mercoledì 29 febbraio 2012

We miss Chaaria...

Caro Beppe,
ti rubiamo due minuti del tuo preziosissimo tempo per ringraziarti per la bellissima esperienza vissuta insieme a Chaaria.
E’ ormai una settimana che siamo rientrate a casa, ma non riusciamo a toglierci dalla testa e dal cuore le bellissime sensazioni provate nel vostro incredibile ospedale e con i vostri meravigliosi collaboratori.
Per quanto ci avessero raccontato con entusiasmo della Missione i nostri colleghi volontari, la realtà è andata ben oltre ogni immaginazione.
Inutile negare che l’impatto iniziale non sia stato forte, soprattutto con il Reparto, ma il bello di Chaaria è forse proprio questo, almeno per noi, che dopo un’ora dall’impatto ci siamo sentite parte del vostro mondo,fatto di dedizione per i pazienti e di estenuante lavoro.
Il nostro lavoro è fatto di amare delusioni, ma spessissimo di grandi soddisfazioni, ed è per questo che lo facciamo ogni giorno con grande entusiasmo, e il nostro intento venendo in Kenya era quello di portare la nostra professionalità ma soprattutto l’entusiasmo di chi fa il suo lavoro da anni con passione e di chi si accinge ad iniziare la sua carriera.
Se siamo riuscite in questa impresa possiamo dirci soddisfatte, anche se a onor del vero gran parte del merito e’ tuo e di tutta la tua equipe, che ci avete fatto sentire subito a casa, permettendoci di dare il massimo fin da subito, sfruttando al meglio il poco tempo a nostra disposizione.
Anche il gruppo di volontari con cui siamo partiti da Cagliari ha i suoi meriti, abbiamo legato fin da subito, riuscendo non solo a lavorare bene e con affiatamento, ma anche ad apprezzare la loro compagnia nei rari momenti di relax. Ovviamente anche gli altri volontari hanno contribuito ad arricchire questa esperienza.
Il nostro unico rammarico è stato quello di dover abbandonare Chaaria dopo soli 15 giorni per cui cercheremo di organizzare per la nostra prossima volta un bel gruppo funzionale che possa trattenersi almeno 3 settimane.
Con la speranza di sentirti e soprattutto di rivedervi presto, vi mandiamo un forte abbraccio
Ti preghiamo di portare i nostri saluti alle splendide ragazze della Sala, a Jesse e a tutti i Fratelli.

Marina e Donata

martedì 28 febbraio 2012

La nuova sala operatoria

I lavori stanno andando avanti bene, e siamo ormai a buon punto, anche se registriamo qualche ritardo sulla tabella di marcia.
Come vedete dalle foto la struttura muraria e’ completa e stiamo verniciando anche l’esterno.
Per quanto riguarda gli interni abbiamo ultimato la controsoffittatura in plastica speciale per evitare microparticelle di vernice sul campo operatorio.
Abbiamo completato l’impianto elettrico e posizionato i sanitari. L’aria condizionata e’ stata installata da tempo.
Stiamo pero’ sperimentando un ritardo nei lavori a causa della ditta a cui abbiamo commissionato gli infissi in alluminio ed i lavandini in acciaio inossidabile. Ci avevano promesso che sarebbero venuti a piazzare porte, finestre e lavandini gia’ due mesi fa, ma di loro non abbiamo tracce: quando li contattiamo ci dicono semplicemente: “vengo la prossima settimana!”... ma poi non succede niente.
Il fatto e’ che senza porre porte e finestre non si puo’ procedere alla verniciatura lavabile della sala.
Non siamo fermi, in quanto ci sono molti altri lavori, come le passerelle esterne e le verande, ma certo questo incidente e’ noioso e potra’ mettere in discussione l’inaugurazione per aprile.
Abbiamo anche iniziato ad ordinare barelle e strumentario per la nuova sala.
Siamo invece ancora in attesa di avere dai nostri donatori una chiara indicazione sulle luci scialitiche, che non sappiamo se dovremo comprare qui in Kenya o ci saranno donate dall’Italia.
Speriamo di risolvere presto anche questo inghippo, soprattutto perche’, nel caso poi le dovessimo acquistarequi, tra il momento in cui si fa l’ordine e la consegna passano dei mesi, trattandosi di strumentario di importazione dall’Europa.
Nonostante tali piccoli ritardi, che erano comunque da mettere in conto, siamo veramente contenti della velocita’ con cui la costruzione e’ andata avanti.
Paragonando i costi della sala con quelli di altre precedenti opere murarie realizzate a Chaaria, possiamo proprio dire di aver cercato di contenere le spese quanto piu’ e’ stato possibile.
Nuovamente ringraziamo tutti i nostri benefattori che stanno per permetterci di portare a compimento un sogno i cui primi passi risalgono al lontano 1999.
E’ stata una gestazione lunga e travagliata, ma ora che intravvediamo il traguardo siamo molto riconoscenti alla Divina Provvidenza, ai Superiori della Piccola Casa ed a tutti i generosi sostenitori.

Fr Beppe Gaido

Benedicta Kairuthi

Pensavamo che si fosse persa per sempre… ed invece oggi e’ ricomparsa.
Benedicta aveva un grosso tumore dell’osso mascellare destro. Era stata visitata nel nostro studio dentistico dal Dr Ninni Ortu di Cagliari che si era molto impietosito della sua situazione.
Ci aveva quindi dato i soldi per poterle permettere un intervento di chirurgia maxillo-faciale presso l’Universita’ di Nairobi.
Benedicta era andata prima a delle visite preliminari; poi ci aveva chiesto dei soldi per l’acquisto di retine necessarie all’operazione. Noi glieli avevamo naturalmente dati, ma poi lei era scomparsa, dandoci la sensazione che si fosse involata con il nostro denaro senza mai andare in ospedale, forse per mancanza di chiara comprensione della gravita’ della sua malattia.
Invece lei era rimasta da parenti vicini a Nairobi in attesa del posto di ricovero, e quando e’ stato possibile, e’ entrata in chirurgia maxillo-faciale.
Devo dire che a Nairobi hanno fatto un intervento veramente rimarchevole: infatti le hanno tolto copletamente l’osso mascellare ed hanno ricoperto e ricostruito la parte con lembi cutanei.
Ora Benedicta aspetta l’esito della biopsia che potra’ chiarire meglio quale sara’ il suo futuro: chemio, radio o semplicemente chirurgia ricostruttiva.
Ci ha promesso di non sparire nuovamente e di farci sapere cosa le succedera’.
A nome di Benedicta e della sua famiglia un sincero ringraziamento al dr Ninni Ortu.

Fr Beppe Gaido

lunedì 27 febbraio 2012

Harriet la paga troppo cara

A volte da giovani si fanno degli errori che poi si pagano per tutta la vita.
Quando si e’ giovani, si e’ anche incoscienti, e normalmente non si pensa alle conseguenze future.
Certe azioni pero’ possono cambiare il corso di una vita per sempre.
E’ quello che e’successo ad Harriet, che si e’ procurata un aborto clandestino a 17 anni rivolgendosi ad una fattucchiera nel villaggio.
La mammana ha inserito un ramo nel suo utero, tentando in questo modo di indurre le contrazioni: in effetti la procedura poco ortodossa e’ riuscita a provocare l’aborto, ma quasi un mese piu’ tardi Harriet e’ arrivata a Chaaria febbricitante ed in preda a dolori addominali lancinanti. Aveva una pancia peritonitica e perdite genitali che odoravano di cadavere. Certamente la pratica abortiva le aveva causato una setticemia.
Abbiamo eseguito l’ecografia che e’ stata difficile da interpretare, ma soprattutto inquietante.
Non si riusciva a vedere con chiarezza i contorni dell’utero. Ad ogni modo era evidente che c’erano prodotti di concepimento ancora ritenuti in cavita’ e fluido libero in peritoneo.
Abbiamo pensato ad una malattia pelvica infiammatoria con complicazione settica, ma certamente non eravamo preparati a cio’ che abbiamo visto aprendo quella pancia.
Siamo entrati in sala di sabato pomeriggio.
Il consenso informato ci e’ stato firmato dalla madre perche’ Harriet e’ minorenne.
Dopo essere penetrati rapidamente attraverso i vari piani della parete addominale, ci siamo trovati di fronte ad un quadro peritonitico con pus in addome. Il fetore che ha riempito la sala operatoria e’ stato tremendo, e mi ha ricordato le tante autopsie che ho fatto quando ero piu’ giovane.
Il pus usciva continuamente da un buco sul fondo dell’utero, che appariva completamente putrefatto. Evidentemente la fattucchiera del villaggio non aveva solo causato una grave infezione, ma aveva addirittura perforato l’organo condannandolo alla disgregazione.
Sono stati attimi tremendi!
Harriet era in condizioni gravissime: gli esami di laboratorio urgenti ci avevano rivelato, appena prima dell’intervento, che c’era anche una epatite acuta ed un danno renale significativo.
Sua mamma nel frattempo era andata a casa perche’ ha altri figli da accudire, e percio’ non l’abbiamo trovata per spiegarle quanto avevamo trovato e quanto intendevamo fare.
Abbiamo quindi dovuto decidere da soli, senza il permesso dei genitori e senza aver parlato con la paziente che era sotto anestesia generale.
L’unica soluzione a nostro giudizio era un’isterectomia totale, in quanto quell’utero macilento e necrotico avrebbe costituito una fonte di infezione e di morte sicura per la malata.
E’ stata una decisione grave e sofferta, perche’ Harriet non e’ sposata e non ha altri figli. Renderla sterile alla sua eta’ significa condannarla ad una vita da reietta... ma senza toglierle l’utero, lei sarebbe certamente morta di setticemia entro pochi giorni.
Abbiamo quindi preso la nostra decisione, ed abbiamo fatto l’operazione, togliendo completamente l’utero, ma lasciandole le ovaie.
Harriet ha sanguinato molto in sala, probabilmente per una coagulazione intravascolare disseminata, ma fortunatamente avevamo sangue in emoteca, ed abbiamo potuto terminare l’intervento e svegliare con successo la paziente.
Al momento e’ ancora molto instabile e le condizioni sono gravissime.
La prognosi rimane riservata!
Ho spiegato io alla madre quello che avevamo fatto.
La donna non si e’ certamente opposta alla nostra decisione, ma ha pianto disperatamente: evidentemente sa quello che succedera’ alla figlia in futuro a causa di quell’aborto clandestino che l’ha rovinata per sempre.
“Questa ragazza sta pagando troppo caro per il suo errore”, dice Alex sconvolto.
Io sono triste allo stesso modo, e non posso che annuire di fronte all’ineluttabile.
Harriet sara’ condannata ad una vita da nubile, e senza sicurezze sociali, in quanto non potra’ avere bambini e quindi nessuno la prendera’ in moglie; ma la nostra e’ stata la scelta giusta in quanto almeno stiamo tentando di salvarle la vita, anche se non sappiamo ancora se ce la fara’.
Infatti la bilirubina sta salendo, gli esami di funzionalita’ renale peggiorano e la malata sta sviluppando squilibri idro-elettrolitici... ma certamente tenteremo il tutto e per tutto, lasciando poi a Dio l’esito finale dei nostri sforzi.

Fr Beppe Gaido

domenica 26 febbraio 2012

Meglio non chiedere troppo

Joana (nome Kiswahili per Giovanni) ha un brutto taglio sul polso detro. La lesione ha tranciato alcuni tendini flessori ed ha anche decapitato la parte terminale dell’ulna.
Il paziente sanguina molto e dobbiamo lavorare con un laccio all’avambraccio per poterci vedere qualcosa.
Con difficolta’ togliamo i frammenti inutilizzabili di osso, e poi ci mettiamo alla ricerca dei capi di tendine sezionati dalla panga. Anche chiudere le arterie non e’ un gioco da ragazzi… pero’ con pazienza ci riusciamo.
Il lavoro si prolunga per molto tempo; e’ un’impresa da Certosini, ma quando arriviamo alla sutura della cute e la tensione un po’ cala, troviamo la voglia di chiedere: “cosa ti e’ successo?E’ stato un litigio od un attacco da parte dei ladri?”
La risposta di Joana ci sconcerta: “stavo raccogliendo frutti su un albero di mango, quando sono caduto perche’ un ramo ha ceduto. Sono stramazzato dritto su una panga che avevo depositato su una pietra ai piedi dell’albero prima di arrampicarmi.
La storia ci sembra del tutto inverosimile. Ci guardiamo negli occhi e sorridiamo sotto le nostre mascherine chirurgiche. Decidiamo comunque di non fare altre domande, in quanto lo sappiamo fin troppo bene che i clienti, soprattutto quelli con tagli da machete, non dicono mai la verita’.
Terminiamo il lavoro con una bella ingessatura e non pensiamo piu’ a Joana, che nel frattempo viene trasportato in reparto per un ciclo di antibiotici.
Ma la verita’ salta fuori l’indomani, in un modo del tutto inaspettato.
Riceviamo infatti la visita delle forze dell’ordine che cercano proprio Joana. La versione che ci presentano e’ del tutto differente da quella che lui ci aveva sciorinato.
Il nostro paziente infatti stava violentando una ragazza debole mentale di Chaaria, quando e’ stato sorpreso dalla madre che si e’ messa a strillare. A questo richiamo ha prontamente risposto un vicino di casa, che, secondo la piu’ perfetta applicazione della legge del taglione, si e’ precipitato per amputargli la mano.
Joana e’ pero’ riuscito a scappare e si e’ presentato in ospedale per la terapia, sperando di farla franca con la sua storiella dell’albero di mango… ma la gente di Chaaria lo conosce e la notizia e’ giunta alla mamma della piccola violentata. Giustamente questa povera donna ha chiamato la polizia ed ora la legge deve fare il suo corso.
Nonostante il gesso, Joana ha lasciato l’ospedale con le manette ai polsi.

Fr Beppe Gaido


sabato 25 febbraio 2012

Il digiuno gradito a Dio



Idealmente oggi mi collego con il post del mercoledi’ delle ceneri.
Mentre ripeto la mia convinzione che un po’ di digiuno non mi fa assolutamente male (oggi per esempio mi ha scritto un amico missionario che opera in Niger e mi ha detto che laggiu’ il 65% della popolazione non ha cibo a sufficienza a causa della siccita’), desidero pero’ lasciarmi stimolare dalla lettura del Profeta Isaia propostaci nella Messa di ieri. Invito tutti voi a rileggere Is 58,1-9.perche’e’ un testo stupendo ed estremamente forte, poetico e chiaro nello stesso tempo.
In pratica il Profeta asserisce che Dio e’ nauseato dai nostri digiuni e non ce la fa piu’ con le nostre solenni liturgie che ci servono piu’ che altro per metterci a posto la coscienza, mentre nella vita di tutti i giorni ci odiamo a vicenda, sparliamo gli uni degli altri, siamo ingiusti verso il nostro prossimo ed opprimiamo i deboli. Dio ci ricorda che non possiamo lavarci la coscienza con delle pratiche esterne quando nelle nostre comunita’ c’e’ guerra intestina, pregiudizio, oppressione del povero ed ingiustizia verso i deboli. Isaia ci indica che il digiuno gradito a Dio e’ togliere i gioghi ingiusti, soccorrere l’orfano e la vedova, lavorare per la giustizia.
Ecco quindi una nuova chiave di lettura per il nostro digiuno quaresimale: dobbiamo soprattutto cercare di volerci piu’ bene, e di agire e parlare solo per il bene degli altri. Volersi bene e’ il centro del Cristianesimo; e’ il primo e piu’ importante comandamento... ma e’ anche il precetto piu’ disatteso.
A volte provo una certa repulsione interiore verso gente che e’ fedelissima alle ore di preghiera, “piega il collo come un giunco” (secondo la bella immagine di Isaia), e poi non sa aiutare gli altri, non gioisce del successo del prossimo ma della sua umiliazione. Che senso ha fare lunghe ore di adorazione se poi usciamo dalla cappella per scannarci a vicenda, per sparlare gli uni degli altri, per attaccarci e poi portare il muso per lungo tempo? Io credo nella preghiera e nella necessita’ di stare con Dio per aver da Lui la forza di riconoscere il volto di Cristo negli altri, ma sono onestamente dubbioso da certe forme di religiosita’ esterna che non si traducono in comportamenti almeno un po’ coerenti con il messaggio cristiano. Se si esce di chiesa peggiori di come si era entrati, se la preghiera non si traduce in atti di coerenza e di carita’, allora forse non si e’ pregato affatto (cfr lettere di San Giacomo). Isaia e’ molto forte quando afferma che Dio non ne puo’ piu’ delle nostre cerimonie, ma onestamente comprendo il senso di una tale provocazione, perche’ anche io sento repulsione davanti a tanti “perfetti” che pregano un sacco, e poi nella vita smentiscono la loro orazione.
Ecco quindi che oggi abbiamo un nuovo stimolo per la conversione: il nostro digiuno deve essere lo sforzo di volerci bene, di essere buoni con tutti, di servire gli altri nella carita’, di lottare per la giustizia. Il nostro digiuno e’ nel diventare sempre di piu’ i servi dei nostri fratelli... soprattutto i poveri e gli oppressi.
E’ un digiuno ancor piu’ esigente di quello del cibo, ma sicuramente puo’ portare grandi frutti nella nostra vita se ci proviamo con serieta’... ed e’ il digiuno che Dio accetta, secondo le parole di Isaia.
PS: i bambini nella foto sono dell’ospedale di Chaaria e non del Niger.


Fr Beppe Gaido

venerdì 24 febbraio 2012

Incontro alla Piccola Casa di Torino - Sabato 31 Marzo 2012


TORINO: SABATO 31 MARZO 2012  - PICCOLA CASA , VIA COTTOLENGO 14  
(CHIEDERE DEL PUNTO INCONTRO)                 

FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO OBBLIGATORIO PER I VOLONTARI CHE INTENDONO RECARSI IN MISSIONE 

08.30 Registrazione presenze: Punto Incontro

SEZIONE SERVIZIO SANITARIO: AULA MAGNA OSPEDALE
09.00 - 11.00 Medicina Generale - Chirurgia Generale 
11.00 - 12.00 Infermieristica     
Relatori: C. Rivetti , M.L. Ferrando, M. Albano

SEZIONE SERVIZI GENERALI: SALA PUNTO INCONTRO
10. 00 - 12.00 Volontariato generico in Africa / Equador / India  
Relatori : B. Castellino

SEZIONE SERVIZIO ODONTOIATRICO: SALA PUNTO INCONTRO
10.00 - 12.00   Odontoiatria a Chaaria
Relatori : G. Farnese

SEZIONI UNITE: SALA PUNTO INCONTRO
 14.00 - 15.00     Psicologia nel volontariato                                       
15.00 - 15.30  La Piccola Casa della Divina Provvidenza (visione DVD)
Relatori : C. Rigazzi 
15.30 - 18.00  Colloquio di selezione , verifica titoli e lingua inglese 

Coordinamento : G. Farnese
                                                      

giovedì 23 febbraio 2012

Decennio

Nel lontano 2002 per la prima volta ho incontrato Alex Barberis qui a Chaaria.
Allora era un giovane studente di Odontoiatria al quinto anno che aveva deciso di spendere un mese della sua vita insieme a noi in Kenya.
Aveva condiviso i primi quindici giorni con il dott MassimoVeronesi e con l’igienista Loredana Bosso. Le ultime due settimane le aveva passate cooperando con il dott Dino Cimma e con l’igienista Renata.
Gia’ da subito Alex ha dato gravi segni di infezione da “mal d’Africa”, ed infatti ha continuato a tornare da noi con una regolarita’ impressionante.
Lui si definisce un “virus lento” che ha lunghi periodi di latenza prima di tornare in superficie e riapparire a Chaaria.
La mia impressione e’ che come virus non sia poi cosi’ lento in quanto le sue sparizioni sono sempre molto brevi nel tempo... tanto che negli ultimi dodici mesi e’ venuto a Chaaria due volte.
Ho conosciuto Alex prima di sua moglie Elisa, ma ora siamo molto felici che il mal d’Africa di Alex abbia contagiato anche lei. Hanno infatti trascorso qui a Chaaria parte della loro luna di miele, ed anche stavolta Elisa ha accompagnato Alex nella sua missione odontoiatrica; lei pero’ come infermiera in reparto!
E’ bello che per il decennio di volontariato a Chaaria, Alex possa essere presente qui con noi.
Personalmente ed a nome di tutti i confratelli, esprimo il nostro sincero ringraziamento ad Alex e ad Elisa per essere venuti a Chaaria nuovamente, in risposta ad una nostra richiesta di aiuto, per coprire le vacanze di Mercy.
Insieme a loro desideriamo ringraziare anche il dott Postini e l’Associazione Volontari Mission Cottolengo per il modo con cui tutti hanno risposto al nostro S.O.S. ed hanno permesso al servizio odontoiatrico di Chaaria di continuare senza interruzioni.
Questa continuita’ contribuira’ ad incrementare ancor piu’ la fiducia che la gente ha nel nostro ospedale, e certamente si tradurra’ in un numero sempre piu’ elevato di pazienti.
Grazie ancora ad Alex e buon decennio di Mal d’Africa.

 Fr Beppe Gaido
 

mercoledì 22 febbraio 2012

Mercoledi' delle Ceneri: digiuno, carita' e preghiera quaresimali

Oggi la nostra giornata lavorativa e’ iniziata con una solenne celebrazione della Messa insieme a tutti i malati dell’ospedale: degenti, operatori e volontari insieme hanno ricevuto il segno delle ceneri, riconoscendosi peccatori e bisognosi di conversione.

I Buoni Figli avranno la loro Messa alle 17.30.

All’inizio della quaresima siamo tutti chiamati ad una giornata di digiuno, cosa che sembra molto strana, perche’ pare una pratica antiquata e senza alcun valore.

Ma a me sembre che invece il digiuno sia veramente importante anche al giorno d’oggi.

Pensiamo per esempio che tanti nostri fratelli nel Nord del Kenya, nel Sud dell’Etiopia ed in Somalia, ancora soffrono la fame pur avendo ricevuto una buona stagione delle piogge negli ultimi mesi: infatti i raccolti non sono ancora pronti nelle campagne, e la gente e’ ancora senza cibo.

Non posso a questo riguardo tacere la mia profondissima ammirazione per i nostri fratelli musulmani che durante il sacro mese del Ramadan, digiunano davvero con una serieta’ che i cristiani dovrebbero imparare. Essi non portano nulla alla bocca dall’alba al tramonto: non mangiano e non bevono; non fumano e non assumono farmaci. Spesso li disprezziamo dicendo che poi alla notte si abbuffano. Ma dovremmo provare anche noi cosa vuol dire stare senza un boccone di cibo e senza un goccio d’acqua sotto il solleone dell’equatore dove le giornate sono sempre uguali, e l’alba e’ alle 6 di mattina, mentre il tramonto e’ alle 7 di sera. Pensate a quanto possa bruciare fare il pastore, il contadino od il muratore, soprattutto se non mangi e non bevi! Ma gli islamici sono veramente ammirevoli in questo, ed al mattino gia’ li trovi in moschea a pregare alle 5 in punto.

La Chiesa comunque ci da’ una chiave di lettura importantissima del digiuno: non e’ una pratica masochistica, ma un atto di carita’. Infatti una orazione quaresimale dice: “aiutaci, Signore, a rinunciare a qualcosa dalla nostra mensa, per aiutare coloro che sono nel bisogno”. Ecco quindi il punto centrale: digiuniamo per aiutare gli altri, per risparmiare qualcosa e donarlo!

Mi sento pure di dire, rischiando di essere considerato retrogrado, che comunque io credo nel valore ascetico del digiuno: saper rinunciare; essere in grado di tenere sotto controllo per un po’ i crampi della fame, ci aiuta a rafforzare la nostra volonta’. Se non sappiamo dire di no ad un po’ di cibo, come possiamo essere allenati per sacrifici piu’ grandi che la vita ci puo’ richiedere?

E poi possiamo considerare il digiuno in una chiave anche piu’ ampia: in quaresima possiamo esercitare, che ne so, il digiuno degli occhi o quello della lingua: per esempio astenerci da certi spettacoli televisivi che non ci sono di alcun aiuto; o guardare sempre l’altro con occhio di misericordia, astenendoci da ogni sguardo di giudizio e di condanna. Possiamo digiunare evitando il gossip, il parlar male degli altri, l’altercare e litigare.

Ecco, mi sembra che anche al giorno d’oggi si possa e si debba parlare di digiuno, e mi pare che sia una pratica ancora molto importante per noi uomini moderni.

Ma il Vangelo di oggi (cfr Mt cap 6) ci da’ altri stimoli su come vivere la quaresima. Prima di tutto deve esser un tempo di carita’ ed opere buone.

Possiamo pensare alla tradizionale elemosina od offerta finanziaria, ma soprattutto siamo chiamati a dare attenzione e tempo di servizio gratuito al nostro prossimo. Puo’ essere volontariato o magari solo qualche gentilezza gratuita con i nostri cari o con i vicini di casa. La quaresima ci chiama quindi al dono: di cose o soldi certamente, ma soprattutto alla donazione di noi stessi, dei nostri talenti, delle nostre energie e del nostro tempo.

C’e’ poi la preghiera che deve costituire un altro importante impegno della nostra quaresima.

Ma quello che mi pare piu’ importante e’ il richiamo di Gesu’ di fare tutto “in segreto”.

Il mondo e’ pieno di gente che ostenta le opere buone, il digiuno o anche la preghiera.Ma coloro che amano apparire davanti agli uomini “hanno gia’ ricevuto la loro ricompensa”. Chi comprende lo spirito della quaresima, digiuna “profumandosi il volto” perche’ nessuno veda; chi fa la carita’ o prega, lo fa nel segreto, convinto che il Padre celeste “vede nel segreto”.

Buon cammino di conversione prima di tutto a me stesso e poi a tutti i lettori del blog.

Fr Beppe Gaido

martedì 21 febbraio 2012

Alcuni dati...

La tabella ed i due grafici oggi presentati ci danno una chiara visione del nostro lavoro chirurgico durante gli ultimi tre anni. Retrospettivamente ci siamo fermati al 2009 perche’ prima non siamo riusciti a raccogliere i dati in maniera statisticamente significativa, soprattutto a causa della incompletezza dei registri.
Vari elementi possono essere estrapolati dai grafici: ne sottolineo solo alcuni.
Prima di tutto e’ matematicamente provato che abbiamo lavorato sempre di piu’, se guardiamo al numero totale degli interventi nei tre anni considerati… e dobbiamo tenere conto che i numeri non possono esprimere il maggior impegno richiesto da operazioni sempre piu’ lunghe. Alcune classi di operazioni hanno subito anche lievi contrazioni, e questo e’ stato soprattutto legato alla tipologia degli specialist presenti a Chaaria come volontari.
Il taglio cesareo mantiene un trend all’aumento, ma questo non e’ dovuto alla facilita’ con cui ricorriamo ad esso, quanto piuttosto al sempre maggior numero di partorienti che vengono a Chaaria o sono trasportate qui da altre strutture, proprio perche’ gia’ complicate prima del ricovero, e quindi di necessita’ bisognose di chirurgia.
Anche i raschiamenti uterini sono in costante aumento, ma questo e’ legato non tanto ad un incremento dei casi di aborto, quanto al fatto che ora facciamo anche biopsie endometriali, polipi, mole vescicolari. Inoltre Chaaria rimane l’unica struttura in cui una revisione della cavita’ uterina viene eseguita a prezzi davvero stracciati. Altrove il costo e’ proibitivo per la maggior parte dei nostril clienti.
Anche la colonna dell’urologia segue un trend alla crescita, e cio’ e’ legato soprattutto alla maggior confidenza con cui oggi eseguiamo le prostatectomie: ipertrofie prostatiche benigne e cancri della prostate sono infatti assolutamente frequenti nel nostro bacino d’utenza. In aumento sono anche le tubercolosi genitali ed i tumori del testicolo.

 Fr Beppe




lunedì 20 febbraio 2012

Chaaria-Canada-Usa


Yesterday we have been visited by the Canadian and American friends of the “Mikinduri Children of Hope Project”.
They are conducting a free medical camp in Mikinduri (at about 25 Km from Chaaria), in which they have already visited and treated more than 5000 people.
They normally rely on us for the most serious cases that cannot be treated as outpatients.
The camp is still to continue today and tomorrow, before they go back to North America.
Tomorrow there will also be the ground breaking ceremony for the new rehabilitation centre, which Ted and his organization will run for the benefit of the disabled of the area. The rehab centre will also be important to release a bit of pressure on our crowded physiotherapy department.
The American friends have admired our hospital and the centre for the disabled, and above all they have appreciated the hard job we do, even on a Sunday like yesterday, when our outpatient department was overcrowded, the wards were overflowing, the maternity congested and the theatre busy because of 3 caesarian sections and 2 dilatations and curettage.
They have given us a lot of material as donation and we are very grateful to them.
Lincoln has been their tour guide, escorting them all over the compound; he has promised us to have a presentation about Chaaria in the University back at home.
We hope his lecture will encourage other young American doctors to come for some time the work with us and to help us fulfill our dream for Chaaria.

Bro Dr Beppe Gaido

domenica 19 febbraio 2012

La donazione e' una forza autorigenerante (stralci di un'intervista)

“Si tratta di un periodo durissimo con chiamate notturne quasi quotidiane, con week end estremamente pieni di pazienti e con giornate da delirio sia in sala che fuori. Alla sera sono sempre tutti stravolti e distrutti. Tu invece sei fresco come una rosa. Come fai?”

“La mia impressione e’ che la dedizione contenga in se’ una forza rigenerante. E’ un mistero, ma quando tieni fisso lo sguardo sul tuo fine (che che il servizio incondizionato ai malati, per quanto le tue forze te lo consentono), la tua donazione non drena le tue energie completamente. 
Ti svuota di forza fisica e mentale, ma ti riempie il cuore. Ed e’ proprio perche’ sei interiormente carico, che ti basta una doccia o poche ore di sonno per sentirti nuovamente pronto a ricominciare. 
La dedizione e’ in se’ un’energia che ti trovi dentro e non sai da dove venga: credo comunque che derivi dal fatto che sei contento di te stesso e ti senti in qualche modo appagato, realizzato e soddisfatto. Mi pare che il fulcro sia proprio qui: la donazione ti gratifica perche’ e’ decisamente per questo che sei venuto in Africa. 
Molti mi dicono di ridurre i ritmi e di fare attenzione a non prendermi un esaurimento, ma la mia impressione e’ che i religiosi esauriti (e ne ho incontrati un buon numero in Kenya) siano proprio quelli che non hanno da fare: a volte non ci si butta per paura di fallire, per eccessivo timore dei propri limiti, per preoccupazioni esagerate sul futuro (e poi chi portera’ avanti questo mio progetto dopo di me!). 
Ma questa e’ una trappola! Meno si fa, meno si e’ impegnati e piu’ si tende a cadere nella malinconia, nella nostalgia dell’Italia ed a volte anche nella maldicenza gratuita e cattiva. Onestamente, se dovessi passare gran parte delle mie giornate a grattarmi le ginocchia, io mi sparerei un colpo, diventerei matto, o chiederei di tornare in Italia. 
La mia forza e’ proprio nel fatto che non ho tempo, che sono pienissimo di impegno da mane a sera e che, se fosse possible, avrei bisogno di giornate di almeno 36 ore per riuscire a fare tutto. E’ questo che mi fa star bene! Son cosi’ stanco che trascino i piedi, ma dentro sono nella pace, non ho tempo per il gossip e non ne ho neppure la forza. 
Vado a letto e mi addormento rapidissimamente, anche se poi magari mi chiamano nel cuore della notte. E’ la donazione, il lavoro per gli altri, la carita’ a costituire la ragione per cui alla sera sono fresco come una rosa… perche’, quando ho fatto tutto quello che potevo per gli altri, cosa mi rimane ancora se non una preghera al Signore per dirgli grazie del continuo sostegno, e poi un po’ di pace nel mio letto? Una vita unificata dal servizio senza riserve diventa anche semplificata: hon hai ne’ tempo ne’ forza per disperderti in tante complicazioni inutili che spesso rendono i rapporti interpersonali complessi e pesanti; non hai energie per litigare o per portare rancore; tutti i tuoi talenti sono infatti focalizzati ed utilizzati per un solo scopo: il servizio. 
Forse sono fresco come una rosa anche perche’ sono riuscito a semplificare e ad attaccarmi solo ad alcune cose importanti, per cui cerco di dare il massimo di me stesso. E credo che il Signore vegli su questo mio cammino in cui ho compreso che non posso piacere a tutti, non posso fare tutto e non posso aver sempre successo. Lui mi ha aiutato a far cadere tanta litigiosita’ tanto narcisismo e tanta permalosita’ che han fatto parte del mio passato, ed ora mi indica la via del servizio come modo per essere felice io stesso, mentre cerco di alleviare le sofferenze degli altri.”

Fr Beppe Gaido


PS: Un ringraziamento sincero a Rosella, Enrico, Luciano, Laura, Marina e Donata che oggi hanno raggiunto l’Italia dopo un periodo di ottimo servizio e di donazione al nostro fianco.

venerdì 17 febbraio 2012

Alcuni dati dalla chirurgia

La tabella ed il grafico che oggi presentiamo danno una grossolana idea della nostra attivita’ chirurgica nel 2011. 
Abbiamo diviso le operazioni in grandi gruppi, in modo da dare loro una significativita’ statistica. 
Per quanto riguarda il settore ginecologico (certamente il piu’ importante numericamente), potete vedere che le voci piu’ significative sono state rappresentate autonomamente: 
C/S (cesareo), D/C (raschiamento uterino), hysterectomy (isterectomia); c’e’ poi la voce “other gynecology” in cui sono andate a confluire molte altre procedure chirurgiche meno significative dal punto di vista statistico ma sicuramente molto impegnative (gravidanza extrauterina, tuboplastica, cisti del Bartolino, miomectomie, prolassi uterini, ecc). 
Come si evince dalla tabella infatti, gli interventi meno frequenti non riescono ad essere rappresentati percentualmente in un grafico. 
Prendete ad esempio la chirurgia plastica sulla tabella: abbiamo fatto qualche intervento sparso qua e la’ nei vari mesi, per un totale di 12 in un anno; ma sul grafico la percentuale e’ rimasta di zero. 
Negli anni che seguiranno speriamo di ridurre la percentuale di operazioni da noi etichettate come “other”, dove si raggruppa tutta una miscellanea di procedure che comprende per esempio masse, biopsie, lipomi, linfonodi, mammella, ernie, incisioni e drenaggi, toelette chirurgiche, gastrostomie, ecc. Man mano che il numero delle operazioni aumentera’, creeremo dei nuovi gruppi, con il fine di ridurre a zero la percentuale degli “other”. 
Il settore “general surgery” al momento raggruppa tutte le grandi procedure su stomaco ed intestino. 
Diciamo che questa e’ in effetti l’area piu’ nuova ed inesplorata per Chaaria, che comunque sta diventando routine grazie all’impegno dei chirurghi a trasmettermi l’arte, e grazie soprattutto all’arrivo del repiratore automatic per l’anestesia generale. 
Si tratta di uno spicchio importantissimo della torta, quando si considera che sono sempre procedure rischiose dal punto di vista sia chirurgico che anestesiologico, e soprattutto sono interventi lunghissimi ed estenuanti ( a volte anche di 5-7 ore). 
La voce “endoscopy” si riferisce invece alla attivita’ bioptica per via endoscopica, dove continuiamo a crescere e per cui presenteremo altri dati in futuro. Il numero totale delle operazioni e’ decisamente elevato per il 2011, e siamo orgogliosi della nostra attivita’, anche considerando il fatto che la nuova sala non e’ ancora pronta. Chissa’ come sara’ quando avremo il nuovo reparto operatorio. 
Ci aspettiamo un ulterior aumento di impegno e di servizio. 

Fr Beppe 


giovedì 16 febbraio 2012

Dati statistici sull'attività anestesiologica a Chaaria

Prima di tutto ringrazio gli amici della Associazione Volontari Mission Cottolengo che hanno reso possibile l'avviamento dell'archivio informatico, che con fedelta' cerchiamo di aggiornare e di portare avanti. 
Abbiamo ormai una banca dati che ci cresce tra le mani e che costituisce un grandissimo patrimonio scientifico, per ora ancora in gran parte inutilizzato, ma comunque presente. 
Con il passare degli anni sara' certamente possibile che tali dati diventino uno strumento validissimo tanto per tesi di laurea o di specialita', quanto per pubblicazioni scientifiche. 
Fin da ora faccio appello ad eventuali epidemiologi tra i nostri lettori, chiedendo loro se fossero interessati a darmi una mano a sistematizzare, pubblicare e rendere accessibili alla comunita' scientifica internazionale tutti i nostri dati, che io non riesco proprio a elaborare, in parte per forma mentis ed in parte per mancanza di tempo. 
La tabella ed il grafico offerti oggi sono molto semplici e danno ragione dei singoli tipi di anestesia impiegati nel 2011. 

Fr Beppe Gaido 




mercoledì 15 febbraio 2012

Brian Munene


Ho ormai due anni ed ora cammino benissimo.
Mi sento un ometto e so di essere molto fortunato perche’, oltre ai miei genitori, ho anche dei fedeli amici e sostenitori in Italia che regolarmente ci aiutano a tirare avanti bene.
Che dire! Io, la mia mamma ed il mio papa’ siamo molto riconoscenti ed insieme preghiamo che il Signore ricompensi la bonta’ dei nostri benefattori!

Brian Munene



martedì 14 febbraio 2012

Il cantiere di Chaaria


Mi collego emotivamente alla bella testimonianza di Max, che condivido in pieno.
Ringrazio lui e tutti i volontari che in mia assenza hanno fatto “testuggine” come nella coorte romana, e so che hanno coperto benissimo il fatto che io non ci fossi per quei 10 giorni.
Leggendo quanto Max scrive sul “cantiere di Chaaria”, mi ci ritrovo in pieno: siamo sempre in costruzione… e non solo dal punto di vista edilizio!
Ci sono continuamente interventi chirurgici nuovi e piu’ esigenti; anestesie piu’ profonde e piu’ complicate; paziente sempre piu’ numerosi e piu’ gravi.
Il ritmo a volte sembra ai limiti dell’umana sopportazione: si esce dalla sala alle 19.30, solo per trovare che i pazienti ambulatoriali non sono finiti, ma continuano ad accumularsi ad oltranza. Si fa il controgiro serale dopo cena, e, quando alle 22.30 si tenta timidamente di dire all’ostetrica di sala parto: “Beh, se non ci sono problemi, io andrei a letto”, lei con freschezza mattutina ti dice che c’e’ un altro cesareo urgente.
E poi e’ verissimo il riferimento al mito di Achille che insegue la tartaruga: lavori dal mattino a notte fonda, ma trovi sempre che qualcuno e’ scontento di te:  ”E’ da stamattina che aspetto!” “Ma possibile che non mi potete operare oggi?”
Chaaria e’ una fucina in continuo subbuglio; un cantiere in cui c’e’ sempre piu’ da fare rispetto a quanto e’ gia’ stato compiuto; una bolgia infernale in cui tutti chiedono allo stesso tempo e vogliono essere esauditi immediatamente, senza mai rendersi conto di non essere gli unici a cui devi pensare; una barca che fa acqua da tutte le parti, ed in cui, per quanti buchi tu provi a riparare, ti rendi conto che ci sono sempre nuove falle che imbarcano acqua ancor piu’ di prima.
Chaaria e’ anche una coperta troppo corta: in ogni direzione tu provi a tirarla, lasci sempre qualcosa di scoperto: se ti dedichi di piu’ alla sala, piangono i pazienti ambulatoriali che aspettano troppo. Se fai ambulatorio, ti rendi conto che non hai guardato il reparto, dove per altro ci sono i piu’ gravi. Se passi la giornata in corsia, poi ti trovi di notte a fare quei cesarei che non hai potuto programmare per tempo durante il giorno… senza contare che poi dovresti anche riuscire ad andare a pregare, e qualche volta anche a mangiare con i confratelli.
Ma questo cantiere che non finisce mai, questa tela di Penelope che non e’ mai completa, questa coperta che ti lascia sempre I piedi scoperti, questa sensazione di non aver fatto abbastanza anche quando sei stremato… tutto questo e’ il segreto magico di Chaaria che continua ad affascinare cosi’ tanti volontari ed a contagiarli con un mal d’Africa sovente inguaribile.
Chaaria e’ bella perche’ il servizio non finisce mai; perche’ alla sera ti tormenti di tutto quello che avresti potuto fare e non ce l’hai fatta a portare a compimento. Chaaria e’ stpenda perche’ e’ un caos di problemi  irrisolti… ma soprattutto perche’ ti da’ la possibilita’ di aiutare tantissima gente, e poi ancora di sentire che avresti potuto dare di piu’.
In questo Chaaria e’  davvero pungente; e questa suo pungolo all’impegno ti riempie di insoddifazione, ma anche di voglia di radicalita’ e di dedizione totale.

Fr Beppe

FMG: mutilazioni genitali femminili o circoncisione


Da statistiche non molto accurate da me eseguite in quasi dieci anni di attivita’ nel campo della maternita’, posso dire che ancora oggi circa il 40% delle donne Meru sono circoncise. Questa percentuale diventa poi del 100% per le popolazioni del Nord. Non si tratta di una vera infibulazione, come in altri Paesi dell’Africa. Qui da noi la pratica piu’ diffusa e’ quella della clitoridectomia con amputazione delle piccole labbra. Solo le donne del Nord sono infibulate.
E’ difficile per me capire le ragioni storiche che hanno portato a queste mutilazioni barbariche nei confronti delle ragazze: l’unica spiegazione che in questi anni mi sono data e’ quella che in una societa’ maschilista si vuole impedire ogni tipo di piacere sessuale alla donna, che deve sottostare ai rapporti con il marito solo ed esclusivamente per dargli dei figli.
Per le donne locali però ci sono altri significati molto profondi e per me sconosciuti: con la circoncisione la giovane viene ufficialmente accolta nel mondo degli adulti (le FGM infatti vengono praticate tra i 14 e i 18 anni); sopportando il dolore lancinante di questa pratica tradizionale officiata senza alcun tipo di anestesia, le adolescenti danno una forte prova di coraggio davanti a tutta la popolazione: esse diventeranno donne dimostrando di poter sopportare una sofferenza atroce che precludera’ loro per sempre ogni piacere sessuale.
Dimostrare di poter sopportare eroicamente queste mutilazioni rende le ragazze orgogliose di se stesse. Il giorno dell’operazione vengono radunate tutte le ragazze del villaggio presso la capanna, e per una volta le giovani si sentono regine: esse rivcevono attenzioni e regali, e questo fa dimenticare il dolore provato.
Per loro poi la circoncisione ha un significato educativo: per un mese resteranno chiuse in una capanna, dopo il “taglio” rituale. Esse riceveranno il cibo solo dale altre donne del clan. Non potranno vedere nessun altro. Queste stesse donne sono incaricate di insegnare loro le regole della vita adulta. La circoncisione diventa in pratica una autorizzazione al matrimonio, ed insieme previene per loro il rischio di essere escluse dalla vita del villaggio.
Io onestamente faccio fatica a comprendere tutti questi aspetti culturali. A me sembra una cosa barbara e profondamente ingiusta verso le ragazze. Mi riempie di rabbia quando in sala parto vedo donne che complicano con lacerazioni genitali estesissime proprio a causa della circoncisione; oppure quando si deve ricorrere al taglio cesareo a causa di danni permanenti causati dalle cicatrici conseguenti alle mutilazioni.

GLOSSARIO: FMD= female genital mutilation. Circoncisione femminile.

Fr Beppe

lunedì 13 febbraio 2012

Solo dieci giorni fa...


Solo dieci giorni fa sbarcavo dall’aereo che mi riportava a casa dopo un mese a Chaaria. Quaranta gradi di differenza tra il caldo Keniota ed il gelo padano ed un grande bagaglio di nuove sensazioni, impressioni, ricordi da digerire e riordinare.
Ho impiegato giorni a lasciar sedimentare, riflettere, ricordare con più calma.
Chaaria è sempre più un cantiere, non solo fisico, con i lavori della nuova sala operatoria, ma anche nei progetti per il futuro e nel lavoro di tutti i giorni.
L’afflusso di malati è inarrestabile (ed è bene così), ma siamo stati sempre in overbooking, sempre di corsa, con la sensazione di essere, nonostante tutti i nostri sforzi, un passo indietro alle necessità: la classica rincorsa di Achille alla tartaruga.
E’ stato anche un periodo entusiasmante per la varietà e la qualità dei volontari presenti, con frequenti arrivi e partenze, con gli inevitabili risvolti psicologici, rimpianto di chi hai appena conosciuto e curiosità per chi ti è appena apparso davanti.
E’ stato anche un momento per rinsaldare la conoscenza e l’amicizia con i Fratelli per apprezzarne l’impegno e la presenza continua ed attenta.
Il momento più impegnativo si è verificato quando Fr. Beppe si è dovuto allontanare, affidandoci di fatto l’ospedale. Eravamo ed io forse più di tutti assolutamente preoccupati di mandare avanti bene il lavoro, di non fare guai, di non deludere Chaaria e noi stessi. Mi ha colpito molto, in quei giorni, lo sforzo di aiuto reciproco che si è verificato, dal saggio ed esperto Antonio al più giovane dei volontari e gli “storici” dello staff locale: ci siamo “riuniti a coorte” con una determinazione che ci ha reso più forti.
Nella cena comunitaria dDurante la serata dei saluti prima della partenza, ho raccontato, che, quando in Italia parlo di Chaaria, spesso uso il NOI; noi facciamo…. noi vediamo…. Non voglio intestarmi meriti che non ho, ma mi sento di poter dire che Chaaria è anche un po’ la mia casa africana, una realtà che vivo poi tutto l’anno nel blog, nelle lettere pubblicate, nei racconti di situazioni che avrei potuto affrontare.
I prossimi anni possono diventare ancora più entusiasmanti: la nuova Sala Operatoria, la nuova Maternity, l’apparecchio radiologico probabilmente in arrivo e chissà cos’altro. Sono momenti che non mi voglio proprio perdere: il cantiere Chaaria ha bisogno di molti operai: rimbocchiamoci le maniche.

Max
 

Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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