Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 12 luglio 2009

Quale profilassi antimalarica per i volontari di Chaaria?

Inizio questa breve esposizione ricordando che ci troviamo in un’ area endemica per la suddetta infezione e che la trasmissione è continua a Chaaria durante i 12 mesi dell’anno, anche se ci sono chiare recrudescenze dopo le due stagioni delle piogge.

Il periodo certamente più colpito da infezione malarica va da dicembre a giugno, cioè durante e dopo i mesi umidi ed in corrispondenza della sezione più calda dell’anno.

Questa considerazione mi porta a sconsigliare assolutamente la scelta di non prendere profilassi, perché una malaria in un soggetto non immune può essere mortale. Parliamo infatti di plasmodium falciparum e di possibile malaria cerebrale.

Sarà certo importante ricordarsi di mettere la zanzariera di notte, visto che la anofele si nutre nelle ore dal crepuscolo all’alba.

Per quanto riguarda i farmaci a disposizione, questa è la mia opinione del tutto personale:

1) Il Lariam (Mefloquina) è un ottimo farmaco; è mutuabile ed ha una copertura che supera il 95%. Dal mio punto di vista è la scelta ottimale, in quanto molto efficace, e discretamente privo di effetti collaterali alla dose profilattica (1 compressa alla settimana). Permettete che dica di non lasciarvi andare ad atteggiamenti allarmati alla lettura del foglietto illustrativo interno: molti degli effetti collaterali descritti sono così rari da potersi contare su una mano. Gli unici problemi che ho riscontrato in questi anni nei volontari che lo hanno assunto sono stati: vaghi disturbi addominali soprattutto il giorno della assunzione; sogni vivaci e laboriosi (non ho mai sentito di veri e propri incubi); in rari casi insonnia ed un po’ di vertigini durante il giorno. Ma sostanzialmente è una medicina che ha salvato moltissima gente dalla malaria, dando pochissimi problemi. Ricordo che in Inghiliterra si consiglia di iniziare la profilassi 2 settimane prima del viaggio, in quanto, nel rarissimo caso di effetti collaterali importanti, questi si sono sempre verificati alla assunzione della seconda compressa: è quindi meglio prendere la seconda dose quando si è ancora a casa e si può accedere facilmente al proprio medico di famiglia. In Italia credo che il consiglio sia rimasto quello di prendere la profilassi 1 settimana prima del viaggio. Ricordo che al rientro in Italia dopo il volontariato, la profilassi va continuata per altre quattro settimane, al fine di proteggere anche dalla cosiddetta malaria degli aeroporti, cioè quella che sfortunatamente uno potrebbe beccarsi da una zanzara rimasta intrappolata nel velivolo che torna in Europa (il falciparum ha una incubazione di un mese circa). Il lariam può essere preso continuativamente senza problemi per almeno 6 mesi, secondo le linee guida britanniche, mentre lo si consiglia solo per 3 mesi in Italia. Per soggiorni più lunghi invitiamo tutti a sospendere ogni tipo di profilassi e a curare l’attacco malarico in acuto: infatti, dopo questo periodo di tempo, la protezione del farmaco cala a motivo di una certa resistenza del parassita alla bassa dose, mentre permangono solo gli effetti collaterali. Inoltre si può pensare che, dopo un semestre, il volontario abbia acquisito una semi-immunità a causa di ripetuti contatti con il pungiglione della anofele, e che quindi un eventuale attacco sia di tipo moderato.

2) Il Malarone (associazione di atovaquone e proguanil) è pure esso un ottimo farmaco, ed ha una protezione sovrapponibile a quella del Lariam. La profilassi va iniziata 2 giorni prima del viaggio e va continuata per una settimana dopo il ritorno. Il problema del Malarone è che il suo uso è autorizzato in Inghilterra (e credo anche in Italia) solo per 28 giorni. Un’altra difficoltà è legata al fatto che va assunto quotidianamente; che ha un prezzo ancora elevato e non è mutuabile. E’ un farmaco tollerabilissimo ed i volontari che lo hanno assunto non mi hanno mai accennato ad alcun effetto collaterale.

3) Alcuni hanno scelto di usare la doxiciclina: è riconosciuta dalle linee guida internazionali, e sembra non abbia perso la sua validità (non ci sono chiari segni di resistenza). Anche la doxiciclina va iniziata una settimana prima del viaggio e va continuata per 4 settimane dopo il ritorno. La durata massima consigliata per un trattamento profilattico è di 6 mesi. La dose è di 100 mg (1 compressa) una volta al giorno. Pure questo farmaco ha una serie di effetti collaterali: i più frequenti sono a carico del tubo digerente (vomito, diarrea, sensazione di distensione addominale, anoressia). Normalmente i disturbi gastroenterologici sono più accentuati quando la medicina viene assunta con il latte, per cui consigliamo ai volontari che ne fanno uso, di non berlo. Altro problema a volte rilevato è la fotosensibilità: il paziente può cioè sviluppare dei rush cutanei quando si espone al sole. Per questo invitiamo chi ne fa uso a proteggersi con maniche lunghe e berrettini con visiera.

4) Non è più consigliata la associazione di clorochina e proguanil, perché le percentuali di resistenza sono troppo elevate.

5) Nel raro caso in cui un volontario voglia venire a Chaaria con un bambino piccolo, ricordiamo che la profilassi è necessaria e doppiamente importante in età pediatrica, perché i bimbi hanno una particolare predisposizione a forme gravi di malaria, potenzialmente mortali. La profilassi va fatta anche se il bambino si allatta al seno e la madre assume i farmaci preventivi, in quanto, anche se gli antimalarici sono escreti nel latte materno, le quantità sono troppo variabili per garantire una protezione affidabile. Il farmaco di scelta in età pediatrica è il Lariam. Gli schemi posologici possono esservi forniti agli Uffici d’Igiene competenti. Prodotto alternativo per i piccoli è una associazione di pirimetamina e dapsone, su cui però non ho alcuna esperienza.

Ricordo che il Lariam può essere teratogeno e che quindi è consigliabile evitare una gravidanza per i tre mesi successivi alla sospensione del farmaco.

Spero di aver fatto un servizio utile a chi deve scegliere quale farmaco assumere. Non mi pronuncio sulla medicina omeopatica e sui prodotti di erboristeria, ma semplicemente perché non ho dati in mio possesso per farlo. Non ne so nulla e quindi lascio alla scelta del singolo la decisione.


Fr Beppe


PS: non è necessario che assumiate il vaccino anticolerico, perché la sua protezione è bassa. Neppure vi consiglio la profilassi per la meningite meningococcica, in quanto i casi sono sporadici, e, se dovesse capitare, i farmaci preventivi ve li posso dare io qui a Chaaria.



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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