martedì 16 gennaio 2018

Giornata di formazione - Associazione Volontari Cottolengo Missioni Cottolengo (onlus)

Carissimi, potrete ricevere tutte le informazioni utili, durante le prossime giornate di formazione che si terranno in data Sabato 24 FEBBRAIO 2018 in Torino presso la Sala dei Tommasini - primo piano- all'interno della PICCOLA CASA DELLA DIVINA PROVVIDENZA Via Cottolengo 14.
Per chi arriva da fuori è data la possibilità di alloggio alla Piccola Casa cottolengo con una offerta libera, l’ospitalità delle suore é ottima i bagni comuni le camere singole o a più letti a seconda delle disponibilità.
Inoltro in allegato la locandina, dove troverete i riferimenti per i crediti formativi che saranno accreditati per la partecipazione.
Le giornate continueranno per gli aspetti sanitari relativi alla missione di Chaaria indicativamente al sabato mattino, e per le missioni di Tuuru, Gatonga, Nairobi, Manta Tachina ed India il sabato pomeriggio.
Durante le giornate di formazione, la cui partecipazione è necessaria sia per gli aspiranti volontari che per i volontari già recatisi in Missione, saranno tenuti per chi lo desidera i colloqui di selezione. 
Cari saluti. Sarete i benvenuti. Grazie.

Rita ODDO

We have a dream

Io credo che, se continuiamo a voler bene ai poveri, a dar loro la priorità, a sacrificarci per loro giorno dopo giorno, la gente continuerà a credere in noi e la nostra opera continuerà ad essere significativa.
I poveri sono il nostro parafulmine e, finchè il nostro cuore appartiene a loro, la nostra azione ed il nostro servizio saranno stabili e duraturi, perchè costruiti sulla roccia e benedetti da Dio.
I problemi cominceranno quando le nostre giornate saranno “vuote” di poveri, quando avremo tanto tempo libero per pensare a noi stessi e poco tempo da dedicare agli altri, quando non ci sacrificheremo più per il nostro prossimo.
Vedere l’ospedale pieno è per me sempre una gioia, non tanto perchè soffro di megalomania, ma piuttosto perchè sinceramente ritengo che, se la gente ci apprezza e si fida di noi, ciò significa che anche Dio è contento di quello che facciamo. Un ospedale deserto mi porterebbe a dubitare che forse il Signore mi stia mandando un messaggio per farmi capire che c’è qualcosa che non va.

lunedì 15 gennaio 2018

Ciao Mururu!

Ciao carissimo Mururu, ci mancherai tantissimo. Oggi e' stato l'ultimo atto del tuo estremo saluto.
Ora riposi nella terra di Kaguma, vicino alla tua mamma che ti ha lasciato pochi mesi fa.
Al funerale, hai avuto il tuo bagno di folla a Chaaria...di meno a Kaguma.
Ma era ovvio cosi'.
Da oltre 30 anni tu vivevi a Chaaria, eri parte della nostra famiglia ed eri nel cuore di tantissimi, non solo nel centro dei Buoni Figli.
La grande partecipazione della gente di Chaaria al funerale e' stata la prova di quanto tu fossi benvoluto.
Lo staff ha partecipato in massa. Sono venuti anche coloro che avevano il giorno di riposo, ed anche molti che a Chaaria lavorano da poco tempo.
Anche la presenza di altri sacerdoti che provenivano da lontano dimostra che eri una persona speciale, pur nel tuo essere diverso.
Non posso contare le persone che hanno mandato condoglianze qui dal Kenya. innumerevoli sono anche i volontari che mi hanno scritto, che hanno sofferto e che mi hanno mandato tue splendide foto.

domenica 14 gennaio 2018

African time

Ad un occhio superficiale puo’ sembrare che la concezione del tempo sia universale: e’ infatti composto di secondi, minuti, ore, giorni, ecc, ecc.
Stando in Africa da un certo numero di anni, inizio pero’ a rendermi conto che il concetto di tempo e’ fortemente influenzato da fattori culturali che e’ opportuno conoscere per evitare interpretazioni poco benevole e forse anche razziste del comportamento altrui.
Gia’ in Europa ci rendiamo conto che la visione del tempo e’ molto diversa da Paese a Paese.
Mi e’ capitato spesso che un volontario polacco mi dica: “l’appuntamento e’ alle 8 della Polonia o alle 8 italiane?” ... con questo non parlava certo di fuso orario, ma della nostra interpretazione della puntualita’, che ha certamente una accezione diversa rispetto a quella dell’Europa Settentrionale (pensiamo al quarto d’ora accademico che spesso diventa di 25 minuti, e ad altri ritardi considerati normali).
L’interpretazione del tempo ed il giudizio sul comportamento altrui e’ spesso legato anche a sottili forme di razzismo, come gia’ accennato piu’ sopra. 
Ho sentito Italiani del Nord parlare della “sindrome del parallelo” che inizierebbe a manifestarsi da Napoli verso Sud e che sarebbe quindi molto prominente in africa a motivo della Latitudine: tale sindrome sarebbe caratterizzata da lentezza, pigrizia e cattivo uso del tempo.

sabato 13 gennaio 2018

Strupro

E’ stata spogliata e suprata ieri al tramonto.
L’hanno semplicemente spinta in un prato protetto da alcuni cespugli. Le hanno fatto quello che volevano, e nessuno ha avuto il coraggio di soccorrerla.
L’hanno poi lasciata li’ sanguinante e mezza nuda.
E’ ritornata a casa da sola, con la sua umiliazione in parte coperta dalla notte incipiente. E’ stata la mamma a portarla in ospedale verso le 21. Ho visitato la piccola paziente e mi sono reso conto che le hanno fatto veramente del male; l’hanno davvero violata... e non so darmene pace in quanto davanti a me vedo una bambinetta, e non una donna fatta.
La bimba si chiama Mercy ed ha 10 anni.
Oggi non sta male. Mi parla ed e’ molto tenera verso di me.
Questa mattina ha dovuto subire un altro trauma in quanto suo papà è venuto con due giovani da lui accusati del misfatto. Il genitore ha detto alla bimba di dirgli se riconosceva l’aggressore.
Mercy, senza la minima esitazione, lo ha indicato puntando il dito e mettendosi a piangere. Appena vista la scena, il padre si e’ scaraventato sull’adolescente ed ha cominciato a picchiarlo nel corridoio dell’ospedale. 

venerdì 12 gennaio 2018

A CHaaria non esiste un'appendicite normale

Sono le 12.30 ed onestamente ho un po’ fame.
Mi chiamano pero’ in sala perchè il paziente e’ pronto e l’anestesia spinale e’ fatta.
“Poco male! L’appendicite la facciamo in 45 minuti. Lascio sottocute e cute a Makena e quindi posso fare pranzo per l’una e un quarto al massimo”.
Sovente diciamo una preghiera prima di iniziare l’intervento.
Oggi il paziente viene da Marsabit ed e’ di religione islamica. Come d’abitudine, lasciamo quindi a lui il compito di guidarci nella preghiera.
Lui inizia una cantilena tipicamente musulmana, della quale comprendo solo Allah. Inutile dire che il quadretto mi commuove moltissimo e mi vengono le lascime agli occhi, finche’, su invito dell’operando, tutti ripetiamo Amina (= Amen).
Inizio l’intervento come al solito, ma le cose si mostrano subito molto complicate. C’e’ un piastrone duro fermamente adeso alla parete anteriore dell’addome. Inoltre il cieco non e’ mobilizzabile.
Dobbiamo addormentare il malato e procedere ad un’ampia aperture della pancia. Ci sono aderenze molto resistenti che coinvolgono sia il peritoneo parietale, sia alcune anse del tenue.
L’adesiolisi purtroppo causa una perforazione ileale e dobbiamo procedere ad anastomosi ileo-ileale.
Difficilissimo e’ anche l’isolamento del cieco che e’ “murato” nella fossa iliaca destra. Con paura e pazienza andiamo avanti piano piano con lo scollamento. Troviamo alla fine l’appendice, che e’ retrocecale e necrotica. 

giovedì 11 gennaio 2018

Fusione retrocalcaneale

Si tratta di una misura estrema che siamo chiamati a usare per danni estremi della tibia distale.
E' una tecnica che permette la fissazione interna di fratture particolarmente brutte dell'estremo distale della tibia.
La fusione retrocalcaneale permette anche di evitare l'uso di placche che spesso poi decubitano sulla pelle, creano escare ed esposizioni ossee, con rischio di osteomilelite e conseguente gravissimo impedimento alla guarigione.
Contrariamente a quanto puo' sembrare poi, il paziente riesce ad avere una deambulazione pressoche' normale, pur avendo una rigidita' dell'articolazione tibio-tarsica.
E' una tecnica che abbiamo imparato a settembre scorso negli USA e che ora siamo in grado di eseguire da soli, aumentando cosi' le nostre possibilita' di aiutare chi e' nel bisogno.
Ovviamente siamo molto soddisfatti di riuscire a mettere in pratica quanto con pazienza gli amici americani ci hanno insegnato.
Il paziente in questione e' gia' in grado di camminare 3 giorni dopo la fissazione interna di quel disastro di frattura che si era procurato alcune settimane fa cadendo in piedi da un tetto.

Fr Beppe

mercoledì 10 gennaio 2018

Missione compiuta

Carissima Naomi,
era il 2007 quando sei approdata a Chaaria paralizzata dal collo in giu' a causa di quella che forse e' stata poliomielite.
Muovevi appena la testa ed eri cosparsa di piaghe da decubito, non solo sul sacro, ma su gran parte della colonna vertebrale.
Ti abbiamo accolta nella nostra famiglia, ti abbiamo curata, abbiamo guarito i tuoi decubiti ed abbiamo fatto di tutto per fermare la tua paralisi e magari rimetterti in piedi.
Sei migliorata per mesi e mesi. L'uso degli arti superiori e' tornato, ma poi la paralisi si e' arrestata al bacino.
Avremmo voluto che tu camminassi ma purtroppo sei rimasta in carrozzina.
Ci sono poi stati due episodi di tubercolosi che hanno rischiato di farti morire, ma in quel campo siamo riusciti a guarirti.
Ti abbiamo riportato a scuola. Frequentavi la prima superiore quando la paralisi flaccida acuta ti ha sorpresa in modo drammatico e repentino.
Ti abbiamo dato il diploma delle scuole superiori. Abbiamo accettato di pagare una scuola migliore per permetterti di migliorare il risultato della maturita', facendoti ripetere l'ultimo anno.

martedì 9 gennaio 2018

Joel Mururu

Nessuno sa con esattezza quanti anni avesse davvero.
Qualcuno dice che sia nato nel 1958.
Qualcun altro asserisce che Mururu sia del 1963, mentre altri lo danno nel 1968.
Quello che e’ certo e’ che dal 20 gennaio 1987 e’ stato parte della nostra famiglia qui a Chaaria, presso il centro dei Buoni Figli.
E’ stato accolto al centro Buoni Figli da Fr Giuseppe Meneghini, allora superiore locale.
Mururu presentava un deficit intellettivo medio grave, ma era capacissimo di relazione ed era estremamente affettuoso con tutti, servizievole verso gli altri Buoni Figli (particolarmente i piu’ gravi) e verso gli orfanelli.
Era molto laborioso: negli ultimi mesi ha davvero aiutato tanto Sr Evanjeline in lavanderia e stenditoio dei Buoni Figli.
La famiglia di Mururu vive a Kaguma, a quattro chilometri da Chaaria, e lui e’ stato sempre molto attaccato ai suoi cari.
Sempre era desideroso di andarli a trovare e di stare un po’ con loro.
Questa smania di andare a casa negli ultimi tempi era diventata ossessiva, tanto da chiedere di ritornarvi ogni volta che rientrava al centro…a casa pero’ non ci poteva stare piu’ di due giorni, senza sentire il bisogno di tornare qui.

lunedì 8 gennaio 2018

Mururu è volato in cielo...




Questa sera alle 22 il nostro caro Mururu ci ha lasciati ed e' andato in Paradiso.
Ha sofferto molto nell'ultima settimana.
Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, compresa tanta fisioterapia respiratoria, terapia antibiotica con farmaci di ultimissima generazione, terapie per lo scompenso cardiaco.
Ma non e' valso a nulla.
Da ieri le sue condizioni generali sono continuamente peggiorate. Era in edema polmonare con secrezioni che gli impedivano di respirare. Lo abbiamo assistito con aspiratore, con ossigenoterapia, ma non e' servito a niente.
Si e' spento con Fr Giancarlo e Fr Dominic al suo fianco ed ora e' in Paradiso e prega per noi.
Onestamente sentiro' molto la mancanza di Mururu, anche se so che per angioletti come lui e' molto meglio smettere di soffrire ed andare in Paradiso.

fr Beppe



Mi permetto di aggiungere pochissime parole, solo per dire quanto la dolcezza di questa persona, abbia saputo sfiorare il cuore di tutti i volontari che hanno avuto la fortuna di conoscerlo...come me.
La tristezza per questa notizia mi pervade, ma sono certa che così come ha scritto Fr. Beppe, ora Mururu è in Paradiso e lassù continua ad essere una perla nera (il dr. Luciano Cara lo sa bene...) preziosissima.
Un abbraccio per te Mururu...

Nadia



domenica 7 gennaio 2018

Anche per chi non ha soldi, noi ci siamo...

NN era caduto dal mototaxi ed aveva riportato frattura di entrambe le braccia. Era stato trasportato nel più vicino ospedale dove le radiografie avevano confermato la presenza di frattura scomposta di radio ed ulna ad entrambi gli arti superiori.
NN aveva bisogno di intervento ortopedico perchè la doccia gessata applicatagli non avrebbe certo consentito la guarigione.
Senza operazione egli avrebbe potuto diventare come uno dei tanti mendicanti che vedo a Meru: per farsi dare una moneta, fanno ballonzolare davanti ai tuoi occhi le braccia rotte e mai operate, in cui le ossa non si sono mai più saldate. 
Sono figure grottesche che usano le loro deformità per attirare la compassione. Eppure forse all’inizio erano solo persone nella stessa situazione di NN, persone che avrebbero potuto essere ancora produttive ed utili per la società se qualcuno li avesse operate.
“Ci vuole un intervento ortopedico ed il prezzo è altissimo. Se vuoi ti possiamo operare nell’ospedale privato”, era stato detto chiaramente ad NN.

sabato 6 gennaio 2018

Frattura mandibolare

Da un anno a questa parte anche le fratture della mandibola sono diventate alla nostra portata, almeno nei casi non troppo complicati.
Per i pazienti con fratture lineari della mandibola, anche nel caso di dislocazione di frattura paramediana mandibolare bilaterale per azione dei muscoli sovraioidei, riusciamo ora a fare una fissazione con fili metallici che bloccano i denti della mandibola a quelli della mascella.
Per tale lavoro ci rivolgiamo ancora al nostro ex dentista Josphat che ha conservato con noi un attimo rapporto e viene a Chaaria ogni volta che lo chiamiamo.
Il paziente purtroppo deve rimanere con la bocca in occlusione forzata per un mese, e viene nutrito con una cannuccia sfruttando qualche spazio tra la dentatura (denti mancanti per esempio).
E' importante per noi poter rispondere anche a questo bisogno che altrove costerebbe ai pazienti delle cifre esorbitanti.

Fr Beppe


venerdì 5 gennaio 2018

Mururu è malato

Da giorni aveva una tosse insistente e gli avevamo prescritto antibiotici, ma sembrava non migliorare.
Mercoledi' scorso poi le sue condizioni generali sono decisamente peggiorate: gambe gonfie, pressione altissima, dispnea importante.
Lo abbiamo ricoverato in ospedale in condizioni decisamente gravi.
La lastra del torace ha dimostrato una polmonite severa,
Con gli antibiotici endovena stiamo ora pian piano controllando l'infezione respiratoria. Anche la pressione arteriosa sta migliorando con la terapia.
Mururu rimane ancora in condizioni critiche anche vediamo segni di miglioramento.
Gli stiamo anche facendo della fisioterapia respiratoria.
Vorremmo anche fargli ecocardio ed ECG ma lui rifiuta decisamente.
Vediamo se sara' necessario eseguire questi esami sotto sedazione.
Per Mururu e' avvenuto proprio quello che dice la favola di "al lupo, al lupo": tantissime volte si e' finto malato per avere il permesso di andare a casa o per scroccare un ricovero ospedaliero inutile di una notte in cui ci avrebbe guadagnato un piatto, un bicchiere, delle posate, una bacinella e delle ciabatte che poi regolarmente regalava ai suoi a casa.

giovedì 4 gennaio 2018

Interesse crescente per le lezioni del lunedì

La vita e' davvero strana: per anni si puo' dire che sono stato da solo a far lezione il giovedi' per lo staff dell'ospedale.
Rarissimo era che qualcuno mi volesse aiutare a far lezione.
Qualche volta lo faceva Ireen di DREAM.
Lo staff pareva come anestetizzato da questa pratica settimanale e ci veniva un po' per forza e soltanto quando in turno. Non era raro per me sentire pesantemente che la platea non mi seguiva e che molti dormivano.
Nessuno faceva lo sforzo di venire un'ora prima per imparare qualcosa, se il suo turno iniziava alle 9.
Anche i volontari soventissimo non venivano piu' a lezione, preferendo iniziare ad operare presto anche il giovedi', e costringendo cosi' anche anestesisti e personale di sala ad essere assenti.
Dal mese di dicembre registro invece un invertimento di tendenza.
Sara' stata la forzata pausa causata dello sciopero e dal superlavoro ad esso collegato. Non lo so.
Forse molti si sono resi conto di quanto importante sia l'aggiornamento e la formazione, senza i quali si peggiora sempre, ci si cristallizza e ci si fossilizza sulle proprie abitudini cliniche e sulle poche cose conosciute e ritenute immutabili.

mercoledì 3 gennaio 2018

Do i numeri...

Non mi e' mai piaciuto dare statistiche e rendicontazioni della nostra attivita', perche' i numeri spesso non indicano il nostro impegno, la nostra fatica, le nostre lotte e le nostre speranze.
Ho ceduto alla richiesta di mandare alcuni numeri, dopo ripetute sollecitazioni da parte di amici che credono nei numeri piu' di me.

Mi rendo conto che questi dati potrebbero anche essere sommari perche', con i nostri ritmi, spesso ci dimentichiamo di registrare le attivita' che facciamo.






Questo e' quanto risulta comunque dai nostri registri per il 2017 appena concluso:

Pazienti ambulatoriali 33.446
Ricoveri 13.197
Cesarei 1.024
Parti spontanei 3.052
Endoscopie disgestive 464
Interventi chirurgici 5422

Per altri settori i dati non sono ancora pronti.
Sono numeri importanti di cui ringrazio di cuore il Signore che ci ha sostenuto in un lavoro certamente molto impegnativo.

Fr Beppe


martedì 2 gennaio 2018

Up and about

Vedere un giovane paziente languire in un letto in preda a forti dolori ogni volta che gli sfiori l'arto fratturato; osservare le posizioni abnormi e grottesche che la frattura fa assumere alle sue gambe prima che tu possa mettergli una doccia gessata; sbirciare quando con fatica estrema si fa portare la padella nel letto per i suoi bisogni fisiologici, perche' non riesce ad alzarsi e ad andare in bagno.
Tutte queste sono esperienze davvero toccanti, soprattutto quando si pensa che si tratta di persone giovani e piene di vita, capaci di lavorare ed anche di fare sport...ora invece sono li', bloccate, paralizzate, in balia di tutti.
Una frattura di femore o di tibia puo' davvero essere la fine della vita, se non trovi il posto giusto per farti curare: puoi finire per mesi in trazione in un reparto di ospedale in cui non sarai mai operato finche' non porterai una cifra impossibile di denaro per il chirurgo e per l'acquisto dei mezzi di sintesi. Spesso poi la trazione non portera' alla guarigione ma ad ulteriori complicazioni.
Puoi perdere il lavoro, interrompere la scuola, non presentarti ad un esame, perche' sei immobilizzato a letto per lunghissimi periodi.
Se sei colui che porta a casa il cibo con il lavoro, puoi anche vedere la tua famiglia soffrire la fame e magari anche sfasciarsi a causa della frattura e dell'invalidita' che ne consegue.
Altrettanto commovente e' comunque vedere questi stessi pazienti che gia' ambulano 24 ore dopo l'intervento chirurgico.

lunedì 1 gennaio 2018

A cavallo tra il 2017 ed il 2018

Domenica 31 dicembre e' stata una giornata senza tregua. Abbiamo dovuto operare a piu' non posso perche' continuavamo a ricevere emergenze, soprattutto ortopediche ed ostetriche. Come era gia' successo a Natale e Santo Stefano, l'ambulatorio era strapieno di pazienti che ovviamente non sapevano dove poter andare se non a Chaaria.
Per quanto riguarda le fratture, penso proprio che quest'anno le vacanze di Natale abbiano portato ad un numero di incidenti della strada davvero spropositato.
Ogni giorno abbiamo accolto persone con fratture varie, spesso esposte: non si poteva aspettare e bisognava operare subito per evitare osteomielite e complicazioni molto serie.
Inoltre, se avessi voluto aspettare la fine delle festivita' per operare tutte queste fratture, certamente non avremmo piu' alcun posto letto.
A questo si sono aggiunti i deleteri effetti dell'alcool, che spesso annebbiano la mente degli uomini, li portano ad atti di violenza inconsulta, soprattutto con l'uso della panga: abbiamo dovuto suturare ferite di ogni tipo, riattaccare dei tendini recisi, mettere fili metallici nelle ossa per riparare mani distrutte dal machete. Purtroppo abbiamo dovuto anche amputare.

Buon anno a tutti

Alla fine di questo anno il mio cuore e' pieno di riconoscenza per le grazie che il Signore ci ha concesso giorno dopo giorno.
In questo momento sento nel cuore un grande bisogno di ringraziare Dio per averci sostenuto in un anno per molti versi difficile e complesso, un anno in cui ci sono stati scioperi che hanno bloccato la sanita' pubblica per oltre 9 mesi e ci hanno massacrati di superlavoro quando tentavamo di essere sempre a disposizione dei malati che non avevano alcun posto a cui rivolgersi.
Ringrazio Dio per essere stato la nostra forza, e per averci guidato a servire un numero di pazienti mai raggiunto in precedenza.
Ringrazio poi tutti i volontari che sono venuti ad aiutarci e che hanno reso il lavoro piu' gestibile ed assai piu' qualificato.
Il 2017 e' stato anche un anno di grandissime spese, in parte legato all'altissimo numero di pazienti non paganti, in parte legati a nuovi strumenti da acquistare o da sostituire. 


sabato 30 dicembre 2017

A Chaaria a volte due + due non fa quattro

Visito Kanana verso le 11 di mattina. Ha una gravidanza prolungata.
Noi medici diciamo che ha una post-maturita’ del feto.
Lei e’ sicura dell’ultima mestruazione. 
Faccio l’eco e confermo la presenza di segni di pericolo: liquido un po’ ridotto, grosse calcificazioni sulla placenta. 
L’eta’ gestazionale sembra di cica 43 settimane: bisogna agire subito, perche’ a questo stadio il bambino potrebbe morire in utero ad ogni momento.
Pensiamo alle possibilita’ di fronte a noi: il feto non sembra enorme.
Il canale del parto sembra adeguato. La mamma non vorrebbe un cesareo in quanto si tratta di un primo figlio e la cicatrice potrebbe obbligarla a ridurre il numero di gravidanze successive.
Io mi trovo in pieno accordo e decidiamo per un parto medico, inducendo le contrazioni con oxitocina: la dose e’ corretta, il follow up senza problemi. 


Da quattro mesi in gesso

Ha 22 anni ed e’ stato coinvolto in un incidente di mototaxi il giorno 11 settembre 2017.
E’ di Nairobi e si e’ rivolto al piu’ grande ospedale di tutto il Paese.
Non e’ mai stato messo in trazione.
Sono invece stati fatti tentativi di manipolazione e di riduzione chiusa della frattura.
Da settembre ad oggi e’ sempre stato in gesso pelvi podalico, gesso che e’ stato via via cambiato per quattro volte.
Si e’ presentato a Chaaria dopo Natale, con una lastra vecchia di un mese e mezzo. Era triste e disperato. Da settembre non ha mai caricato su quella gamba ed ha deambulato con stampelle.
La lastra dimostrava il non allineamento osseo.
Lo abbiamo incoraggiato e gli abbiamo detto che a Chaaria facciamo chirurgia ortopedica con un sistema rivoluzionario, il chiodo endomidollare di Sign.
Gli abbiamo promesso di metterlo in piedi in 24 ore.
Ha poi purtroppo dovuto attendere 48 ore per l’intervento, cosa non comune a Chaaria dove tentiamo di operare le fratture appena arrivano.


giovedì 28 dicembre 2017

La formazione permanente

Da quando e' finito lo sciopero e' ripresa a tutta forza la formazione permanente nell'ospedale di Chaaria.
Ci ritroviamo ogni giovedi' mattina alle 8 in punto per 60 minuti intensi di presentazione scientifica sugli argomenti piu' disparati che possano avere attinenza con la nostra pratica clinica di tutti i giorni.
Ci avvaliamo di proiettore e di presentazioni power point.
E' una attivita' che con tenacia va avanti dal 1999.
Con gli anni si e' trasformata da semplice discussione su casi clinici, a vera e propia lezione magistrale.
Normalmente sono io a presentare i vari argomenti clinici.
E' un'attivita' che onestamente mi piace molto e mi gratifica.
Per' non e' facile essere sempre pronto con qualcosa di nuovo ed interessante ogni giovedi' mattina.


mercoledì 27 dicembre 2017

Buon Natale da Francesco

Ciao Beppe,
Sono ormai passati 4 mesi da quando io e Sara abbiamo lasciato Chaaria e non c'è giorno in cui non pensi a te, a Fra Giancarlo, a Suor Anna, a Celina, Evangeline, Mama Sharon e tutti i pazienti e le persone che lavorano lì con te. 
In questi mesi ho pensato tanto a questa fantastica esperienza che mi hai dato la possibilità di vivere e il rientro in Italia non è stato per nulla facile. 
Ho passato i primi periodi chiuso in me stesso, senza voglia di raccontare nulla a nessuno, inadatto e fuori luogo rispetto al mondo che mi circondava. Facevo fatica, dopo tutta la sofferenza a cui
avevo assistito, a pensare di poter trovare qualcuno che mi potesse comprendere o solo immaginare quello che gli raccontavo e quindi ho preferito all'inizio non raccontare nulla, limitandomi a “tutto bene, è stata un'esperienza fantastica” e sviando così la conversazione. 
D'altronde come potevo immaginare che le persone a casa capissero cosa vuol dire vedere un bimbo di 11 anni morire di rabbia attaccato ad un letto senza che tu possa far nulla, o vedere una donna nel fiore degli anni completamente ustionata dal marito, o ancora un bimbo (che potrebbe essere un tuo fratellino) con una ferita d'arma da fuoco che probabilmente non camminerà mai più. 


martedì 26 dicembre 2017

Il piu’ giovane guidava il mototaxi, mentre quello di mezz’eta’ era seduto sul sedile posteriore.
Come spesso capita i guidatori di mototaxi sono spericolati e non rispettano le piu’ basilari norme della circolazione stradale.
Le dinamiche dell’incidente non le conosco benissimo, ma quello che i due malcapitati mi hanno detto e’ che la loro motocicletta ha sbattuto contro un matatu. A quanto pare quella della macchina non si sono fatti niente. Loro due invece si sono sfracellati sulla strada riportando le fratture che vedete nelle foto.
Si sono rivolti ad un altro ospedale che pero’ ha offerto solo il primo soccorso, mettendo loro una stecca.
Sono arrivati a Chaaria ieri, giorno di Natale, ma non e’ stato possibile intervenire subito perche’ avevamo gia’ la sala occupata da due bruttissime fratture esposte.
Sono stati operati oggi, giorno di Santo Stefano che, pur essendo festivo anche in Kenya, per Chaaria e’ risultato tremendo: uno tsunami di pazienti da tutte le parti e soprattutto in ambulatorio.
Ma torniamo ai nostri malcapitati dell’incidente!
Ognuno ha avuto praticamente due interventi, al fine di fissare sia il problema del femore che quello della tibia.

lunedì 25 dicembre 2017

Fotoreportage di un Natale speciale

Il Natale del 2017 e' stato del tutto particolare.
Abbiamo tantissimi volontari e tutti bravissimi.
Abbiamo davvero sentito la fraternita' e la gioia di essere una famiglia unita nel servizio del Signore e dei poveri.
Non e' stata una giornata festiva, anzi direi assolutamente lavorativa, ma la festa era nei nostri cuori.
Il Natale e' iniziato ieri sera con la lunga messa di mezzanotte in parrocchia.
Oggi poi abbiamo avuto la commovente Messa di Natale in ospedale con i Buoni Figli e con tutti i pazienti.
Poi c'e' stato tanto servizio, perche' i malati ed i bisognosi ci sono anche il giorno di Natale, e sarebbe troppo facile dire che siamo chiusi!!!
Direi che in ospedale quest'anno il Natale e' stato segnato dalle fratture.
Sara' che siamo l'unico ospedale aperto e disponibile ad operare una frattura esposta anche ieri che era domenica ed oggi che e' Natale.
Sara' il fatto che ora si sa che a Chaaria non si pagano gli infissi ortopedici.
Saranno i tanti incidenti del periodo natalizio.
Il fatto e' che siamo sommersi: oggi abbiamo operato due fratture esposte, una di femore ed una di tibia, e domani abbiamo una lista di ben sei fratture.
Oggi non sono mancate neppure le emergenze ostetriche, insieme a gravidanza extrauterina ed aborti incompleti.
Abbiamo comunque lavorato sereni, con la gioia del Natale nel cuore.

domenica 24 dicembre 2017

Babbo Natale per i Buoni Figli

Al centro dei Buoni Figli babbo Natale e' passato oggi pomeriggio.
Ai ragazzi quest'anno ha portato un bel paio di scarpe nuove ed un paio di nuovi pantaloni.
Insieme ai doni, babbo Natale e' venuto anche con una grandissima torta, con un bel po' di bibite e con tanta musica.
Nella distribuzione dei doni, babbo Natale (nella fattispecie Fratel Robert) e' stato validamente coadiuvato dalle suore e dai dipendenti del centro.
I doni sono stati presentati ai ragazzi al passo di danza.
E' stato un momento bello in cui abbiamo voluto far sentire ai nostri Buoni Figli che essi sono al centro del nostro cuore.
Essi sono dei cuori semplici e puri; per loro tutto e' dono e basta davvero poco a farli felici.
Domani per loro ci sara' un pranzone specialissimo, offerto generosamente da Francesco Vezzoso che ogni anno si impegna a donare un pasto speciale ai nostri ragazzi.
A Natale ci sentiamo tutti un po' piu' buoni, ci commuoviamo piu' facilmente e ci sentiamo piu' uniti. Questo piccolo momento di festa con i Buoni Figli ci ha fatti sentire famiglia.

sabato 23 dicembre 2017

La maglietta di Chaaria

Di cuore ringraziamo Fr Giancarlo che ha curato la terza edizione della maglietta di Chaaria.
Le avevamo esaurite da mesi ormai!
Quest'anno siamo ritornati al nome dell'ospedale sulla parte anteriore. Nella foto io ho la maglietta vecchia, quella della prima edizione: come si puo' notare di sono importanti differenze.
Nella nuova il nome dell'ospedale e' scritto in caratteri doppi ed e' quindi ancor piu' leggibile.
Ad esso abbiamo aggiunto il nuovo logo del nostro ospedale: l'Africa come sottofondo, la Sacra Famiglia in alto, due mani aperte in basso a simbolo del nostro servizio e dell'offerta della nostra vita.
Sulla parte posteriore la maglietta nuovamente riporta il nostro motto: "abbiamo un sogno di amore e servizio incondizionati".
La maglietta e' in vari colori: rosso, arancione, giallo, verde blu e grigio.
Ovviamente quelli che la vogliono indossare devono venire a prendersela a Chaaria al termine di un periodo di volontariato.

Fr Beppe

venerdì 22 dicembre 2017

I calendari di Chaaria

L'associazione "Karibu Africa" di Cagliari anche quest'anno ha realizzato il calendario per il 2018. Il tema da loro scelto e' quello dello sviluppo edilizio della missione di Chaaria.
I proventi derivanti dall'acquisto del calendario vengono tutti donati alla nostra missione, per cui e' con grande gioia che mi permetto di invitare quante piu' persone possibile ad acquistarlo.
Per informazioni circa il modo piu' semplice per poterlo comprare, potete scrivere una mail al Dr Luciano Cara (l.cara@tiscali.it)
Grazie a tutti coloro che sostengono Chaaria ed oggi in particolare a chi comprera' il calendario.
Anche a Chaaria Fr Giancarlo ha realizzato il calendario in Inglese per il 2018. Questo calendario non e' comunque in vendita e coloro che desiderano averlo...devono venire a Chaaria come volontari.

giovedì 21 dicembre 2017

Il cuore dei poveri

Me la sono trovata in studio oggi. Alta, slanciata, bellissima.
La prima cosa che mi ha detto e’ stata: “non sono malata. Sono venuta a ringraziarti per avermi salvato la vita. Mi riconosci?”
“E’ molto difficile per me ricordare le persone perche’ in ospedale passa una media di 250 pazienti al giorno. Chi sei?”
“Celina…tre interventi che sempre complicavano in sesta giornata post-operatoria, quattro mesi in ospedale tra la vita e la morte…era l’inizio di quest’anno. Ancora non ricordi? Eri cosi’ preoccupato e passavi tutte le sere a controllare i drenaggi e la ferita sulla pancia”.
A questo punto mi si e’ accesa una lampadina e l’ho riconosciuta.
Diventando vecchio mi trovo ad avere le lacrime in tasca, e mi son messo a piangere.
“Sei diventata adulta in pochi mesi! Qui in ospedale eri uno scheletro e pesavi si’ e no 30 chili. Guardati ora! Che bello vederti cosi”.
Celina era stata ricoverata da gennaio ad aprile 2017. Tutto era iniziato con una tremenda peritonite.
L’abbiamo operata la prima volta ma c’erano innumerevoli perforazioni intestinali ed avevamo dovuto fare ampie resezioni ed anastomosi.

mercoledì 20 dicembre 2017

Così nascono i malintesi...

Oggi c’e’ un po’ di maretta tra il personale. Uno di loro decide di venirmi a parlare: “lo sappiamo che e’ grande il problema dei furti di medicine e materiale in questo ospedale. Sappiamo anche che tu pensi che siamo noi infermieri i responsabili. 
Ebbene, abbiamo appena ascoltato una conversazione in italiano tra te e la suora, ed e’ chiaro che non siamo noi i responsabili, ma voi due (qualcuno di noi capisce un po’ la vostra lingua e non potete sempre nascondervi usando un linguaggio straniero)”.
“Materializza le tue accuse, perche’ quello che dici e’ molto grave ed offende sia me che la mia consorella!”
“Abbiamo sentito che la sorella ti ha detto che avevate comprato 1600 confezioni di Rocefin in farmacia, ma tu le hai detto di non scrivere 1600 sulla ricevuta... bensi’ 600.
Ora ci e’ tutto chiaro: dite di aver comprato una grande quantita’ di medicine. Vi mettete d’accordo con il farmacista, in modo che il carico effettivo sia di 600 fiale, l’ospedale ne paghi 1600, vi distribuiate il bottino fra voi 3, e poi cominciate e strombazzare che i ladri sono i dipendenti, perche’ mancano le medicine dal magazzino... ma quei farmaci non sono mai arrivati!”
“La ragione per cui non ti licenzio sul tronco, anche se questo potrebbe essere un caso di diffamazione, e’ semplicemente legata alla tua onesta’. Sei stato coraggioso a dirmi le cose in faccia invece di rimuginarle e farle crescere in una castello ancora piu’ inverosimile.
In Italia abbiamo un proverbio secondo cui chi male comprende, peggio risponde. Bisogna stare attenti con le lingue straniere. 

martedì 19 dicembre 2017

Intervento riuscito, ma...

“Paziente collassata in barella, vieni subito”.
“Cerca di assicurarti un accesso venoso, anche prima del mio arrivo”
“Ci stiamo provando, ma le vene sono collassate e non ha pressione”.
Il tempo di togliermi il pigiama ed infilarmi qualche vestito decente, e sono presso la malata: e’ una somala; ha un respiro affannoso e si lamenta in modo confuso. Non sembra neppure cosciente.
E’ stata riferita a noi da Marsabit: che coraggio ha avuto questa gente – penso tra me – ad affrontare un viaggio cosi’ lungo, con una donna in condizioni tanto critiche.
“Qual’e’ la storia?”
Mi risponde Lucy, dicendo che le sembra tutto improbabile: “scrivono che ha avuto un aborto completo 3 settimane fa, ed ora la mandano per gastroscopia, pensando ad un’ulcera… ma sta ancora sanguinando abbondantemente e pare anemica come un pezzo di carta immacolato. Falle prima un’eco”.
Sono completamente d’accordo con lei e spingiamo la barella in room 17. 

lunedì 18 dicembre 2017

Negative wound pressure therapy

Si tratta di un moderno concetto terapeutico nell'ambito delle ulcere che non hanno tendenza alla guarigione.
Si usa moltissimo anche nelle fratture esposte in cui ci sia grave perdita di sostanza ed in cui non si riesca a coprire l'osso con un lembo.
La letterature sostiene che si tratti di una terapia straordinaria che facilita il tessuto di granulazione, stimola la guarigione dell'infezione e spesso permette la guarigione di estese lesioni anche senza bisogno di lembi o innesti cutanei.
Non avevamo questa strumentazione a Chaaria, ma oggi abbiamo ricevuto un altro grande dono da SIGN che ci ha fatto avere una macchina per la terapia suddetta.
La strumentazione e' costosa, e siamo estremamente grati a Sign.
E' vero che ce ne vorrebbero tante di queste macchinette, visto il numero dei nostri malati, ma oggi segna comunque un'altra pietra miliare: abbiamo messo in trattamento il nostro primo paziente che ha una grave osteomielite da frattura esposta della tibia.
Ci auguriamo che la nuova strumentazione ci aiuti a far guarire questo povero ragazzo che e' in ospedale da oltre 5 mesi.

domenica 17 dicembre 2017

La polenta per l'Africa

Con grande commozione ringrazio gli amici dell’Associazione “Crescere
Insieme Carmagnola” Onlus, i quali, venerdi’ 15 dicembre, hanno organizzato una polentata a sostegno del nostro ospedale, con il fine specifico di raccogliere fondi per l’acquisto delle nuove luci della sala operatoria piccola.
Non ho potuto partecipare fisicamente per ovvie distanze chilometriche, ma ero con loro con il cuore.
Grazie a tutte le persone che hanno donato generosamente per noi.
Grazie alle imprese ed alle piccole industrie che hanno fornito la materia prima per la polentata, le luci e tutto il necessario support logistico.
Grazie ai tanti volontari che hanno cucinato per ore ed ore, al fine di rendere la serata un vero successo.
Grazie a tutti quelli che si sono sacrificati per l’evento a nostro sostegno.
Grazie al comune di Carmagnola ed in particolare alla sindaca Ivana Gaveglio, mia compagna di liceo e cara amica dai tempi del Baldessano.
Il Signore ricompensi la generosita’ di coloro che stanno raccogliendo fondi per noi.
Sara’ nostra premura far sapere a tutti i generosi benefattori quando installeremo il nuovo sistema di illuminazione.
Anche altri, come Carmagnola, stanno organizzando eventi per la raccolta fondi.
Questa catena di solidarieta’ e’ commovente; e’ davvero un segno della fraternita’ universale che a Natale e’ ancora piu’ forte.
Non ho parole per ringraziare tutti.

sabato 16 dicembre 2017

Appena arrivato

Per adesso ve lo presento con quello che so...e cioe' con molto poco.
So che e' un maschietto e che suo padre non ha ancora deciso che nome dargli.
E' orfano di mamma da ieri.
Sua madre e' stata portata qui in ospedale per uno stato di coma e febbre (malaria cerebrale?), ma e' purtroppo deceduta al cancello prima ancora che potessimo visitarla.
Il suo consorte era chiaramente sconvolto e ci ha chiesto di aiutarlo con il loro bimbo appena nato.
Mi ha detto che la moglie aveva partorito 20 giorni fa...nella confusione e nella tristezza non gli ho neppure chiesto dove.
Per ora mi sembra importante che questo piccolo senza mamma e senza nome sia qui con noi.
Poi il padre ci spieghera' meglio e ci dira' i suoi piani per il futuro.
Certamente ora abbiamo questo nuovo e fragile orfanello nella nostra famiglia; lo nutriamo con latte in polvere e cerchiamo di prenderci cura di lui con la massima attenzione.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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