domenica 31 luglio 2011

A carcinoma of unknown origin


EG, a 32-year-old female client, discovered a hard, fixed node at the Lt breast-axilla region. The lump was very small but, because it was not mobile and it was in an atypical position for a fibroadenoma, we decided for excision-biopsy.
The U/S confirmed the solid nature of the lump, while both breasts and armpits were negative for other growths or enlarged lymphnodes.
We have done the operation and we have realized that the mass was very attached to the surrounding fat tissue, a situation very unlikely in the case of a fibroadenoma.
Nevertheless the excision was successful and complete.
With surprise the biopsy report was: “invasive carcinoma, high grade. Impossible to state if the site of origin is breast or axillary sweat gland, or if it is a distant metastasis”.
We have therefore readmitted EG in order to find the original site of tumor, and in order to do a staging: EG has in fact declined our proposal to go to an oncologist at Kenyatta National Hospital, because of financial constraints.
The situation has become more and more complicated because EG is in perfect physical shape, she has no complaints, she feels in good health, and all our investigations have been completely negative: breast ultrasound and mammogram were both normal. Chest X-Ray has not found either lung metastasis or a primitive lung tumor. Gastroscopy and colonoscopy were both absolutely normal. At abdominal ultrasound all the examined organs were regular. The superficial ultrasound of neck (to rule out thyroid lumps or cervical lymphnodes) has been normal. The same applies for ultrasound of both armpits and groins: no enlarged lymphnodes. No abnormal findings.
Also the laboratory has not helped us; in fact all the tests were normal, including liver, kidney and pancreatic function tests.
Peripheral blood field was negative for blasts and, together with full haemogram, seems to exclude the possibility of leukemia.
We do not have the possibility of total body bone scintigraphy.
We have therefore decided that:
a)     So far the original tumour remains hidden
b)    We have removed completely the carcinoma and our operation was radical
c)     The biopsy result was wrong.

At the moment we have put EG under strict follow up and we will examine her monthly for possible signs of the hidden malignancy.
If there is any cancer specialist reading this post, I kindly ask him to give me some indication on the way forward, in case there is anything I have missed in my staging.
I thank in advance for any suggestion which may help me on EG.
EG in fact is young and she has small children… and really she deserves to survive.

Bro Dr Joseph Gaido

sabato 30 luglio 2011

Progetto Perle nere - Amos Kirimi


Nome: Amos Kirimi

Data di nascita: 23/10/1978

Tipo di disabilità: grave disabilità fisica per cui necessita di carrozzina, lieve ritardo mentale.

Data di accoglienza al centro: 09/07/1988

Rapporti con la famiglia: la mamma viene a fargli visita sempre più dir ado, vista la sua avanzata età.

Cenni biografici: nato normodotato, a sei mesi di vita probabilmente è stato affetto da una cerebroparalisi causata da poliovirus, causa della sua attuale disabilità.

Note particolari: ottima capacità di comprensione, ma scarsissimo uso del linguaggio, Amos è famoso per il sorriso che conquista tutti e tutto. Molto attento agli altri e a tutto quello che succede nel centro. Per le sue condizioni fisiche ha bisogno di essere aiutato in tutto. È noto ai volontari che vengono al centro per la sua capacità di affezionarsi alle persone e di attirare l’attenzione in modo discreto.

Adottato da: Marina Gardu


Karimi

... Mi dirigo verso una casupola di fango con un tetto in lamiere arrugginite. La capanna è così male in arnese che mi chiedo come possa essere abitata. Scendo la scarpata con qualche difficoltà, e mi avvicino al cortiletto.
“Habari yako, Padre”, mi dice una voce dall’interno, prima ancora che io possa vedere la persona.
“Nzuri sana” – rispondo – senza scorgere la mia interlocutrice.
“Volevo solo portarti i miei saluti e anche un qualche aiuto da Chaaria. So che hai dei problemi finanziari, mentre noi abbiamo delle persone che vorrebbero aiutarti. Non so se riusciremo a costruirti una casa nuova, ma per ora potremmo pensare a pagare la scuola per tuo figlio”.
“ Non ho parole per ringraziarvi. Io sono vedova e mio figlio ha bisogno veramente di tutto.  Lavoro la terra, ma non è facile tirare avanti”.
“Come fai a dormire in questa catapecchia, su un pendio così estremo?”
“No che non ho paura. Io in questa casa ci sono nata. Poi ci sono gli alberi, ed i nostri antenati ci hanno insegnato che finchè non li tagliamo, loro ci proteggeranno con le loro radici. Essere in un posto così difficile da raggiungere ci protegge anche dai malviventi”.
“Come ti chiami?”
“Karimi”.
“Che bel nome. Ti si addice proprio. Infatti vuol dire contadina, e vedo che stai cercando di ricavare quanto più possibile da questa terra non facile”.
Vicino a Karimi c’è un bambino con abiti logori, senza scarpe e con lo sguardo maturo ed un po’ serio. Non ha altri giocattoli che un cerchione di bicicletta, tutto arrugginito. Lo fa girare e lo rincorre per il cortiletto. “E lui come si chiama?”. “Lui è il mio primogenito, si chiama  Mutethia – mi dice – ed è molto volenteroso. Mi aiuta tanto, soprattutto da quando è morto suo papà”.
“Povero piccolo – penso tra me e me - in questa casa senza pavimento, senza acqua corrente e senza elettricità deve essere proprio dura alla sua età.
“Dio ti benedica, Karimi. Ti manderò i soldi promessi ed un bel po’ di vestiario. Vedrai che anche Mutethia sarà elegantissimo”.
Mentre risalgo la ripida pendice, io ripenso alle nostre case sontuose in Italia, agli infiniti giocattoli per i nostri bambini, allo spreco che a volte caratterizza la nostra società. Poi mi vedo davanti a Karimi e a suo figlio. Immagino come deve essere per lei la notte in quella capanna illuminata solo dalla fioca luce di una lampada a petrolio. Karimi mi sembra una donna fortissima, coriacea, e la ammiro dal profondo dei miei visceri.
Ripenso anche alla mia bella camera e a tutte le mie comodità. Poi rimugino tra me e me: “Noi facciamo il voto di povertà, ma sono altri a viverlo in maniera drammatica. Quando vedo situazioni come questa mi vergogno di essere religioso, e di vivere in condizioni di vita così tanti superiori a quelle di coloro che stanno male davvero.
Karimi è veramente beata agli occhi di Dio, perchè, nella sua serenità, vive la povertà evangelica in un modo che mi lascia a bocca aperta.

Fr Beppe Gaido

Sandra Mwendwa

Carissimo Ugo-doc, mio caro genitore adottivo,
ti scrivo dopo tanto tempo per dirti che non ti ho dimenticato e che ti ringrazio sempre tantissimo del tuo supporto e del bene che vuoi a me ed alla mia mamma Colline.
Non mi piacciono le foto... e questa e' una delle ragioni per cui piango.
Ma poi e' chiaro che stare nello studio dei medici e' sempre tremendo per un bimbo. Infatti, mentre mi faceva la foto, il Dr Beppe ha continuato a ripetermi mielosamente che non ci sarebbero state punture.
Io ho continuato a piangere perche' lo sapevo che stava mentendo spudoratamente... ed infatti cinque minuti dopo la fotografia non solo piangevo, ma urlavo disperata, in quanto mi hanno tolto una goccia di sangue bucandomi un dito... e' stato un dolore atroce!
Mi hanno detto che ho la malaria.
Infatti, negli ultimi giorni non ero me stessa. Vomitavo sempre il latte di mia mamma e poi sentivo spesso brividi di freddo seguiti da una sensazione di tremenda calura, soprattutto sulla fronte.
Ho udito il medico che diceva a mia mamma che non e' grave e che me la cavero' con delle compresse orodispersibili... chissa' cosa vorra' dire questo parolone. L'unica cosa che mi ha fatto piacere e' di non aver sentito parlare di punture.
Ciao. ci sentiamo la prossima volta che posso scriverti.

Sandra Mwendwa




 Ed ecco la risosta del Dr. Ugo Montanari di Roma:

Cara cucciolotta frignona,
noto con piacere che sei sufficientemente cicciottella.... essendo cicciottello anch'io provo un'istintiva simpatia per i miei "simili", mentre nutro un'istintiva diffidenza verso i "seccardini" come quei due tipacci che sono Nadia (l'angelo bluette che forse non conosci ma che per fortuna esiste)  e l'orrendo baba Beppe .... sì proprio quel birbaccione che ti ha punzecchiato a tradimento: non ti fidare! quello ha la puntura facile!
.... però, chissà come mai, facendo il dispettoso punzecchiatore  alla fine finisce sempre per averla vinta lui perchè dopo  che "maltratta"  per un po' i cucciolotti malati come te o le loro mamme o i loro papà, costoro guariscono e non stanno più male, non vomitano, non hanno la febbre o i dolori .... mah è uno strano tipo di cattivaccio... forse ti conviene sopportarlo....certo sarebbe tutta un'altra musica se non fosse così secco e brutto ... e per giunta "milanista" (questa è un parolaccia che ti spiegherò quando sarai più grande).

Cambiando argomento, noto dallo scorcio delle sisotte (termine romanesco, in kiswahili = maziwa) di tua madre, che anche lei è abbastanza in carne; spero che sia felice e che non passi troppi guai e che stia bene in salute che non fatichi troppo a vivere, in modo da potersi godere la crescita e l'affetto di quella bella cucciolotta che tu sei.

intanto guarisci presto..... forse un giorno ci incontreremo... forse

Ugodoc detto kiboko

p.s.. vista la mia età ed i miei acciacchi direi che sono più "nonno" che "genitore" adottivo , ohimé


Notiziario flash

E' iniziata la distribuzione di cibo in piu' dell'80% della Nazione, che sono stati colpiti duramente dalla siccita'. Gli organi ufficiali parlano della piu' grave crisi alimentare da decenni a questa parte, per Kenya, Etiopia, Somalia e Djibouti.
Ufficialmente sono 3 milioni e mezzo le persone a rischio di morire di fame in Kenya. Si devono poi aggiungere altri 2.4 milioni di persone che necessitano comunque di aiuti alimentari pur non essendo a rischio diretto di morte. A questi numeri si devono ancora aggiungere i profughi dalla Somalia che stanno arrivando giornalmente al campo profughi di Dadaab nella Contea di Garissa. Le stime ufficiali del governo parlano di 15.000 nuovi profughi somali ogni mese.

Fr Beppe Gaido

Progetto Perle nere - Alfred Nkonge



Nome: Alfred Nkonge
Data di nascita: 30/07/1978
Tipo di disabilità: disabilità mentale e fisica gravissima, necessita di carrozzina
Data di accoglienza al centro: 08/07/1988
Rapporti con la famiglia: il padre ha abbandonato la famiglia quando Nkonge era piccolo. La madre e i suoi fratelli da anni non vengono a fargli visita. Abbiamo recentemente attivato delle ricerche per metterci in contatto con loro.
Cenni biografici: Nkonge è nato prematuro (al settimo mese di gravidanza) e per 15 giorni è stato in incubatrice. Forse, questo parto difficile è la causa della sua grave disabilità.
Note particolari: completamente non autosufficiente, ha bisogno di una assistenza continua. Incapace di parlare, solo chi lo conosce sa capire i suoi stati d’animo e i suoi bisogni.

Adottato da: Luciano Cossu



giovedì 28 luglio 2011

Giocare a pallone per chi è nel bisogno

Carissimi giovani di Casalgrasso,
a nome di tutte le persone che a Chaaria soffrono nel nostro ospedale, desidero ripetervi il nostro grazie per il contributo che riceveremo dopo il torneo di calcetto da voi organizzato.
Manco dal paese natio da trent’anni... esattamente saranno 30 anni il 1 settembre... ma voi non vi dimenticate mai di me e sempre mi siete vicini con iniziative di vario tipo, con il vostro affetto e con tanta stima che davvero sento e di cui vi sono molto grato.
Con la vostra offerta penso di acquistare dei farmaci anestetici, che a noi sono molto necessari e che vanno come il pane con il numero altissimo di operazioni da noi eseguite tutti i giorni.
Che Dio vi ricolmi di ogni bene, e benedica il vostro pallone solidale!
Un particolare ringraziamento anche al nostro parroco, sempre cosi’ attento alla nostra missione tra i malati qui a Chaaria.
Penso che siate al corrente della situazione tremenda di fame e siccita’ nel Nord del Kenya: vi chiedo una preghiera per i tre milioni di Keniani che non hanno da mangiare e soprattutto per i bambini denutriti.

Fr Beppe Gaido 


Bignamino per i volontari - Gestione del dolore


Il neonato da subito reagisce a stimoli dolorifici con segni di stress e distress.
Il neonato è ipersensibile verso gli stimoli dolorifici. Neonati in terapia intensiva ai quali viene ridotto il dolore hanno un risultato medico migliore, come conseguenza di una maggiore stabilità emodinamica. Inoltre una precoce esposizione a stimoli dolorifici può aumentare la sensibilità del sistema nervoso con conseguente maggiore sensazione di dolore in età avanzata.
Primo passo nella gestione del Pz che accusa dolore è una accurata valutazione del dolore:
- caratteristiche
- localizzazione
- qualità
- durata
- frequenza
- intensità
Quando è impossibile la comunicazione (bambini piccoli, che non parlano, Pz con deficit cognitivi) è difficile distinguere quanto nel comportamento del Pz dipenda dal dolore e quanto invece da paura, rabbia o altre emozioni.
E’ utile valutare dunque il comportamento (espressione del volto, urla, movimenti del corpo) e segni fisiologici (pallore, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria), anche se a volte si può essere tratti in inganno: un bambino può non muoversi e stare apparentemente tranquillo perché il movimento peggiora il dolore.

APPROCCIO NON FARMACOLOGICO nel Pz che collabora:
- prevenire i decubiti
- dare supporto: lo stesso dolore è sopportato peggio se il Pz si sente in colpa, ha paura di morire, si sente solo, è depresso. Il Pz spesso necessita di supporto psicologico, spirituale, emotivo.
- informare, rispondere adeguatamente alle domande, spiegare quanto sta succedendo (condizioni cliniche, procedure, trattamenti) spesso riduce paura ed ansia, anche nei bambini (utilizzando un linguaggio adeguato all’età). Quando possibile, coinvolgere Pz e famiglia nelle decisioni che riguardano il controllo del dolore.
- metodi fisici (massaggi, vibrazioni, freddo, caldo, FKT con effetti sia specifici legati alla muscolatura e postura, sia generici legati all’umore, al sonno, alla propria immagine del corpo, TENS (transcutaneous electrical nerve stimulation)
- metodi cognitivi: distrazione (conversazione, musica, lezioni, giochi) per spostare l’attenzione dal dolore; tecniche di rilassamento incluse respirazioni profonde aiutano a controllare l’ansia.
- saccarosio per os e “ciucci”  sono utili nei primi 3 mesi di vita.

APPROCCIO FARMACOLOGICO: FARMACI ANALGESICI

PARACETAMOLO (acetaminofene)

Vantaggi:
- analgesico ed antipiretico non oppiaceo, sicuro
- via di somministrazione: orale, rettale e intramuscolare
- assenza di effetti collaterali gastrointestinali ed antiaggreganti (utile nel Pz neoplastico)

Svantaggi:
- limitata azione antinfiammatoria
- tossicità (fino ad insuff epatica fulminante) sia da dose massiva singola (>120 mg/kg in un giorno) sia da sovradosaggio cumulativo lungo un arco di più giorni (>90 mg/kg/die per più di un giorno), soprattutto nel Pz disidratato.

ASPIRINA E FANS

Vantaggi:
- buon effetto analgesico, antipiretico ed antinfiammatorio
- usato in associazione, riduce il fabbisogno e quindi gli effetti collaterali degli oppiacei
- per alcuni di questi farmaci esiste la possibilità di somministrazione e.v. o I.M. nel Pz che non può assumere terapia per os.

Svantaggi:
- effetti collaterali gastrointestinali ed antiaggreganti piastrinici
- nei pz < 12 aa l’ibuprofene è il FANS con meno effetti collaterali; l’aspirina deve invece essere evitata nei giovani (encefalopatia da insuff epatica o sindrome di Reye), tranne in precisi protocolli (febbre reumatica).

OPPIACEI

Vantaggi:
- buona efficacia nel dolore moderato-severo
- non hanno effetti sull’aggregazione piastrinica

Svantaggi:
- numerosi effetti collaterali: depressione del respiro dose-dipendente, soprattutto se associati ad altri sedativi tipo benzodiazepine e barbiturici, stipsi, nausea, vomito, ritenzione urinaria, prurito, sonnolenza.
- tolleranza: la dose necessaria per ottenere analgesia va progressivamente aumentata (fortunatamente in parallelo aumenta la tolleranza alla depressione dei centri del respiro)
- dipendenza: sintomi da astinenza sono irritabilità, agitazione, congestione nasale, diarrea. La sospensione deve essere graduale, nell’arco di almeno 7 gg.
- assuefazione: desiderio psicologico compulsivo di ricerca del farmaco (un sottodosaggio non previene questo comportamento ma può anzi peggiorarlo).
Aspetti pratici nel prescrivere oppiacei
La dose va individualizzata, partendo da bassi dosaggi.
Non esiste una corretta dose standard: la dose giusta è quella che dà sollievo al pz, mantenendosi entro margini di sicurezza
Occorre essere più cauti nel Pz giovane, in presenza di patologie concomitanti che aumentino il rischio o diminuiscano l’eliminazione del farmaco, o in presenza di simultanea somministrazione di altri sedativi.
Bisogna prevedere e trattare gli effetti collaterali , inclusa stipsi ( farmaci che ammorbidiscano le feci, lassativi), nausea (antiemetici), prurito (clorfeniramina)
La frequenza di somministrazione deve essere tale da impedire che si ripresenti un dolore severo prima della dose successiva
Per evitare sintomi da astinenza, se gli oppiaceii sono stati somministrati per più di una settimana, la sospensione deve essere graduale.
A Chaaria sono disponibili solamente diidrocodeina e meperidina.

TRATTAMENTO DEL DOLORE CRONICO (neoplastico, AIDS)
- quando possibile somministrazione orale o rettale (per evitare il dolore da somministrazione IM o e.v.)
- individualizzare la dose, facendo in modo che il dolore non si ripresenti ma il Pz sia vigile
- la dose successiva va somministrata prima che la precedente abbia finito il suo effetto.
In caso di dolore ad insorgenza improvvisa su una base cronica, dare una dose extra “rescue”.

STEP 1 :
Pz con dolore lieve-moderatoà non oppiacei per es
- paracetamolo 1 g x 3-4/die (10-15 mg/kg ogni 4 h)
Oppure
- ASA 600 mg x 4-5/die (10-15 mg/kg ogni 4 h)
Oppure
- Ibuprofen 400 mg x3-4/die (8-10 mg/kg ogni 6 h)

STEP 2:
Pz con dolore moderato-severo o dopo fallimento della terapia di prima lineaà oppiacei per os  attivi sul dolore moderato  + analgesico non oppioide, per esempio:
- paracetamolo 1 g x3-4/die (10-15 mg/kg ogni 4 h) +
diidrocodeina 30-60 mg x 3-6/die (0.5-1 mg/kg ogni 4-8 h)

Se la codeina non è disponibile, considerare l’associazione
ASA +
Paracetamolo.

STEP 3:
Pz con dolore severo o dopo fallimento della terapia di seconda lineaàoppiacei attivi sul dolore severo, con o senza associazione con analgesico non oppiaceo, per sempio:
- petidina (meperidina) 100 mg x 6-8/die i.m.. La dose può essere aumentata di 1.5-2 volte dopo 24 h se il dolore persiste.

ADIUVANTI
Farmaci adiuvanti possono essere impiegati per trattare gli effetti collaterali degli oppiacei e le comorbidità
Gli analgesici adiuvanti hanno differenti indicazioni, ma possono essere analgesici in specifiche circostanze., Quando indicati, possono essere usati ad ogni step
Ne fanno parte:
- antidepressivi (amitriptilina per il dolore neuropatico)
- corticosteroidi (dolore da tumefazione intorno al tumore, compressione di un nervo o del midollo spinale, cefalea da ipertensione endocranica)
- miorilassanti e/o benzodiazepine (per spasmi muscolari)
- anticolinergici (dolore colico viscerale, se si è esclusa l’occlusione intestinale)
- anestetici locali
- anticonvulsivanti (carbamazepina, gabapentin per il dolore neuropatico)
- antistaminici
- neurolettici.

DOLORE NEUROPATICO
Da anomala eccitabilità nel sistema nervoso centrale o periferico che può persistere dopo la guarigione di una lesione o la riduzione di una flogosi: lesioni nervose post traumatiche e post chirurgiche, “arto fantasma” post amputazione, dolore dopo lesione al midollo spinale, dolore da neuropatie metaboliche.
Può essere acuto o cronico, frequentemente descritto come urente o a pugnalata, spesso associato con ipersensibilità cutanea
Per lo più risponde poco agli oppiacei. Nell’adulto sembrano efficaci gli antidepressivi triciclici (tipo amitriptilina) e gli anticonvulsivanti (carbamazepina, gabapentin).

DOLORE CRONICO O RICORRENTE NON NEOPLASTICO
Una parte della popolazione peraltro sana soffre di episodii ricorrenti o continui di dolore non specifico: mal di testa, toracalgie, dolore agli arti. Occorre valutare accuratamente la storia del Pz e quanto questo dolore incida sulla sua vita sociale. Anche in assenza di reperti di laboratorio, non bisogna concludere che il disturbo sia necessariamente falso o psicologico.
In ogni caso occorre dare la massima importanza ai rimedii non farmacologici e comunque mantenere attenzione ad eventuali cambiamenti o comparsa successiva di dati che permettano di giungere ad una diagnosi. Spiegare al Pz che il dolore ha una base biologica e che una riabilitazione funzionale può giovare di piu’ che la inattività.

Marialuisa Ferrando e Fr Beppe Gaido


mercoledì 27 luglio 2011

Progetto Perle nere - Alphonce Murori




Nome: Alphonce Murori
Data di nascita: 26/04/1975
Tipo di disabilità: medio-grave disabilità mentale, grave difficoltà a deambulare, si muove con l’ausilio di uno sgabello con rotelle.
 Data di accoglienza al centro: 25/06/1990
Rapporti con la famiglia: il padre viene con una certa regolarità a fargli visita. Negli anni passati veniva anche accolto dalla famiglia per un periodo di vacanze. Le condizioni economiche della famiglia non permettono di provvedere ai bisogni del figlio.
Cenni biografici: dopo un anno dalla nascita (parto normale) i genitori si accorgono che Murori ha problemi. Portato all’ospedale viene diagnosticata la sua disabilità mentale-fisica probabilmente di natura congenita.
Note particolari: Murori ha una discreta capacità di comprensione, anche se una scarsa abilità di linguaggio. Appassionato di automobili, lo si ritrova spesso nei pressi del garage della missione intento a cercare un modo per aprire le portiere. Ben inserito nel gruppo degli altri disabili, è noto per i suoi scherzi, che a volte provocano qualche scaramuccia.

Adottato da: Rosa Poddighe


Bignamino per i volontari a Chaaria - Diabete mellito

Valori normali di glicemia: 3.9-6.2 mmol/l = 70-110 mg/dl
La glicemia va tenuta rigorosamente al di sotto di 6.5 mmol/l per prevenire le complicanze, ma facendo attenzione ad evitare ipoglicemie severe, potenzialmente letali.

Eziologia sconosciuta, probabilmente multifattoriale (fattori genetici,ambientali incluse infezioni virali, dieta, vita sedentaria). Sono fattori di rischio la familiarità, età 40-75,soprappeso, ridotta tolleranza ai carboidrati ( IGT), iperglicemia a digiuno (IFG) . Lo stress non può causare DM ma peggiorarlo; una eccessiva introduzione di zuccheri non causa DM.

Classificazione
Invece di IDDM e NIDDM, oggi si preferisce distinguere in

Diabete di tipo 1° giovanile , ad insorgenza prevalente sotto i 30 anni,  nel quale le cellule beta sono distrutte da un processo autoimmune ed il pancreas ha perso la capacità di produrre insulina.
I sintomi compaiono precocemente, dunque la diagnosi è precoce; nell’urina sono presenti corpi chetonici. Necessaria terapia insulinica

Diabete di tipo 2  (forma più comune, in genere ad insorgenza nell’adulto) nel quale il Pz produce quantità insufficienti di insulina oppure si crea una insulino-resistenza (che può parzialmente migliorare con farmaci o perdita di peso) I Pz vengono trattati con la dieta o ipoglicemizzanti orali. Se il compenso non viene raggiunto, si può aggiungere una somministrazione serale di insulina. Spesso la diagnosi è misconosciuta per anni, durante i quali gli organi bersaglio vengono danneggiati. Non sono presenti corpi chetonici nelle urine

IGT (ridotta tolleranza al glucosio): normale glicemia a digiuno, ma 1 ora dopo introduzione di zuccheri pari ad una bibita + 4 biscotti la glicemia si alza fino a 11 mmol/l = 200 mg/dl
IFG (iperglicemia a digiuno): glicemia a digiuno tra  6.1 mmol/l = 110 mg/dl e 7 mmol/l = 126 mg/dl

GDM (DM gestazionale) :qualsiasi grado di intolleranza ai carboidrati insorto o riconosciuto in gravidanza

Diabete secondario (eziologia virale o batterica)
Il consumo di alcool può causare severa ipoglicemia

PRESENTAZIONE CLINICA
Poliuria
Polidipsia
Perdita di peso inspiegata in diabete 1, aumento di peso in diabete 2
Prurito diffuso, prevalentemente ai genitali
Anormale tempo di sanguinamento
Piede diabetico (da neuropatia + ischemiaàulcereàpossibili osteomieliti che a volte richiedono amputazioni. Mortalità più elevata nell’anziano, nel Pz con diagnosi tardiva, scarso compenso, lunga storia di DM)

COMPLICAZIONI
Microvascolari: retinopatia, nefropatiaà insufficienza renale, neuropatiaà dolore, bruciore, perdita di sensibilità.
Macrovascolari: aterosclerosi dei grossi vasiàstroke, cardiopatia, gangrena

TERAPIA INSULINICA
Nel diabete 1;
in aggiunta alla dieta ed ipo orali nel diabete 2 non compensato.
L’insulina umana non determina reazioni nel sito di inoculazione e non crea resistenza.
Insulina rapida (Actrapid). L’azione inizia dopo 30’, picco dopo 2 h, azione stabile per 6 h, poi diminuisce e viene eliminata dopo 8 h
Intermedia (Monotard). L’azione inizia dopo 2h, picco dopo 6, dura 12-13 h (in alcuni pz fino a 18 h)
Mixtard (30%rapida + 70% intermedia). E’ la migliore opzione nel Pz affidabile che si autosomministra l’insulina 30’ prima dei pasti ed è protetto 24 ore con 1 somministrazione ogni 12 ore

Modalità di somministrazione:
2/3 della dose totale al mattino, 30’ prima di colazione
1/3 della dose totale 30’ prima di cena
Il Pz va istruito circa l’importanza di mantenere una alimentazione costante

Dosi:
tipo 1 in buona salute: 0.6 U/kg/die
se malato 1U/kg/die
tipo 2 in buona salute :0.5-1 U/kg/die incominciando con 0.5 U/Kg/die
se malato 1 U/kg/die

IPOGLICEMIZZANTI ORALI
Sulfoniluree : 1 generazione: clorpropamide (diabenese), sconsigliato perché il controllo non è ottimale e si può incorrere in chetoacidosi. Dose: 250-500 mg/die in unica somministrazione.
2 generazione” glibenclamide Dose: 5 mg/die nei casi lievi, altrimenti 5 mg x2 o x 3. Massimo 10 mg per 2.
Biguanidi: metformina (glucophage) Dose 500 mg x 3 oppure 850 mg x 2
Nella pratica: incominciare sempre con le sulfoniluree, eventualmente associando poi una biguanide se non si è raggiunto un buon controllo (glibenclamide + metformina)
Nell’obeso la metformina (glucophage) è di prima scelta, anche da sola.


PATOLOGIE ASSOCIATE E LORO TRATTAMENTO:

Diabete ed ipertensione: frequentemente associati, ed in tal caso l’incidenza di complicazioni è maggiore. La PA va tenuta al di sotto di 140/85 mm Hg. Usare enalapril  2.5 mg x 2 anche in presenza di proteinuria ed anche nel Pz non iperteso perché riduce la proteinuria ed il danno renale. In caso di ipertensione il trattamento deve essere più aggressivo e può comunque  includere ACE inibitori

Diabete ed ipercolesterolemia: anch’essi frequentemente associati, specialmente nell’obeso, con aumentate complicazioni. Trattare  con dieta o statine.
Sia per l’iperlipemia, sia per la iperaggregazione piastrinica nel Pz diabetico vi è forte evidenza che l’associazione di cardio ASA 75 mg/die possa essere utile per rallentare le microangiopatie.        

Marialuisa Ferrando e Fr Beppe Gaido

martedì 26 luglio 2011

Progetto Perle nere


San Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842) era solito dire che i disabili mentali, soprattutto i più gravi, erano il tesoro più prezioso, le “perle” della Piccola Casa, l’istituzione caritativa da lui fondata a Torino nel 1828. Ancora oggi, a Chaaria (Meru – Kenya) i religiosi cottolenghini sono certi che i disabili mentali sono le “perle” della loro missione. Perle nere, non solo per il colore della loro pelle, ma soprattutto perchè ancora più preziosi in una terra in cui la disabilità mentale viene emarginata e considerata come maledizione.
 
Il "Progetto Perle nere" nasce dalla collaborazione fra il Cottolengo Mission Centre di Chaaria e l’associazione Volontari Sardi per supportare, non solo economicamente, il Centro per disabili mentali che i cottolenghini gestiscono dal 1984 nella diocesi di Meru. Un progetto che mira a far nascere un gemellaggio fra due realtà – quella kenyota e quella italiana – diverse e lontane, ma allo stesso tempo pronte e capaci di collaborare insieme per un futuro migliore.
Attualmente il nostro Centro ospita 50 disabili di sesso maschile, con disabilità mentali e fisiche di varia natura e serietà. Fratel Beppe è il direttore di tutto il Mission Centre di Chaaria, Fratel Roberto è il responsabile diretto e coordinatore del centro per i disabili, aiutato da Fratel Robert Maina, che svolge il suo servizio come assistente sociale. Due suore cottolenghine sono impegnate al servizio delle nostre perle: Suor Cecilia, che si occupa della lavanderia e del guardaroba, e Suor Joan, che è responsabile delle attività occupazionali. Oltre a loro operano altri 19 operatori laici che assicurano l’assistenza diretta 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana, inoltre garantiscono la pulizia degli ambienti e il servizio di lavanderia. Un fisioterapista si occupa giornalmente della fisioterapia di mantenimento, mentre una operatrice gestisce la piccola scuola speciale a cui accedono molti delle nostre perle. Due cuochi assicurano la preparazione dei pasti. San Giuseppe Cottolengo voleva che non si desse solo il pane ai poveri, ma anche e soprattutto Dio. Memori di questi insegnamenti, due volte alla settimana viene celebrata la Santa Messa, mentre altri due giorni vengono organizzati incontri di catechesi speciale. Inoltre, il personale del Cottolengo Mission Hospital garantisce un servizio medico ed infermieristico continuo per tutte le nostre perle.
Augurandoci che questo progetto possa diventare una vera collaborazione, in cui da ambo le parti si contribuisce e allo stesso tempo si riceve, non possiamo fare altro che ringraziarvi come San Giuseppe Cottolengo era solito fare: Deo gratias! Si, perchè siamo convinti che anche questo nuovo progetto nasca dalla Provvidenza Divina e che per questo produrrà abbondanti frutti, ed allora ancora una volta, di cuore: Deo gratias!



 

Progetto Perle nere - Alì Njeru



Nome: Alì Njeru

Data di nascita: 30/08/1976

Tipo di disabilità: disabilità mentale grave.

Data di accoglienza al centro: 5/1/1986

Rapporti con la famiglia: il padre viene a fargli visita molto sporadicamente, essendo molto povero. Non ha nessun altro parente che lo visiti.

Cenni biografici: nato disabile, la mamma è morta quando Alì aveva solo 4 anni. All’età di 10 anni il padre chiede al Cottolengo di accoglierlo, perchè incapace di prendersi cura di lui. Alì ha bisogno di un’assistenza e farmaci che il padre non può permettersi. Attualmente il padre è così povero ed anziano che non può aiutare economicamente il centro per il sostentamento del figlio.

Note particolari: di famiglia mussulmana, per volontà del padre, Alì non è mai stato battezzato.

Nonostante la sua grave disabilità mentale, Alì riconosce le persone ed è in grado di instaurare rapporti affettivi molto profondi. Quando il padre viene a trovarlo, lo riconosce e gli dimostra il suo affetto e la sua gioia.

È in grado di mangiare da solo, ma va aiutato per l’igiene personale.

 


Adottato da: Francesca e Luciano Cara


Sr. Florence

E’ stata trasferita a Gatunga dove avra’ funzioni di superiora della comunita’ e di infermiera del dispensario.
Partira’ per la sua nuova comunita’ domattina.
Lasciare e’ sempre duro, e’ sempre molto difficile...
Per questo siamo molto vicini alla consorella che oggi ha il cuore che piange, e le auguriamo di trovare una nuova famiglia accogliente e calda.
La ringraziamo per tutto il lavoro fatto con noi e per noi qui a Chaaria... soprattutto in ospedale e nel settore agricolo.
Assicuriamo a Sr Florence la nostra preghiera

La comunita’ di Chaaria



lunedì 25 luglio 2011

Progetto Perle Nere - Adriano Kimani




Nome: Adriano Kimani
Data di nascita: 1965 ca.
Tipo di disabilità: disabilità mentale medio-lieve.
Data di accoglienza al centro: 12/02/1974
Rapporti con la famiglia: orfano abbandonato, non ha nessun famigliare.
Cenni biografici: Kimani è stato trovato abbandonato in uno slum di Nairobi. Molti si sono attivati per la ricerca prima dei famigliari (pubblicando anche la sua foto suoi giornali nazionali), in un secondo momento per un’adozione ed infine per l’inserimento in una struttura per disabili mentali. Accolto nel 1974 nel Cottolengo di Tuuru, nel 1985 è stato trasferito al Cottolengo di Chaaria.
Note particolari: Kimani è una “colonna” della nostra missione. Pur avendo una disabilità mentale comprende e parla: kimero, kiswaili, inglese ed italiano. Conosciuto ed amato da tutti i volontari che passano da Chaaria, si rende utile in tanti piccoli ma preziosi servizi: dal pelare le patate in cucina al trasporto della legna per la stufa. Il suo carattere solare lo rende simpatico a tutti quelli che incontra. Non potremmo pensare Chaaria senza la sua preziosa presenza.

Adriano Kimani

Adottato da: Teresa Carmela Floris



Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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