venerdì 25 maggio 2018

Una bella tappa nel mio viaggio di ritorno a "casa"

Londra e' stata insieme una grandissima emozione che mi ha riportato ai tempi della mia gioventu' quando ho studiato qui in Inghilterra, ed insieme una forte esperienza di amicizia, di calore umano e di sostegno.
Mi sono sentito tra amici che mi hanno accolto e coccolato.
Chaaria ed il suo messaggio di servizio incondizionato per i bisognosi sono vivi qui a Londra.
Spero che anche qui possa nascere un gruppo grande e continuativo come quello della Polonia. 
Certo a Londra ci vogliono bene.
Ora mi imbarco sul volo per Nairobi.

Fr Beppe
 



giovedì 24 maggio 2018

Per aspera ad astra

Ho visto questa frase latina sulla maglietta di un passante mentre camminavo alla volta della stazione ferroviaria, dopomaver lasciato casa madre a Torino.
E' stata per me come un incoraggiamento non aspettato al termine di una esperienza complessa.
Ovviamente a tutti piacerebbe che le cose andassero sempre per il verso giusto, che la gente ci apprezzasse e che ci sostenesse. Desidereremmo il supporto degli altri e forse anche il plauso per le cose che facciamo. Vorremmo che tutti parlassero bene di noi.
Credo che sia umano provare questi sentimenti, anche se poi spesso rimangono solo un pio desiderio che la vita si incarica di contraddire nel quotidiano.
Molto sovente, pur dando tutto ed onestamente facendo del nostro meglio, quello che molti colgono non e' il bene che facciamo, ma piuttosto qualche particolare negativo della nostra vita e della nostra personalita'.
Allora capita che, invece di chiederti se hai dormito di notte o se sei stato in sala per emergenze varie, invece di considerare che lavori 7 giorni alla settimana e che sei di guardia 24 ore al giorno per tutto l'anno, alcuni recriminano su altri aspetti della tua personalita' e ti fanno sentire un po' come un fallimento.
La mia riflessione di oggi e' che comunque forse le critiche sono inevitabili e che ci sara' sempre qualcuno che non apprezza quello che facciamo.
Cio' potrebbe essere fonte di scoraggiamento, e certamente causa grande sofferenza interiore.

mercoledì 23 maggio 2018

Intervista a Radio Vaticana

Di cuore ringrazio l'amico Dr Luca Collodi, giornalista e capo-redattore di Radio Vaticana, per avemi voluto concedere un'intervista che sara' trasmessa su Radio Vaticana domani, giovedi' 24 maggio alle ore 11, 30, con replica lo stesso giorno alle 19.30.

Si tratta di una intervista semplice, di circa 10 minuti, in cui cercherò di esporre i nuovi sviluppi dell'ospedale di Chaaria.
Conosco Luca dal 2009, quando ci eravamo incontrati in Etiopia in occasione di un congresso di Dermatologia.
Da allora e' sempre stato un amico di Chaaria ed ha collaborato nella divulgazione del nostro messaggio di amore e servizio in diverse occasioni. Questa e' infatti la quarta volta che parlo alla radio.
Spero che in molti possiate ascoltare l'intervista.
Grazie a Luca e grazie a tutti coloro che la ascolteranno.

Fr Beppe


martedì 22 maggio 2018

“Prima di andare via, mi lasci una parola?”

“Prima di andare via, mi lasci una parola?” 

Cosi mi ha chiesto Mwende qualche tempo fa sapendo che presto sarei partito.  Ci ho pensato per giorni. 
Che parola posso lasciarle come regalo? Una parola che racchiuda il senso di tutto ciò che ho vissuto, ciò che lascio in eredità ma che mi porto io stesso via come tesoro. 
Oggi finalmente ho preso un pezzo di carta e ho scritto la parola. 
Poi ho piegato il foglio più volte e l'ho consegnato a Mwende. 
Contemplazione. 
Questa è la parola che ho nel cuore. 
Contemplazione e' sapere fermarsi, rientrare in se stessi per mettersi in ascolto di se e dell'anima delle cose. 
E' aver occhi attenti e cuore accogliente. 
Si può parlare di preghiera, di meditazione o semplicemente spazio di silenzio: in ogni caso è quel tempo vitale e fondamentale per rientrare in contatto con la nostra verità più profonda, con quella fonte di forza e luce che rimette a fuoco il paesaggio che ci corre davanti, dar il giusto peso valore e sapore alle cose che se si stanno vivendo. 
Dalla contemplazione nasce la gratitudine, la capacità di stupirsi, di leggere tra le righe della vita, di vedere e accogliere la bellezza che ci circonda, anche quella più nascosta. 

domenica 20 maggio 2018

La domenica andando alla Messa

La preparazione inizia presto.
Fr Giancarlo ed il fidato Kimani iniziano a preparare l'altare gia' alle 7, 30.
Giancarlo ha un sacco di fantasia e buon gusto, ed in genere l'altare e' allestito con cura e tanto buon gusto, con fiori e drappi.
Dalle 8 in avanti cominciano ad arrivare I Buoni Figli...chi a piedi e per conto suo, chi accompagnato dal personale, e molti sulle loro carrozzine spinte dai volontari. Per loro la Messa e' anche una festa, in cui hanno l'occasione di salutare tutti e di uscire dal centro che li ospita.
Gli ultimi ad arrivare sono I pazienti dell'ospedale, che, secondo una consolidata tradizione di "African time", continuano ad afferire alla celebrazione fin dopo il Vangelo.
In genere la Messa e' molto partecipata, con canti e danze organizzate dallo staff dell'ospedale. Il sacerdote e' molto empatico e sa attirare l'attenzione di tutti, anche durante la predica...in genere alquanto lunga per gli standard italiani.
Per la comunione il celebrante si reca a tutte le persone in carrozzina ed ai malati alettati nei reparti, prima di distribuirla a tutti gli altri.

sabato 19 maggio 2018

Chaaria continua

Con gioia e riconoscenza verso la Divina Provvidenza, tiro finalmente un respiro di sollievo.
Chaaria continua. Non ci sono piani di chiudere. Chaaria va avanti.
Nessuno ha negato, nell'incontro in Casa Madre, che I problemi economici ci sono, ma si imposteranno strategie per incrementare e migliorare ulteriormente le nostre attivita' di raccolta fondi. Certamente la Provvidenza non ci lascera' affondare.
Il futuro rimane un'incognita, e molti sono preoccupati di che cosa succedera' a Chaaria quando io non ce la faro' piu'.
Tutti pero' sono concordi sul fatto che non si puo' chiudere oggi per la paura di non poter portare avanti il servizio domani.
Il futuro e' nelle mani di Dio. Lui sapra' cosa fare di Chaaria quando io saro' incapace di continuare o troppo vecchio.
Nelle nostre mani abbiamo il presente, ed e' nel presente che ci vogliamo impegnare con totale dedizione.
Sono stato commosso e toccato dall'affetto e dal sostegno manifestatimi da molti Fratelli che lavorano in Italia ed in Ecuador. Mi sono sentito incoraggiato e sostenuto.
Lavoreremo al massimo. Ci doneremo completamente. 

venerdì 18 maggio 2018

Grazie ai volontari

Oltre alle 1000 ragioni per cui devo ringraziare I volontari che vengono a Chaaria ad aiutarci, oggi voglio sottolineare coloro che desiderano collaborare alle lezioni che si tengono ogni giovedi'.
La formazione permanente per il personale ospedaliero di Chaaria e' una costante che dura ormai da circa 20 anni.
Quasi sempre sono io a presentare le lezioni.
Per anni mi sono avvalso della preziosa collaborazione della dottoressa Nadia Chiapello, che dall'Italia mi preparava bellissime presentazioni power point, alleggerendomi cosi' la fatica.
Ora Nadia e' un po' impegnata e le lezioni sovente le devo preparare io, oltre che presentarle.
Si tratta di un impegno notevole, sovente portato avanti in ore difficili della sera o della notte.
Avere dei volontari che desiderano aiutarmi anche in questo aspetto, preparando e presentando lezioni per il giovedi', e' davvero un grande dono per me.
Vado a letto prima.
Imparo cose nuove mentre sto seduto tranquillamente come un discente e non ho lo stress di presentare.

giovedì 17 maggio 2018

Il tetto dei Buoni Figli

Ringraziamo di cuore Fr Giancarlo che ha inizito a seguire I lavori di ristrutturazione del tetto nel settore dei Buoni Figli.
Si tratta nuovamente di una importante e dispendiosa opera muraria, sponsorizzataci dal Padre Generale della Piccola Casa, Padre Carmine Arice, che di cuore ringraziamo.
Per Giancarlo si tratta anche di un impegno aggiunto alla gia' onerosa gestione di Chaaria.
I lavori sono complessi sia perche' I metri quadri di tetto sono davvero tanti e sia anche perche' il precedente era in asbesto. Stiamo seguendo tutte le procedure necessarie per lo smaltimento e stiamo proteggendo sia I muratori che I Buoni Figli. Ovviamente questo comporta un notevole aumento di spesa.
Altro elemento che complica I lavori e' il fatto che continua a piovere, in un tempo che dovrebbe essere completamente secco. Si toglie l'asbesto e poi piove sul soffitto di compensato.
E purtroppo a Chaaria continua a mancare la corrente elettrica, cosa che comporta maggior tensione per Giancarlo.
Non si poteva comunque piu' attendere in quanto pioveva nella struttura in varie parti e le grondaie erano completamente distrutte.

mercoledì 16 maggio 2018

Chaaria ancora senza luce e sott'acqua

La situazione elettrica a Chaaria non tende a migliorare.
Ormai da 2 settimane siamo senza energia elettrica...un disastro totale per l'ospedale!
La ragione sembra in parte dovuta alle continue precipitazioni che ci tartassano e devastano la nostra zona. 
La stagione delle piogge dovrebbe essere finita ormai da un paio di settimane, ma continua invece con violenza inaudita. 
Le precipitazioni sono insieme la causa dei guasti alle linee, della caduta dei pali della luce, ed in parte sono anche la ragione per cui il team dell'Enel locale non riesce a raggiungere la nostra area. 
Le strade sono infatti un disastro di fango e sono praticamente impraticabili.
Funzioniamo comunque a pieno ritmo con I generatori di giorno e con I pannelli solari di notte.
Le spese per il diesel sono alle stelle e siamo sempre preoccupati di un possibile guasto alle unita' autogene. L'approvvigionamento di diesel a Meru e' ugualmente problematico a motivo delle strade bruttissime.
Con I pannelli solari spesso non si riesce ad arrivare fino al mattino e di notte non possiamo tenere accese le incubatrici che consumerebbero troppa energia, impedendo alla corrente di assisterci fino al mattino.
Di mia memoria questa e' la crisi energetica piu' lunga nella storia di Chaaria. Anni fa avevamo avuto un black out di 8 giorni, ma non avevamo mai raggiunto le due settimane come ora.

martedì 15 maggio 2018

Italia

Sono arrivato in Italia per un importante incontro nella Casa Madre del Cottolengo a Torino.
Si tratta di una riunione che coinvolge la maggior parte dei Fratelli e tutte le comunita' in cui operiamo in diverse parti del mondo.
Ovviamente, anche per il Cottolengo come per tutte le congregazioni religiose, si pone il problema della carenza di vocazioni.
Non abbiamo vocazioni, invecchiamo tutti, e quindi si tratta di decidere quello che riusciremo a portare avanti in futuro.
Ovviamente le discussioni e le decisioni di questi giorni avranno ripercussioni anche su Chaaria.
Io sono convinto che Chaaria appartiene alla Divina Provvidenza e che certamente continuera' ancora per molti anni a servire i poveri ed I bisognosi.
Non credo che siamo noi a decidere se una struttura cosi' importante per la gente e per I malati si debba chiudere solo per la paura di non poterla portare avanti in futuro. Noi abbiamo a disposizione solo il presente, quando possiamo impegnarci al massimo e dare tutto. Il futuro e' nelle mani di Dio e lui sapra' come portare avanti la missione di Chaaria.

lunedì 14 maggio 2018

Onestà

Mi e' capitato di parlare con dei volontari di una associazione che lavora in Rwanda.
Abbiamo condiviso circa le difficolta' che si incontrano nell'aiutare il prossimo.
Si chiacchierava del fatto che a volte ci sono episodi di disonesta' e che talvolta gli aiuti economici inviati non raggiungono le persone per cui erano destinati.
Ovviamente queste esperienze fanno molto male e possono scoraggiare.
Ci si sente traditi ed usati.
Mi hanno raccontato di soldi deviati ad aiutare persone gia' ricche e non bisognose, oppure di messe in scena preparate per commuovere (capanne preparate ad hoc, piene di gente stipata in esse, ma che poi erano degli attori per commuovere I "bianchi").
Da parte mia ho semplicemente detto che queste cose possono succedere e che di scottature del genere anche io ne ho avute parecchie, ma ho anche ripetuto alcuni punti fermi di cui sono convinto.
Prima di tutto non bisogna lasciarsi scoraggiare o generalizzare. I disonesti ci sono dappertutto ma c'e' sempre anche tanta gente brava e pulita.
Ovviamente ci sono approfittatori che non son poveri ma vogliono solo arricchirsi alle spalle dei donatori, ma ci sono anche moltissimi veri poveri che hanno bisogno del nostro aiuto.

sabato 12 maggio 2018

L'ultimo dei mohicani

Mi piacciono tutte le specialita' della medicina.
Mi affascina la ginecologia/ostetricia.
Mi rendo conto di avere una certa predisposizione per la chirurgia generale.
Ultimamente mi sono buttato a capofitto nella traumatologia ed ortopedia.
Amo l'ecografia in generale e soprattutto quella ostetrica.
Mi sento attratto anche dalla endoscopia digestiva..
Non ho dimenticato la medicina interna, l'oncologia, e soprattutto il mio primo amore...le malattie infettive.
Sono contentissimo che i donatori americani di SIGN vogliano continuare ad offrirmi corsi di formazione e di ulteriore specializzazione in ortopedia. Ovviamento mi impegnero' al massimo a . studiare ed a crescere in ortopedia, per non deluderli.
Se pero' mi dicessero che, dopo tali corsi, devo occuparmi soltanto di ossa, non ce la farei. Non posso dimenticare le altre branche della medicina e della chirurgia. Non posso lasciare i miei cesarei.
Mi sento in questo quasi come un animale in via di estinzione.
Ormai la medicina in Europa ed America e' superspecialistica. Ci si specializza sempre piu' profondamente in aree sempre piu' ristrette della medicina. E' quasi come dire che si tende a sapere proprio tutto, ma su molto poco.
In Africa ancora siamo in una situazione molto diversa: siamo in pochi e bisogna fare di tutto. E' come dire che siamo obbligati dalle circostanze a sapere qualcosa su un po' di tutto. Molte volte, se le cose non le facciamo noi, non le fa nessuno...la gente non sa dove andare. 
Ecco quindi che io non posso essere solo un ortopedico, perche' ci sono tanti altri bisogni a cui comunque devo rispondere per il bene del paziente.

venerdì 11 maggio 2018

Chaaria al buio

Da ormai una settimana a Chaaria manca la luce.
Il problema piu' grande e' che non riusciamo a capire quale sia il problema. Telefoniamo alla compagnia elettrica e non rispondono. 
Quando finalmente, dopo ore di tentativi, qualcuno prende il ricevitore, fa finta di non capire o di non sapere che siamo senza corrente elettrica, pur avendo parlato con noi il giorno prima.
I generatori vanno dal mattino presto a notte fonda, sia per la sala operatoria ed il laboratorio analisi, sia per la lavanderia e sia anche per la sterilizzazione. I generatori sono necessari anche per pompare l'acqua.
Di notte stiamo con I pannelli solari che spesso pero' non riescono a resistere fino al mattino. 
Quindi in ospedale si usano di nuovo le lampade a petrolio. Un cesareo notturno ovviamente implica l'uso del generatore anche nel cuore della notte.
I generatori sono stremati.
Anche domani abbiamo chiamato il team della manutenzione per fare il cambio olio e dei filtri che praticamente sono esauriti in meno di una settimana.
Le spese per il diesel sono alle stelle, come pure il disagio dell'approvvigionamento a Meru.
Qualche disagio anche per I volontari che vanno a letto e si alzano al buio e che non hanno acqua calda nella doccia. In comunita' per ora abbiamo luce dei pannelli solo in cortile. In casa usiamo le torce.

giovedì 10 maggio 2018

Doris

Dalla parte degli ultimi, mi son sempre detto.
Quindi dalla parte di Doris. Mi chiedo se possa esistere una più indietro di lei.
Ha 30 anni, immobilizzata a letto fin da piccola a causa di una meningite. Ha un fisico minuto, contratto, segnato da diverse piaghe da decubito.
Non parla. Non interagisce, sembra persa nel suo mondo.
Però quando qualcosa la infastidisce o le fa male, piange. Piange quando le medichiamo le ferite, quando ha sete.
I suoi gemiti si sentono anche da fuori dal reparto.
Cosi come sembra più serena quando la si accarezza, quando le massaggiamo i capelli.
L'unica cosa che riesce a muovere sono le palpebre e un po' la bocca quando le si dà da mangiare.
Lei sta tutto il giorno coricata nel letto all'angolo, in fondo al reparto. E' sola. A volte quando le passo vicino mentre dorme con la bocca aperta e le mosche che le ronzano intorno mi fermo qualche istante per accertarmi che sia ancor viva.
I familiari l'hanno portata qui un paio di mesi fa a causa di una polmonite. Poi dopo qualche giorno sono spariti, l'hanno abbandonata in reparto.

mercoledì 9 maggio 2018

I miei scheletri nell'armadio

Da un po’ di tempo sono tormentato da alcune mie sconfitte e da certi errori fatti nella mia pratica clinica.
Sono certo di non essere l’unico medico che e’ perseguitato dai suoi sensi di colpa, dai suoi rimpianti per cio’ che avrebbe dovuto fare diversamente quando qualcosa non e’ andato bene, per cio’ che avrebbe dovuto fare meglio e per le volte in cui astenersi sarebbe stata la
scelta migliore.
E’ molto raro per me provare disagio per qualcosa che avrei dovuto fare ed invece non ho fatto, perche’ in genere mi butto a capofitto e provo sempre a fare del mio meglio.
Certo, questa certezza della mia retta intenzione mi lascia tranquillo davanti a Dio: davvero ce la metto tutta e davvero cerco sempre il bene del paziente.
La maggior parte delle volte va tutto bene, e dei successi ce ne dimentichiamo molto in fretta.
Alle volte invece le cose non vanno per il verso giusto, e questi insuccessi non riesci a dimenticarli; ti rincorrono per mesi ed anni, disturbano le tue notti con incubi o con l’insonnia, rischiano anche di bloccarti e di farti cadere nella tentazione del “non fare pur di non sbagliare”.

martedì 8 maggio 2018

Lucy è stata violentata

I mali del mondo sono piu’ o meno gli stessi a tutte le latitudini.
La cultura non c’entra; cosi’ come lo status economico e sociale non ha nulla a che fare con le spinte animalesche che a volte prendono il sopravvento in noi.
Questa riflessione triste mi e’ stata provocata dall’incontro con Lucy e con la sua mamma.
Lucy e’ una ragazza handicappata mentale, tenera come il nostro Mururu. Ti saluta e ti accarezza con un sorriso innocente ne’ piu’ ne’ meno che il nostro “Buon Figlio”.
Lei pero’ e’ venuta all’ospedale con il “pancione”: si vede che non sta bene, ma non sa spiegare alla mamma dove sia il problema. Parla con monosillabi difficilmente intelligibili persino per la sua genitrice.
Vengo a sapere che e’ anche epilettica.
Temo che Lucy non sia affatto collaborativa, ed invece si lascia fare tutto... basta sorriderle, accarezzarla un po’ su una guancia e fare tutto usando un tono di voce dolce e conciliante.
Temevo che la mia faccia di “Mzungu” le avrebbe creato panico, ed invece e’ stata bravissima.
Mi sono quindi reso conto che Lucy ha una gravidanza a termine.
Purtroppo pero’ il battito cardiaco fetale non e’ incoraggiante, ed il suo bacino ha ossa troppo prominenti per permettere il parto. Noto una quantita’ ragguardevole di meconio.

lunedì 7 maggio 2018

Otorinolaringoiatria per la prima volta

Ringraziamo di cuore il gruppo di specialisti dell’Associazione WORLD MEDICAL AID fondata dal dott Claudio Bondi per aver aggiunto anche Chaaria alle varie mete da essi visitate in Africa per offrire servizi ORL altamente qualificati.
Abbiamo fatto una campagna a tappeto per informare la gente della possibilita’ di vedere un otorino gratuitamente.
Il nostro tam tam ha funzionato!
I pazienti per gli otorini sono infatti tantissimi, e certamente non riusciremo a operare tutti nella settimana propostaci per la prima volta della Associazione del Dr Bondi.
Speriamo in un rapporto continuativo che ci permetta di aiutare molta gente anche in questo ambito della medicina per ora del tutto nuovo per Chaaria…pensavamo a due o tre missioni ORL ogni anno.
Per questa prima volta non riusciamo a operare i tantissimi casi di perforazione timpanica che si sono presentati per lo screening, in quanto ci manca il microscopio operatorio.
Ma speriamo di sopperire presto a questa carenza in quanto pare che il bisogno sia davvero grande…il Dr Bondi si e’ fatto carico dei procurare il microscopio.

domenica 6 maggio 2018

Pochi riescono a capire

Ci sono giorni tremendi in cui inizi al mattino presto alle 5.30 per una chiamata notturna in maternità. Quando finisci con l’emergenza è ormai tempo di andare a pregare: ti rechi quindi in cappella per le lodi mattutine e per la Messa.
Immediatamente dopo la celebrazione eucaristica trangugi un po’ di caffelatte alla velocità della luce perchè devi preparare la lezione delle 8 per gli infermieri. 
Ti precipiti quindi in ospedale, allestisci la stanza con il proiettore ed il computer, e ti metti a rileggere la tua presentazione prima che arrivi il personale.
Esponi l’argomento che ti sei preparato mettendoci l’anima; quando finisci però, ti trovi immediatamente sommerso da infinite richieste: bisogna preparare le richieste delle biopsie per mandarle a Meru; occorre fare ora il prelievo per il citologico prima che parta la macchina per le spese.
Nel frattempo iniziano le operazioni, e la tua vita scorre rapida, mentre ti senti come un grillo affannato che deve continuamente saltare dalla sala operatoria, all’ambulatorio, al punto nascita.
Termini un intervento pesante e te ne vieni fuori svuotato e stanco; non c’è tempo però per riposare e chiami il primo paziente esterno per l’ecografia, e lui, invece di spiegarti i suoi problemi di salute, si mette a sciorinare un sacco di recriminazioni perchè viene da lontanissimo ed ha aspettato troppo. 
Al che, siccome sei stanco ed un po’ nervoso, ti scappa una parola di troppo e gli dici: “già, tu eri qui ad aspettare ed io invece ho dormito tutta la mattina!”

sabato 5 maggio 2018

Un luogo comune dalle nostre parti

Forse a motivo di tante espereinza passate in cui la sanità era certamente peggiore che al giorno d’oggi anche in Kenya, molte donne della nostra zona hanno la certezza che non bisogna farsi operare di cancro al seno perchè si muore certamente nel post-operatorio.
Forse hanno visto tante vicine di casa, amiche e conoscenti andare a finire sotto terra dopo la mastectomia!
Questo preconcetto fa sì che sia molto difficile aiutare le donne con questo problema.
Prima di tutto esse vengono molto in ritardo: vediamo tanti tumori al seno in fasi davvero avanzate e qualche volta completamente inoperabili. Spesso poi non è neppure colpa loro se cercano aiuto quando è troppo tardi: è il caso per esempio della giovane donna di 34 anni che abbiamo perso poco tempo fa. Era venuta a Chaaria quando entrambi i seni erano duri come pietre (una metastatizzazione alla mammella controlaterale), quando il braccio sinistro era enorme e indurito da un edema linfatico impressionante e quando c’era versamento pleurico bilaterale. 
Nel so caso essa aveva cercato aiuto molto presto in quanto aveva visto un eczema al capezzolo sinistro, ma al dispensario a cui si era rivolta continuavano a darle della pomata cortisonica da applicare, ed a nessuno era venuto in mente che potesse trattarsi di un tumore (morbo di Paget)... e così la povera donna ha perso un anno ed è arrivata in ospedale troppo tardi.

venerdì 4 maggio 2018

La sfortuna ci vede benissimo..

Ieri le piogge ci avevano dato una giornata di tregua ed abbiamo iniziato a sperare che la disastrosa stagione delle piogge di quest’anno fosse ormai al termine.
Alle 19,30 pero’, quasi all’improvviso si e’ rimesso a piovere, dapprima solo leggermente e poi sempre piu’ decisamente.
Eravamo a cena alle 20 quando e’ arrivata la chiamata da Kaongo (14 chilometri di strada pessima da Chaaria) per andare a prendere una donna in travaglio che aveva un distress fetale.
Nel momento stesso in cui Giancarlo partiva si e’ messo a diluviare.
Non solo gocce, ma muri di acqua dal cielo. Le strade si sono rapidamente trasformate in torrenti melmosi ed infidi.
La nostra ambulanza e’ molto forte e con le quattro ruote motrici sarebbe arrivato senza grossi problemi…ma a cinquecento metri dalla maternita’ rurale che ci aveva mobilitati un camion impantanato chiudeva completamente la strada.
In quella struttura non avevano ambulanza, e la donna non poteva ambulare a causa delle contrazioni.
Giancarlo ha dovuto aspettare fin quasi alle 23, quando i parenti della donna l’hanno portata fino all’ambulanza con una barella improvvisata che essi sostenevano in quattro sotto una pioggia battente.
Il ritorno a Chaaria e’ stato altrettanto difficile per Giancarlo a causa della strada impraticabile.
Fatto sta che poi io il cesareo l’ho finito che era passata mezzanotte da un bel po’…ed ovviamente mancava la luce.

giovedì 3 maggio 2018

Lottare per la vita sempre

Sono le due di mattina e sfortunatamente il cicalino si rifa’ sentire.
Dormivo da un’ora soltanto a causa di un aborto arrivato in tarda serata. E’ Madidia che con voce brillante mi annuncia che c’e’ un altro cesareo. Gia’, lei e’ tutta pimpante perche’ lei fa la notte e domattina dormira’... penso sconsolato.
Purtroppo si tratta di una donna che ha gia’ avuto altri due precedenti cesarei, e questo crea qualche difficolta’ nella tecnica chirurgica, ma ce la caviamo, e pian pian arriviamo alla fine.
Ci abbiamo messo quasi un’ora e mezza, cioe’ circa trenta minuti in piu’ del previsto... e quindi un’altra mezz’ora e’ stata rubata alle nostre notti sempre cosi battagliate.
E’ sempre dura essere chiamato di notte per un cesareo, soprattutto in assenza dell’anestesista, e con la costante angoscia di fallire la spinale e doversi affdare ad una pericolosa anestesia generale.
Pero’, il momento in cui si tira fuori dal ventre materno una creatura vivace e scalpitante, che urla a squarciagola e ti fa la pipi’ addosso mentre la passi all’assistente di sala, e’ davvero esaltante e commovente. 

mercoledì 2 maggio 2018

International labour day

Quando e’ festa, per noi e’ sempre peggio degli altri giorni.
Bisogna dare i dovuti riposi ai nostri collaboratori, e alla fin fine il lavoro e’ molto piu’ pesante che in un giorno feriale qualsiasi.
E’ successo anche ieri: le piogge stanno rallentando molto, e alle 6 di mattina gia’ il sole faceva capolino. La sala d’attesa era piena dalle ore 9.
Molti dei clinical officers erano a riposo, cosi’ come molti altri infermieri e membri dello staff.
Ci rendiamo conto che oggi bisognerà correre.
Mi occupo della coda che oggi prevedo quasi infinita.
Pazienza: ci vuole solo calma e sangue freddo. Uno dopo l’altro finiremo anche tutti questi malati che hanno deciso di venire in giorno festivo, con la “chimera” che durante le “public holidays” ci sia meno gente.
Mentre faccio del mio meglio per assistere per primi i pazienti provenienti dal Nord, a motivo del fatto che vengono da molto lontano, il ritmo delle visite viene interrotto da due tagli cesarei d’emergenza. Jesse è a riposo, per cui mi tocca fare anche l’anestesia. 
Abbiamo qualche problema perché una delle due mamme ha un arresto respiratorio transitorio, che fortunatamente si risolve per il meglio.
Anche oggi non è mancato lo psichiatrico che mi ha preso per un braccio ed è riuscito a lasciarmi i segni delle unghie prima che il watchman entrasse di corsa a darmi una mano.
Siamo anche andati a prendere un barbone che dal mattino giaceva per terra a Chaaria Market, finchè qualche persona di buon cuore ha pensato di avvisarci: lo abbiamo ricoverato, dopo averlo lavato, sbarbato e ripulito dalle pulci penetranti. 

martedì 1 maggio 2018

Charles M'Ringera

Era stato operato mesi fa.
Ecograficamente ed alla palpazione digitale per retto era sembrata una ipertrofia prostatica benigna.
Non avevamo fatto una biopsia per i soliti problemi economici dei nostri pazienti. Il PSA lo avevamo ritenuto inutile in quanto il paziente era portatore di catetere vescicale a permanenza.
Ci eravamo quindi preparati per la prostatectomia transvescicale che di solito facciamo.
In sala i problemi sono iniziati nella fase di escissione digitale dell’adenoma prostatico: la prostata era durissima e non si riusciva assolutamente ad isolare un piano di clivaggio tra la ghiandola e la capsula.
Sono passati attimi eterni; avevo il dito dolorante ed il sudore grondava abbondante sulla fronte, colando poi giu’ sul collo e sulla schiena.
Infine, ad un certo punto, si e’ staccato qualcosa.
Pensavamo di aver finalmente rimosso il grosso adenoma, ma, con grande costernazione ci siamo accorti che con esso era venuta via anche gran parte della vescica (miracolosamente la barra interureterale era rimasta in sede, e gli ureteri “davano” urina limpida in quel che rimaneva della vescica disastrata). 

lunedì 30 aprile 2018

Il nuovo sito di Chaaria

Alcuni anni fa, con l'aiuto del volontario polacco Radek, Fr Giancarlo aveva realizzato un sito che ha funzionato per un po' di tempo ma poi e' crollatro per problemi con il server.

Oggi, festa di San Giuseppe Cottolengo, abbiamo lanciato il nuovo sito di Chaaria.
E' stata nuovamente la tenacia ed il genio creativo di Fr Giancarlo che hanno reso possibile questo nuovo traguardo.
Il sito non e' ancora definitivo e certamente va perfezionato, pulito e migliorato, ma era importante per noi essere nuovamente sulla piattaforma del "world net" con un sito espressamente rivolto al mondo anglosassone.
Il sito e' infatti completamente in Inglese, ma permette il link diretto sia alla pagina facebook di Chaaria che al blog ed a twitter.
Speriamo che anche questo strumento possa servire a rendere piu' visibile la nostra piccola ma entusiasta struttura di servizio.
Per visitare il sito: http://cottolengochaaria.org/
Buona visione.

fr Beppe


domenica 29 aprile 2018

La Festa di San Giuseppe Cottolengo

Anche se la ricorrenza liturgica sarebbe domani, la festa esterna l'abbiamo celebrata oggi insieme a tutta la parrocchia di Chaaria.
Abbiamo avuto una solenne celebrazione eucaristica nel centro dei Buoni Figli a cui hanno partecipato migliaia di cristiani di Chaaria e dei villaggi circostanti.
Alla Messa hanno partecipato sia i malati dell'ospedale che i Buoni Figli. ovviamente volontari, Fratelli e Suore erano presenti alla Messa...ed anche Tofi c'era.
Hanno concelebrato il nostro parroco, il viceparroco e don Tortalla che poi ha anche predicato.
Il coro, con i suoi canti e con le danze, ha reso la celebrazione molto suggestiva.
Durante e dopo la Messa c'e' stata la possibilita' di donare il sangue e moltissimi hanno risposto all'appello: abbiamo raccolto circa 90 sacche di sangue e di questo ringraziamo Dio.
Per un po' non saremo in crisi con le trasfusioni!!!
A tutti abbiamo offerto una bibita ed un pacchettino di biscotti.
La preparazione della giornata e' durata a lungo, praticamente per una settimana, e tutto e' stato sulle spalle di Fr Giancarlo che io non ho potuto aiutare a motivo dei miei impegni in sala operatoria.

sabato 28 aprile 2018

Il reparto orfanelli

Le richieste di fare qualcosa per gli orfani ci vennero dal Vescovo di Meru già dal 1998. Il vero problema era assistere i piccolissimi. 
La diocesi infatti aveva già un orfanotrofio a Nkabune, fondato negli anni cinquanta dal primo Vescovo di Meru Monsignor Bessone. Tale struttura però non era attrezzata per neonati ed infanti, che restavano quindi disattesi in case private o nell’ospedale pubblico.
Molti bambini quindi morivano per mancanza di attrezzature specializzate necessarie alle loro cure.
Anche in quel caso mi sono mosso con prontezza e con coraggio, ed ho detto di sì.
Ero disponibile ad accogliere orfani da zero a 12 mesi... li avrei accolti anche se pretermine, perchè già allora avevamo due incubatrici importate dall’Italia. 
Questa era la necessità espressaci, ed a questa intendevamo rispondere, proprio come ci insegnava il Cottolengo.
Il problema più grande, sin dagli inizi, è stato quello della sistemazione logistica: fino ad oggi non abbiamo ancora potuto avere un reparto separato per loro, ma li teniamo in un angolo della pediatria. 
La ragione principale è stata naturalmente la mancanza di fondi.

venerdì 27 aprile 2018

Notte e giorno

Sono le 3 di mattina ed il cercapersone squilla senza pieta’... mi giro tra le coperte; spero che non sia vero, ed invece riprende a suonare e Kathure dice di correre presto: stavolta pero’ non e’ un cesareo. 
Si tratta di una donna che era caduta a terra la sera precedente alle ore 19, riportando una ferita profonda sulla fronte e sulla palpebra destra, probabilmente a causa di un grosso sasso.
La paziente e’ arrivata cosi’ tardi nel cuore della notte, perche’ i suoi familiari non hanno trovato un matatu ed hanno dovuto camminare fino a Chaaria. 
Nonostante le condizioni precarie, la donna ha percorso circa 14 chilometri a piedi. Ora e’ fredda e non ha pressione. La suturo velocemente per fermare il sangue che ancora scorre abbondante.
Fortunatamente non vedo fratture ossee attravero la profonda lacerazione dei tessuti. Il problema e’ che la donna sta peggiorando ed abbiamo bisogno di infondere liquidi. 
Insieme alle infermiere diamo del nostro meglio per trovare una vena, ma sono tutte collassate. La mamma sta andando in shock, e noi la stiamo a guardare impotenti.

giovedì 26 aprile 2018

Sono triste

Hanno chiamato da Giaki per una donna che, dopo aver partorito il primo gemello, non riusciva a far nascere il secondo.
Tra noi e Giaki ci sono 4 chilometri di strada, se vuoi bruttissima, ma in ambulanza potresti farcela in 15 minuti ad arrivare.
Ma il ponte tra noi e Giaki e' crollato mesi fa ed ancora non e' stato ricostruito.
Con l'ambulanza bisogna quindi fare il giro da Meru. Invece di 4 chilometri ad andare e 4 a tornare ne facciamo 40 all'andata verso Giaki e 40 al ritorno a Chaaria.
Con tutta la buona volonta' dell'autista, considerando anche la stagione delle piogge, ci vogliono oltre due ore prima che l'ambulanza arrivi a Chaaria.
Il primo gemello sta bene ed e' in braccio all'infermiera.
Il secondo pero' e' altissimo in addome e non ci sono speranze di parto naturale.
Purtroppo l'eco ci dice che il ritardo con cui la mamma e' arrivata a Chaaria e' stato fatale per il feto che non ha piu' vita. Ci sono pero' segni di rottura d'utero e quindi corriamo in sala cercando di salvare almeno la mamma.
L'utero e' rotto. Tiriamo fuori il bimbo e ripariamo l'organo.
L'intervento sembra andato bene.

mercoledì 25 aprile 2018

Stigmatizzazione

“Doctor, sono sieropositiva e sto prendendo la terapia antiretrovirale. Sto andando bene, e la mia salute tiene. Ora vengo a parlarti di mia figlia. Lo sai che e’ positiva anche lei, perche’
purtroppo ha contratto il virus alla nascita.
Per adesso non e’ ancora in ARV, ma sta assumendo il bactrim. 
Il problema piu’ grosso e’ che da una settimana sta rifiutando la profilassi, e vuole sapere perche’ lei deve sempre trangugiare medicine, pur non essendo malata malata.
Purtroppo, la mia scelta di essere aperta sulla mia malattia e di partecipare persino a gruppi di sostegno per persone affette da HIV, sta involontariamente colpendo anche lei: la gente sa della mia condizione, ed a scuola gli altri bambini la prendono in giro e le gridano che anche lei ha l’AIDS.
La bimba viene a casa alla sera piangendo, e mi chiede se e’ vero che e’ malata di quella malattia terribile.
Nelle “drammatizzazioni” per bimbi nelle scuole, l’AIDS e’ purtroppo sempre descritto come un mostro che distrugge le famiglie e che colpisce le persone che non hanno una buona moralita’ a casa. Queste rappresentazioni, pur con uno scopo lodevole, sono spesso troppo
moraleggianti, e a volte creano un clima di terrore.
Io le ho sempre detto che noi siamo persone come si deve, e che non possiamo esserne affette. 

martedì 24 aprile 2018

Che botta adrenalinica

Alla domenica pomeriggio alle 15 sei stanco ed affamato. Vorresti andare a pranzo e poi il miraggio sarebbe quello di un po’ di riposo: una pennichella seguita magari da una breve pedalata o da un bel film d’azione, prima della preghiera.
Proprio a quell’ora oggi arriva però Victor, un bambino di due anni e mezzo.
Le infermiere mi chiamano a vederlo; io ho un moto di irritazione che cerco di mascherare perchè so che purtroppo sono l’unico ad essere di guardia.
Victor ha una anamnesi abbastanza peculiare: ha sviluppato da un paio di giorni una distensione addominale notevole; inoltre la mamma dice che da più di una settimana non ha una defecazione normale, ma va di corpo con muco bianco. Le mozioni di muco sono molte durante la giornata odierna. 
Il bambino ha febbricola e qualche volta vomita.
Come al solito, nei vari dispensari a cui la madre si è rivolta lo hanno trattato per una fantomatica malaria. La mamma è però approdata a Chaaria oggi perchè è assolutamente preoccupata dalla distensione addominale di suo figlio.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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