Voi mi conoscete e sapete che non scrivo molto, ma ora vorrei condividere con voi alcuni pensieri nati da questa forte esperienza.
L’Africa è una realtà che è stata presente in me fin da ragazzo: il mio paese, grazie al Signore, ha visto nascere e maturare tante vocazioni missionarie e in parrocchia si vivevano momenti particolari di preghiera per loro; il gruppo missionario era vivace ed ancora oggi organizza raccolte e lotterie per raccogliere soldi per aiutare i nostri sacerdoti e suore che operano in terra di missione. Tuttavia questo continente era rimasto una realtà per me quasi sconosciuta fino a questo viaggio.
Tre settimane non bastano certamente per conoscere la realtà di questi paesi, ma ciò che ho incontrato e ho vissuto mi ha dato modo di avvicinarmi a paesaggi, persone e avvenimenti visti, fino ad oggi, solamente alla TV o colti tra le notizie dei giornali.
Una delle domande che mi sono posto è stata: “Come mai dopo tanti anni di aiuto umano ed economico la situazione è ancora così grave?” Sono gocce in un mare pieno di problemi di ordine economico, sociale, sanitario. Anche la nostra presenza come Piccola Casa è poca cosa che, però, grazie alla Divina Provvidenza, diventa preziosa: Ella compie miracoli quotidiani. È commovente vedere il lavoro che si compie nelle nostre case, dove si cerca di vivere lo spirito trasmessoci dal Santo, spirito che troviamo sintetizzato in modo esemplare nella Mission della Piccola Casa al n° 4:
Nei diversi Paesi dove è presente, la Piccola Casa è organizzata in comunità di vita e in pluralità di servizi uniti e orientati dallo spirito e dagli insegnamenti di San Giuseppe Cottolengo. Come una grande famiglia tutti, sani e malati, religiosi e laici, secondo la vocazione e la misura della propria donazione e impegno si aiutano reciprocamente ad attuare le finalità evangeliche dell’Opera.
Con fratel Sandro, abbiamo dapprima conosciuto le presenze cottolenghine in Tanzania, dove siamo stati subito accolti da sr. Consolata e dalle sorelle a Kisarawe e siamo stati ospiti di don Filippo e don Bernardo: a tutti va un sentito Deo Gratias. Un motivo di questa visita era quello di incontrare lo junior fratel James che ci ha accompagnato a visitare la scuola per infermieri dove studia. Siamo rimasti profondamente colpiti nel constatare come l’opera della Piccola Casa mette nuove radici in questi luoghi di grande povertà, come a Vigunguti dove è portata avanti con dedizione e sacrificio da sr. Giovanna e consorelle.
Il nostro viaggio ci ha portato poi in Kenya dove abbiamo conosciuto da vicino la vita e l’attività dei nostri confratelli. Abbiamo avuto però l’occasione di far visita alle altre case e vedere la grande forza e vitalità che la Piccola Casa ha portato in questa terra meravigliosa.
Certamente non si può dire di conoscere tutto ciò che i cottolenghini fanno, i giorni sono stati pochi, ma ci si sente veramente a casa anche se lontano dalla Casa Madre di Torino.
Nei giorni passati a Chaaria ho vissuto un’esperienza indimenticabile: ho assistito alla nascita di una nuova creatura: meraviglia e gioia sono stati i sentimenti presenti in me di fronte a quell’evento.
La forza di quelle donne è ammirevole. La gioia espressa con urla e battiti di mani al sapere che il neonato era maschio, sono realtà che riempiono il cuore: la povertà e le fatiche passano in secondo piano di fronte a una nuova vita. Deo Gratias!
Punto di riferimento per questa gente è fratel Beppe: quante persone all’ospedale vengono aiutate, medicate, ascoltate, consolate, guarite. Alcune devono fare tanti chilometri per arrivare, camminano giorni interi… e qui ho potuto capire almeno in parte le lettere che lui scrive.
Un Deo Gratias di cuore a fratel Lorenzo per il suo servizio di accoglienza; a fratel Lodovico per quanto ha fatto e continua a fare nella preghiera e in alcuni servizi alla comunità; a fratel Domenic per la sua presenza. Penso davvero che meritano il regno promesso a chi spende la vita facendo del bene.
I giorni come dicevo sono stati pochi, ma sufficienti per visitare anche le varie case delle Suore e constatato il loro modo di vivere il servizio, il lavoro svolto a favore delle donne, dei bambini nella scuola, della formazione umana e cristiana. Al seminario cottolenghino di Langata abbiamo incontrato don Emilio e i seminaristi e questo è stato motivo di grande gioia. Abbiamo toccato con mano il cammino per creare quell’unità di intenti che deve essere segno privilegiato della Piccola Casa. I problemi non mancano, ma è incoraggiante sapere che tutti camminiamo e lavoriamo fidandoci della Divina Provvidenza che non manca. Un’accoglienza particolare e gioiosa ci è stata riservata dalle sorelle claustrali a Tuuru e dalle giovani in formazione.
È stata per me un’esperienza emozionante, il vedere sul “campo” proprio le “colonne” che hanno iniziato e consolidato la strada africana del Cottolengo: don Giusto, don Fiorenzo, sr. Giovanna Bortolin, sr. Giacomina Marchisio, sr Oliva, le suore del monastero, fratel Lodovico: sentirli parlare degli inizi, del lavoro fatto, degli altri cottolenghini con cui hanno condiviso gioie e fatiche, percepire nelle loro parole il grande amore per quella terra, la gioia per le numerose vocazioni locali dei tre istituti, segno della benedizione del Signore, sempre buono e grande nell’amore. Continuamente ripetevo nel mio cuore: Deo Gratias!
E come non ricordare le perle presenti nelle nostre case: sereni e ben curati nel corpo e nello spirito; vedere i “buoni figli” a Chaaria pregare e lavorare con i Fratelli, con gli operatori e nei laboratori con sr. Lucy, mi ha dato una gioia grande. Deo Gratias!
Prima di concludere non posso tralasciare un pensiero doveroso e riconoscente all’indimenticabile fr. Giovanni Bosco che qui attende il grande giorno accanto ai “buoni figli” che tanto ha amato e accudito. Risuona ancora il suo canto, dolce e forte allo stesso tempo, canto e servizio che qui tanti ancora ricordano .
Alla Divina Provvidenza, alle persone incontrate, ai superiori, il mio più sentito DEO Gratias! La gioia di quei giorni mi accompagna adesso e rende più sereno anche il mio lavoro nella Piccola Casa che, più passano gli anni, pur in mezzo a tante difficoltà, è sempre la nostra Piccola - Grande - Meravigliosa CASA.
DEO GRATIAS!
Fratel Roberto Trappa
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