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Un bimbo al mattino andava sulla spiaggia a ributtare le stelle marine che erano portate in secca dalle onde.

Quando qualcuno lo vide, gli disse che tale lavoro era completamente inutile, perchè egli non sarebbe mai riuscito a ributtare in mare tutte le migliaia di stelle, che si trovavano sul bagnasciuga.

Il bambino con calma guardò la stella che aveva ancora in mano, la buttò in acqua e poi rispose: "per questa stella sicuramente non è stato inutile".

Chiunque abbia voglia di aiutarci in questo intento, fosse anche per salvare una sola stella... non sarà stato invano. Grazie.

Nadia Monari - Infermiera volontaria


Leggi "Chi siamo", "La storia dell'Associazione" e "Le nostre Missioni"

Lettera del Superiore Generale, Fr. Giuseppe Meneghini


venerdì 30 settembre 2011

Una prima assoluta per Chaaria

Ringraziamo di cuore Salvo, Viviana, Alba e Angela per aver reso possible la prima colecistectomia a Chaaria. Si trattava di una donna obesa (e percio’ di un intervento ancor piu’ complesso), ma essi sono riusciti in tale operazione, in se’ molto difficile e rischiosa nelle nostre condizioni lavorative... naturalmente l’abbiamo fatta per via laparotomica e non laparoscopica!
L’operazione e’ stata possibile sia per la bravura di Salvo che per l’estrema competenza delle anestesiste Alba e Angela che hanno indotto un’ottima anestesia generale con paziente rilassata e curarizzata. 
Si trattava di una malata con coliche epatiche secondarie a calcoli della colecisti incuneati nell’infundibulo. Avevamo una diagnosi ecografica. Nella foto vedete il pezzo operatorio con i calcoli di ossalato che abbiamo rimosso alla paziente. 
Anche questo e’ un ulteriore passo avanti per il nostro ospedale, che e’ piccolo ripetto ad altre strutture, ma in grado di fare tantissime cose per il bene di molta gente che non avrebbe soldi per farsi curare altrove. 
Anche questa “prima assoluta” e’ un ulteriore tassello nella realizzazione del “nostro sogno per Chaaria”. 
Desidero anche ringraziare moltissimo le dottoresse pneumologhe Ilaria e Grazia (di Genova), che ormai da una settimana lavorano con noi. Si sono pienamente inserite e si sono prese in carico la terapia di tutto il reparto di medicina generale. Ilaria lavora nel camerone delle donne e Grazia in quello degli uomini. Antonio e’ a loro disposizione per qualunque problema esse possano incontrare, e, grazie alla loro presenza, puo’ anche dedicarsi con maggiore liberta’ di movimento ai pazienti ambulatoriali. 
Grazie ad Ilaria e Grazia, per almeno tre settimane, offriremo ai nostri ricoverati la possibilita’ di vedere il medico tutti i giorni. 

Fr Beppe Gaido 


giovedì 29 settembre 2011

La sala operatoria

I lavori continuano a tutto vapore, anche se sentiamo fortissimo il peso della tremenda inflazione che sta colpendo lo scellino kenyano (ai minimi storici nei confronti di dollaro ed euro). I prezzi continuano ad aumentare vertiginosamente, ma, nonostante tutto, e con il generoso contributo di tantissimi donatori, riusciamo ad andare avanti nella costruzione.
Finora non abbiamo mai chiuso il cantiere per problemi economici. 
Come potete vedere dalle foto, siamo ormai alle rifiniture. L’ingresso principale e’ gia’ stato intonacato; stiamo apponendo gli infissi delle finestre; abbiamo completato un muro di sostegno per evitare la frana del terreno in pendeza, a valle dello stenditoio. Nella parte interna stiamo ora mettendo la pavimentazione. Il sistema di condizionamento dell’aria e’ gia’ stato acquistato, e sara’ installato appena avremo completato la soffittatura della sala operatoria. Gli impianti per acqua ed elettricita’ sono stati ultimati. 
Come appare dalle foto, il terreno in pendenza ci ha permesso di realizzare anche un magazziono per le medicine, ed un vano per il gruppo autogeno (la’ dove vedete il colonnato). 
Quello che ci rimane da fare e’ l’acquisto della strumentazione e degli arredi... ma siamo molto ottimisti, perche’ sappiamo che anche in questo (e nonostante la caduta libera dello scellino), la Divina Provvidenza non cessera’ di venirci incontro. 
Ancora un sentito ringraziamento ed una preghiera sincera per tutti coloro che si sacrificano per donare il loro obolo alla causa della nostra sospirata sala operatoria. 

La comunita’ di Chaaria 






Nec

Caro Beppe, ho letto l'attenta e perfetta descrizione clinica inerente il bambino trasferito a Nairobi. 
Penso che possa trattarsi di un caso di enterocolite necrotizzante (NEC), che a volte (per fortuna raramente) si riscontra nel prematuro e nel neonato a termine asfittico. 
Fammi sapere se hai notizie da Nairobi. 

Roberto

mercoledì 28 settembre 2011

Year 2011 - Overview on Operation types



La verità al malato



Da anni la Medicina ufficiale dibatte lo spinoso problema della verita’ al malato.

Ai tempi in cui io ero giovane medico in un reparto di Medicina Interna di Torino, il nostro primario era totalmente opposto alla verita’, quando si trattava di una diagnosi di tumore maligno intrattabile. Si parlava con i congiunti, ma poi ci si arrampicava sui vetri per mantenere un complesso di “pie bugie” che il malato faceva sempre piu’ fatica a credere, man mano che le sue condizioni generali peggioravano. Spesso poi ci si contraddiceva e nascevano situazioni molto imbarazzanti.
La ragione di fondo era la convinzione che la verita’ sarebbe stata una mazzata psicologica verso il paziente, che sarebbe caduto in depressione ed avrebbe smesso di lottare per la vita, rendendo l’azione dei chemioterapici ancor meno efficace.
La posizione della Medicina anglosassone e’ sempre stata molto piu’ diretta: si deve dire la verita’ al malato, sempre.
Il dibattito tra le due posizioni contrastanti e’ stato poi in qualche modo influenzato dalla pandemia HIV. In questo caso, la verita’ al malato e’ diventata una necessita’, sia per la prevenzione del contagio, sia per convincere il cliente alla fedelta’ nei confronti di una terapia da assumere per tutta la vita.


Qual e’ la posizione del Cottolengo Mission Hospital su tale spinoso problema?

In sintesi direi semplicemente che noi abbiamo scelto la linea di condotta anglosassone, pur accettando alcune eccezioni alla regola.
Noi preferiamo dire sempre la verita’ al malato con una malattia che lo portera’ alla morte, soprattutto quando si tratta di un adulto con responsabilita’ familiari (madre o padre di famiglia, per esempio). Preferiamo dirglielo direttamente, senza giri di parole: in questo modo vogliamo essere sicuri che abbia compreso bene... e poi, a verita’ detta, offriamo tutto il sostegno psicologico ed il supporto umano di cui lo sventurato puo’ aver bisogno.
In caso di paziente molto anziano e debole, diciamo la verita’ ai parenti che lo hanno accompagnato, e poi chiediamo a loro se rivelare o meno la diagnosi al malato.
Naturalmente, nel caso di minorenni, la verita’ la diciamo ai genitori.


Perche’ abbiamo scelto questa linea?

Prima di tutto per una questione di rispetto! Mio papa’ e’ morto di cancro piu’ di 30 anni fa. Lui era andato a scuola fino alle terza elementare. Dopo l’intervento di laringectomia che lo aveva reso muto, egli continuava a sentir ripetere il professore, durante il giro visita con il codazzo di studenti, che si trattava di una neoplasia. Erano i primi anni che si usava questo termine-maschera.
Il codazzo passava; discutevano a lungo sul caso clinico; non gli rivolgevano la parola e se ne andavano. Un giorno mio padre mi ha chiesto un dizionario. Io non sapevo perche’, ma gliel’ho portato. Cosi’, da solo, ha potuto conoscere la diagnosi.
Ma quello che lo ha distrutto di piu’ non e’ stata la diagnosi di cancro, quanto il fatto che i medici lo avevano considerato incapace di comprendere la realta’ di un male che lo stava divorando. La depressione che ne segui’ duro’ probabilmente fino alla morte.
Noi crediamo che ogni persona abbia diritto di sapere quanto ha ancora da vivere, in modo da fare i propri calcoli, ridimensionare e rifocalizzare i propri piani, e forse anche mettere a posto qualcosa con Dio.
La seconda ragione per dire la verita’ al malato, almeno qui in Africa, e’ prettamente economica. Moltissimi dottori qui non parlano con i pazienti; si limitano a dire: “prendi queste medicine e starai meglio”. E’ una esperienza comune trovare persone con forme avanzatissime di cancro, persone che hanno peregrinato da un ospedale all’altro per anni, a cui purtroppo non e’ mai stato detto nulla.
Dire la verita’, soprattutto quando la diagnosi e’ infausta, e non ci sono reali speranze terapeutiche, e’ un atto di carita’ e di buon senso, che potra’ evitare al paziente tanti “viaggi della speranza” in ospedali sempre diversi, con l’indomabile certezza che il mancato miglioramento dipenda dal fatto che la struttura precedente era un cattivo ospedale.
Negando loro la verita’ si dissanguano le finanze di questi poveri pazienti, i quali alla fine comunque moriranno... ma moriranno squattrinati e senza aver fatto piani per il futuro di consorte e figli.
Se invece una persona sa che le rimane un anno o due, e che la medicina non la puo’ aiutare piu’ di tanto, puo’ pensare di riconvertire le magre risorse economiche per il bene della sua famiglia, senza spendere tutto inutilmente in ospedali che altro non faranno se non comportarsi come delle piovre assetate dei suoi soldi.
Certo, la verita’ senza il sostegno psicologico seguente puo’ essere una mazzata tremenda... ma se poi sappiamo star vicini ai nostri pazienti, noi pensiamo che sia la via migliore.

Fr Beppe



martedì 27 settembre 2011

A case of gastric outel obstruction in a new born

A new born baby has been delivered through SVD (SIMPLE VAGINAL DELIVERY) on 23/09/11. 
APGAR SCORE was 9.10.10. 
Body Weight was 2700 g. 
The child has developed vomiting after breastfeeding since 24th September, and he has developed neonatal jaundice. 
Bl sugar has been followed up and dextrose 50% given whne there was tendency to hypoglycaemia. X-Pen and Gentamycin have been given i.v., because of chest congestion (inhalation of liquor?). 
The child has been put on Hydrocortison 25 mg TID, and Phenobarbitone 15 mg OD because of jaundice. Sun bathing has been performed in hospital. Total bilirubine has reached 18.2 mg/dl, with 6.1 of direct bilirubine. No anemia was detected, but severe leukocytosis with WBCs about 55000/ml, and piastrinosis with PLTs at 301,000/ml. 
The child has been passing little meconium only when stimulated per anus with a thermometer. 
On September 25th the new born has developed abdominal distension. We have inserted NGT and we have recovered a huge quantity of meconium-like material. Fearing intestinal obstruction or aganglionic megacolon, we have referred the patient for barium meal and follow through. 
The radiologist says: reflux oesophagitis and partial gastric outlet obstruction. Because our theatre and our expertize are not enough to ensure a good operation and a proper post op follow up, we have decided to refer the child to the University Hospital of Nairobi. We sincerely hope he will survive. 

Bro Dr Giuseppe Gaido 

Progetto Perle nere: Joel Mururu


Nome: Joel Mururu
Data di nascita: 1963 
Tipo di disabilità: medio lieve disabilità mentale 
Data di accoglienza al centro: 20/01/1987 
Rapporti con la famiglia: la famiglia vive in un villaggio poco lontano dal nostro centro. Mururu si reca almeno una volta al mese a fare visita alla madre molto anziana. 
Cenni biografici: non si conoscono le cause della sua disabilità, anche se fin dalla nascita Mururu ha presentato problemi comportamentali. 
Note particolari: Mururu è una figura “storica” di Chaaria, conosciuto ed amato da tutti i volontari che vengono alla nostra missione. Grande lavoratore, si prende cura di alcuni ragazzi del centro, preferendo quelli con disabilità gravissime. Amante dei bambini, si rende sempre disponibile ad aiutare i nostri orfani. Grande amico di fratel Beppe, spesso lo si trova davanti al suo studio che aspetta pazientemente il suo turno per potergli parlare o donargli qualche cosa. Sicuramente, anche di lui possiamo dire che non si può immaginare il nostro centro senza la sua presenza. 

Adottato da: Franco Cudoni 




lunedì 26 settembre 2011

La malaria cerebrale

Apro gli occhi quando sento una voce che mi chiama da un posto indeterminato che non riesco ad individuare.
Mi sento come in un pozzo profondo di cui non riesco ad intravvedere l’uscita.
La voce continua a chiamare, ed io mi sforzo di aguzzare gli occhi.
Poi finalmente intravvedo una faccia sconosciuta: e’ una ragazza vestita di bianco, ed ha la pelle nera come la mia; ma non mi pare di conoscerla!
La donna mi parla, e mi pare che la voce provenga da una bottiglia vuota di cui avverto tutti i rimbombi: “Era ora che ti svegliassi. Ci sono volute ben sei dosi di chinino in vena! Hai avuto un attacco di malaria cerebrale”.
Mi guardo in giro ma ho la testa vuota.
Vedo confusamente tanti malati nei letti vicini; e’ certamente un camerone molto grande, ma non so bene dove mi trovo.
Faccio un tentativo di mettermi seduto, ma mi rendo conto di non essere in grado di controllare le mie membra: sono totalmente senza forze!
La ragazza che mi ha svegliato mi ha detto che ero stato portato a Chaaria (dunque mi trovavo a Chaaria, a quaranta chilometri da Mukothima!); ero stato trasportato con un matatu da mia moglie, che mi aveva trovato a terra incosciente quando era tornata dal lavoro dei campi.
Non ho alcun ricordo di quando io possa aver perso coscienza, ne’ rammento alcunche’ del viaggio in ospedale.
Quello che so e’ che normalmente la malaria in me comincia con uno strano senso di inquietudine e di spavento di per se’ immotivati. In kiswahili diciamo che proviamo KUSHTUKA, cioe’ attacchi di panico.
Io credo negli spiriti; e mi pare che, quando la malaria si impossessa di me, e’ come uno spirito maligno: sento che mi sta succedendo qualcosa, qualcosa di assolutamente brutto, e ne ho paura!
Poi la testa mi diventa pesante: mi sento smarrito, stordito, agitato... uno strano dolore mi prende nel fondo della schiena, appena sopra l’osso sacro... e poi comincio a tremare come una foglia, alternando momenti di caldo insopportabile, ad altri di freddo atroce. In quei momenti cerco le coperte... non mi bastano mai; ma poi, dopo alcuni minuti, non le sopporto piu’, perche’ sudo come un elefante ed ho un caldo tremendo... e subito dopo il ciclo ricomincia.
Le scosse ed i tremiti a volte sono tremendi, ed impercettibilmente diventano convulsioni... e poi mi abbandono al coma profondo, da cui so che mi svegliero’ solo se Dio vuole.
L’infermiera mi ha detto che ho avuto diarrea e vomito veramente importanti, ma io non ne ho avuto coscienza.
Quello che vedo e’ che ho il catetere, e che le mie urine sono marrone scuro come la coca cola.
Sono felice di essere rinvenuto: so quanta gente del mio villaggio e’ stata stroncata dalla malaria; attendo l’orario di visita per poter vedere mia moglie. Mi han detto che e’ venuta per due giorni consecutivamente, camminando a piedi da Mukothima; ma io non me ne sono accorto.
Certo che ora mi sento veramente uno straccio.
Sono assolutamente senza forze, e giaccio in un bagno di sudore che sembra non arrestarsi mai.
La bocca mi fa un male tremendo, perche’ mi sono riempito di ulcere; ed anche se sono cosciente dell’importanza di mangiare qualcosa, proprio non ci riesco.
Ho dolore dappertutto (mi sento un novantenne, pur avendo in effetti solo 28 anni); ho una nausea che mi tormenta, ed un capogiro che mi ipedisce di spostarmi nel letto: non e’ solo una sensazione di stordimento; vedo proprio la stanza ed i mobili girare!
Lo so che dovranno passare ancora dei giorni prima che io possa rimettermi in piedi!
Tra l’altro l’infermiera mi ha detto che ho 4 grammi di emoglobina, ma che stanno gia’ facendo le prove crociate, e che saro’ trasfuso oggi stesso: e’ stata la mia dolce mogliettina a donare il sangue per me... Non vedo l’ora di vederla e di dirle grazie.

Fr Beppe Gaido (a nome di Joseph Mwenda, un paziente del Cottolengo Mission Hospital)





domenica 25 settembre 2011

Notizie sugli orfanelli: Moses e Timothy

Comunico a tutti i volontari interessati al nostro servizio agli orfanelli che Moses e Timothy sono stati inseriti nell'orfanotrofio di Nkabune, per fare spazio ad altri bimbi bisognosi del nostro servizio. 
Li abbiamo salutati con le lacrime agli occhi, ma sappiamo che con gli altri bambini avranno maggiori stimoli di crescita rispetto a quelli offerti dall'ospedale di Chaaria. 

Fr Beppe

 

A voi la parola

Carissimi amici del blog, ho deciso di lasciar parlare voi. Moltissime sarebbero le cose che avrei potuto copiare dalle bellissime lettere che ci avete mandato. Ho scelto alcuni passaggi molto toccanti, e ve li offro così come sono. 
Non li ho riordinati né per argomento, né per ordine cronologico. Ho semplicemente riletto molte delle vostre lettere e ne sono rimasto toccato. Quante esperienze vissute insieme; quante sensazioni: quante sofferenze condivise tra di noi e con le persone ammalate e povere. 
Leggendo di nuovo le vostre lettere mi sono rimotivato profondamente e mi sono detto che vale la pena continuare, al di là delle delusioni, delle incomprensioni della gente che ci circonda e lavora con noi, delle molte critiche che sentiamo qua e là alla nostra esperienza di servizio a Chaaria. 
Le vostre lettere sono state un grande incoraggiamento, ed anche grazie a loro, posso dirvi che noi vogliamo continuare, che noi vorremmo fare ancora di più, che la stanchezza dei nostri corpi non può fiaccare il nostro ideale di trasformare Chaaria in una grande famiglia in cui tutti i poveri che bussano alla nostra porta possano trovare una risposta o almeno la nostra accoglienza e comprensione. 
Grazie dunque a tutti voi per quello che avete fatto per noi e per il continuo sostegno morale, spirituale, lavorativo ed anche economico. É bello per me pensare che Chaaria è importante non solo per le persone che serviamo, ma anche per i volontari che vengono a condividere un pezzo di strada con noi: è stupendo per me credere che, da una parte i volontari fanno un servizio per noi e per i poveri che cerchiamo di aiutare, e dall’altra ricevono molto dalla radicale esperienza di servizio e di condivisione della povertà che a loro viene offerta a Chaaria. 
È uno scambio: tutti noi tocchiamo con mano che eravamo venuti in Africa per dare, e torniamo in Italia convinti che abbiamo ricevuto molto di più di quello che effettivamente siamo riusciti ad offrire. 
Eccovi ora alcuni stralci delle vostre lettere; la corrispondenza con voi è preziosa e ci fa sentire ricordati ed amati da tutti quelli che sono passati di qui. 
Grazie della vostra amicizia. 


DALLE LETTERE DEI VOLONTARI 

- la mia esperienza con voi è stato un periodo meraviglioso e duro nello stesso tempo, perché l’impatto con una realtà così diversa dalla mia non è stato semplice. 
- mi trovo in uno stato contraddittorio quando penso che da una parte mi piacerebbe poter mollare tutto in Italia e venire a lavorare stabilmente con voi, dall’altra i legami con la famiglia, gli amici ed il lavoro non mi permettono di fare questa scelta. 
- i bambini malati gravi, i giovani agonizzanti per l’AIDS sono come fotografie marchiate a fuoco nel mio cuore, ma solo mie, non da esibire a qualcuno che forse non capirebbe. 
- per non parlare dei “piccolini”, un pezzo del mio cuore è ancora con loro: Marco, che sarà ormai un piccolo ometto, e forse sarà all’orfanotrofio... Joy a cui mi sono affezionata moltissimo e mi viene voglia di piangere tutte le volte che la penso; Grace così piccola e indifesa. 
- il ricordo di tutti voi e di quell’esperienza è ancora così forte nel mio cuore...e credo che non svanirà mai. 
- le persone che ho conosciuto un po’ meglio...... mi hanno offerto un’amicizia che mi rese molto più facile un’esperienza che per certi versi non è stata per niente facile. Con loro mi sono addirittura divertita. - nella vostra casa l’ospitalità è sacra, ma è pagata con un prezzo d’amore che esige sacrificio e fatica per garantire quella intensa comunione che vi fa Chiesa e segno di Dio. 
- ha toccato nel profondo la sofferenza dei poveri. Quando in ospedale vedevo morire bambini, ragazzi, uomini e donne per malaria, denutrizione, AIDS, povertà e miseria, avvertivo in me un senso di colpa per essere parte di una struttura di peccato che schiaccia i deboli e li dimentica. 
- porto dentro di me tante immagini: i volti dei bimbi e delle loro tenerissime mamme, le sofferenze ed i sorrisi dei pazienti, gli occhi e le braccia tese dei piccoli all’orfanotrofio... la vostra dedizione infaticabile... Ringrazio davvero il Signore per avermi concesso questa opportunità di servizio. 
- è stato emozionante e commovente sentire i pazienti che uscivano dicendomi, “Dio ti benedica”, o i bambini delle scuole e gli insegnanti invitarci a visitarli e farci dei regali, che appaiono umili in sé, ma mi hanno riempito il cuore. 
- la nostalgia di voi in me è davvero forte e cresce di giorno in giorno. 
- queste esperienze ti cambiano nel profondo tanto che si fa fatica a rivivere come prima. 
- Chaaria mi manca tanto... mi mancano tante cose, ma soprattutto la semplicità, l’umiltà ed il sorriso delle persone che ho incontrato. 

Fr. Beppe Gaido 


sabato 24 settembre 2011

Ai chirurghi che desiderano aiutarci

Carissimi amici, inizio questa lettera sottolineando il grande bisogno che abbiamo del vostro preziosissimo aiuto. La vostra opera sara’ tanto piu’ importante quanto piu’ sara’ coordinata ed organizzata in precedenza. 
Vivendo e lavorando qui, sapremo indicarvi i campi in cui e’ bene investire le vostre potenzialita’ di servizio. 
Vi faccio un esempio concreto: una mia amica lavora in Chad e mi dice che per loro l’intervento piu’ frequente e’ quello di calcolosi vescicale, sia negli adulti che nei bambini. 
A Chaaria invece penso di aver visto questo problema una volta soltanto in 8 anni di attivita’ ecografica massiva. Altro esempio puo’ essere quello della calcolosi colecistica, assolutamente rara da noi. 
Invece altre patologie sono all’ordine del giorno, e certo dobbiamo imparare e migliorare le nostre potenzialita’ in quel campo specifico: un settore di cui ho gia’ parlato recentemente e’ quello della ipertrofia prostatica benigna e del tumore della prostata. Altra cosa importantissima, dal mio punto di vista, e’ il fatto che voi dovreste lavorare con noi, perche’ la vostra azione sara’ tanto piu’ efficace se, alla vostra partenza, noi saremo in grado di continuare con le operazioni che voi ci avete insegnato: pensate a cosa sarebbe Chaaria se il chirurgo che venne la prima volta per i cesarei, avesse lavorato da solo senza volerci insegnare l’arte! 
Dovrebbe essere un punto fisso per ogni missione chirurgica a Chaaria: andare via quando noi abbiamo imparato qualcosa di nuovo, che poi possiamo continuare ad offrire alla gente per tutto l’anno. Venire a fare interventi a cuore aperto per 3 settimane, e poi lasciare che queste operazioni non vengano piu’ eseguite per gli altri undici mesi, e’ certamente meno significativo rispetto ad un piano di operazioni forse piu’ semplici, ma rispondenti alle reali necessita’ della nostra gente, e che noi poi possiamo portare avanti da soli. 
Ecco perche’ penso che non sia opportuno organizzare dei grossi team chirurgici: e’ meglio che venga un chirurgo solo, in modo che il secondo operatore possa essere sempre il sottoscritto o il dott Ogembo. Nella stessa ottica penserei poco appropriato venire con le proprie strumentiste: abbiamo le nostre giovani infermiere che sono desiderosissime di imparare e che certo verrebbero tagliate fuori se l’ equipe italiana fosse compatta e numerosa. 
Tenete anche conto che noi lavoriamo in spazi molto angusti, e che la nostra stanza chirurgica misura 4 metri per 3.5: se siamo in troppi, non ci si gira, e non si respira. 
Una parola a parte la spenderei riguardo alla anestesia: e’ certamente una buona cosa se un anestesista coraggioso e disponibile si associa al chirurgo. Questo per varie ragioni. Il nostro anestesista Jesse e’ una brava persona, ma sostanzialmente sa usare solo la spinale, i blocchi dei vari arti, ed una “generale” costituita da un cocktail di ketamina, propofol (quando disponibile dall’Italia) e petidina. Lui non intuba e, per questa ragione, non usa curarici. Il secondo anestesista Cleophus e' bravo e sa intubare, ma apprezzerebbe molto imparare di piu' da specialisti italiani. Un anestesista italiano potrebbe invogliare entrambi ad intubare usando dei curarici a breve durata d’azione e poi potrebbe far loro vedere che si puo’ gestire un paziente curarizzato a Chaaria. 
Cio’ ci permetterebbe qualche intervento in piu’: per esempio operazioni sulla tiroide, che sono una necessita’ reale ... o alcuni interventi sull’addome superiore. 
Per il follow up dei pazienti operati, normalmente non abbiamo problemi in quanto i nostri infermieri seguono dei protocolli standard. 
A motivo delle precarie condizioni igieniche in cui ci troviamo, a tutti facciamo antibioticoprofilassi pre e post operatoria. In casi particolari, come per esempio il follow up dei prostatectomizzati, la collaborazione del chirurgo sara’ molto apprezzata, sia per stabilire quando togliere il lavaggio continuo, sia per avere indicazioni riguardanti il palloncino del catetere ed il drenaggio nel Retzius. 
Credo che queste informazioni possano tornare utili a chi pensa di venire ad aiutarci. Da parte nostra vi assicuriamo un ambiente caldo e accogliente, in cui tutti vorranno aiutarvi ed imparare da voi. 
Altra cosa che vi promettiamo, senza paura di essere smentiti, e’ che a Chaaria non vi annoierete; anzi, anticipatamente vi chiediamo la disponibilta’ ad essere chiamati anche di notte per le tante possibili emergenze. 
Il dott Max Albano aveva scritto tempo fa una lettera ai chirurghi che potete trovare nell’archivio del blog e che certamente vi sara’ di grande utilita’. 

Fr Beppe 


La coltivazione del tè

Nella foto potete vedere dei campi di the. Tale coltivazione e’ ancora relativamente diffusa in Kenya e pare essere abbastanza redditizia per coloro che la praticano. 
Il the non puo’ essere coltivato in zone aride, ma solo in aree montuose con clima piuttosto fresco e con frequenti precipitazioni. Qui si dice che si tratta di una pianta che cresce nelle “high lands”. 
Le foglie di the vengono raccolte manulamente, normalmente da agricoltori che poi le mettono in grandi cestoni portati sulla schiena. 
Nelle parti montuose del Meru, soprattutto verso Kionyo e Chogoria, le piantagioni di the sono relativamente estese... ma la zona del Kenya veramente importante per tale contivazione e’ quella di Kericho, nella Rift Valley. 
Purtroppo molte multinazionali non si servono piu’ in Kenya per leggi di mercato... ma vi assicuro che il the kenyano e’ veramente buono. 

Fr Beppe Gaido 



venerdì 23 settembre 2011

Maratona chirurgica

Ringrazio di vero cuore Salvo e Viviana (chirurghi di Catania), Angela ed Alba (anestesiste di Cagliari) per il grande lavoro che stiamo insieme svolgendo per la nostra povera gente. 
E' stata una settimana campale, con interventi dal mattino presto alla sera tardissimo... e domani la lista operatoria sara' lunga come in tutti i giorni feriali. 
Ringrazio tutti per l'impegno incondizionato, per la serieta' professionale e per la grande umilta' con cui si sono posti al servizio di Chaaria. 
Lo so che non e' facile per un professionista italiano "resettarsi" a lavorare in condizioni di lavoro abbastanza estreme, come capita qui: la sala e' piccolissima, accaldata e priva di quegli strumenti minimi che possono dare sicurezza ad un team chirurgico. 
I pazienti sono tantissimi, e tutti vorrebbero essere operati subito, senza comprendere ne' che la lista operatoria non puo' essere lunga all'infinito perche' alla fine poi si crolla... ne' che spesso i piani devono cambiare, perche' continuamente arrivano delle emergenze (e' stata una costante della settimana quella di non riuscire mai a finire il piano operatorio per il sopraggiungere di cesarei ed altre operiazioni d'urgenza). 
Ma in loro vedo dedizione e tanta voglia di aiutare, insieme ad una dose non comune di umilta'. Grazie di cuore.

Fr Beppe 


giovedì 22 settembre 2011

Tumori gastroenterologici a Chaaria

Con i grafici sotto presentati desidero prima di tutto esprimere il mio sincero ringraziamento per tutte le persone che in questi mesi si sono dedicati al delicato lavoro di informatizzazione dei dati relativi al nostro impegno in ospedale. 
E' un lavoro veramente encomiabile che potra' avere delle ricadute enormi, sia dal punto di vista scientifico, sia da quello di sensibilizzazione verso i problemi di salute della gente, sia anche per una quantificazione delle nostre attivita' e magari per una accurata scelta degli ambiti in cui investire risorse. 
I grafici scelti oggi si riferiscono ad un solo aspetto, e cioe' alla percentuale di tumori del tubo digerente che l'endoscopia ci ha permesso di diagnosticare. Come vedete, siamo nel bel mezzo di una epidemia di tumori dell'esofago, anche se pure quelli dello stomaco vengono diagnosticati in numero davvero elevato. 
Dai grafici di evincono anche altre considerazioni geografiche, come per esempio l'altissima prevalenza di tumori dell'esofago nel Nord del Paese ed il numero elevato di tumori dello stomaco nel Meru. 

Fr Beppe 




 

London and Italy

We wish to express our heartfelt gratitude to our friends from London, who are leaving Chaaria today after a very nice time, spent together in service and in fraternity.
On top of them, we wish to thank also Silvana, Italian nurse based in London, ho has left us just yesterday, after 3 weeks of real commitment to our patients.
“May God reward you for the good you have done to the sick and the poor here in Chaaria”.
We hope you will talk about Chaaria in London, so that more volunteers from the UK may come to help us, and to live an adventure of service with us.
Today we also greet Cristiana, psychiatrist from Turin: we have really appreciated her job, above all in trying to improve the anti-epileptic and anti-psychotic treatment of the mentally challenged boys admitted in our Centre.
Cristiana has also seen many outpatients and has admitted some very difficult psychosis. Psychiatry is always difficult, but I sincerely believe we have done something good for a category of patients who are actually very poor, because abandoned by their families and stigmatized by the society.
A big hug and a huge thanksgiving for all of them.

Br Beppe Gaido

mercoledì 21 settembre 2011

Nuovi amici


Non è stato un caso  arrivare in Ecuador, a Tachina.
Un altro punto luminoso sperduto nel mondo che irradia e dispensa amore. Giunta in questa missione del  Santo Cottolengo, sono  stata accolta con gioia  ed affetto da Fr. Maurizio e dai Fr. Pietro e Fr. Luciano che fanno  parte dei grandi della terra, di coloro che dedicano tutta la loro vita al servizio dei più poveri che incontrano sul loro cammino. Ho condiviso in comunità un periodo di tempo cercando di imitare il loro esempio. Tachina è un villaggio accanto alla città di Esmeraldas sulla linea equatoriale.
“L’Hogar de Ancianos”. Questa missione è adagiata sulla sponda del Rio Esmeraldas, dove il fiume s’incontra con l’Oceano Pacifico e disperde in esso le sue acque e dove la natura è prorompente, ricca di profumi,  generosa di frutti succulenti.
Sono ospiti di questa missione un gruppo di persone, uomini e donne soli, che hanno ormai raggiunto l’inverno della vita, la maggioranza di loro oltre che ad essere anziani sono molto ammalati e si trovano in carrozzella.
Fanno parte di quelle persone che ormai non servono più e che è giunto per loro il momento di essere  parcheggiate come un rottame. E’  quello che molti pensano,  quindi un rottame non lo si visita più.
Guardandoli  uno ad uno,  il mio cuore provava molta tenerezza….”Asilo de ancianos”. Asilo, un nome che mi ricorda l’infanzia, l’inizio della vita. Quante volte ho visto nei loro sguardi sorrisi e lacrime, ho avvertito   la loro forte sensibilità, per loro un abbraccio e  una carezza non è nella norma, ma è un di più, è farli  sentire    che sono amati, che ci sono persone che desiderano valorizzare la loro dignità, rendere meno pesante quel loro aspettare…. quella loro attesa… di tutti i giorni sempre uguali…..
Al mattino,  all’inizio della loro giornata, sono tutti ben vestiti, lavati e profumati, mi sembravano dei “confetti”. Con loro ho trascorso delle belle ore, dei momenti di gioia, da loro ho ricevuto affetto e carezze.
Questa situazione mi ha portato a fare delle lunghe riflessioni………..
Forse verrà il giorno che altri gestiranno il mio corpo come io non vorrei, e ne proverei umiliazione, è adesso che devo essere umile, prepararmi, per saper accettare e poi  ancora sorridere.
Nella tristezza dell’attesa vorrei incontrare  benevolenza nelle persone che mi saranno vicine.
Ma questi “confetti”, fanno una grande cosa, quello che più serve a loro e a tutti noi: pregano, pregano e ringraziano il  Signore nell’attesa d’incontrarlo  in  Paradiso.
Lascio Tachina portandomi nei pensieri tutte queste creature e tanti chissà……?
E anche questa volta devo  ringraziare il Santo Cottolengo, e un grazie affettuoso a Fr. Maurizio e ai Fr.lli di Tachina per l’esempio  che mi hanno dato e per quello che mi hanno insegnato.

Rosella 




Incontri con i volontari


TORINO: SABATO 22 OTTOBRE 2011  - PICCOLA CASA, VIA COTTOLENGO 14  (CHIEDERE DEL PUNTO INCONTRO)                 

FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO OBBLIGATORIO PER I VOLONTARI CHE INTENDONO RECARSI IN MISSIONE 

08.30 Registrazione presenze: Punto Incontro

SEZIONE SERVIZIO SANITARIO: AULA MAGNA OSPEDALE
09.00 - 11.00 Medicina Generale - Chirurgia Generale 
11.00 - 12.00 Infermieristica     
 
SEZIONE SERVIZI GENERALI: SALA PUNTO INCONTRO
09.00 - 11.00 Volontariato generico in Africa / Equador / India  
                                                                         
SEZIONI UNITE : SALA PUNTO INCONTRO
14.00 - 14.30  La Piccola Casa della Divina Provvidenza (visione DVD)
14.30 - 15.00  L'associazione: struttura ed organizzazione del servizio 
15.00 - 16.00  Dibattito con i volontari
16.00 - 18.00  Colloquio di selezione , verifica titoli e lingua inglese

Coordinamento : Monica Carello, Stefania Peretti, Silvia Gerlero
                                                      
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NOTO (SR) SABATO 10 DICEMBRE  2011                   

FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO OBBLIGATORIO PER I VOLONTARI CHE INTENDONO RECARSI IN MISSIONE 

SEZIONE VOLONTARI SERVIZIO SANITARIO

10.00 - 12.00 Medicina Generale- Chirurgia Generale -Anestesiologia                                                       
                                                                                     
14.30 - 15.00  La Piccola Casa della Divina Provvidenza 
15.00 - 15.30  Informazioni sul servizio in Missione
16.00 - 18.00  Colloquio di selezione , verifica titoli e lingua inglese

Coordinamento: Vincenzo Scala - Francesca Sparatore - Alessandra Storace 

                                                         ***********

TORINO: SABATO 31 MARZO 2012  - PICCOLA CASA , VIA COTTOLENGO 14  (CHIEDERE DEL PUNTO INCONTRO) 
                
FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO PER I VOLONTARI OBBLIGATORIO CHE INTENDONO RECARSI IN MISSIONE 

SEZIONE VOLONTARI SERVIZIO SANITARIO
                                                     

martedì 20 settembre 2011

Pamela e Sharon

Carissimi donatori, siamo Pamela e Sharon. Eccoci qua nella nuova divisa scolastica. 
Vero che siamo migliorate molto, e che adesso sembriamo delle bambine normali? 
Il preside ci vuole molto bene e ci aiuta tanto, sia a scuola che a casa. 
Anche i Fratelli aiutano sempre la mamma nel pagamento dell'affitto della stanza dove abitiamo; inoltre provvedono sia al pagamento degli alimenti, sia all'acquisto dei vestiti che ci servono, come alle medicine per quando siamo malate. 
Che Dio benedica sempre coloro che ci vogliono bene e desiderano fare di noi dei bimbi normali, con una regolare educazione scolastica, con il pancino pieno, e con qualcosa di decente da mettere indosso. 
Pamela e' sempre negativa, ed ormai non pensa piu' a quello che le e' capitato ormai tanti mesi fa. 
Promettiamo la nostra preghiera per i donatori. 

Pamela e Sharon 


Il compleanno del Dr. Vincenzo Scala

Ringraziamo il Dott. Vincenzo Scala per il prezioso e continuo sostegno...




Giornata da dimenticare

Stamattina alle 8 i piani erano chiari. Tantissimi interventi; altrettante gastroscopie; un numero incalcolabile di clienti esterni... ma con un po' di organizzazione, la voglia di affrontare la massa c'era, nonostante la notte trascorsa in ospedale per una malaria cerebrale gravissima. 
Abbiamo iniziato con ordine, e per un paio di ore abbiamo funzionato come un perfetto orologio svizzero; eravamo sincronizzati: io e Mama Sharon alle gastro; i chirurghi italiani in sala con Makena e Kanana... tutto sembrava procedere alla perfezione. 
Poi alle 11 Judith arriva con una notizia tremenda. "Fuori c'e' una massa inferocita, perche' sono venuti a prendere il corpo di un loro congiunto in obitorio, ma il cadavere non si e' trovato. 
Abbiamo invece reperito il nome di quella paziente sul polso di un altro cadavere di sesso femminile, che pero' i parenti "non hanno riconosciuto". 
Si trattava evidentemente di uno scambio di identita', avvenuto presumibilmente in reparto al momento del trasporto del corpo in obitorio. Probabilmente due donne sono morte a distanza ravvicinata, e gli inservienti hanno fatto confusione. Sono state ore tremende. Io poi onestamente non ne sapevo niente: ero addirittura in Uganda quando le persone in questione sono decedute; ma sono comunque il direttore sanitario... e quindi tutte queste cose ricadono su di me. 
Purtroppo la questione si e' rapidamente complicata, con avvocati e con la presenza di mass media che mi hanno fotografato e filmato. 
Ero disperato, ed in tutto quel pandemonio, dovevo anche pensare ai miei pazienti digiuni in attesa di gastroscopia, ed a quelli con la vescica piena in attesa di eco. Ho comunque trovato il pieno supporto delle autorita' locali: io ho ammesso il nostro errore, ed ho accettato di collaborare pienamente per rimediarvi. Questa e' stata la mia posizione anche di fronte alle telecamere. Inoltre ho richiesto sostegno della diocesi, che prontamente ha mandato un suo rappresentante come parafulmine e consigliere. 
Come sempre accade poi, le cose peggiori capitano sempre nei momenti in cui meno le vorresti: mi trovo infatti a Chaaria da solo, con Fr Giancarlo a Nairobi e Fr Roberto in Italia Pian piano siamo quindi riusciti a capire che il corpo mancante era stato consegnato ieri per sbaglio a delle persone che evidentemente non avevano visionato e riconosciuto propriamente il proprio congiunto (cosa che sempre facciamo fare prima di rilasciare il corpo). 
Ma la polizia, la diocesi e le autorita giudiziarie ci hanno aiutato tantissimo, e siamo riusciti a recuperare il corpo mancante, che ancora non era stato sepolto. Abbiamo trovato piena collaborazione da parte della famiglia in questione, ed alla fine, con la ambulanza dell'ospedale, abbiamo potuto consegnare ad ognuno il proprio congiunto, per le esequie. 
E' la prima volta che capita! Prima di tutto sento grandissima riconoscenza per le autorita' civili e per la diocesi, per il grandissimo aiuto e comprensione. Poi sento ed ho espresso pubblicamente sincero rincrescimento per quanto e' accaduto alle famiglie affette, alle quale abbiamo anche pagato tutte le extraspese intercorse. 
Certo, mi viene da pensare che oggi l'ospedale ed anche il sottoscritto, hanno pagato un grave prezzo, non solo economico, per la disattenzione e la poca dedizione di chi ha iniziato la cascata di eventi, mettendo il cartellino sbagliato sul polso della persona sbagliata. Qualcun altro ha fatto lo sbaglio, ed io mi sono sorbito le giuste recriminzaioni dei parenti, oltre all'intervista dei mass media. Qualcun altro ha fatto l'errore, ma non vedra' alcuna deduzione dalla busta paga... l'ospedale invece si e' caricato delle spese. Se poi, come penso succedera', domani ci saranno parole poco gentili sui media, certo lo saranno verso il Cottolengo Mission Hospital e verso il suo direttore, che si e' dovuto sorbire l'intervista e le foto. 
Da una parte ci sto molto male, perche' uno lavora 24 ore al giorno... ma poi quello che fa notizia non e' lo sforzo continuo e non sono i successi. Normalmente fa notizia l'errore, lo scandalo, la brutta cosa che puo' sempre capitare perche' nessuno e' perfetto. Ci sto malissimo perche' noi stiamo sputando sangue per dare un buon nome al Cottolengo Mission Hospital... e disattenzioni gravi del genere, fatte da terze persone, rischiano di rovinare la fama della nostra istituzione e di scoraggiare i malati che vorrebbero affidarsi a noi. Dall'altra pero' mi sento sereno e abbandonato alla Divina Provvidenza: Chaaria non appartiene a noi che siamo qui ora; Chaaria appartiene al Signore... e Dio sapra' curare anche la grave ferita che oggi (e forse domani sui media) abbiamo ricevuto dal fattaccio di cui io sono piu' spettatore che attore. 
Mi affido ancora al Signore e chiedo a Lui la protezione per l'ospedale, come ha gia' fatto in innumerevoli altre situazioni; e penso alla frase del Cottolengo: "Croce e Divina Provvidenza, sono due cose che combinano". 

Fr Beppe