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Un bimbo al mattino andava sulla spiaggia a ributtare le stelle marine che erano portate in secca dalle onde.

Quando qualcuno lo vide, gli disse che tale lavoro era completamente inutile, perchè egli non sarebbe mai riuscito a ributtare in mare tutte le migliaia di stelle, che si trovavano sul bagnasciuga.

Il bambino con calma guardò la stella che aveva ancora in mano, la buttò in acqua e poi rispose: "per questa stella sicuramente non è stato inutile".

Chiunque abbia voglia di aiutarci in questo intento, fosse anche per salvare una sola stella... non sarà stato invano. Grazie.

Nadia Monari - Infermiera volontaria


Leggi "Chi siamo", "La storia dell'Associazione" e "Le nostre Missioni"

Lettera del Superiore Generale, Fr. Giuseppe Meneghini


sabato 31 dicembre 2011

Family day


Per la prima volta oggi, 31 dicembre 2011, si e’ organizzata nel Centro Buoni Figli una grande “festa della famiglia”, per salutare insieme ai nostri ragazzi l’anno che oggi si chiude, e per formulare i nostri propositi di ulteriore impegno per l’anno che a mezzanotte incominceremo. Con questa festa intendiamo anche dire ai nostri ragazzi che essi sono LA NOSTRA FAMIGLIA.
La celebrazione e’ stata fortemente voluta e patrocinata dal superiore Fr Roberto Trappa, che ha desiderato la presenza di tutti i dipendenti del Centro per questo giorno memorabile. Fr Roberto ha superato tutte el difficolta’ presentatesi per far si’ che questo giorno potesse avverarsi.
Fr Giancarlo ed il sottoscritto han partecipato alla festa solo in alcuni momenti, quanto, come spesso capita, l’ospedale era congesto come un uovo e ricco delle emergente piu’ disparate.
Ci sono state danze e momenti di gioia, culminate dapprima in un pranzo comunitario in cui ragazzi del Centro, Suore, Fratelli e dipendenti hanno mangiato insieme.
Al momento conviviale del pasto sono seguiti piccoli discorsi di augurio e di incoraggiamento per il nuovo anno, propositi esposti in pubblico in modo da essere poi piu’ impegnati nel metterli in pratica... abbiamo parlato soprattutto di carita’ fraterna e di spirito di famiglia, e ci siamo impegnati a far si’ che essi non siano parole vuote ma realta’ vissute.
Il tutto si e’ poi concluso con la Messa prefestiva per i nostri ragazzi che non avranno la forza di attendere la Messa di mezzanotte con cui, se non ci saranno cesarei, accoglieremo il 2012 nella chiesa parrocchiale.
Ringraziamo ancora fr Roberto Trappa per questa idea veramente innovativa... non si era infatti mai fatto prima!
Insieme a tutti i ragazzi del Centro, allo staff, ai confratelli ed alla consorelle, esprimo ad ognuno dei lettori del blog il nostro augurio per un 2012 sereno e prospero, possibilmente migliore dell’anno che stiamo concludendo. Inoltre auguro ad ognuno tanta forza per un nuovo anno ricco di coerenza con ciò in cui crediamo e di impegno vero e costante di servizio ai più poveri.

Fr Beppe a nome di tutti i cottolenghini di Chaaria
 


 

venerdì 30 dicembre 2011

Articolo tratto da "Panorama" del 4 Gennaio 2012 - "Tutto il meglio di un anno", di Bruno Vespa

Quale è stata la più bella notizia del 2011? Quale la sorpresa più inattesa? E quale il comportamento più apprezzabile? 
Sette editorialisti di "Panorama" hanno scelto le loro storie e qui raccontano che cosa li ha colpiti negli ultimi 12 mesi, e perchè.
Bruno Vespa.....
"Il frate medico di Chaaria, in Kenya, che dedica la vita ai malati in fin di vita"....

Fonte: "Panorama" del 04/01/2012 - pag. 34

Bruno Vespa si è recato a Chaaria nel Luglio 2011 ed in quella occasione ha incontrato Fr. Beppe Gaido e tutta la Comunità (cliccare qui per leggere i post del 7 luglio 2011 e 8 luglio 2011)...   Ecco la sua testimonianza con il suo articolo....





Panorama n.2 del 4 Gennaio 2012

Antologia di sentimenti su Chaaria


“Tanti nuovi nati accolti al mondo; nuove persone conosciute che saranno per sempre amici; un’alba che ti lascia senza parole; canti in lontananza, momenti di crisi, una bombola di ossigeno per due persone che ne han bisogno; strade che fan paura ma autisti che se la cavano sempre; tante risate; il doversi arrangiare con quello che c’e’; la forza di chi lavora qui ogni giorno; il silenzio; le chiacchiere; le urla dei Buoni Figli, o qualche volta i loro sorrisi silenziosi; i canti della Messa. Reimparare a usare il fetoscopio, le mani invece dell’ecografia, gli occhi invece di mille esami.” 
(Francesca)

“Parto dall’accoglienza all’arrivo: ci siamo sentiti subito a nostro agio. Ci ha sorpreso la puntualita’ negli orari prefissati per i vari impegni, dalla prima colazione agli orari di lavoro e dei ‘break’ (altro che ‘african time’).
Qui ogni volontario fa quello che puo’, e cio’ consente agli effettivi di riposarsi un po’. Ci e’ stata data la possibilita’ di mettere in pratica quanto ci eravamo prefissati di offrire, e questo ci ha molto gratificato. Ci siamo sentiti parte del sistema, sistema che funziona molto bene, che richiama moltissima gente e che soprattutto e’ a disposizione delle gente povera e bisognosa di assistenza. E’ quello che cercavamo!
(Venire fin qui e sentirci ‘tollerati’, o peggio ancora messi in disparte, sarebbe stato deprimente, demoralizzante!
Ringrazio il Signore che ha consentito che qui si formasse una ‘FAMIGLIA’ composta da gente cosi’ ferma nei propri principi, cosi’ capace nell’operare, cosi’ pronta a promuovere aggiornamenti, ad imparare nuove modalita’ di diagnosi e terapia, a portare avanti sani principi di umanita’, di accoglienza, di disponibilita’ verso chi e’ meno fortunato”.   
(Aldo e Luciana)

“Quando ripensero’ a Chaaria non potro’ fare a meno di ricordare il volto di una donna Meru che con un sorriso sconvolgente e rivolgendomi un discorso nella sua lingua, mi ha accarezzato il volto; non potro’ mai dimenticare tutte le benedizioni ed i ringraziamenti che i pazienti mi hanno rivolto, ma soprattutto spero di portarmi a casa quella serenita’ e quel sorriso che non mi hanno mai abbandonato in questa esperienza! Preghero’ per voi cari Fratelli, affinche’ Dio possa sempre assistervi nel vostro servizio”.
(Manuela)

“Inizialmente al nostro arrivo, pensavamo al volontario come ad una specie di eroe, che arriva in un posto a creare qualcosa di nuovo. Con l’esperienza fatta a Chaaria ci siamo rese conto che il volontario non e’ questo... ed allora ci siamo domandate: ‘ma quale contributo stiamo dando? Il nostro lavoro e’ veramente utile qui?’
Poi cammin facendo abbiamo realizzato che Chaaria e’ come un grande e fantastico puzzle in costruzione, e che noi volontari, insieme ai Fratelli ed a tutto il personale, siamo i pezzi che lo compongono, e che ogni giorno lo fanno diventare sempre piu’ bello e completo.
Chaaria e’ condivisione e dono di se stessi agli altri. Grazie per averci fatto scoprire che cosa significhi volontariato”. 
(Michaela)

“Era una esperienza che desideravo vivere da molti anni, quella di volontariato in una missione in Africa, ma non avrei mai pensato di poterla fare cosi’ da un giorno all’altro e soprattutto... da infermiera!
Sono stati giorni, momenti, ore, piu’ che positivi... il che non vuol dire sempre permeati da euforia ed entusiasmo, sempre ‘rose e fiori’...gioie, difficolta’, soddisfazioni, crisi... ma tutto questo porta ad una positivita’ che rimane salda e radicata dentro di me; euforia ed entusiasmo sarebbero svanite in un nonnulla!
La definirei come una esperienza di crescita e di confronto, confronto con un’altra cultura, un altro mondo, confronto professionale all’interno di una equipe multietnica, e confronto personale con me stessa come persona e come infermiera.
Prima esperienza di volontariato, primo viaggio cosi’ lontano da casa, completamente mio... deciso, programmato ed organizzato; primo Natale non in famiglia, primo ingresso in ospedale da infermiera e non da studentessa tirocinante... non male direi.
Neolaureata in un periodo di cambiamento e transizione in cui si comincia a dare una direzione alla propria vita, questa esperienza porta ad una spinta ulteriore per spiccare il volo!
Asante sana. See you soon”. 
(Maria)

“Ho avuto la possibilita’ di sporcarmi le mani in questo mondo e di spendermi nel servizio, ma non solo: la scoperta di un mondo nuovo, l’incontro con una nuova cultura, riscoprire la bellezza e l’importanza del confronto e della relazione.”
(Massimiliano)




giovedì 29 dicembre 2011

Maria e Massimiliano

Oggi la comunita’ di Chaaria saluta e ringrazia gli infermieri Maria e Massimiliano che hanno concluso il loro servizio a Chaaria per tre settimane. 
E’ stata per noi e per loro una bella esperienza, non priva di tutte quelle difficolta’ che sono inerenti all’approccio di un’altra cultura, ai modi diversi di lavorare tra infermieri italiani ed infermieri kenyoti, alla barriera linguistica costituita soprattutto dal Kiswahili e Kimeru (uniche lingue conosciute dai malati ricoverati in ospedale). 
Ma Maria e Massimiliano hanno saputo superare tale impatto che potremmo definire “shock culturale”, per mettersi umilmente a fianco del nostro personale, per collaborare con loro, per aiutarli senza la pretesa di insegnar loro alcunche’, sempre con l’occhio alla cosa centrale che e’ il benessere del malato. 
Li ringraziamo per l’umilta’ e per la pazienza, che sono virtu’ veramente necessarie per chi viene a Chaaria: le cose certamente stanno migliorando, ma i tempi africani sono biblici, o, se vogliamo, evolutivi... per cui i volontari devono seminare con il loro esempio, e poi i frutti forse si vedranno molto piu’ avanti. 
Grazie, Maria e Massimiliano per aver servito, per esservi donati e per esservi sporcati le mani! 

Fr Beppe

 

mercoledì 28 dicembre 2011

Alta mortalità infantile

Sfortunatamente un recente studio epidemiologico mette il Kenya tra le nazioni africane con la piu’ alta mortalita’ neonatale (Study on Child Survival and Development Strategy 2008-2015). Con 43.600 morti ogni anno il Kenya si pone ad un livello comparabile con Somalia, Nigeria, Democratica Repubblica del Congo,, Tanzania ed Etiopia, dove tale calamita’ ha superato le 50.000 morti all’anno.
La mortalita’ infantile (da zero ad un mese di vita) in Kenya e’ salita da 62 a 77 per 1000 nati vivi negli ultimi 5 anni.
La mortalita’ pediatrica al di sotto dei 5 anni d’eta’ e’ incrementata da 96 a 115 per 1000 nati vivi.
Nyanza, vicino al Lago Vittoria, e’ la provincia con la piu’ alta mortalita’ al di sotto dei 5 anni (206 per 1000 nati vivi... mentre nella Central Province vicino a Nairobi la mortalita’ nella stessa fascia di eta’ e’ di 54 per 1000 nati vivi).
I numeri sopra esposti ci dicono piu’ o meno che 1 bambino ogni 14 nati in Kenya morira’ prima di compiere un anno, ed all’incirca 1 bambino su 9 non arrivera’ al quinto compleanno.
Secondo Evelyn Matiri (del Ministero della Sanita’ Pubblica), ogni giorno il Kenya perde 518 bambini per malattie prevenibili. Le cause indicate dal Ministero sono: malnutrizione, alta incidenza di malattie, scarsa cura all’interno delle famiglie, HIV.
Altri fattori che contribuiscono all’alta mortalita’ sono: difficile accesso ai centri di salute, mancanza di farmaci, scarsita’ di personale sanitario, poverta’.
Evelyn Matiri sostiene che la mortalita’ neonatale costituisce il 40% della mortalita’ infantile.
Il rapporto sopra citato sottolinea il peso della malnutrizione che e’ responsabile del 50% della mortalita’ infantile.
Altri dati interessanti emergono dal rapporto scientifico sopra citato: il 59% dei parti ancora avviene a casa; il 26% in strutture pubbliche, ed il 14% in strutture private (tra cui le Missioni).
Inoltre si sottolinea come la malaria ancora sia una importante causa di morbidita’ e di mortalita’ in Kenya nella fascia di eta’ al di sotto dei 5 anni in cui uccide 34.000 bambini ogni anno.
La malaria poi mantiene una “rate” globale di mortalita’ (cioe’ su tutte le fasce di eta’) che si aggira tra il 3.5 e l’8.5%.
Altro dato e’ che la malaria causa anemia in gravidanza per 16.000 donne incinte, e “low birth weight” alla nascita per 25.000 neonati ogni anno.
Un ulteriore elemento che ha colpito la mia attenzione nel rapporto sulla mortalita’ e’ stato quello delle malattie diarroiche, causate da acqua contaminata. In Kenya solo il 42% della popolazione ha accesso ad acqua potabile, e solo il 46% ha un servizio igienico adeguato.
Anche l’HIV, secondo i dato dello studio che stiamo analizzando, continua ad essere un pericolo per la sopravvivenza dei neonati e per il loro adeguato sviluppo: i neonati ed i bambini con HIV saranno spesso malnutriti, ed avranno frequenti episodi diarroici, con conseguente ritardo di crescita.

Fr Beppe Gaido


Fonti: The Standard. December 27, 2011. High child mortality sheds doubt on Vision 2030. By Antony Gitonga


martedì 27 dicembre 2011

I ragazzi di Sciolze e Rivalba

Ehi salve!!! Lo so forse non ci conosce ancora ed è per questo che vogliamo subito presentarci! 
Siamo un gruppo di Sciolze (in provincia di Torino) della terza media e prima superiore. 
Dopo aver letto il suo blog e dopo i vari racconti sulle fantastiche e faticose esperienze che Margherita ha vissuto a Chaaria abbiamo deciso di conoscerLa meglio e magari di diventare anche amici... siamo rimasti molto colpiti  da una frase che Lei  ha scritto in una lettera che poi il nostro animatore ci ha stampato: "Mi sento solo"...
..non è per niente vero ci siamo qui noi che, sia per tenerle compagnia, sia per aiutare i bambini e i pazienti di Chaaria, abbiamo deciso di allestire un banchetto di biscotti. 
Il ricavato verrà direttamente  mandato a voi. Vorremmo aggiungere che i soldi non sono solo del denaro da utilizzare per iutare i pazienti ma è anche un modo per farLe capire  che pensiamo anche a Lei  che ha intrapreso questo compito così difficile e faticoso. 
Chissà, magari anche noi un giorno saremo al suo fianco... ma per adesso ci limitiamo a donarLe dei soldi per portare avanti questa attività, e anche noi con questi banchetti che allestiremo più volte in un anno, cercheremo di far capire che in qualche modo si può essere d'aiuto anche con una buona "scorpacciata" di biscotti o crepes. 
Eh si figuri questo è solo l'inizio!!! 
Intanto Le diamo qualche foto che dimostrino il nostro lavoro, ci farebbe molto piacere se le facesse vedere anche a qualche bambino o paziente per farli capire come vi siamo vicini.
VOLEVO FINIRE DICENDOLE IL TITOLO DEI CARTELLLONI CHE ABBIAMO FATTO, INERENTI A QUESTA ATTIVITA'..: 
"Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo" - Gandhi.
Un grosso bacio e ovviamente aspettiamo la sua risposta!!     

Gruppo 3 media e 1 superiore
Sciolze-Rivalba  (Torino)





Una nuova epidemia: i boda-boda


La decisione del governo negli ultimi due anni di eliminare la tassa d’importazione sui motocicli di cilindata inferiore ai 250cc, ha portato ad un ‘boom’ di motociclette sulle nostre strade.
Da una stima di 35.000 motocicli prima della legge agli attuali 400.000, e’ avvenuta una vera esplosione che ha anche offerto nuove possibilita’ di piccolo lavoro in proprio (i cosiddetti boda-boda, o mototaxi), ed ha reso gli spostamenti piu’ facili per molti Kenyoti. Si tratta per lo piu’ di moto cinesi di cilindrata compresa tra 125 e 150 cc.
Ma questa rivoluzione nel campo dei trasporti e nel settore dell’occupazione, non e’ venuta senza “effetti collaterali”.
Infatti negli ultimi due anni si e’ registrato anche un aumento dei 400% degli incidenti della strada: il fatto e’ che molti motociclisti non hanno la patente, e non hanno neppure i soldi per frequentare la scuola guida. Spesso la motocicletta e’ acquistata da una persona che ha un posto di lavoro (per esempio un nostro infermiere), il quale poi impiega un giovanissimo a guidare la moto ed a portare avanti il business del mototaxi.
Tantissime volte i taxisti sono cosi’ inesperti ed imprudenti che viaggiano a velocita’ incredibili anche su terreno accidentato, sassoso o sabbioso, con conseguenze che potete immaginare. C’e’ poi il problema del trasporto di piu’ di un passeggero: ho visto mototaxi trasportare anche 5 persone, con il conducente seduto sul serbatoio, immediatamente dietro il manubrio. Cio’ certamente contribuisce al numero di incidenti anche gravi. Ci e’ capitato per due volte negli ultimi tempi che una mamma sia partita da Mukothima con il neonato malato, e poi, a causa del fatto che sulla moto ci si doveva stringere sempre di piu’ per far posto ad altri passeggeri, i bimbi sono giunti a Chaaria ormai morti per soffocamento.
Nessuno o quasi poi usa il casco!
Gli incidenti motociclistici coinvolgono pure passanti che a volte non fanno in tempo a scansarsi prima dell’arrivo di questi centauri senza scrupoli.
Per noi l’avvento dei boda-boda ha quindi anche significato un aumento dei casi di traumatologia, che a volte sono cosi’ complessi (traumi cranici, fratture multiple ed esposte) che non possiamo comunque gestire a Chaaria.
Speriamo vivamente che il settore venga un po’ regolamentato, al fine di ridurre l’epidemia di morti della strada che al momento sembra fuori controllo.

Fr Beppe

Fonti:
BBC WORLD SERVICE RADIO


lunedì 26 dicembre 2011

Una morte in sala

Sono le 23.30 del giorno di Natale ed il cicalino suona:
“C’e’ una emergenza! E’ un trasferimento dal Tharaka!”.
E’ difficile coordinare le idee quando si viene svegliati nella prima mezz’ora di sonno, ma mi precipito in ospedale.
Si tratta di una giovane donna, che appare molto anemica ed ormai in condizioni generali direi terminali.
Metto insieme le idee e decido prima di tutto di eseguire un’ecografia d’urgenza: l’eco conferma il mio sospetto diagnostico: si tratta di una gravidanza extrauterina, ormai rotta, e con enorme emorragia interna.
Non avendo laboratoristi reperibili, sono io a testare velocemente l’emoglobina (che risulta di 2 g/dl) ed il gruppo sanguigno, che e’ O positivo. Mando il guardiano a svegliare Jesse, in quanto non posso certo tentare di entrare in sala senza l’anestesista, date le condizioni critiche della paziente... ed intanto faccio le prove crociate su sangue che temporaneamente sottraggo ad un’altra ricoverata.
Prepariamo l’operanda per la sala: toglierle i vestiti impolverati, lavarla, farle la tricotomia, inserire il catetere ed allestire i set chirurgici non ci richiede piu’ di 15 minuti.
La mamma pero’ continua a peggiorare ed il suo respiro e’ “gasping” anche prima di incidere la cute. Il monitor ci rivela complessi cardiaci premortali.
Io non vorrei agire, ma Jesse e l’infermiera mi spingono a farlo, dicendomi che la speranza e’ l’ultima a morire: la paziente non respira, ma siccome c’e’ attivita’ cardiaca, Jesse la intuba, la ventila e le pratica adrenalina.
Velocemente iniziamo l’intervento; in un batter d’occhio siamo nella cavita’ peritoneale da cui aspiriamo almeno quattro litri di sangue, mentre una sacca di emazie entra nelle vene della donna al massimo della celerita’ consentita dallo spremisacca regalatomi dagli amici delle Molinette.
Troviamo immediatamente la sede dell’ectopica: clampiamo e suturiamo, arrestando l’emorragia in pochi minuti.
Dal punto di vista operatorio non ci sono grossi problemi: aspiriamo il sangue dall’addome; laviamo il peritoneo con fisiologica tiepida, e chiudiamo.
Ma la paziente non riprende una respirazione spontanea e pian piano anche la traccia del monitor si trasforma dapprima in fibrillazione ventricolare seguita poi da asistolia. Appena do l’ultimo punto sulla cute, l’ECG si fa costantemente piatto.
Abbiamo perso la malata in sala.
Siamo tutti imbrattati di sangue che si e’ sparso abbondantemente anche sul pavimento, e siamo molto depressi.
Ora dobbiamo parlare con il marito e gli altri parenti che sono fuori in corridoio.
E’ molto dura!
E’ sempre difficile dire ad uno sposo che la giovane consorte non c’e’ piu’!
Ma lui e gli altri congiunti non sono stati affatto rudi con noi.
Erano invece molto arrabbiati con la struttura rurale che aveva accolto la donna due giorni prima: in quel centro di salute avevano fatto una diagnosi di malaria, senza neppure un esame microscopico della goccia spessa; avevano scritto in cartella che la paziente era anemica, senza pero’ testare una emoglobina.
Ma la cosa che li rendeva tristi ed aggressivi era il fatto che la donna aveva perso coscienza alle 5 del pomeriggio, e lo staff di quella struttura aveva perso ore preziose, praticando inutili infusioni di soluzione salina, senza pensare ad un trasferimento urgente. La decisione di portare la malata a Chaaria e’ in effetti avvenuta piu’ di cinque ore dopo la perdita di coscienza!
“Se ci avessero detto che avevano problemi con l’auto, saremmo venuti a Chaaria con il matatu!”
Io non so cosa dire.
Non voglio aumentare la tensione che c’e’ nell’aria, e sprattutto non intendo incitare animosita’ verso lo staff dell’altra struttura.
Cerco di calmare i parenti affranti, e poi in privato provo a spiegare gli errori compiuti ad una delle infermiere che aveva accompagnato la malata: c’e’ sicuramente stata una catena di errori che si sono sommati dando origine ad un circolo vizioso che ha portato all’esito fatale.
Prima di tutto ho consigliato di non ricoverare malati gravi in strutture dove non c’e un medico o dove le possibilita’ diagnostiche sono scarse: in caso di dubbio e’ meglio riferire immediatamente ad una unita’ di livello superiore.
Poi ho caldamente suggerito di non considerare automaticamente come malaria cerebrale una perdita di coscienza inspiegata, soprattutto in una donna giovane: ho ripetuto il mio assioma secondo cui tutte le donne nel nostro contesto sono gravide fino a prova contraria, e che una lipotimia e’ un segno importante di sospetto per una ectopica.
Ho anche consigliato di rimanere molto aperti nelle ipotesi diagnostiche: la mia impressione e’ che il fatto di pensare inizialmente alla malaria, ha poi portato ad una interpretazione di tutti i sintomi alla luce di quell’ipotesi, senza la necessaria coscienza critica che avrebbe potuto portare a considerare altre cause. E’ come se, il primo giorno, quelle infermiere si fossero messe degli occhiali, attraverso cui hanno poi distorto il fluire dei sintomi alla luce dell’interpretazione originaria.
E da ultimo ho ricordato che ogni ritardo nel trasferimento puo’ essere rapidamente letale per i nostri malati, soprattutto quando si viene da lontano e la strada e’ accidentata... per cui e’ meglio trasferire con eccessivo anticipo che tardare!
Credo che queste infermiere, visibilmente afflitte e turbate, abbiano compreso, e che non ripeteranno certo un tale errore.
Ora devo cercare di rimpiazzare il sangue che ho “preso in prestito dall’altra paziente” di Chaaria.
Mentre trasportiamo la giovane donna al mortuario, non posso fare a meno di pensare a quel marito diventato vedovo il giorno di Nalate ed ai suoi bambini che non rivedranno piu’ la loro mamma. Mi torna in mente il cactus che c’e’ davanti alla cappella della clausura di Tuuru, e mi perdo un attimo a fantasticare trasognato: per molti la vita e’ proprio come questa pianta grassa; le spine ci sono sempre e sono molto lunghe, ma i fiori si vedono davvero raramente.

Fr Beppe Gaido  


domenica 25 dicembre 2011

Un prezioso regalo di Natale


Ringraziamo di cuore la Associazione di Trento AFRICA RAFIKI, per aver sponsorizzato un costoso ed efficace sistema di pannelli solari che ha reso il centro Buoni Figli completamente autosufficiente dal punto di vista elettrico.
E’ un apparato molto moderno che funziona benissimo, per cui non ci sono assolutamente differenze tra l’uso della corrente di rete e quello dei pannelli.
Il nuovo impianto ad energia solare prima di tutto risolve il problema dell’oscurita’, quando manca la corrente elettrica per molte ore e dobbiamo fermare il generatore per motivi di risparmio energetico.
Inoltre, anche quando c’e’ l’elettricita’, escludendo il centro dalla rete ed usando l’energia dei pannelli, possiamo risparmiare un bel po’ di soldi dalla bolletta.
Le foto allegate si riferiscono al momento della posa del sistema da parte di una multinazionale operante a Nairobi.
La missione di Chaaria ha anticipato il denaro, in quanto la Associazione  AFRICA RAFIKI doveva dimostrare con fatture e documentazioni ufficiali che il lavoro era effettivamente stato fatto, prima di ricevere i fondi dalla Regione. Ma gli amici del Trentino sono stati assolutamente di parola, e ci hanno rimborsato la spesa intercorsa.
Insieme ai benefattori italiani, sento il dovere di ringraziare fraternamente e sinceramente Fr Giancarlo che ha seguito con precisione e costanza tutte le pratiche burocratiche che hanno condotto ad un’operazione rapida e “trasparente”... condizione necessaria per il successo di ogni donazione internazionale decisamente consistente.
Al mio ringraziamento per AFRICA RAFIKI si unisce quello del Superiore Fr Roberto Trappa, dell’assistente sociale Fr Robert Maina, del catechista Fr Joseph Muchiri, di Sr Joan e sr Cecilia e del personale operante nel centro... e naturalmente quello dei ragazzi ‘diversamente abili’ che ora non dovranno piu’ ricorrere alla lampada a petrolio.
Buon Natale e felice anno nuovo a tutti i membri di AFRICA RAFIKI  ed alle loro famiglie.
I nostri auguri si uniscono alla promessa di una preghiera sincera.

Fr Beppe Gaido






sabato 24 dicembre 2011

Buon Natale 2011


Carissimi lettori e volontari,
so che molti di voi stanno raccogliendo fondi per noi con grandissima generosità, altri si preparano a venire; altri collaborano a vario titolo alle attività della Associazione (cene di Natale, concerti, mostre fotografiche, calendario, ecc). So che questo è un vostro modo di dirci che ci volete bene e che vi ricordate sempre di noi.
Lino e Luciano ci informano puntualmente della vostra generosità e del vostro impegno, ed è per questo che sentiamo il bisogno di dirvi grazie con tutto il cuore per tutto quello che fate. E’ un segno che apprezzate quello che il Signore ci ha concesso di realizzare in questi anni. Infatti ci sentiamo sostenuti ed incoraggiati dalla vostra simpatia e dalle vostre preghiere. Oggi ringraziamo in modo particolare per l’efficace risposta al nostro S.O.S. riguardante l’attivita’ odontoiatrica: Mercy potra’ andare in ferie a febbraio, mentre nel mese di gennaio potra’ imparare nuove tecniche di lavoro, grazie alla maratona di volontariato organizzata per i mesi di gennaio e febbraio attraverso il coordinamento delle due associazioni di Torino e Cagliari
Qui l’atmosfera di Natale è poco visibile. Il sole brilla limpidissimo in un cielo blu, e fa anche un caldo afoso che ricorda di più il ferragosto italiano che il Natale. Non ci sono addobbi per le strade ed anche la Chiesa parrocchiale è completamente spoglia di segni esterni. All’infuori di un modesto presepe.
Anche noi abbiamo fatto il presepio nel Centro Buoni Figli.
A Chaaria non ci sono vetrine, e qui non esiste la tradizione dei doni natalizi. I bambini non sanno di Gesù Bambino che porta i regali ai buoni, ed il carbone ai cattivi. Non conoscono Babbo Natale (se non i figli di famiglie abbienti che possono frequentare il supermercato a Meru, dove un bambolone gigante si agita e canta: “Merry Christmas”.  Cose come le renne, le slitte, la neve sono totalmente al di fuori del loro orizzonte mentale, dal momento che non li hanno mai visti.
Pero’ le stelle di Natale sono bellissime!
Qualcune e’ alta come un albero!
Comunque anche qui Natale è una festa per la famiglia, una occasione in cui la gente si ritrova a casa e festeggia questa unità anche solo con un pollo, ingrassato per l’occasione.
Il nostro lavoro continua più o meno come al solito, tra tanti malati bisognosi che a volte riusciamo a soccorrere ed a volte muoiono nonostante il nostro impegno. Abbiamo sempre moltissimi parti, che per lo più vanno bene, e questo è per noi di grande consolazione: una nuova vita che nasce è sempre un dono impagabile di Dio che ci incoraggia anche di fronte agli innumerevoli fallimenti in altri campi (malaria, AIDS, TBC... ed ultimamente molti casi di insufficienza renale).
Vedremo quanti Gesu’ bambino nasceranno questa notte nella sala parto di Chaaria!
Pregheremo per voi nella notte santa, durante la Messa di mezzanotte... che qui comincia alle 10, ma finisce dopo le 2: questo è quanto possiamo offrirvi in cambio del vostro sostegno.
Rimaniamo uniti nel Signore.
Appena possibile prepareremo uno schema delle attività dell’anno che sta per concludersi, un anno in cui abbiamo visto le nostre prestazioni dilatarsi ulteriormente, il numero di pazienti lievitare ancora un po’ rispetto all’anno precedente, la tipologia degli interventi diversificarsi ulteriormente e farsi piu’ complessi... mentre il numero dei Buoni Figli è al “tutto esaurito” con 50 presenze.
Tanti cari auguri di Buon Natale e felice anno nuovo.
Ciao. Un forte abbraccio a tutti voi.

Fr Beppe Gaido, Fratelli e Suore di Chaaria


venerdì 23 dicembre 2011

Auguri


Buon Natale ed un Sereno Anno 2012

Il Consiglio Direttivo


Naomi è andata a casa


Questa mattina era raggiante, quando e’ salita sulla macchina con Joseph alla volta della povera magione della sua nonna.
Ha aspettato tanto questo momento!
Ora finalmente potra’ trascorrere due settimane con la nonna che l’ha allevata, fino al momento in cui un virus ha deciso di stroncare la sua giovinezza.
Naomi ha portato a casa una torta, per festeggiare il Natale “con i suoi”.
Ma allo stesso tempo, Naomi pensa a tante persone che le vogliono bene sia a Chaaria che in Italia, e mi incarica di porgere a tutti i migliori auguri di Buon Natale e di felice anno nuovo.
Nella foto ci vedete insieme al “Pig and Wistle”, un locale di Meru, dove abbiamo celebrato il suo compleanno un sabato pomeriggio, quando Aldo ci aveva fatto il favore di rimanere di guardia in ospedale.

Fr Beppe Gaido


giovedì 22 dicembre 2011

Buon Natale Chaaria e grazie...


Mi piacerebbe molto vivere le Feste Natalizie a Chaaria.
In confronto ai nostri Natali di stile “nordico” con neve, Babbi Natale, renne ed armamentario scandinavo di pini ed abeti riccamente addobbati, sicuramente Chaaria è più vicina alla Natività Originale: povera gente, capanne, magri armenti, pastorelli scalzi e polverosi, sorrisi ed entusiasmo sincero, canti straordinari e movenze di ballo durante la messa con Mururo serio e compito. Niente stress da regali, niente serie interminabili di abbuffate.
Quindi Chaaria ti mando il mio Buon Natale: Domenica ti penserò.
Ma voglio anche approfittare per ringraziarti dei tanti doni che ho ricevuto da te: aver conosciuto un mondo diverso, affascinante e crudele, aver incontrato persone, i Fratelli e le Sorelle del Cottolengo che hanno deciso di spendere la loro vita non per sé ma per gli altri obbedendo a regole severe e mi costringono a pensare cosa ho fatto della mia vita, aver condiviso queste sensazioni con molti volontari continentali e non, giovani(evviva) e meno giovani (evviva), sia in missione che in Italia ed aver imparato da loro entusiasmo e rigore.
Tra pochi giorni sarò lì e ti ringrazio anticipatamente dell’accoglienza sempre calorosa, per l’abbraccio di Mururo e Kemani, il sorriso eroico di Naomi, i madasi ed i chappati al coffe.break, le sudate in Sala Operatoria; farei volentieri a meno del canto del gallo in piena notte, ma forse quella gigantesca luna o le luminosissime stelle gli fanno credere sia già l’alba.
Buon Natale Chaaria, a presto e grazie.

Max Albano


Poesia di Anna Gaido: Accendiamo una luce

Pubblichiamo volentieri una poesia scritta da Anna Gaido, la sorella di Fr. Beppe...


Accendiamo una luce per un Natale più bello e più sereno.
Per illuminare il cammino di questa umanità sofferente.
Accendiamo una luce per dare a tutti i diseredati  e  i poveri
più speranza.
Accendiamo una luce per  servire meglio i malati.
Per essere più veri e più illuminati dalla forza dell'umiltà.
Accendiamo la fiaccola  dell'amore  per  seguire la via  indicata
da Gesù Bambino.
La gioia dell'amore, la speranza della pace e la certezza della solidarietà
siano le luci di questa notte di Natale e illuminino noi e il nostro fratello
vicino e lontano.

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO
Anna, Luigino, Enrico e Cristina




Anestesisti: tutto come prima!


Ripenso al famoso assioma socratico: “tutto passa!”.
Ed insieme mi sovviene quella frase di Santa Teresa d’Avila che a Taize’ si ripete all’infinito, cantando in forma litanica: “Nulla ti turbi, sulla ti sgomenti... Dio solo basta!”.
Infatti oggi, in modo del tutto inaspettato il nuovo anestesista Cleophus ha rassegnato le sue dimissioni a partire dal 31 dicembre 2011.
Ha dato ragioni del tutto personali per la sua inaspettata decisione che viene a circa due mesi dall’inizio del contratto di lavoro, dopo i tre mesi di prova.
Cleophus e’ vedovo ed ha bambini piccoli;  vuole sistemarsi nella vita familiare prima di lavorare nuovamente, dicendo di non avere la serenita’ mentale per fare l’anestesista in un ospedale tanto congestionato quanto Chaaria.
Questo ci riporta alla situazione iniziale, con il vechhio Jesse come unico anestesista.
La presenza di Cleophus, unita all’arrivo della macchina per anestesia, ha comunque stimolato positivamente Jesse, che ora intuba e curarizza i pazienti al bisogno: con lui Antonello ha fatto anche la amputazione del retto, operazione durata sette ore e mezza.
La decisione di Cleophus ricade ovviamente anche sulle mie spalle: gia’ speravo di poter mettere un anestesista di chiamata notturna, almeno quando ho dei volontari ginecologi che possono farsi il cesareo da soli; inoltre, per qualche mese ho avuto la tranquillita’ dei week end coperti dal punto di vista anestesiologico.
Ora invece ritorniamo al passato: sabato, domenica e feste comandate sono nuovamente l’unico anestesista, cosi’ come per la notte.
Abbiamo gia’ iniziato la ricerca di un nuovo anestesista, ma la cosa non e’ semplice perche’ sono davvero pochi sul mercato e molto esigenti dal punto di vista retributivo.
Ma la Provvidenza ci aiutera’, come ha sempre fatto fino ad oggi.

Fr Beppe