Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 19 aprile 2015

E' morto Henry

Dopo lunghe sofferenze è andato in Paradiso il nostro "Buon Figlio" Henry.
Più di sei mesi fa aveva riportato una brutta frattura di femore che era stata giudicata inoperabile, anche a causa della conformazione dei suoi arti paralizzati. La frattura era avvenuta quando incidentalmente il ragazzo era caduto dalla carrozzina.
Avevamo posto Henry in trazione, ma durante i 40 giorni richiesti per la formazione del callo osseo, si erano verificate ulcere da decubito in ogni parte del corpo, nonostante il materassino anti-decubito.
Era come se Henry di colpo fosse diventato defedato e quasi non avesse più voglia di vivere: aveva decubiti sul sacro, sui fianchi, ai talloni, alle ginocchia, sulla colonna vertebrale ed addirittura ai padiglioni auricolari.
Lo nutrivamo con pazienza (e questo è un aspetto per cui esprimiamo particolare riconoscenza a Fr Dominic che tutti i giorni è venuto in ospedale ad imboccarlo), lo giravamo nel letto e medicavamo le ulcere.
Alcuni mesi fa avevamo notato un trend al miglioramento veramente impressionante: le piaghe si erano praticamente quasi chiuse...ed avevamo quasi sperato di poterlo trasferire nuovamente al centro.

sabato 18 aprile 2015

Saturday's surgical marathon

Today it has been a very hectic day, above all in theater. We have been with Dr Nyaga as from 8 a.m. and we have been working like in a marathon up to 6.30pm.
The operations have been many, and of course, on top of the list, we have got even an emergency caesarean section, though which we have given a beautiful girl to that mother.
Today’s main challenges have been two: the first one was a partial gastrectomy in a patient with confirmed adenocarcinoma of the stomach in the pre-pyloric region. The main problem has been the fact that the woman to be operated was anemic and had a very rare blood group (B negative). We had only 2 pints of blood for her in hospital: one has been transfused intra-operatively, while for the second we will decide tomorrow after full hemogram control. The operation was anyway very successful and the blood loss minimum. 
The second challenge of the day has been a very big goiter, which has given us quite a lot of headache above all because of the dilated vessels surrounding it and easily bleeding. 
In spite of all the odds, we managed to perform the thyroidectomy with very modest bleeding.
In the list we had also two hysterectomies due to carcinoma of the cervix: in gynecology we are a bit confident and therefore we managed to continue on our own, allowing Dr Nyaga to reach his family a bit earlier. One of the candidates for hysterectomy had blood group B negative, but she entered theater with an HB of 14 grams and there was no bleeding at all. Fortunately I was told about that blood group only after completing the surgery.

venerdì 17 aprile 2015

Nemiche invisibili dei chirurghi

Non sai mai se si presenteranno o meno. In alcuni pazienti non si verificano mai, mentre in altri sono la regola.
Talvolta il malato non sa di averne sviluppate, e magari il chirurgo lo viene a sapere solo quando deve riaprire la stessa parte del corpo per un'altra operazione.
Altre volte provocano dolori che poi non riesci più a controllare con nessun tipo di analgesico.
Ci sono situazioni in cui esse posso addirittura causare complicazioni gravi, come occlusione intestinale o infertilità in entrambi i sessi.
Possono essere causa di morte se non si interviene con prontezza.
Sto parlando delle aderenze post-operatorie, nemiche invisibili ma frequentissime di coloro che si dedicano alla chirurgia.
Oggi quello che ci è capitato è stato abbastanza peculiare, anche se con le aderenze ci dobbiamo confrontare spesso: in passato esse hanno causato addomi acuti di vario tipo, dal volvolo allo strangolamento di un'ansa, ma quello che abbiamo visto oggi ci ha presi un po' di sorpresa.
Anna era stata operata il giorno 4 aprile di miomectomia a causa di fibromi uterini multipli. In settima giornata post-operatoria aveva accusato dolore addominale acuto e vomito, anche se andava di corpo regolarmente. Il test per la malaria era negativo, i globuli bianchi non particolarmente elevati, e l'addome era trattabile: sinceramente abbiamo pensato ad una gastrite da stress. 

giovedì 16 aprile 2015

A great diagnostic and therapeutic success

Tom is a 1-year-old child who was brought to our observation 3 weeks ago.

He had been visited in another facility because of important, palpable hepatomegaly. In that hospital an ultrasound was performed and a round hypoechogenic mass of about 10 cm diameter was seen in the left lobe of the liver.
Nevertheless the doctor was not able to understand the nature of the liver mass and referred the patient for an abdominal CT scan, which was non-affordable for the mother.
Therefore she came to Chaaria for second opinion and for any help we could give.
I decided to repeat the ultrasound (U/S) myself and I have actually confirmed the presence of the liver mass.
Taking just few minutes longer while staring at the monitor, I have noticed the continuous slight movements which are typical of a semi-liquid mass.
Immediately the diagnosis came to my mind: it was not a solid mass, but an abscess!
I called my assistant and the anesthetist with the plan of doing a U/S guided needle aspiration of what I strongly believed to be an amoebic liver abscess… and in fact: bingo: we recovered thick, foul smelling, and brown pus, quite suggestive of the condition. 
In total we have drained 150 ml: at the end of the procedure the mass had completely disappeared.

mercoledì 15 aprile 2015

Teresa

Erano le 18.30 di ieri sera quando Sr Anselmina ce l'ha portata da Nkabune.
Le sue condizioni generali erano gravissime. Teresa era prostratissima e respirava appena. La cute era fredda ed appariva in condizioni estreme di disidratazione: gli occhi erano terribilmente infossati nelle piccole orbite e la fontanella anteriore era risucchiata all'interno.
La Suora ci ha detto che al mattino si era nutrita bene e che solo dopo colazione aveva iniziato a vomitare.
Ci è sembrata subito un'emergenza e ci siamo fatti in quattro, prima di tutto per trovare un accesso per somministrare liquidi: ma le vene erano tutte collassate.
Abbiamo alla fine incannulato la giugulare esterna, ma Teresa ci ha lasciati in appena 20 minuti. Non ci spieghiamo come abbia potuto andarsene così in fretta!
Teresa aveva 6 mesi di età ed era orfana.
Io ne conoscevo la storia, ma per motivi legati a certi documenti che Sr Anselmina ancora stava cercando di ottenere, non ho mai potuto ricoverarla con i nostri orfanelli di Chaaria. La Suora sempre mi diceva: "la tengo io a Nkabune finchè ottengo tutti gli incartamenti necessari... poi te la porto a Chaaria".
In varie occasioni, nei mesi scorsi, abbiamo visitato Teresa come paziente ambulatoriale, ed abbiamo anche dato a Sr Anselmina dei supplementi alimentari ipercalorici, in quanto la piccola mangiava bene ma non cresceva.

martedì 14 aprile 2015

Gideon

Gideon ha 45 anni, e da tempo gli e’ stato diagnosticato un carcinoma della lingua. Ha venduto tutto ed ha subito moltissimi cicli di radioterapia. Purtroppo pero’, la sua situazione non e’ migliorata, ed in piu’ le radiazioni gli hanno bloccato l’articolazione temporo-madibolare. Gli hanno anche provocato un grosso buco sulla guancia destra da cui si vedono dei molare traballanti.
Gideon sta morendo di fame… Non sono le metastasi ad ucciderlo, ma la denutrizione.
E’ difficilissimo nutrirlo perche’ non riesce ad aprire la bocca ed i denti incisivi sono chiusi. Anche quei pochi liquidi che riusciamo a far filtrare tra la dentatura un po’ cariata, escono quasi del tutto dalla ulcerazione della guancia.
Gideon e’ molto buono. Sa che stiamo facendo tutto quello che possiamo. E’ anche consapevole che dalla sua bocca neoplastica emana un fetore di morte che repelle quasi tutti quelli che vengono a fargli visita.
Inseriamo un sondino nasogastrico e lo nutriamo con delle pappette semiliquide a base di latte e di miglio. Riusciamo anche a spingere giu’ dei passati di verdure e frutta. E’ un lavoro di grande pazienza.
Usiamo un siringone, e, dopo aver iniettato le soluzioni piu’ dense, laviamo accuratamente dapprima con latte e poi con bevande più liquide, al fine di evitare che il sondino si tappi.

lunedì 13 aprile 2015

Sempre difficile decidere!

Il fine settimana è stato assai duro e con molte emergenze.
La cosa che più mi ha stressato non è comunque il superlavoro a cui sono abituato, ma le conseguenze che sono derivate dalle mie scelte.
D’altra parte nessuno può decidere al posto mio e purtroppo non ho primari a cui chiedere consiglio...su questo aspetto sono veramente solo!
Sabato pomeriggio abbiamo ricevuto due persone anziane, entrambe con occlusione intestinale: il primo era stato ricoverato in un’altra struttura dove avevano tentato di risolvere la sua situazione con terapia medica, ma non erano riusciti a concludere nulla; il suo addome era teso come un tamburo e lui aveva molto male. 
Dopo essermi sincerato della diagnosi, ho deciso per l’approccio chirurgico: purtroppo però c’è stato arresto cardiocircolatorio subito dopo l’induzione dell’anestesia generale. Io quindi non ho neppure preso il bisturi in mano, ed ho cercato invano di aiutare l’anestesista nelle manovre di rianimazione. Il paziente alla fine è morto nonostante tutti i nostri sforzi. E’ stato duro accettare quanto era successo, perchè certamente egli era occluso, ma parlava ed era relativamente stabile prima dell’intervento. Ora non c’era più. Sarebbe stato meglio non pensare all’intervento?

domenica 12 aprile 2015

Il mio ideale di medico

Ho sempre creduto che la professione medica sia soprattutto una chiamata, una vocazione.
Questa e’ una delle ragioni per cui ho scelto la vita religiosa prima ancora della professione medica.
Penso che il medico sia prima di tutto chiamato a lottare sempre per la vita. Questo e’ il concetto base del giuramento di Ippocrate, ma credo importante che ce lo ripetiamo quotidianamente per non dimenticarcelo.
Lottare per la vita e’ la nostra priorita’, e la nostra caratteristica principale come medici.
E’ vero che tante volte il nostro servizio alla salute ed alla vita incontra invece la morte, ed e’ altrettanto vero che talvolta la morte e’ piu’ potente di tutti i nostri sforzi; cionondimeno il nostro impegno e’ sempre quello di salvare, di far star meglio, di guarire.
Quante volte, anche recentemente, i miei sforzi hanno avuto come esito la morte del malato!
Quello che conta, e cio’ che rende il mio operato etico, e’ comunque il fatto che il mio tentativo e’ sempre stato quello di salvare la vita. Anche recentemente una lunga operazione fatta per salvare una persona accoltellata all’addome e’ risultata nella morte dell’operato poche ore dopo essere uscito dalla sala. Ma cio’ che mi rende moralmente tranquillo e’ il fatto che nell’intervento noi abbiamo tentato il tutto e per tutto per salvare quel paziente.

sabato 11 aprile 2015

Lettera aperta ai volontari "recidivi" di Chaaria

Eravamo un gruppetto di volontari a Chaaria. Siamo ripartiti da lì il 27/3 contenti di tornare a casa, ma con un certo rimorso nell’abbandonare chi rimaneva in prima linea.
Siamo stati accolti da amici e parenti con espressioni di sollievo per lo scampato pericolo e noi a dire, ma no, nulla di eroico, in Kenya in generale e a Chaaria in particolare tutto è tranquillo…..dopo pochi giorni la strage di Garissa.
All’inizio ancora cercavo di convincermi che quell’orrore, come altre atrocità che avvengono in altre parti del mondo, non toccasse da vicino la Missione: Garissa è lontana, al confine con la Somalia, è una conseguenza della guerra fra i due paesi…..il primo duro colpo alle mie illusioni l’ho avuto quando Fr. Beppe mi ha detto che molti nostri pazienti vengono da quella zona, che quindi non è poi così lontana.
Ho verificato su Google: secondo il percorso che si sceglie la distanza è di 350-400 Km. percorribili in macchina in un tempo variabile tra le 5 ore e le 5 ore e mezza: il tempo che normalmente impieghiamo noi per raggiungere la Missione dall’aeroporto di Nairobi.
Man mano poi che emergevano altri particolari, gli orrori nell’orrore, il fatto che le vittime siano state scelte in base al credo religioso ho dovuto arrendermi all’evidenza che non è la guerra, non riguarda una ristretta area di confine, è una barbarie che, col pretesto della religione, vuole distruggere una civiltà, un modo di vivere, chiunque sia “diverso”.

venerdì 10 aprile 2015

Che dolore!

Lo sapevo che sarebbe stato un terno al lotto riprovarci, ma lei ha insistito con una determinazione disperata che mi ha impressionato!
Ritenevo improbabile che stavolta ci riuscisse perchè nella mia testa ho sempre pensato che ci siano problemi cromosomici o suoi o del marito, ma lei ha continuato a ripetermi che con un solo figlio non poteva assolutamente andare avanti perchè nella sua famiglia e nel villaggio era completamente ostracizzata. Quindi ci avrebbe comunque riprovato a rimanere incinta!
La ragione per cui mi pareva una decisione dolorosa stava nella sua storia clinica: il primogenito infatti era morto in utero per cause sconosciute all’eta gestazionale di circa 37 settimane. La donna non aveva avuto contrazioni e neppure emorragie: aveva semplicemente smesso di avvertire i movimenti del suo bimbo nella pancia!
Era stato uno stress incredibile per me dirglielo, immediatamente dopo l’ecografia: già allora avevo assistito a scene inquietanti di disperazione e di angoscia; già allora la mia paziente aveva perso il controllo ed aveva urlato rotolandosi sul pavimento per ore ed ore.
Quando si era calmata ed aveva accettato il ricovero, avevamo tentato di indurre il parto ma non ci eravamo riusciti; tutti i farmaci a nostra disposizione avevano fallito: nessuna contrazione, ma un continuo sanguinamento che la sta va anemizzando progressivamente. Con dolore infinito avevamo dovuto procedere ad un cesareo su feto morto: si tratta di una misura estrema, di un totale fallimento per la medicina, in quanto non si dona alla mamma una nuova vita da far crescere ed invece la si lascia con una cicatrice che potrebbe causare problemi in gravidanze successive.

giovedì 9 aprile 2015

Anjeline

Era stata ricoverata pochi giorni fa. Sembrava uno scompenso cardiaco in giovane età. Infatti Anjeline aveva appena 18 anni... ma purtroppo per noi questa è l'età in cui i cuori sconquassati sin dall'infanzia dalla malattia reumatica, giungono sovente al capolinea.

C'era un soffiaccio all'auscultazione cardiaca, ed una ischemia all'ECG.
L'abbiamo ricoverata per terapia antiscompenso e per un ecocardiogramma che ci avrebbe permesso di prendere visione dello stato delle valvole.
Ma poche ore dopo il ricovero si è verificato un fatto nuovo: una distensione addominale crescente che le causava anche dispnea.
Da una parte ho pensato ad una ascite da scompenso di cuore, ma dall'altra temevo un problema chirurgico (una peritonite forse da perforazione intestinale tifoide).
Con grosse difficoltà causate dalle condizioni generali della malata l'abbiamo sottoposta prima ad ecocardio, che ha confermato una stenosi mitralica importante con calcificazioni valvolari, ma ha anche documentato una frazione di eiezione ancora nei limiti di norma.
Anjeline era quindi effettivamente una cardiopatica, ma sicuramente la distensione addominale doveva riconoscere una causa diversa: ho portato dunque la sonda sulla pancia, e mi sono trovato davanti un'immagine che non avrei potuto immaginare neppure lontanamente: Anjeline aveva una massa epatica che occupava l'intero lobo destro.

mercoledì 8 aprile 2015

Intestinal perforation secondary to typhoid fever

A 12 year-old-boy was taken to our hospital with clear signs of acute abdomen. The abdominal findings were highly suggestive of acute appendicitis with peritonitis.
The WBCs only slightly elevated at 8,000, while fever was moderate (38°C).
The indication for surgery was unquestionable and so we entered theater without any further imaging test.
The diagnosis of acute abdomen was actually correct and at laparatomy we found fecaloid material in the peritoneal cavity.
To our surprise the appendix was completely normal and there were no signs of appendicitis.
Therefore we have looked for the possibility of perforated Meckel’s diverticulum, but the diverticulum was not there. While checking the ileum for any sign of pathology, we have found a small intestinal perforation at about 1 meter from the ileo-coecal valve.
The perforation was repaired.
Before washing the peritoneum with warm water we have made sure there were no other perforations in the small intestine: actually the perforation was solitary.
Before suturing, through the opening of the intestine we had collected stool with a sterile syringe and sent it to the laboratory for SSAg (Stool Salmonella Antigen): actually the result was positive typhoid fever.

martedì 7 aprile 2015

Ora sto bene!

Nonostante le terapie e gli sforzi di tutti in ospedale, io non sono mai migliorata veramente. C’erano si’ dei giorni in cui mi sentivo piu’ in forma, ma in realta’ le forze non sono mai ritornate, ed io sono rimasta sempre gonfia come un pallone. 
Camminare era diventato un problema perche’ avevo il fiatone dopo due o tre passi. Da due giorni inoltre avevo notato un’altra cosa strana: se dormivo sul fianco destro, mi gonfiava la parte destra della faccia, e se mi giravo dall’altra parte, dopo poche ore si spostava anche l’edema. 
Da ieri mattina poi non sono piu’ riuscita a coricarmi: da sdraiata non respiravo proprio. A partire dalle due del pomeriggio non ricordo piu’ nulla: solo ora, guardando la moviola del tempo qui dal Paradiso, mi rendo conto che ero fuori di testa. 
Non capivo quando mi parlavano, mi alzavo e strappavo la flebo, dicevo frasi senza significato alcuno. So che Beppe ha provato a cambiare tutte le medicine, mi ha chiamato forte, ha provato a farmi ritornare allo stato di coscienza... immaginate che non l’ho neanche visto. 
Poi e’ venuta Don Giovanni che ha voluto battezzarmi... anche se ora, ripensandoci da angioletto, mi viene da ridere, perche’ Dio Padre mi avrebbe accolta lo stesso, anche senza quelle poche gocce d’acqua sulla mia fronte madida di sudore freddo. Ma so che quelle preghiere di Don Giovanni mi hanno comunque
aiutata nella mia scalata al cielo che è sempre impegnativa.

5 per mille


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DONA IL TUO 5 x 1000
All'Associazione Volontari Cottolengo Mission Hospital Chaaria - Kenya (ONLUS)
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Per esprimere la tua scelta a favore dell' Associazione Volontari Cottolengo Mission Hospital Chaaria - Kenya (ONLUS), basta mettere una firma nell’apposito riquadro della dichiarazione dei redditi “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e indicare nello spazio sottostante il codice fiscale della nostra ONLUS:

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CHE COS’É IL 5 x 1000?
La legge finanziaria per l’anno 2007 ha confermato la possibilità di destinare una quota pari al 5 x 1000 dell’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) a sostegno del volontariato e delle organizzazioni di utilità sociale.



lunedì 6 aprile 2015

Happy Easter

Guardo la strada rossa e piena di pozzanghere; vedo i bambini scalzi anche la domenica di Pasqua, e dico a me stesso: Gesù è risorto.
Dobbiamo gioire. Dobbiamo ringraziare il cielo che abbiamo cibo, abbiamo acqua per lavarci e per bere, abbiamo la salute, e soprattutto siamo ancora vivi, nonostante gli attacchi terroristici di questi giorni.
Anche questa notte ho dovuto correre a causa di pazienti gravi, alcuni dei quali ora la Pasqua la celebrano già in Paradiso.
A mezzanotte, subito dopo la Veglia in parrocchia, un cesareo urgente mi ha impedito di andare a riposare. Abbiamo donato a Elosy, la sua figlioletta primogenita... ha detto che la chiamera’ Pasqualina, per ringraziare Gesu’ di averle donato un figlio proprio nell’ora della sua resurrezione. 
Per questo cesareo abbiamo sentito la mancanza dei chirurghi italiani a darci una mano.
Invece Esther non ce l’ha fatta. Nessuno sa con esattezza cosa le sia successo. Era a casa e stava facendo le sue cose normalmente, quando, all’improvviso, ha detto ai suoi che stava morendo. E’ piombata a terra come un sacco ed e’ stata portata in ospedale ormai senza vita.

domenica 5 aprile 2015

La collina di spoon river

Quando sono particolarmente stanco ed un po’ ferito dalla vita, c’è un posto segreto dove mi rifugio per qualche minuto.
Salgo la collina di Chaaria fino al punto più alto del nostro appezzamento e là trovo il nostro cimitero. Lo chiamo Spoon River, ricordando un libro che tanto mi ha commosso al liceo. 
In esso provo una sensazione di pace e di riposo e spesso cerco risposte alle mie domande. Là prego coloro che ci hanno preceduti ed a loro chiedo aiuto, consiglio ed intercessione.
Attraversato il cancello arrugginito dalle piogge, alla mia sinistra contemplo la brulla distesa di terra rossa in cui mese dopo mese scaviamo le fosse comuni dove deporre i tanti morti abbandonati nel nostro ospedale. Sono tantissimi, troppi: “perchè la gente non viene a prendere i propri defunti?”
Tra me penso: “dove sono Emily, Charity, Mwenda o Mwandiki? Dove sono le centinaia di bambini spirati prima ancora di ricevere un nome?”.
Una voce interiore mi risponde: “siamo tutti qua e riposiamo nel ventre della collina. Ci hai portati qui tu, perchè i nostri familiari ci hanno trascurati prima in vita e poi anche nel momento in cui la nostra anima è volata via. Qualcuno di noi non ha neppure visto la luce del sole e non ha potuto contemplare il volto della mamma perchè la morte è sopraggiunta nel grembo materno. 

sabato 4 aprile 2015

Lettera di Giovanna e Giorgio

Caro, carissimo Beppe,
a distanza di qualche giorno dal rientro ed alla ripresa dell’abituale attività lavorativa, abbiamo messo giù qualche riflessione che  vorremmo condividere con te.
La nostra permanenza a Chaaria è stata, come lo scorso anno, una parentesi inserita nella nostra realtà infinitamente diversa dalla tua.
Per te è la normalità, per noi un evento. Ma nonostante sia stato un episodio non siamo in grado di gestirlo come tale, ma ci trascina continuamente nel ricordo della quotidianità vissuta con te, con Giancarlo, con tutta la comunità che è stata la nostra famiglia e, nel cuore, lo rimane  ancora e sempre.
Ogni anno la conoscenza reciproca si fa più profonda; i contatti verbali e “non” creano familiarità. 
I “buoni figli" sono stati per noi un arricchimento e abbiamo imparato molto dai loro silenzi, dai loro sguardi, dai loro comportamenti. 
L’affetto che ci è stato dimostrato e la bontà d’animo con la quale ci hanno riaccolto tra di loro ci hanno commosso e disarmati.
Sappi che, anche se lontanissimi nello spazio, siamo sempre con te con la preghiera ed il pensiero; non sentirti solo a lottare contro una realtà che si può solo cercare di scalfire o mitigare. 

venerdì 3 aprile 2015

Il reparto orfanelli

Le richieste di fare qualcosa per gli orfani ci vennero dal Vescovo di Meru già dal 1998. Il vero problema era assistere i piccolissimi. La diocesi infatti aveva già un orfanotrofio a Nkabune, fondato negli anni cinquanta dal primo Vescovo di Meru Monsignor Bessone. 
Tale struttura però non era attrezzata per neonati ed infanti, che restavano quindi disattesi in case private o nell’ospedale pubblico.
Molti bambini quindi morivano per mancanza di attrezzature specializzate necessarie alle loro cure.
Anche in quel caso mi sono mosso con prontezza e con coraggio, ed ho detto di sì.
Ero disponibile ad accogliere orfani da zero a 12 mesi... li avrei accolti anche se pretermine, perchè già allora avevamo due incubatrici importate dall’Italia. 
Questa era la necessità espressaci, ed a questa intendevamo rispondere, proprio come ci insegnava il Cottolengo.
Il problema più grande, sin dagli inizi, è stato quello della sistemazione logistica: fino ad oggi non abbiamo ancora potuto avere un reparto separato per loro, ma li teniamo  in un angolo della pediatria. 
La ragione principale è stata naturalmente la mancanza di fondi.

giovedì 2 aprile 2015

Our prayer for the victims, for the people of Garissa and for Kenya

Here in Chaaria Mission Hospital we share the grief and pain of all Kenyans for the deadly attack which is taking place in Garissa.
Many of our patients come from Garissa and we feel very close to the pain they are going through today.
In moment like this only prayer can express what our word cannot: we are very close to the families who have lost their loved ones; we pray for the repose of the soul of all the deceased and we implore the healing for the many who are wounded.
We pray for peace with a heart full of sorrow.

Bro Beppe Gaido


Le dolci parole di Giorgia

Carissimo Beppe,
non c’è giorno che passa senza che il mio pensiero non sia rivolto a Chaaria; spesso guardo l’ora e immagino… che cosa staranno facendo i miei Amici in quest’istante? E mi mancate, mi mancate veramente tanto!
I pensieri tutti non ti abbandonano, neanche quando rientri nel tuo Paese…
Mi sono dovuta reimmergere in questa quotidianità frenetica che spesso mi sovrasta; ma poi c’è l’Africa … c’è Chaaria … che non mi lascia dormire ma che non mi stanca, dove regna una grande povertà ma fatta di Amore, di Rispetto, di Compassione, di Umiltà e di Umanità verso l’Altro.
Mi dico sempre che un giorno solo a Chaaria ti insegna quello che una vita intera non potrà mai insegnarti: dignità e rispetto sempre e comunque verso il Prossimo!
Lo so che a volte è dura, ma non mollare, Beppe, me lo hai insegnato tu… i poveri prima di tutto!
Sono testimone del vostro impegno assoluto e massima dedizione a lavoro e ai poveri. ho sperimentato di persona che l’ospedale funziona e funziona bene, è sempre superaffollato perché a nessuno viene chiusa la porta in faccia.
Voi ce la mettete tutta e cercate di dare il massimo sempre.

mercoledì 1 aprile 2015

Fracture of the neck of femour

It is one of the most difficult challenges for us here in Chaaria.
Up to very recently we could do absolutely nothing, surgically speaking, apart from the old method of traction, which in itself has many complications (bed sores, DVT) and is not very effective.
But slowly we have been growing with the continuous support of Dr Luciano Cara and his group from Sardina (Italy).
Now we have dynamic cannulated screws for the head of femour; we have an affective traction system for the operation bed in theater; very importantly, we can do intra-operative radiographic controls through the fluoroscope.
Today in the morning, Bro Giancarlo was already in Meru at 6.15 am to collect Dr Nyaga.
The staff was in theater to prepare the patient and set the operation field at 6.30 am.
Antony, our medical engineer was with us to deal with the X-Ray machine during the procedure.
The operation went very well. We were able to obtain a good traction and to internally fix the difficult fracture with 2 cannulated screws, which were perfectly in position at the radiological control.

martedì 31 marzo 2015

Splenectomy

It has been a very difficult decision to make, because in many textbooks we read that splenectomy can be associated with an increase in morbidity and mortality, especially in Tropical Countries: actually, after splenectomy patients can be more prone to getting malaria, meningitis, pneumonia.
But our patient was very difficult to manage conservatively. 
His hemoglobin was ranging between 1.5 and 3 g/dl. 
Even after transfusion we could hardly get at 4 grams, but even that modest improvement was not to last and the HB was back to 2 grams or less after very few days.
The problem of our patient was only with the red blood cells; in fact either the white blood cells or the platelets were normal.
The peripheral blood film (PBF) was negative for blasts or immature cells, leading us to rule out a myeloproliferative disorder. Negative was also the bone marrow aspirate (BMA): that has helped us to rule out leukaemia or leishmaniasis (the sample was negative also for amastigotes).
Because of the tests quoted above, together with the absence of other signs of malignancy at chest X-Ray and abdominal ultrasound, we have come to the diagnosis of a tropical splenomegaly (hyper-reactive malarial splenomegaly) with important hypersplenism.
The challenges we faced in the decision about splenectomy were the following:
The chronic scarcity of blood available for transfusion.
The necessity of doing an operation on a patient already extremely anemic.

lunedì 30 marzo 2015

Lettera di Simona

Sono ormai passate due settimane dal mio rientro in patria.
Chiudo gli occhi e penso.
Quanti visi, quanti abbracci, quanti ricordi, quante emozioni, quanti profumi, quanti colori…
Per me questa è stata la quarta volta in Kenya.
Avendo a disposizione però sole due settimane, ho voluto, in compagnia di un’amica, girovagare un po’ per questo meraviglioso Paese a salutare gli amici con cui, in questi ultimi 10 anni, mi sono tenuta in contatto.
Mi sono separata da Serena a Meru, e sono arrivata a Chaaria su un matatu, dopo un viaggio breve ma intenso.
Oltrepassare il cancello del Cottolengo Mission Hospital da sola…mamma mia che meraviglia!!! Era da tanto che sognavo quel momento e finalmente ho potuto realizzarlo.
Mi sono fermata solo pochi giorni, ma sono stata travolta in un turbine emotivo non indifferente.
Per me è stato come tornare a casa. Beppe, Giancarlo, i buoni figli, sr Joan, alcuni infermieri, il personale…e poi i luoghi, i profumi,…, era come non essere mai andata via.
Ho potuto finalmente vivere questa esperienza da sola, ed è stato fantastico! (Anche perché in quei giorni ero l’unica volontaria in missione).
In ospedale mancavo da ben 8 anni…mamma mia quanti cambiamenti, e quanti enormi passi in avanti sono stati fatti. 

domenica 29 marzo 2015

Palm sunday

Today even in Cottolengo Mission Hospital we have celebrated a solemn mass where the patients, the boys of the centre, the staff, the brothers and many Christians from Chaaria have joined together to start the Holy Week.
The mass has started in the centre for the disabled with the blessing of the branches, the reading of the gospel and the procession up to the hospital. Then the celebration has continued in the new laundry as usual.
We were very many and there was a very nice environment of prayer. The Mass was celebrated by Father Constance Ngatia, of the Cottolengo Priests: he is here visiting his family before going back to Tanzania during the course of the week.
Palm Sunday is very dear to my spirituality and I want to offer you few insights which may be a bit far from what you normally hear in the sermons of the priests in your parishes.
First of all I think of today as a celebration of the courage of Jesus. He knew what was going to happen but he decided to enter Jerusalem anyway, in order to fulfill his mission and the will of God. This is the first teaching Jesus is giving me today: not to be afraid; not to be coward, but to go straight to the points we believe in, facing all the unavoidable consequences.

sabato 28 marzo 2015

Malattia psichiatrica a Chaaria

Il numero di malati con disturbi gravi del comportamento e’ certamente elevato. Non sono in grado di fare dei paragoni e di sostenere che siano piu’ numerosi qui che in Europa.
Dalla tabella seguente si evince che praticamente ogni giorno siamo di fronte a qualche caso del genere. Il numero delle ammissioni potrebbe essere anche piu’ elevato, ma a volte cerchiamo di resistere alle richieste di ricovero da parte dei parenti, perche’ non ci sentiamo una struttura sufficientemente attrezzata. A volte questi malati sono violenti nei confronti degli altri. Altre volte richiedono un totale isolamento che non possiamo offrire. Spesso poi distruggono le struttura anche muraria dell’ospedale, o magari scappano di notte quando il personale e’ ridotto. Per loro ci vorrebbe un numero di infermieri ben superiore a quanto possiamo offrire.
Altro rischio che corriamo quando ammettiamo in reparto questi malati e’ di dover ricorrere a sedazioni eccessive che in pratica servono piu’ a noi per calmarli ed evitare la violenza, che non a loro stessi, per guarire. Onestamente, poi, il fatto di non avere uno psichiatra nel nostro staff limita enormemente le nostre capacita’ diagnostiche.

venerdì 27 marzo 2015

Le piogge e la semina

In una società agricola come quella di Chaaria, tutti aspettano le piogge con ansia.
La stagione umida porta con sè la possibilità di raccolti e quindi fa svanire dall’orizzonte lo spettro della fame.
Quando la gente vede le prime precipitazioni e spera che esse continuino, il campo diventa la preoccupazione principale: bisogna dissodare, arare, seminare. 
Poi, dopo due settimane circa occorre diserbare (con la panga e piegando la schiena), per evitare che la gramigna si mangi tutto l’humus e non ci sia nutrimento a sufficienza per le pianticelle seminate di recente.
Anche chi è malato in genere, se può, posticipa l’ospedale e va a piantare le sementi nella propria shamba, a meno che la malattia sia del tutto urgente e non dilazionabile.
Il lavoro agricolo ha la precedenza su tutti i problemi di salute cronici e pianificabili: una carie dentaria può attendere, se non è più che dolorosa. 
Un intervento chirurgico programmato lo si posticipa, magari dopo il raccolto, quando in tasca c’è qualche soldo in più. Una gastrite può aspettare! Soltanto per le urgenze, gli incidenti o per la maternità l’ospedale ha la priorità sui lavori agricoli!

giovedì 26 marzo 2015

Partono domani

E’ stato un periodo assolutamente intenso in cui abbiamo lavorato tantissimo insieme ai sei volontari italiani presenti a Chaaria.
I genitori Gavello sono stati impegnati dal mattino alla sera nel servizio incondizionato ai Buoni Figli; Pietro, Giorgia, Federica e Marta sono stati sempre in sala operatoria per far fronte al numero grandissimo di malati e per portare a termine operazioni sempre più lunghe e complesse.
E’ stato un team di grande efficienza lavorativa che ci ha permesso di servire tante persone che altrimenti non avrebbero potuto avere una risposta ai loro problemi di salute. Grazie a loro abbiamo realizzato importanti collaborazioni con il Dr Nyaga e con l’ospedale di Meru.
Nel cuore sentiamo gioia e soddisfazione per quanto abbiamo fatto (130 interventi chirurgici in tre settimane, sempre divisi in due sale operatorie attive contemporaneamente), anche se le nostre membra sono effettivamente un po’ stanche dopo una maratona chirurgica durata per tre settimane.

mercoledì 25 marzo 2015

Dipende

E’ il titolo di una canzone che mi piace moltissimo e che ascolto tutte le volte che sono un po’ giu’ di morale:
“da che punto guardi il mondo tutto dipende!”.
La simpatica canzone puo’ essere applicata benissimo a quello che voglio dirvi oggi, e desidero proporvi anche un’altra frase ad effetto: “la bottiglia puo’ sempre essere mezza piena o mezza vuota”... ed anche questo “dipende” dall’attitudine di chi la guarda.
Se per esempio vedo che i malati a Chaaria sono un po’ sporchi e che l’igiene personale non e’ ben eseguita, posso avere due diverse reazioni: la prima e’ quella di demotivarmi,  di dire che i pazienti non sono assistiti come si meritano e che lo staff non se ne cura; la seconda posizione puo’ essere quella di pensare che, dal momento che i clienti sono spesso poco accuditi, allora c’e’ ancora bisogno del volontariato, perche’ Chaaria con le proprie forze per ora non ce la fa a raggiungere un buon standard di servizio. Chi reagisce nel primo modo normalmente fa una brutta esperienza, diventa triste e crea disagio  tra il personale locale. Chi parte dal secondo punto di vista puo’ trovare proprio nei nostri limiti uno stimolo a lavorare sodo, a prendersi cura dei malati in prima persona offrendo loro il meglio. 

martedì 24 marzo 2015

Evento del "Bis-cotto"



Evento del “Bis-cotto”
27-28-29 Marzo 2015 

Da venerdì 27 fino a domenica 29 marzo sarà possibile sostenere le attività del Cottolengo in Italia portando a casa un pacchetto di biscotti o uno dei nostri coloratissimi gadget (le shopper in tela, le matite e le pins con il nuovo logo del Cottolengo).
Il “Bis-cotto” è un frollino a forma di cuore prodotto artigianalmente dall’Azienda Agricola certificata Daniela Bruno di Pinasca.
Quest’anno i Bis-cotti sono stati realizzati grazie al contributo di numerose aziende locali  che hanno voluto sposare la causa del Cottolengo e sostenere le sue attività omaggiandoci delle materie prime necessarie per produrli.
I ricavati della vendita benefica verranno impiegati per garantire continuità ai vari progetti a sostegno delle fragilità sociali di cui il Cottolengo si prende cura, ogni giorno, da 180 anni.
Nella giornata di venerdì 27 marzo saremo alla Libreria San Paolo di Piazza Savoia Torino e presso l’Ospedale Cottolengo; sabato 28 invece, oltre allo spazio riservatoci presso la Libreria San Paolo, ci troverete in via Garibaldi angolo via XX Settembre e in via Lagrange nei pressi de La Rinascente.
Domenica 29 sarà possibile trovare i frollini e gli altri gadget presso le varie sedi che aderiranno all’iniziativa: oltre a tre padiglioni della Casa madre di Torino (Angeli Custodi, Frassati, Santi Innocenti) parteciperanno al progetto di raccolta fondi anche le Case succursali della Piccola Casa di Bra, Brusasco, Feletto, Milano, Novate Milanese, Pinasca, Roma, Saint Vincent.
Con un contributo molto piccolo potrete darci un grande aiuto, non perdete questa occasione!


Due nuovi orfanelli a Chaaria

Per le ultime settimane abbiamo avuto un solo orfano ricoverato a Chaaria.
Sr Anselmina avrebbe dovuto portarcene altri tre, ma per motivi legati a certa documentazione di cui non sono pienamente al corrente, da noi non sono ancora venuti.
Invece oggi pomeriggio, tra un intervento chirurgico e l'altro, ho ricevuto la telefonata di Rita Drago da Materi, la quale con ansia mi ha parlato di una situazione molto particolare alla quale lei non riusciva a dare una risposta. 
Era quasi timida a parlarmene: "Mi dispiace che te lo dico all'ultimo momento, ma ho al cancello il papà di due gemellini nati 5 giorni fa. Alla mamma era stato fatto il taglio cesareo, ed era stata dimessa in quarta giornata del post-operatorio. Purtroppo però, arrivata a casa, aveva detto al marito: non riesco a respirare... e dopo dieci minuti era morta.
Il padre non riesce a prendersene cura e sono troppo piccoli per la mia struttura.
Li prenderesti a Chaaria? Hai posto?"
"Certo che li prendo... ci mancherebbe! Quando me li vuoi mandare?"
"Adesso, se non ti spiace, perchè a casa non li sanno nutrire ed io non ho latte in polvere per neonati... diciamo tra due ore e mezza, in quanto la strada è lunga e non molto bella... Ti chiedo troppo? Scusa se non ti ho dato un preavviso, ma si tratta di un'emergenza sociale vera".

lunedì 23 marzo 2015

Lettera da un futuro volontario di Chaaria

Ciao Beppe e ciao a tutti voi di Chaaria,

Sono Tommaso, da poco arrivato tra voi in questo mondo.
Sto bene e cresco.
Mamma mi parla spesso di te e delle cose che fate a Chaaria.
Dice che i bimbi di quella parte di mondo lontano da me sono fortunati ad incontrare te, i Fratelli e tutte le persone che lavorano con voi nella vostra missione. 
Sono fortunati ad incontravi nelle loro difficoltà perché siete persone speciali e mettete cuore, anima e scienza per aiutarli.
Io non capisco ancora bene cosa vuol dire ma so che un giorno vorrei incontrarvi.

Un abbraccio anche da mamma Monica.
 

domenica 22 marzo 2015

Il mistero dell'umana malvagità

Sono le 6.30 e sto guidando la preghiera nella nostra cappellina. Ho appena intonato il canto dell’inno quando si apre la porta della chiesa e vedo entrare uno dei watchmen della notte: ha con sé il pesante bastone, veste il lungo cappotto ed in mano ha il passamontagna che si e’ appena tolto prima di fare la genuflessione. 
Non parla ma mi guarda fisso: il messaggio mi e’ chiaro. Lascio a Fr Domenic il compito di continuare con i salmi, mentre io seguo Paul ed esco: “Cosa e’ successo?” gli chiedo a bruciapelo.
“Hanno portato un uomo tagliato dappertutto, e sta sanguinando molto!”
Comprendo che anche oggi saltero’ la messa, ma so che il Signore e’ molto meno formale di noi e capisce quando non possiamo proprio fare diversamente. 
Arrivato all’outpatient mi trovo davanti una scena raccapricciante. 
Aveva proprio ragione Paul. Quel vecchio tutto sporco di terra e’ veramente fatto a fettine. Mi assale un forte senso di scoraggiamento: non so come toccarlo, non ho idea di evetuali fratture ossee. 
Per un momento il mio elettroencefalogramma resta piatto: mi passano davanti scene gia’ vissute, come quella di Kawira la sera di capodanno o come quella del vecchietto sbranato dai cani alcuni mesi fa. Cerco di concentrarmi e di dare un ordine logico alle mie azioni: dico alle infermiere di reperire una vena prima che l’uomo collassi e di infondere liquidi ad alta velocita’. 

sabato 21 marzo 2015

Meno male!

Oggi ci sono sono state due tiroidectomie, e sono andate bene entrambe.
Ormai stiamo diventando abbastanza tranquilli anche nell’esecuzione di questa nuova ed impegnativa pratica chirurgica.
Subito dopo la seconda operazione, abbiamo avuto un addome acuto da volvolo: l’intervento è stato relativamente lungo ed impegnativo perchè abbiamo dovuto accorciare un enorme mesosigma.
Erano quasi le 19 quando Pietro e gli altri amici italiani si sono ritirati dall’ospedale per una meritatissima doccia.
Meno male però che di notte era di turno il nostro attentissimo Peter...
e meno male che Mbabu si era fermato a fare le visite anestesiologiche preoperatorie!
Meno male che Evangeline e Celina si erano attardate un po’ a chiaccherare e non erano ancora andate a casa!
Infatti, è stato Peter ad accorgersi che  l’ultima paziente operata di tiroidectomia aveva il cuscino inzuppato di sangue e faceva fatica a respirare! E’ stato lui che con grande tempisco ha dato l’allarme ed ha immediatamente avvisato Mbabu che, diagnosticando senza tentennamenti una situazione grave ed urgente, ha coinvolto fr Giancarlo per cercare Pietro, mentre lui, Celina ed Evangeline si sono diretti in sala all’istante al fine di preparare il necessario per il reintervento.

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