popolazione locale.
Ciascuno di noi volontari sa ed immagina la realtà che ci accoglierà. 
Ovvero:  Niente televisione, niente giornali, niente radio, niente caos, no smog, no sigarette,  nessuna fretta, niente politica, niente calcio, né Berlusconi, né  Bersani. 
A chi spesso ci chiede perché andiamo io ripeto  alcune frasi di Kerouac nelle quali  vedo un po’ del nostro animo: “Le uniche persone che esistono sono i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano come favolosi fuochi d’artificio ed esplodono sopra  le stelle con luce azzurra, e tutti col naso in sù fanno: OOOOOOHHHHHH.”.
Noi siamo tutti uniti, credenti e non ,  dei viaggiatori insaziabili con una forte voglia di andare sempre oltre, di scoprire e di aiutare, e se permettete  “ci piace essere pazzi così" per sapere di esistere anche per gli altri.
Là dove il sole ti brucia la pelle e l’aria pura ti esplode nei polmoni, là dove le stelle paiono sì numerose e sì vicine sopra la tua testa pronte ad essere raccolte e messe in un paniere, là dove  i colori sono accecanti, là dove gli animali sono milioni, là dove terra e cielo sono senza confini,  il volontario vive una esperienza umana e professionale incredibile e indimenticabile ed emozionante  che lo segnerà per sempre. Tant’è che molti di noi tornano col “mal d’Africa" e  lì tornano da “recidivi".
Nella pratica medica e nella esperienza umana   ti confronti con situazioni  inimmaginabili ed impensabili (neoplasie in fase terminale, lesioni da machete, ulcere insanabili, scorbuto, pellagra, malnutrizione, malaria devastante, etc.)  e  spesso ti senti impotente ma desideroso di fare qualsiasi cosa  giusta per ridare un po’ di speranza a questi martoriati pazienti siano bambini, donne in gravidanza o adulti.
Ecco ci sarebbe ancora tanto da raccontare  e da considerare ma  è ora di partire.  A presto tra un mese.

Dott. Vincenzo Scala


Antropologia da dilettante

Non so se lo sapete, ma anche in Tanzania c’e’ una etnia chiamata Meru.
Essi prendono il nome dalla montagna vulcanica che sovrasta Arusha, dove pare essi si siano insediati all’incirca mille anni fa, iniziando una attivita’ in parte agricola ed in parte legata all’allevamento del bestiame.
Non so se esistano legami con i Meru del Kenya, pur essendo entrambe etnie di montanari, dediti a simili attivita’ per il loro sostentamento.
Il loro linguaggio e’ comunque molto differente, e dal punto di vista linguistico i Meru della Tanzania sembrano intimamente legati ai Maasai.
Girando per Arusha e’ molto facile vedere insegne simili a quelle che potremmo trovare qui nel nostro capoluogo di distretto: per esempio ad Arusha sono varie le “Meru primary schools”.
Inoltre esiste ad Arusha un “Meru District Hospital”, proprio come da noi.
Questa cosa spiega anche la ragione per cui varie lettere a noi spedite dall’Italia siano state inviate per sbaglio in Tanzania, e giunte finalmente a noi dopo molti mesi.
Considerando che anche l’etnia Kisii in Kenya, molto piu’ a Sud di Meru, in un’area confinante con il “Maasai land”, pare essere costituita da un gruppo che si e’ separato dai Meru in tempi remoti, non e’ impossibile che pure i Meru di Arusha siano stati originati da una scissione di tribu’ che vivevano piu’ a Nord, una scissione ed una migrazione magari legata alla ricerca di terre piu’ fertili e di pascoli ricchi d’acqua.
Non lo so se questa teoria e’ scientifica o meno. Se c’e’ qualche antropologo tra i lettori del blog potrebbe aiutarmi a comprendere se si tratta solo di omonimia o di origini comuni.
Nella foto potete vedere il Monte Meru sullo sfondo di una bella radura. Il Monte Meru e’ circondato da torrenti e laghi, e questa e’ la ragione della vegetazione lussurreggiante.

Fr Beppe Gaido



E' arrivata la pioggia

Ringraziando Dio, la pioggia e’ finalmente arrivata, benedicendo le nostre campagne assetate, e portando un po’ di sollievo alle nostre falde acquifere ormai allo stremo.
La pioggia e’ sempre dono di Dio, anche se per noi vuol dire anche strade difficili ed a volte impassabili. I volontari temono la pioggia soprattutto perche’ implica limitazioni nelle gite domenicali e qualche ansia in piu’ il giorno in cui bisogna andare all’aeroporto per tornare in patria.
Anche i pazienti fanno molta piu’ fatica a raggiungere l’ospedale e spesso non ci riescono affatto.
Ma ringraziamo il Signore per i campi seminati che ora vengono irrigati dalla mano di Dio, e che ci fanno sperare in un buon raccolto, allontanando da noi lo spettro della fame.

Fr Beppe Gaido


sabato 23 ottobre 2010

Cultura, corpo e salute

   
   27 novembre 2010  dalle 08.30 alle 18.00
Iscrizioni entro il 20 novembre
     
  E' rivolto a sanitari ed ha crediti ECM

Segreteria Centro di Formazione
Presidio Sanitario Ospedale Cottolengo

Via Cottolengo 13 - 10152 Torino
Tel. 011/52.94.481
Fax 011/52.94.489


Il nostro centro di gravità

Ringrazio Dio per il grande fermento che si avverte nel mondo del volontariato per Chaaria.
I candidati sono sempre moltissimi, ed il servizio da essi svolto ottimo qui a Chaaria.
Ci sono interi gruppi di professionisti che si sono mobilitati per venirci in aiuto: penso alla maratona odontoiatrica o alla presenza di gruppi qualificati di chirurghi e di anestesisti.
Per inciso, mandero' in ferie il nostro anestesista Jesse a novembre sfruttando la presenza di un anestesista da Catania.
Sono anche al corrente del grande sforzo che l'Associazione sta facendo per razionalizzare i gruppi, per renderli piu' corrispondenti ai nostri bisogni e per far si' che non ci sia dispersione di energie. Apprezzo la nomina di delgati regionali per la Associazione: questo rendera' il nostro messaggio piu' vicino alla gente delle varie parti d'Italia.
Ritengo un grande passo avanti il fatto che ci siano sottogruppi nell' Associazione, che si occupino di aspetti particolari del servizio a noi piu' utile.
Penso al lavoro iniziato dal Dr Giuseppe Farnese, dal Dott Enrico Postini e dal Dott Alessandro Barberis per il coordinamento dell'odontoiatria.
Ho in mente l'impegno del Dr Max Albano, per razionalizzare i gruppi chirurgici, in modo che corrispondano sia alle nostre esigenze, sia alle possibilita' del nostro staff e della nostra sala operatoria.
Apprezzo inoltre il grande lavoro di segreteria, cosi' necessario per rendere la nostra comunicazione con i volontari sempre piu' adeguata. In questo ambito desidero citare il grande lavoro di accoglienza fatto dal Presidente Dott Lino Marchisio, sia tramite telefono, sia tramite mail, come anche con incontri personali. Ringrazio e ammiro poi Stefania, che si e' sobbarcata l'immane lavoro della organizzazione dei gruppi e del calendario partenze: lo so che e' un compito ingrato e che si tratta di lavorare sempre dietro le quinte, dando il massimo senza aspettarsi un grazie, e ricevendo invece un sacco di improperi da tutti nel caso in cui sfortunatamente il programma non funzioni. A Stefania sento il bisogno di dire un grazie pubblico e sentito.
Ho coscienza del lavoro immenso portato avanti dal Presidente e dal Consiglio Direttivo dell' Associazione per il delicato e tanto necessario lavoro di raccolta fondi. Onestamente l'Associazione sta raccimolando tantissimo per noi, aiutandoci sia a tirare un po' il fiato di fronte alle pressioni dei creditori, sia anche a far del bene a delle persone bisognose (sponsor per borse di studio, pagamento di spese ospedaliere, ecc).
Ultimamente sento fermento in Associazione anche per il settore della formazione: e' un ambito difficile, ma e' bello che ci sia la voglia di provarci di nuovo. Insieme al Consiglio Direttivo dell' Associazione esprimo la mia gratitudine anche a Silvia Gerlero (Infermiera Professionale) ed al Dott Paolo Leoncini per essersi resi disponibili a far partire un piano di formazione per gli aspiranti volontari.
Ancora: so che e' in preparazione da parte della Associazione un Convegno a Roma sulle modalita' della comunicazione. E' un'idea bellissima che ci aiutera' ad essere piu' appetibili ed in grado di comprendere e farci comprendere dai giovani e meno giovani che intendono partire per Chaaria.
In questo ambito lasciate che ringrazi anche Nadia ed Alex per il grande lavoro del blog, che tanto sta facendo per far passare il messaggio di Chaaria: il blog fa girare idee, porta nelle famiglie il messaggio di ricerca per nuovi volontari, apre le porte per tante nuove donazioni.
Come non citare la Associazione dei Volontari Sardi, sempre cosi' numerosi, professionalmente ineccepibili e cosi' generosi nelle donazioni per il nostro ospedale. Anche l'ultimo gruppo appena giunto da Cagliari ci ha riempiti di doni bellissimi di cui vi parlero' pian piano
Ora mi chiedo: che cosa spinge tante persone cosi' diverse a lavorare per Chaaria?
A volte le motivazioni possono essere molto differenziate. Ci sono laici e cristiani; persone con ideologie e fedi molto lontane tra di loro.
Ma allora che cos'e' l'elemento unificante, la stella polare che li guida verso Chaaria?
La risposta mi sembra una: il centro di gravita' per tutti, in modo piu' o meno conscio, e' la dedizione al povero.
Il povero e' la nostra stella polare ed il nostro centro di gravita'.
Poi i credenti diranno che servono Gesu' nei derelitti, mentre quelli che non credono diranno che lo fanno per amore alla giustizia o all'umanita'.
Ma il succo non cambia: sono i poveri che continuano a chiamare a Chaaria, e che danno a noi tutti l'energia per servirli ed aiutarli nella maniera piu' confacente al nostro stato di vita ed alla nostra professione.

Fr Beppe Gaido


venerdì 22 ottobre 2010

Il baobab: una costante nel nostro immaginario africano

Le foto che vi allego sono di babobab vecchi forse di 1500 anni.
Sono alberi maestosi e impressionanti. La nostra gente pensa che possano vivere fino a 5000 anni.
Sono normalmente spogli, a parte un breve periodo prima delle piogge in cui i brulli rami mostrano degli stupendi fiori bianchi.
La leggenda vuole che questo "Re" degli alberi si sia un giorno ribellato agli dei, e sia stato per questo punito e piantato con la chioma sotto terra e con le radici al vento.
Mi sono sempre chiesto come mai non ci siano baobab a Chaaria. Mi domandavo se si trattasse di una questione climatica.
Ho trovato la risposta parlando con un anziano del villaggio:
"A Chaaria c'erano moltissimi baobab. La ragione per cui non ci sono piu' risiede nella poverta' della gente... o, se vuoi, nella deforestazione selvaggia. La realta' e' che, tagliando un baobab, hai legname sufficiente per costruirti una casa. Io stesso avevo 5 baobab dietro casa mia, ma li ho tagliati tutti per le costruzioni".
E' triste, anche se e' comprensibile. Millenni di storia naturale vengono abbattuti per costruire delle case in legno... e ci vorranno millenni perche' possano apparire nuovamente sulla faccia della terra.
Ma questo e' sempre il delicato rapporto tra gli esseri umani ed il creato. Guardando i baobab che vi ho fotografato, mi sono chiesto quante generazioni e quante sofferenze umane abbiano visto nella loro vita millenaria... ma bastera' la sega di un poveraccio che ha bisogno di una casa per porre fine a questi incredibili testimoni della nostra storia naturale.

Fr Beppe





giovedì 21 ottobre 2010

Lettera da Lourdes


Carissimo Beppe
sono rientrata da Lourdes da qualche giorno, ti assicuro che questa volta è stata una esperienza forte, in quanto sono stata destinata sul treno al vagone ambulanza durante la notte, sia all'andata che al ritorno.... tu sai meglio di me che gli ammalati di giorno stanno male, ma di notte, specialmente quando un treno è in corsa, stanno peggio.
Ancora una volta corro sul sentiero dei miei pensieri e mi ritrovo a Chaaria, mi ritrovo a ringraziarti sempre per quello che ho ricevuto da te e da tutto il contesto della comunità, per quello che ho imparato... certo che, penso quanto siano strani a volte i disegni e le soffiate dello Spirito Santo e della Provvidenza.
Ti ho raccomandato particolarmente alla Vergine Maria e specialmente durante una Santa Messa alla grotta, alle ore 23, alla quale sono riuscita a partecipare, fermandomi poi ancora dopo la funzione a pregare in quel luogo sacro. Sono anche stata fortunata perchè sono riuscita ad immergermi nella piscina in quanto accompagnavo una giovane donna malata di SLA.......Il mio cuore piange sempre davanti a queste sofferenze e me le porto tutte dentro, sono sicura che anche a te succede la stsessa cosa, anche se non dobbiamo piangerci addosso,e quindi non possiamo rimanere indifferenti davanti ai nostri fratelli sofferenti.
Ho letto sul blog quanto hai scritto sulla donna Africana, è tutto vero ed ho anche potuto constatarlo durante il mio soggiorno a Chaaria, mi sono commossa molto, come mi ha toccato fortemente il cuore la storia della giovane Lucy, che strazio!... Il Signore avrà un disegno speciale anche per il piccolo nato come lo ha su ognuno di noi.
Ti abbraccio forte con affetto e... ti voglio bene.

Rosella

 

Chaaria: un pezzo della mia vita



Sono all’aeroporto e l’attesa per l’aereo che mi riporta in Italia è lunga. Ne approfitto per mettere ordine nei ricordi delle cose vissute in questo mio ultimo viaggio a Chaaria. Ho ancora vive nella mente le immagini del trasferimento a Nairobi di quest’oggi. La fioritura lilla degli alberi di jacaranda, le donne chinate sui panni all’acqua del fiume, il lavoro ritmico degli scalpellini nelle cave di pietra, i mercatini lungo la strada che si mimetizzano con la terra rossa, i bassi fabbricati dai colori improponibili, le risaie, le piantagioni di té e di ananas. Immagini già viste, ma che mi emozionano ogni volta che le rivedo e il cui ricordo solitamente mi accompagna nelle mie giornate “normali ”. Tutto questo è già molto, ma c’è molto di più.
C’è l’amicizia di Beppe, un’amicizia caparbiamente da entrambi mantenuta negli anni nonostante le difficoltà e che adesso, invecchiati e maturati, ci sostiene e ci aiuta ogni giorno, anche a migliaia di chilometri di distanza, certi che è più importante quello che siamo di quello che gli altri pensano di noi. Anche perché quello che siamo oggi non è quello che eravamo ieri, in un continuo sforzo per rimotivarci ogni giorno e ogni giorno ripartire, con qualche ammaccatura in più e un po’ di entusiasmo in meno, ma con la certezza che non possiamo permetterci di buttare tutto all’aria.
C’è la testimonianza di altri volontari come me, giovani e meno giovani, la cui accettazione e disponibilità mi hanno fatto capire di avere molta strada ancora da fare in tal senso.
C’è fratel Lodovico, la cui presenza silenziosa ricorda a tutti che la “gioventù è una malattia che passa” e che bisogna dignitosamente vivere le proprie idee anche quando le forze ti abbandonano.
C’è la comunità, la preghiera, la messa in lavanderia con i buoni figli o in parrocchia con i ragazzi della scuola, al ritmo delle percussioni.
C’è la dentist room alla quale si è data una nuova impostazione di base e che mi ha già permesso (il completamento avverrà a breve) di lavorare molto meglio che in passato, di poter fare più conservativa e di aumentare la mia professionalità. Perché alla fine si impara sempre qualcosa anche a Chaaria o in situazioni analoghe dove i dentisti benpensanti credono non si possa imparare nulla. D’altro canto la domanda di cure dentali è tale che la mia presenza si è rivelata palesemente inadeguata e insufficiente. L’attuale studio ci permette ora di lavorare su due poltrone contemporaneamente e la presenza di un dentista volontario oltre a Mercy garantirebbe una migliore risposta a questa domanda. Questo senza contare che fino a febbraio è ancora emergenza per la maternità di Mercy e la cordata di dentisti approntata, lascia ancora scoperto completamente il mese di gennaio.

CHISSA’ SE TUTTO QUANTO HO QUI ELENCATO STIMOLERA’ QUALCHE COLLEGA A DARE UNA MANO ALLA GENTE DI CHAARIA?

Hanno annunciato il gate e devo andare. Domani sarò a casa e lunedì in studio. La mia famiglia mi ha perso in questo periodo, ma la lontananza accettata e valorizzata ci ha fatto crescere tutti. Il mio studio ha fatturato un po’ di meno, ma io ho guadagnato un sacco di cose: tutte quelle che vi ho detto.

Enrico Postini