sabato 31 marzo 2012

Sorella acqua

Anche se il Kenya non e' colpito cosi' pesantemente dalla siccita' come altre Nazioni del Sahel, la situazione e' grave anche da noi. 
Nel Nord del Kenya circa tre milioni di persone vivono ora con aiuti alimentari donati dalla F.A.O., e dipenderanno dai donatori internazionali anche per le sementi da piantare nella speranza della pioggia. 
Pure a Chaaria le piogge sono in ritardo di almeno due settimane, ed i contadini sono molto preoccupati perche' temono di perdere i semi affidati alla terra. E noi non siamo da meno: abbiamo anche noi seminato, ed in piu' le nostre pompe dell'acqua cominciano ad avere problemi a causa dei giacimenti molto impoveriti. 
Se non inizia a piovere prima di Pasqua, certamente dovremo razionare l'acqua per la Missione e per l'ospedale. Invito comunque tutti a pregare anche per il Niger e per il Chad: miei amici missionari in quei Paesi sulle frange del Sahara, mi dicono che la situazione e' disperata, e che i governi, pur distribuendo cibo, non riescono a nutrire l'intera popolazione, soprattutto nei villaggi piu' remoti. 
Colgo l'occasione per augurare a tutti i lettori del blog una settimana santa colma della grazia del Signore, nella attesa del grande evento della Risurrezione. Domani celebreremo la domenica delle Palme, ed accompagneremo Gesu' che entra trionfante in Gerusalemme, solo per essere poi tradito da quelle stesse persone che per Lui gridavano "Osanna"... La domenica delle Palme, oltre che introdurmi nel mistero della passione redentrice di Cristo, da sempre mi ricorda pure il mistero del tradimento umano, dell'instabilita' della fama e dei giudizi degli altri. 
E' quindi una giornata in cui sempre penso che dobbiamo fare le cose per Dio, senza pensare a quello che dice la gente: tanto, chi ti osanna oggi, poi ti tradisce domani. 
Se lo hanno fatto al Maestro, certamente il discepolo non puo' sperare di essere immune da una tale sorte. 

Fr Beppe Gaido 


venerdì 30 marzo 2012

Pietro e la chirurgia della mano


Con la sua venuta a Chaaria, e’ come se lo sciopero degli altri ospedali fosse ricominciato: abbiamo fiumane di gente che chiedere di essere operata.
Grazie alla sua estrema bravura ed alla grandissima competenza delle anestesiste pavesi Federica e Raffaella, le operazioni che affrontiamo tutti i giorni sono molto complesse: tiroidectomie, tumori dello stomaco, tumori del retto, tumori dell’endometrio.
Tutto questo naturalmente va solo ad aggiungersi alla chirurgia di media difficolta’ come ernie, prostate, mammelle, cisti ovariche, ecc.
E come non ricordare che ogni giorno (ed ogni notte) abbiamo sempre la spada di Damocle dei 3-4 cesarei di emergenza, ed innumerevoli raschiamenti uterini!
Le liste operatorie sono in genere molto esigenti; di pranzo non se ne parla neppure ed a cena si arriva sovente dopo le nove di sera.
Tra un intervento e l’altro bisogna poi pensare alle visite ambulatoriali, alle ecografie, alle gastro-colonscopie, ed al reparto: tutto cio’ per darvi un’idea della grandissima pressione lavorativa a cui siamo sottoposti.
La collaborazione con le ragazze della sala e’ sempre ottima, e questo certamente aiuta moltissimo.
Da segnalare anche l’estrema difficolta’ che le addette alla lavandera  e la nostra Juliana incontrano nel tenere il passo con il numero di interventi chirurgici: lavare, sterilizzare e preparare le garze costituiscono un settore nascosto ed umile con cui dobbiamo essere sempre all’unisono per poter mantenere un ritmo operatorio del genere.
E come non pensare all’approvvigionamento di ossigeno e di farmaci anestetici!
E’ quindi un momento molto esigente ed anche esaltante in cui ancora una volta tocchiamo con mano il grande aiuto che Chaaria sta dando alle popolazioni di questo angolo d’Africa.
Ed ancora una volta diciamo grazie ai volontari per quanto ci donano.
PS: proprio nell’ottica del nostro continuo grazie ai volontari, ci uniamo idealmente con la riunione formativa della Associazione a Torino, ed esprimiamo la nostra riconoscenza sia alle persone che vi parteciperanno, e sia soprattutto agli organizzatori e relatori. Buon lavoro a tutti gli amici di Torino! 
Un particolare abbraccio agli amici siciliani che hanno deciso di andare fino a Torino per l’incontro.
Fr Beppe Gaido 


giovedì 29 marzo 2012

Foto d'epoca: gli albori della chirurgia a Chaaria

La foto allegata e' del 1998, e si riferisce ai primissimi mesi dopo il mio arrivo a Chaaria. 
Qui mi vedete con Fr Maurizio in una delle prime suture realizzate nell'allora Chaaria Catholic Dispensary. 
Non si puo' dire che avessimo una sala operatoria a regola d'arte, ne' che fossimo vestiti da chirurghi; ma ogni cosa nasce sempre da un inizio, e gli inizi sono sompre molto umili. 
Sono come dei semi destinati a germogliare ed a diventare un grande albero carico di frutti. 
Anche in questo campo possiamo ringraziare la Divina Provvidenza per i grandi passi che ci ha permesso di compiere fino ad oggi. 

Fr Beppe 


Marialuisa


Ringraziamo di cuore la generosissima Marialuisa Ferrando, internista e cardiologa, che ha dedicato tre settimane della sua vita al servizio dei nostri malati. Era la sua seconda volta a Chaaria, e pensiamo che sia stata per lei un’esperienza veramente forte.
Ha speso le sue giornate in reparto, dal mattino alla sera dopo cena, sempre con la sensazione di non riuscire a fare tutto. “A Chaaria il lavoro e’ aumentato tantissimo!” era il suo ritornello quotidiano. “Non ci sono piu’ week end; anzi, sabato e domenica sono peggio degli altri giorni” erano frasi sofferte e veritiere che Marialuisa si lasciava scappare.
Ci ha veramente aiutato anche attraverso la sua specifica competenza di ecocardiografista, permettendoci molte diagnosi che senza di lei ci sarebbero sfuggite.
Con Marialuisa abbiamo fatto anche due pericardiocentesi ad una paziente con tamponamento cardiaco… e la malata sta veramente molto meglio adesso.
La sua presenza si e’ embricata con gli ultimi giorni di Hania, da cui ha imparato molte cose sulla gestione del reparto in quest’ultimo periodo; e si e’ sovrapposta con le prime giornate di Raffaella, internista ed anestesista di Pavia, a cui ha trasmesso le sue conoscenze prima di partire.
Mi pare che ci sia stato un ingranaggio perfetto e che, grazie a Marialuisa, Hania e Raffaella, il dipartimento donne abbia potuto godere di una assistenza medica altamente superiore alla media di Chaaria.
Grazie di tutto, Marialuisa! 

Tra le mille ragioni per esserti riconoscente, c’e’ anche e soprattutto la paziente traduzione in Italiano delle lezioni del giovedi’ mattina.  Attraverso il tuo lavoro, ora gli aspiranti volontari hanno a disposizione un “bignamino per infermieri” ed un "bignamino per medici" che, pur con tante imprecisioni ed anche qualche errore, generalmente offre un ottimo strumento di orientamento per i medici che desiderano venire a Chaaria.
A proposito degli errori del “bignamino”, chiedo umilmente ai volontari di segnalarli o a me o direttamente a Marialuisa, in modo da poter ulteriormente migliorare tale utilissimo strumento.
Marialuisa ha dedicato moltissime ore a tale lavoro di traduzione, ed ancora una volta mi ritrovo nella posizione di chi dice grazie e promette una poverissima preghiera per le sue intenzioni.
Fr Beppe Gaido

mercoledì 28 marzo 2012

Foto d'epoca dell'odontoiatria

Nelle foto qui allegate potete vedere gli albori della attivita' dentistica a Chaaria. Sono foto scattate tra il 1997 ed il 2000: la qualita' e' quello che e' perche' si tratta di scannellizzazioni di immagini cartacee. In esser potete vedere Loredana Bosso, il Dr Melani con la Dottoressa Rita, il Dr Veronesi, il Dr Postini con Antonella. 
Se guardate alle poltrone ed ai riuniti, potete vedere che di strada ne abbiamo fatta un bel po', e speriamo di continuare sempre a migliorare. 

Fr Beppe 







Il carcinoma epatocellulare

Era stata ricoverata pochi giorni fa. Sembrava uno scompenso cardiaco in giovane età. Infatti Anjeline aveva appena 18 anni... ma purtroppo per noi questa è l'età in cui i cuori sconquassati sin dall'infanzia dalla malattia reumatica, giungono sovente al capolinea.
C'era un soffiaccio all'auscultazione cardiaca, ed una ischemia all'ECG.
L'abbiamo ricoverata per terapia antiscompenso e per un ecocardiogramma che ci avrebbe permesso di prendere visione dello stato delle valvole, magari al fine di inviarla poi in Sudan con Emergency.
Ma poche ore dopo il ricovero si è verificato un fatto nuovo: una distensione addominale crescente che le causava anche dispnea.
Da una parte ho pensato ad una ascite da scompenso di cuore, ma dall'altra temevo un problema chirurgico (una peritonite forse da perforazione intestinale tifoide).
Con grosse difficoltà causate dalle condizioni generali della malata l'abbiamo sottoposta prima ad ecocardio, che ha confermato una stenosi mitralica importante con calcificazioni valvolari, ma ha anche documentato una frazione di eiezione ancora nei limiti di norma.
Anjeline era quindi effettivamente una cardiopatica, ma sicuramente la distensione addominale doveva riconoscere una causa diversa: ho portato dunque la sonda sulla pancia, e mi sono trovato davanti un'immagine che non avrei potuto immaginare neppure lontanamente: Anjeline aveva una massa epatica che occupava l'intero lobo destro. Avendone viste così tante, di dubbi ne avevo proprio pochissimi: lo sapevo che si trattava di carcinoma epatocellulare di dimensioni veramente eccezionali (più di 20 cm di diametro).
L'ascite c'era. Ho fatto una puntura esplorativa che mi serviva soprattutto per testare se si trattasse di un liquido con contaminazione fecaloide (nella mia testa l'ipotesi del tifo non era del tutto da escludere). Ho invece trovato, con paracentesi ecoguidata, del liquido ascitico francamente ematico.
Si trattava evidentemente di una carcinosi peritoneale da epatoma.
Anjeline aveva 5 grammi di emoglobina. L'abbiamo trasfusa, ma oggi ha deciso di andare in Paradiso. E' morta davanti ai suoi genitori che oggi erano venuti, e le avevano portato qualcosa di buono da mangiare.
E' stato un delirio, perchè Anjeline ha avuto un momento di agitazione psicomotoria; si è buttata giù dal letto, ed è mancata mentre la tiravamo su, davanti agli occhi sgranati di papà e mamma.
Lo sapevamo che l'epatoma l'avrebbe uccisa, ma avevamo avuto la speranza che ci volesse un po' più di tempo, in modo da poter preparare la sua famiglia. Invece tutto è precipitato in poche ore.

Perchè un carcinoma epatocellulare a 18 anni?

E' difficile dirlo, ma mi pare di poter abbozzare qualche teoria.
Quando sono venuto a Chaaria ho ancora visto l'uso di siringhe di vetro con ago riutilizzabile, i quali venivano ribolliti di volta in volta. Anche tutte le vaccinazioni nelle strutture del circondario venivano eseguite con gli stessi strumenti. Se quindi un ago non veniva sterilizzato a dovere, i bambini avevano altissime probabilità di essere infettati con il virus dell'epatite B o con il virus C.
Diciotto-venti anni sono a volte sufficienti per lo sviluppo di una cirrosi o di un carcinoma su epatite cronica attiva.
Altra ipotesi riguarda il livello di aflatossina (un tossico che attacca gravemente il fegato) da cui pare siano infettati a volte i raccolti di granoturco e di arachidi. Se questi alimenti non vengono cotti a dovere, possono, con il tempo, costituire uno stimolo cancerogeno significativo.

Comunque sia, anche Anjeline è andata in Paradiso a 18 anni, senza neppure aver avuto il tempo sposarsi e di concepire un bambino... anche se questo era il sogno della sua vita.

Fr Beppe Gaido


martedì 27 marzo 2012

Una sorpresa alla laparatomia


Ann era stata inviata al nostro ospedale con diagnosi di gravidanza ectopica cronica.
L’ipotesi ci pareva alquanto dubbia, in quanto la paziente non aveva perdite.
Il test di gravidanza, ripetuto anche nel nostro laboratorio, era pero’ positivo, mentre l’ecografia dimostrava una massa complessa che coinvolgeva soprattutto l’annesso di sinistra, anche se a destra pareva di vedere due formazioni cistiche.
La gravidanza extrauterina cronica talvolta viene avvolta dall’omento, che crea una specie di grembiule-tampone per prevenire l’emorragia, e da’ immagini ecografiche simili a quelle che abbiamo visto.
Abbiamo quindi deciso di intervenire e di non lasciar passare la notte, in quanto una ectopica cronica puo’ complicare in ogni momento con una emorragia interna massiva e spesso mortale.
Alla laparatomia abbiamo pero’ avuto una grande sorpresa: prima di tutto non c’era sangue libero in peritoneo; poi abbiamo potuto appurare che in realta il quadro era totalmente diverso… a destra c’erano due grosse cisti ovariche, mentre a sinistra l’ovaio era quasi completamente occupato da una massa solida, che comunque non pareva affatto un sacco gestazionale.
Abbiamo cominciato a lavorare a destra ed abbiamo marsupializzato le cisti, salvando quindi l’ovaio della paziente venticinquenne e primipara; anche la tuba di destra era perfettamente in ordine.
Giunti poi a sinistra, abbiamo snocciolato la cisti, tentando di lasciare in situ quanto piu’ ovaio fosse possibile: anche a sinistra la tuba di Falloppio era completamente normale. La consistenza liscia di quanto abbiamo rimosso dall’ovaio di sinistra ci faceva ben sperare circa la benignita’ della lesione, e quindi abbiamo optato per sezionare il pezzo operatorio, prima di decider circa l’istologico.
Dalla formazione e’ uscito materiale sebaceo, con capelli e denti inclusi.
La diagnosi era quindi fatta: si trattava di un amartoma, formazione disontogenetica, assolutamente benigna. La malata poteva quindi evitare di spendere i soldi per la biopsia.
Abbiamo richiuso in fretta e senza problemi, e l’operata ha recuperato bene senza alcun problema nel post-operatorio.
Crediamo sinceramente che potra’ avere altri bambini, nonostante l’intervento.
Rimane il fatto che il test di gravidanza era positivo; ma questo non mi stupisce piu’ di tanto: infatti i kit che troviamo in questa parte del mondo hanno una percentuale talmente elevata di falsi positivi e di falsi negativi che risultano in effetti quasi del tutto inutili.
Fr Beppe Gaido


lunedì 26 marzo 2012

La comunicazione personale

Carissimi medici e volontari, che vi preparare a venire a Chaaria,
mentre vi ringrazio anticipatamente per aver deciso di spendere  un periodo della vostra vita per lavorare con noi, oso  chiedervi (se fosse possibile) che ci conoscessimo un po’ di piu’... prima del vostro arrivo, e non solo nell’istante in cui mettete piede a Chaaria.
Se infatti rimanete fino all’ultimo soltanto dei nomi, con associato un orario di arrivo a Nairobi, una compagnia di volo, ed un titolo professionale, puo’ risultare difficile ingranare velocemente con un lavoro efficiente e ricco di soddisfazioni, al vostro arrivo a Chaaria.
Vi faccio alcuni esempi:
Se io sono al corrente che arrivera’ uno specializzando in Medicina Interna, e con lui/lei non ho mai dialogato, a parte il normale lavorio di conoscenza reciproca che per noi si ripete ogni mese, io faro’ scattare in me anche l’opinione che il suo habitat naturale sara’ con i malati gravi del reparto di medicina. 
Non pensero’ infatti di offrirgli l’ambulatorio, troppo complesso sia per motivi linguistici che per ragioni culturali. E neppure mi passera’ per l’anticamera del cervello che lui/lei possa essere per esempio in grado di fare ecografie.
Magari questo puo’ creare in lui/lei delle frustrazioni: forse lui/lei vuol fare eco e vuol visitare i malati ambulatoriali! Io pero’ questo non lo posso sapere, se nessuno me lo dice: io guardo normalmente ai bisogni di Chaaria, e vedo che il reparto e’ l’ambito in cui il medico italiano puo’ fare di piu’ (oltre che essere il settore piu’ bisognoso).
Mi ci vogliono normalmente circa due settimane per cominciare ad avere il sentore che quel dottore ha delle problematiche e non si trova completamente a suo agio in quella situazione, e vorrebbe magari fare altro. I piu’ spontanei magari me lo dicono prima... chi e’ timido invece sta zitto e sta male per la maggior parte della sua esperienza. Quando me ne rendo conto, se posso, provo ad aggiustare il tiro, ma quello che capita e’ che siamo ormai all’ultima settimana di esperienza, e si e’ sprecato molto tempo prima di inquadrare il problema.
Se invece so che il nuovo medico vuole fare piu’ diagnostica per immagini o piu’ ambulatorio, gli offriro’ un ecografo dal primo giorno (con gli ecografi mandati da Pietro, ora ce lo possiamo permettere!). Se poi sono al corrente che e’ interessato piu’ all’AIDS o alla Tubercolosi, lo affidero’ al nostro Martin che si occupa di tali settori.
Lo stesso si applica ad un chirurgo generale.
Sapere che viene un chirurgo e’ sempre una bellissima notizia, ed e’ certo molto importante per me, ma sarebbe molto meglio per esempio se, tramite email, noi potessimo scambiarci delle domande ed esprimere delle aspettative.
Per esempio per me e’ vitale sapere se un chirurgo opera la prostata o meno... se per la prostatectomia esige i cateterini ureterali o meno... se posso organizzare per lui appuntamenti per tiroidectomia, ecc.
Se tali particolari io lo venissi a sapere alcuni mesi in precedenza, potrei organizzarmi per il materiale mancante e potrei preparare una buona lista di pazienti, massimizzando il “rendimento” del volontariato stesso.
Altro esempio potrebbe riguardare un ginecologo: sarebbe molto utile per me conoscere in precedenza se si occupa di mammella oppure no; se fa ecografie o meno, o d’altra parte se e’ un ecografista puro che non va in sala operatoria, ecc.
Credo che il mio problema lo abbiate compreso.
Si tratta di dare il massimo per i malati, ed anche di offrire ai volontari un tipo di lavoro che li soddisfi.
Quanto ho espresso, naturalmente non riguarda soltanto i medici: e’ importante per esempio che io sia in contatto con i tecnici ortopedici che possono fare per noi protesi ed ausili di vario tipo. Parlandoci, possiamo organizzare le liste dei pazienti ed evitare di mandare via gente che ha fatto molti chilometri per poi sentirsi dire che quel presidio ortopedico non siamo in grado di costruirlo.
Grazie in anticipo.
Vi ricordo che la mia mail e’ fr.beppe@cottolengo.org
Io rispondo sempre alle mail, anche solo con pochi monosillabi.
Chi non riceve risposta, sappia fin da ora che e’ perche’ non ho ricevuto, oppure la sua mail e’ andata a finire negli “spam” per uno dei misteri dell’informatica... e quindi insista e rimandi la mail, finche’ io rispondo.

Fr Beppe Gaido


Un caleidoscopio


Oggi certamente abbiamo piu’ di 500 pazienti ambulatoriali, ed il carico di lavoro e’ alle stelle.
Con occhio impaurito e un po’ sconsolato, do uno sguardo alla sala di attesa colma di gente. Sembra un formicaio, ma anche un caleidoscopio di razze.
Oggi abbiamo  moltissimi client da una comunità nomade di etnia Rendille: sono carini, seminudi; puzzano di mucca ad un chilometro; hanno le borracce a tracolla  e l’inseparabile lancia anche durante l’ecografia; le donne portano anelli sui bicipiti, ai polsi ed alle caviglie; sfoggiano decine di girocolli tradizionali (meno male che di solito non mi chiedono l’ecografia tiroidea), ed hanno buchi enormi ai lobi delle orecchie.
Anche questo mi sembra un dono di Dio, che ha deciso di fare del nostro ospedale non solo un luogo ecumenico (i Rendille sono animisti, i Somali musulmani, e la maggior parte delle altre etnie e’ polverizzata in una miriade di denominazioni cristiane talvolta sconosciute), ma anche un luogo di incontro fra tribù: oggi nell’atrio vedo Meru, Kikuyu, Akamba, Borana, Somali, Turkana, Luo, Kisii e Rendille; ma ci sono anche alcuni Pakistani ed Indiani residenti a Meru.
Che bello!
Fr Beppe Gaido

domenica 25 marzo 2012

La quaresima di fraternità ai tempi di crisi


Ringraziamo di cuore la Parrocchia Santa Monica di Torino che anche quest’anno ha volute pensare a noi di Chaaria nel momento forte della Quaresima.
E’ la seconda volta che quella comunita’ parrocchiale raccoglie fondi per noi, ed ho anche avuto l’onore di far loro visita, durante uno dei miei ultimi ritorni in Italia.
Lo sappiamo tutti che e’un tempo molto difficile per l’Italia, dove si vive un momento difficoltoso, faticoso, sia dal punto di vista generale che individuale. La situazione economica e’ preoccupante ancora oggi, e molte famiglie risentono dell’incertezza sul futuro, a motivo del lavoro a rischio, dell’aumento delle spese e di difficolta’ di ogni genere.
In un contesto tanto difficile per l’Italia, il fatto che il Gruppo Missionario di Santa Monica abbia vinto le esitazioni piu’ che giuste, e proposto ancora una volta l’aiuto per il Terzo Mondo durante la Quaresima, ci rende doppiamente riconoscenti e ci riempie di un grande senso di responsabilita’: essi hanno nuovamente proposto ai Cristiani di destinare a Chaaria quanto sia possible accantonare in tale period forte, facendo qualche piccola rinuncia o sacrificando qualche svago assolutamente legittimo.
Giustamente il Gruppo Missionario si e’ domandato: “abbiamo il diritto di chiedere a chi fa gia’ fatica, a chi spesso ha gia’ dovuto misurare le spese, o comunque e’ preoccupato per se’, per la propria famiglia, e teme il futuro?”
La risposta e’ loro venuta dalla visione globale del mondo, ed e’ stata come una chiamata ad alzare la testa e ad accorgersi delle tante emergenze mondiali tutt’altro che risolte: guerra, fame, carestie, alluvioni continuano a verificarsi, ed a colpire soprattutto I piu’ poveri.
Cito le loro parole: “Sappiamo che non possiamo far fronte a tutto, e che qualunque cosa facciamo sarebbe una goccia nel mare; eppure pensiamo che occuparci di realta’ diverse dalla nostra ci faccia bene e ci spinga a vedere quello che abbiamo di piu’ di tanti altri; ci aiuta a riscoprire la comune appartenenza al genere umano e, per noi Cristiani, la fratellanza con tutti in Dio Padre per mezzo di Gesu’ Cristo”.
Da parte nostra a Chaaria non c’e’ che da dire grazie. I soldi che la Parrocchia di Santa Monica ci inviera’ saranno utilizzati per l’acquisto del monitor  per la nuova sala operatoria, ormai in avanzata fase di costruzione.
Promettiamo la nostra trasparenza ed onesta’ nell’impiego delle offerte, raccolte quest’anno in una situazione tremenda di crisi, e quindi ancor piu’ preziose… come l’obolo della vedova al tempio di Gerusalemme, che aveva commosso il cuore di Gesu’.
Cari amici di Santa Monica, un forte abbraccio dal Kenya ed un grazie sincero. Vi promettiamo la nostra povera preghiera, ed auguriamo ad ognuno di voi una gioiosa Pasqua di Resurrezione.
Fr Beppe Gaido

sabato 24 marzo 2012

Profilassi antimalarica


Idealmente mi collego a due post gia’ preparati sull’argomento. In tali post i volontari potranno trovare le mie idée circa la necessita’ della profilassi e circa i problemi tra profilassi antimalarica e future gravidanze.
Con il post di oggi intendo rispondere ad alcune frequenti domande dei volontari su casi particolari.
1) Lunghezza della profilassi: idealmente bisognerebbe partire per Chaaria dopo aver gia’ testato la tolleranza od i possibili effetti collaterali al farmaco prescelto.  Quindi la profilassi andrebbe iniziata uno-due giorni prima del viaggio nel caso del malarone o della doxiciclina, e due-tre settimane prima nel caso del lariam. Dopo il ritorno a casa doxiciclina e lariam vanno continuate per quattro settimane, mentre il malarone solo per una settimana. La durata massima della profilassi in letteratura e’ due anni per lariam e doxiciclina. Per il malarone la licenza e’ per 28 giorni, anche se in letteratura si legge che puo’ essere usato fino ad un anno con cautela e dopo consulto con uno specialista. Io comunque preferisco attenermi alle line guida britanniche che consigliano una durata massima della profilassi di 6 mesi. Se il volontario dimentica di iniziare la profilassi con lariam due settimane antecedentemente alla partenza, lo assuma appena si ricorda ed almeno 1-2 giorni prima del volo… o appena arriva a Chaaria. Non raddoppi pero’ la dose, cosa che non assicura maggior protezione ed aumenta gli effetti collaterali.
2) Se il volontario soffre di epilessia, il lariam e’ controindicato.  In questo caso il farmaco migliore e’ il malarone, perche’ il metabolismo della doxiciclina puo’ essere influenzato dai farmaci antiepilettici.
3) Se il volontario ha iniziato a casa il lariam e poi sviluppa a Chaaria effetti collaterali importanti (il piu’ frequentemente osservato e’ a mio avviso l’insonnia), puo’ tranquillamente sospendere il lariam e passare al malarone, che a Meru troviamo a prezzi inferiori a quelli che pagate in Italia (manufatto in India). Se lo stesso volontario sta piu’ di 20 giorni con noi, gli consigliamo di sospendere il lariam e di assumere la doxiciclina, anch’essa disponibile nella nostra farmacopea.
Fr Beppe Gaido

 

venerdì 23 marzo 2012

Lavoro di ricerca per la tesi

Pubblichiamo volentieri questo avviso scritto da una lettrice, laureanda in infermieristica...

 
Gentilissima Nadia, sono Veronica Calabrese, una studentessa al 3° anno di Infermieristica presso l'Università degli Studi di Brescia. 
Sono prossima alla laurea e ho già iniziato a pensare e strutturare la mia tesi che consisterà in una indagine per ricostruire il ruolo dell' infermiere cooperante e volontario. Ma pur essendo questo un aspetto dell' assistenza infermieristica molto importante, fin da subito è purtroppo emersa la carenza bibliografica a riguardo. 
Non avendo fonti o dati cui attenermi, dovrò svolgere essenzialmente un lavoro di ricerca con cui vorrei portare alla luce dati, informazioni ma, anche, vissuti ed esperienze che mi permetteranno di tracciare un profilo e capire chi è realmente l' infermiere cooperante e volontario. 
Per fare questo necessito però di un campione di infermieri che sono o sono stati impegnati in attività di questo tipo. Somministrerò loro un questionario del tutto anonimo che invierò tramite mail e dalle risposte poi farò le mie statistiche. 
Un capitolo della mia tesi sarà poi dedicato alle esperienze raccontate direttamente dagli infermieri. 
Sarebbe possibile, attraverso la vostra associazione, reperire i contatti di alcuni infermieri disposti a collaborare con me per la realizzazione di questo progetto? 
So che per la privacy i dati personali non possono essere diffusi ma magari sarebbe sufficiente far girare questo messaggio magari pubblicandolo sulla vostra homepage. 
Le persone disponibili potrebbero quindo contattarmi direttamente tramite mail a questo indirizzo: verycalabrese@libero.it 
Ringrazio anticipatamente per l'attenzione dedicatami.
Cordiali saluti.

Calabrese Veronica 

Pronti a partire

La macchina e’ quasi pronta: Joseph e Jeofrey hanno il loro da fare per farci stare tutto, mentre i volontari si scambiano abbracci e versano qualche lacrimuccia. Con tutti questi bagagli mi chiedo dove troveranno posto  a sedere I nostri amici che tornano in Italia!
Anche oggi siamo in tema di addii, di nostalgia e di un po’ di tristezza: infatti, non appena e’ terminato il tempo della conoscenza reciproca, e si comincia a star bene insieme lavorando all’unisono, scocca il tempo della partenza. Allora ci si abbraccia, nella consapevolezza che potremmo anche non rivederci mai piu’… e si comincia gia’ a pensare a chi arrivera’ con il prossimo aereo, augurandoci una collaborazione ed una convivenza positiva e serena. La nostra vita e’ una serie infinita e vertiginosa di conoscenze e di addii, di collaborazioni positive e troppo brevi, di speranza di lavorare ancora insieme e di certezza che alcuni si perderanno per strada e non torneranno piu’
Oggi salutiamo e ringraziamo Alessia, specializzanda in Medicina Interna presso l’Universita’ di Torino, la quale ha compiuto parte del suo tirocinio qui da noi a Chaaria, aiutandoci moltissimo in quel “girone infernale” che a volte e’ il nostro repartone, soprattutto quando la densita’ di pazienti e’ alta come in questi giorni. Ringraziamo poi Simone, fidanzato di Alessia e giovane chirurgo che ci ha dedicato una settimana di intenso lavoro in sala operatoria, al ritorno dalla sua esperienza di volontariato a Mutoyi in Burundi. E’ stato stupendo collaborare con Simone, che e’ un bravo chirurgo e soprattutto una persona umile e semplice. Davvero speriamo di poter lavorare ancora con lui per un tempo piu’ prolungato.
Salutiamo e ringraziamo anche il gruppo di Cagliari: Mariella che ha lavorato come infermiera professionale nel reparto donne, edificandoci con la sua dedizione, il suo amore per i malati e la sua competenza professionale. Abbracciamo poi Lisa ed Emma, che invece hanno offerto le loro braccia ed il loro cuore al servizio dei nostri ragazzi diversamente abili nel centro Buoni Figli.
Quando la Land Rover oltrepassa il cancello alla volta di Nairobi, per noi si chiude sempre un pezzo di vita, un tratto intenso di cammino vissuto insieme… sempre nella speranza di poterci reincontrare ancora qui a Chaaria per ulteriori condivisioni di impegno.
E la vita di Chaaria continua in questo modo un po’ singhiozzante, tra addii e nuovi arrivi. E’ sempre dura per noi affezionarsi, perche’ poi la gente parte!
Domani a mezzogiorno accoglieremo I nuovi arrivati, e riprenderemo il nostro lavoro fatto di tanti tasselli, di tante meteore…o se vogliamo di tante gocce che pero’ pian piano stanno scavando la roccia e stanno cambiando la vita di tantissima povera gente di questa regione dell’Africa.
Fr Beppe Gaido



giovedì 22 marzo 2012

Giuseppe e Maurizio

Con questo breve post intendiamo ringraziare i due tecnici ortopedici Giuseppe e Maurizio, di Cagliari.
Sono alla seconda esperienza a Chaaria e quest’anno hanno veramente lavorato tantissimo, dimostrando tra l’altro abilita’ ed esperienza non comuni.
Nelle immagini li vedete insieme ad Antony, il nostro tecnico per apparecchature biomedicali.
Una foto si riferisce alla rimesssa in funzione di una vecchia poltrona odontoiatrica che avevamo comprato di seconda mano a Meru. Ci e’ sembrato opportuno risistemarla sia per quanto riguarda le imbottiture che per la parte elettrica (che era stata completamente mangiata dai topi), in quanto e’ sempre possibile che una delle due nuove sedie del gabinetto odontoiatrico possa sviluppare un problema od un guasto.
Nella seconda foto (purtroppo un po’ mossa) li vedete al fianco del vecchio lettino chirurgico, che, dopo essere rimasto in cantina per piu’ di due anni, ora torna ad esserci utile in previsione della non lontana apertura della nuova sala operatoria: anche per tale lettino Giuseppe e Maurizio hanno fatto un lavoro enorme, cambiando il rivestimento impermeabile, rivedendo tutta la parte meccanica, ed inventando dei bracciali e dei cosciali che per il passato non avevamo mai avuto: infatti tale apparecchiatura era arrivata gia’ incompleta con i containers del 2002. Sara’ nostra intenzione collocare questo lettino rinnovato nella vecchia sala operatoria, che continuera’ ad essere usata per la chirurgia d’urgenza e per le operazioni minori o “sporche”. Il nuovo lettino chirurgico, che a suo tempo ci era stato donato dalla Associazione di Torino, andra’ invece nell’erigendo nuovo blocco operatorio.
Maurizio e Giuseppe hanno inoltre riparato tutte le carrozzelle rotte od in qualche modo danneggiate, sia per l’ospedale che per il centro Buoni Figli; hanno costruito una carrozzina “ex novo” per un povero ragazzo affetto da carcinoma del fegato e diventato paraplegico a causa delle metastasi; hanno messo a posto tutti i letti ortopedici che ci erano giunti con il container e che ora sono presenti in reparto e funzionanti.
Direttamente per i pazienti, essi hanno collaborato con i fisioterapisti per la preparazione di corsetti e di protesi: queste ultime veramente molto belle, con ginocchio articolabile ed in lega leggera.
Abbiamo veramente apprezzato l’entusiasmo e la velocita’ con cui hanno lavorato, quasi sospinti da una continua ansia di non riuscire a fare abbastanza.
Grazie di cuore, Giuseppe e Maurizio.
L’anno prossimo cercheremo di perfezionare ancora di piu’ gli appuntamenti dei pazienti amputati, in modo che possiate aiutare molta piu’ gente a riprendere il cammino con le vostre stupende protesi.
Come sempre, vi auguriamo buon ritorno in Sardegna e vi assicuriamo la nostra povera preghiera… unico stipendio che riusciamo a garantire ai volontari!
Fr Beppe Gaido

mercoledì 21 marzo 2012

Perforated appendicitis

The patient was admitted a week ago with unspecific, generalized abdominal pains. She was passing stool regularly and she was not vomiting.
Full haemogram revealed a granulocytosis at about 15000/ml. Stool test was positive for cysts of amoeba (which is a very common finding in our area). Widal test showed a mild positivity of 1:80 for both antigens O and H. Abdominal U/S was completely negative; there was no abdominal distention, no guarding and intestinal sounds were present.
At first we have considered the patient not to be surgical and we have put her on antibiotics (IV CAF and IV Metronidazole) thinking of enterocolitis secondary to enthamoeba histolitica and some kind of salmonella spp.
3 days later the patient has developed severe abdominal pains, important distension, some guarding, and intestinal sounds disappeared.
We have repeated the full haemogram and the WBCs were 14000: we would have expected an increase of leucocytosis which we did not find.
Considering the condition of the abdomen we have nevertheless chosen to do a laparatomy.
Opening the abdomen we have found the peritoneal cavity full of pus. The abdominal distension was caused by a sigmoid volvolus which was responsible of the mechanical obstruction. But the volvolus itself was the result of adhesions caused by pus.
It was quite easy to release the adhesions and to suck the pus. At the beginning we were thinking of a gynaecological origin of the infection, but tubes, ovaries and uterus were normal.
We have decided to check the intestine for signs of perforation, starting from the rectum, because the small intestine was looking good and not involved in any inflammatory process.
We have actually found the cause when we reached the caecum: there was a very necrotic, perforated appendix. We have therefore performed appendicectomy.
Finally we have put an NGT to the patient, we have washed the abdominal cavity, we have put drainages and we have closed.
The patient is now recovering well.
The lesson we have learnt is that the diagnosis of appendicitis is sometimes very difficult, either clinically or through laboratory tests: even the axiom that appendicitis causes a leucocytosis of 20000 and above is not always true. Abdominal U/S is seldom useful for the above diagnosis unless already there is a peri-appendicular abscess. And finally we have experienced once again that any delay in the diagnosis of appendicitis can cause severe increase of morbidity.
Dr Giuseppe Gaido

martedì 20 marzo 2012

Giustizia popolare


Secondo me sarebbe piu’ giusto definirlo linciaggio.
Qui chiamano “mob justice” o giustizia popolare la decisione della gente del villaggio di linciare a morte una persona, rea di vari misfatti considerati socialmente inaccettabili.
A volte il linciaggio avviene per accuse molto eteree, come quella di essere uno stregone che porta il malocchio.
Molte altre volte e’ quello che un ladro sorpreso sul fatto si puo’ aspettare.
Se il “colpevole” viene catturato dalla folla, i modi per essere “giustiziato per direttissima” sono vari: puo’ essere buttato nel fuoco e bruciato vivo; oppure viene “incaprettato” ed immobilizzato con un vecchio copertone; quindi viene cosparso di cherosene ed incendiato. Oppure viene ucciso a pugni, calci o sassate.
E’ successo ancora ieri.
Il ladro aveva, a quanto pare, assalito un negozietto di Chaaria; la “mob justice” lo aveva raggiunto, condannato, giustiziato e lasciato in fin di vita per la strada.
Ci e’ stato portato dalla polizia, giunta sul posto troppo tardi: abbiamo tentato di salvarlo. Era in coma profondissimo, probabilmente con un trauma cranico, e non ha mai ripreso conoscenza. L’evento finale che ha causato la sua morte e’ stato un edema polmonare che non siamo riusciti a controllare, durante la notte.
Ora abbiamo un cadavere in obitorio di cui non sappiamo niente… neppure il nome.
Questa persona certamente non rubera’ mai piu’, ma la si puo’ davvero chiamare giustizia?
Fr Beppe Gaido

Aspettando con speranza


Anche noi, come tutta la gente del circondario, abbiamo arato e preparato il terreno… noi pero’ con il trattore, mentre loro con mucca ed aratro!
Anche noi abbiamo affidato alla terra i semi che speriamo diventino cibo per la missione e per l’ospedale.
Adesso con speranza attendiamo la stagione delle piogge, che dovrebbe iniziare proprio in questi giorni e che sperimo sufficiente per un raccolto che ci permetta di evitare lo spettro della fame, soprattutto per il Tharaka e per le regioni aride del Nord.
Le previsioni metereologiche per questa stagione non sono molto confortanti, ma speriamo di avere delle precipitazioni sufficienti per prevenire la perdita dei raccolti.
Fr Beppe Gaido



Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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