venerdì 17 agosto 2018

Soddisfazioni ortopediche

Sono momenti esilaranti quelli in cui visiti un paziente guarito da una gravissima frattura esposta del femore.
Te lo ricordi in condizioni gravissime, con le ossa fuori, coperto di sangue, terra e detriti.
Rammenti l'intervento tutt'altro che facile e poi l'angoscia del post-operatrorio in cui temevi l'osteomielite.
Poi te lo rivedi davanti alla visita di controllo; entra nello studio camminando e senza usare il bastone. 
La ferita cutanea e' completamente guarita. Lui dice di non avere male quando deambula.
Gli chiedi di rannicchiarsi per vedere se la funzionalita' del ginocchio e' conservata, e rimani sorpreso dalla sua agilita', certo superiore alla tua.
Gli chiedi se ha ripreso a lavorare e se puo' nuovamente pensare alla sua famiglia e guadagnare il pane per i suoi figli, e lui ti risponde che e' tornato nei campi e che puo' mungere la mucca.
Poi ti saluta con un grosso ASANTE (=grazie) e dice che, se non fosse stato per SIGN e per questo ospedale, sarebbe stato certamente un candidato all'amputazione.
Tutto questo vale di piu' di qualunque stipendio.
Sono esperienze di gioia interiore e di immensa soddisfazione umana e spirituale.

Fr Beppe

giovedì 16 agosto 2018

Ferragosto

Non e' una giornata festiva in Kenya, e non ci si accorge di niente, a parte il fatto che la Messa al mattino e' parecchio piu' lunga in quanto si canta il gloria ed il credo, e ci sono due letture.
Soprattutto si tratta di una giornata feriale all'ospedale di Chaaria, dove abbiamo lavorato da mane a sera con ritmi molto pesanti in tutti i dipartimenti e soprattutto in sala.
E' un periodo di grandissimo impegno e di tantissimi malati gravi che cerchiamo di aiutare come possiamo.
Alla sera pero' abbiamo organizzato un bel momento tutti insieme e ci siamo ritrovati con i volontari per una cena fraterna, per due chiacchiere... ed anche per due salti di danza al ritmo di musica africana.
Niente di particolare, perche' poi bisognava tornare in ospedale per il giro serale dei pazienti.
E' stato comunque un momento diverso che ci ha ricordato che, pur nella continuita' del servizio ai malati ed ai poveri, oggi era anche festa...almeno in Italia.
Siamo andati a letto con la testa svagata e ricaricata, pronta alle continue sfide del nostro servizio.

Fr Beppe

mercoledì 15 agosto 2018

I tumori a Chaaria

Quando ero studente si diceva che in Africa le neoplasie sono molto rare. Lavorando qui per anni ormai, e facendo esperienza anche in zone ancora piu’ difficili, come per esempio il Sud Sudan, mi sono reso conto che questa affermazione era viziata in partenza.
a) Il primo problema e’ rappresentato dall’abilita’ diagnostica in Africa: pensando a certi villaggi sperduti, alla poverta’ che vi regna, per esempio in Sudan, ma anche in certe aree vicine a noi, e’ evidente come i dispensari locali non abbiano la capacita’ di “trovare” un tumore.
Quasi sempre queste strutture si limitano a poche diagnosi, spesso di natura infettiva. Cio’ da una parte porta ad una sovraestimazione di ncerte patologie: ogni forma di febbre per esempio e’ consideratan malarica ed ogni diarrea viene curata come amebica o secondaria a tifo addominale (Widal positivo).
Dall’altra si perdono per strada le diagnosi piu’ complesse, sia perche’ non ci sono medici nei servizi piu’ periferici, siamo soprattutto per mancanza di strumenti diagnostici quali ecografia, TAC, colon o gastroscopia, biopsia. E anche quando queste ultime sono disponibili, sono spesso cosi’ costose da essere al di fuori delle possibilita’ economiche di molte persone.

martedì 14 agosto 2018

Servizi umili e nascosti

Mi commuove sempre vedere Sr Evanjeline che lavora da mattino a sera lavando i panni dei nostri Buoni Figli, stendendoli al sole, stirandoli e riordinandoli nei loro armadi.
E' un servizio nascosto, che pochi vedono e che molti non considerano.
Un servizio necessario ed importante per il benessere dei nostri ragazzi, ma che non trova necessariamente il plauso dei volontari e della gente che ammira Chaaria.
In genere tutti pensano agli interventi chirurgici che si fanno, alle vite che si salvano, ai bambini che facciamo nascere, ma pochi pensano alle figure nascoste come quelle di Sr Evanjeline, che, con il sorriso sulla bocca dal mattino presto alla sera tardi, serve i Buoni Figli in una maniera assolutamente materna.
La vedo muoversi a suo agio tra i fili dello stenditoio. Si sente a suo agio e non lo fa con umore sforzato.
E non solo questo! Nel suo lavoro sa sempre portarsi appresso qualcuno dei ragazzi.
Prima era Mururu quotidianamente con lei a stendere; ora e' Riungu che si destreggia tra i panni bagnati varie ore al giorno.
Ecco quindi che la nostra sorella non si occupa solo della lavanderia e del guardaroba, ma in modo semplice funge anche da terapista occupazionale per i Buoni Figli, che la seguono con naturalezza perche' la sentono mamma.

lunedì 13 agosto 2018

Una sentenza senza appello

Erick ha 9 anni. Alcuni giorni fa e’ uscito di casa per giocare con altri bimbi. Dopo alcune ora e’ rientrato dalla mamma dicendo che un altro bambino lo aveva colpito al torace tirandogli una pietra.
La madre ha per la prima volta notato una escrescenza dura al lato sinistro della gabbia toracica, ed ha pensato ad un ematoma secondario a quanto era stato fatto al figlio.
Pochi giorni piu' in la', improvvisamente, Erick ha sviluppato una paralisi flaccida degli arti inferiori, con anestesia sensitiva dal torace in giu’.
Inoltre e’ diventato totalmente incontinente per feci ed urina.
E’ stato portato nel nostro ospedale circa due settimane piu' tardi per approfondimenti diagnostici.
La lastra del torace ha dimostrato un versamento pleurico sinistro “sotto pressione”, con totale collasso del polmone e spostamento mediastinico controlaterale. Inoltre il radiologo segnalava una costa semidistrutta, a livello di quello che la mamma pensava sede del trauma.

domenica 12 agosto 2018

Gruppi sanguigni a Chaaria

1) Il gruppo in assoluto piu’ frequente e’ quello 0 positivo, che e’ presente nel 70% dei nostri pazienti.
2) Il secondo in ordine di frequenza e’ il B positivo: tale dato dedotto dai nostri registri sembra in dissonanza con quelli degli altri ospedali del Meru dove il gruppo A si colloca al secondo posto.
3) A Chaaria viene quindi il gruppo A positivo, mentre l’AB positivo e’ decisamente raro.
Il Rhesus negativo rimane una eccezione e normalmente non abbiamo sangue in frigo con tali caratteristiche. In caso di bisogno urgente dobbiamo fare richiesta alla banca del sangue di Meru, sperando che abbiano qualche sacca con Rh negativo.
Il fatto che la maggior parte dei riceventi sia di gruppo zero crea delle enormi difficolta’ di reperimento dei donatori; ecco perche’ il governo insiste molto sul fatto che, nei limiti del possibile, non si trasfonda mai una sacca di gruppo zero ad un paziente di gruppo diverso.
La carenza di sangue e’ cronica e spesso non ne abbiamo neppure per le emergenze.
Ecco perche’, almeno per gli interventi programmabili, sto cercando di partire con l’autotrasfusione, che da una parte assicura al paziente/donatore che il suo sangue sara’ certamente disponibile per l’operazione, e dall’altro ci libera dalla necessita’ di mandare il sangue a Nairobi per lo screening. Il sangue auto-trasfuso appartiene infatti gia’ al paziente che subira’ l’intervento.

sabato 11 agosto 2018

Capita anche questo...

Mi scrive uno sconosciuto ammiratore da un Paese Europeo che non cito.
In perfetto inglese mi dice che ammira molto la nostra opera a Chaaria, il servizio per i piu’ poveri e la nostra donazioni incondizionata.
Cita dei progetti portati avanti da Chaaria, e fa riferimento anche ad un anziano sacerdote italiano che conosco bene.
Poi passa alla parte pratica e mi dice che vuole fare una donazione economica per aiutare la nostra causa.
Ovviamente la cosa non puo’ farmi che molto piacere, vista la cronica precarieta’ della situazione economica di Chaaria. Senza indugio rispondo che lo ringrazio molto e che ne sono stra-felice.
L’indomani mi scrive ancora e mi allega una ricevuta di una grossa donazione, gia’ fatta presso la sua banca. Mi dice che i soldi dovrebbero arrivare in quattro giorni. C’e’ solo una condizione, e cioe’ che i due terzi sono per l’ospedale, mentre un terzo e’ per uno studente che lui da tempo sponsorizza e che sta per laurearsi in medicina. 
A questo studente mancano solo gli esami finali ed i soldi necessari per pagare le ultime tasse scolastiche.

venerdì 10 agosto 2018

Giorni intensi

Sono state giornate molto dure.
Abbiamo operato tantissimo, ma soprattutto abbiamo avuto casi difficilissimi in sala.
Abbiamo avuto ben due addomi acuti da perforazione di ulcera duodenale. Mentre iniziavamo ad operare il primo, immediatamente dopo l’induzione dell’anestesia generale, il paziente ha complicato con un arresto cardiaco. 
Jesse e’ pero’ stato molto bravo con le sue manovre di rianimazione ed abbiamo potuto fare l’operazione. Il malato e’ ora in buone condizioni anche se non e’ ancora dimesso e si sta alimentando solo con latte.
Il secondo perforato era un vecchietto in condizioni pessime, il quale gia’ prima dell’intervento aveva crisi di ipoglicemia estrema. 
Anche lui siamo riusciti ad operarlo, ma l’indomani mattina siam dovuti rientrare in sala perche’ il drenaggio della doccia paracolica destra drenava tantissima bile: alla laparatomia abbiamo trovato che la perforazione duodenale aveva causato anche un buco nel dotto cistico.
Non e’ stato pero’ possible pensare ad una colecistectomia, perche’ la cistifellea era tutta infiammata ed adesa al duodeno. 
Abbiamo percio’ optato per un drenaggio biliare esterno con colecistostomia, in attesa che le condizioni si stabilizzino per tentare una colecistectomia su un terreno tanto compromesso. 

giovedì 9 agosto 2018

Speriamo

Giornata davvero pesante, iniziata alle 6 di mattina con un cesareo urgente.
Poi tante fratture da operare, con in mezzo altri due cesarei ed una appendicite acuta.
Alle 18,30 quasi non riesco piu’ a respirare e spero che sia finita.
Anche la pausa pranzo e’ stata di 10 minuti, ma ora non ce la faccio proprio piu’.
Mi preparo una tazza di calcade’ e mi accingo a guardare le ultime notizie sull’ANSA online… ma sento bussare alla porta del mio studio.
Agnes e’ agitata e mi dice che c’e un bambino di cinque mesi con una invaginazione intestinale.
Vorrei sparire ma non posso farlo.
La seguo in pediatria e rimango fulminato dalla bellezza della mamma, che avra’ si’ e no 18 anni, ha un viso dolcissimo e sereno ed un occhio pieno di speranza. In lei non vedo paura o desolazione. Che strano!!!
Le faccio alcune domande sulla salute del piccolo: secondo lei stava bene fino a ieri, quando ha smesso di andare di corpo ed ha iniziato a perdere sangue dall’ano.
E’ calma e sorridente…forse non si rende conto della serieta’ della situazione.
Il bimbo e’ dispnoico ed ha l’addome molto teso…bisogna tornare il sala subito!
La mamma non ha problem a firmare il consenso.
Mbabu dal canto suo e’ bravissimo come sempre con l’anestesia pediatrica.
Io apro l’addome, sostenuto dale mie assistenti piu’ brave (Makena e Marcella).
Tutte le anse sono distese, ma poi troviamo effettivamente una lunga invaginazione che dalla valvola ileo-cecale arriva al retto.

Lo spirito della morte ha vinto ancora

Gideon ha 32 anni. Lo hanno appena portato in condizioni gravissime.
E’ molto agitato, ed incosciente. Si dimena e sembra che abbia una rigidita’ nucale.
Provo a dargli dei pizzicotti, ma non sembra sentire alcun dolore.
Semplicemente continua con i suoi movimenti inconsulti; ha la pressione bassa e sudorazione fredda. Non ha febbre. Lo visito sommariamente perche’ mi han gia’ chiamato per un cesareo.
Per ora soprassiedo alla puntura lombare e preferisco iniziare la terapia di associazione per meningite e malaria cerebrale.
Stupidamente la fretta mi fa dimenticare di mettere una mano sulla sua pancia.
Esco dalla stanza e lascio il paziente con l’infermiera, dicendole di testare la sua emoglobina e di raccogliere il sangue per la goccia spessa.
Vado a cambiarmi per il cesareo, ma, prima che io possa entrare in sala vengo chiamato di nuovo in room 17: Gideon e’ gia morto.... pochi minuti dopo la mia visita. 
Non riesco a capacitarmi. Solo ora mi rendo conto che il suo addome e’ disteso. Gli metto una mano sulla pancia, e la sento durissima: quasi inconsciamente decido di fargli un’eco. Le anse intestinali ballano in una gran quantita’ di liquido denso.

martedì 7 agosto 2018

Si cresce insieme

E' bello per noi avere tanta gente che viene ad aiutarci in sala operatoria.
E' uno stimolo continuo alla crescita sia professionale che umana. Con i nuovi volontari impariamo sempre tanto, soprattutto quando realizzano con noi un rapporto positivo e cordiale.
Crediamo che sia anche molto importante avere gente da tutto il modo che viene a lavorare con noi, perche' apre i nostri orizzonti e ci fa capire modi diversi di lavorare e di affrontare i problemi.
In questo crediamo che Chaaria sia davvero una esperienza globale/mondiale, con potenzialita' grandissime ed ancora da esplorare appieno.
Noi siamo come delle spugne e assorbiamo tutto quello che ci viene insegnato: siamo davvero desiderose di conoscere sempre di piu' e di lavorare sempre meglio.
Ovviamente, impariamo di piu' da coloro che prima diventano nostri amici e che anche rispettano quello che sappiamo fare.
E' ovvio infatti che anche prima dell'arrivo di un certo volontario, noi gia' facevamo molti interventi. Li facevamo a modo nostro, come ci e' stato insegnato a scuola e come hanno fatto sia il Dr Beppe che volontari venuti in precedenza a Chaaria.
Ogni miglioramento ed ogni nuova proposta dovrebbero sempre tener presente le nostre attuali competenze, che non sono zero, anche se non sono certamente perfette.
Pensare che prima di un certo volontario non ci fosse attivita' chirurgica sarebbe puerile, oltre che un falso storico.

lunedì 6 agosto 2018

Gravidanza extrauterina

E’ una delle emergenze chirurgiche piu’ frequenti nell’ospedale di Chaaria.
Statisticamente viene al terzo posto, dopo il raschiamento uterino per aborto incompleto ed il cesareo per travaglio complicato.
Quasi sempre si tratta di una gravidanza tubarica, e nel 100% dei casi le pazienti vengono all’ospedale di Chaaria quando gia’ la gravidanza extra e’ “rotta”, cioe’ quando l’impianto del trofoblasto e la crescita del sacco aminiotico ha fatto “scoppiare” la tuba.
Tale dato ci indica che si tratta quasi immancabilmente di un’emergenza, e che spesso bisogna agire in fretta, su pazienti collassate e gravemente anemiche.
Non sono pero’ infrequenti i casi di cosiddeta “ectopica cronica” in cui il sanguinamento e’ minimo perche’ il grembiule omentale e’ riuscito a circoscrivere l’area ed a trasformarla in un grosso ematoma.
Naturalmente l’ectopica cronica e’ una emergenza piu’ dilazionabile, e le condizioni generali della malata sono piu’ stabili, ma, a causa del ritardo con cui vengono all’ospedale le nostre clienti, l’operazione puo’ essere piu’ difficile, a motivo del fatto che si sono formate aderenze con gli organi circostani, soprattutto con le anse intestinali.

domenica 5 agosto 2018

Le lavatrici che non si fermano mai

Con il numero di pazienti che abbiamo in ospedale, con il giro davvero consistente di interventi chirurgici che ormai caratterizza ogni nostra giornata, inclusa la domenica, le lavatrici non hanno davvero mai posa.
Lavorano notte e giorno senza fermarsi mai.
Il loro rumore di fondo durante la notte e' ormai cosi' normale per me che mi concilia il sonno' anche quando dormo con le finestre aperte.
Importantissima e' anche la centrifuga che ci aiuta a strizzare piu' velocemente la biancheria in modo da ridurre il tempo in cui la dobbiamo tenere stesa.
Qui fa caldo, ma soprattutto quando piove o non c'e' il sole, a volte capita di finire la biancheria, prima che quella lavata e stesa sia asciutta.
Il personale della lavanderia lavora tantissimo, in quanto c'e' una fase di sgrossatura dello sporco piu' pesante (feci, sangue e detriti organici) che viene fatto a mano in grandi vasconi.
Poi le macchine lavano di nuovo tutto a 90 gradi, per arrivare ad un alto livello di attivita' battericida.

sabato 4 agosto 2018

Apprendimento continuo...

Ha concluso oggi la sua collaborazione con la nostra attivita' ortopedica il Dr Valerio Mastroianni, per la prima volta a Chaaria.
Sono stati giorni intensi e senza pause.
E' stato con noi due settimane, in cui non c'e' stato un giorno libero dalla sala operatoria, a cominciare dal mattino presto, fino alla sera tardi.
Abbiamo operato tante persone...tante di piu' di quelle che avrei potuto operare se fossi stato da solo.
Abbiamo ridotto l'attesa per l'intervento che ormai puo' essere anche di 5 o 6 giorni, a causa del superaffollamento in sala: in queste due settimane invece, spesso abbiamo operato le fratture entro le prime 12 ore dal ricovero.
La sua presenza ha portato anche nuovi modi di vedere, nuovi approcci chirurgici e terapeutici, vie di accesso alle fratture diverse da quelle che noi di solito pratichiamo.
Da questo punto di vista la sua presenza e' stata per me occasione per rivedere le mie pratiche chirurgiche, per modificare accessi alle fratture forse non completamente adeguati, per imparare approcci nuovi.
Sono state due settimane intense di lavoro, e per me anche di studio e revisione delle cose che faccio.
Lavoro quindi, ma anche riflessione.
E' questo un altro aspetto del volontariato, quello di mantenermi sempre in un atteggiamento ricettivo e di apprendimento, in modo da cercare di fare sempre un po' meglio per i nostri malati.

venerdì 3 agosto 2018

Varie definizioni di Chaaria

In questi anni ne ho sentite di cotte e di crude su Chaaria.
C’e’ chi ci esalta a dismisura e chi invece ci sminuisce un po’.
C’e’ chi ha parlato di Chaaria come “la collina dei miracoli”, con una evidente nota di esagerazione, pur motivata da affetto ed ammirazione.
C’e’ chi invece l’ha chiamata “buco nero”, alludendo al fatto che al Cottolengo Mission Hospital i soldi vengono “volatilizzati” alla velocita’ della luce.
In passato alcune persone che non si erano trovate propriamente a loro agio, hanno parlato della nostra Missione come di un carcere, in cui i volontari sono tenuti prigionieri per tutto il tempo della loro permanenza. 
Questa definizione allude al fatto che l’ospedale e’ in una zona rurale, che non offre molte attrazioni quando si va oltre il cancello; si riferisce anche al pericolo che si incorre uscendo dopo il tramonto, cosa che obbliga i volontari a stare in casa alla sera dopo il lavoro.
Oggi ne ho sentita una nuova che da una parte mi ha fatto sorridere, se non fosse molto amara sulle labbra della persona che me l’ha proposta, prima di andarsene: “Chaaria e’ come il Grande Fratello, in cui si e’ sempre tutti insieme ed in cui tutto quello che dici o fai viene scrutato, amplificato e distorto”.

giovedì 2 agosto 2018

Povero non è sinonimo di Santo

Tabitha mi dice che vuole cambiare la terapia perche’ tutte le medicine che le ho dato non le hanno assolutamente arrecato alcun giovamento. 
Dice che l’ameba e’ sempre positiva e che ormai le devo prescrivere qualche nuovo farmaco, magari uno di quelli costosi... perche’, come tutti, anche lei pensa che una medicina piu’ e’ “cara” e piu’ funziona.
Io le dico che vorrei rivedere un esame parassitologico, e le chiedo se e’ in grado di produrmi un campione entro la fine della giornata, in modo che lo possa analizzare io stesso al microscopio.
Tabitha tentenna, e poi dice che e’ gia’ andata di corpo e quindi non sara’ in grado di darmi nulla fino all’indomani mattina. 
Per questo mi chiede di poter andare a casa con il contenitore e di tornare il giorno seguente con le feci raccolte a domicilio. 
Abita vicino e quindi penso che possa andare bene, perche’, se viene immediatamente in ospedale, il campione non sara’ ancora seccato.
Tabitha e’ una delle “cosiddette povere”; cioe’ fa parte di un gruppo che storicamente riceve aiuti alimentari e terapie gratuite dal Cottolengo. E’ poliomielitica, vedova, sola e senza lavoro. I suoi figli, a quanto pare, non possono aiutarla perche’ sono piu’ miseri di lei, e per di piu’ entrambi epilettici.

mercoledì 1 agosto 2018

La filosofia swahili

Mi ero già soffermato in passato sulla bellezza della lingua Kiswahili e sui profondi significati culturali e filosofici di tante sue espressioni.
Oggi sono stato colpito da un altro modo di dire, già sentito in passato milioni di volte, ma particolarmente dolce alle mie orecchio proprio nella giornata odierna.
Lo sapete tutti che la maggior parte del mio tempo è assorbita dalla maternità e da tutte le sue problematiche. Mi occupo quindi molto di vita nascente: di bambini che vengono alla luce senza problemi, ma anche di altri che nascono pretermine e con un sacco di difficoltà a sopravvivere. 
Non mancano nella mia esperienza quotidiana i nati morti o quelli che non ce la fanno e soccombono subito dopo la nascita, senza parlare poi degli aborti naturali e provocati. 
Difficilissimo per me è poi occuparmi di infertilità, quando una coppia non riesce ad avere un bambino dopo anni di inutili tentativi.
Oggi per la prima volta mi sono soffermato con stupore sul modo in cui le donne in Kiswahili dicono che hanno avuto un bimbo.
In Italiano di solito le donne dicono di “aver partorito”, o di “aver dato alla luce un figlio”; in Inglese invece dicono: “I have delivered a child”.

martedì 31 luglio 2018

Il veterano

Il Dr Postini e' il piu' anziano di tutti i volontari, non per eta' anagrafica, ma per anni in cui e' stato fedele al servizio nella nostra Missione.
Ha iniziato il suo volontariato nel 1994, con Fratel Lodovico, quando ancora a Chaaria non c'era l'ospedale ma solo il dispensario.
Lo ringraziamo per la sua presenza anche oggi, 24 anni dopo la prima esperienza.
Il Dr Postini e' da sempre un entusiasta sostenitore del nostro servizio odontoiatrico a Chaaria. Ci crede e lo vuol far crescere.
Ha collaborato molto nella genesi e nello sviluppo di tale servizio, nonche' nella realizzazione del moderno gabinetto dentistico del nostro ospedale.
Anche quest'anno ci ha donato un nuovo miniriunito per la realizzazione delle cure canalari, a sostituzione del nostro, da tempo zoppicante e con vari problemi di funzionamento. Benvenuto quindi ad Enrico Postini per l'ennesima volta. Grazie di cuore per la sua amicizia e perseveranza.
Un sincero ringraziamento anche per questo nuovo dono che migliorera' ulteriormente le condizioni lavorative di Mary e di Eunice, il nostro staff permanente.

lunedì 30 luglio 2018

Info Chaaria: cosette pratiche per i volontari

1) Se scegli di venire a Chaaria con Egypt Air, arriverai all’aeroporto di Nairobi alle 3.45 di mattina. Prima che le valigie siano fuori e tu passi la dogana, saranno quasi le 5. 
Il nostro autista verra’ a prenderti alle 6, per iniziare immediatamente il viaggio verso Chaaria, dove arriverai in pomeriggio.
2) Per il ritorno in Italia con Egypt Air, siccome il check-in inizia all’1.30 del mattino, tu sarai accompagnato all’aereporto la sera prima verso le 22 dall’autista, che pero’ non aspettera’ fino al momento del check-in. Entrerai per conto tuo... Lo abbiamo gia’ fatto con tanti e non ci sono mai stati problemi.
3) Per i voli che arrivano in mattinata o primo pomeriggio (vedi Ethiopian o Emirates), e’ previsto trasporto immediato a Chaaria.
4) Solo per i voli che arrivano alla sera si pernotta al Cottolengo di Langata.
5) Quando sei ancora all’aeroporto al tuo arrivo, chiedi all’autista di indicarti il “bureau de change”, in modo che tu non abbia piu’ problemi a Chaaria per il cambio degli Euro in scellini. Tieni conto che, se vuoi andare al Parco per il safari, ti occorrera’ l’equivalente in scellini di circa 220 Euro.

domenica 29 luglio 2018

I fibromi uterini

Sono certamente molto piu’ frequenti nella donna “di colore” che in quella “bianca”.
Ci sono dati secondo cui il 90% delle donne africane avra’ almeno un fibroma all’eta’ di 29 anni.
I problemi legati ai fibromi sono vari: i piu’ comuni sono le emorragie mestruali eccessive, i dolori addominali, e, nella giovane, l’infertilita’ o gli aborti a varie eta’ gestazionali.
A Chaaria spessissimo ci dobbiamo confrontare con uteri cosi’ grandi che giungono fino al torace. 
Se si tratta di donne oltre la quarantina, con un numero adeguato di figli, naturalmente proponiamo loro l’isterectomia (cioe’ l’asportazione dell’utero insieme ai fibromi). Ma normalmente la giovane non vuole tale intervento, in quanto a tutti i costi desidera avere almeno un figlio.
Noi spieghiamo loro che la miomectomia non e’ un intervento con rischi inferiori a quelli dell’isterectomia; inoltre cerchiamo di far capire che non e’ assolutamente detto che dopo l’operazione si riesca ad avere un bambino effettivamente. Siamo molto chiari sul fatto che, dopo l’intervento, esse devono attendere almeno due anni prima di programmare un’eventuale gravidanza. 

sabato 28 luglio 2018

Che tristezza!

Anna ha partorito da noi circa due anni e mezzo fa. La ricordo bene perche' e' stato un parto con forcipe alle 3 del mattino.
Da circa tre anni affitta un tugurio a Chaaria e con il marito cerca di tirare avanti lavorando a giornata nei campi di coloro che la chiamano.
Una vita poverissima davvero, ma la bimba e bellissima e pareva essere sia il collante che univa i genitori, e sia anche la loro gioia.
Sono una coppia giovanissima. Non credo che Anna abbia piu' di 23 o 24 anni, ed il marito e' piu' o meno suo coetaneo.
Sono emigrati a Chaaria da un villaggio del Tharaka, regione confinante e certamente piu' povera rispetto al Meru.
Oggi e' venuta in ospedale piangendo e mi ha chiesta di aiutarla.
Le ho domandato se lei o la sua bambina fossero malate, ma lei ha scosso la testa.
Poi, tra un singhiozzo e l'altro, mi ha spiegato la situazione: "mio marito mi ha mandata via, insieme alla bambina. 
Non so se e' perche' da tempo non trovo lavoro a giornata e quindi non contribuisco all'economia familiare. Sono due giorni che ne' io, ne' la piccola mangiamo, perche' lui arriva a sera dai campi quando ha gia' mangiato fuori, non ci da' soldi per comprare cibo e ci manda anche a dormire fuori casa. 
Ho chiamato mio fratello perche' mi mandasse un contributo con cui io possa prendere un mezzo pubblico e tornare dalla mia mamma, a cui spieghero' la situazione in seguito. 

venerdì 27 luglio 2018

Settimana dura

Da 7 giorni ormai vivo una situazione di emergenza, non solo perche' in sala si lavora davvero tantissimo, ma soprattutto perche' di notte non si riesce a riposare.
Ci sono state chiamate tutte le notti, ed al 99% sono state legate alla maternita': cesarei d'urgenza alle 2, forcipi per complicazioni del secondo stadio di parto alle 3, placente ritenute alle 4.
Solo in un caso si e' trattato di una crisi asmatica grave alle 4.30 del mattino.
Il difficile, quando hai nottate del genere, e' riprendere sonno dopo la chiamata: ritorni a letto agitato e pieno di adrenalina, e quindi continui a rigirarti tra le coperte con la mente che corre piu' di un treno e non ce la fai ad addormenterti se non mezz'ora prima che suoni la sveglia.
Ti alzi stanchissimo e con il cervello rintronato.
Poi durante il giorno non c'e' tregua: interventi in sala, pazienti ambulatoriali, ecografie, gastroscopie. La pausa pranzo e' ridotta a pochi minuti e la siesta post-prandiale un ricordo di tanti anni fa.
Ci sono momenti della giornata in cui ciondoli e vorresti andare a letto almeno una mezz'oretta, ma non puoi proprio perche' il ritmo e' assillante, ed i malati tantissimi.

giovedì 26 luglio 2018

Lezioni di vita in Africa

Certo, lavorare in Africa insegna molte cose, soprattutto ci rende consapevoli dei nostri limiti, di quello che non sappiamo, e di quello che avremmo potuto far meglio. 
Il rullo compressore della quotidiana fatica spesso smaschera elementi bui del nostro carattere: a volte si corre tutto il giorno, cercando di fare del proprio meglio, e poi verso sera, quando le energie sono ormai “in riserva”, si perde il controllo, si diventa nervosi e ci si scarica contro un paziente che ha il solo torto di essere capitato sotto le nostre grinfie nel momento meno opportuno. 
Anche questi sono comunque momenti utili: all’inizio ci si tormenta nel senso di colpa, si vorrebbe richiamare indietro il malcapitato che invece è già tornato a casa “con la coda tra le gambe”; si corre il rischio dello scoraggiamento, pensando di aver rovinato in un momento quanto costruito durante una faticosa giornata di servizio e di donazione. 
Poi però la pace del cuore ritorna, e si accetta il fatto che non siamo perfetti ed abbiamo bisogno ogni giorno della misericordia di Dio.
Dio sceglie gente imperfetta e limitata per portare il suo messaggio di liberazione; ci vuole bene e ci accetta così come siamo, e desidera da noi solo lo sforzo per fare del nostro meglio. 

mercoledì 25 luglio 2018

Sono in incubatrice

Io ho compiuto 3 giorni, e sono nata pretermine. Quindi, onestamente, per me sarebbe stato molto meglio starmene ancora per un po’ nel calduccio buio ed accogliente dell’utero materno. Invece, per ragioni che non mi spiego, sono venuta alla luce prima del tempo.
Ora peso 1800 grammi... ma ho fame, ed il latte mi piace.
Ah... dimenticavo di dirVi che sono anche io una femminuccia.
Come mi chiamo?
Bella domanda!
Non me l’hanno ancora detto. So solo che la mia mamma si chiama Catherine.
Non solo sono nata sottopeso, ma ora ho un altro problema.
Sono stata partorita a casa, perche’ evidentemente siamo poveri e non avevamo soldi per andare all’ospedale. Poi, quando mia madre ha compreso che ero troppo minuta, ha deciso di portarmi a Chaaria, dove mi hanno condannata all’incubatrice... e non so per quanto tempo!
Ma poche ora dopo il nostro ingresso in ospedale, la mia mamy ha dato segni di comportamenti anormali. Per molte ore non e’ venuta ad allattarmi anche se strillavo: quando finalmente l’ho rivista attraverso il vetro della mia prigione, l’ho sentita urlare che io ero morta ed ero gia’ stata portata nell’obitorio.

martedì 24 luglio 2018

Flash back

Mi trovo davanti una donna smilza e malamente vestita. Ho la netta sensazione di averla gia’ vista, ma non ricordo dove ne’ quando. 
E’ malata di malaria: la vedo provata. Ha la fronte che scotta (almeno 40 di febbre, penso tra me e me). 
Il test della goccia spessa e’ positivo per alta densita’ di parassiti. 
Le chiedo di ascoltarle i polmoni, ed e’ in questo momento che mi accorgo della sua poverta’: sotto un vestito ancora decente, indubbiamente messo solo per l’occasione, vedo una canottiera traforata dai buchi come un pezzo di groviera.
Le chiedo se vuole ricoverarsi. 
La donna piange per il mal di testa ed ha un inutile conato di vomito davanti a me; infatti non esce nulla da quella pancia incavata che probabilmente e’ vuota da giorni a causa del parassita che le impedisce di nutrirsi.
“Vuoi essere ricoverata?”... le ripeto ancora.
“Non ho i soldi!”
Tra me penso che questa e’ veramente una vecchia storia, che tutti tentano di tirar fuori davanti ad un medico bianco... ma la sua maglietta stracciata mi porta a ripensarci.

lunedì 23 luglio 2018

Ciò che mi da speranza per ricominciare domattina

Oggi come al solito i pazienti sono stati tanti, e penso che abbiamo anche cercato di fare del  nostro meglio per tutti.
Abbiamo operato dalle 8.30 di stamattina alle 8 di stasera, e siamo esausti. Certo, anche solo pensando agli interventi fatti, ci sembra di non essere stati inutili, anche se abbiamo dovuto posticipare 3 operazioni a causa di gravi emergenze che hanno alterato la lista ed allungato i tempi.
In questi giorni i pazienti in attesa di intervento sono davvero tanti ed a volte non riusciamo ad operarli entro le prime 24 ore dal ricovero, pur avendo sala anche il sabato e la domenica.
Ecco quindi che molti si lamentano, fanno pressione, urlano anche, perche’ sono da giorni in attesa di una operazione che non viene.
Come e’ difficile a volte far capire alla gente che stai gia’ dando tutto e che piu’ di cosi’ non e’ possibile.
Ogni essere umano e’ un’isola, e si crede il “centro del mondo”: e’ rarissimo trovare qualcuno che rifletta sul fatto che i propri problemi non sono gli unici e non sono necessariamente i piu’ gravi.
Il fatto che ci siano state emergenze in sala, che io abbia lavorato da stamattina presto, che abbia operato 13 persone, non viene mai preso in considerazione da chi si sente cosi’ tanto importante da alzare la voce e lamentarsi.
Non contano i molti casi eseguiti con successo...contano invece quelli che hai posticipato!
Piu’ dai, e meno hai l’impressione di far contenti i pazienti: stranamente sembra che le pretese dei singoli crescano in modo direttamente proporzionale al numero ed alla specializzazione dei servizi da noi offerti e portati avanti con perseveranza 24 ore al giorno.

domenica 22 luglio 2018

Il Bush Hospital

Oggi vi offro una citazione tratta da un libro scritto negli anni '70 da un chirurgo volontario impegnato in prima linea in un ospedale del Kenya. 
A me ha fatto molto piacere leggerla, e ve la offro sia come omaggio all’autore, sia come risonanza su Chaaria: “Bush” (la «brousse» nell’Africa francofona) è per definizione la sterminata campagna incolta del continente africano.
Bush Hospitals (hopitaux de brousse, up-country hospitals, rural hospitals) sono quegli innumerevoli ospedali missionari o statali sparsi nel bush, isolati, separati dalle comunità più grandi da strade malagevoli, sovente da piste impraticabili durante la stagione delle piogge, dotati di corrente elettrica per mezzo di un generatore autonomo a nafta, poveri di acqua potabile.
Il tipico bush hospital ha 50-100 letti, un solo medico, raramente due, e uno staff locale non qualificato, guidato negli ospedali missionari da due, tre religiose europee in genere infermiere diplomate. 
Molto raramente è disponibile un apparecchio radiologico.

sabato 21 luglio 2018

Non solo Ospedale

A volte sentiamo commenti secondo cui a Chaaria l'impegno e l'impegno di risorse siano gravemente sbilanciati verso l'ospedale, con la conseguenza che si faccia poco per i Buoni Figli.
Onestamente ritengo questi commenti fuori luogo in quanto anche per i Buoni Figli cerchiamo di fare del nostro meglio, sia per garantire un servizio davvero personalizzato e sia anche dal punto di vista dei miglioramenti edilizi.
Parlando solo della parte edilizia,e' di giugno la grande opera di sostituzione del tetto, che ora e' nuovo, e fornito di grondaie perfettamente funzionanti per quando piove.
Ora stiamo ultimando l'estensione dello stenditoio esterno e la realizzazione del grande sistema a pannelli solari per l'erogazione dell'acqua calda.
Prima avevamo un impianto di pannelli troppo piccolo, che doveva garantire acqua calda sia ad ospedale che al centro: onestamente sovente non era sufficiente ne' per gli uni, ne' per gli altri.
Ora certamente il centro Buoni Figli avra' acqua calda a volonta'.

venerdì 20 luglio 2018

I matti ci sono anche in Africa...


... E proprio per questo la malattia psichiatrica e’ una realta’ con cui tutti i volontari si dovranno confrontare anche a Chaaria.
Ma quali sono le cause di tali patologie in questa parte del mondo?
Certamente la malaria ha un ruolo importante anche in questo caso, visto che una manifestazione relativamente frequente della forma cosiddetta cerebrale è proprio l’insorgere di psicosi in persone per il passato del tutto normali. Queste forme secondarie a malaria spesso recuperano completamente ed assistiamo ad una totale “restitutio ad integrum”, ma altre volte lasciano sequele psichiatriche che durano anche tutta la vita.
Poi ci sono delle manifestazioni di disturbo mentale secondarie al parto: sui libri vengono classificate come psicosi post-partum: è una
condizione subdola di cui magari non ci si accorge in ospedale e che si sviluppa pian piano quando la puerpera è già stata dimessa. Spesso viene riportata in ospedale dai parenti, dopo che ha tentato di uccidere il bambino; altre volte invece assume strani comportamenti di cui frequentissimo è il bisogno di spogliarsi completamente in pubblico.

Ci sono anche malattie psichiatriche vere, forme di isteria, depressioni gravi, che a volte vengono rese più complesse da una continua mescolanza tra l’elemento medico e quello religioso o magico.
Frequente è il caso di chi si crede posseduto dal demonio; più grave ancora è quando sono i vicini di casa a decidere che un povero malato
di mente deve essere un invasato di Satana. In questo caso è per noi difficilissimo agire: ci sono interferenze sia da parte di sacerdoti o
pastori che invocano l’esorcismo, sia da parte delle famiglie che vorrebbero l’intervento dello stregone per rompere la maledizione.

Ma al di là di tutto, rimane il fatto che la società stigmatizza questi malati, per cui frequentemente vengono abbandonati dalle loro famiglie, sospendono le terapie impostate e finiscono per condurre una vita randagia ai bordi delle strade, dove sovente li vedi mentre,
sporchi e stracciati, cercano qualcosa tra le immondezze. Le donne poi hanno una sorte anche peggiore, e non è raro per noi assistere al parto di uno di questi “fantasmi umani” che ora diventa anche mamma, ma non sa neppure di essere al mondo.
La gente prova repulsione verso di loro. Spesso li allontana con dei bastoni, ed anche io devo ammettere di fare tanta fatica ad
accoglierli: sarà perchè, dopo essere stato picchiato un po’ di volte, ho anche un po’ di paura. O forse sarà perchè mi sento così tanto
ignorante nei loro confronti: ho coscienza di non sapere quasi nulla della malattia mentale; inoltre il più delle volte i nostri sforzi non portano ad un miglioramento stabile. Probabilmente nel mio inconscio la psichiatria non mi piace perchè non accetto “di non essere capace”, di essere totalmente spiazzato di fronte ad un mondo così incomprensibile e tanto difficile da gestire.



Fr. Beppe Gaido 

giovedì 19 luglio 2018

La morte improvvisa

E’ un evento devastante per il medico.
Ti trovi di fronte ad un paziente le cui condizioni sembrano del tutto stabili, e poi all’improvviso il quadro cambia.
E’ come un precipizio in cui il tuo malato continua a cadere, e tu non ci puoi fare niente.
Le cause sono normalmente al di fuori delle nostre possibilita’ diagnostiche, per cui si deve ricorrere alle ipotesi ed al senno di poi.
Il caso odierno sembrerebbe legato ad un accidente vascolare cerebrale: malato che parlava normalmente e poi perde coscienza improvvisamente e non la riprende piu’, al di la’ di tutto il nostro impegno rianimatorio che si e’ protratto per ore ed ore. 
Le sue condizioni che diventano sempre piu’ gravi, fino all’arresto respiratorio con il quale testardamente abbiamo lottato per ore a forza di ambu, di ossigeno e di analettici respiratori.
E poi di colpo si ferma anche il cuore: al che’ ci attiviamo con adrenalina in vena ed intracardiaca, con un massaggio che dura per interminabili minuti che ci massacra anche fisicamente, oltre che nel cervello.

mercoledì 18 luglio 2018

Mariasole

Trovare la vena ad un bambino e' a volte un vero incubo, sia quando il piccolo e' molto grave e le vene sono collassate, sia quando i vasi sono troppo profondi ed invisibili sotto i piani adiposi.
Spesso ci trovavamo di fronte ad un bimbo gravissimo ed in urgente bisogno di infusioni o di trasfusione, e noi non riuscivamo in alcun modo a reperire un accesso venoso.
Ora abbiamo ricevuto un grande dono: uno strumento che illumina la cute con una luce particolare e ci permette di vedere i vasi sotto gli strati cutanei. Con questa nuova macchinetta siamo ora in grado di vedere vene invisibili per il passato e di incannularle molto piu' rapidamente.
Questo dono importante e lungamente desiderato, che ci aiutera' a salvare la vita di molti pazienti, bambini soprattutto ma anche adulti, ci e' giunto grazie a Valentina e Lorenzo che hanno deciso di non accettare alcun dono per il battesimo della loro amata figlioletta Mariasole, ma di raccogliere fondi per Chaaria, fondi che noi abbiamo utilizzato per questo importante strumento.
Grazie di cuore a Mariasole, e buona vita a lei, che cosi' piccola gia' sta aiutando tanti bimbi malati qui a Chaaria.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....