lunedì 17 dicembre 2018

Definire Chaaria

Non e’ per niente facile dare una definizione compiuta di Chaaria, forse perche’ Chaaria e’ una realta’ molto emotiva, ed e’ difficile tradurre i sentimenti in parole scritte.
Chaaria e’ una realta’ sentimentale in cui percezioni opposte possono coesistere: la ami e la odi; vorresti scappare, ma non riesci a staccarti da essa.
E comunque Chaaria e’ una realta’ dalle tonalita’ sempre molto forti.
Sono occhi che ti guardano imploranti, grida tremende di bambini a cui non trovi una vena o a cui stai facendo una dolorosissima medicazione per una ustione tremenda. 
Sono anche sorrisi furtivi delle mamme che hai aiutato ad avere un bambino, magari in sala operatoria. Sono lacrime di chi ha perso un parente e non se ne puo’ dar pace.
Chaaria sono centinaia di volti che popolano la tua giornata; sono nomi strani ed a volte fiabeschi che non riuscirai mai a ricordare; sono odori di umano che cambiano a seconda della tribu’ a cui appartiene il paziente che stai visitando.
Chaaria e’ anche una coppia di sposi con cui sei amico e che ti hanno scelto come loro ginecologo di fiducia. 
Essi vengono da te trionfanti e ti portano la notizia che insieme hanno avuto da Dio il dono della gravidanza. Vogliono l’eco per vedere il loro pargolo per la prima volta, e quindi ti chiedono di essere seguiti per la prevenzione prenatale. 

domenica 16 dicembre 2018

Le lezioni del giovedì

La formazione permanente in ospedale continua e non si ferma neppure durante il periodo natalizio.
L'interesse da parte del nostro staff cresce di giorno in giorno, ed anche la loro collaborazione.
Pur essendo ancora il sottoscritto che si sobbarca il peso del 99% delle presentazioni, ultimamente vedo impegno anche da parte dello staff a preparare lezioni ed a esporle.
Anche la coordinatrice distrettuale per la lotta alla TBC e' sovente nostra gradita docente il giovedi' mattina.
Le ultime due lezioni sono affidate al nostro clinical officer Reuben ed al nostro farmacista Laban, che ci stanno offrendo un'introduzione generale alla chemioterapia per cancro.
Ci sono infatti speranze che il ministero della sanita' scelga Chaaria come ospedale di riferimento per la chemioterapia antitumorale nella nostra zona.

sabato 15 dicembre 2018

Sabato con il dr. Nyaga

Siamo entrati in sala prima delle 8 stamattina e ne siamo usciti alle 20 questa sera.
Giornata davvero impegnativa!!!
Oggi e' stata una miscellanea chirurgica ad ampio spettro, in cui varie specialita' si sono contese il letto operatorio: ovviamente ortopedia con fratture del collo del femore e della patella; poi un po' di neurochirurgia con un bambino idrocefalo a cui abbiamo inserito la derivazione ventricolo-peritoneale; quindi urologia ad alto livello con chirurgia dell'uretere destro per estrazione di calcolo incuneato alla giunzione uretero-vescicale.
Non e' mancata la chirurgia addominale: abbiamo infatti ricanalizzato un paziente che da tre mesi aveva una colostomia dovuta a resezione intestinale da volvolo necrotico del sigma.

venerdì 14 dicembre 2018

Anjeline

Era stata ricoverata pochi giorni fa. Sembrava uno scompenso cardiaco in giovane età. Infatti Anjeline aveva appena 18 anni... ma purtroppo per noi questa è l'età in cui i cuori sconquassati sin dall'infanzia dalla malattia reumatica, giungono sovente al capolinea.
C'era un soffiaccio all'auscultazione cardiaca, ed una ischemia all'ECG.
L'abbiamo ricoverata per terapia antiscompenso e per un ecocardiogramma che ci avrebbe permesso di prendere visione dello stato delle valvole, magari al fine di inviarla poi in Sudan con Emergency.
Ma poche ore dopo il ricovero si è verificato un fatto nuovo: una distensione addominale crescente che le causava anche dispnea.
Da una parte ho pensato ad una ascite da scompenso di cuore, ma dall'altra temevo un problema chirurgico (una peritonite forse da perforazione intestinale tifoide).
Con grosse difficoltà causate dalle condizioni generali della malata l'abbiamo sottoposta prima ad ecocardio, che ha confermato una stenosi mitralica importante con calcificazioni valvolari, ma ha anche documentato una frazione di eiezione ancora nei limiti di norma.

giovedì 13 dicembre 2018

Diagnosi corretta

Victor ha una anamnesi abbastanza peculiare: ha sviluppato da un paio di giorni una distensione addominale notevole; inoltre la mamma dice che da più di una settimana non ha una defecazione normale, ma va di corpo con muco bianco. 
Le mozioni di muco sono molte durante la giornata odierna. Il bambino ha febbricola e qualche volta vomita.
Come al solito, nei vari dispensari a cui la madre si è rivolta lo hanno trattato per una fantomatica malaria. La mamma è però approdata a Chaaria oggi perchè è assolutamente preoccupata dalla distensione addominale di suo figlio.
Palpo la pancia che è parecchio dura, anche se non ci sono segni clinici di peritonte. Metto il fonendoscopio sull’addome e mi rendo conto che i movimenti intestinali sono praticamente assenti. La percussione rivela invece dei suoni timpanici che mi indicano un grande meteorismo.
Metto il sondino nasogastrico (manovra che non piace per niente a Victor, che piange disperatamente) e ne ottengo un po’ di liquido biliare.
Aiutato dalle mie inferiere faccio un clisteri ed ottengo solo del muco, bianco come il “moccio” che esce dal naso quando sei raffreddato.

mercoledì 12 dicembre 2018

Grazie ai volontari

Oggi abbiamo salutato Lucia che ci ha aiutato tantissimo per due mesi, prodigandosi nei lavori piu' umili nel reparto degli adulti. Lucia e' stata una presenza umile e silenziosa ma assolutamente positiva per Chaaria e per tutti I malati, soprattutto I piu' gravi ed abbandonati.
Con lei sia io che lo staff abbiamo realizzato un bellissimo rapporto di amicizia, di collaborazione e di fiducia.
Lucia e' stata il mio braccio destro per tutti I cesarei notturni e per quelli che capitavano nelle ore piu' difficili.
Ci manchera' moltissimo.
Oggi ci ha salutato anche Vahur, fotografo estone che e' rimasto a Chaaria per dieci giorni a raccogliere immagini ed interviste, con lo scopo di realizzare un documentario sul nostro ospedale e sul centro dei Buoni Figli. 
Ringraziamo di cuore anche lui che aprira' una finestra per Chaaria anche con la popolazione estone. Il suo documentario sara' sia in lingua estone che in inglese, e andra' in onda sulla televisione nazionale dell'Estonia.

martedì 11 dicembre 2018

La Messa dei malati ed i momenti di preghiera

La Messa domenicale è un appuntamento molto importante per noi di Chaaria, e ci teniamo davvero molto. La Messa è ben accolta da tutti i malati, ed anche i Protestanti vi partecipano volentieri. 
I Musulmani non ci vengono ma rispettano la nostra preghiera.
Le persone qui sono profondamente religiose e per loro è impensabile concepire una vita senza Dio: può essere il Dio dei Cristiani, quello dei Musulmani, quello degli Hindu, quello tradizionale che vive sul monte Kenya... comunque, per loro Dio esiste e fa parte della loro vita.
La gente del Kenya è intimamente spirituale, e, se può capire qualunque religione (compresa quella animista), fa fatica a comprendere l’ateismo, che è una categoria abbastanza aliena a questa latitudine.
Molte volte, alla sera durante il giro della notte, sento le donne intonare canti e fare preghiere per la guarigione, senza che noi glielo chiediamo, perchè per loro è naturale ed è vitale pregare.
Penso che, pur nel rispetto del credo personale di ogni volontario che viene a Chaaria, sia comunque bene che si tenga conto di tale dimensione religiosa della nostra gente, per evitare di creare disagio ai nostri malati ed al nostro staff.

Fr Beppe Gaido

lunedì 10 dicembre 2018

Grazie di cuore ai chirurghi estoni

Dal team che ci ha appena lasciati abbiamo ricevuto un buon numero di ferri chirurgici, una quantita' notevole di preziosi fili di sutura ed anche un bellissimo bisturi elettrico che ci permette di usare sia il monopolare che il bipolare.
Questo nuovo strumento ci viene donato in un momento molto particolare in cui non avevamo piu' alcun macchinario di riserva.
Abbiamo infatti un elettrobisturi in sala grande, uno in sala piccola... e basta.
In caso di necessita' di riparazione, non avremmo avuto alternative che rimanere senza nella sala piccola.
Ora abbiamo il nuovo strumento, molto piu' avanzato del nostro.
Il precedente elettrobisturi di sala grande diventa quindi quello di riserva.
In sala grande usiamo l'elettrobisturi degli Estoni, mentre in sala piccola continuiamo con quello piu' vecchio...fin che va.
Anche per queste donazioni esprimiamo il nostro sentito ringraziamento ai chirurghi estoni.
La Provvidenza non ci lascia mai mancare nulla ed a volte arriva per strade davvero inaspettate.

Fr Beppe

domenica 9 dicembre 2018

William ora mi stringe la mano

Ha delle escrescenze bluastre su tutto il corpo. Sono dei bubboni duri e dolenti alla palpazione. Quelli sul volto gli conferiscono un aspetto grottesco e mostruoso.
Alcuni noduli sono chiaramente purulenti e si vede una patina di pus giallo che li ricopre.
William e’ molto irritabile e sembra arrabbiato con la vita...
“Che cos’hai da guardarmi cosi’? Lo so che sembro un mostro e che faccio schifo. Lo so che puzzo come le feci a causa dei bubboni. Sono HIV positivo, e sono sicuro che ora nessuno osera’ piu’ toccarmi o rivolgermi la parola”.
“Perche’ dici questo? Stiamo seguendo molti malati nella tua stessa condizione, ed oggi ci sono delle medicine che possono veramente ridurre la massa del sarcoma di Kaposi che ti affligge”.
“Non ci credo... e poi a che pro vivere se nessuno osera’ piu’ neppure stringermi la mano?”
A questo punto, memore degli insegnamenti ricevuti come giovane medico all’Amedeo di Savoia di Torino, gli porgo la mano diretta davanti al suo volto e gli dico: “OK, vedi che non ho i guanti. Stringimi la mano, e questo sia per te come un segno che non puoi mai generalizzare nelle cose che dici quando sei arrabbiato. Io ti stringo la mano, ma tu devi piantarla di piangerti addosso e di fare la vittima. 

sabato 8 dicembre 2018

Valutazione

Questa sera alle 21 si e' conclusa la maratona chirurgica con il team di chirurghi Estoni...una maratona iniziata domenica scorsa e caratterizzata da liste operatorie esigentissime che ci hanno tenuti in sala fino a tardi ogni giorno.
E' stata una settimana certamente durissima e faticosa in cui le infermiere di sala e gli anestesisti sono andati a casa tardissimo alla sera, ma di sicuro e' stato pure un periodo in cui moltissime persone sono state operate, anche di interventi che per me sono ancora difficili o impossibili.
Abbiamo fatto molta chirurgia oncologica, e speriamo di aver aiutato quelle povere persone, in genere giovanissime ed affette da cancro.
Ovviamente e' stata una settimana con un carico eccessivo di lavoro, sia per lo staff della sala che per quello della sterilizzazione: a volte si operava su tre letti operatori...due in sala grande, ed uno in sala piccola.
Era difficile per le ragazze della sala star dietro a tutto, ed altrettanto lo era per il personale della sterilizzazione e della lavanderia, soprattutto quando mancava la luce ed a volte non si
riusciva ad usare le lavatrici o le autoclavi.

Transforming Orthopaedic Care in Rural Kenya







venerdì 7 dicembre 2018

Presentazione del libro "L'Afrique c'est chic", di Michelangelo Bartolo

Domenica 9 dicembre 2018 alle ore 13.30, si terrà la presentazione del libro "L'Afrique c'est chic" di Michelangelo Bartolo presso la nuvola di Fuksas all'Eur in occasione della manifestazione Fiera del libro di Roma "Più libri, più liberi"'. 
Si consiglia di arrivare verso le 12,30... perché ci sono dei tempi tecnici per l'ingresso (biglietto acquistabile in loco oppure online sul sito vivaticket). 
La presentazione finirà alle 14,30... Ma ovviamente poi si potrà poi visitare la Fiera e la nuvola.
Interverranno Roberto Gervaso, Max Giusti e Paolo Bianchini.


Diario di viaggio di un medico impegnato da anni in missioni umanitarie in Africa, "L'Afrique c'est chic" è scritto in prima persona da un protagonista ironico, a volte un po' impacciato ma appassionato nel compiere il proprio lavoro. 
Malawi, Mozambico, Togo, Tanzania, Centrafrica e altri Paesi sono narrati in presa diretta anche attraverso le contraddizioni di alcune capitali africane che si muovono verso una veloce "occidentalizzazione" e spaccati di vita locale, come la storia di Isaac, bambino di strada in Togo, o l'incontro con Salimu, ragazzino in cura in un ambulatorio tanzaniano. 

Chaaria non è...

1) Chaaria è al momento una struttura soprattutto sanitaria ed assistenziale; i volontari sono per lo più impegnati nell’ospedale o nella cura dei Buoni Figli. 
Tali attività assorbono le nostre giornate a ritmi veramente pieni e vertiginosi, per cui ci rimane ben poco tempo da dedicare ad altre attività. 
Pur riconoscendo l’importanza di attività sociali sul territorio (come visite domiciliari nelle capanne, per esempio), dobbiamo constatare che il tempo a disposizione per questo è poco, ed è saltuario… 
I volontari che fossero interessati primariamente a tale tipo di esperienza sociale potrebbero sentirsi frustrati. 
La nostra azione sociale si realizza soprattutto attraverso l’aiuto sanitario offerto a tutti i poveri che bussano alla nostra porta, attraverso la presa in carico totale degli handicappati mentali da noi ospitati e attraverso l’aiuto economico alle famiglie in difficoltà…. 
C’è chi dice che in tal modo si fa una esperienza separata dalla vita reale della gente, e che si rischia di stare in Africa senza prendere veramente coscienza della cultura locale; non so se queste critiche sono vere oppure no: so però che la popolazione ha bisogno di aiuto e che l’ospedale di Chaaria è qualcosa di veramente significativo che ha cambiato la vita di molti. 

giovedì 6 dicembre 2018

Poteva finire molto peggio

Domenica mattina alle otto l’ospedale e’ gia’ percorso da una grave agitazione. Un gruppo concitato di persone si affanna attorno alla barella di room 9. Mi avvicino e scorgo un giovane su una barella. 
Ha una ferita al di sopra del capezzolo destro: si tratta di un taglio molto corto, ed intuisco che si tratta di una coltellata.
“Cosa e’ successo?”, chiedo senza rivolgermi ad alcuno in particolare.
“E’ stato un banale alterco a scuola tra studenti. Hanno litigato sul turno per lavare i piatti”, mi risponde una giovane donna... forse una delle insegnanti.
“Incredibile... avrebbe potuto essere un omicidio, causato da una stupidaggine”, penso ad alta voce.
Il paziente quindicenne e’ di un villaggio molto vicino a Chaaria, dove normalmente il nostro Fratel Giovanni Bosco si recava alla domenica pomeriggio per le sue passeggiate con i bambini: non stupisce quindi che si chiami John Bosco.
Lo portiamo in sala accompagnati fin sulla porta da un padre stanco ed ansioso.

mercoledì 5 dicembre 2018

E tutto per una gallina...

Verso le 15.30 riceviamo una donna collassata ed imbrattata di sangue.
Ha un ginocchio “spappolato” da una pangata (panga e’ il termine swahili per machete): la ferita sanguina, ma la sutura in se’ e’ molto semplice.
Il vero problema e’ la mano destra.
Un colpo di panga ha quasi completamente amputato il mignolo, che ora pende privo di vita, ed attaccato solo da un lembo di tessuti semi-dilaniati.
Molte arterie sono beanti e sprizzano sangue in tutte le direzioni. Ci affanniamo quindi a lavare la paziente ed a portarla in sala. Come mi aspettavo, il lavoro di “cucitura” sul ginocchio non dura piu’ di 15 minuti, ma la mano e’ un vero disastro.
Il primo pensiero e’ stato quello di chiudere le arterie, al fine di fermare l’emorragia. Poi e’ venuta la decisione piu’ difficile. Ho guardato la ferita; ho ponderato con attenzione, anche considerando che la donna non e’ mancina!
Ma ho dovuto concludere che quel dito non si poteva piu’ salvare.
Rapidamente sono quindi passato al “piano B”: ho tagliato il dito disarticolandolo ed evitando di segare ossa indenni, al fine di prevenire ulteriori infezioni. 

martedì 4 dicembre 2018

“Amore di fratelli, amore di coltelli”…

... E’ un proverbio molto comune in Italia, proverbio che e’ tornato sulle nostre labbra ieri quando abbiamo ricevuto una persona sfigurata da un enorme taglio da machete (o panga), che gli ha portato via tre quarti dell’orecchio di destra, oltre che un’ampia area di cute del collo.
Lo abbiamo ricucito... ma non essendo cosi’ bravi come Gesu’ nell’orto degli ulivi, non siamo riusciti a riattaccargli il padiglione auricolare. Lo abbiamo invece amputato completamente ed abbiamo cercato di fare una plastica alla meno peggio.
“Chi e’ stato a farti questo?”
“ Mio fratello, per un problema legato alla terra”.
Mi sono quindi rivolto ad un confratello, e gli ho detto che il proverbio evidentemente non vale solo per l’Italia.
Lui mi ha risposto che certamente queste cose succedono solo per i fratelli “di sangue”, e mai per i Fratelli “in religione”.
Ho colto in lui un sogghigno di fondo che me la contava lunga sul suo pensiero di fondo mentre mi diceva la sua battutina ironica.

lunedì 3 dicembre 2018

Il fiore del deserto

Per motivi legati all’infertilità, oggi ho dovuto visitare una giovane e bellissima ragazza del Nord: agile, alta e snella nel suo lungo vestito nero, essa traspirava un’aura fascinosa di mistero. 
Dai suoi occhi vivaci che non hanno mai visto un’aula scolastica, traspariva una mente brillante ed intelligente, pur se tarpata da motivi economici e sociali.
E’ venuta a Chaaria con il marito, dopo un lungo viaggio iniziato in un’arido villaggio non molto lontano da Isiolo.
Da anni è sposata, ma non riesce ad avere un bambino: cosa del tutto devastante nella cultura africana.
Sono sconvolto quando la visito, aiutato dalla mia infermiera: inspiegabilmente mi viene da piangere e guardo Mama Sharon senza proferire una parola. 
Lei risponde con una triste occhiata complice e non proferisce verbo: la nostra paziente ha infatti una mutilazione genitale tremenda; le sono stati amputati completamente gli organi esterni.  Quello che rimane è solo una lunga cicatrice scura ed inquietante.

domenica 2 dicembre 2018

Situazione molto grave per il sangue

Siamo perennemente in emergenza sangue. La nostra emoteca e’ quasi sempre vuota ed a Meru non hanno sangue da darci.
Abbiamo telefonato a tutti gli ospedali del circondario ma nessuno ci puo’ aiutare.
Ecco quindi che siamo in una situazione mai verificatasi prima: sangue dalla banca non ne riceviamo, e sangue dai donatori non possiamo raccoglierne perche’ non possiamo “screenarlo” per HIV...solo i laboratori competenti del ministero della sanita’ lo possono fare.
Questo sta creando delle situazioni veramente stressantissime, soprattutto per l’emergenza: pensate ad una emorragia post-partum, oppure ad un bambino che sta morendo di anemia mentre tu hai davanti un genitore che vorrebbe donare, ma tu non puoi fare i test per sapere
se il sangue e’ pulito!
Oggi per esempio mi trovo in ospedale con una sola sacca di sangue.
Ne ho gia’ prelevato 40 ml per trasfondere un neonato di due chili con emoglobina a 4 grammi. 
Il resto della sacca lo tengo li’, cercando di centellinarlo, e sperando che il prossimo anemico abbia lo stesso gruppo sanguigno e sia un bimbo... perche’, se fosse un adulto, con il poco sangue che ci rimane non gli modifichiamo l’emoglobina neppure di una virgola.
Domattina mi riattacco al telefono e cerco di reperire un po’ di sangue da qualche ospedale o nuovamente dalla banca del sangue a Meru.

sabato 1 dicembre 2018

La mango Syndrome

Da alcuni giorni abbiamo assistito ad un incremento esponenziale di fratture sovracondiloidee di omero in bambini di eta' compresa tra i 4 ed i 10 anni di eta'.
La ragione e' alquanto semplice.
Sta arrivando la stagione dei mango e questi piccoli birbanti si arrampicano sugli alberi, raggiungono rami sempre piu' alti per raccogliere il dolcissimo frutto, si avventurano anche su rami troppo deboli per sostenere il loro peso corporeo...e quindi finiscono rovinosamente a terra.
E' sempre cosi', tutti gli anni, tra la fine di novembre e quella di dicembre.
Per noi e' una condizione stagionale, come per voi in Italia lo e' l'influenza.
Lo sappiamo e ci prepariamo anche in sala operatoria, perche' spesso si tratta di fratture complesse che necessitano di intervento chirurgico fatto con una certa urgenza, al fine di prevenire il blocco irreversibile della motilita' del gomito.
I bambini nella foto sono stati tutti operati negli ultimi tre giorni.

Fr Beppe

venerdì 30 novembre 2018

Settecento!!

Siamo felicissimi, orgogliosi e riconoscenti per il traguardo che oggi abbiamo conseguito.

Settecento chiodi di Sign inseriti in altrettante fratture di femore, tibia ed omero. Settecento persone strappate alla poverta', alla disabilita' ed a tanta sofferenza.
Settecento famiglie aiutate a ripartire anche economicamente, settecento bambini che non hanno dovuto lasciare la scuola.
E tutto questo in appena due anni!!!
Il numero non da' ovviamente un quadro generale del grandissimo lavoro ortopedico portato avanti dall'ospedale, in quanto non tiene conto di tutti gli altri interventi in cui usiamo placche, viti o fili di Kirshner che Sign non ci dona: l'ortopedia a Chaaria e' certamente molto piu' grande di questo numero, ma settecento chiodi di Sign sono davvero tanti.
Essi ci indicano che la gente ci apprezza, che sa che lavoriamo bene e soprattutto sa che i chiodi che noi riceviamo gratuitamente dagli Stati Uniti, li doniamo a loro a titolo completamente gratuito, senza speculazione.

giovedì 29 novembre 2018

Pazienti che ci apprezzano

Quelli di oggi sono solo dei flash che comunque rappresentano momenti di grande gioia per il mio cuore:
1) E’ sabato mattina e vedo arrivare una ambulanza tutta impolverata.
Da essa scende un’infermiera la cui divisa e’ ormai rossa come la nostra terra. Le chiedo: “da dove vieni?”
Quasi a giustificarsi la collega mi dice: “dal Tharaka District Hospital. Saremmo andati senza problema al Meru Level 5 Hospital per il cesareo, ma la mamma ha insistito fortemente che lei voleva venire a Chaaria”.
Le ho quindi risposto: “non ti preoccupare! Siamo qui per questo!
Anzi, quello che mi dici riempie il nostro cuore di gioia”.
2) Amina Guyo e’ una vecchia signora di Marsabit approdata a Chaaria per un grosso prolasso uterino. Non conosce una parola di kiswahili e quindi risulta estremamente difficile sia per me che per lo staff comunicare con lei.
La visitiamo indicandole le posizioni con i gesti e poi decidiamo di operarla. Per il consenso informato dobbiamo aspettare l’orario di visita e comunichiamo con lei con la mediazione del figlio.
Amina non sceglie la sospensione od il cerchiaggio: decisamente opta per l’isterectomia.
Fare la spinale e’ stato un altro momento duro che ha messo a dura prova la pazienza di Jesse e si Pasqualina. 

mercoledì 28 novembre 2018

Joy

Un altro anno scolastico e' passato.
I risultati sono discreti e Joy e' passata.
Oggi e' venuta a farmi vedere la pagella.
Era tutta contenta ed orgogliosa dei buoni risultati ottenuti.
Insieme a Joy, anche io mi unisco nel sincero ringraziamento per la Associazione Matumaini di Milazzo che la sostiene per le spese scolastiche.
So che Joy e' seria e si impegna molto.
Per chi non la conoscesse, ricordo che Joy e' una delle prime orfanelle di Chaaria.
Sua mamma era morta di parto ed il papa', povero ed epilettico, ci aveva chiesto di accudirla, mentre lui cercava di sistemarsi dopo il lutto.
Joy era diventata la bimba prediletta di Sr Oliva che l'aveva fatta crescere per quasi due anni.
Nel frattempo il babbo si era risposato ed aveva accettato di riprendersi la bambina.
Suo papa' alleva polli e li rivende, ma la sua condizione di salute spesso gli impedisce di lavorare, per cui anche oggi direi che sono una famiglia molto povera.

martedì 27 novembre 2018

Un successo terapeutico importante

Grace ha un anno di età.
L’abbiamo ricoverato per febbre alta e stato comatoso.
All’ingresso la piccola presentava anche un rigonfiamento molliccio del cuoio capelluto a livello del parietale di destra. Tale rigonfiamento si estendeva anche alla fronte ed all’orbita di destra.
All’esame otoscopico abbiamo notato un timpano destro molto arrossato ma non perforato. L’esame della malaria è invece risultato negativo così come la puntura lombare.
Abbiamo quindi pensato ad un’otite media complicata con mastoidite.
Abbiamo coperto la piccola con del rocephin associato a del cortisone in vena. Abbiamo anche aggiunto del ciproxin in gocce da instillare in entrambe le orecchie.
Con la terapia instaurata, lo stato di coscienza è andato gradualmente migliorando, ma il rigonfiamento del sottocute cranico e dell’occhio non davano segni di decremento... anzi, l’edema dell’orbita era diventato così importante da provocare anche ectropion della congiuntiva palpebrale. 
Questo fatto ci ha blligato a praticare medicazioni occlusive della congiuntiva per evitare essiccamento e lacerazione della stessa.

lunedì 26 novembre 2018

Situazioni estreme

Ann e’ gravida di 34 settimane.
Ieri mattina era cosi’ arrabbiata con il marito che ha deciso di tentare il suicidio ingerendo  una notevole quantita di anticriptogamici.
E’ stata portata in ospedale in condizioni critiche: il primo lavoro e’ stato quindi quello di stabilizzare le sue condizioni generali con una lavanda gastrica, con dei farmaci chelanti il veleno e con tutti i supporti di rianimazione a nostra disposizione.
Ma e’ impossibile rimuovere tutto il tossico: qualcosa sicuramente e’ gia’ stato assorbito, se non altro nel tempo che intercorre tra l’assunzione e l’arrivo in ospedale.
Infatti, il battito fetale, per alcune ore perfetto, ha cominciato a far registrare inquietanti decelerazioni. La donna, dal canto suo, rimaneva confusa e piuttosto irrequieta.
Si imponeva una decisione: lasciamo che il veleno passi la barriera placentare ed uccida il feto? Oppure tentiamo un cesareo su una mamma in condizioni precarie e su un bimbo non completamente a termine?

domenica 25 novembre 2018

Una vita salvata

Sono le 22.30 e sono stanchissimo.
Sto per lasciare l'ospedale e mi auguro una bella doccia ed un sonno ristoratore.
Ma il suono di una sirena perfora il silenzio della notte.
E' ancora lontana ma lo so benissimo che non puo' andare da nessun'altra parte.
Rimango in sala di attesa per alcuni minuti, con un umore che va dal disperato, all'arrabbiato, al depresso: "ma perche' devo essere sempre di guardia sette giorni alla settimana?"
La risposta la conosco bene: non possiamo permetterci un altro medico di notte, costa troppo...e poi bisognerebbe avere sempre anche l'anestesista di chiamata, oltre che le infermiere della sala, i laboratoristi, ecc.
Lo so che non possimao permettercelo, ma a volte sono stanco e non ce la faccio piu', e le domande me le faccio lo stesso pur conoscendone la risposta.
La sirena in pochi minuti diventa assordante.
Poi appare nel cielo nero una luce ondulante rossa che manda lingue di fuoco sulle chiome degli alberi, ed infine dal cancello vedo entrare
il veicolo. La sirena si ferma, ma il lampeggiatore continua ad abbagliarci per alcuni secondi.
Scendono infermieri concitati e scaricano la paziente.
Viene da una maternita' rurale e per raggiungerci l'ambulanza ha sfidato strade bruttissime e pericolose in questa stagione delle piogge.

sabato 24 novembre 2018

I volontari che ci scrivono

“Tanti nuovi nati accolti al mondo; nuove persone conosciute che saranno per sempre amici; un’alba che ti lascia senza parole; canti in lontananza, momenti di crisi, una bombola di ossigeno per due persone che ne han bisogno; 
strade che fan paura ma autistic che se la cavano sempre; tante risate; il doversi arrangiare con quello che c’e’; la forza di chi lavora qui ogni giorno; il silenzio; le chiacchiere; le urla dei Buoni Figli, o, qualche volta, i loro sorrisi silenziosi; i canti della Messa. Reimparare a usare il fetoscopio, le mani invece dell’ecografia, gli occhi invece di mille esami.” 
Francesca

“Parto dall’accoglienza all’arrivo: ci siamo sentiti subito a nostro agio. Ci ha sorpreso la puntualita’ negli orari prefissati per i vari impegni, dalla prima colazione agli orari di lavoro e dei ‘break’ (altro che ‘african time’).
Qui ogni volontario fa quello che puo’, e cio’ consente agli effettivi di riposarsi un po’. Ci e’ stata data la possibilita’ di mettere in pratica quanto ci eravamo prefissati di offrire, e questo ci ha molto gratificato. Ci siamo sentiti parte del sistema, sistema che funziona molto bene, che richiama moltissima gente e che soprattutto e’ a disposizione delle gente povera e bisognosa di assistenza. E’ quello che cercavamo!
Venire fin qui e sentirci ‘tollerati’ o peggio ancora messi in disparte, sarebbe stato deprimente, demoralizzante!

venerdì 23 novembre 2018

Disastri oncologici

Questa settimana e' stata un incubo dal punto di vista dei tumori maligni.
Quasi tutte le gastroscopie sono state positive per tumori maligni di stomaco o esofago. In due casi si e' trattato di persone di 25 anni.
Ci hanno mandato un giovane di 27 anni per colecistectomia, ma la mia eco purtroppo ha escluso i calcoli della cistifellea, individuando invece un tumore della testa del pancreas.
Ho perso un bimbo di 14 anni per una forma leucemica.
Ho poi operato una donna di 35 anni per tumore maligno molto avanzato della cervice uterina.
L'indomani ho fatto una mastectomia ad una donna di 37 anni per carcinoma avanzatissimo della mammella.
Pochi giorni fa ho amputato un ragazzino di 14 anni per osteosarcoma del ginocchio.
E' un vero disastro oncologico!!!
E pensare che quando ero studente si diceva che in Africa non ci sono tumori maligni!!!

giovedì 22 novembre 2018

Routine

La giornata e’ iniziata in modo problematico.
Ero ancora a messa quando sono stato chiamato urgentemente per una placenta ritenuta. Pensavo che i volontari fossero a letto, e quindi mi sono aggiustato con lo staff locale, per non disturbarli. 
E’ stato un lavoro lungo, ma alla fine ce la abbiamo fatta a salvare quella donna in preda ad una emoraggia terribile.
Subito dopo questa prima procedura d’urgenza era la volta di una amputazione di braccio destro. Era una situazione veramente difficile: un giovane preso a colpi di machete: ha perso la mano destra da qualche parte nella notte. 
E’ venuto in ospedale con l’arto completamente amputato e le ossa esposte... della mano nessuna traccia.
Non si poteva lasciarlo cosi’, a causa dei rischi di infezione, e quindi abbiamo deciso per una amputazione classica, in cui abbiamo rimosso l’osso sporgente ed abbiamo suturato adeguatamente la parte.
Eravamo quasi alla fine, stanchi ma contenti, quando ci e’ stato comunicato che avremmo avuto un cesareo urgente... il battito cardiaco fetale non era dei migliori. 
La notizia ha originato in noi una spontanea iniezione di adrenalina endogena, e ci siamo dati da fare per terminare velocemente, e preparare la stanza in tempo record.

mercoledì 21 novembre 2018

Giornata campale in maternità

Oggi ci sembrava di essere tornati ai giorni dello sciopero. Tantissimi parti spontanei.
Tanti nuovi ricoveri in maternita', e ben sette cesarei, quattro dei quali erano trasporti da altri dispensari che non hanno la sala operatoria.
Siamo contenti ed orgogliosi di essere l'ospedale di riferimento per un grosso gruppo di strutture rurali che si rivolgono a noi per la maternita' complicata.
A volte vengono con le loro ambulanze ed altre volte siamo noi ad andare a prendere queste donne con problemi di parto.
Tra i casi di oggi, tutti per fortuna andati bene, ne voglio raccontare uno perche' ha quasi del miracoloso.
Verso le 16 e' arrivata un'ambulanza a sirene spiegate: trasportava una donna con sanguinamento massivo ante-partum.
Gli infermieri che accompagnavano la donna dicevano che non riuscivano a sentire il battito cardiaco fetale e che temevano una morte endouterina.
In sala parto ho fatto un'ecografia d'urgenza e mi sono reso conto che si trattava di una placenta previa. Il battito cardiaco del feto c'era, ma era flebile e molto bradicardico...sui 55 al minuto.

martedì 20 novembre 2018

Festa dai Buoni Figli

Ringraziamo di cuore la volontaria Dolores Potzu che anche quest'anno ha voluto regalare ai nostri Buoni Figli un pomeriggio diverso, con una bella festa in cui si e' stati insieme ed in cui abbiamo condiviso ottime pizzette e dolci prelibati da lei preparati, oltre che qualche bibita fresca di frigo.
Per i ragazzi e' stato un pomeriggio diverso, con tanta gente attorno a loro.
Si sono sentiti apprezzati ed amati.
Grazie di cuore a Dolores per la grande fatica messa nel cucinare e nel preparare tutto l'occorrente per la riuscitissima festicciola.
Volontari, Suore, Fratelli e dipendenti si sono uniti alla gioia dei Buoni Figli.

Fr Beppe


lunedì 19 novembre 2018

Le medicazioni per ulcere e piaghe

Una delle attivita’ certamente molto importanti per gli infermieri che ci vengono ad aiutarci qui a Chaaria e’ quella della cura di piaghe, ulcere e ferite.
Nei Paesi Tropicali ci sono molti tipi di piaghe: e’ spesso difficile classificarle e molte volte non se ne conosce neppure la causa.
Insieme formano un gruppo molto eterogeneo definito: ULCERE TROPICALI.
Sono normalmente cosi’ croniche nel tempo da durare anni o decenni ed essere quindi definite in Kiswahili: “kidonda ndugu” (letteralmente piaga amica), per significare che il paziente e la sua ulcera sono rimasti insieme per cosi’ tanto tempo da diventare amici.
Sono normalmente torbide e spesso infette. A volte sono addirittura ricoperte di larve di mosca che in Inglese vengono difinite maggots.
Spesso hanno una tendenza alla status quo, e con questo intendo dire che ne’ migliorano, ne’ peggiorano, ma continuano a provocare dolore e ad essere causa di invalidita’, oltre che essere una porta aperta per le infezioni, soprattutto se si considerano le condizioni igieniche in cui molto spesso vivono i nostri pazienti. A volte complicano con osteomielite.

domenica 18 novembre 2018

Senza bisogno della radio

Una donna di 42 anni ha riportato una brutta frattura esposta di tibia e fibula.
E' giunta ieri qui da noi da oltre 150 chilometri di distanza.
Considerando il caso molto urgente l'abbiamo subito portata in sala e ripulita da tutti i rimasugli di sporco della strada che eran finiti nella ferita. 
Abbiamo lavato con fisiologica e disinfettante ed abbiamo suturato, rimettendo le ossa dentro. Ovviamente abbiamo iniziato immediatamente antibiotici ad ampio spettro.
Oggi l'abbiamo portata in sala per l'intervento di fissazione interna, che per fortuna e' stato abbastanza facile.
La paziente era in anestesia spinale, e quindi ovviamente sentiva il rumore del trapano e del martello che sempre accompagna un intervento ortopedico.
Per niente intimorita da tutto questo, la donna ha cantato dall'inizio alla fine dell'operazione e ci ha davvero rallegrato: una paziente che canta durante un intervento non ha certamente male e quindi l'anestesia e' stata ottima; inoltre si fida ciecamente di noi e non ha paura.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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