Benvenuti nel Blog dell'Associazione Volontari Missioni Cottolengo (onlus)





Entrate a cuore aperto,

vi entreremo nel cuore...

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Un bimbo al mattino andava sulla spiaggia a ributtare le stelle marine che erano portate in secca dalle onde.

Quando qualcuno lo vide, gli disse che tale lavoro era completamente inutile, perchè egli non sarebbe mai riuscito a ributtare in mare tutte le migliaia di stelle, che si trovavano sul bagnasciuga.

Il bambino con calma guardò la stella che aveva ancora in mano, la buttò in acqua e poi rispose: "per questa stella sicuramente non è stato inutile".

Chiunque abbia voglia di aiutarci in questo intento, fosse anche per salvare una sola stella... non sarà stato invano. Grazie.

Nadia Monari


Leggi "Chi siamo", "La storia dell'Associazione" e "Le nostre Missioni"

Lettera del Superiore Generale, Fr. Giuseppe Meneghini


lunedì 9 novembre 2009

Juana, "Missione Compiuta!"


Juana Maria, 77 años, ingreso: 23-11-2009, fallecida: 02-11-2009.



Non mi é facile parlare di Juana: tante sono le emozioni che mi passano nel cuore pensando a lei.

Al suo funerale, qui all’Asilo, anch’io ho pianto.

Non mi pare vero in questi giorni non vederla camminare su e giú per le stradine dell’Hogar, parlando da sola, senza una meta precisa. Mi sembra d’essere in un altro posto senza questa sua presenza.

Da mane a sera camminava, camminava sempre: avanti e indietro, avanti e indietro.

Dove trovava una porta aperta entrava, guardava, borbottava qualcosa e usciva.

Si fermava solo per…fare pipí! Non importa dove, fosse anche in chiesa o in cucina!

Parlava sempre.

Diceva cose senza senso:inventava parole, espressioni, locuzioni.

Era la sua lingua. Lei si capiva.

A forza bisognava farla sedere, almeno per mangiare. Era una “piacevole lotta” quando alla sera bisognava inventare qualche stratagemma per accostarla al letto.

Tutti i volontari che l’hanno conosciuta sono stati molto colpiti da queta “buona figlia”, come chiamiamo noi al Cottolengo queste persone limitate mentalmente.


Era simpatica, sorridente, bella.

Proprio una bella donna: magra, mulatta, con dei bei lineamenti.

In realtá nessuno ha mai saputo chi realmente fosse e quanti anni avesse.

Nome e data di nascita gli erano stati dati dalla tenente politica (una specie di consigliere comunale) di Vice.

Lí l’avevano trovata un giorno di due anni fa che…camminava per le strade di quella cittadina, senza una meta precisa.

Una famiglia l’aveva adottata un paio di mesi. Poiché ogni ricerca si dimostró inutile, il parroco (nostro amico e nativo di Tachina) chiese al Vescovo di portarla qui all’Asilo.

Si é ambiantata subito, anzi penso non si sia nemmeno accorta del cambio!


Nessuno mai é venuto a trovarla.


Questo mistero del non saper chi veramente fosse, da dove venisse, quanti anni avesse, la rendeva ancor piú bella.

A volte guardandola borbottare da sola mi piaceva pensare che stesse parlando con Dio: la immaginavo come un Angelo, anzi una “spia-di-Dio” in missione speciale…

E sembrava proprio un angelo Martedí scorso al funerale, vestita tutta di bianco, il sorriso sulle labbra, la corona tra le mani, mancavano solo le ali.


Ora in Paradiso, cara Juana, potrai camminare tranquilla e dire al “Capo”: “Missione compiuta!”.



Hasta pronto.



Hermano Mauricio

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Saltare la Messa della Domenica

Questa mattina l’alba è eccezionale. Una palla rossa enorme sta rapidamente salendo dall’orizzonte. Mi sono appena svegliato e non riesco a staccare lo sguardo da un tale spettacolo mozzafiato, che oggi e’ particolarmente bello dopo giorni e giorni di nuvoloni neri. Stanotte non ha piovuto ed il cielo e’ limpidissimo. L’alba è d’una bellezza arcana a cui, fortunatamente, non riesco ad abituarmi.


E’ domenica, e spero di poter dormire ancora un po’ anche perche’ sono due notti che l’ululato del cicalino mi sveglia verso l’una, per il solito cesareo urgente. Meno male che ce l’abbiamo sempre fatta ed i bambini sono tutti nati benissimo, nonostante tanta paura. E’ chiaro pero’ che l’adrenalina che scarichi durante l’intervento in sala, ti tiene poi sveglio per molte ore, ed e’ difficile addormentarsi nuovamente, anche quando si ritorna a letto a notte ancora fonda.


In effetti mi riaddormento subito dopo aver contemplato il sole nascente... dormo saporitamente ancora per 2 ore, ed alle 8.30 vado verso la cappella, con gli occhi gonfi, ma con il fisico rinfrancato. Voglio pregare i salmi e poi andare a Messa con i malati alle 9.


Purtroppo però, subito dopo le lodi mattutine, vengo chiamato fuori di chiesa da Kanyua che mi dice di correre subito in ospedale. “Mi sa che anche oggi la Messa la salto!”


Non ci penso due volte: vado direttamente in sala parto anche senza aver chiesto di che cosa si tratasse. Infatti lo so che la maternita’ e’ il nostro osso duro, e che il 99% delle complicazioni vengono di li’.


Ed infatti mi trovo davanti due donne: una giace sulla prima barella ed ha appena partorito. Il bimbo non e’ in buone condizioni; e’ tutto viola, e gli stiamo dando ossigeno.


“La madre ha provato a partorire a casa e non ci e’ riuscita. E’ quindi venuta da noi, ma il parto e’ stato molto difficile. Ora il piccolo ha problemi respiratori gravi perche’ ha inalato meconio... ma gli abbiamo gia’ praticato tutti i farmaci di rianimazione”, mi dice prontamente Claudia.


Ma il mio sguardo e’ attratto dalla seconda barella su cui un’altra gravida si sta contorcendo per le doglie. “Mi avete chiamato per questa mamma? Quale e’ il problema?”


E’ Wambeti a prendere la parola e mi dice: “La donna non riesce a spingere, ed il battito cardiaco fetale e’ irregolare.”

Abbozzo una autodifesa poco convinta, e dico: “Vuoi che andiamo in sala adesso o dopo Messa?”


Wambeti sorride e mi ripete: “Il battito fetale non va bene. Comunque sei tu il medico, e a te spetta la decisione finale”.


Con un po’ di dispiacere che mi deriva dal fatto che conosco l’importanza della Messa domenicale per un cristiano ed un religioso, prendo l’unica decisione possibile: “Andiamo in sala subito!”. La mia scelta mi da’ subito pace: come avrei infatti potuto starmene seduto in chiesa, con il rischio che il ritardo nel praticare l’intervento potesse poi causare la morte del piccolo o complicazioni serie per la madre?. Ho la certezza che il Cottolengo sarebbe d’accordo con me, e mi sento nel cuore le sue parole: “Va’ e corri come sulle ali della carità, perché non è lasciare Dio, quando lo lasci per andare a servire lo stesso Iddio che soffre nel bisognoso!”.


Ed e’ cosi’ che anche oggi ho ascoltato i canti che venivano dalla lavanderia, mentre, con le mani insanguinate, estraevo un pupo ormai stanco e sofferente ma ancora vivo. E’ cosi’ che ho celebrato la mia Messa domenicale ancora una volta cercando di salvare quante piu’ vite ci sia umanamente possibile.


La mamma e’ ora raggiante, anche se sente il dolore del post operatorio. Il suo pupo e’ un maschio. Dopo una iniziale rianimazione, ha pianto forte. Adesso e’ gia’ nel letto con lei, e si attacca al seno voracemente. Il sacerdote mi ha visto uscire madido di sudore dalla sala operatoria, proprio mentre lasciava l’ospedale dopo la Messa: non ha fatto commenti, ma mi ha salutato dicendo: “Non preoccuparti; ho pregato per te... e poi Dio lo sa!”



Fr Beppe

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domenica 8 novembre 2009

El Niño


Carissimi amici,

è arrivata la stagione delle piogge che quest’anno è particolarmente abbondante. Ce lo avevano detto che sarebbe stato El Nino, un fenomeno metereologico che avviene ogni 7-10 anni a causa di un particolare riscaldamento delle correnti dell’Oceano Pacifico, che poi vanno ad alterare gli equilibri dell’Oceano indiano, e provocano precipitazioni eccessive e devastanti. Piove tutta la notte e spesso anche durante il giorno: come ieri, quando una marea di pazienti e’ stata bloccata nella nostra sala d’attesa, nel momento in cui un improvviso, terribile rovescio pomeridiano ha reso le nostre strade impraticabili. Da una parte questo è certamente un dono di Dio, perché acqua è sinonimo di buoni raccolti e di qualcosa da mettere sulla tavola anche per i più poveri. Un buon raccolto assicurerà il pagamento delle rette scolastiche a tutti quei genitori sempre angosciati dal fatto che i loro figli possono essere mandati a casa dalla “Secondary School” se il denaro non arriva in tempo. Pioggia vuol anche dire che le cisterne dell’acqua piovana vicino alle case sono ora piene, e permetteranno di evitare i viaggi al fiume con la tanica sulle spalle almeno per qualche mese.


Però quest’anno si sentono gia’ i problemi causati dagli eccessi metereologici: moltissimi sono gli smottamenti ed i senza tetto nelle zone vicine alla costa. Wajir non e’ piu’ raggiungibile perche’ completamente sott’acqua. Alcuni missionari che conosco, stazionati a Garissa, non possono piu’ usare l’auto, ma si spostano in barca. Pure a Mukothima il Tanantu e’ prossimo a straripare. Anche se ieri eravamo pienissimi, ed abbiamo avuto pure due operazioni durante la notte, indubbiamente la pioggia è sempre un problema per il nostro Centro che si trova a circa 20 km dall’asfalto ed è raggiungibile solo attraverso strade terribilmente sconnesse, dove si sprofonda nella polvere durante la stagione secca e dove si annega nel fango argilloso durante la “rainy season”. Sulla strada si sono ormai aperte voragini enormi che pian piano la trasformano in torrenti in piena: soprattutto il tratto tra noi e Giaki e’ ora indescrivibile. Alcuni ponticelli sono crollati sotto il peso della corrente, e cio’ riduce il numero delle vie percorribili per raggiungere l’asfalto. Se non si vive in un posto cosi’ isolato come Chaaria, non si riesce a capire l’importanza vitale che ha l’asfalto, per esempio per gli approvvigionamenti di vettovaglie, per i trasporti da e per l’aeroporto, per una lastra del torace a Meru.


Le condizioni della nostra strada fanno sì che molti pazienti decidano di non intraprendere il cammino faticoso per raggiungere Chaaria, sempre così sperduta e poco collegata. Quando possono si recano ad un centro vicino a casa, ricevendo lì qualche cura del caso e rimandando di qualche settimana la visita al grande ospedale.


Altri decidono di fare a meno dell’ospedale completamente: si rivolgono a guaritori tradizionali o decidono per esempio di partorire a casa, aiutate da levatrici non qualificate. E’ successo anche la settimana scorsa, quando una donna con una conformazione fisica assolutamente inadeguata al parto, ha comunque provato a casa, a motivo delle strade impraticabili: quando e’ giunta da noi, stremata da 14 ore di travaglio a domicilio e da un cammino nel fango di varie ore, il bambino nel suo grembo era gia’ morto.


C’è poi da dire che in una cultura di sopravvivenza come la nostra i lavori dei campi prendono il primo posto su tutto: nessuno penserebbe ad una cura odontoiatrica quando c’è da togliere l’erbaccia nell’ appezzamento coltivato; e se ci sono alcune ore di sole, si corre nella “shamba” con la “panga” in mano, cercando di completare il lavoro prima che riprenda a diluviare. Altro dato da tenere in considerazione e’ che le tasche dei nostri pazienti sono vuote, ed i primi soldi li vedranno di nuovo quando inizieranno a vendere i primi frutti del nuovo raccolto.


Per noi poi tutto diventa più difficile: il camion delle medicine non arriva fino a Chaaria perchè altrimenti rimane impantanato. Siamo noi che dobbiamo andare a prendere i farmaci a Meru con non pochi rischi per chi guida.


Anche comprare i necessari rifornimenti per la cucina è sovente un’impresa. Si parte con il trattore perchè è l’unico mezzo ad avere qualche speranza di non infangarsi in un cratere della strada. Alle volte poi dobbiamo uscire a salvare qualcuno dei nostri pazienti perchè l’autista del matatu dove viaggiavano per raggiungere Chaaria si è ritrovato fuori strada con l’albero motore completamente sepolto in una palude di fango.


La pioggia in qualche modo aumenta il senso di isolamento e di impotenza: siamo qui a disposizione, con tutto il personale pronto, ma, se piove durante il giorno, la gente non viene, o forse spesso non riesce a raggiungerci.


La Missione e’ anche molto più ricca di insetti di ogni tipo: dalla mantide religiosa alle libellule, dagli scarafaggi agli scarabei, dai mosconi alle anofeline.


Ciao.



Fr Beppe Gaido

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sabato 7 novembre 2009

Complimenti Lorenza!


E cosi' il gran giorno e' finalmente arrivato. Dopo notti insonni e mesi di ansia, hai finalmente ascoltato con le tue orecchie le fatidiche parole: "Centodieci e lode!"

Ora sei laureata in scienze infermieristiche, e ci sentiamo molto felici di averci messo uno zampino anche noi nell'aiutarti a raggiungere la meta che ti eri prefissata.

Una tesi realizzata per confrontare due realta' cosi' diverse, come quella italiana e quella che viviamo a Chaaria, ha certo richiesto un bel po' di coraggio da parte tua. Ma con la costanza e con l'aiuto vicendevole, ce la abbiamo fatta.
La raccolta dati e' stata a volte difficoltosa, ma dobbiamo anche riconoscere il grande apporto che Mary ha dato a questa tua tesi. Con la mail e con le vecchie lettere, siamo sempre riusciti a farti avere le informazioni che ti erano necessarie.Anche Mary ti saluta e ti porge le sue felicitazioni.
La tua permanenza a Chaaria e' poi stata essenziale, perche' ti ha permesso di mettere ogni cosa al posto giusto. Quei dati hanno cessato di essere numeri soltanto, e sono diventati "vita": li hai visti davvero i nostri malati di AIDS... li hai assistiti nel camerone dell'ospedale... ti sei resa conto di quanta strada devono fare a piedi anche solo per venire a prendersi le medicine.

La tua tesi quindi e' stata una avventura non solo accademica e professionale, ma anche un viaggio umano che ti ha portato a realizzare un ponte tra due mondi cosi' diversi e cosi' lontani non solo nello spazio.

Ora che non sei piu' una studente; ora che non hai piu' l'ansia di cosa scrivere nella tesi e di quel che dira' il tuo relatore, ti aspettiamo nuovamente a Chaaria per una esperienza piu' serena e piu' totalmente dedicata a quel servizio infermieristico per cui hai studiato tanti anni.

Ciao e complimenti ancora.



Fr Beppe

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venerdì 6 novembre 2009

Buoni figli... Grazie di esistere!


La mia prima esperienza a Chaaria con i Buoni Figli risale a tre anni fa.
Io, di lavoro, faccio la commessa e prima di allora non avevo mai avuto a che fare con persone disabili. L'impatto è stato duro perchè, non conoscendo i ragazzi, non sapevo come interpretare il loro linguaggio, i loro gesti ed il tutto mi spaventava un pò.
Dopo poco tempo tutto quello che prima mi faceva paura è diventato un qualcosa di unico e buffo che contraddistingue ognuno di loro.
I Buoni Figli sono speciali!
Con loro non puoi fingere, mettono a nudo la tua anima. Ti amano per ciò che sei e ti danno veramente tanto.
La giornata con loro è ricca di calore umano, di dialogo, di sorrisi, di abbracci, di gioco....riescono a trasmetterti talmente tante emozioni che quando torni a casa hai il cuore e gli occhi pieni di questi momenti ed è difficilissimo riabituarsi alla vita occidentale dove tutti sono di corsa, dove i sorrisi non sempre sono sinceri e dove sembra che non abbiamo più tempo per amare le persone perchè siamo troppo concentrati su noi stessi.
I Buoni Figli sono diventati molto importanti per me, fanno parte della mia vita e fino quando ci sarà la possibilità tornerò a trovarli ogni anno.
Spero che molte altre persone abbiano la fortuna e la voglia di provare questa esperienza.
GRAZIE a Milena, Pinuccia, Luca, Michele, Martin, Grazia e Max che mi hanno accompagnata durante la mia terza permanenza a Chaaria rendendola ancora più indimenticabile;
GRAZIE a Fratel Beppe,a Fratel Lorenzo ed alle Sister per l'accoglienza e per tutto quello che fate per Chaaria;
GRAZIE a tutte le persone che lavorano nella missione, per la vostra disponibilità e la vostra simpatia.


SAWA, SAWA!



Una volontaria

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giovedì 5 novembre 2009

Only in Africa!

Dovevo andare a Nairobi per una pratica urgente, e non volevo guidare. Ho chiesto a Joseph di accompagnarmi a Meru mentre andava a far le spese; da li’ avrei preso un matatu. Entrato nello “stage” sono stato immediatamente circondato da una marea vociferante di ventitori ambulanti, i quali volevano che io comprassi un po’ di tutto (da un fazzoletto, ad una bottiglia d’acqua, a delle arachidi tostate). E stata dura districarmi fra di loro. Ma appena superato questo primo ostacolo, ecco che vengo nuovamente investito dal gridare di vari bigliettai: “Mzungu, vai a Nayuki? Vieni con me!”


“Father, questa e’ la macchian piu’ veloce per Maua”.


“My friend. Seguimi da questa parte. L’auto per Isiolo sta per partire”.


“No, io devo andare a Nairobi!”


A questo punto sono arrivati almeno in dieci, per invitarmi nel loro pulmino. Quello che e’ riuscito a convincermi mi ha fatto vedere che sulla sua vettura c’era un solo posto libero, e quindi saremmo partiti immediatamente dopo che io mi fossi seduto. Mi ha chiesto di pagare all’istante, ed io ho naturalmente obbedito. Mi sono sistemato, aspettando solo l’autista del matatu che ancora non si vedeva.


A questo punto pero’ vedo che, uno dopo l’altro, i passeggeri seduti vicino a me, si alzano e si allontanano. Mi altero un po’, e dico al giovane bigliettaio: “ma non mi avevi detto che la vettura era ormai piena?”


“Stai calmo, mzungu... i passeggeri verranno! Solo che ora sono ancora per strada”.


Ho chiesto indietro i miei soldi ma ha rifiutato decisamente. Ho dovuto cosi’ aspettare altre due ore perche’ il matatu si riempisse veramente e partisse per Nairobi.


“Only in Africa”, pensavo tra me, mentre cercavo di chiudere gli occhi nonostante i sobbalzi della strada.



Fr Beppe

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mercoledì 4 novembre 2009

Felicitazioni Nadia & Fabrizio!

A nome di tutta la famiglia del blog, con sentimenti di sincera amicizia, stima e riconoscenza, esprimo a Nadia e Fabrizio le nostre felicitazioni per la nascita della loro figlia primogenita.

Siamo con voi nella vostra gioia, e ci uniamo al vostro sorriso da tutte le parti del mondo. Vi giunga il nostro calore, e vi avvolga il nostro affetto.


Auguri per il nuovo focolare a 3.


Dio benedica la vostra famiglia per tutto cio’ che fate per noi.



Fr Beppe a nome di tutti i lettori del blog

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Mi chiamo Ginevra

.... e sono venuta al mondo martedi’ 3 novembre alle 19.20, ora italiana, per la gioia di mia mamma Nadia e di mio papa’ Fabrizio.


Sono stata portata dalla cicogna direttamente tra le braccia dei miei genitori, che sono ora pieni di gioia. Tutto e’ infatti avvenuto senza complicazioni. E’ proprio vero quello che e’ scritto nella Bibbia: la mia mammina si e’ dimenticata subito del dolore provato, per la gioia della mia nuova vita.


Sono bellissima (anche la mia mamy lo e’ moltissimo!), e pesavo 3400 grammi alla nascita.


Pure a nome di mia madre, che e’ il blogger di questo stupendo sito, desidero presentarmi a tutta la blogosfera di Chaaria e Tachina.


Presto, quando la mia mamy sara’ dimessa, potrete anche ammirare la mia foto... lo so che per lei saro’ sempre la più bella.



Ginevra

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Polmonite

L’OMS e l’UNICEF ieri hanno dichiarato che circa 6 milioni di bambini ogni anno muoiono a causa della polmonite, e che l’80% dei decessi avviene nell’Africa subsahariana. La polmonite uccide più pazienti di eta’ pediatrica che malaria ed HIV insieme.


Le terapie normalmente sono poco costose, in quanto fortunatamente le nostre popolazioni sono generalmente molto recettive agli antibiotici. Il problema e’ di solito il ritardo nel porre una diagnosi, vuoi perchè le madri abitano molto lontano dagli ospedali, vuoi perchè in molti dispensari rurali il personale e’ poco qualificato e tratta tutte le patologie come se fossero malaria ( anche quando si tratta in realtà di polmonite), vuoi perchè le mamme stesse non sanno riconoscere i segni di infezione delle basse vie aeree nei loro figlioletti... e ciò porta a gravi ritardi diagnostici e terapeutici.


I bimbi piccoli infatti sovente non sono in grado di tossire o lo fanno molto poco, per cui e’ difficile pensare ad una polmonite. Il sintomo più importante e’ l’aumento degli atti respiratori (il bimbo cioè respira molto rapidamente e compie delle inspirazioni brevissime). Altra presentazione assai tipica e’ il rientramento toracico (chest indrawing in inglese): cioè si forma una rientranza al di sotto dell’ultima costa quando il piccolo inspira. Si ha quindi l’impressione che espanda solo l’addome, mentre una cordicella immaginaria lega la base toracica e non la lascia espandere.


Inoltre nei malati di pelle scura e’ più difficile riconoscere la cianosi (colore bluastro delle mucose che indica carenza di ossigenazione del sangue): cerchiamo quindi di insegnare alle giovani donne ad osservare il colore delle unghie, delle labbra e delle gengive dei loro figlioletti.


La febbre può esserci o non esserci; dunque incoraggiamo le donne a non considerare una temperatura normale come un segno che la situazione non e’ grave.


Nella sala d’attesa d’attesa dell’ambulatorio, durante le lunghe ore in cui i pazienti devono fare la coda, abbiamo ora iniziato ad organizzare dei momenti di informazione per le mamme, al fine di offrire loro le conoscenze necessarie per riconoscere precocemente i segni di infezione delle basse vie aeree, e rivolgersi quindi ad un ospedale qualificato.


Infatti più precoce e’ la terapia e più facile sarà salvare le vita del bambino. Se il piccolo viene portato troppo tardi, quando ormai ci sono cianosi e distress respiratorio, spesso non riusciamo a far nulla per lui.


Inoltre cerchiamo di insegnare alle mamme ad essere molto attente soprattutto con i piccolissimi che sono molto delicati e possono morire in pochissime ore. C’e’ anche da tener conto che spesso i segni clinici sono davvero poco chiari nei primi mesi di vita, in cui il segno più importante e’ l’aumento della frequenza respiratoria. Tale attività formativa e’ coordinata dalla nostra infermiera Monicah.


Se riceviamo un bambino con una infezione respiratoria, la terapia dipenderà dalla gravita’ della situazione:


  1. quando la polmonite non e’ severa e le condizioni generali sono stabili, la via di sommininistrazione sarà orale ed il farmaco di scelta sarà una penicillina (amoxicillina sciroppo), o un macrolide (eritromicina sciroppo).
  2. Quando il bambino e’ molto grave usiamo una associazione di Penicillina G e.v. e Gentamicina e.v.
  3. Se questa associazione non ottiene l’effetto desiderato, usiamo il Rocefin e.v.

Normalmente la nostra diagnosi e’ clinica. Mandiamo a Meru per la lastra del torace solo nel caso in cui il fallimento della terapia antibiotica ci porta a sospettare una TBC o una cardiopatia congenita precedentemente sconosciuta.



Fr Beppe



PS: Da circa un mese non abbiamo connessione intenet satellitare. Uso con difficoltà un modem Safaricom, ma non sempre c'è campo. A volte leggo le mail a Meru. Mi scuse se a volte non riesco a rispondere alle vostre lettere.

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lunedì 2 novembre 2009

Si ritorna a Tachina...

Volo KL 1656 Q - Lunedi 26 ottobre 2009, Ore 17.42. Aereoporto Marco Polo di Venezia. L’aereo decolla. Destinazione: Amsterdam.
Tre aerei e cinque scali per arrivare a Tachina, l’aereoporto di Esmeraldas.
Si riparte, si ritorna, si ricomincia.
Mentre l’aereo si alza verso le nuvole, socchiudo gli occhi e mi lascio cullare da quella strana sensazione che puntualmente si ripete ad ogni partenza. Un intreccio di emozioni contrastanti fra loro: la gioia del ritorno tra i “miei” anziani dell’Asilo e la tristezza di lasciare ancora una volta i miei cari, gli amici, i confratelli, i posti dell’infanzia e della giovinezza.
E’ come il mistero della morte-vita e della Croce-Resurrezione, che si vivono contemporaneamente quando si incontrano. Cosi’ il dolore del lasciare porta con se’ la gioia del ritorno e viceversa.
Con questi pensieri, tra qualche preghiera, un po’ di riposo e i sali-scendi dagli aerei, dopo una notte di viaggio atterro a Quito, dove mi sta aspettando suor Lucia.
Passo la notte nella nostra accogliente casa di questa citta’, dove incontro il buon Fratel Luciano che mi ha sostituito in questi mesi e che mi aggiorna sulla situazione “a casa”.
Mercoledi 28 un altro aereo mi porta velocemente a Tachina. Fratel Pietro e’ puntuale all’aereoporto.
Pochi minuti dopo posso riabbracciare gli anziani riuniti al comedor per il rosario pomeridiano. L’emozione e’ tanta. Sono ritornato a casa!
Tra la gioia di tanti non  manca chi mi…rimprovera l’assenza “demasiado larga”!
Tra le molte novita’ cé’ Juana che sta davvero male: allettata da giorni, non riesce piu’ a nutrirsi.
Una telefonata veloce al dottore, che in questi mesi ha fatto anche un po’ l’infermiere,mi aggiorna sulle critiche condizioni di salute di Juana, ma anche di Cuero e Rosita.
Metto subito una flebo a Juana e Rosita, prendo la pressione a Cuero: tutti e tre allettati e gravi.
Un sorriso, una parola con tutti e vado di corsa a preparare le terapie per domani.
Ci siamo!! gia’ immersi nella quotidianita’, si respira la nostra aria, 35 gradi…siamo a Tachina, all’Hogar de Ancianos!! E’ gia’ notte.
Passo in Chiesa per un saluto veloce…magari le valige le apro domani….guardo il Tabernacolo…
Bienvenido…otra vez!!


Fratel Maurizio

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L'obiettivo violento

In questo breve scritto usero’ solo iniziali del tutto inventate per raccontare dei fatti veri, e magari portare ad una riflessione che spesso non facciamo….


PRIMO EPISODIO
B. ha una bellissima macchina fotografica digitale, di quelle con teleobiettivo. A prenderla in mano pesa un bel po’. Lui ha un interesse particolare a fotografare scene di vita in ospedale. Gli ho detto tante volte che bisogna essere prudenti, quando si riprendono delle persone, o quando si entra nella loro privacy. L’ho raccomandato di informarmi ogni volta che intende far foto sulle folle (per esempio in sala di attesa, o all’ingresso di un camerone). Pero’ B. sembra non tener molto conto di quanto gli dico, finche’ un giorno, nel corridoio dell’ambulatorio sento dei disordini. Mi affaccio pensando alla solita diatriba tra malati, su chi deve passare prima per le visite, ed invece vedo il nostro amico italiano circondato da uomini vociferanti che quasi lo vogliono picchiare. Ho il mio bel “da fare”, insieme ai wathcmen per calmare la sedizione: “Perche’ questo Muzungu ci fa delle foto senza neppure chiedere il permesso? Dove le porta poi? Cosa se ne fa? Adesso vogliamo essere pagati”.
“ Non comportatevi cosi’, per piacere... Da dove pensate che prendiamo i soldi per sussidiare i prezzi quasi irrisori di questo ospedale? Ringraziate invece il Signore che ci siamo dei Bianchi che scattanno delle foto, le fanno vedere agli amici, le proiettano nelle parrocchie, e poi ci mandano tanti soldini”... mi sono salvato in corner, ed il gruppetto di rivoltosii si calma; ma tra me penso che abbiano ragione. A tal proposito mi viene in mente di quando tre anni fa in Italia dovevo cambiare le lenti dei miei occhiali. Sono entrato in un negozio di ottica con la prescrizione dello specialista, e l’ho presentata al bancone. Con mia grande sorpresa, la gentile signora del negozio mi consegna un bel po’ di fogli da firmare, per la “privacy”, e mi dice che la devo autorizzare a leggere la ricetta del mio oculista. “Che scoperta che la puoi leggere... se ho bisogno delle lenti e te le chiedo, e’ automatico che devi consultare la prescrizione”.
“No, signore, la legge dice che lei deve firmare il consenso”.
Queste cose mi fanno pensare che a volte ci siano anni luce tra noi qui a Chaaria e l’Europa; o semplicemente che forse qualcuno si sente libero di fare qua delle cose che mai farebbe in patria.


SECONDO EPISODIO
I volontari sono andati a fare una gita lontano da Chaaria. Il panorama e’ bellissimo. Ad un certo punto A. vede una vecchia curva sotto una enorme fascina di legname. La donna cammina scalza sulla strada sassosa. La tentazione e’ fortissima! A. chiede all’autista di fermare l’auto; scende di botto, e scatta alcune foto alla donna senza rivolgerle neppure una parola. Poi si gira verso gli altri nella macchina, soddisfatto per il trofeo che ora potra’ far vedere in Italia; ma ad un certo punto viene investito da un fiume di parole roventi, anche se incomprensibili. La vecchia e’ davanti a lui con un pietrone in mano e minaccia di colpirlo. Joseph saggiamente gli dice di non tentare di calmarla e di salire in macchina in fretta. A. riesce appena a chiudere la portiera, quanto il sasso colpisce violentemente il finestrino, fortunatamente senza mandarlo in frantumi. Nel frattempo un drappello di curiosi si era radunato vicino al fuoristrada, ed e’ stato un frangente imbarazzante per tutti i volontari, quando la macchina ha dovuto farsi strada tra persone che urlavano in una lingua sconosciuta.


TERZO EPISODIO
M. e gli altri volontari sono andati in gita a Rikana. Il villaggio e’ poverissimo e le case sono di fango e paglia. Avevo raccomandato loro di stare molto attenti nel fotografare le capanne, perche’ la gente non capirebbe il senso di documentere la loro poverta’ ed arretratezza. Avevo suggerito di puntare l’obiettivo solo quando non c’era nessuno nei pressi delle baracche.Ma si sa che poi quando l’entusiasmo molta alle stelle, il dito sul pulsante della macchina fotografica diventa irrefrenabile. Vedo M. fotografare dei bambini facendo loro dei primissimi piani... e fin li’ non vedo grossi problemi, perche’ i piccoli sono semplici ed e’ sempre possibile farli felici con una caramella.
Il problema e’ nato quando ci si e’ presentata davanti una scena di vita agreste davvero suggestiva: nel cortile di una capanna di paglia una donna coperta di stracci sta pestando il granoturco nel mortaio. Una marea di bimbi seminudi si sta rincorrendo nell’aia. Poco lontano un uomo e’ seduto a terra, apparentemente intento a sciegliere i virgulti migliori di tabacco per poi piantarli.
La tentazione e’ troppo forte! Non si puo’ perdere una scena del genere! Ed in pratica sarei anche stato d’accordo nel ritenere che sarebbe stata una foto ad effetto. Solo che M. avrebbe dovuto parlarmene. Io avrei potuto dialogare con quella famiglia, che quasi sicuramente avrebbe accettato, magari dopo una piccola offerta, di cui certamente avrebbero avuto bisogno. Ed invece no! M. decide di fare il “rambo”. Si avvicina a quel cortile e comincia a scattare a ripetizione, quasi stesse usando un mitra. Tutto e’ successo in un attimo: senza dire una parola l’anziano padrone di casa afferra la panga e prende ad inseguirci. Siamo scappati senza problemi ed abbiamo raggiunto l’autovettura distanziando il povero settantenne che continuava a brandire il suo strumento a distanza. Pero’, che umiliazione!
Tra me penso: ma se noi vivessimo nella casa piu’ sgangherata del quartiere, e tutti i giorni vedessimo degli sconosciuti ben vestiti che vengono a fotografare le nostre povere cose, e poi se ne vanno senza dirci una parola, senza degnarci di un saluto, senza comunicarci quale sia il fine di quegli scatti... come ci sentiremmo? Non sara’ che inconsciamente ci sentiamo un po’ superiori e riteniamo di non dover chiedere il permesso a chi e’ diverso, piu’ arretrato e piu’povero di noi?  


ULTIMO EPISODIO
Z. invece porta sempre la macchina fotografica in tasca e continua a scattare foto sia in sala operatoria, sia in sala parto. Provo a parlarle una volta, ma lei sembra del tutto refrattaria. Davanti a me dice di aver capito il problema e di non voler ripetere, ma poi le cose non cambiano. In sala per esempio le avevo detto di puntare l’obiettivo solo quando le persone sono completamente coperte dai teli verdi; quando sono addormentate o quando non possono vedere l’apparecchio fotografico. Purtroppo pero’ le mie assistenti mi confermano che, appena io mi assento dalla sala, il flash continua a funzionare non-stop. Sono stufo di parlare, perche’ poi, alla fin della fiera, io vengo considerato come il solito borbottone noioso e veterotestamentario.
Poi, con mia sorpresa, oggi le infermiere di sala parto hanno chiesto una riunione urgente e mi hanno detto che non avrebbero continuato a lavorare se non avessi risposto alle loro domande. Mi aspettavo la solita questione sindacale, e la richiesta ormai noiosa per me di un ulteriore aumento di stipendio.
Invece, la responsabile di sala parto, ha esordito con una frase a sorpresa: “Caro Brother, adesso desideriamo che tu ci spieghi compiutamente quale sia la differenza la nudita’ di una donna bianca e quella di una donna di colore”.
La affermazione cosi’ brutale mi lascia senza parole, e non so bene se sorridere o se mettermi a piangere. Allora l’infermiera continua: “Ti chiediamo di dire a Z. che non e’ piu’ gradita nel nostro dipartimento, e che le foto che continua a scattare durante i parti puo’ continuare a farle in qualche ospedale nella sua patria. Questo e’ decisamente contro la nostra cultura... soprattutto se non c’e’ una necessita’ scientifica e non c’e’ il consenso della partoriente”.
Senza parole per la giusta umiliazione inflittami dal mio staff, decido che devono essere loro a parlare direttamente con Z., perche’, se glielo dicessi io, non otterrei nulla, mentre una presa di posizione cosi’ dura da parte delle infermiere locali potrebbe sortire l’effetto desiderato.
Questo fatto mi ha portato a ripensare a quanto un’altra volontaria mi aveva detto, e cioe’ che, quando era stata in Iran, per rispetto di quella cultura, aveva sempre indossato il velo nero in testa. A volte mi chiedo come mai non ci facciamo le stesse domande per rispettare anche la cultura di questa povera gente.
In conclusione di questo romanzo a puntate, vorrei dire che e’ opportuno usare l’obiettivo con parsimonia e con tanto rispetto, soprattutto quando lo puntiamo sulle persone  e sulle loro proprieta’. Doppio rispetto va poi tributato al corpo malato ed alla privacy di chi e’ indifeso a causa della malattia. La macchina fotografica e’ infatti uno strumento stupendo, ed anche il blog ha continuamente bisogno di documentazione fotografica... Le foto fanno intuire meglio le situazioni e commentano visivamente quanto scriviamo... ma stiamo attenti a non trasformare l’obiettivo fotografico in un’arma che puo’ offendere ed umiliare.


Fr Beppe

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sabato 31 ottobre 2009

Ahmed

… ha circa 20 anni e viene da Marsabit, nel Nord. I suoi genitori, per ragioni a me ancora sconosciute, hanno pensato che Chaaria fosse l’unico posto dove il loro figlioletto avrebbe potuto essere aiutato.
Ha una storia di attacchi ripetuti di malaria che non sono mai completamente guariti, nonostante le terapie ricevute in vari dispensari.
Lo abbiamo ricoverato in uno stato di semi-incoscienza. Inoltre si presenta sempre decisamente agitato. Abbiamo rifatto il test per la malaria che e’ risultato ancora positivo e ci siamo affidati nuovamente al nostro vecchio chinino, che di solito continua a lavorare benissimo ed a stupirci per i risultati incredibili che spesso otteniamo.
E’ della settimana scorsa per esempio il caso di una infermiera di una struttura governativa, che ci e’ stata portata di notte dal marito affranto. Era stata bene fino alla cena, e poi l’avevano trovata in coma nel gabinetto... Alla terza flebo di chinino quella donna era seduta nel letto e chiedeva di andare a casa.
Ahmed pero’ non ha avuto un decorso del genere. Dopo cinque giorni di chinino le sue condizioni non sono apparse diverse dal momento del ricovero: sempre in coma parziale, sempre molto agitato ed incapace di nutrirsi o di ingerire farmaci per bocca.
Abbiamo quindi tentato di capire qualcosa di piu’ tramite la puntura lombare, anche se il giovane non presentava segni clinici di meningite, a parte delle febbri che andavano su e giu’.
Il risultato e’ stato pero’ ancora negativo e ci ha lasciati a brancolare nel buio.
Poi ieri mi ha chiamato la sua mamma: una donna altissima e completamente coperta da un lungo vestito nero. Anche il volto ed il capo sono nascosti, e posso intravvedere solo le sue tristi pupille attraverso la stretta striscia che il chador mi permettere di cogliere con lo sguardo. Le donne musulmane, quando sono cosi’ coperte, mi mettono a disagio e preferisco parlarle, con lo sguardo rivolto al pavimento.
“Dottore, fai qualcosa per mio bambino. Non lasciarlo morire. E’ il mio unico figlio maschio, ed e’ il primogenito”.
Non so cosa risponderle, e sinceramente non che pesci pigliare. Sarei tentato di iniziare una terapia antitubercolare “ex juvantibus”, ma l’esame del liquido spinale completamente normale mi frena.
Le propongo la TAC, forse piu’ per prendere tempo, che per la reale convinzione che questo esame possa condurci da qualche parte.
Non e’ stato facile portare Ahmed a fare l’esame: sull’ambulanza era molto agitato ed ha dovuto essere contenuto con delle cinghie, perche’ non si lanciasse giu’ dalla barella. Arrivato al centro di radiologia ha dovuto essere sedato, in quanto spaventatissimo  e poco collaborante. Tra me pensavo che forse era stato uno sbaglio sottoporre il paziente ad un viaggio del genere nella stagione delle piogge... ma ormai il dato era tratto.
Poi il responso. Non era negtivo come mi sarei aspettato, ma sibillino e poco illuminante: c’era un idrocefalo e dei segni di ipertensione endocranica con edema cerebrale. L’ipotesi della radiologa spaziava da una possibile meningite ad una encefalite.
Al ritorno da Meru, dopo un viaggio terribile nel fango e ai limiti della viabilita’, mi sono trovato con il dilemma di cosa fare.
“E’ molto improbabile che si tratti di meningite perche’ la lombare e’ negativa, ma il Rocefin non glielo possiamo negare! Abbiamo dei cortisonici e dei diuretici che possono in qualche modo ridurre un po’ l’edema cerebrale l’ipertensione nella scatola cranica. Ma cosa possiamo fare se davvero fosse una encefalite? Si potrebbe trattare di herpes, ma non ho l’acyclovir in vena. Ho solo le compresse e Ahmed fa fatica a deglutire. Se poi siamo di fronte ad altri virus, come il citomegalo o la febbre gialla, allora potremmo solo stringerci nelle spalle”.
Decido per le pastiglie di Zovirax che schiacceremo e gli somministreremo con un po’ di latte attraverso il sondino nasogastrico.
Lo guardo nel letto, mentre fissa il vuoto e continua ad arrotolarsi attorno al deflussore della flebo. Osservo anche la sua mamma, che e’ in piedi vicino a lui, dritta coma una candela... non capisco se mi sta guardando attraverso la feritoia del chador, o se sta fissando lui.
“Cosa le dico? Che suo figlio morira’? Che non so di cosa si tratta anche dopo la TAC? Che non abbiamo test diagnostici per capire con quale virus stiamo lottando? Che la maggior parte dei virus non risponde alla terapia? Che suo figlio potrebbe sopravvivere, ma diventare un handicappato mentale per tutta la vita?”
Non credo di avere il coraggio di parlare con lei. Lo so che sono un codardo. Ora pero’ devo andare a pregare un momento... poi, quando torno dalla cappella, spero di poter raffazzonare qualche parola sensata per il suo cuore in attesa. Non voglio distruggerla, ma non voglio neppure illuderla. “Signore, aiutami Tu!”.

Fr Beppe

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Diarrhoea


Treatment: The priority in treatment is correcting dehydration. Mild and moderate dehydration can be corrected with ORS (50-100 ml/kg 4 hourly) taken in frequent small drinks. Severe dehydration requires intravenous fluids. If hypotension, resuscitate with saline. In adults regulate fluids according to pulse, BP and urine output. See paediatric section for amount and assessment of hydration.

Gastroenteritis: watery diarrhea often with vomiting and low grade fever. Hydration is the only treatment. Antibiotics should not be used.

Giardia: May cause a more chronic malabsorption. Treat with metronidazole 2g OD for 3 days or 400mg TDS for 5-7 days, or tinidazole 2 gm stat

Cholera: Profuse, watery diarrhoea, often litres per day. The main priority is to maintain hydration, keeping up with stool losses by ORS or IV fluids. When vomiting subsides, give doxycycline 300mg single dose, or cotrimoxazole 2 tabs BD for 3 days.

Amoebiasis: Bloody diarrhea, no fever, Entamoeba histolitica trophozoites in stool microscopy. Treat with metronidazole 600-800mg (15mg/kg) TDS for 10 days. Cysts can be present in asymptomatic individuals and are not sensitive to metronidazole. Amoebic liver abscess presents with a tender hepatic mass.


Bacterial Dysentery: Small amounts of frequent, bloody stool, pain and tenesmus, often fever. Stool microscopy will show RBC’s and WBC’s in mild cases treatment with antibiotics is not indicated and may complicate cases of salmonella or E.coli. In severe cases, treat with ciprofloxacin 500mg BD for 5 days as first line. Alternatives are nalidixic acid 1g (15mg/kg) QDS for 5 days, or gentamicin 240mg IV OD if vomiting. In adults (not children) loperamide 2mg QID can be added to decrease duration and severity of symptoms.

Chronic diarrhoea: Often a presentation of HIV. Other possibilities are giardia for which a trial of treatment may be given. Consider also non-infectious causes, like Crohn’s disease or ulcerative colitis.

GLOSSARY
BD= TWICE A DAY
TDS= 3 TIMES A DAY
QID= 4 TIMES A DAY

Br Beppe


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Ricordando il Dott. Armando Bruno

Domenica 15 Novembre 2009 
presso la Maison Musique di Rivoli (To)

Gran Ballo Folk

Commemorazione, per proseguire i progetti di solidarietà in campo sanitario sostenuti dal Dott. Armando Bruno insieme alle Associazioni:
- C.C.M. di Torino...per un ospedale in Sudan
- Camminare Insieme... Associazione volontaria assistenza socio-sanitaria di Torino
- Associazione volontari Missioni Cottolengo...per un ospedale in Kenya

Immagine 1.jpg

Per Informazioni contattare:


- Dario Tel. 340-4140918
- Franco Tel. 335-457794

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venerdì 30 ottobre 2009

Il nuovo Blogger... Alessandro Barberis: un ringraziamento per la sua collaborazione




Poichè tra pochi giorni, mi assenterò per un breve periodo, vorrei informare i lettori che verrà in mio aiuto il Dr. Alessandro Barberis di Cuneo, che pubblicherà il blog durante la mia assenza e successivamente, proseguirà nel darmi una mano con l'intensa attività che si è sviluppata negli ultimi mesi...anche grazie al numero crescente di lettori partecipativi e di volontari impegnati quotidianamente nelle nostre missioni.
Colgo l'occasione per ringraziare l'amico e collega Alessandro e per salutare tutti i lettori...a presto!
Nadia Monari



 Il pensiero del Superiore Generale

Il nostro amico dentista dr. Alessandro Barberis, volontario a Chaaria si è reso disponibile a dare una mano a Nadia la creatrice del blog, perchè ora è in felice attesa della "cicogna". 
Ad Alex auguriamo un buon lavoro missionario e carismaticamente cottolenghino, e a Nadia di diventare una brava mamma però non la liberiamo dalla sua prima creatura telematica anche se giustamente passerà in.. seconda linea. Salutissimi.
Fr. Giuseppe Meneghini



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Anatomia patologica e radiologia

Come potrete immaginare non siamo in grado di fare un esame istologico in sede, quando sospettiamo un tumore. C’e’ in progamma una futura colllaborazione con dei centri di eccellenza in Italia, che dovrebbero esaminare i reperti che noi manderemo utilizzando un microscopio digitale ed un sistema di comunicazione internet via satellite. Il microscopio e la rete di OspedaliItalianiMondo.jpgconnessione dovrebbe esserci donata tramite la ALLEANZA DEGLI OSPEDALI ITALIANI NEL MONDO, del ministero per la salute.
Per ora lavoriamo appoggiandoci all’ospedale universitario Aga Khan di Nairobi. La collaborazione e’ andata affinandosi con il tempo, ed ora operiamo abbastanza celermente e senza problemi di smarrimento di campioni.
In pratica noi eseguiamo la biopsia e la mettiamo sotto formalina. Poi inviamo il campione a Nairobi servendoci di un corriere locale (Securicor). Anche i risultati degli esami vengono poi trasportati a Meru in busta chiusa, a cura della stessa azienda di trasporto.
La Securicor ha gli uffici a Meru, per cui a noi e’ sufficiente portare un cartone con i campioni ben imballati il giorno in cui si fanno le compere.
I tempi di attesa per il risultato sono di circa 3-4 settimane, ma possiamo anche avere comunicazioni piu’ celeri. Infatti dopo tre giorni lavorativi gli anatomopatologi dell’Aga Khan sono in grado di mandarci il risultato via email, su nostra richiesta.
Per la citologia su fluidi sospetti (cisti tiroidee, liquido pleurico, ecc), eseguiamo noi il fissaggio in laboratorio e mandiamo gli strisci gia’ essiccati su dei vetrini.

Anche la radiologia non e’ presente nel nostro ospedale, e credo che non saremo in grado di attivarne una nel prossimo futuro. Cio’ e’ sicuramente un grande limite, soprattutto nel campo della traumatologia ed ortopedia in genere.
Abbiamo comunque attivato una collaborazione efficiente con il Meru DIC (Diagnostic Imaging Centre), una struttura privata dove portiamo i nostri pazienti con l’ambulanza ed otteniamo lastre di buona qualita’, e soprattutto un referto di uno specialista. Il grosso problema che riscontravamo nel mandare i pazienti per una lastra in altri ospedali, era rappresentato dal fatto che non ricevevano alcun rapporto, e dovevamo guardarci le lastre da soli... cosa non sempre troppo facile per chi non e’ radiologo.
Le radiografie di cui abbiamo bisogno piu’ frequentemente sono certamente quelle del torace, soprattutto per la diagnosi di TBC quando non siamo in grado di ottenere un escreato dal malato. I nostri fisioterapisti spesso richiedono il supporto radiologico per problemi legati alla colonna vertebrale o al bacino. Di tanto in tanto mandiamo le pazienti che non riescono a concepire, a fare una isterosalpingografia, per verificare la pervieta’ delle tube di Falloppio. La collaborazione e’ buona e i nostri pazienti, di definizione gravi perche’ tutti ricoverati, vengono fatti passare con procedura d’urgenza. Naturalmente rimane il disagio della Ecografo.JPGstrada, a volte molto difficile, soprattutto durante le piogge. L’ambulanza ci permette di trasportare nello stesso tempo anche due malati alettati.
Come sapete abbiamo un servizio ecografico, per cui non mandiamo i pazienti per tale esame. Raramente ci affidiamo a quel centro per un ecodoppler, di cui noi siamo sprovvisti.
L’avvento della gastro e della colonscopia ha praticamente azzerato i nostri bisogni di lastre del tubo digerente con bario (sia pasto baritato che clisma opaco).
Nello stesso centro e’ possibile anche eseguire TAC, pur trattandosi di un esame che richiediamo raramente a causa dei prezzi molto elevati.
Per la risonanza magnetica dobbiamo invece rivolgerci a Nairobi, ma normalmente questa e’ una evenienza del tutto eccezionale, perche’ improponibile dal punto di vista economico.

Fr Beppe

VisitaBimbo.JPG

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giovedì 29 ottobre 2009

Il grazie di Chaaria

Carissimi amici,
desidero scrivervi poche righe che possano servire a continuare il nostro cammino di comunione ed il nostro comune ideale di far crescere il servizio per i poveri di questo angolo di Africa.

Prima di tutto sento doveroso e giusto ringraziare tutti i membri dell’associazione “Volontari Mission Cottolengo” ed in particolare i membri del Consiglio direttivo della associazione stessa che continuamente si impegnano per il miglioramento della Missione e per il bene dei meno fortunati.
E’ infatti attraverso lo sforzo congiunto di  chi viene ad aiutarci e di chi lavora dietro le quinte per noi in Italia, che il nostro “sogno per Chaaria” si materializza ogni giorno.
Insieme all’associazione, il nostro grazie va ora a tutti i volontari che sono venuti a dare il loro contributo personale di servizio qui a Chaaria. Nel 2009 sono stati veramente tanti, dall’Italia ma anche dall’estero.
Ci sono stati medici ed infermieri, semplici operai e specializzati in qualche settore (elettricisti, ecc.); tutti hanno portato una grande ventata di rinnovamento e di stimolo a fare le cose sempre meglio. Tutti si sono distinti per encomiabile impegno e dedizione.
Il volontariato a Chaaria, pur con difficolta’ sempre presenti in tutte le realta’ umane, certo è un fenomeno positivo che porta tanto bene alla Missione ed al servizio.
Se mi è concessa un’unica osservazione, vorrei dire che i volontari a Chaaria faranno sempre una bella esperienza nella misura in cui, pur cercando di dare del loro meglio, non vorranno imporre se stessi o il loro giudizio; nella misura in cui, pur apportando il proprio personale contributo al miglioramento della nostra struttura, sapranno apprezzare anche quanto sino ad ora abbiamo realizzato.
I volontari che si sono trovati meglio sono certamente stati quelli con grande spirito di adattamento, con grande voglia di aiutarci a migliorare, e con tanta umiltà.
Alcuni volontari hanno espresso il desiderio di fare esperienze a domicilio. Vorrei rispondere nel modo seguente: Chaaria è al momento una struttura soprattutto sanitaria ed assistenziale; i volontari sono per lo più impegnati nell’ospedale o nella cura dei Buoni Figli. Tali attività assorbono le nostre giornate a ritmi veramente pieni e vertiginosi, per cui ci rimane ben poco tempo da dedicare ad altre attività. Pur riconoscendo l’importanza di servizi sociali sul territorio (come visite domiciliari, per esempio), dobbiamo constatare che il tempo a disposizione per questo è poco, ed è saltuario… I volontari che fossero interessati primariamente a tale tipo di esperienza sociale potrebbero sentirsi frustrati nel constatare quanto poco tempo sarà concesso alle uscite per visite alla gente nella propria magione. La nostra azione sociale si realizza soprattutto attraverso l’aiuto sanitario offerto a tutti i poveri che bussano alla nostra porta, attraverso la presa in carico totale degli handicappati mentali da noi ospitati, e attraverso l’aiuto economico alle famiglie in difficoltà…. C’è chi dice che in tal modo si fa una esperienza separata dalla vita reale della gente, e che si rischia di stare in Africa senza prendere veramente coscienza della cultura locale; non so se queste critiche sono vere oppure no: so però che la popolazione ha bisogno di aiuto e che l’ospedale di Chaaria è qualcosa di veramente significativo che ha cambiato la vita di molti. So che una mamma con un bambino morente per anemia ha bisogno di sapere che c’è una struttura attrezzata per le trasfusioni, e questo è ciò che cerchiamo di fare per lei in ospedale. Il servizio domiciliare potrà essere organizzato in futuro se il Signore ci manderà un numero sufficiente di vocazioni che ci permettano di iniziare e di portare avanti con continuità tale nuova area di impegno. Infine posso dire che anche ora in ospedale, attraverso il nostro lavoro tra i sofferenti, noi possiamo diventare loro amici, condividere tante esperienze che altrimenti ci sfuggirebbero, e giungere a comprendere le loro problematiche più intime.

Concludo ora questa lettera con un ringraziamento a Lino, Stefania, fr Giuseppe, Bruno, G. Farnese, Sr Anna Maria, Gianni e tutti gli altri, che dall’Italia continuano a lavorare per tessere la fitta rete di connessioni e di aiuti, e per organizzare nel migliore dei modi gli arrivi dei volontari.. Un altro grazie va pure a tutti coloro che ci aiutano a raccogliere fondi tramite varie iniziative di solidarieta’. È inutile ripetere quanto denaro si spende per mantenere un ospedale con un buon livello di prestazioni e di personale.
L’ultimo pensiero vorrebbe essere spirituale: penso che Chaaria sia un sogno gradito al Signore, in cui ci sforziamo di servire i più poveri tra i poveri.
A Chaaria desideriamo assicurare umanità e professionalità a tutti coloro che non si possono permettere altre strutture. E siccome Gesù ci ha detto di essere presente nel più piccolo e nel più diseredato, noi crediamo fortemente che il nostro lavoro quotidiano sia un continuo servizio reso a Gesù stesso. Crediamo anche che S. Giuseppe Benedetto Cottolengo sia contento di Chaaria, dove ci sforziamo di fare dei poveri i nostri padroni e dove vorremmo che nessuno se ne andasse senza avere ricevuto le nostre attenzioni e il nostro lavoro.
Grazie a tutti per il vostro sostegno!


Fratel Beppe


PS: qui di seguito riporto il testo che avevo scritto nel primo volume delle “lettere da Chaaria” e che ha rappresentato come una filigrana o un filo conduttore che ci ha guidato sin dai primi giorni, e che ancora non abbiamo realizzato appieno:


Chaaria è per noi un sogno da realizzare giorno per giorno, un posto in cui vorremmo che tutte le persone più povere e sofferenti potessero essere accolte con competenza e con carità.
Vorremmo essere capaci a fare di più per questa gente che non ha davvero nulla e che soffre per malattie terribili e spesso facilmente curabili … se solo ci fossero mezzi diagnostici e terapeutici, come in Italia.
Sarebbe bello che tutti i poveri potessero essere accolti e curati, e che a nessuno si dovesse dire: “Vai altrove, perché non possiamo risolvere il tuo problema”.
Andare altrove cosa significa per persone che hanno già camminato per 12 – 14 ore?
Andare altrove … sì, ma dove?
Ecco perché ostinatamente pensiamo che il Signore sia contento di Chaaria. Osiamo sperare che anche il Cottolengo sia orgoglioso di un ospedaletto per molti versi simile alla Volta Rossa, dove forse non c’era tutto, ma dove l’anelito della carità  era verso tutti i poveri.
“…crediamo fortemente che da soli
non possiamo fare nulla
ma, con l’aiuto del Signore,
tutto è possibile a chi ha fede!”


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I nuovi Calendari 2010

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Sono disponibili i nuovi calendari 2010, che come ogni anno vengono distribuiti al fine di raccogliere fondi destinati alle missioni cottolenghine di Chaaria (Kenya), Tachina (Ecuador) e Kerala (India).
Il contributo da versare per un calendario è di 6 euro.
Chiunque fosse interessato ad averlo, potrà farlo contattando i seguenti referenti dell'Associazione Volontari Missioni Cottolengo (Onlus). 
Un ringraziamento anticipato a tutti coloro che aderiranno all'iniziativa.

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IN PIEMONTE: 


FRATEL GIUSEPPE MENEGHINI - Superiore Generale    fratelli.cottolenghini@cottolengo.org
 

SUOR ANNA MARIA DE ROSSI     
BRUNO CASTELLINO    
ANNA MARIA GAIDO     
 
 

IN VENETO: 

ANTONIO BUONANNO    
 
ERIKA BAGGIO  

eri.baggio@gmail.com    oppure  
 
MARIA GRAZIA SCALCO   




NEL LAZIO:

DON PASQUALE SCHIAVULLI
Presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza di Roma - Via di Villa Alberici n.14

donpaschiavulli@gmail.com





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Blog Award 2009

Lo scorso anno, il nostro Blog è stato il vincitore del Blog Award 2008 per la categoria "unicità".
Anche quest'anno siamo iscritti al Blog Award... e se lo ritenete,
votatelo cliccando qui sopra, cercando il banner con il nome dell'Associazione Volontari Missioni Cottolengo (onlus) ...che per ora è già tra i primi posti!



Blog Awards 2009


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mercoledì 28 ottobre 2009

Un enorme arcobaleno

La giornata di oggi e' iniziata con il solleone, e nessuno si sarebbe aspettato pioggia prima della notte. I pazienti quindi sono venuti in molti.
Tra l'altro, la persona investita ieri da Joseph ha chiesto il trasferimento a Chaaria.
Siamo andati a prenderlo con l'ambulanza... quella stessa che lo aveva colpito ieri. E' stato commovente per me che abbia voluto farsi curare da noi. Contrariamente a quanto ci era stato detto all'inizio, il giovane spilungone (circa 2 metri di statura), non aveva riportato fratture, e, con mia sorpresa, l'ho visto  entrare in ospedale con le sue gambe.
Il problema piu' grosso era un enorme taglio sul labbro superiore, che si estendeva a tutto spessore, creando una comunicazione sia con la cavita' orale, che con le narici.
Dopo esserci assicurati che non ci fossero fratture del palato, e che nessuno dei denti si muovesse, abbiamo prodeduto alla sutura per strati. Siamo riusciti a chiudere tutte le comunicazioni, e a cucire in modo del tutto estetico, usando un filo sottilissimo.
Vedere le sue condizioni generali e' stato occasione di un bel sospirone di sollievo per me e per Joseph . Domani lo dimetteremo.
Stavamo ancora lavorando a questo ricamo, quando, a ciel sereno e con il sole splendente, si e' messo a diluviare... sembrava la classica nuvoletta di Fracchia. Ma ha continuato a piovere a dirotto per alcune ore, creando, tra l'altro, problemi al nostro autista, ancora fuori per le spese. Abbiamo dovuto accorere in suo aiuto con il trattore!
Ma poi il sole ha rifatto capolino mezz'ora prima del tramonto, ed un arcobaleno stupendo e completo e' comparso in un cielo ora nuovamente blu, anche se ormai cangiante al rosso del tramonto.
I pazienti che erano stati intrappolati sotto la nostra tettoia, hanno quindi ripreso pian piano a camminare verso casa, districandosi in un fango che si attaca alle scarpe e le rende pesantissime... e la vita riprende con quel senso di rinnovata freschezza che nel mio cuore ricorda "la quiete dopo la tempesta" di Leopardiana memoria.
L'arcobaleno si dossolve rapidamente, ma la gioia di averlo visto rimane... ed io provo ad andare a pregare con i Fratelli, visto che, stranamente, non c'e' nessun cesareo in vista.

Fr Beppe

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Pinuccia


Desideriamo ringraziare il Signore ed i Superiori della Piccola Casa di Torino per aver concesso a Pinuccia di tornare a Chaaria. Sarà con noi a tempo indefinito... almeno lo speriamo moltissimo.
Pinuccia è qui con noi ormai da un mese, ed ha preso servizio nel reparto di medicina generale. Inoltre, come ha sempre fatto, è disponibile per le chiamate notturne, e tutte le volte che ho bisogno di lei in sala operatoria. In questo mese in cui Jesse è in ferie, per esempio, è lei che segue gli operandi dopo che a loro è stata praticata l'anestesia spinale.

Pinuccia si è poi resa disponibile ad aiutare per il magazzino farmaci, dove abbiamo evidenti difficoltà, non solo per il carico-scarico delle medicine, ma anche per i nuovi ordini: spesso ci sono delle specialità medicinali che finiscono completamente senza che il nostro staff se ne renda conto. Pinuccia, con la sua formazione professionale, aiuterà anche a trovare dei metodi per accorgersi in tempo che una medicina sta per essere esaurita.

Pinuccia è una presenza anche molto importante per il gruppo dei volontari, con cui condivide non solo il lavoro ma anche i pasti: è un elemento stabilizzante ed una accompagnatrice essenziale, soprattutto nei primi giorni di esperienza, quando tutti sono un po' disorientati.
Ringraziamo Dio per questo dono, ed accogliamo con gioia Pinuccia.


La comunità di Chaaria


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martedì 27 ottobre 2009

In bocca al lupo Gianni!



Sappiamo che il nostro volontario "recidivo" Gianni Derossi e' oggi stato ricoverato per un intervento di ortopedia alla spalla.

Vogliamo solo dirgli che facciamo il tifo per lui e che lo ricordiamo nella nostra povera preghiera.

Il Signore ti benedica, caro Gianni, e ti ricompensi per tutto il bene che hai fatto a noi ed ai poveri di Chaaria. Quando sei stato con noi, sei davvero riuscito a metter in pratica quello che leggiamo sulla tua magletta: hai portato un sorriso a tutti. Un abbraccio da tutti noi.



La gente di Chaaria

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Momenti difficili

“Finalmente a Nairobi”, tra sè penseranno i volontari, che per giungere alla Capitale hanno dovuto trasbordare su tre veicoli differenti.E’ stata una giornata sfortunata!
Al mattino verso le dieci ci siamo salutati su un tratto di strada sterrata, in quanto io tornavo dalla banca a Meru, mentre loro partivano con l’ambulanza insieme a Joseph. L’ambulanza era il mezzo migliore in quanto il vecchio macchinone ha una perdita di olio al cambio e non e’ sicuro per lunghe percorrenze. Ci siamo abbracciati in mezzo ad un campo; abbiamo scattato l’ultima foto insieme, e poi ci siamo lasciati, con una lacrimuccia agli occhi: io verso la sala operatoria dove gia’ mi attendevano per l’ennesimo cesareo urgente, e loro verso l’aeroporto prima e l’Italia poi.
Mi sono cosi’ tanto immerso nelle molte emergenze, che quasi non mi ricordavo piu’ che i nostri amici stavano viaggiando.
Ma alle 12.30 Judith mi ha detto di telefonare a Mukindu, perche’ era successo qualcosa a Joseph. “Che strano telefonare a Mukindu! Lui è a Nkubu per i CD4, mentre Joseph e’ sulla via di Nairobi”.
Ma poi al telefono ho compreso quello che era successo. Un incidente stradale proprio nei pressi dell’ ospedale... Mukindu era sopraggiunto poco dopo il passaggio dell’ambulanza che trasportava i volontari a Nairobi, ed ha visto l’accaduto.
Quello che e’ successo e’ che un uomo ha tentato di attraversare la strada all’ultimo momento, e Joseph non e’ riuscito a frenare o a evitarlo. Lo ha colpito e lo ha scaraventato sull’asfalto. Avrebbe voluto soccorrerlo subito, ma una folla violenta si e’ diretta verso la vettura tentando un linciaggio.
Saggiamente il nostro autista ha pensato di chiudere le porta a chiave, di fare retromarcia e di ritirarsi nel cortile della polizia, poco lontano dalla scena dell’incidente. Ha così dato l’allarme immediatamente e gli agenti hanno provveduto al trasporto in ospedale del malcapitato. Ha spiegato l’accaduto ed ha lasciato la vettura alle forze dell’ordine per i controlli del caso.
Tutti erano sconvolti, ma allo stesso tempo c’era il problema dell’aereo che parte e non aspetta nessuno.
La decisione e’ stata presa rapidamente.
Mukindu si sarebbe fermato al posto di polizia finche’ l’ambulanza sarebbe stata rilasciata, mentre Joseph avrebbe continuato il viaggio verso la Capitale con i volontari. Nel frattempo, Fr Lorenzo, che è già a Nairobi, avrebbe chiesto un’auto a Don Giusto e sarebbe venuto incontro a Joseph, che avrebbe dovuto ripresentarsi alla polizia l’indomani mattina presto.
Io ho seguito queste vicende con pochi messaggi, tra un paziente e l’altro e tra un’operazione e l’altra... e ciò mi ha creato tanta ansia.
Ho rivisto Mukindu verso le 18.30: l’ambulanza e’ stata rilasciata ed e’ stata trovata in ordine.
Joseph invece e’ arrivato alle 21. Ero ancora in sala a causa di un colpo di machete che aveva spaccato il polso di un uomo. Mi ha aspettato. Era molto triste: “Non ho avuto il coraggio di andare a trovare quell’uomo in ospedale. Avevo paura delle reazioni dei parenti. Ma la polizia mi ha detto che e’ vivo e cosciente. Ha una frattura della gamba ed e’ stato suturato in varie parti del corpo... Mi dispiace tanto!”
“Sono cose della vita. A me capita che mi muoia un malato in sala... con il lavoro che fai tu è più che naturale che cose del genere succedano. Ringraziamo Dio che nessuno dei volontari si è fatto male, e poi staremo vicino anche a quel malcapitato e gli pagheremo le spese dell’ospedale”
“Gli amici italiani sono arrivati in tempo all’aeroporto?”
“Sì, Fr Lorenzo mi ha comunicato che sono tutti e tre sereni e che ce l’hanno fatta con largo anticipo; infatti, sono arrivati in aeroporto quanto il check in era apena iniziato”.




Fr Beppe

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lunedì 26 ottobre 2009

Lorena, Milena e Michele

Abbiamo oggi salutato questi tre carissimi volontari che si sono distinti per encomiabile donazione, e per una travolgente carica umana.
Sono rimasti tre settimane, ma a noi e’ sembrato un lampo. E’ triste vederli partire, e speriamo che possano presto ritornare a stare un po’ con noi e con le persone che cerchiamo di assistere.
Lorena e Michele hanno offerto il loro servizio dai Buoni Figli, e si sono sentiti parte della loro grande famiglia.
Milena ha lavorato in ospedale, dedicandosi particolarmente alla cura dei piu’ gravi e non-autosufficienti.
E’ stato bello vivere queste tre settimane intense con loro. E’ stato bello parlare e condividere gioie e dolori. Ci fa sempre bene quendo qualcuno ritorna piu’ volte, come hanno fatto Lorena e Milena. Speriamo che anche per Michele non sia una esperienza isolata.
Oggi tra l’altro hanno organizzato un party di addio presso il centro dei Buoni Figli, rendendoli veramente felici.
Grazie di tutto quanto ci avete donato. Tornate ancora. Dio vi benedica.

La comunita’ di Chaaria



LorenaMilenaMichele.jpg

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La fame nel mondo

Oggi la FAO ha reso pubblici alcuni dati veramente inquietanti secondo cui un miliardo di persone soffrono la fame. Di queste, 250 milioni vivono in Africa Subsahariana.
Anche il Kenya non e’ esente da problemi di insicurezza alimentare, e secondo dati molto recenti, sono circa 3.8 milioni i cittadini che non hanno da mangiare e possono sopravvivere solo grazie agli aiuti alimentari.
Credo che pensare a queste cose ci aiuti a ringraziare Dio ogni giorno per quanto abbiamo, e ci renda piu’ sensibili ai bisogni degli altri.

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domenica 25 ottobre 2009

Malattia psichiatrica a Chaaria

Il numero di malati con disturbi gravi del comportamento è certamente elevato. Non sono in grado di fare dei paragoni e di sostenere che siano più numerosi qui che in Europa.
Dalla tabella seguente si evince che praticamente ogni giorno siamo di fronte a qualche caso del genere. Il numero delle ammissioni potrebbe essere anche più elevato, ma a volte cerchiamo di resistere alle richieste di ricovero da parte dei parenti, perchè non ci sentiamo una struttura sufficientemente attrezzata. A volte questi malati sono violenti nei confronti degli altri. Altre volte richiedono un totale isolamento che non possiamo offrire. Spesso poi distruggono le strutture, anche murarie, dell’ospedale, o magari scappano di notte quando il personale e’ ridotto. Per loro ci vorrebbe un numero di infermieri ben superiore a quanto possiamo offrire.
Altro rischio che corriamo quando ammettiamo in reparto questi malati è di dover ricorrere a sedazioni eccessive che in pratica servono più a noi per calmarli ed evitare la violenza, che non a loro stessi, per guarire. Onestamente, poi, il fatto di non avere uno psichiatra nel nostro staff limita enormemente le nostre capacità diagnostiche. 



PERCENTUALE MALATI
PSICHIATRICI IN AMBULATORIO
20-30%
PERCENTUALE MALATI PSICHIATRICI NEI REPARTI
25-40%


Nella maggior parte dei casi si tratta di malattie psichiatriche gravi. Mi manca una vera classificazione, ma nella tabella seguente ho cercato di indicare i problemi più frequentemente rilevati. Non ho incluso nella tavola la demenza senile, che comunque è comune nei nostri reparti: ricoveriamo infatti molti anziani dopo ictus, a motivo di fisioterapia o per la cura di ulcere da decubito.
Un paziente con una situazione organica grave normalmente presenta una triade abbastanza tipica di sintomi:
Perdita di autostima (esempio: ‘son buono a nulla’)
Visione negativa della vita presente (esempio: ‘la mia vita non ha significato’)
Mancanza di speranza per il futuro (esempio: ‘non c’è più niente per me in futuro’)

DISTURBI ORGANICI PIU’ FREQUENTEMENTE RILEVATI

Delirio
Il più delle volte secondario a malaria cerebrale. Quasi sempre regredisce con la terapia.
In rari casi il delirio persiste, fino a stati di demenza
Abuso di sostanze
Non abbiamo quasi mai notato disturbi mentali secondari all’assunzione di miraa. Invece il fumare bamgh (un oppiaceo) o l’assunzione di bevande alcooliche che lo contengono porta spesso a disturbi allucinatori gravi, e a turbe del comportamento di tipo aggressivo.
Schizofrenia e disturbi psicotici
Sono comuni, e spesso hanno un andamento familiare. Frequenti sono i casi di psicosi post partum che poi non regrediscono. Questi pazienti hanno sovente deliri a sfondo religioso (vedere il diavolo) o con allucinazioni visive o uditive di tipo violento (qualcuno mi vuol uccidere).
Disordini del tono dell’umore
Comune è lo stato depressivo. Ma non mancano i malati con disturbi bipolari (ciclotimia o psicosi maniaco-depressiva)




Oltre ai problemi organici sono anche comuni le nevrosi con sintomi psicosomatici, che il paziente riferisce come dolore generalizzato e poco definibile (la classica panalgia dell’ipocondriaco).
Il cliente psicosomatico è il più difficile da aiutare perchè richiederà farmaci in continuazione e non migliorerà mai. Spesso avrà già assunto così tante medicine che e’ lui stesso a dire al medico: “questo no. L’ho già preso e non mi ha fatto niente”. Si tratta di persone che dopo un po’ di tempo cambieranno medico, magari con l’idea che in quell’ospedale non sono stati capaci di comprenderlo.
Esempi dei sintomi psicosomatici più frequenti a Chaaria:
Dolore (mal di schiena, dolore toracico, mal di pancia e cefalea)
Stato di perenne affaticamento
Vertigini
‘Attacchi epilettici’, che però non sono tali ad un occhio esperto; sentirsi debole fino a svenire.
Sindrome del colon irritabile; sintomi che simulano un’ulcera peptica.
Esagerato dolore premestruale e dolore pelvico cronico
 
PROBLEMI LEGATI ALLA TERAPIA
In fatto di medicine siamo abbastanza mal messi, in quanto i farmaci a disposizione sono pochi:


Stabilizzatori dell’umore
Alloperidolo (Serenase) in compresse e fiale.
Lo abbiamo anche in forma depot da iniettare una volta al mese

Lo usiamo in caso di ciclotimia e delirio
Carbamazepina (Tegretol)
Oltre che come farmaco antiepilettico lo usiamo come stabilizzatore dell’umore in sindromi maniaco depressive
Sodio valproate (Depakin)
Come profilassi della ciclotimia oltre che come farmaco anticomiziale
Ansiolitici
Benzodiazepine in compresse e fiale
Disturbi ansiosi insonnia
Syndrome da astinenza da alcoolici
Antidepressivi
Amitriptilina compresse
Stati di depressione
Neurolettici
Clorpromazina (Largactil) in compresse e fiale.
Prometazina in compresse e fiale
Nei casi di delirio grave e di violenza verso gli altri




Si tratta comunque sempre di pazienti difficili, e spesso scoraggianti soprattutto perchè spesso smetteranno la terapia dopo la dimissione ed i casi di recidiva saranno moltissimi.


Fr Beppe



PS: La comunità di Chaaria ringrazia gli organizzatori della iniziativa MUSIC 4 KENYA, per essersi ricordati di Chaaria anche quest’anno.

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sabato 24 ottobre 2009

Il sole brilla… ed i malati fioccano da ogni parte

Il Signore ci ha concesso due giorni di sole splendente, dopo le piogge torrenziali dell’inizio settimana.
Il cielo e’ di un blu terso, ed il caldo e’ torrido e piacevole: non c’e’ un filo di vento, ma non e’ afoso. Sembra di essere in Sicilia, nella valle dei templi.
Queste condizioni climatiche hanno incoraggiato molti ad avventurarsi sulle nostre strade ormai gravemente rovinate dalle piogge, ma oggi completamente asciutte.
Dopo due giorni di calma relativa, oggi l’ambulatorio pullula nuovamente. Ci sono grida da ogni parte, e naturalmente gente che litiga perche’ vuol passare prima degli altri.
In fondo la natura umana e’ la stessa a tutte le latitudini: quelli che chiamiamo i nostri pazienti diventano ogni giorno meno pazienti, e si lamentano sempre; dicono di venir da lontano, di non avere mezzi di trasporto per ritornare a casa, di essere stanchi di attendere, ecc.
Anche oggi, pur avendo lavorato non-stop fino alle ore 22.30, ho dovuto a sentire questa canzone a partire dal mattino, e tra me pensavo che davvero l’essere umano rischia di essere incontentabile.
Offriamo a tutti un servizio di eccellenza; eseguiamo in una sola giornata degli esami che anche in Italia vanno prenotati in precedenza con liste di attesa di vari mesi; siamo l’ospedale piu’ a buon prezzo di tutto il distretto... Eppure quel che sentiamo sono sempre lamentele (siamo lenti, si aspetta per troppe ore per essere visitati, e cosi’ via).
Nessuno poi si rende conto che, se tardiamo a prenderci cura di lui, e’ perche’ ci sono altri problemi o emergenze da qualche altra parte dell’ospedale.
Oggi per esempio ci sono stati quattro cesarei urgenti, un’ ernia con un principio di strozzamento e tre raschiamenti uterini per emorragie molto serie. Ho fatto ambulatorio, con il sudore sulla fronte, tra un intervento chirurgico e l’altro: normalmente, dopo un’operazione si sentirebbe il bisogno di rilassarsi un po’, di sorseggiare un buon caffe’ espresso e di attendere di essere chiamati in sala nuovamente. Invece noi, dopo l’operazione apriamo la porta e iniziamo ecografie, gastroscopie, ecc. Quando pero’ un paziente, invece di dirmi i suoi problemi di salute, senza nemmeno salutare prende ad apostrofarmi: “ma lo sai che ho aspettato per piu’ di 5 ore e che vengo da molto lontano...”, allora veramente devo fare uno sforzo per mantenermi calmo e per resistere alla tentazione di rispondergli in modo sgarbato.
Quando ci sono momenti del genere, sto zitto; invito il malato a sedersi un momento; vado a fare due passi nella shamba e poi torno per continuare la visita, senza fare alcun riferimento a quanto poco prima mi ha irritato. So che molti lo fanno per ignoranza; sono cosciente del fatto che non si rendono conto del nostro carico di lavoro (per esempio ora quasi mai riusciamo ad andare a pranzo; non parliamo poi della siesta!); ed allo stesso tempo comprendo che una mia parola detta male ad un malato puo’ diventare un boomerang, perche’ poi lui andra’ a spargere la “buona novella” di quanto siamo scortesi.
Per questo mi sforzo di perdonarli sempre, e di considerare ogni paziente come un dono di Dio, perche’, se continuano a venire nonostante i nostri limiti ed i tempi di attesa a volte snervanti, e’ perche’ sono ancora contenti di noi... immaginate che cosa sarebbe Chaaria se i malati smettessero di venire! Io mi sentirei morire se l’ambulatorio fosse vuoto! Cio’ sarebbe un segno chiaro che il Signore non ci benedice piu’... mentre, quando vediamo i nostri reparti pieni ed il pronto soccorso invaso dagli ammalati, il nostro cuore gioisce perche’ indirettamente sappiamo che Dio e’ ancora contento di noi, nonostante tutti i nostri limiti.

Fr Beppe



PS: la comunita’ di Chaaria ringrazia Rosalba per la generosa offerta che e’ stata subito spesa per ridurre il nostro debito con le medicine

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giovedì 22 ottobre 2009

Mi chiamo Raphael…


… e sono ricoverato a Chaaria per una forma grave di malnutrizione (se ti interessa saperne di piu’ sulla mia condizione, prova a cercare sul blog la parola Kwashiorkor).
Sono tutto gonfio ed ho la pelle finissima. La mia faccia sembra una luna piena, ma non sono grasso. E’ tutta acqua che si e’ accumulata nei tessuti. La cute del viso e’ cosi’ imbibita che non riesco neppure ad aprire gli occhi.
Grardate anche le mie mani quanto sono edematose!
Mi hanno massacrato, ma non sono riusciti a trovare una vena nella mie braccia. Alla fine poi ce l’hanno fatta sul mio scalpo. Ora sembro anche un pellerossa, con una siringa sempre piantata all’altezza della tempia.
Tutto questo e’ stato causato dalla mancanza di cibo a casa mia. Non ho comunque fame. E’ come se il mio pancione gonfio fosse cosi’ pieno di liquidi da non lasciare piu’ posto per gli alimenti.
Qui mi danno uova e carne. Mi sforzo di mandar giu’, vincendo il dolore che le ulcere orali mi provocano.
Dicono che ci vorranno molti mesi ma che poi dovrei ritornare normale come gli altri bambini della mia eta’... ah, dimenticavo: ho tre anni.
Pregate per la mia guarigione. Certe medicine fanno schifo e sanno di pesce crudo, ma mi sforzo di prenderle.


Raphael

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Quali vaccinazioni

Qualche volontario mi scrive confuso riguardo a tale argomento. Io sempre ripeto di fare tutto quanto l’Ufficio di Igiene competente vi richiede.
Lasciatemi comunque richiamare alcuni punti direi centrali:
1) La cosa piu’ importante in assoluto e’ la profilassi antimalarica. Sconsiglio vivamente di venire a Chaaria senza adeguata copertura.
2) Anche il vaccino antitifico vi puo’ essere utile considerando l’alta contaminazione da salmonella pure nelle acque del nostro pozzo.
3) La febbre gialla va fatta perche’ a volte alla dogana chiedono di mostrare il libretto.
4) E’ opportuno accettare un richiamo antipolio, in quanto qui non siamo ancora liberi da tale malattia.
5) Non suggerisco il vaccino anticolerico perche’ ha una protezione bassissima, ed e’ quindi inutile.
6) Sconsiglio anche la profilassi per la meningite meningococcica, che possiamo comunque offrirvi in caso ci sia qualche caso in reparto durante il periodo della vostra permanenza.
7) E’ cosa buona avere una copertura antitetanica, e se potete, anche il vaccino per l’epatite B.


Ciao. Spero di esservi stato utile.


Fr Beppe

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L' inglese

Spesso abbiamo la tendenza di credere che per venire a Chaaria l’Inglese non sia necessario, e che basti il linguaggio universale dell’amore.
Con il passare degli anni mi sono un po’ rivisto su questo punto, ed oggi ritengo di poter affermare che, se non e’ strettamente necessario, certo aiuta moltissimo l’esperienza.
Ricollegandomi al post di ieri per i biologi, vorrei dire che per loro e’ di importanza capitale, in quanto in laboratorio non ci sono persone che conoscano l’Italiano.
Inoltre ci sono degli studenti che sono qui per tirocinio, ed hanno tanto bisogno di imparare. Con un po’ di lingua il volontario puo’ essere utilissimo anche a loro, oltre che coordinare meglio il lavoro con gli altri elementi del nostro staff.
Anche per gli infermieri la conoscenza dell’Inglese e’ quasi una conditio sine qua non: infatti al momento sono l’unico italiano in ospedale e non riesco ad aiutare i volontari quando non capiscono i colleghi kenyani.
Un discorso piu’ o meno eguale si puo’ applicare per la manutenzione e per il centro degli handicappati mentali, dove anche i Fratelli in servizio capiscono molto poco l’Italiano.
Inoltre la lingua permettera’ pure la possibilita’ di intessere amicizie con i nostri dipendenti, che altrimenti rischiamo di vedere ogni giorno senza conoscere davvero.
Con l’Inglese certo si fa un’esperienza piu’ piena.


Fr Beppe

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mercoledì 21 ottobre 2009

Ai labortoristi biologi

Carissimi amici Biologi,
vi scrivo questa breve lettera per invitarvi caldamente a fare una esperienza di volontariato con noi a Chaaria.
Il nostro laboratorio è ben attrezzato e ci sono moltissimi clienti, per cui la vostra opera sarà certamente apprezzata ed utile.
Come sapete, siamo un ospedale tropicale, e quindi dovrete anche cimentarvi con questo tipo di Medicina: la vostra giornata sarà assorbita in buona parte dal test per la malaria (facciamo solo la goccia spessa). Moltissimi saranno anche i campioni di feci per esame parassitologico a fresco. Abbiamo un sacco di tubercolosi, e la vostra conoscenza nel campo della diagnosi su escreato sarà molto gradita e valutata.
Non mancano poi esami del sedimento urinario, diagnosi biochimica e microscopica su liquido cerebrospinale per diagnsi di meningite.
Facciamo inoltre spermiogramma per infertilità maschile, e striscio uretrale e vaginale per diagnosi di infezioni sessualmente trasmesse.
Siamo inoltre in grado di eseguire test HIV, test per epatite B e C, conta dei CD4 in collaborazione con l'ospedale di Matiri e con Sant'Egidio.
Ci sono poi molti esami antigene-anticorpo: reazione di Widal per la diagnosi di salmonellosi; test per la Brucellosi, per la VDRL.
Abbiamo anche un piccolo apparato reumatologico, ma ci limitiamo alle ASLO per la diagnosi di febbre reumatica, e al Fattore Reumatoide, per l'artrite reumatoide appunto. Tra i test di flogosi possiamo eseguire solo la VES.
Abbiamo buoni strumenti per l'emocromo, e per gli esami di routine (renali, epatici, ecc). Possiamo inoltre eseguire gli elettroliti.
Tra gli esami della coagulazione, oltre alle piastrine, siamo in grado di offrire l' INR, oltre ai vecchi "bleeding test" e "clotting test".
Abbiamo una piccola emoteca. I donatori sono normalmente i parenti dei malati. Possiamo naturalmente eseguire i gruppi sanguigni, le prove crociate, oltre ai test di screening.
Il follow up dei pazienti diabetici viene eseguito con macchinette per la misurazione della glicemia, del tipo di quelle che utilizzate in Italia (qui però si usa una scala diversa, in mmol/l).
Naturalmente vi potremo offrire le protezioni necessarie: guanti, occhiali, maschere. Abbiamo una cappa aspirante per la preparazione dei campioni infettivi.
Pur avendo l'incubatrice, al momento non eseguiamo colture nè antibiogrammi, perchè i mezzi di coltura costano troppo.
Il laboratorio collabora inoltre alla preparazione dei citologici che poi mandiamo a Nairobi, quando già fissati.
Saltuariamente eseguiamo anche il sickling test, per l'anemia a cellule falciformi; lo striscio periferico con ricerca di blasti in circolo, per la diagnosi di leucemie; lo striscio con ricerca di amastigoti su prelievo di sangue splenico, quando sospettiamo una leishmaniosi viscerale.
Il laboratorio di notte è chiuso, ma naturalmente c'è la reperibilità 24 ore su 24 per le emergenze: normalmente si tratta di trasfusioni urgenti.
Il periodo migliore per venire ad aiutarci è, secondo me, tra gennaio e giugno, quando assistiamo ad un incremento sia dei casi di diarrea, che di quelli di malaria. Comunque di lavoro ce n'è sempre.
Per le date non posso assolutamente dire niente perchè non ho chiaro il calendario partenze, per cui chiedo a coloro che sono interessati, di contattare Fr Giuseppe Meneghini, Superiore Generale, o Lino Marchisio, presidente della Associazione.
Ci vediamo qui a Chaaria.

Fr Beppe

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martedì 20 ottobre 2009

Il padrino

In realtà non stiamo parlando di un film con Al Pacino, e neppure di una storia di mafia.
Ci riferiamo a Michele che ha deciso di prendersi davanti a Dio la bella ed onerosa responsabilità di introdurre il piccolo Daniele alla vita cristiana; di seguilo, incoraggiarlo e sostenerlo in caso di difficoltà che certamente non gli mancheranno nel suo incerto futuro.
Come sapete Daniele è orfano di quella ragazza madre morta di parto sabato scorso nel nostro ospedale. Ora ha 3 nomi, secondo il desiderio della famiglia. Si chiama anche Joseph Muthuri.
Il rito del battesimo è avvenuto durante la Messa domenicale del 18 ottobre, insieme a tutti i pazienti dell'ospedale. E' stato commovente, come sempre, soprattutto quando le donne malate hanno elevato i loro tradizionali trilli di gioia, chiamati vigelegele.
Daniele Joseph Muthuri è ora parte della famiglia di Dio nella Chiesa Cattolica, ed è membro anche della nostra famiglia a Chaaria. Insieme a Michele, ringraziamo ancora anche i genitori adottivi che hanno deciso di prendersi cura di lui con tanta generosità.
Al momento il bimbo sta bene. Si nutre senza difficoltà e non ha problemi di vomito o diarrea, che spesso ci aspettiamo quando iniziamo la nutrizione con latte in polvere.

La comunità di Chaaria


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lunedì 19 ottobre 2009

Una domenica qualunque

Ha piovuto tutta la notte e probabilmente oggi sara’ tranquillo. Con questa speranza apro gli occhi alle 7.30, dopo una profonda dormita, cullata dal battito ritmico delle gocce d’acqua sui tetti. Mi sveglio con questa speranza: passano pero’ solo due minuti ed il cicalino fa sentire la sua voce gracchiante: “Doctor, there is a fetal distress. Come quickly!”.
Mi guardo in giro e faccio mente locale. Opereremo io e Pinuccia e chiederemo a Milena di seguire la mamma dopo la spinale.
Alle 8.15 gia’ siamo lavati e tutto sta andando per il meglio... la giovane mamma e’ molto collaborante e non ci sono complicazioni in vista. Il neonato e’ un maschio; piange vigorosamente e fa la pipi’ mentre e’ ancora sul lettino operatorio. Quando inizia la Messa stiamo chiudendo fascia e cute: con mia sorpresa odo la paziente cantare e seguire le fasi iniziali della celebrazione. “Buon segno – ho pensato. – Vuol dire che sta bene”.
Finiamo in tempo per unirci al rito domenicale, anche se ci arriviamo dopo il Vangelo. Spegnamo il piccolo generatore, pensando che non sia necessaria energia, dato che tutti sono in preghiera nella lavanderia esterna.
La mattinata e’ poi trascorsa come al solito. Non molta gente in ambulatorio, visto che fuori diluvia e le strade sono ormai ridotte a torrenti in piena. Pero’ avere 120 pazienti ricoverati mi da’ lavoro a sufficienza per non annoiarmi. In piu’ mi offre la calma che spesso mi manca per visitare i degenti con piu’ attenzione.
E’ quasi ora di pranzo, e forse oggi riesco a mangiare con gli altri. Temevo per un altro travaglio prolungato, ma poco fa la mamma ha partorito un bel pupacchiotto. Mi rimane solo una ecografia dal reparto donne. Il clinical officer dice di sospettare una cisti ovarica. Preferisco vederla oggi, dato che il lunedi’ e’ sempre complicato, con o senza pioggia.
La malata e’ pallidissima, e la cosa non mi piace.
Appena le metto la sonda sulla pancia mi rendo conto che la situazione e’ complessa... forse drammatica. Ci sono delle masse irregolari nel bacino. Non riesco a capire bene di cosa si tratti. Pare che siano grossi ematomi consolidati. Non individuo una chiara immagine dell’utero. Il test di gravidanza e’ negativo. Ma all’eco scopro una enorme quantita’ di fluido nell’addome. Non mi sembra acqua perche’ e’ troppo densa: “pare pus o sangue”.
Le pratico una paracentesi esplorativa, cioe’ la buco con ago e siringa ed aspiro: e’ veramente sangue... il peggior scenario che potessi aspettarmi alle 13 di una domenica.
Penso immediatamente ad una gravidanza ectopica, non dando troppo peso al test di gravidanza, che e’ sovente negativo in questa complicazione.
La donna mi dice che non e’ possibile, perche’, dopo tre cesarei in altri ospedali, le era stata fatta la legatura delle tube. Tale dato mi turba ulteriormente, ma dico a me stesso che a volte le salpingi si ricanalizzano, che ci possono essere degli errori tecnici del chirurgo, e che, comunque sia, bisogna ad ogni modo aprire quella pancia, perche’ l’emorragia interna va fermata. Trasportarla altrove e’ fuori discussione, considerate le condizioni delle strade.
Attiviamo quindi la procedura d’urgenza: prove crociate per due sacche di sangue. Per fortuna la donna e’ di gruppo A positivo e siamo provvisti di sangue compatibile. Disperatamente provo a chiamare Jesse: spero che sia a casa, anche se in ferie. Sono fortunato, ed il pinpante anestesista e’ gia’ in corridoio dopo 15 minuti. Non ha piu’ male, e non si ricorda neppure dell’intervento subito.
Tento anche di rintracciare Ogembo: “Sono ad un matrimonio”, e’ la sua risposta.
“Dottore, prova a venire. Non vorrei ‘fare’ un altro cipresso”.
“ Tu comincia, ed io ti raggiungo appena posso”.
Siamo in sala dopo meno di dieci minuti. Appena aperto l’addome veniamo investiti da una doccia di sangue... litri e litri che si riversano sul campo operatorio, in quanto l’aspiratore non ce la fa... e poi sui nostri camici e sui nostri piedi.
Mettendo le mani in quella pancia, mi rendo conto che non si tratta di una gravidanza extra, ma di un orribile tumore (forse un coriocarcinoma dell’utero), che ha eroso varie arterie ed sta causando una emorragia interna massiva.
Le condizioni della paziente peggiorano rapidamente e Jesse ha davvero il suo da fare per infondere sangue e tenerla viva. Solo alla fine dell’intervento ci dice che la malata e’ stata a lungo senza polso e senza pressione: “non ve l’ho detto perche’ non volevo agitarvi di piu’ in una situazione gia’ estrema”.
E’ stata una di quelle situazioni in cui vorresti sprofondare, o svenire, per lasciare ad altri la papata bollente. Ogembo e’ in ritardo, e all’inizio dell’intervento siamo solo in due: Pinuccia ed io. Il sanguinamento arterioso continua minaccioso, e tutte le volte che proviamo a clampare una arteria, i friabili tessuti neoplastici si lacerano, e l’emorragia e’ peggio di prima.
E’ sempre difficile quando parti per un tipo di operazione, e devi cambiare i tuoi piani nel bel mezzo di una emergenza: spesso non sei preparato psicologicamente; non hai gli strumenti adatti; a volte non hai mai fatto prima un intervento del genere e ti devi improvvisare. Poi e’ una lotta contro il tempo, perche’ le condizioni del malato peggiorano minuto per minuto, fintantoche’ le arterie non vengono chiuse.
Ogembo.jpgCon l’arrivo di Ogembo mi calmo un po’ e decido che non e’ il caso di fermare l’emorragia legando le arterie. Bisogna procedere ad una isterectomia d’urgenza. Lavoriamo con fatica, perche’ l’anatomia e’ tutta alterata dal tumore. Qualunque cosa sfioriamo, sanguina. Ad un certo punto ne’ io ne’ lui capiamo piu’ niente, e continuiamo a dare punti attorno ad una vaso che non riusciamo mai a chiudere. E’ a questo punto che mi ricordo del consiglio ricevuto dal King, grande maestro di chirurgia tropicale per principianti: “quando non sai piu’ cosa fare, metti un telo sterile sulle parti sanguinanti, chiedi ad un tuo assistente di comprimere in modo da fermare l’emorragia. Tu appoggiati al lettino; respira lungo e calmati!”.
Cosi’ abbiamo fatto io ed Ogembo. Dopo alcuni minuti di pausa, in cui Jesse ha comunque dato segni di insofferenza per la nostra inattivita’, sono riuscito ad assestare il colpo vincente: un punto da materassaio che ha imprigionato l’arteria.
Ci abbiamo messo tre ore, di domenica pomeriggio. Abbiamo infuso tre sacche di sangue. Ho poi dovuto star vicino alla donna fin verso le ore 20, per monitorare il post-operatorio... ma chiaramente abbiamo avuto la percezione di averle salvato la vita.
Non sappiamo ancora di che cosa si tratti: aspettiamo l’istologico. Speriamo che non ci siano metastasi. Ma una cosa e’ certa: Purity sarebbe morta durante la notte se non avessimo avuto il coraggio di aprirla.
E’ stato temerario? Il fatto e’ che non avevamo alternative: condizioni generali che si deterioravano rapidamente e strade impraticabili. Certo che il Signore deve essere sempre molto impegnato a Chaaria per tenerci costantemente una mano sulla testa.


Fr Beppe

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domenica 18 ottobre 2009

Nuvoloni neri

Fa caldissimo ed il cielo e’ stellato; non c’e’ una nuvola in vista, fino al lontano orizzonte. Si avverte invece un’afa incredibile, strana a quest’ora della notte. Sono al cimitero insieme a Michael ed ai watchmen, per la sepoltura di una decina di bambini, morti negli ultimi due mesi, ed abbandonati in ospedale.
Mentre ancora stiamo coprendo con un po’ di terra quei miseri resti mortali che abbiamo or ora depositato nella fossa comune, vediamo lampi silenziosi che si rincorrono sulla linea dell’orizzonte, in direzione di Kiamuri. Non si ode il tuono. Dico pero’ ai miei collaboratori: “facciamo in fretta, prima che cominci a diluviare”.
“Ma il cielo e’ stellato”, mi dice Michael, ignaro delle piogge tropicali.
Poi il tuono si fa sentire, e si avvicina a grandi passi. I lampi disegnano saette sempre piu’ luminose ed inquietanti, e a tratti illuminano il cielo come il flash di una enorme macchina fotografica. Poi d’un tratto la bonaccia finisce, ed il vento fa oscillare le cime degli alberi. Conto i secondi che intercorrono tra il fulmine ed il roboare del tuono. Il tempo si fa via via piu’ breve: “Affrettiamoci a finire. Tra pochissimo piovera’ a dirotto”. I watchmen lo sanno, e ricoprono la fossa celermente con le lamiere ondulate.
Ecco quindi che in lontananza avvertiamo chiaramente lo scroscio d’acqua sulla campagna, mentre noi siamo ancora all’asciutto. E’ come se la pioggia procedesse a scacchi: “forza; corriamo, se non vogliamo essere fradici”.
NuvoloniNeri.jpgE quindi il vento del temporale, gelido per le nostre latitudini e per l’escursione termica che provoca, si abbatte sulle chiome delle piante, e ne fa cigolare i rami. Stiamo ancora correndo quando tonnellate d’acqua si riversano sulla nostra testa. Non gocce di pioggia ma secchiate. Dal suolo dapprima siamo investiti dalla polvere rossa che riceve la prima acqua dopo mesi e ci riempie le narici; poi veniamo bagnati dall’acqua che rimbalza a terra. E’ come se piovesse di sopra e di sotto. Quasi immediatamente manca la luce e parte il generatore, creandomi nuove ansie per la notte. In un attimo siamo sotto i portici, bagnati come dei pulcini e ora infreddoliti e tremanti alla brezza umida dell’equatore.
La stagione delle piogge e’ iniziata… puntualissima quest’anno. Speriamo che mantenga le sue promesse e ci porti acqua, erba per le mucche e raccolti per la gente.
Ci auguriamo che non siano troppo breve, come e’ successo l’anno scorso, quando, dopo due settimane di nubifragi, le precipitazioni sono scomparse prima ancora che il granoturco fosse alto 50 cm. Preghiamo anche che non siano esagerate... tutti quest’anno parlano di El Nino e di alluvioni con possibile nuova perdita dei raccolti.
Ma il nostro problema piu’ grande e’ un altro: riconosciamo l’importanza delle piogge che mettono fine ad un periodo di fame e di siccita’ estrema, che ha messo a rischio non solo la vita degli animali, ma anche quella degli esseri umani (vedi le varie epidemie di colera); allo stesso tempo siamo preoccupati sia per le condizioni delle strade che gia’ oggi sono impraticabili... sia per la continuita’ della corrente elettrica. Basta un albero che cada sulla linea, uno smottamento che faccia cadere un palo, e noi siamo “in generatore” per ore ed ore. Il problema del gruppo autogeno e’ reso piu’ acuto dal fatto che non ne abbiamo uno di riserva (pur possedendo un piccolo back-up per sala e maternita’), e dalla difficolta’ che incontriamo nel raggiungere Meru per comprare nuove scorte di diesel.
Naturalmente i matatu viaggiano poco, ed assistiamo ad un acuto calo nel numero dei pazienti, cosa che, se da una parte significa che molti non riusciranno a raggiungere l’ospedale e non avranno i loro problemi di salute risolti, dall’ altra costituisce anche una difficolta’ economica per noi, in quanto dobbiamo pagare lo stesso i dipendenti, che pero’ lavoreranno su pochi malati.
Per i volontari che si preparano a venire entro la fine di novembre sottolineo la difficolta’ degli spostamenti. E’ chiaro che andremo certamente sia a prenderli che a portarli all’aeroporto... e lo faremo a qualunque costo, anche nel caso che si debba viaggiare scortati dal trattore sul pezzo di strada sterrata.
Ma e’ anche evidente che le uscite domenicali e le gite sia al parco nazionale che alle altre missioni potrebbero saltare del tutto se il clima e’ brutto.
Comunque guardiamo all’aspetto positivo. Se continua a piovere cosi’, la popolazione avra’ un buon raccolto e lo spettro della fame sara’ esorcizzato.

Fr Beppe


PS:
A Valentina di Milano, noi tutti diciamo il nostro ringraziamento per la sua generosa offerta. L’idea originaria alla base della donazione era che avremmo usato il denaro per il pagamento del cavo elettrico che abbiamo dovuto sostituire l’anno scorso.
Siccome pero’ tale spesa pian piano l’avevamo gia’ estinta, abbiamo usato la somma regalataci per pagare una buona parte del debito-medicine, evitando cosi’ che si accumuli nuovamente.


La comunita’ tutta di Chaaria


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sabato 17 ottobre 2009

Daniele


Sono il bimbo che non voleva uscire dal grembo della madre sabato scorso, e che, subito dopo essere stato partorito, ha dovuto vedere la sua adorata mamma rianimata inutilmente e poi inerme senza vita.
Daniele.jpgIl mio futuro e’ incerto, in quanto la mia genitrice era una ragazza madre, e pare che mio papa’ non mi voglia riconoscere. Ho un fratellino a casa, che mia mamma aveva avuto da un altro uomo, sparito anche lui.
La mia nonna e le zie sono povere, e le ho sentite con le mie orecchie quando dicevano a Sr Oliva: “ma come facciamo a tenerne un altro... abbiamo gia’ problemi a mantenere il primo”.
Per cui non lo so: per ora sono a Chaaria... poi il futuro e’ nelle mani di Dio. A Mujwa con gli altri bambini di Huruma? A Nkabune con gli altri orfani della diocesi?
Vivo alla giornata, e prima di tutto cerco di sopravvivere adattandomi al latte in polvere ed alla condizione di orfano.
Ringrazio di cuore Giancarlo Parola e Cristina Folco per aver deciso di adottarmi a distanza.

Daniele

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Malaria in pregnant women


Treating and preventing malaria in pregnant women. Guidelines in Chaaria. Kenya Pregnant women and children less than 5 years old are at special risk of serious consequences of malaria.
Malaria infection can have very serious consequences for the mother (anaemia and febrile illness), the developing foetus and newborn infants (particularly low birth weight babies) and is associated with infant mortality.
Women in their first and second pregnancy and pregnant women who are also infected with HIV are at greatest risk from the effects of malaria. 




DIAGNOSIS AND TREATMENT OF SEVERE MALARIA IN PREGNANCY
Severe malaria in pregnancy is a medical emergency that puts both the lives of the mother and baby at high risk.
Aggressive management is essential.
Features of severe malaria in pregnant women are similar to non-pregnant population. However, pregnant women have an increased risk of hypoglycaemia and severe anaemia.
Eclampsia is a differential diagnosis in pregnant women presenting with convulsions or alteration in level of consciousness.
In all suspected cases of severe malaria, a parasitological confirmation of the diagnosis of malaria is recommended.
In the absence of or delay in obtaining a parasitological diagnosis, patients should be treated for severe malaria on clinical grounds.


TREATMENT OF SEVERE MALARIA
The recommended medicine of choice is parenteral quinine, and the preferred route of administration is the intravenous route.
However, the intramuscular route can be used as an alternative where intravenous route is not feasible.
Because of the increased risk of hypoglycaemia in pregnant women, 5% dextrose is the preferred infusion solution for quinine administration.
Note: pregnancy is not a contraindication for the use of a loading dose regimen of quinine.


DIAGNOSIS AND MANAGEMENT OF UNCOMPLICATED MALARIA IN PREGNANCY
Due to the increased risk of severe disease in pregnancy, uncomplicated malaria is an emergency and requires very effective treatment with lowest possible clinical failure.
Diagnosis of Uncomplicated Malaria: clinical symptoms are as in the non pregnant population. In ALL PREGNANT WOMEN with fever or history of fever, the use of parasitological diagnosis is RECOMMENDED.
At health facilities where malaria diagnostics (microscopy) are not available, patient with fever or history of fever in whom the health worker suspects malaria and has eliminated other possible causes of fever, should be presumptively classified and treated as malaria.


TREATMENT OF UNCOMPLICATED MALARIA IN PREGNANCY
The recommended treatment of uncomplicated malaria in all trimesters of pregnancy is a 7-day therapy of oral quinine.
However, artemether-lumefantrine (COARTEM) can also be used in the 2nd and 3rd trimesters.
Do not withhold artemether-lumefantrine in the 1st trimester if quinine is not available.


SUPPORTIVE CARE
Prevent hypoglycaemia
Monitor the foetus’ wellbeing
Treat anaemia
Give antipyretics


INTERMITTENT PREVENTIVE TREATMENT IN PREGNANCY(IPTP)
Intermittent preventive treatment for pregnant women (IPTP) is the use of antimalarial drugs given in treatment doses at defined intervals after quickening (start of fetus kicks), to clear a presumed burden of parasites.
The use of IPTP is based on the assumption that every pregnant woman living in an area of high malaria transmission has malaria parasites in her blood or placenta, whether or not she has symptoms of malaria.
Preventing parasites from attacking the placenta helps the foetus develop normally and avoids low birth weight.
IPTP is important because many pregnant women with malaria have no symptoms but still may have malaria parasites in their blood.
All pregnant women living in areas of high malaria transmission should receive IPTP.
Pregnant women who are HIV-positive and are also taking antiretroviral therapy for the prevention of mother-to-child transmission (PMTCT) should receive IPTP.
Pregnant women who are HIV-positive and are taking daily cotrimoxazole chemoprophylaxis should NOT be given IPTP.
The recommended medicine for IPTP is sulphadoxine (500mg) pyrimethamine (25mg) (SP or FANSIDAR) given as a dose of three tablets, under directly observed therapy (DOT) in the antenatal clinic. IPTP with SP can be given on an empty stomach.
While SP is no longer Kenya’s first-line drug due to resistance problems, it is still effective when used for IPTP and it is safe.
We are supposed to administer IPTP with each scheduled visit after quickening to ensure women receive at least 2 doses.
Women known to be HIV-infected or with unknown HIV status living in areas of high HIV prevalence (>10% among pregnant women) should receive at least 3 doses of IPTP.
IPTP should be given at an interval of at least 4 weeks (1 month).


INSECTICIDE-TREATED NETS (ITNs)
The use of ITNs is encouraged for everyone living in high transmission areas, but it is especially important to encourage those at highest risk (pregnant women and children under 5) to sleep under an ITN. ITN use should be encouraged throughout pregnancy and after delivery.


Bro Beppe



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Priscilla

Sono stata ricoverata in ospedale per piu’ di 4 mesi, a causa di un diabete scompensato che ha causato un terribile piede Priscilla.jpgdiabetico. Ho avuto una osteomielite che continuava a salire dal piede verso la gamba. Il dottore mi ha proposto a lungo la amputazione, ma io rifiutavo sempre perche’ pensavo che tale operazione mi avrebbe fatto morire. Invece mi sono poi accorta che sarei morta se non avessi accettato l’intervento.
Ora le mie glicemie sono sotto controllo, ed il mio moncone e’ quasi rimarginato.
Il problema vero e’ che non sono sposata, la mia mamma e’ morta, ed il mio babbo e’ anziano e fa fatica a tirare avanti con un piccolo pezzo di terra. Ha davvero tanti problemi a pagare per le cure che mi hanno riservato e per quelle che mi saranno necessarie in futuro.
Ora voglio provare ad andare a casa, usando le stampelle che il Cottolengo Mission Hospital mi ha preparato e regalato. Piu’ avanti vedremo se sara’ il caso di pensare ad una protesi. So che la Provvidenza mi mandera’ un buon samaritano anche per questo. Devo solo aspettare per altri sei mesi perche’ ho ancora una goccina di siero che esce dalla ferita.
Desidero ringraziare Luca Cremasco ed i suoi parenti ed amici, per averci aiutato a pagare completamente tutte le spese ospedaliere e per averci lasciato una cifra di denaro che ci permettera’ di comprare l’insulina per vari mesi. Parte dell’offerta l’abbiamo gia’ messa da parte per l’arto artificiale.

Priscilla

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venerdì 16 ottobre 2009

Non ditemi grazie, per favore...

Sono tornato oggi da Chaaria, dopo la mia terza presenza come visiting doctor e ieri, prima di salire in macchina per andare a Nairobi, ci sono stati i saluti con tanti amici vecchi e nuovi dell'Ospedale e con Fr. Beppe e Fr Lorenzo.
Io mi sono sentito imbarazzato per i numerosi “grazie” che mi sono stati rivolti e vorrei spiegare il perché.
Nelle mie precedenti esperienze, a Chaaria ed altrove, ho conosciuto molti volontari, ognuno con la sua specifica motivazione: chi vuol mettersi in gioco, chi vuole dare una mano, chi è curioso, chi è spinto da un senso religioso o etico, chi vuol vedere un mondo così diverso da una prospettiva particolare: credo siano tutte motivazioni valide; quello che mi disturba e non condivido è chi vuol sentirsi “buono” ed essere ringraziato.
Perché, dopo aver lavorato  un solo mese in un anno, chi dovrebbe dirmi grazie? Suor Oliva che vive e lavora in Africa da oltre trenta anni e superata la soglia degli ottanta continua ad esserci e lavorare? Fr. Ludovico, il fondatore della Comunità, che ultranovantebbe ti sorride e lava i piatti dei ritardatari?
Fr. Beppe che lavora ogni giorno ma spesso anche la notte, a ritmi forsennati? Fr. Lorenzo che sulle strade Keniote, nel traffico impossibile di Nairobi trasporta i volontari, sbriga infiniti compiti massacrandosi di chilometri? 
Non  sono certo loro a dovermi ringraziare.
Allora chi dovrebbe? I malati impolverati che arrivano dopo ore di matatu o di cammino ai quali do  briciole di attenzione alla salute che, come persone umane, è un loro totale diritto?
I neonati orfani che talvolta ho tenuto in braccio durante la poppata della sera, arrivati in un mondo così difficile nelle peggiori condizioni di partenza?
Forse chi dall'Italia, non per un mese ma con continuità di lavoro, sostiene  l'Ospedale raccogliendo fondi, amministrando, coordinando i volontari?
Forse Nadia che ogni giorno ci aiuta con il blog a restare incatenati ad un racconto continuo?
No, nessuno mi deve un grazie per ciò che faccio.
Chaaria è il progetto in cui credo e che voglio condividere non da visitatore ma da partecipante, non da sopra o accanto ma da dentro.
Certo, qualche volta si sperimenta la frustrazione di situazioni che si muovono “pole pole” si vorrebbe cambiare tutto con uno schiocco di dita. Ma, quando ci si immerge in un fiume sconosciuto, non si può andare controcorrente, tagliare l'acqua; bisogna assecondarla, sfruttare la sua forza per muoversi nel senso desiderato, avere pazienza ed umiltà.In fondo, pensandoci un momento, nessuno pensa di fare del volontariato in Svizzera od in Norvegia: se i paesi del cosiddetto Terzo Mondo, avessero le nostre risorse, non avrebbero bisogno di noi.

Max


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giovedì 15 ottobre 2009

Il nostro ringraziamento per Max e Grazia

Carissimi Grazia e Max,
Solo due parole per ringraziarvi di tutto quanto avete fatto per noi. Credo che le parole da voi pronunciate durante la cena di saluto siano state come un bellissimo sigillo, per una collaborazione che e’ ormai stabilizzata e che speriamo di poter continuare a lungo.
“Non vogliamo essere ringraziati – avete detto. –  Non siamo venuti qui non per sentirci dei benefattori, ma perche’ crediamo nel progetto di Chaaria e vogliamo sentirci parte di esso”.
E’ un pensiero molto bello, che testimonia bene tanti aspetti della nostra amicizia. Per esempio il fatto che Max non ha voluto operare, ma farmi operare. Ha deciso di assumere il ruolo di assistente e di mentore nello stesso tempo, sapendo che la cosa piu’ importante non e’ il vanto per i tanti interventi fatti, ma l’aver lasciato una nuova manualita’ con cui potremo continuare ad aiutare i bisognosi anche nei mesi in cui non ci sono volontari chirurghi.
Grazia si e’ data corpo ed anima per gli orfani. Ha escogitato strategie per far si’ che non si verifichino piu’ problemi che a volte possono essere pericolosi per i bambini: ha elaborato tabelle facilmente leggibili anche per i volontari che verranno, per la diluizione del latte in polvere. Ha stabilito con chiarezza alcune norme di igiene basilare che a volte nella fretta possiamo anche correre il rischio di dimenticare.
Poi sappiamo che Max e Grazia continueranno a lavorare per noi da Milano: siamo a conoscenza di una enorme donazione di fili di sutura di cui Max e’ il tramite e di cui lui stesso vi parlera’ quando tutto sara’ ufficializzato.
In sintesi, cari amici, vi sentiamo parte di noi e contiamo sulla vostra amicizia ed il vostro sostegno.


La comunita’ di Chaaria



CAESARIAN SECTIONS
38
MYOMECTOMY
2
LIPOMA
10
BIOPSIES
12
DILATION CURETTAGE (RASCHIAMENTO O RCU)
18
INCISION AND DRAINAGE AND SURGICAL TOILET
4
HEMORRHOIDECTOMY
3
HERNIORRHAPHY
9
FIBROADENOMA BREAST
1
AMPUTATIONS
1
PROSTATECTOMY
6
TENORRHATHY
4
SKIN GRAFTING
1
HYDROCELE
2
 

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mercoledì 14 ottobre 2009

In Africa è ancora possibile


Sono le ore 21.40 e la  riunione comunitaria sta volgendo al termine. Qualcuno bussa alla porta; e’ Pinuccia: “vieni subito in sala parto perche’ sembra che la mamma abbia problemi!”.
Chiedo permesso ai confratelli, e mi avvio correndo verso l’ospedale. In maternita’ vedo una donna in preda alle doglie, la quale non riesce purtroppo a partorire il feto che rimane testardamente inchiodato dentro il suo ventre.
Domando rapidamente di chi si trattasse, e Lucy mi dice che era una paziente appena arrivata, dopo aver tentato a lungo di partorire a casa. Non c’e’ tempo per altre domande. La pressione della donna e’ buona e lei, a parte il forte dolore dovuto a contrazioni continue, e’ in buone condizioni generali.
Lavoriamo alacremente, ed infine riusciamo a far uscire un maschietto abbastanza piccolino, il quale, per ragioni sconosciute, non voleva saperne di venire al mondo. A questo punto sento che il mio compito e’ finito e che mi posso dedicare ad altri problemi: infatti il corridoio e’ pieno come se fosse lunedi’ mattina... siamo proprio diventati un pronto soccorso a tutti gli effetti.
Ad aspettare c’e’ una frattura esposta di una tibia, ed un morso di serpente. Il tempo necessario per applicare una doccia gessata e per contrastare con il siero specifico il veleno del mamba, non supera i 45 minuti.
Ritorno in sala parto e mi rendo conto con disappunto che la placenta non e’ ancora uscita: cio’ costituisce e’ un grave problema perche’ questa situazione porta con se’ il rischio di emorragia post partum. Bisogna agire in fretta perche’ la mamma sembra un po’ anemica.
Le facciamo una breve anestesia generale e le pratichiamo la rimozione manuale della placenta che si lascia estrarre senza particolari problemi, anche se era ancora attaccata saldamente alla parete uterina. Ci sono tante lacerazioni sul corpo della poveretta, ma pian piano le suturiamo tutte. La donna ringrazia Dio per il dono della vita che le era stato concesso per la seconda volta: “adesso sono proprio contenta perche’ a casa ho una bimba, ed ora ho anche il maschietto”.
Anche se l’emoglobina e’ di 7 grammi, la degente ha perso molto, e decido di trasfonderla.
Sono le ore 23 e ritengo di poter andare a letto. Lucy e Pinuccia stanno ripulendondo la donna, la quale sembra del tutto normale. Poi il disastro si sviluppa in pochi minuti....
“Datemi dell’acqua, perche’ ho sete”, comincia a ripetere la mamma in tono via via piu’ concitato. Poi comincia a sbuffare come se le mancasse il respiro, ed un microsecondo piu’ tardi ha dei conati di vomito.
Dalla room 17 sento tutto e mi precipito: “come e’ la pressione?”
“Imprendibile, non sento niente...”
La donna diventa agitatissima ed inizia a dimenarsi strappandosi piu’ volte la cannula della trasfusione.
Le mie ginocchia si mettono a tremare, e faccio fatica a rimanere lucido per dare le indicazioni necessarie agli altri membri dell staff. Chiedo a Lucy e Pinuccia di provare a prendere un’altra vena. Io corro in sala operatoria cercando lo spremisacca in modo da trasfondere piu’ velocemente. I vasi sanguigni sono tutti collassati e non riesco neppure ad incannulare la femorale. Intanto le labbra e le congiuntive diventano bianche come un pezzo di carta... tutto succede cosi’ rapidamente, che sembra un sogno o una scena di un film. Il bambino e’ ancora sul fasciatoio e piange; lui sta bene e non ha problemi... Jesse, pur essendo stato operato il mattino stesso, decide di venire ad aiutarmi: intuba la mamma, e la ventila con ostinazione. Noi pratichiamo adrenalina e tutto quello che conosciamo per rianimarla. Non riusciamo a capacitarci di quel che sta succedendo ineluttabilmente. La malata non perde sangue, e l’eco addome, fatta con lo strumento portatile, non dimostra presenza di emorragia in peritoneo. D’altra parte, durante la rimozione manuale della placenta, avevo cercato di sentire bene le pareti uterine con le dita, e non avevo percepito segni di rottura.
Ma la spirale di eventi continua e l’inevitabile e’ davanti a noi, anche se Jesse continua a ripetere che dobbiamo continuare a cercare una vena, mentre lui pompa con l’ambu. Io sono disperato e senza forze. Guardo le pupille con una torcia e le trovo dilatate e fisse. Metto lo stetoscopio sul torace e non sento attivita’ cardiaca:
“Jesse, e’ morta... non c’e’ niente da fare!”
“No, daktari, e’ ancora viva... per favore falle della adrenalina intracardiaca e poi massaggia”... eseguo i suoi ordini con poca convinzione, finche’ anche il nostro vecchio anestesista si arrende all’evidenza: e’ morta.
Siamo svuotati e ammutoliti!
Lucy si abbandona imbambolata su uno sgabello. Pinuccia corre in bagno e piange (era la prima volta per lei!). Jesse se ne va immediatamente a letto quasi che non possa sopportare la scena. Io guardo il vuoto e sono pietrificato dall’angoscia: “Due mamme in meno di quindici giorni! E’ davvero troppo, o forse sono troppi i pazienti... e non riesco piu’ a star dietro a tutto”.
Quel che e’ successo rimane un mistero: la cervice era stata riparata. L’utero non era rotto. Non c’era emorragia in corso. Con il senno di poi, magari si trattava di una anemia cronica ben tollerata. Probabilmente quel 7 di emoglobina non corrispondeva alla realta’ a motivo dell’emoconcentrazione che segue una emorragia acuta.
E’ possibile che lei sia arrivata da noi con 5 grammi o meno, e che il sanguinamento originato dalla placenta ritenuta abbia scompensato completamente le sue condizioni emodinamiche.
Sono ancora in preda ad una grande confusione. Abbiamo un altro neonato orfano. Dobbiamo nuovamente parlare con dei parenti che si aspettavano una festa di vita ed invece riceveranno una notizia di morte.
Non dovremo piu’ fidarci della nostra osservazione clinica. Bisognera’ fare il test dell’emoglobina a tutte le partorienti appena entrano in reparto.
La tristezza profondissima che provo possa almeno trasformarsi in una lezione di vita al fine di evitare che cose del genere possano ripetersi in futuro. Prego per quella donna e non riesco a togliermi dagli occhi l’ immagine del suo corpo senza vita: mi tormenta soprattutto di notte quando non riesco a dormire e mi chiedo se avrei dovuto fare qualcosa di diverso




PS: i parenti ci hanno chiesto di rimanere con il piccolino, che Sr Oliva vuol chiamare Daniele.
Un altro aspetto, secondario se vogliamo, ma del tutto comprensibile è il fatto che ora le infermiere della notte mi chiamano spessissimo, anche per ragioni a volte discutibili, perché hanno paura che qualcosa del genere possa succedere nuovamente. E’ un dato psicologico che desidero rispettare… mi alzo sempre, tutte le volte che mi interpellano e cerco di dar loro sicurezza.
A volte sono necessità reali: per esempio nelle ultime 3 notti abbiamo avuto 6 cesarei… e tutti con indicazione corretta e non forzata. Ci sono anche delle chiamate un po’ fasulle, come quella di stanotte, in cui una donna ha avuto un attacco epilettico dopo il parto. In altri tempi avrebbero somministrato del valium o del fenobarbitone; mi avrebbero lasciato dormire fino alle 6, e poi mi avrebbero avvisato… ma capisco benissimo il loro stano d’animo.


Fr Beppe

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martedì 13 ottobre 2009

Brian Muguna

Eccomi di nuovo al Cottolengo Mission Hospital per ricevere un'altra rata dell'aiuto che mi date. Sto crescendo bene, come potete vedere. Sono pasciuto e ben vestito. Di questo ringrazio tanto sempre i miei genitori adottivi.
Mi sento amato non solo dalla mia famiglia qui in Kenya, ma anche da tante persone che in Italia si preoccupano e si sacrificano per me.

Brian Muguna


BrianMuguna3.jpg

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Il saluto di una volontaria

Sono arrivata a casa, frastornata dal bisogno degli altri di sentirmi  raccontare e dalla mia difficoltà nel riuscire a descrivere a parole l immensità delle sensazioni vissute... la meraviglia di certe anime che ho incontrato, l ottimismo e la forza con cui vivono la vita, con cui accettano il dolore,le difficoltà.. i loro sorrisi, l affetto.. vorrei abbracciare tutta Chaaria... buona giornata a voi! 

Anna
 
Anna.jpg

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Poznan (poland) to Chaaria

Dear Beppe! it seems that we have adapted ourselves back in Poland. We have started our internship in Poznan. So far together with Magdalene we have been filling in the discharge forms on gynecology ward. Chris is more lucky assisting to surgeries.
Thinking of our staying in Kenya this year, we always end up speaking " Chaaria was indisputably the best part and it gave a sense to our African trip".
MagdaleneChrisMilka.JPGWe saw on the blog that you have some new volunteers and we bet you are immersed in the thousand new cases and patients' concerns - Chaaria's heart is beating vigorously. We stopped trying to translate the blog as it takes hours and the translation esp. to Polish is very often incomprehensible or weird.
For now it's difficult to say anything about our future but it would be wonderful to come to Chaaria for longer, of course if you accept us, but after learning how to perform US: not earlier!!.
Anyway, Chaaria is  in our minds so Kenyan-Italian-Polish cooperation is just a question of time.
Our trip to Lake Turkana? It was unique! but most important - we came back safe and sound.
To Turkana we were traveling on the lorries transporting goats and other life or dead goods.  Lake Turkana region turned out to be the most beautiful place we visited in Kenya. Seems like time has stopped there. After traveling continuously for 2 days in most uncomfortable and life-risking means of transport we saw crystal turquoise waters of Turkana lake spilled in the middle of scorching hot rocky desert. The landscape was breath-taking. Loyangalani - the town by the lake where we stayed was a very pretty settlement - full of vibrant colors of  Samburu and Turkana jewelery and clothings (very scanty above waist:)  very clean and neat (no rubbish to throw away), with hundreds oh lovely manyattas spread by the lake. We met there many people who stared in Constant Gardener.

Dziekujemy i do zobaczenia (ahsante sana na tutaonana)