Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 7 febbraio 2016

Tra l'incudine ed il martello

Mercy è incinta di circa quattro mesi ed ha una situazione clinica che sembra davvero essere un addome acuto: non va di corpo da giorni e non ha risposto a due clisteri che le abbiamo fatto; ha una importante distensione addominale che sembra più che altro gaseosa; qualche volta vomita.
Le abbiamo messo un sondino nasogastrico e ne è fuoriuscito abbondantissimo liquido biliare.
Mercy ha una lunga cicatrice chirurgica sotto-ombelicale, e mi dice che era stata operata di miomectomia perchè non riusciva ad avere bambini. Ora, dopo tanti anni è riuscita a concepire un figlio, ed è gelosissima di questa gravidanza.
Purtroppo però, sembra proprio che la terapia medica con procinetici da me instaurata non stia sortendo alcun effetto positivo, anche se la paziente si sente meglio con il sondino nasogastrico perchè la distensione dello stomaco è grandemente diminuita.
Le ho accennato che potrebbe essere una occlusione intestinale causata da aderenze pot-operatorie, e le ho spiegato che l’unica possibilità di guarigione potrebbe essere un nuovo intervento.
Lei non ha rifiutato l’ipotesi di tornare in sala ma mi ha fatto promettere che la sua gravidanza andrà avanti anche dopo la chirurgia.

sabato 6 febbraio 2016

Le lezioni di madre Teresa

Una volontaria mi viene a cercare nel mio studio al termine di una giornata convulsa in cui non c’è stato il tempo neppure per mangiare.
Sono così stanco che faccio fatica anche a prestarle attenzione, ma so che è importante che lo faccia perchè mi sembra un po’ stressata e giù di morale.
Mi espone il suo problema che è molto semplice: “lavoro tutto il giorno in reparto, ma alla sera mi sembra di non aver fatto nulla. I bisogni sono così tanti che le giornate dovrebbero essere almeno di 50 ore per riuscire a fare tutto. 
Mi impegno a fondo, ma alla sera mi pare che i risultati siano modesti e che il livello dell’assistenza sia sempre basso, nonostante la mia presenza”.
Da una parte comprendo benissimo quello che questa ragazza prova interiormente: è la sensazione dell’essere inutili di fronte ad una marea di bisogni che comunque ti soverchiano ed a cui non riesci a rispondere a causa dei tuoi limiti umani, psicologici ed anche di reale stanchezza fisica.
E’ una percezione che alberga sovente anche nel mio cuore, soprattutto quando sono molto stanco e non riesco ad esprimere un rapporto empatico verso i pazienti...se poi perdo la pazienza e divento nervoso con loro, allora mi sembra che tutto lo sforzo della giornata sia stato inutile.

venerdì 5 febbraio 2016

Non trovare la vena ad un bambino gravissimo

E’ tremendo trovarsi davanti ad un bambino con respiro rantolante e con un’emoglobina di 2 grammi, e non riuscire a trovare la vena da nessuna parte.
Ti senti incapace, inutile, in colpa.
Sai che il piccolo ha bisogno di sangue; la sacca è pronta dal laboratorio, ma la mancanza di un accesso venoso impedisce al benefico fluido vitale di entrare in quel corpicino e ridargli vita.
Ti senti anche un po’ un carnefice: il bambino è troppo grave per piangere vigorosamente, ma i suoi tenui vagiti ed i deboli scossoni del suo corpo ti dimostrano che comunque gli stai facendo male. Lo hai già bucato dappertutto: nelle braccia, nelle mani, nelle caviglie, sullo scalpo. Ti sei illuso tante volte di aver trovato l’accesso, perchè all’inizio il sangue refluiva nella cannula; ma poi con disperazione vedevi che la trasfusione non gocciolava ed il sito di
iniezione gonfiava pian piano.
Allora hai sperato nelle giugulari (difficilmente reperibili in un bimbo collassato dall’anemia): anche qui le hai trovate più volte, ed un sorriso ha fatto capolino sulle tue labbra... ma poi, nello sforzo di inserire la cannula fino in fondo per poterla fissare alla cute, anche le giugulari si rompevano ed il collo gonfiava. Storia analoga quando hai provato ad reperire le vene femorali... anzi, qui è successo anche di peggio quando, per pura sfortuna, hai incannulato l’arteria, invece della vena.
Ma il bimbo ha bisogno di sangue. Non ci si può arrendere: altrimenti lo si condanna a morte sicura davanti agli occhi della mamma implorante!

giovedì 4 febbraio 2016

Un'altra festa per i Buoni Figli

Anche oggi, grazie all'impegno ed all'affetto dei volontari, i Buoni Figli hanno vissuto un bel momento di festa.
Pure oggi, come già era successo meno di tre settimane orsono, per loro ci sono statidivertimento e musica; ci sono stati dolci e bibite... ma soprattutto c'è stato tanto affetto e stima da parte di chi ha organizzato il pomeriggio.
La festicciola è iniziata verso le 15, e si è naturalmente prolungata con la cena dei ragazzi. Il tendone del cortile ha offerto un ambiente particolarmente idoneo all'evento.
Ringraziamo di cuore i volontari che hanno lavorato alacremente per la buona riuscita di questa merenda: naturalmente infatti la festa ha richiesto molte ore ai fornelli, ma i ragazzi l'hanno veramente apprezzata, e credo che la fatica dei volontari sia stata ampiamente ripagata dall'affetto dei ragazzi.
Anche le suore, fr Giancarlo, i giovani aspiranti della comunità fratelli e tutti i dipendenti del centro hanno partecipato a questo bel momento, per esprimere il nostro sincero apprezzamento a chi lo ha organizzato.

mercoledì 3 febbraio 2016

Il maggior passo avanti di questi giorni

Tutte le volte che viviamo una maratona ortopedica con Luciano e Toto ci fissiamo anche degli obiettivi di apprendimento.
Quest'anno l'obiettivo è quello di imparare a gestire in modo indipendente la tecnica chirurgica del chiodo endomidollare per le fratture di femore e di tibia.
L'afflusso incredibile di pazienti, unito all'alto numero di operandi che sono stati trasferiti a Chaaria dall'ospedale di Meru, ci ha dato la possibilità di eseguire moltissimi di questi interventi, e di prendere quindi dimestichezza con la tecnica e con lo strumentario.
Credo che ormai la nuova procedura sia abbastanza assodata e che potremo continuare ad operare anche in assenza di Luciano e Toto.
Anche il Dr Nyaga e la Dottoressa Makandi dell'ospedale di Meru sono stati presenti a Chaaria in più occasioni ed hanno imparato a gestire bene il nuovo set ortopedico regalatoci dall'Associazione di Cagliari.
Anch'essi saranno di grosso sostegno per Chaaria, in quanto mi hanno promesso di venire ad aiutarmi tutte le volte che ne avrò bisogno.
Il nostro fine sarà quello di operare sempre i pazienti subito dopo la frattura, evitando quello che sta accadendo ancora anche in questi giorni in cui Luciano deve intervenire su fratture vecchie a volte di sei mesi.

martedì 2 febbraio 2016

L'altra faccia della medaglia

Ieri riflettevo sul nostro quotidiano impegno per la vita e sul fatto che l'ostetricia è in sè entusiasmante, gratificante ed anche un'esperienza spirituale di partecipazione all'opera creatrice di Dio.
Quante volte però il nostro sforzo per promuovere la vita incontra quell'insuccesso e quel fallimento estremo che è la morte!
Visitare un bambino con febbre altissima e convulsioni; impostare tutte le terapie che conosci e che hai a disposizione; vedere la faccia della mamma che certamente spera da te la guarigione, anche se a stento trattiene le lacrime, mentre ti esprime i sintomi e la situazione clinica del figlioletto...e poi venire a sapere da altri membri dello staff che quel bimbo è andato in Paradiso e che la mamma disperata ha deciso di non rimanere un minuto in più in ospedale e si è fatta dimettere all'istante...eppure hai fatto tutto quello che potevi per quella creatura; gli hai dato le medicine che ritenevi efficaci, in scienza e coscienza, e lo sai che in tante altre occasioni la stessa terapia aveva fatto il miracolo ed il bambino era guarito.
Per non parlare di quando la morte avviene in sala operatoria: per mia fortuna è successo piuttosto raramente, ma devo dire che sempre è stata un'esperienza devastante, soprattutto quando ritieni di aver fatto tutto quello che si doveva, ma il malato se ne va ugualmente.

lunedì 1 febbraio 2016

Il nostro impegno ostetrico

In questo periodo ho delle intuizioni confuse.
Non le ho ancora elaborate completamente, ma mi portano a scorgere una sorta di dimensione contemplativa in questo nostro mestiere di far nascere delle vite, in particolare in un contesto estremo e difficile come questo.
La Chiesa si schiera sempre a favore della vita, la difende dal primo istante del suo concepimento.
È la stessa cosa che facciamo noi, ogni giorno, ventiquattr’ore su ventiquattro.
L’ostetricia vissuta gratuitamente, come servizio incondizionato, può diventare un messaggio potente che diamo alla società: noi lottiamo per la vita, la difendiamo, facciamo di tutto per farla prevalere ad ogni costo.
E lo facciamo anche con enormi sacrifici personali.
Non abbiamo scelto i proclami o i lunghi discorsi, gli slogan facili e le amicizie che contano. Siamo semplicemente qui, insieme alla gente comune, partecipi di un impegno concreto.
Non credo di esagerare se dico che un cesareo fatto alle due di notte può essere considerato un atto di collaborazione con l’eterna opera creativa di Dio che dona la vita.

Fr Beppe Gaido


domenica 31 gennaio 2016

Professione religiosa perpetua

Oggi una folta delegazione da Chaaria è partita alla volta di Tuuru per partecipare alla Professione Religiosa Perpetua (per tutta la vita) di Sr Mary Rita, del Monastero di Clausura Cottolenghino "Gesù Sacerdote".
La celebrazione eucaristica è stata molto vivace e caldamente partecipata da moltissima gente, ed è stata presieduta dal Vescovo di Meru Mons Salesius Mugambi.
Con lui concelebravano anche parecchi sacerdoti cottolenghini.
La Messa è durata quasi quattro ore, ma è stata molto bella, con canti e danze, in stile tipicamente africano.
Erano presenti anche dei Buoni Figli di Chaaria per esprimere alla nostra sorella la vicinanza di tutti noi.
Sr Mary Rita ha emesso i voti perpetui di castità, povertà ed obbedienza nelle mani della nuova Madre Generale Sr Elda Pezzuto, appena arrivata dall'Italia.
Subito dopo la professione religiosa, Suora Madre è venuta a Chaaria e si intratterrà con noi per due giorni.
Preghiamo per Sr Mary Rita ed a lei auguriamo gioia e perseveranza.

Fr. Beppe

KTN News Kenya - Occupational Hazard: Dr. Khadija spilt HIV infected blood on her wound

A doctor’s fresh wound came into direct contact with HIV infected blood while she was operating on a patient. 
Dr Khadija Mbeneka talks to Najma Ismael about her life changing experience as a medic and takes her final HIV test on national television.



sabato 30 gennaio 2016

Emorragia post-partum

Sono le 20 di ieri sera e siamo in sala; nonostante l'assenza dell'anestesista, riusciamo a finire il cesareo per le 21. Luciano e Toto non mi potevano aiutare perchè ancora intenti a finire l’ultima frattura nell’altra sala.
Era stato un cesareo senza problemi, ed eravamo rimasti di stucco quando ci eravamo resi conto che il bambino non respirava dopo l'estrazione. Però fortunatamente le nostre infermiere di sala parto, erano riuscite a rianimare proprio bene, e, prima di chiudere la cute
dell'addome già avevamo avuto la notizia: "ha pianto, e respira da solo".
Che sospirone di sollievo!
Subito dopo una cenetta velocissima però vengo chiamato nuovamente in ospedale: la mamma appena cesarizzata ha una torrenziale emorragia post partum; la sua pressione è già sparita ed il polso è appena percettibile. Che dramma!! Il sangue esce a fiotti, ed oramai deborda sul pavimento. E' difficile anche avvicinarsi al letto senza essere imbrattati.
Io mi avvio verso il laboratorio senza troppa convinzione.

venerdì 29 gennaio 2016

Pangato più volte e lasciato mezzo morto

Ce lo hanno portato da Meru General Hospital.
E’ chiaramente psichiatrico ed ha due brutte fratture esposte sotto il ginocchio.
La storia che abbiamo raccolto è agghiacciante: si tratta infatti di ferite da machete infertegli da sconosciuti. Chi può essere così crudele da infierire così su un malato di mente?
Fatto sta che la “panga” ha sezionato non solo la cute, ma anche tibia e perone da entrambi i lati. Devono essere stati dei colpi tremendi, inflitti con la chiara intenzione di azzopparlo: chissà chi poteva aver paura di lui!
Il poveretto è chiaramente fuori di testa, ed invece di starsene a letto in attesa dell’intervento, si trascina per l’ospedale “a pancia molle” come se fosse un serpente. Non è violento, e, quando parli con lui e gli chiedi che cosa stia facendo sul pavimento, lui ha sempre delle spiegazioni plausibili: “cerco il bagno; vado a vedere dove danno da mangiare”, ecc.
Oggi lo abbiamo operato, in anestasia generale perchè temevamo che in spinale non avrebbe accettato l’intervento e non avrebbe collaborato.
Non è stato possibile pensare a dei chiodi endomidollari, perchè la frattura era esposta e ci sarebbero stati rischi troppo alti di osteomielite; abbiamo quindi posizionato dei fissatori esterni sulla tibia da entrambi i lati.


Lo abbiamo anche sedato in modo generoso, per evitare che decida di alzarsi e di rovinare in un attimo il lungo lavoro chirurgcico fatto in sala per lui.
Questo ragazzo fa parte di un gruppo di 26 pazienti plurifratturati e mai operati, che ci sono stati trasportati a Chaaria dall’ospedale di Meru.
Le ragioni per cui non sono stati operati precedentemente sono per lo più legate in parte al sovraffollamento di quella struttura, ed in parte anche a motivi economici: i pazienti infatti devono pagare in anticipo per le placche e per le protesi ortopediche...e chi non ha soldi aspetta. Aspettare significa fratture consolidate in posizioni errate, calli ossei anormali e difficoltà chirurgiche che crescono in maniera direttamente proporzionale al tempo intercorso tra la frattura e l’operazione.
Luciano si sta focalizzando sui casi più complessi perchè già ha la sensazione che non riuscirà a finire tutti i pazienti in attesa di intervento e quindi lascerà a me i casi meno complicati
Stiamo lavorando contro il tempo perchè questi 26 pazienti da Meru si aggiungono ad un numero molto elevato di pazienti ortopedici che già erano afferiti a Chaaria a motivo della presenza di Luciano e Toto. La sala è attiva dal mattino alle 7.30 alla sera alle 21; lavoreremo certamente anche domani e domenica, per cercare di smaltire un po’ la congestione della lista d’attesa ed anche il numero di pazienti in reparto...ora siamo nuovamente nella condizione di avere due pazienti per letto.
Siamo davvero stanchi ed a volte ci sentiamo anche un po’ soffocare dalla pressione del lavoro, ma siamo contenti di essere sempre disponibili a chi è più bisognoso ed abbandonato.
Tra l’altro, questo periodo con Luciano e Toto è anche un ulteriore momento formativo per il sottoscritto, e ci stiamo focalizzando soprattutto sui chiodi endomidollari per fratture di femore e di tibia. Credo che, con il numero di interventi che stiamo facendo, sarò ormai indipendente con questa tecnica già dal giorno in cui Luciano e Toto torneranno in Italia.


Fr Beppe


giovedì 28 gennaio 2016

I cesarei notturni

Anche stanotte non c'è pace. Speravo proprio di andare a dormire presto dopo che ieri abbiamo finito l'ultimo cesareo a mezzanotte...e invece!!!

Stanco morto mi avvio in sala operatoria: da Mukothima infatti era arrivata una partoriente con distress fetale. L’anestesista di notte e’ assente, per cui ci dobbiamo aggiustare: gli unici sul campo siamo io, Makena e Gatwiri; chiamo naturalmente anche Giancarlo. Come al solito in questi casi, devo fare sia l’anestesista che il chirurgo.
Pratico la spinale con successo, ma la mamma non collabora… dice sempre di aver dolore e sostiene che l’anestetico “non e’ penetrato”.
Resisto per un po’ e poi mi arrendo: devo ripetere la puntura lombare, perchè forse ho iniettato la medicina fuori dal canale vertebrale.
Anche dopo la seconda dose la donna asserisce di avere ancora male: questi sono i casi in cui alla fine ci ritroviamo a gestire una gravissima complicazione... c’è incomunicabilità tra noi e la malata che è così spaventata dall’ipotesi di soffrire, che arriva a mentire sull’effetto anestetico: forse pensa che si tratti di “una generale”, e quindi attende il momento dell’addormentamento. Infatti, come prevedevo, mentre ancora mi sto lavando, la mamma smette di respirare.
Devo accorrere e usare l’ambu per la respirazione assistita. Non c’e’ tempo di aspettare: mentre Gatwiri mi aiuta con i farmaci da praticare per la rianimazione, ed io continuo a pompare ossigeno in quei polmoni paralizzati, Makena deve aprire la pancia, anche se non è un medico.

mercoledì 27 gennaio 2016

Il morale è alto

Anche oggi è stata una vera maratona, ed usciamo ora (ore 23.50) dall'ultimo cesareo.
Pazienti a non finire, lista operatoria veramente esigente, più volte bloccatasi per cesarei urgenti che ci hanno in qualche modo ritardati.
Abbiamo operato sempre in due sale, alternandoci tra chirurgia generale, ginecologia, tanta ortopedia e chirurgia plastica. 
Per poter lavorare a pieno ritmo non solo nelle due sale, ma anche in sala parto, dove abbiamo fatto piccoli interventi ginecologici, abbiamo reclutato nuovi adepti per le attività chirurgiche... e, secondo i volontari, il nuovo staff è stato bravissimo, oltre che sempre gentile e disponibile.
Pensateci stanchissimi, ma con il morale alto.

Fr Beppe



martedì 26 gennaio 2016

L'assalto alla diligenza

Oggi alle 14 sono arrivati Luciano e Toto.
Tutti li aspettavano ed è stato un vero assalto alla diligenza.
Nessuna pietà per loro che aveva viaggiato tutta la notte in aereo, ed avevano anche dovuto spendere un giorno in più ad Amsterdam a motivo di uno sciopero dei voli in Italia.
Dall'Ospedale Generale di Meru sono stati trasferiti a Chaaria 18 pazienti con plurifratture gravissime: l'ambulanza di quell'ospedale ha fatto la spola su è giù da Meru per molti viaggi.
Sono fratture complesse e per lo più inveterate, non operate prima a causa del sovraffollamento di quella struttura oppure per motivi economici (i pazienti non avevano soldi per pagare le placche e le viti).
Noi qui a Chaaria avevamo già dieci pazienti ricoverati per loro ed in attesa di intervento. Da domani inizieranno gli appuntamenti dei pazienti ambulatoriali. Onestamente non so come farà Luciano a cavarsela con tutte queste fratture, queste ustioni e queste mani distrutte e maciullate...certamente credo che dovremo operare anche il sabato e la domenica e qualcuno (in tono semi-serio) proponeva addirittura una seduta operatoria tutte le notti.
Anche per Toto la vita non sarà così semplice, visto che per lui ci sono già plastiche a zeta, innesti cutanei, labbri leporini ed altri difficili interventi di chirurgia plastica.

lunedì 25 gennaio 2016

Ela's letter

Dear  Brother,  Beppe,
I am sure that tomorrow I will not be able to say anything with much sense.  Probably I will only cryJ even if I promised to myself that I will not.
I am so happy that God brought me to Chaaria.  I have never planned to come to Africa.  It was really his action and his will to put this idea in my mind and make me brave enough to realize that.
I always try to discern if something is good in my life by its fruits.  I see now beautiful fruits of my time in Chaaria. Everything is saying to me that it was a good decision to come here…especially for the 2nd time.
Of course I am sad that I am leaving Chaaria today, but “this time” I feel also very peaceful and happy. I am so grateful!
I hope you know how much I am grateful for everything.
Thank you so much for giving me the chance, for trusting me, teaching me, appreciating me.
It means a lot to me.  Here in Chaaria, I feel like in the place I was always looking for, and having you as a teacher is like….. I don’t know…… I can’t find the right words. 
Thank you that I always could ask you about everything, even very simple things.  It was very important to me that you never showed me that I am useless or stupid.
I really know how imperfect is my knowledge but I also know how much I learnt during this 6 months.

domenica 24 gennaio 2016

Riflessioni tristi

Oggi ho rivisto Antony, un ragazzo di 19 anni a cui sei mesi fa avevo fatto una difficile amputazione della gamba destra alla coscia.
L'angosciosa decisione di amputare l'avevamo presa perchè aveva un enorme sarcoma osteogenico del femore, istologicamente documentato.
La sua famiglia da subito aveva declinato la possibilità di eseguire chemio e radioterapie, a motivo di problemi economici.
Noi avevamo fatto una piccola stadiazione, e non avevamo trovato in quel momento segni di metastasi addominali o polmonari.
La scintigrafia ossea purtroppo non l'avevamo fatta perchè non disponibile se non a Nairobi...e comunque troppo costosa.
L'amputazione, più lontano possibile dal focolaio maligno, ci era sembrata l'unica opzione terapeutica nel suo caso disperato.
Naturalmente questa decisione era stata molto difficile per i suoi genitori, per Antony ed anche per me.
Antony non si è mai ripreso dal trauma psicologico dell'amputazione, ed i suoi cari oggi mi dicevano che a casa è estremamente difficile vivere con lui ed anche solo strappargli una parola.
Oggi l'ho visitato con una lastra del bacino ed una del torace. Gliele avevo prescritte alcuni giorni fa perchè era molto dispnoico e lamentava inoltre un forte dolore all'anca sinistra, un dolore tanto forte da non farlo dormire.
Gli esami radiografici hanno rivelato un quadro disastroso e per me inaspettato, soprattutto per la rapidità con cui si è instaurato dopo il primo intervento.

sabato 23 gennaio 2016

La chirurgia infettivologica

Oggi la giornata è stata pesantissima, con una lista operatoria di tutto rispetto.
Avremmo comunque potuto finire tutti gli interventi entro le 18, se non fossero arrivate le complicazioni...che al sabato non si fanno mai attendere.
Nel primo pomeriggio mi è stato chiesto di fare un’ecografia ad un giovane che da alcuni giorni era ricoverato per una grave forma di gastrite. Aveva una gastroscopia di poco tempo prima e quindi era stato messo in terapia senza fare altri esami diagnostici.
Il dolore però non era migliorato con le medicine, ed in più, da tre giorni, il malato non andava di corpo.
La palpazione addominale era abbastanza tipica di occlusione: la pancia era distesa e molto dolente. L’ecografia dimostrava anse intestinali distese e piene di liquido; c’era anche dell’ascite in peritoneo.
All’emocromo i globuli bianchi erano molto aumentati.
Tutto deponeva quindi per un addome acuto, ma, vista la storia clinica, onestamente ci aspettavamo una perforazione di ulcera gastrica o duodenale.
Invece in sede operatoria abbiamo trovato un volvolo ileale causato da aderenze molto resistenti su un pacchetto di linfonodi della parete addominale posteriore.

venerdì 22 gennaio 2016

Incontro Volontariato 9 e 10 Aprile 2016

Associazione Volontari Cottolengo Mission Hospital Chaaria – Kenya (onlus) 

Sede legale: Via Cottolengo 13 – 10152 TORINO 
htps://facebook.com/pages/Associazione-volontari-missioni-cottolengo 



TORINO: 08.30 - 18.00 SABATO 9 APRILE 2016
per il servizio sanitario a Chaaria


08.30 - 18.00 DOMENICA 10 Aprile 2016

per il servizio generale

in Africa (Buoni Figli e bambini)

in Ecuador (Anziani di Tachina e Manta)

per il sevizio fisioterapico e ospedaliero in Ecuador 

Anziani a Tachina e Manta

CON UNO SPECIFICO FOGLIO DI AVVISO VERRA' COMUNICATO SVOLGOMENTO ORGANIZZATIVO DELLA GIORNATA

LA PARTECIPAZIONE AL PROGRAMMA DI AGGIORNAMENTO OBBLIGATORIO PER IL SERVIZIO 

NEI CENTRI MISSIONARI DI CHAARIA (KENYA) E TACHINA (ECUADOR)

(SI RICHIEDE LA PUNTUALITA' E LA PRESENZA A TUTTE LE LEZIONI PROGRAMMATE)

Responsabile Formazione: D.ssa ML. FERRANDO

Lino Marchisio


Grazie a tutti

Carissimi amici,
oggi è stata una giornata veramente speciale, pur nella sua ferialità. E' iniziata a mezzanotte in sala operatoria per un cesareo: e quale modo migliore avrei avuto di celebrare l'inizio della mia giornata di compleanno, se non in sala operatoria a far nascere un bambino che festeggerà il suo compleanno insieme con me?
Poi, già alle lodi mattutine Fr Giancarlo ha pregato per me e per le mie intenzioni.
Sono andato a Messa in parrocchia insieme ai Fratelli, ed a colazione mi sono trovato il regalo della comunità: uno stupendo kitenge africano di colore azzurro...i Fratelli lo sanno quanto mi piacciano questi camicioni!
Sono andato a lavorare sereno, con il cuore pieno di riconoscenza per il dono della vita: non posso non rendermi conto che ormai gli anni sono 54, e che mio papà per esempio a questa età non ci è mai arrivato perchè è morto a 51 anni.
Non era un pensiero triste, ma la constatazione tranquilla che la vita è un dono e che d’ora in poi devo prendere ogni istante come un regalo del Signore.
I membri dello staff sono stati molto carini e tantissimi mi hanno fatto i loro auguri personalmente.
E che dire di tutte le persone che mi hanno scritto su facebook o per mail!
Non sono riuscito a rispondere a tutti, perchè i messaggi sono stati centinaia e centinaia.
Sono stato sommerso di auguri, e questo mi ha commosso e mi ha molto incoraggiato: spesso infatti, stando in ospedale tutto il tempo e non avendo molti contatti con l’Italia, tendo a pensare che la gente si sia ormai scordata di me. 

Buon Compleanno!!!

Buon Compleanno!!!
Carissimo Fratel Beppe,
è con sincera gioia che ti facciamo i nostri migliori auguri per il tuo compleanno!
Non trovando le giuste parole per esprimerti i nostri sentimenti, vogliamo riproporre a te e a tutti i lettori del blog alcuni stralci del recente articolo di Maria Pia Bonanate apparse sulla rivista “Credere” del 3 gennaio scorso. 
Sono parole scritte da Maria Pia, ma che potrebbero essere ripetute sinceramente da ognuno di noi. Sono parole che esprimono quel “molto” che è nel cuore di ognuno di noi e che per vari motivi non siamo mai riusciti ad esprimerti. 
E’ il nostro “piccolo” regalo per questo tuo compleanno. 
Leggile pensando ad ognuno di noi, siamo sicuri che Maria Pia sarà contenta di questo “piccolo furto”!

“C’è una luce nei suoi occhi che arriva diretta da un grande cuore e ti fa sentire subito bene. C’è un sorriso gentile e affettuoso sul suo volto che trasmette serenità e pace. C’è nella sua voce e nelle parole quell’umiltà che annulla ogni distanza. La sua fede non passa attraverso ragionamenti teologici, si alimenta nel quotidiano, spontaneo, dedicarsi a quegli «ultimi fra gli ultimi» nel cui volto riconosce quello di Cristo. (...) 
Quando aveva già iniziato a prestare la sua opera nell’ospedale torinese della Congregazione, gli venne chiesto di andare in Africa, al “Cottolengo Center”, pochi chilometri dall’equatore, dove erano accolti “i buoni figli” e c’era un piccolo dispensario. Era il 1998. 

giovedì 21 gennaio 2016

Il linguaggio dei gesti

Sono arrivati da Marsabit, portandomi la figlia diciottenne.
Nessuno di loro parla Kiswahili, ma solo il Rendille.
La ragazza ha una grossa massa al seno di destra: considerato che ha solo diciotto anni, speriamo che non sia maligna, ma è in effetti così grossa che l'istologico lo faremo per sicurezza.
In qualche modo riusciamo a comunicare con questi genitori: il linguaggio dei gesti è quello che ci aiuta di più.
Decidiamo che la mamma sarà ricoverata insieme alla sua ragazza per aiutarla nel post-operatorio, mentre il papà (che qualche parola di Kiswahili la conosce) dormirà in un alberghetto vicino all'ospedale, in caso avessimo bisogno di lui per comunicare con le sue donne.
Prepariamo la ragazza per l'intervento.
E' un peccato doverle chiedere di sacrificare le collane che ha al collo: sappiamo infatti che per una donna Rendille queste collane rappresentano molto, che ogni anno se ne aggiunge un giro e che non si devono togliere per tutta la vita. Ma la loro dimensione ed il fatto che in effetti sono impolverate e sporche, controindicano in modo assoluto di lasciargliele al collo durante l'intervento in sala.
Programmiamo un'operazione di tipo conservativo, in cui rimuovere il tumore e lasciare quanta più mammella possibile, in modo da non creare deturpazioni estetiche troppo gravi in una giovane donna da poco sposata.

mercoledì 20 gennaio 2016

Lezione magistrale per medici a Meru

Questa sera alle ore 19 sono stato il relatore di una lezione che si è tenuta presso l'Ordine dei Medici di Meru (Kenya Medical Association. Meru Division).
L'argomento affidatomi è stato piuttosto impegnativo, ma, con l'aiuto insostituibile della dottoressa Nadia Chiapello che mi sostiene nel preparare le presentazioni power point, la lezione magistrale è stata un vero successo.
Sono riuscito nella mia carrellata di fisiologia ed ematologia, a tenere viva l'attenzione dei colleghi su situazioni e patologie in sè molto difficili ed a volte anche rare.
Il numero dei colleghi partecipanti è stato notevole, a sostegno del fatto che ora sanno che le presentazioni di Chaaria sono in genere interessanti e preparate con impegno e competenza.
Anche questa è stata una nuova occasione in cui abbiamo presentato il nostro ospedale come un centro di eccellenza in cui si fa dell'ottima medicina e della seria ricerca scientifica, oltre che un luogo di servizio e di carità.

martedì 19 gennaio 2016

Festa dai Buoni Figli

E' stato molto bello oggi nel nostro gruppo dei "Buoni Figli".
Father Ntoiti è venuto a celebrare la Messa per loro come tutti i martedì, e questo è un momento atteso e gioioso per tutti i ragazzi.
Però oggi, dopo la celebrazione c'è stata una sorpresa ed una bella novità rispetto alla normale routine della loro vita un po' monotona Dolores infatti, con grande sacrificio personale, ha preparato una bellissima festa proprio per loro: ha cucinato una pizza appetitosa, delle crostate stupende, dei bomboloni ripieni ed una bella torta alla frutta. Per i "Buoni Figli" Dolores aveva anche acquistato delle bibite che essi hanno naturalmente gradito moltissimo.
La festa si è svolta sotto il nuovo tendone del cortile del centro, dove tutti i ragazzi possono trovare riparo sia dal sole che da un inaspettato acquazzone (non raro quest'anno a causa del fenomeno El Nino).
Oltre allo staff del centro, alla festa hanno partecipato i Fratelli, le Suore ed i Volontari. E' stato un bel momento per passare un po' di tempo con i ragazzi in modo diverso, e per far loro sentire il nostro affetto ed il bene che loro vogliamo.

lunedì 18 gennaio 2016

Emergenza

Siamo stremati perchè da stamattina alle 8 il flusso di pazienti non si ferma.
Abbiamo operato tanto e stiamo ora finendo una frattura di femore piuttosto complessa in un ragazzino di quattordici anni caduto da un albero di mango.
Sono quasi le 14 e l'operazione è a buon punto.
Ho chiuso muscolo e fascia dopo la fissazione interna dell'osso.
Mancano solo il sottocute e la cute. Poi bisogna mettere la doccia gessata.
Ecco però che arriva la notizia che mi rovina il pranzo: "distress fetale da Kaongo. Condizioni fetali pessime e situazione della madre molto precaria perchè si tratta di emorragia ante-partum".
Decido di lasciar finire a Makena, Marcella e Mbabu l'intervento ortopedico. Io, con Mama Sharon e Jesse, corro per l'emergenza ostetrica.
Ci mettiamo meno di sessanta secondi ad entrare in "sala operatoria piccola". In pochissimi minuti estraiamo il piccolo... che però non dà segni di vita.
Jesse lo rianima a lungo, ma non c'è niente da fare.
La paziente ci è stata trasportata in ritardo. Il suo bambino è in Paradiso.
Cerchiamo di fare le cose bene almeno per lei ed il cesareo finisce apparentemente senza problemi.
Ma, uscito di sala, mi rendo conto che Mbabu e Makena hanno già terminato la pausa pranzo e stanno portando in "sala operatoria grande" la paziente della cisti ovarica: "Datemi solo cinque minuti. Devo mangiare qualcosa, se no crollo in sala per ipoglicemia"
E così la giornata di oggi continua caotica e convulsa fino oltre alle 18.30.

Amina

Dice di avere 13 anni, ma il suo corpo maturo non corrobora la sua affermazione.
Forse non è mai andata a scuola e non conosce la sua vera età.
Secondo me di anni ne ha circa 16 o 17.
E’ una bella ragazza minuta e non troppo alta.
Proviene dal Nord, e questo aumenta le difficoltà per noi, in quanto la comunicazione è praticamente impossibile senza l’intervento di un interprete.
Le donne che l’accompagnano parlano solo il Rendille come lei, e bisogna ricorrere ad un uomo che invece conosce il Kiswahili
Il suo pancione enorme la rende in qualche modo goffa e sproporzionata. Le sue gambe sono gonfie ed il respiro difficoltoso.
Amina è mansueta e come rassegnata: sembra un agnellino condotto al macello.
Non parla e guarda tutti di sottecchio, cercando di mantenere sempre lo sguardo basso, come probabilmente è d’obbligo nella sua cultura tribale.
Il personale di sala parto mi richiede un’ecografia per escludere una gravidanza gemellare, ma il traduttore, che non è neppure suo marito, comincia a darmi problemi. Mi dice che, siccome io sono un uomo, devo far fare l’esame da una dottoressa: oggi però è domenica, e la dottoressa non c’è.
Alterchiamo un po’ ed alla fine riesco a convincerlo. Faccio l’eco e confermo quanto già le ostetriche sospettavano.

La proposta di Pier Luigi Rizzini (http://www.socialidarity.it/)


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Careersharing.com è una nuova piattaforma web di economia solidale e collaborativa per il lavoro e per il futuro delle persone. Un nuova modalità collaborativa e di network che condivide e rende disponibili competenze lavorative ed esperienza di vita di esperti senior per aiutare le persone a scegliere la loro strada.
Stiamo cercando un@ volontari@ senior (possibilmente donna) con una lunga esperienza di lavoro e volontariato che sia disponibile a spiegare cosa significa vivere e lavorare in Africa, specialmente in campo sanitario in linea con i valori umani e solidali della comunità e dell'ospedale di Chaaria.
Il nostro obiettivo è raccogliere il desiderio di vivere e lavorare in modo più coerente con i valori personali che molte persone fanno sempre più fatica a ritrovare nella loro vita quotidiana. C'è spesso molta stanchezza e insoddisfazione nella vita di persone che stanno cercando di fare meglio e di più, allo stesso modo mancano loro le informazioni e gli strumenti per capire cosa possono fare e come possono farlo.
Per molti perciò è importante potere contare su persone che mettano in condivisione l'esperienza di vita e di lavoro e che assumano il ruolo di "mentori", orientandoli nelle scelte di vita e aiutandoli ad imboccare nuove strade.

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Pier Luigi Rizzini 
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Skype: p.l.r. 






sabato 16 gennaio 2016

Il sabato del villaggio

Il sabato del nostro sperduto villaggio di Chaaria, per molta gente che qui vive, è probabilmente identico a quello che Leopardi descrive. Certamente i ritmi vitali di Chaaria non sono molto diversi da quelli ottocenteschi descritti dal nostro grande poeta.
Ma il sabato dell'ospedale è totalmente diverso.
Per noi è diventato una specie di incubo: siamo di necessità sotto staff, perchè ci sono i riposi da dare al personale, ma la gente continua ad affluire sempre più numerosa. L'ambulatorio brulica di pazienti, ma al sabato abbiamo solo un clinical officer, invece dei quattro solamente in turno.
Di medico ci sono solo io perchè la dottoressa ha il weekend libero. In reparto gli infermieri sono di meno e si sentono tirati, perchè i letti sono tutti pieni.
Oggi, con il personale di sala ai minimi termini, abbiamo avuto una seduta operatoria da paura, a cui si sono aggiunte due emergenze: un'occlusione intestinale ed un cesareo d'emergenza.
Si corre dal mattino alla sera, ed il sabato ormai è diventato una normale giornata feriale. Provi qualche moto di innocente gelosia quando vedi i volontari che vanno a fare la gita a Meru in pomeriggio, visto che loro sono liberi. Ma la tua vita è qui in ospedale, e lo sai che il tuo sabato non è nel villaggio a passeggiare o a bere una birra in un locale: il tuo posto è tra i malati che hanno bisogno di te e che a te si affidano.
Il sabato sera ti senti morto di fatica, ma qualcosa nel cuore di fa sentire rilassato: sarà perchè domattina dormirai un'ora in più in quanto la preghiera  è più tardi, o forse sarà quel senso di soddisfazione che ti fa dire: anche oggi ho fatto tutto quello che potevo.

Fr Beppe

venerdì 15 gennaio 2016

Makena

“Che cosa fai qui stasera? Sei già tornata in ospedale con il bimbo? Sei stata dimessa ieri mattina! C’è di nuovo qualcosa che non va?”
Nei suoi occhioni bellissimi spuntano due lacrimoni (lo so che Makena è molto fragile e che la malattia di suo figlio la sta distruggendo).
“Siamo arrivati stamattina alle undici, ma tu eri sempre in sala. Ora il bimbo non c’è più...”
A questo punto Makena scoppia a piangere ed io mi ritrovo paralizzato e senza parole.
Avevo ricoverato suo figlio di nove mesi in condizioni disperate. Aveva un pancione enorme a causa dell’ascite e gli occhi giallissimi a motivo dell’ittero. Avevamo disperatamente cercato la causa di questa situazione, ma ci eravamo arenati a causa della scarsità dei nostri mezzi diagnostici. In qualche modo eravamo riusciti ad escludere una patologia tumorale, perchè il citologico sull’ascite era negativo. Troppo pericoloso sarebbe stato fare una biospia epatica: avremmo potuto uccicere il bambino con una emorragia interna. Gli esami clinici eseguiti ci avevano gradualmente portati ad una diagnosi di cirrosi epatica di eziologia non infettiva: probabilmente una cirrosi biliare primitiva o qualche altra forma congenita. Con qualche paracentesi, con i diuretici e con le altre poche terapie a nostra disposizione, eravamo riusciti, se non altro, a ridurre l’irritabilità del piccolo e ad incrementare un po’ l’appetito.


giovedì 14 gennaio 2016

Definire Chaaria

Non e’ per niente facile dare una definizione compiuta di Chaaria, forse perche’ Chaaria e’ una realta’ molto emotiva, ed e’ difficile tradurre i sentimenti in parole scritte.
Chaaria e’ una realta’ sentimentale in cui percezioni opposte possono coesistere: la ami e la odi; vorresti scappare, ma non riesci a staccarti da essa.
E comunque Chaaria e’ una realta’ dalle tonalita’ sempre molto forti. Sono occhi che ti guardano imploranti, grida tremende di bambini a cui non trovi una vena o a cui stai facendo una dolorosissima medicazione per una ustione tremenda. Sono anche sorrisi furtivi delle mamme che hai aiutato ad avere un bambino, magari in sala operatoria. Sono lacrime di chi ha perso un parente e non se ne puo’ dar pace.
Chaaria sono centinaia di volti che popolano la tua giornata; sono nomi strani ed a volte fiabeschi che non riuscirai mai a ricordare; sono odori di umano che cambiano a seconda della tribu’ a cui appartiene il paziente che stai visitando.
Chaaria e’ anche una coppia di sposi con cui sei amico e che ti hanno scelto come loro ginecologo di fiducia. Essi vengono da te trionfanti e ti portano la notizia che insieme hanno avuto da Dio il dono della gravidanza. 


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