mercoledì 29 febbraio 2012
We miss Chaaria...
martedì 28 febbraio 2012
La nuova sala operatoria
Benedicta Kairuthi
lunedì 27 febbraio 2012
Harriet la paga troppo cara
domenica 26 febbraio 2012
Meglio non chiedere troppo
sabato 25 febbraio 2012
Il digiuno gradito a Dio
Idealmente oggi mi collego con il post del mercoledi’ delle ceneri.
Mentre ripeto la mia convinzione che un po’ di digiuno non mi fa assolutamente male (oggi per esempio mi ha scritto un amico missionario che opera in Niger e mi ha detto che laggiu’ il 65% della popolazione non ha cibo a sufficienza a causa della siccita’), desidero pero’ lasciarmi stimolare dalla lettura del Profeta Isaia propostaci nella Messa di ieri. Invito tutti voi a rileggere Is 58,1-9.perche’e’ un testo stupendo ed estremamente forte, poetico e chiaro nello stesso tempo.
In pratica il Profeta asserisce che Dio e’ nauseato dai nostri digiuni e non ce la fa piu’ con le nostre solenni liturgie che ci servono piu’ che altro per metterci a posto la coscienza, mentre nella vita di tutti i giorni ci odiamo a vicenda, sparliamo gli uni degli altri, siamo ingiusti verso il nostro prossimo ed opprimiamo i deboli. Dio ci ricorda che non possiamo lavarci la coscienza con delle pratiche esterne quando nelle nostre comunita’ c’e’ guerra intestina, pregiudizio, oppressione del povero ed ingiustizia verso i deboli. Isaia ci indica che il digiuno gradito a Dio e’ togliere i gioghi ingiusti, soccorrere l’orfano e la vedova, lavorare per la giustizia.
Ecco quindi una nuova chiave di lettura per il nostro digiuno quaresimale: dobbiamo soprattutto cercare di volerci piu’ bene, e di agire e parlare solo per il bene degli altri. Volersi bene e’ il centro del Cristianesimo; e’ il primo e piu’ importante comandamento... ma e’ anche il precetto piu’ disatteso.
Ecco quindi che oggi abbiamo un nuovo stimolo per la conversione: il nostro digiuno deve essere lo sforzo di volerci bene, di essere buoni con tutti, di servire gli altri nella carita’, di lottare per la giustizia. Il nostro digiuno e’ nel diventare sempre di piu’ i servi dei nostri fratelli... soprattutto i poveri e gli oppressi.
E’ un digiuno ancor piu’ esigente di quello del cibo, ma sicuramente puo’ portare grandi frutti nella nostra vita se ci proviamo con serieta’... ed e’ il digiuno che Dio accetta, secondo le parole di Isaia.
PS: i bambini nella foto sono dell’ospedale di Chaaria e non del Niger.
Fr Beppe Gaido
venerdì 24 febbraio 2012
Incontro alla Piccola Casa di Torino - Sabato 31 Marzo 2012
08.30 Registrazione presenze: Punto Incontro
SEZIONE SERVIZIO SANITARIO: AULA MAGNA OSPEDALE
giovedì 23 febbraio 2012
Decennio
mercoledì 22 febbraio 2012
Mercoledi' delle Ceneri: digiuno, carita' e preghiera quaresimali

Oggi la nostra giornata lavorativa e’ iniziata con una solenne celebrazione della Messa insieme a tutti i malati dell’ospedale: degenti, operatori e volontari insieme hanno ricevuto il segno delle ceneri, riconoscendosi peccatori e bisognosi di conversione.
I Buoni Figli avranno la loro Messa alle 17.30.
All’inizio della quaresima siamo tutti chiamati ad una giornata di digiuno, cosa che sembra molto strana, perche’ pare una pratica antiquata e senza alcun valore.
Ma a me sembre che invece il digiuno sia veramente importante anche al giorno d’oggi.
Pensiamo per esempio che tanti nostri fratelli nel Nord del Kenya, nel Sud dell’Etiopia ed in Somalia, ancora soffrono la fame pur avendo ricevuto una buona stagione delle piogge negli ultimi mesi: infatti i raccolti non sono ancora pronti nelle campagne, e la gente e’ ancora senza cibo.
Non posso a questo riguardo tacere la mia profondissima ammirazione per i nostri fratelli musulmani che durante il sacro mese del Ramadan, digiunano davvero con una serieta’ che i cristiani dovrebbero imparare. Essi non portano nulla alla bocca dall’alba al tramonto: non mangiano e non bevono; non fumano e non assumono farmaci. Spesso li disprezziamo dicendo che poi alla notte si abbuffano. Ma dovremmo provare anche noi cosa vuol dire stare senza un boccone di cibo e senza un goccio d’acqua sotto il solleone dell’equatore dove le giornate sono sempre uguali, e l’alba e’ alle 6 di mattina, mentre il tramonto e’ alle 7 di sera. Pensate a quanto possa bruciare fare il pastore, il contadino od il muratore, soprattutto se non mangi e non bevi! Ma gli islamici sono veramente ammirevoli in questo, ed al mattino gia’ li trovi in moschea a pregare alle 5 in punto.
La Chiesa comunque ci da’ una chiave di lettura importantissima del digiuno: non e’ una pratica masochistica, ma un atto di carita’. Infatti una orazione quaresimale dice: “aiutaci, Signore, a rinunciare a qualcosa dalla nostra mensa, per aiutare coloro che sono nel bisogno”. Ecco quindi il punto centrale: digiuniamo per aiutare gli altri, per risparmiare qualcosa e donarlo!
Mi sento pure di dire, rischiando di essere considerato retrogrado, che comunque io credo nel valore ascetico del digiuno: saper rinunciare; essere in grado di tenere sotto controllo per un po’ i crampi della fame, ci aiuta a rafforzare la nostra volonta’. Se non sappiamo dire di no ad un po’ di cibo, come possiamo essere allenati per sacrifici piu’ grandi che la vita ci puo’ richiedere?
E poi possiamo considerare il digiuno in una chiave anche piu’ ampia: in quaresima possiamo esercitare, che ne so, il digiuno degli occhi o quello della lingua: per esempio astenerci da certi spettacoli televisivi che non ci sono di alcun aiuto; o guardare sempre l’altro con occhio di misericordia, astenendoci da ogni sguardo di giudizio e di condanna. Possiamo digiunare evitando il gossip, il parlar male degli altri, l’altercare e litigare.
Ecco, mi sembra che anche al giorno d’oggi si possa e si debba parlare di digiuno, e mi pare che sia una pratica ancora molto importante per noi uomini moderni.
Ma il Vangelo di oggi (cfr Mt cap 6) ci da’ altri stimoli su come vivere la quaresima. Prima di tutto deve esser un tempo di carita’ ed opere buone.
Possiamo pensare alla tradizionale elemosina od offerta finanziaria, ma soprattutto siamo chiamati a dare attenzione e tempo di servizio gratuito al nostro prossimo. Puo’ essere volontariato o magari solo qualche gentilezza gratuita con i nostri cari o con i vicini di casa. La quaresima ci chiama quindi al dono: di cose o soldi certamente, ma soprattutto alla donazione di noi stessi, dei nostri talenti, delle nostre energie e del nostro tempo.
C’e’ poi la preghiera che deve costituire un altro importante impegno della nostra quaresima.
Ma quello che mi pare piu’ importante e’ il richiamo di Gesu’ di fare tutto “in segreto”.
Il mondo e’ pieno di gente che ostenta le opere buone, il digiuno o anche la preghiera.Ma coloro che amano apparire davanti agli uomini “hanno gia’ ricevuto la loro ricompensa”. Chi comprende lo spirito della quaresima, digiuna “profumandosi il volto” perche’ nessuno veda; chi fa la carita’ o prega, lo fa nel segreto, convinto che il Padre celeste “vede nel segreto”.
Buon cammino di conversione prima di tutto a me stesso e poi a tutti i lettori del blog.
Fr Beppe Gaido
martedì 21 febbraio 2012
Alcuni dati...
Prima
di tutto e’ matematicamente provato che abbiamo lavorato sempre di
piu’, se guardiamo al numero totale degli interventi nei tre anni
considerati… e dobbiamo tenere conto che i numeri non possono esprimere
il maggior impegno richiesto da operazioni sempre piu’ lunghe. Alcune classi di
operazioni hanno subito anche lievi contrazioni, e questo e’ stato
soprattutto legato alla tipologia degli specialist presenti a Chaaria
come volontari.lunedì 20 febbraio 2012
Chaaria-Canada-Usa
domenica 19 febbraio 2012
La donazione e' una forza autorigenerante (stralci di un'intervista)
venerdì 17 febbraio 2012
Alcuni dati dalla chirurgia
giovedì 16 febbraio 2012
Dati statistici sull'attività anestesiologica a Chaaria
mercoledì 15 febbraio 2012
Brian Munene
Ho ormai due anni ed ora cammino benissimo.
Brian Munene
martedì 14 febbraio 2012
Il cantiere di Chaaria
Fr Beppe
FMG: mutilazioni genitali femminili o circoncisione
Per le donne locali però ci sono altri significati molto profondi e per me sconosciuti: con la circoncisione la giovane viene ufficialmente accolta nel mondo degli adulti (le FGM infatti vengono praticate tra i 14 e i 18 anni); sopportando il dolore lancinante di questa pratica tradizionale officiata senza alcun tipo di anestesia, le adolescenti danno una forte prova di coraggio davanti a tutta la popolazione: esse diventeranno donne dimostrando di poter sopportare una sofferenza atroce che precludera’ loro per sempre ogni piacere sessuale.
Dimostrare di poter sopportare eroicamente queste mutilazioni rende le ragazze orgogliose di se stesse. Il giorno dell’operazione vengono radunate tutte le ragazze del villaggio presso la capanna, e per una volta le giovani si sentono regine: esse rivcevono attenzioni e regali, e questo fa dimenticare il dolore provato.
Per loro poi la circoncisione ha un significato educativo: per un mese resteranno chiuse in una capanna, dopo il “taglio” rituale. Esse riceveranno il cibo solo dale altre donne del clan. Non potranno vedere nessun altro. Queste stesse donne sono incaricate di insegnare loro le regole della vita adulta. La circoncisione diventa in pratica una autorizzazione al matrimonio, ed insieme previene per loro il rischio di essere escluse dalla vita del villaggio.
Io onestamente faccio fatica a comprendere tutti questi aspetti culturali. A me sembra una cosa barbara e profondamente ingiusta verso le ragazze. Mi riempie di rabbia quando in sala parto vedo donne che complicano con lacerazioni genitali estesissime proprio a causa della circoncisione; oppure quando si deve ricorrere al taglio cesareo a causa di danni permanenti causati dalle cicatrici conseguenti alle mutilazioni.
Fr Beppe
lunedì 13 febbraio 2012
Solo dieci giorni fa...
Max
Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.
Fratel Beppe Gaido






