lunedì 28 febbraio 2011

A medical check up from Dr. Jesus of Nazareth

Dear friends  and readers of the blog in Italy and abroad,
I’m approaching my fifties, and, feeling my old age approaching, I decided to get a general check up, to see if I run any health risk.
And so I decided for a free consultation by Dr. Jesus of Nazareth, because I wanted to hear what He would find about me.
I went to Him, and unfortunately He found me not in good health: I can even say that I was found severely ill!
When the Dr Jesus checked my blood pressure, it was found low: low above all in tenderness, love and understanding towards the others.
 My temperature was 40 ° of anxiety, and Dr Jesus told me that I’m too concerned about the future and about things I am not able to change or to control. He told me that the remedy is very simple: to trust Divine Providence more.
At ECG I was found in need of several bypass of fraternal love, in order to reopen my old arteries, completely blocked by prejudice and envy.
At an orthopaedic examination, Dr Jesus diagnosed multiple old fractures, poorly consolidated, which prevent me from walking side by side with my neighbour: I got the fractures fighting with others out of envy, and it is because of continuous jealousy that I get frequent sprains.
Not to mention the eye examination: He found me visually impaired, unable to see beyond the faults of my neighbour. Ii is like I am short sighted, and I am able to see only the little seed in the eye of my brother, but I am completely blind about the log in my own eye.
My ENT examination was even worse: I have severe acuphens and tinnitus, preventing me from hearing the words and the cry for help coming from my neighbour; and that causes severe communication difficulties and dire misunderstandings.
The remedy Dr Jesus suggested me, was extremely simple to say, but terribly difficult to put into practice: several times a day to take a glass of humility, which, even though a bit bitter, it helps to get a sweet heart; then to drink a glass of fraternity before and after each meeting with somebody. At bedtime, Dr Jesus recommend two tablets of "examination of conscience", insisting on the fact that I must never fall into depression… because I takes time to heal.
He assured me that He trusts my commitment in following the prescriptions, and kept repeating that, by persevering in doing so, I would certainly get well!
Dr Jesus of Nazareth was very kind and, before leaving Chaaria, He gave me his number, so that I can call him for review any time I feel sick again... and He repeated that consultation is free of charge.

Bro Beppe Gaido


domenica 27 febbraio 2011

Benvenuti ai nuovi volontari

Verso le ore 21 abbiamo accolto i nuovi volontari della Associazione Karibu Africa di Cagliari. Essi sono:
Ortu Ninni (Odontoiatra) ed Anna Maria Sorgiu (una volontaria per il sevizio dei Buoni Figli).
Domani il dott Ortu Ninni ricevera' le consegne per il lavoro nel gabinetto odontoiatrico dalla nostra Mercy che poi si concedera' due settimane di pausa, sfruttando la presenza del volontario. Infatti Mercy sta cercando di finire la sua licenza di maternita' a singhiozzi, in quanto non siamo riusciti a concedergliela tutta insieme per non dover chiudere il servizio dentistico. Ringraziamo dunque il dott Ortu Ninni che ci aiuta ed aiuta anche Mercy.
Anna Maria lavorera' con Fr Roberto Trappa e con Fr Robert Maina e siamo sicuri non avra' problemi di inserimento.

Fr Beppe Gaido


sabato 26 febbraio 2011

La festa in mio onore

Non me la aspettavo, ed e' stato un colpo quando stassera ho visto il refettorio adornato nel migliore dei modi con striscioni e palloncini.
E' stato stupendo avere attorno a me i confratelli, le suore, i volontari ed anche i sacerdoti della parrocchia... e don Giulio da Camp Garba.
Mi sono commosso quando ho ringraziato tutti, a cominciare dal Superiore Fr Roberto Trappa, per continuare con tutti i confratelli, le consorelle ed i volontari: il grazie piu' grosso mi son sentito di dirlo a Dolores ed Angela che anche oggi hanno lavorato tantissimo per preparaci una cena degna del migliore ristorante italiano.
Quando ho tentato un discorso mi e' venuto un nodo alla gola, ma ho cercato di sottolineare il fatto che il premio "Scuola Medica Salernitana" io l'ho ricevuto a nome di Chaaria e della Piccola Casa, perche' la nostra testimonianza nel servizio del malato non sarebbe possibile senza la collaborazione di tutti. L'ospedale non sono io, ma siamo tutti noi che ci lavoriamo e per esso sudiamo, fatichiamo e speriamo. L'ospedale poi esiste perche' i Superiori della Piccola Casa ci credono e lo sostengono... quindi il premio e' anche loro, ed e' ricevuto a nome della Picccola Casa.
Ho sottolineato il fatto che il premio, nella mente dei magnifici professori di Salerno, voleva essere un incoraggiamento per i giovani neolaureati a vedere sempre la medicina come un servizio, e non come una carriera; un servizio ed una missione dove il malato e' sempre al centro.
Il premio quindi dimostra che anche oggi in Italia valori come dedizione, sacrificio, altruismo, donazione hanno ancora un senso e possono tuttora ispirare e portare buon esempio.
Grazie di nuovo a tutti coloro che stasera mi sono stati vicini con questa festa inaspettata, e per questo ancor piu' commovente.

Fr Beppe Gaido



Salutiamo chi parte

E' con sentimenti di vera riconoscenza che saluto Lucia, Fausta, Ornella, Daniela, Dolores ed Angela. Sono state tutte stupende. Abbiamo lavorato insieme benissimo... e davvero tanto!
Grazie ancora a Dolores ed Angela per il servizio con i Buoni Figli e per la cura che esse si son prese di noi, preparandoci ogni giorno golosita' e manicaretti... abbiamo tutti preso almeno 3 chili in queste 2 settimane. A Dolores ed Angela il nostro grazie anche per aver voluto comprare un televisore nuovo per i Buoni Figli.
Grazie poi alle ginecologhe Fausta e Lucia. La ginecologia ed l'ostetricia costituiscono due specialita' centrali per l'ospedale di Chaaria, di notte e di giorno. Fausta e' stata il perno dell'ambulatorio ginecologico-ostetrico, e Lucia e' stata il motore della sala operatoria... un motore a quattro tempi, sempre calmo ma inarrestabile di giorno e di notte. Grazie, Fausta, per la pazienza con cui hai visitato le centinaia di pazienti che ti abbiamo mandato. Grazie, Lucia, per la tua calma che portava pace e serenita' in sala; per la tua competenza che non ci ha mai fatto temere, nemmeno durante gli interventi piu' difficile, ed anche per la tua velocita' che ci ha permesso di portare termine operazioni a tempo di record.
Grazie a Ornella e Daniela che sono state le nostre anestesiste, e ci han permesso di lavorare in tranquillita' di giorno e di notte. A loro il grazie si estende anche al fatto che mi hanno insegnato tecniche anestesiologiche nuove.
Che Dio vi benedica. Sono stato bene con voi. Sono anche contento di avervi sentito dire che non sono poi quell'orso intrattabile di cui avete a volte sentito parlare prima dell'arrivo a Chaaria... a volte sono si' un po' orsacchiotto, ma mi avete detto che sono gestibile... e questo mi basta.
Che Dio vi benedica... e tornate presto.

Fr Beppe


“Amore di fratelli, amore di coltelli”…

... E’ un proverbio molto comune in Italia, proverbio che e’ tornato sulle nostre labbra ieri quando abbiamo ricevuto una persona sfigurata da un enorme taglio da machete (o panga), che gli ha portato via tre quarti dell’orecchio di destra, oltre che un’ampia area di cute del collo.
Lo abbiamo ricucito... ma non essendo cosi’ bravi come Gesu’ nell’orto degli ulivi, non siamo riusciti a riattaccargli il padiglione auricolare. Lo abbiamo invece amputato completamente ed abbiam cercato di fare una plastica alla meno peggio.
“Chi e’ stato a farti questo?”
“ Mio fratello, per un problema legato alla terra”.
Mi sono quindi rivolto ad un confratello, e gli ho detto che il proverbio evidentemente non vale solo per l’Italia.
Lui mi ha risposto che certamente queste cose succedono solo per i fratelli “di sangue”, e mai per i Fratelli “in religione”.
Ho colto in lui un sogghigno di fondo che me la contava lunga sul suo pensiero di fondo mentre mi diceva la sua battutina ironica.
Al che ho semplicemente risposto pacatamente:
“Certo che succede solo tra i fratelli di sangue, perche’ i Fratelli di religione non si sporcherebbero mai le mani di rosso... loro, invece della spada o del machete, preferiscono usare la lingua...”
Siamo scoppiati a ridere, ed abbiamo entrambi pensato che la comunita’ perfetta esistera’ solo in Paradiso.
Poi il mio confratello, sorridendo, mi ha detto che anche le coppie sposate, pur avendo avuto un lungo fidanzamento e pur essendosi scelti, continuano spesso ad altercare.
Io continuavo a medicare la ferita, e, con un ghigno malizioso e triste nello stesso tempo, gli ho detto: “hai proprio ragione... e quindi concludiamo che... mal comune, mezzo gaudio... adesso pero’ e’ ora che facciamo un analgesico a questo poveraccio, perche’ tra poco gli finisce l’effetto dell’anestesia”.

Fr Beppe

venerdì 25 febbraio 2011

Canada Chaaria

Oggi è terminato il "Medical Camp"gratuito a Mikinduri da parte della Associazione Canadese "Mikinduri Children of Hope". Chaaria è stato il loro ospedale di riferimento, dove hanno potuto inviare tutti i pazienti più gravi.
E' stato bello ed entusiasmante cooperare con gente così motivata e generosa. Sono davvero stato bene con gli amici canadesi: ho sentito stima e rispetto per Chaaria, oltre che grande apprezzamento per il lavoro da noi portato avanti ogni giorno.
Oggi, sulla via del ritorno verso il Canada, sono venuti a trovarci in ospedale: hanno visitato la nostra missione ed hanno avuto parole di elogio per quello che riusciamo a fare tanto nel campo sanitario, quanto nel settore della assistenza ai Buoni Figli.
Ci hanno anche fatto dono di tutte le medicine che non avevano usato a Mikinduri e che sono tante e preziose. Anche per questo li ringraziamo.
Ci hanno pure donato coperte e materiale sanitario, soprattutto utile per le medicazioni delle ferite e dei decubiti.
Nella foto vedete parte dei doni che ci hanno lasciato. E' molto bello per me che Chaaria sia conosciuta, ammirata ed apprezzata anche in Canada.
Sono sicuro che queste parole saranno lette anche dagli amici canadesi a cui ripeto di cuore il mio sentito: "THANK YOU VERY MUCH".

Fr Beppe Gaido


Bravo Beppe!

Oggi, 26 febbraio 2011, la Comunità di Chaaria ha festeggiato fr. Beppe Gaido per il Premio Internazionale MEDICO dell’ANNO, conferitogli lo scorso 25 novembre 2010 dalla prestigiosa Scuola Medica Salernitana, che annualmente attribuisce il riconoscimento ad un medico che si sia particolarmente distinto nell’esercizio della professione in armonia con gli insegnamenti pastorali. La Scuola Medica Salernitana vanta una tradizione antichissima, essendo stata istituita precedentemente alle prime università italiane di Bologna e Padova, e la terra salernitana ha dato i natali a san Giuseppe Moscati, l’indimenticato medico santo del novecento. Pertanto questo Premio acquisice un significato particolare, ben sintetizzato nella motivazione: “per il grande lavoro portato avanti con abnegazione e sacrificio insieme ai suoi Confratelli, a beneficio delle popolazioni povere e bisognose di quella parte di Africa”. Per i volontari presenti è motivo di grande gioia condividere questa festa con Beppe, con sua mamma, e con la Comunita Cottolenghina di Chaaria. La Comunità intera è vincitrice del Premio, perchè ha affiancato e sostenuto fr. Beppe nel servizio ospedaliero rivolto ai poveri in sintonia con il carisma cottolenghino. E fr. Beppe, nel dedicarsi ai bisognosi come medico, ha sviluppato il servizio assistenziale con spirito missionario ed ecumenico. I volontari di Chaaria sono in buona parte medici e negli anni hanno potuto constatare come Beppe sia riuscito ad ampliare con successo le proprie conoscenze e la padronanza delle tecniche chirurgiche in terra di missione, dove le risorse sono più linitate, e come sia riuscito a mantenere un elevato livello di aggiornamento sugli orientamenti della moderna Evidence Based Medicine, anche con l’adozione delle più accreditate Linee-guida internazionali, applicate con scrupolo e discernimento non comuni nei Paesi occidentali. Tutto questo, senza imporre delle norme di comportamento clinico, ma dando continuamente il buon esempio di persona. Continua così, Beppe!

I volontari a Chaaria, 26 febbraio 2011




giovedì 24 febbraio 2011

Grazie all'Associazione Karibu Africa

... per averci inviato una grossa somma di denaro finalizzata a due progetti in particolare:
A) la adozione a distanza di un grosso numero di nostri ragazzi handicappati o Buoni Figli
B) la copertura delle spese sanitarie per i bambini ricoverati a Chaaria nella fascia di età da 0 a 5 anni.

Vi siamo particolarmente grati e vi assicuriamo la nostra onestà ed il nostro impegno incondizionato al servizio dei poveri, al fine di essere degni di tante manifestazioni di stima e di affetto nei nostri confronti.

Fr Beppe Gaido, e comunità di Chaaria

La morte ci devasta sempre

Ho tanto mal di testa e mi sento a pezzi. E' stata una giornata durissima culminata con la morte di una giovane donna.
Alla morte proprio non ci si abitua. Sentirsi in qualche modo in colpa per la morte di una persona, ci lascia un senso di vuoto e di smarrimento che non riesci a superare facilmente.
Stasera, mentre portavo via quel cadavere di 35 anni, ed ancora mi chiedevo che cosa fosse successo, se la morte fosse stata ineluttabile o se magari avessi dovuto comportarmi diversamente, sentivo dalla sala parto il vagito di un neonato appena uscito dal ventre materno... ma anche questa nuova vita non è riuscita a calmare il mio cuore.
Un Buon Samaritano ha tentato di dirmi che ho fatto tutto quello che era possibile (ma sarà poi vero?), che il mio scopo era quello di promuovere la vita e non la morte (ma chissà cosa ne penserà il marito domani quando verrà in ospedale e troverà il letto della moglie occupato da un'altra persona!).
Clinicamente credo di non aver fatto errori; eppure quel cuore si è fermato a 35 anni. E' stato un decesso repentino, avvenuto alla fine di una giornata tremenda per me: ma onestamente ero lucido. Ho riguardato sulla cartella i passi della mia presa di decisione clinica... e li rifarei tutti.
Un'altra persona mi ha detto che a volte dobbiamo arrenderci all'ineluttabile. "La vita appartiene a Dio... e si vede che Lui l'ha chiamata proprio in quel momento".
Ma i momenti di Dio a volte sono difficili da comprendere: per esempio quando trasporti un bambino a Meru per una lastra del torace che ti pare importante per migliorare la sua terapia, ed il bimbo muore in ambulanza... allora ti vengono gli scrupoli, e ti chiedi se non sarebbe stato meglio dare a quel malatino un antibiotico, e lasciarlo nel calduccio del suo lettino senza lo stress del viaggio.
Oppure quando, come domenica scorsa, ti trovi davanti ad un addome acuto e devi decidere se si tratta di un caso "medico" o "chirurgico": onestamente domenica pensavo che si trattasse di un "addome medico", ed ho deciso di prescrivere una terapia e di attendere. Ma lunedì la pancia del paziente era molto peggiorata. A quel momento mi sono convinto che il malato aveva un "addome chirurgico": siamo partiti per Meru, ma lo sventurato è deceduto sulla barella all'atto del ricovero nell'ospedale di riferimento.
Ed allora la testa parte per la tangente e si fustiga: " se lo avessi portato ieri, forse ora sarebbe vivo!"
Ma il fatto è che la decisione di ieri mi sembrava di averla presa in scienza e coscienza... "magari se fossi partito ieri, il malato sarebbe morto in sala ugualmente... o magari sarebbe sopravvissuto...
Non ho modo di saperlo"... ed è questa incertezza che mi logora!
Mi tormento, e so che questo è il tormento di tutti i medici, che dimenticano i successi terapeutici, e si disperano invece per i fallimenti. Già, perchè noi non lavoriamo con sacchi di patate!
Il fatto è che queste persone sono morte davvero. Magari doveva essere così, ed era nel piano di Dio. Ma esse si sono rivolte a me per la guarigione... ed io non ne sono stato capace.
Ho un peso sul cuore, e lo offro a Dio.
Risposte non ce ne sono. Anche sui libri si parla di percentuali di mortalità per varie malattie o procedure mediche o chirurgiche... ma vorrei sempre che queste percentuali riguardassero gli altri.

Fr Beppe


mercoledì 23 febbraio 2011

Un commosso grazie a Rosella

Oggi se ne e’ andata a Tuuru, come da accordi precedenti, per aiutare Sr Oliva nelle ultime due settimane della sua presenza in Kenya.
Sento un po’ di nodo alla gola, perche’ Rosella e’ un pochino una madre per me, oltre che una volontaria ed una benefattrice.
Rosella e’ anche una carissima amica per la mia mamma, che ora si sente un po’ sola qui a Chaaria, ed ha quindi le lacrime in tasca.
Si facevano grosse chiacchierate, Rossella e mia madre.
Ora Rosella e’ andata... ma e’ bello che possa stare un po’ con Sr Oliva.
La ringraziamo per il grande lavoro da lei portato avanti nella gestione degli orfani e dei prematuri. La ringraziamo anche per la sua attenzione nel servire i piu’ gravi pazienti alettati... quelli che avevan bisogno di ricevere un sorso d’acqua, di essere imboccati o di essere semplicemente accarezzati.
Rosella condivide non solo il nostro servizio, ma anche i nostri ideali di preghiera e di spiritualita’: quante volte ci siamo incoraggiati a vicenda dicendo che “andavamo in ospedale e servire Gesu’”, e che “visto che non abbiamo tempo di pregare di giorno, allora non ci resta che pregare di notte, come faceva Cristo stesso”.
Grazie Rosella... cerca di non sparire e di tornare presto a Chaaria.
Fr Beppe



Essere un referral hospital secondo il Vangelo

Il Referral Hospital e’ quella struttura di livello superiore a cui fanno riferimento dispensari ed “health centres” della campagna circostante per tutti i casi che essi non sono in grado di gestire.
Chaaria e’ referral hospital per molte strutture del circondario, rurali o meno.
I casi piu’ frequentemente a noi trasportati sono quelli legati alla maternita’ complicata: si tratta per lo piu’ di cesarei, di aborti, di emorragie post-partum.
Frequenti sono anche i “referrals” per trasfusione.
Saltuari sono invece quelli per assalti e traumi importanti (ferite da machete o da freccia).
Per molti anni, fino al 2004, anche noi siamo stati una piccola struttura nella necessita’ di trasportare in altri ospedali malati complicati... ed anche oggi, seppur piu’ raramente, dobbiamo prendere l’ambulanza e raggiungere l’ospedale di livello superiore, per esempio nel caso di addome acuto (perforazione intestinale, peritonite, o ileo meccanico).
E’ sempre bruttissimo dover partire di notte con un paziente grave, e poi non essere accolti bene. Gia’ si e’ stanchi; gia’ si ha la terribile sensazione di fallimento legata al non poter aiutare; gia’ si sono corsi dei rischi non da poco per la strada (soprattutto di notte e nella stagione delle piogge)   Se poi si viene accolti male, ci si sente proprio a terra!
Pensando a quegli anni duri, ricordo che quando il travaglio non progrediva, o ci accorgevamo che c’erano controindicazioni assolute al parto naturale, dovevamo partire alla volta di un ospedale più grande, per portare la mamma in sala operatoria. Spesso le complicazioni avvenivano nelle ore notturne, e solo Dio sa quante volte Fr Lorenzo doveva rischiare la propria vita uscendo di notte, per una strada accidentata nella stagione secca e terribilmente scivolosa nella stagione delle piogge. Solo Dio sa quante volte la macchina è andata fuori strada, o si è rotta di notte, obbligandoci a dormire nell’auto o a tornare a piedi camminando per vari chilometri. Quante volte poi abbiamo rischiato di essere attaccati da ladri e malfattori.
Ma il vero problema era a volte lo staff delle strutture a cui ci rivolgevamo: spesso scortesi, ci madavano fuori a comprare il necessario per l’operazione (guanti, fili, cotone, coperte, rasoi, ecc). Quasi sempre ci dicevano che avevamo seguito malamente il travaglio e che il bambino sarebbe morto al cesareo a causa del grave ritardo con cui avevamo portato la mamma per l’operazione. A nulla serviva dire loro che il ritardo o le cattive condizioni del feto erano dovute più al terribile viaggio in macchina che a nostri errori di management. Dicevano a volte che non avevamo le capacità e le conoscenze per gestire una maternità. Sostenevano che erano di più i pazienti che facevamo morire, di quelli che in qualche modo aiutavamo.
A volte si arrivava ai dispetti: lasciarci fuori ad aspettare per un’ora nel cuore della notte prima di farci entrare. Chiederci di tenere una flebo finchè avessero trovato un posto letto per la paziente, e poi lasciarci lì per due ore.

Tutti questi ricordi sono coperti dal perdono e sono stati affidati piu’ volte alla misericordia del Signore; ma una cosa mi e’ rimasta: non voglio comportarmi allo stesso modo, ora che Chaaria e’ cresciuta.
Mi fa ancora male pensare a come siamo stati trattati qualche volta, al momento del trasporto in un altro ospedale, ed allora penso alla frase di Gesu’: “Non fare agli altri cio’ che non piace a te!”
Ecco perche’ cerchiamo di essere sempre molto attenti nel momento in cui riceviamo un “referral” da un altro ospedale: ci sforziamo di servire i colleghi infermieri dell’altra struttura con la massima celerita’ e cortesia; ci sforziamo di metterli a loro agio e di terminare al piu’ presto le pratiche di ricovero che necessitano della loro presenza... e questo soprattutto nelle ore notturne, in quanto sappiamo cosa vuol dire dover tornare indietro alle due di notte per strate solitarie e dissestate.
Qualche volte magari bisogna anche dire qualcosa, se per esempio ci accorgiamo che un travaglio non e’ stato seguito propriamente e c’e’ stato qualche errore di management nella struttura da cui il paziente proviene. Ma la correzione ci sforziamo di farla cortesemente, sempre per difendere altri malati che in futuro potrebbero trovarsi nella stessa situazione... e mai per accusare o far pesare.
In questo campo posso proprio dire che le sofferenze del passato ci hanno formato, e ci hanno resi migliori... almeno lo speriamo.

Fr Beppe Gaido

martedì 22 febbraio 2011

Rafiki Africa

Ringraziamo di cuore gli amici della Associazione Rafiki Africa per aver voluto passare a trovarci domenica scorsa.
Sono stati a Chaaria solo poche ore, nel loro viaggio tra Kahawa (Nairobi) ed Arches Post (Isiolo).
Hanno nuovamente apprezzato il lavoro da noi compiuto sia nel campo ospedaliero che presso il Centro Buoni Figli.
Abbiamo trovato il tempo per un pasto in fraternita’ e per una visita alla nostra struttura.
Essi sono interessati ad aiutarci economicamente nel nostro progetto di realizzare un impianto di illuminazione a pannelli solari per il centro Buoni Figli.
Ancora grazie cari amici, e che Dio vi benedica.

La comunita’ di Chaaria



Consigli utili alle nostre volontarie che desiderano avere un bambino

1) Il Lariam e’ controindicato in gravidanza in quanto teratogeno. Per la stessa ragione e’ opportuno evitare una gravidanza per almeno tre mesi dopo il completamento del ciclo di profilassi con Mefloquina.
2)   Il Malarone e’ ugualmente controindicato in gravidanza.

Per questo una volontaria che pensi di essere gia’ incinta non dovrebbe assumere alcuna profilassi e dovrebbe affidarsi a misure alternative di prevenzione, come i repellenti cutanei e soprattutto l’uso della zanzariera.

Fr Beppe Gaido

Ponte di solidarietà

Medici catanesi volontari all'Ospedale di Chaaria



lunedì 21 febbraio 2011

Bertoldo ridendo si confessa

Mi chiamo Bertoldo e desidero farvi alcune confidenze. Sono piccole cose e sono dette cosi’ per sfogarsi e scaricare la tensione!
Da una settimana a Chaaria manca la luce, e, come spesso capita, le disgrazie capitano tutte in serie: infatti il generatore grande e’ andato in panne esattamente nello stesso momento, ed ha sviluppato un problema che non siamo riusciti a riparare per vari giorni. Siamo cosi’ andati avanti con lampade a petrolio, pannelli solari e.... generatore piccolo in momenti determinati per alcune macchine del dispensario.
Ma, come sempre, ci si accorge delle cose quando le hai perse: non avrei mai creduto che la nostra vita fosse cosi’ tanto dipendente dall’elettricita’.
Per esempio le nostre pompe sono elettriche, e quindi siamo andati in grave carenza d’acqua. Abbiamo dovuto ridurre al minimo le pulizie e predisporre un piano di raccolta dell’acqua al fiume, nel caso l’energia elettrica non torni per vari altri giorni.
Il generatore piccolo poi e’ davvero insufficiente, per cui basta a malapena per le luci del dispensario: che cosa vuol dire tutto questo?
Vuol dire che per esempio non possiamo usare il gastroscopio, che e’ in un locale al di fuori del dispensario.
Implica pero’ anche che Mercy possa fare solo estrazioni perche’ il compressore e’ troppo grosso per essere azionato dal piccolo generatore... e quindi il trapano non gira.
Ma significa anche non poter usare gli ecografi, perche’ le unita’ di continuita’ non riescono a caricarsi... e dopo 20 minuti gli ecografi si spengono. In sala operatoria si opera senza aria condizionata e senza elettrobisturi per lo stesso problema. Anche la scialitica grossa e la culla termica per i neonati sovraccaricano il piccolo gruppo autogeno.
Problema non da poco e’ la sterilizzazione: con il generatore piccolo non si possono usare le autoclavi... abbiamo ora quasi finito le scorte di materiale sterile, ed abbiamo un piano di emergenza di portare il materiale a Nkubu per la sterilizzazione.
Di notte poi e’ buio pesto al di fuori dell’ospedale, e per esempio ieri, dopo una serie interminabile di emergenze, abbiamo mangiato qualche boccone di pane a mezzanotte, al lume di una candela rubata dalla sacrestia.
Eppure i malati ci sono e bisogna cercare di guardarli. Stanotte sembrava di essere al pronto soccorso delle molinette. Il corridoio e’ stato sempre pieno fino alle 2, quando me ne sono andato ed ho cercato di dormire un po’: bambini con la malaria, partorienti, persone attaccate dai malviventi (tra l’altro due feriti a colpi di... freccia). Oggi poi in sala d’attesa ci saranno 450 clienti. Per fortuna siamo riusciti a far partire il generatore grande e quindi ci stiamo portando avanti con le pompe dell’acqua e con la sterilizzazione... speriamo solo che non si fermi subito, come era gia’ successo ieri ad appena 24 ore dalla precedente riparazione.
Lavorare in sala con il generatore piccolo (e sapendo che e’ l’unica chance) e’ un vero stress: quando in sala parto accendono la culla termica per il nascituro, le scialitiche diventano sempre meno luminose, l’aspiratore rallenta i giri del motore emettendo suoni sinistri, ed i neon traballano. Fuori il motore a benzina del povero gruppo autogeno grippa e sembra fermarsi da un momento all’altro.
Ieri sera e’ successo davvero, ed e’ stato terribile finire l’intervento al lume di una pila alogena a batteria.
Tutto questo crea una tensione incredibile, soprattutto quando qualcuno viene a lamentarsi di problemi veramente minori, senza tener conto del quadro generale. Abelarda e’ venuta a dirmi che non avrebbe potuto cambiare gli orfani di notte, perche’ quella stanza non ha i pannelli. Io sono riuscito a controllarmi e le ho chiesto come faceva con i suoi bambini, visto che, a quanto mi risulta, a casa sua l’elettricita’ non ce l’ha mai avuta.
Poi all’una stanotte, dopo l’ultimo cesareo, e’ arrivato Dioscuro, che fa il guardiano notturno qui a Chaaria, e mi ha chiesto, mentre, tra le altre cose, cambiavo delle lampadine bruciate del sistema a pannelli solari: “non ti ricordi che dovevamo discutere di un anticipo sul mio salario?”
E’ stato solo il sonno incontrollabile che ha protetto Dioscuro da una grandinata emotiva da parte del sottoscritto: ma possibile che la gente non si renda conto di quanto sia dura lavorare in certe condizioni estreme, magari per 18 ore consecutive, e per sette giorni alla settimana?.
Poi vi racconto ancora un episodio classico di stamattina... sono Bertoldo, e scherzando mi confesso.
Mancava la luce; ero evidentemente depresso, ma cercavo di far fronte alle mille richieste della situazione: avevo un malato con peritonite da trasportare a Meru con l’autista gia’ scalpitante per partire, una cesarizzanda ormai spinalizzata che attendeva il mio ingresso in sala, una paziente con una fistola post paracentesi da chiudere, ed un malato gia’ in barella che aspettava l’ecografia. Ad un certo punto e’ entrata Diocleziana la quale, senza neanche tener conto che stavo scrivendo una lettera al computer, che alle mie spalle c’era una persona sulla barella con l’ecografo  in funzione al suo fianco, che sulla porta il driver attendeva la mia lettera... ha iniziato a dire: “devo vederti adesso per la mia visita di controllo perche’ ho finito il turno di notte ed inizio le ferie... quindi poi non posso piu’ venire!”.
Meno male che quando son depresso, sono anche calmo. Diocleziana e’ un’infermiera e lavora qui... ma anche lei non sa vedere il quadro complessivo; anche lei parte sempre e solo dal suo personale angolo visuale, quello dei suoi bisogni del momento, bisogni che in genere non possono mai attendere, e che, se possibile, bisogna soddisfare prima di quelli degli altri.
Scusatemi. Lo sapete che Bertoldo e’ cosi’. Si confessa scherzando, ed in questo modo poi sta anche meglio. Siete stati i miei psicologi, ascoltandomi nei miei sproloqui. Scrivendovene ho evitato di prendere una pastiglia di valium, e quindi vi ringrazio davvero di avermi letto... e curato.
I nomi delle persone sono inventati, ma le situazioni sono vere. Non ho mai parlato dei volontari, e, come vedete anche dal contesto, la mia confessione pubblica sfiora (senza pero’ ferirli) alcuni nostri dipendenti a cui peraltro voglio molto bene... e’ solo che e’ un momento molto duro e stressante.
Pregate con noi che la luce torni, prima che Chaaria, ormai in ginocchio, collassi completamente.

Fr Beppe Gaido, detto Bertoldo

domenica 20 febbraio 2011

Bartolomeo is sick

Our former “orphan” Bartolomeo has come back to Chaaria yesterday because of an attack of malaria. Today he is a bit better. Yesterday he was unable to retain drugs and he was coughing very much. Fever was very high and he was looking dull.
IV quinine and IV antibiotics have changed the situation very quickly and today the small patient can feed, is not vomiting and he is coughing much less. Also fever has subsided.
As you can see from the photo, he is growing very well; he can now walk and talk freely; and honestly we believe he is not unhappy in Meru Children’s Home at Nkabune. We think Bartolomeo will be ready for discharge as from Tuesday.
Thank you very much for the support you give us. A special thanksgiving for the sponsors of Bartolomeo.
We want to greet all of you with two quotations from two great men who have done so much for promoting equality and justice in the world:
The first quote is in line with the gospel of today which is asking us to love our enemies. It goes: “Do not retaliate when people hate you, because if they hate you, it is because they fear you.” (Martin Luther King).
The second is for us an encouragement when we are weak and we fall and sin many times: “the greatest glory in living lies not in never falling but in rising every time we fall”. (Nelson Mandela)

The Cottolengo Mission Hospital Staff


Notte di luna piena

C’e’ chi ci crede e chi invece lo nega.
Io faccio parte della prima categoria di persone... e parlo per esperienza.
La luna ha una grossa influenza sull’andamento delle nuove nascite. Nelle ultime 24 ore abbiamo avuto infatti un baby boom che stranamente e’ venuto nuovamente a coincidere con una splendida ed affascinante luna piena che ci guardava dal cielo in una notte meravigliosa e quasi illuminata a giorno.
Abbiamo avuto cinque parti naturale e due tagli cesare, e tutto e’ andato bene. Una mamma e’ stata portata fin qui da Mukothima, e le abbiamo donato la gioia di abbracciare, dopo l’intervento, i suoi due gemellini.
La luna e’ stata la nostra muta testimone anche per un intervento di gravidanza ectopica che non ci siamo sentiti di posticipare all’indomani.
La luna piena ci porta tanti bambini e ci rende collaboratori di Dio nel grande mistero della vita che continua e si rinnova ogni giorno.

Fr Beppe Gaido


I volontari a Nanyuki e Nkabune

Oggi Lucia, Fausta, Daniela, Ornella, Dolores ed Angela sono a Nanyuki con il nostro autista Mukindu, per una giornata diversa e per un po’ di shopping.
A Nkabune hanno portato un momento di gioia agli orfanelli la’ ricoverati… e li hanno coperti di doni.
Per cena era pronto un pasto sontuoso preparato delle due ineccepibili cuoche Dolores ed Angela; avremmo dovuto festeggiare il compleanno di Fausta, ma due “emergenze poco opportune” ci han tenuto in sala dalle ore 20 fino alle 23. Cara Fausta, ci dispiace, ma col cuore ti diciamo:
“Tanti auguri di ogni bene, con la promessa della nostra preghiera”.

Fr Beppe Gaido

sabato 19 febbraio 2011

Attività didattica e formativa

Il giovedi' mattina alle 8 si rinnova da oltre dieci anni l'attesissimo appuntamento della lezione medica per tutto il personale sanitario dell'ospedale.
E' un momento bellissimo e partecipato, in cui nessuno sonnecchia, ma collabora attivamente e costruttivamente.
Alla nostra scuola si uniscono anche molti volontari che colgono questa occasione sia per rivisitare argomenti medici dimenticati, sia per migliorare il proprio Inglese.
E' una grande gioia per me poter mantenere la regolarita' di tale appuntamento. Qualche volta mi e' pesante, soprattutto quando, come questa settimana e' successo, la scuola inizia subito dopo una emergenza notturna. Ma cerco sempre di non saltare alcun appuntamento (a meno che non sia del tutto impossibile essere presente), perche' ci sono persone che vengono a lezione anche quando sono di riposo, o fuori orario (e' il caso di vari infermieri che, dopo docidi ore di lavoro notturno, non vogliono perdere l'occasione per sapere qualcosa di piu')... ed io cerco di non deluderli.
Il mio grazie va nuovamente alla dottoressa Nadia Chiapello che contribuisce in modo determinante alla preparazione del materiale didattico in power point, materiale da me poi parzialmente adattato al contesto, ed offerto ai miei discenti.
Tra due settimane poi presentero' una lezione magistrale sul tetano presso l'ordine dei medici a Meru. Anch'essi infatti hanno iniziato a valorizzare le lezioni da noi preparate con Nadia, in quanto molto aggiornate e scientificamente ineccepibili.
La nostra classe del giovedi' mattina e' inoltre riconosciuta dal collegio degli infermieri del Kenya, ed i nostri infermieri hanno la possibilita' di raccogliere i punti ECM necessari ogni anno, senza spostarsi da nessuna parte e senza costo di spesa.

Fr Beppe Gaido



venerdì 18 febbraio 2011

Chaaria news: Notizie belle e meno belle

1) I lavori per la nuova sala operatoria continuano alacremente. Si stanno ormai ultimando le fondamenta della costruzione. La prima pietra, posta da Padre Aldo Sarotto, e' ormai ampiamente sepolta, ma noi sappiamo che c'e'... e contiamo sulla benedizione di Dio e della Piccola Casa.
2) Da vari giorni siamo senza elettricita' quasi ininterrottamente, e purtroppo nello stesso momento si e' venuto a creare un grave problema al generatore, che e' andato in blocco e ci ha dato gravissimi problemi nella gestione dell'ospedale (e' incredibile quanto una struttura sanitaria dipenda dall'elettricita'! Se non la puoi avere, davvero l'ospedale e' ridotto in ginocchio e rischia di chiudere in pochissime ore... le macchine non possono funzionare. La sala operatoria chiude. Le lavatrici sono ferme e la biancheria sporca si accumula; manca l'acqua anche solo per lavarsi le mani o per lo sciacquone del gabinetto).
Abbiamo dovuto usare il generatore piccolo con tutti i suoi limiti, e di notte ci siamo affidati ai pannelli solari. Ora da qualche ora il generatore e' tornato a ruggire grazie alla competenza ed al duro lavoro del nostro Silas, ma la corrente elettrica ancora non c'e'. Appena spedisco questo post, vado a spegnerlo e saremo di nuovo al buio di notte.
I problemi legati all'energia elettrica sono davvero molto ansiogeni, soprattutto quando si entra in sala con il solo generatore piccolo attivo... e con la paura che anch'esso ti lasci a piedi. Altra ansia enorme in caso di mancanza contemporanea di elettricita' e generatore per cosi' tante ore, e' legata, come ho gia' acennato, allo spettro di rimanere senz'acqua: infatti noi dipendiamo dalle pompe, e le pompe sono attivati dall'elettricita'.
3) E siccome piove sempre sul bagnato, ieri si e' anche rotto il gastroscopio... per gli ultimi tre giorni e' stato difficilissimo fare endoscopie a causa delle problematiche elettriche, ed ora, anche se l'energia tornasse, non saremmo in grado di continuare con i lavori di endoscopia digestiva perche' la macchina e' in panne.
Ma, come spesso un caro amico mi ricorda, "ad impossibilia nemo tenetur".

Fr Beppe Gaido





Il nuovo vaccino antipneumococco

Ogni anno circa 35.000 bambini muoiono di polmonite in Kenya. Una morte pediatrica su cinque e’ attribuibile alla malattia.
Alla fine di gennaio il Presidente della Repubblica del Kenya ha voluto fare un regalo a tutti i bambini della Nazione di eta’ inferiore all’anno. E’ un regalo che augura una vita piu’ ricca di salute e meno esposta a rischi di morte precoce.
Ha infatti lanciato un nuovo vaccino antipneumococcico da praticare gratuitamente insieme agli altri gia’ in uso.
Si spera di riuscire a vaccinare 970.000 bambini contro lo pneumococco nel 2011.
Chaaria e’ uno dei centri prescelti in cui il vaccino e’ arrivato per il nuovo programma.
Anche questo vaccino costituisce una pietra miliare  per tentare di adempiere il punto  numero quattro del “Millennium Development Goals”, e cioe’ la riduzione di due terzi della mortalita’ infantile entro il 2015.

Fr Beppe Gaido

Fonti
- Daily Nation, 15 Febbraio 2011

giovedì 17 febbraio 2011

Canada, Mikinduri, Chaaria

La collaborazione e la stima con gli amici canadesi del Mikinduri Children of Hope e' ormai lunga... Anche quest'anno essi sono tornati a Mikinduri ed hanno organizzato delle campagne mediche gratuite di ampia portata, le quali hanno spazianto dalla fisiatria (per la realizzazione di protesi a favore dei tanti amputati), all'oculistica (con un progetto di collaborazione con i Lions di Nairobi, i quali si sono presi in carico vari interventi di cataratta), all'odontoiatria (sia preventiva che curativa)... fino alla medicina infettiva e tropicale.
In questi ultimi cinque giorni della loro presenza in Kenya essi stanno portando avanti una campagna di visita e terapia a Mikinduri town: Chaaria rimane per loro l'ospedale di riferimento.
In pratica tutti i casi troppo gravi per essere curati ambulatoriamente, vengono da essi accompagnati nel nostro ospedale. Noi li ricoveriamo ed offriamo loro il meglio delle cure che la nostra scienza e coscienza ci consentono. Gli amici canadesi poi ci pagheranno alla fine della campagna.
Venerdi' 25 febbraio essi passeranno da Chaaria per visitare e valutare alcuni pazienti paraplegici gravissimi, di cui l'associazione si prende cura economicamente.
Con gli amici canadesi abbiamo anche iniziato una collaborazione nel campo del COMMUNITY HEALTH CARE: in pratica l'obiettivo e' quello di formare personale nei villaggi piu' sperduti, al fine di insegnare loro i segni di pericolo per le malattie piu' importanti (malaria, polmonite, TBC, HIV, diarrea), e dare loro gli strumenti intellettuali per condurre le mamme a riconoscere il momento opportuno per correre in ospedale senza ritardi. Pensiamo che in questo modo potremo salvare molte vite, che spesso perdiamo semplicemente perche' riceviamo i pazienti con ritardi irrecuperabili.
Io saro' uno dei docenti del programma e collaborero' con personale kenyano e canadese. Ci auguriamo anche di iniziare un programma di formazione sulla prevenzione delle malattie contagiose piu' comuni in quest'area dell Est Africa.
Grazie ancora agli amici canadesi del Mikinduri Children of Hope per i rinnovati segni di stima ed apprezzamento verso il nostro lavoro a Chaaria.

PS: nella foto, scattata a Mikinduri stamattina presto, mi trovo con Ted, il logista del MEDICAL CAMP gratuito.

Fr Beppe Gaido 




Festa del volersi bene

Presso il centro Buoni Figli oggi abbiamo vissuto dei momenti di intensa gioia, grazie soprattutto all'impegno di Dolores e Angela. Esse hanno cucinato delle ottime frittelle, di quelle che da piccoli chiamavamo i BOMBOLONI. Tali dolci non erano primariamente per noi, ma soprattutto per i Buoni Figli, i quali si sono rimpinzati ed hanno goduto di un bel momento di festa con canti e danze. La festa e' stata resa ancora piu' piena di colori dai palloncini che Gigi ha sistemato nel cortile del centro.
Anche alcuni orfani gia' grandicelli ed al momento ricoverati in pediatria hanno potuto godere di tali leccornie.
La generosita' di Dolores ed Angela non ha comunque dimenticato neppure le comunita' che si sono trovate fornite di quantita' industriali di dolci... e meno male, nemmeno lo staff della sala operatoria e' caduto nell'oblio. Anch'esse hanno potuto godere di una bella merenda fuori programma.
Grazie ancora ai volontari!
Cosa abbiamo celebrato oggi? Semplicemente la cosa piu' importante e piu' necessaria nella vita di ognuno di noi... e quindi anche in quella dei nostri ragazzi: IL VOLERSI BENE; IL SENTIRSI AMATI; AVERE LA PERCEZIONE DI ESSERE IMPORTANTI PER QUALCUNO.

Fr Beppe Gaido per la comunita' di Chaaria





mercoledì 16 febbraio 2011

La Provvidenza divina e quella umana


Anna lavorava da noi alcuni anni fa. Non la vedevo da molto tempo.
Me la sono ritrovata qui ieri, quando ha accompagnato un paziente di un altro ospedale per una gastroscopia.
Ci siamo salutati con grande entusiasmo, e subito dopo il test diagnostico richiestomi, Anna mi ha domandato: “Come mai non ho visto ne’ te ne’ alcun membro di questo ospedale alle riunioni con i donatori internazionali?”
Io sono stato preso un po’ di sorpresa, ed ho risposto a caldo: “se non ci hai visti, e’ semplicemente perche’ non siamo stati informati!”
La cosa pero’ mi ha incuriosito e rattristato nello stesso tempo; mi sono quindi deciso a farle alcune domande in piu’.
Sono venuto cosi’ a sapere di un programma di ampio respiro di cui hanno beneficiato strutture a noi limitrofe; un programma che e’ andato avanti ormai da oltre sei mesi, e che ha gia’ dato vita a “missioni chirurgiche gratuite” con team internazionali, oltre che a “missioni cardiologiche” egualmente senza costo di spesa. Inoltre ci sono stati programmi di formazione e riqualificazione del personale infermieristico e dei ‘clinical officers’ delle strutture prescelte.
Tenuto conto del bisogno che abbiamo qui, sia nel campo del servizio ai numerosissimi pazienti, sia in quello della riqualificazione e rimotivazione del personale infermieristico, mi sono sentito una stretta al cuore.
Ho quindi deciso di fare una telefonata nell’ufficio che avrebbe potuto darmi delle risposte in merito: sono quindi venuto a sapere che il programma esiste davvero, che le informazioni datemi da Anna sono corrette, e che, per motivi non ben chiariti, Chaaria e’ stata lasciata da parte... naturalmente con la promessa che verremo considerati in caso di programmazioni future.
Ci sono rimasto cosi’ male da perdere la parola: non perche’ io sia geloso del fatto che altri abbiano ricevuto e noi no, ma per il fatto che fino ad oggi nessuno si era preso la briga di informarci dell’esistenza del progetto e del dato di realta’ che noi ne eravamo esclusi... “Non te lo abbiamo comunicato prima per evitare di farti star male”, e’ stato quello che mi hanno risposto.
Avrei desiderato tentare di far qualcosa, ma poi mi sono ricordato di una frase del Cottolengo e mi sono calmato. Diceva il nostro Padre Fondatore: “C’e’ la provvidenza umana e c’e’ la Provvidenza Divina.... noi sempre dobbiamo confidare nella Divina”.
Ed allora anche stavolta mi sono ritrovato a pensare che “la Provvidenza provvedera’...” Si e’ chiusa una porta e se ne apriranno altre...
In effetti quest’anno, tramite l’Associazione Volontari Mission Cottolengo e tramite il gruppo “Karibu Africa”, le offerte sono andate sempre crescendo.
Non ci e’ mai mancato il cibo, e nemmeno le medicine per i nostri malati. Ci sono iniziative sempre piu’ numerose per sostenerci nei progetti che il Signore ancora sta ispirando per Chaaria.
Ed allora di cosa aver paura?
Continua il Cottolengo: “la provvidenza umana fallisce, ma quella Divina non fallisce mai”... ed infatti, quasi a calmare il mio cuore tanto povero di fede, Iddio ha mandato due segni assolutamente straordinari, con un tempismo davvero eccezionale.
Inaspettatamente ho infatti ricevuto una telefonata da Paolo, il quale mi ha salutato e mi liquidato con poche parole: “Lo so che hai tanto da fare. Ti lascio subito ai tuoi malati. Volevo solo dirti che ho gia’ mandato una grossa cifra tramite bonifico. Non c’e’ bisogno di ringraziamenti. Usa i soldi per la sala operatoria”.
Sono rimasto sorpreso e commosso da Paolo, che per il passato aveva sempre aiutato altre realta’ cottolenghine, e proprio oggi ha fatto questa scelta per Chaaria.
Poi in serata ho aperto la mail e mi son ritrovato una graditissima lettera di Claire, la quale mi annunciava di aver deciso di mandare per la sala una bella cifra, che i suoi amici di Amsterdam le avevano donato come benvenuto al ritorno di una missione medica in Asia. Sono stato fulminato anche da questa email: non comunicavo con Claire da piu’ di un anno, ed eccola riapparire proprio oggi, con una notizia tanto importante per guarire il mio sconforto.
E’ proprio vero quello che dice il Cottolengo. Chaaria appartiene alla Divina Provvidenza, ed e’ su di essa che noi dobbiamo sempre contare. Se gli aiuti internazionali ci sono, ben vengano... ma se ne veniamo esclusi per una ragione o per l’altra, abbiamo comunque ragione di credere che Dio non ci abbandonera’ mai: ci permettera’ forse di tribolare, dubitare, temere... ma “in extremis” interverra’ sempre, e non ci lascera’ mai annegare nei debiti o nelle difficolta’.
Ancora il Cottolengo ci ricorda: “quando il Signore tarda, e’ perche’ vuole provare la nostra fede... Confidiamo dunque; confidiamo sempre!”
Ed e’ proprio qui il nocciolo della questione: aver fede; far tutto come se ogni cosa dipendesse da noi; spenderci fino all’ultima goccia... fino al sacrificio della vita. Ma poi confidare che quando stremati non abbiamo piu’ soluzioni, il Signore trovera’ ancora i suoi modi per soccorrerci e consolarci... perche’ Chaaria non e’ nostra! Essa appartiene alla Divina Provvidenza.

Fr Beppe Gaido


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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