mercoledì 30 novembre 2011

Progetto Perle nere - Ernest Kabii

Ernest Kabii
Data di nascita: 1975
Tipo di disabilità: disabilità fisica e mentale grave.
Data di accoglienza al centro:
Rapporti con la famiglia: Nonostante ci sia una zia, non viene mai a visitarlo.
Cenni biografici: è nato disabile, figlio di ragazza madre, è stato affidato alla nonna perché per cultura locale, se il marito non è il padre del bambino, questo non viene accettato dalla nuova famiglia. Da piccolo è stato portato al Cottolengo e fino alla morte dei nonni, ogni anno a dicembre andava in vacanza..
Note particolari: Battezzato l’anno scorso.
Nonostante la sua grave disabilità mentale, Ernest riconosce le persone, è socievole ma scostante.
E’ in grado di mangiare da solo ma va aiutato per l’igiene personale.

Adottato da: Rosella Pau


martedì 29 novembre 2011

La nostra solidarietà per Kiremba (Burundi)

L'ospedale missionario di Kiremba in Burundi e' una stupenda struttura sostenuta dalla diocesi di Brescia e dalla associazione ASCOM. E' molto piu' bello ed organizzato di Chaaria, e serve una popolazione poverissima. 
A Kiremba ci vanno specializzandi da varie parti d'Italia. Laggiu' conosco molta gente ed in questi anni di Africa ho avuto la possibilita' di visitare l'ospedale in una occasione. Da quella volta sono rimasto in contatto con molti operatori di Kiremba, e ci siamo scambiati informazioni ed aiuti per il servizio dei malati poveri. 
Ma ieri ignoti hanno attaccato Kiremba. Hanno ucciso Francesco (il responsabile ASCOM) e Suor Lucrezia, mentre han ferito Suor Carla. 
Ora l'esercito sta portando tutti i bianchi a Bujumbura. Le specializzande che da tempo fanno dei turni di servizio a Kiremba stanno bene, ma piangono ininterrottamente. Il mio amico chirurgo Pharaon va a Bujumbura con Suor Carla, che ha operato stanotte. 
Ieri sera 4 persone con le divise dell'ospedale hanno raggiunto la comunita' delle suore bianche, fatto saltare la luce e detto a suor Carla di chiamare Francesco per metterla a posto. 
Lui è arrivato scortato come sempre da Adelard. I tizi allora hanno detto "Adelard, è meglio se te ne vai, non sono affari tuoi... li vogliamo ammazzare". Poi hanno sparato in casa a suor Lucrezia, che è morta sul colpo. Hanno puntato il fucile e obbligato Francesco a mettersi alla guida della macchina, mentre suor Antonietta strillava di prendere lei al posto di Francesco... e loro hanno risposto: "noi vogliamo l'uomo bianco e la madre superiora".
Sono partiti sulla strada per Marangara con Francesco e Sr Carla. A un certo punto si son fermati, han ucciso Francesco massacrandolo con colpi di fucile, e han ferito sr Carla. Sono rimontati in macchina e sono fuggiti. 
Conoscevo Francesco, sua moglie Lucilla, Sr Lucrezia e Sr Carla. Conosco almeno una dottoressa italiana la' presente ed ora sotto shock. Sono turbato e senza parola. 
E' una notizia che mi contorce le budella, in quanto ho visto con i miei occhi il lavoro portato avanti da Francesco, dalle suore e da tutti. 
Non mi rimane che pregare e chiedere a voi una preghiera per questo ospedale amico e per le persone defunte o ferite. 

Fr Beppe 

Ps. Sono in continuo contatto email con il Burundi e pare che la polizia sia arrivata gia' ad una conclusione: sono due studenti che presi dal panico hanno sparato. Volevano rubare 4000 Euro. Grazie di tutto. Lo so che la notizia e' sui giornali italiani, ma io la scrivo non come notizia, ma come atto di solidarieta' con Kiremba e come fatto che mi ha fatto soffrire e per cui chiedo ai lettori una preghiera. 
Ciao Beppe.


lunedì 28 novembre 2011

Rottura d'utero post-partum


“Quando hai una donna a cui hai fatto il cesareo per una indicazione assoluta all’intervento, poi le dai dei consigli riguardo alla prossima gravidanza ed a proposito della via migliore di partorire?”

“Certamente che lo faccio: normalmente dico loro di cercare di posticipare la gravidanza seguente di almeno due anni, ma quasi nessuno mi ascolta e ci troviamo donne a termine dopo quattordici mesi da un cesareo precedente.”
“Questo fatto aumenta moltissimo le probabilita’ di rottura d’utero durante il travaglio!”

“Appunto! E questa e’ una delle ragioni per cui sono un po’ restio ad autorizzare il trial of scar, cioe’ il parto di prova dopo pregresso intervento... Moltissime volte, anche quando eseguiamo un cesareo elettivo prima dell’inizio del travaglio, ci troviamo di fronte a cosiddette prerotture, in cui e’ soltanto un velo di peritoneo a trattenere il liquido amniotico ed il feto in utero; per cui hanno praticamente gia’ rotto prima di incominciare a contrar.re
Pero’ molte donne pensano che io voglia fare il cesareo per prendere i loro soldi, e non per salvare la vita del feto e della partoriente; per questo, ultimamente, se l’indicazione al cesareo era costituita da una causa relativa (come per esempio un podalico, una malpresentazione od una placenta previa), io lascio la decisione alla mamma, dopo averle spiegato bene tutti i rischi a cui puo’ andare incontro.
Tale scelta mi espone ad un maggior numero di emergenze notturne, in quanto molte di loro vogliono provare il parto, ma poi complicano cammin facendo... normalmente nelle ore piu’ inclementi della notte”.


“Ma dici loro di venire prima dell’inizio del travaglio in modo da programmare il cesareo in tempo e prevennire le rotture di utero?”

“Questa e’ una cosa su cui insistiamo moltissimo, soprattutto nei casi con indicazione assoluta (per esempio disproporzione cefalo-pelvica), ma pochissime comprendono ed accettano il nostro consiglio: quasi sempre le gravide con cicatrice pregressa provano prima a partorire a casa, e poi vengono in ospedale molto tardi, quando ormai le complicazioni sono iniziate e l’intervento diventa molto piu’ difficile. A volte e’ troppo tardi per salvare la vita del bambino, che nel frattempo se ne e’ andato a causa di distress fetale: altre volte, oltre a perdere il bimbo, dobbiamo anche ricorrere a isterectomie d’urgenza, quando la rottura ha causato un danno irreparabile dell’utero”.

“Ma perche’ lo fanno?”

“Sostanzialmente il problema e’ economico. Tante di loro partoriscono a casa solo per risparmiare quei pochi soldi che anche noi chiediamo, senza rendersi conto che, quando all’ospedale ci vengono con complicazioni, di soldi ne spendono molti di piu’; senza contare il fatto che poi sovente perdono anche il bambino, e mettono a repentaglio la loro stessa vita”.

“Ci sono tante rotture di utero a Chaaria?”

“Certamente e’ una complicazione ostetrica frequente. Tutte le volte che possiamo, ripariamo la breccia... ma a volte non si puo’, e mi e’ gia’ capitato di dover togliere l’utero ad una primipara che aveva perso il bambino. E’ stata una decisione tremenda, ma non avevo alternative; altrimenti avrei perso anche la donna”.

“E rotture dopo il parto?”

“Sebbene non sia capitato cosi’ spesso, ti posso dire che e’ una possibilita’ reale. La prima volta che mi e’ capitato risale ad alcuni anni fa: una donna con cicatrice da pregresso cesareo aveva partorito apparentemente senza problemi, ed aveva chiesto di essere dimessa poche ore dopo il parto (da noi capita spesso che subito dopo la nascita del figlio, vogliano andare a casa!).
Sembrava tutto normale ed ho autorizzato la dimissione; solo che la puerpera e’ collassata al cancello dell’ospedale. L’abbiamo rianimata senza successo; aveva una emoglobina di 4 grammi e sudava freddo, ma la morte e’ sopraggiunta prima della conclusione delle prove crociate. Palpando l’addome del cadavere, avevo avvertito un thrill, come per l’ascite. Avevo quindi deciso per una paracentesi esplorativa e ne avevo ricavato sangue rosso scuro. Avevo quindi deciso di aprire l’addome per vedere quello che era successo. L’autopsia aveva dimostrato cio’ che in effetti temevo: la cicatrice aveva ‘mollato’ lateralmente, e la rottura aveva coinvolto un piccolo ramo dell’uterina che aveva continuato a sanguinare fino a causare lo shock emorragico da cui la mamma non si e’ piu’ ripresa.
Il secondo caso e’ molto recente: un’altra donna aveva deciso per il trial of scar, e non mi ero opposto per evitare le solite critiche di essere un fautore dell’operazione per motivi pecuniari. Il parto era andato bene, ma la placenta era rimasta ritenuta (complicanza frequente quando sull’utero c’e’ una cicatrice). Ero quindi stato chiamato per la rimozione della placenta stessa. Mentre eseguivo la pratica a paziente addormentata, mi sono accorto che la mia mano guantata non solo poteva afferrare la placenta, ma che poteva anche passare attraverso una breccia e toccare l’intestino. Si trattava quindi di rottura, e dalla sala parto siamo corsi in quella operatoria: fortunatamente stavolta abbiamo riparato la rottura ed abbiamo salvato la vita della madre”.


“Allora e’ per questo che hai tanta paura del trial of scar!”

“Hai capito perfettamente”.

Fr Beppe Gaido

domenica 27 novembre 2011

Un grazie da Purity

Purity e' la moglie di David Mbaabu, fratello di sr Cecilia. Purity, come i lettori del blog gia' sanno, e' vedova a causa di un sarcoma del braccio che si e' portato via David molto rapidamente. 
Con il sostegno economico dei benefattori e con grande coraggio, Purity non si e' ripiegata su se stessa, ma, con l'aiuto dei genitori e con il sostegno degli sponsor italiani, ha prima sistemato i due bambini in un asilo che li tiene impegnati fino alla sera, e poi si e' iscritta ad un corso triennale di CATERING, corrispondente piu' o meno alla scuola alberghiera in Italia. 
Sta ora finendo il primo anno ed oggi e' passata a ringraziare prima delle vacanze natalizie. I suoi risultati scolastici sono veramente buoni, considerando il dolore che Purity si porta nel cuore, insieme alla preoccupazione per i bambini che ha lasciato a casa. 
Il titolo di studio offrira' a Purity la possibilita' di trovare un lavoro, e quindi diventa per lei un grande investimento per il futuro. 
Insieme a Purity, ai suoi bambini ed a sr Cecilia, anche io mi unisco nel sincero ringraziamento per i generosi donatori, e nella promessa di una preghiera. 

Fr Beppe Gaido 


Chaaria floreale

La stagione delle piogge, oltre a portare tanta speranza di buoni raccolti, oltre ad infestarci di zanzare ed insetti di tutti i tipi, oltre a rendere le strade impraticabili e trasformare ogni spostamento un vero incubo, oltre a rendere difficile ai pazienti di raggiungere l'ospedale, oltre a causare frequentissime interruzioni della corrente elettrica, oltre a riempire la nostra shamba di rospi rumorosissimi per tutta la notte... ci fa anche meravigliosi doni floreali come questo: sono infiorescenze bellissime di cui non conosco assolutamente il nome, ma che mi affascinano e mi conquistano con la loro bellezza. 
Quando le contemplo, penso spesso al salmo che dice: "la nostra vita e' come il fiore del campo che al mattino fiorisce, ed alla sera e' falciato e dissecca". 
Infatti tanta bellezza dura pochissimo, al massimo due giorni... e poi il peso del fiore, colmo di acqua piovana, fiacca la resistenza dello stelo, che si spezza facendo stramazzare il fiore a terra. 
La creazione e' un mistero, ed e' veramente stupenda per chi ha occhi attenti e curiosi come i miei. 

Fr Beppe

 

sabato 26 novembre 2011

Appello per odontoiatri

A Febbraio la nostra Mercy ha bisogno di un mese di ferie non spostabile a causa di problemi familiari. Siamo quindi nella necessita’ di trovare qualche volontario odontoiatra che potrebbe aiutarci a coprire la sua assenza, in modo da evitare la chiusura del servizio. 
Se ci fossero persone disponibili a rispondere a questo nostro S.O.S., le preghiamo di contattare: 
a) Il Dr Lino Marchisio, se residenti in Italia o in Sicilia (email: lima@mnemeroma.com
b) Il Dr Luciano Cara, se residenti in Sardegna (l.cara@tiscali.it
I due referenti sopra indicati organizzeranno incontri preliminari e coordinamento partenze, oltre alla necessaria formazione prima della partenza. 
Anticipatamente ringraziamo coloro che ci aiuteranno a risolvere questo nostro problema organizzativo. 

Fr Beppe Gaido 



Situazioni tipiche di Chaaria

Ieri notte sono stato chiamato per una donna che aveva una emorragia ante-partum a 28 settimane. Il bambino era troppo piccolo per pensare ad un parto anticipato... e poi non contraeva affatto! 
Nello stesso momento sono giunti due bambini piccoli molto gravi, accompagnati solo dalle mamme e da qualche anziana signora. Tutte e tre i pazienti erano gravissimi: la donna aveva 3.8 di emoglobina, ed i due bimbi viaggiavano sui 4 grammi. 
Ho fatto i gruppi sanguigni, e, come mi aspettavo, erano tutti e tre Zero positivi. 
La signora con la emorragia era venuta da sola, e non aveva donatori. Mentre le due mamme erano una A positivo e la seconda B positivo. 
In frigo avevo una sacca sola di sangue, ed io non potevo donare perche' il mio gruppo e' A positivo. Ho dovuto decidere a chi dare il sangue, sperando in bene per gli altri. 
Ho scelto la donna, perche' sanguinava tantissimo ed il feto dava segni di distress all'ecografia. 
Speravo che la emolisi malarica non fosse cosi' massiva per i bimbi, e mi auguravo di trovare sangue oggi da altri donatori. 
Stamattina pero' ho scoperto quello che comunque mi aspettavo: La donna era viva... ma entrambi i bambini se ne erano andati in paradiso. Questa sera mi trovo in una situazione simile: ho una sola bombola di ossigeno, ed ho bisogno sia per un attacco asmatico gravissimo, sia per un bambino prematuro in sala parto. Sono certo che l'ossigeno non mi bastera' per entrambi... 
Non so ancora che cosa decidero' in merito! Queste sono le situazioni che mi lasciano piu' frustrato e depresso. 

Fr Beppe Gaido 



Auguri, caro Alex!

Con sommo dispiacere per la dimenticanza fatta ieri, noi tutti di Chaaria vogliamo offrire i nostri piu' sentiti auguri di Buon Compleanno anche al nostro blogger Dr Alex Barberis. 
Il compleanno era ieri, ma sappiamo che gli auguri li accetta anche oggi... perche' glieli facciamo di cuore! Sappiamo che ha raggiunto un'eta' pericolosa: 33 anni e' infatti l'eta' in cui Qualcuno e' stato messo in croce. 
Ma ad Alex auguriamo che, al compimento del tretatreesimo anniversario di vita, nessuno lo crocifigga, ma tutti gli vogliano bene e gli donino tanta felicita', a partire dalla famiglia, per continuare con gli amici, con il lavoro, e per finire con noi di Chaaria, che ci sentiamo ormai parte integrante del DNA di Alex. 
Auguri di cuore e grazie sempre di tutto quello che fai per noi, per il blog... e soprattutto per i poveri di Chaaria. 

Fr Beppe e tutti noi dal Cottolengo Mission Hospital 


venerdì 25 novembre 2011

Circoncisioni maschili

Novembre e dicembre sono da sempre i mesi in cui si registra il pienone, per quanto riguarda la ciconcisione maschile, che per tutte le tribu’ Bantu rimane un rito di passaggio alla vita adulta estremamente importante ed apprezzato. 
Proponiamo tale pratica in ospedale, sia per offrire ai giovani che vi si sottopongono, tutti i requisiti di sterilita’ e analgesia che l’intervento richiede richiede, sia perche’, durante i 5 giorni di ricovero, possiamo organizzare conferenze quotidiane in cui parliamo di prevenzione HIV, di comportamenti adeguati al fine di evitare l’infezione, di “behaviour change” (cambio di abitudini a rischio), e di fedelta’ nella vita coniugale. 
Anche tale impegno e’ da noi ritenuto molto importante nel grande quadro delle nostre attivita’ tese a prevenire l’AIDS tra la popolazione. 

Fr Beppe Gaido 


Buon compleanno

Gli anni passano proprio per tutti, ed anche per il nostro confratello Fr Robert Maina e' scoccato il quarantunesimo compleanno. Oggi lo abbiamo ricordato nella preghera mattituna e nella Messa, e poi lo abbiamo festeggiato semplicemente durante il pasto serale. 
A Fr Robert auguriamo tanta serenita' e gioia. Lo ringraziamo di cuore per la abnegazione con cui si dedica al servizio dei nostri ospiti presso il centro dei Buoni Figli, per cui spende gran parte del suo tempo e delle sue energie. 
Fr Robert e' al momento l'assistente sociale del centro, e si occupa di tutte le pratiche burocratiche che richiedano un rapporto con il governo. 
Egli inoltre cura le relazioni, spesso molto difficili, tra le famiglie ed i ragazzi da noi ospitati. Il problema piu' grosso che Robert deve affrontare quotidianamente e' quello dell'abbandono e del totale disinteresse da parte delle famiglie, che sovente, una volta ottenuta l'ammissione al centro del loro congiunto, poi spariscono completamente. 

Fr Beppe Gaido 


giovedì 24 novembre 2011

Mission accomplished

Anche per i gemellini Emmanuel e Gloria e' venuto il tempo di lasciarci e di trasferirsi nella nuova casa presso l'orfanotrofio di Nkabune. 
Erano stati a lungo da noi, anche se assai grandicelli rispetto agli standard del nostro repartino, a motivo di ricorrenti infezioni dell'apparato respiratorio. 
Ora pero' stanno benissimo e sono pronti ad affrontare la nuova fase della loro esistenza, che e' costituita dalla vita in comunita' con i tanti altri bimbi che sono accuditi a Nkabune.
Li abbiamo salutati con una lacrimuccia, ma con la certezza che abbiamo fatto quello che era il nostro compito... e che ora e' tempo di lasciarli crescere. 

Fr Beppe Gaido 




Un apprezzato riconoscimento

Sabato scorso fr Giancarlo Chiesa, insieme ad una nutrita delegazione del nostro staff, ha partecipato alla Messa solenne in cui il Vescovo, Mons Salesius Mugambi, ha ricordato il centenario della cura sanitaria nel Meru da parte della Chiesa Cattolica. 
E' stata una celebrazione importante che si colloca nel contesto delle numerose ricorrenze che quest'anno ricordano i cento anni della evangelizzazione del Meru. 
Durante la Messa, il Cottolengo Mission Hospital e' stato insignito del diploma che alleghiamo qui di seguito. 
E' un riconoscimento apprezzato, che ci fa bene al cuore, e ci incoraggia a fare ancora di piu' per la gente, in quell'eroismo quotidiamo che e' costituito dalla dedizione e dalla donazione al prossimo senza riserve e senza orario. 

Fr Beppe Gaido 


mercoledì 23 novembre 2011

Pino e Fulvio

Ringraziamo questi due generosi volontari di Cagliari, dediti alla manutenzione generale. Qui li vedete su una impalcatura mentre cambiano le zanzariere alle finestre della comunita'. 
Essi fanno di tutto e sono davvero molto utili nel loro umile servizio.

Fr Roberto Trappa 


Little angels from Chaaria

Last Saturday I admitted Kiende Monica - a beautiful 9 year-old girl whose facial features vaguely indicated her Somalian origin. Seeing her reminded me of Stella. She was thin as a rail and one could easily count all her bones. Her mouth was covered with ulcers and whitish material which made feeding and drinking impossible. She was very dehydrated. Her mother told me she had diarrhea for 3 consecutive months and kept on vomiting anything she tried to swallow. Her skin resembled the one of the old people and was covered with dark spots. Monica was very weak, with eyes half-closed, and barely reacted to stimuli. The first clinical trials were ruthless: the HIV test was positive for both the patient and his mother. To tell them the news was, as always, extremely difficult. I would prefer to do 10 Cesareans than spend those interminable 30 minutes for the conversation with that despaired  woman. She told me that her husband died two years ago and she was alone since then. Before the death of the husband, their second child had passed away. She didn’t know what was the cause. . In the clinic where she had gone two times the doctors spoke only about malaria. Since then she was trying to take care of the only daughter left, though she was becoming increasingly fragile and often so ill that unable to go to school. The collapse started three months ago. Monica started to get  watery diarrhea, persistent and debilitating, and stopped walking because of the general weakness of the body.  The mother took her to many clinics and always received the same answer: amoeba. Eventually she decided to start the journey of hope to Chaaria, trusting that we would have done a miracle.  But it was too late for the child. I took the test for  white blood cells which were so low as to be close to zero. I then attempted lifesaving treatment: lots of fluids (all her little veins had collapsed and we had to resort to a blood vessel found by chance on the right temple), correction of blood glucose values​​; antiretroviral therapy for 'HIV. But Monica looked with eyes more and more closed; no more tears and the eyes were not even able to blink. I advised the mother to pay attention to the flies that rested on the conjunctiva of the girl who could not drive them away. The woman was petrified.  She continued to pray in a language I did not understand. Then, when the little girl had decided it was time to go to Heaven, her mother burst into tears and started rolling on the floor in front of the room of pediatrics. I tried to calm her down. I sat down next to her on the bed where her only daughter  still laid- now relaxed and seemed to smile. I tried to tell her that now her daughter would not have suffered more and that she would get help from Heaven, but the mother  looked at me violently and told me that I could not understand her pain. I asked her why she had said those tough words to me. And she, returning to cry in despair, shouted: "Because Monica have never entered into your belly!" ... For me, that phrase was a whack hard to swallow, but honestly speaking it is true that I cannot fully understand the mothers who lost a child, because for me they are just patients and not ‘the flesh from my flesh’. They are a part of me, but it was not me who had suffered to bring them to the world, who had spent sleepless nights when they were small and could not sleep, who had tried to plan their future ... It 's true that ‘a pain that goes through your belly’ is difficult to understand from the outside. I have to accept my limitations and at the same time commit more and more efforts to commiserate with the sufferings of others that I would slowly make my own. I realize that the choice to meet God in the last, the sick and the poor is one of the few certainties I have left. Either I start always there, in the dedication of a free daily service, or risk permanently losing the sense of God and human being. Either I start from there, with humility, accepting my limitations redeemed by the love that I try to give, or I am on the right track to lose faith. But I'll make it. The life that is given to us in the colours of those who are the losers, who are wrapped by the silence of the voiceless, the life which is embodied in the human and surpasses us in every moment, is our daily food. While I am still absorbed in these thoughts, all of the sudden Monica's mother tells me she wants to start the therapy for AIDS. This is really beautiful, because it means that she still wants to live and think about the future. While  assuring her that we are going to provide her with the medicines that would make her feel good for many years to come, she, with a wave of the hand, showed me another child, more or less in Monica’s age: she was sitting in the bed, smiling in a funny way, and clearly wanted us to understand that she would like to come close. I called her and told her to sit beside the lifeless little body of Monica. She cuddles me and continues to stare at me with a smile indicating affection. Kawira, 8 years old, was brought to Chaaria in a state of coma. We gave her quinine through veins, but she remained unconscious for several days. Then she started to improve until she fully recovered ... Unfortunately, cerebral malaria has left its mark, and made the girl  a poor mentally handicapped creature. When the parents found out about the condition of their daughter, they simply took flight... and now Kawira has been with us for over a month. No one comes to see her, so she walks around the hospital in search of hugs. Roberto fell in love with this girl and affectionately nicknamed her "little ghost", because of her light spreading all over the room and her sight, a little empty but always in need of a caress. Now I have both in front of me: Monica, loved by her lonely mother, did not manage to return from coma. And Kawira, who had returned from a coma, but now because she was marked by illness, was not loved anymore by her family. What a mystery of life: I have in front  of me a desperate mother who was unable to save his daughter, and next to her I have a child whose mother left because she didn’t  want daughter with a damaged brain. More and more confused, I decided to accompany Kawira to another room where Silvia will wash her. Then, I went to the office to prescribe the medicine for the mother of Monica who asked me to let her leave the hospital as soon as possible because she has to walk hours and hours and wants to be at home when it is still day. Before her leave, I set for her the date of the next visit and I try to ask another question: ‘Where are you going to bury your daughter?’ The response was just as I expected: ‘And where do you want me to bury her? I do not have even a piece of land, because after the death of my husband, his brothers divided our little plot of land and I was forced to return to my old mother. Bury her here, in the hospital, with other children.’ This is another drama in Africa.  The total absence of women's rights in Africa results in no chance for them to inherit.  After their husband dies, or in case of divorce, the woman is left totally bankrupt. Having these thoughts in my mind, I accompany the body of Monica to the morgue. Kawira is still following me. Yes, you both are like two angels; one already arrived in Heaven and the other here on earth is preparing for it. How lucky for me to meet you!
Brother Beppe Gaido



Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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