martedì 19 febbraio 2019

Una nuova vita

Sto visitando un paziente in room 17, quando vengo chiamato urgentemente in sala parto. Il bimbo dell’ultimo parto spontaneo e’ veramente in pessime condizioni. Non respira, e’ cianotico e l’attivita’ cardiaca e’ lentissima.
Dalle narici aspiriamo un liquido verde e densissimo: “ha inspirato molto meconio… Prendi subito l’adrenalina, e iniziamo la rianimazione cardiorespiratoria”.
La medicina viene iniettata lentamente attraverso il cordone ombelicale. Monica afferra il piccolo torace tra le dita e ritmicamente usa i pollici per il massaggio cardiaco. Io infondo aria e ossigeno con l’ambu.
Sono minuti eterni, in cui il nostro sudore scorre abbondante anche a causa della lampada che abbiamo acceso a distanza ravvicinata dalla cute del neonato, per assicurargli una adeguata temperature corporea.
Il colore viola delle sue labbra pian piano cambia al roseo, grazie al ritmico pompare e all’ossigeno che entra abbondante attraverso la minuscola sonda di Mayo.
Il battito cardiaco, dapprima non superiore ai 30 al minuto, gradualmente risale fino a valori normali per un neonato.

lunedì 18 febbraio 2019

Questa volta viene dalla nostra maternità

Il piccolo orfano nella foto ha circa una settimana di vita.
Sta bene, mangia e non ha problemi, a parte il fatto di essere qui con noi in orfanotrofio, ed a parte il fatto che la sua mamma e' morta di parto proprio qui da noi nella nostra maternita'.
Non ha ancora un nome.
Aspettiamo che la sua famiglia ci dica un giorno come chiamarlo, appena superato lo shock della morte della sua mamma.
Chi mi legge con costanza, sa che il fattaccio e' successo qui nel nostro ospedale, nel cuore della notte..esattamente alle 4.20 di mattina.
Parto apparentemente tranquillo e poi rapida perdita di coscienza della donna che non sono riuscito a salvare perche' e' morta quando ancora facevo le prove crociate per la trasfusione. L'abbiamo rianimata, ma tutto e' risultato invano.
Ora la mamma e' sepolta ed il piccolino e' con noi nel piccolo reparto orfanelli, per volere della famiglia, fino a quando riusciranno a riorganizzarsi ed a riprenderselo a casa.
Sono molto abituato a ricevere orfani da altre strutture.
Lo sono un po' meno, quando gli orfani arrivano dalla nostra maternita'...provo un grandissimo senso di colpa.
Mi spiace per quella giovane donna, e cerco di raddoppiare il mio amore a questo bambino, a cui mi sento ancor piu' legato, perche' ero la' quando e' nato ed ero ancora la' quando la sua mamma ha dato l'ultimo respiro. 

domenica 17 febbraio 2019

Quotidianamente tra la vita e la morte

Joyce e’ incinta di 8 mesi. E’ venuta in ospedale perche’ non avverte
i normali movimenti del feto nella sua pancia. La faccio accomodare sulla barella e inizio a fare l’eco. 
La verita’ mi si presenta davanti immediatamente nella sua durezza, in quanto localizzo immediatamente il cuore fetale, ma non ne vedo alcun movimento. 
Prendo un po’ di tempo, perche’ e’ sempre difficile iniziare un discorso del genere:
“Hai altri figli?”
“Si’, ne ho uno di 3 anni”.
“Sai, a volte le gravidanze hanno dei problemi. Ci sono dei difetti di fabbrica, per cui madre natura, invece di permettere la nascita di un bimbo che non avra’ salute, preferisce che il feto non venga neppure alla luce”.
“Vuoi dire che il mio bambino e’ morto dentro di me?”
Abbasso lo sguardo ed annuisco con un cenno del capo.
La reazione di Joyce e’ stata drammatica, molto piu’ violenta di quanto mi aspettassi. Ha iniziato a piangere forte e a chiedersi perche’ proprio a lei. Poi h aggiunto che era sicura di essere oggetto di malocchio e di sapere anche chi sono i vicini di casa che la odiano e che vanno dallo stregone per farla soffrire.
Joyce ha pianto per piu’ di un’ora, ma ora e’ calma. Ha compreso che la cosa piu’ importante e’ ora far si’ che quel corpicino senza vita esca dal suo organismo, senza crearle ulteriori problemi.

sabato 16 febbraio 2019

Professione religiosa a Tuuru

Oggi la Famiglia Religiosa del Cottolengo era in festa a motivo della prima Professione Religiosa di due giovani consorelle del Monastero Contemplativo di Tuuru.
Anche da Chaaria siamo stati presenti in folta delegazione: c'erano le Sorelle, due Fratelli ed un discreto numero di Buoni Figli.
La celebrazione e' stata solenne e molto commovente.
Un momento in cui tutti hanno pregato per le nuove vocazioni ed hanno loro augurato perseveranza e fedelta' fino alla fine.
Un momento in cui tutti noi presenti abbiamo rinnovato il nostro impegno di consacrati e ci siamo impegnati a donarci sempre di piu' a Dio ed ai poveri che serviamo nel Suo nome.
La Messa di oggi e' stata un momento di unita' della famiglia cottolenghina, e per me un attimo di pausa contemplativa nella vita frenetica dell'ospedale.
Preghiamo per queste due giovani che hanno scelto di donarsi completamente al Signore!

Fr Beppe


venerdì 15 febbraio 2019

Formazione e prevenzione

Questa mattina ho fatto una breve assenza dall'ospedale tra le 8 e le 9 e mi sono recato alla scuola primaria di Njuthine, a otto chilometri dall'ospedale.
Mi hanno infatti invitato per un'ora di formazione su HIV e malattie sessualmente trasmesse, per i ragazzi della classe sesta, settima e ottava (praticamente prima, seconda e terza media).
Per me non e' stato molto semplice parlare dell'argomento proposto dagli insegnanti a bambini ancora relativamente piccoli, ma ho deciso di essere semplice, incisivo, chiaro e privo di sottintesi...tanti tutti lo sanno che purtroppo molte gravidanze anche qui accadono durante il periodo delle "medie".
Ho usato il Kiswahili, che per me e' come una terza lingua, fluente come l'inglese.
L'uso del Kiswahili ha reso la comunicazione piu' diretta ed incisiva con gli studenti.
I professori sono stati felicissimi del mio intervento, sia perche' non si aspettavano che avrei detto di si', visto il monteore di lavoro in ospedale, e sia perche' hanno visto gli alunni recettivi e molto attenti.

giovedì 14 febbraio 2019

Una fortuna nella sfortuna

La paziente non era mai andata ad una clinica antenatale e sapeva ben poco della sua gravidanza.
Stamattina appena arrivata in ospedale ha avuto un parto pretermine con feto morto.
Abbiamo mostrato il bimbo prematuro alla mamma e le abbiamo chiesto se voleva che lo seppellissimo in ospedale. Cosa a cui lei ha subito aderito.
Le ho fatto un'eco per accertarmi che non ci fossero membrane ritenute con bisogno di revisione della cavita' uterina.
Con mia sorpresa pero' ho scoperto che la mamma era ancora incinta di un feto di circa sette mesi, in posizione podalica, con placenta ben inserita e con liquido amniontico normale.
La cervice uterina era nuovamente chiusa all'ecografia.
Ho chiesto alla donna se era al corrente di avere una gravidanza gemellare, ma lei ne era ignara.
Mi sono quindi congratulato con lei e le ho detto che alla fine probabilmente riuscira' ugualmente ad avere il bimbo che stava aspettando.
Ora e' ricoverata in terapia tocolitica, cioe' con farmaci che fermano le eventuali contrazioni.
Speriamo che questo piccolo possa arrivare a termine ed essere partorito senza problemi.

Fr Beppe

mercoledì 13 febbraio 2019

Da una volontaria

Carissimo,

un mese fa ti dissi che ti avrei scritto dopo qualche giorno e invece, di giorni ne son passati più di 30!
Come stai? Come stanno procedendo le cose a Chaaria?
Ora che è trascorso un po' di tempo e che ho avuto la possibilità di digerire alcune cose e di custodirne altre, mi rendo conto di quanto il "grazie" che ho detto a te e ho detto, in generale, a Chaaria, è insufficiente per esprimere la grandezza dell'esperienza vissuta.
Per prima cosa ci tengo a domandarti scusa se ti son sembrata distaccata o se non ho cercato dei momenti di incontro con te.
Da un lato questo è dipeso dal fatto che, anche se non sembra, io davvero son timida e non riesco a prendere troppe iniziative di incontro.
Dall'altro lato mi rendevo conto che le tue giornate iniziavano all'alba e finivano a notte fonda e che tu, quasi in ogni istante, avevi a che fare con la vita e con la morte, e quindi mi sentivo davvero fuori luogo all'idea di cercarti per... per cosa? Per chiederti di raccontarmi di
Chaaria? Per domandarti come era bene comportarmi o non comportarmi? Come era bene relazionarmi con le persone?

martedì 12 febbraio 2019

I derelitti abbandonati in ospedale..

Noi siamo certamente stati un porto sicuro in cui molta povera gente ha potuto trovare un aiuto ai suoi problemi di malattia, e cerchiamo di continuare ad esserlo ogni giorno, con dedizione, forza e impegno.
Da sempre abbiamo aiutato tutti, e nessuno è stato mandato via, nè perchè eravamo troppo pieni e neppure perchè non aveva soldi.
Anche in questo momento (alle 22.30) stiamo ricoverando ed assistendo alcune persone machetate ovunque da dei malfattori...ma Chaaria è aperta, e noi ci siamo 24 ore al giorno, anche se con estrema fatica.
Un problema che sempre più frequentemente ci troviamo ad affrontare è anche quello di riportare a casa i pazienti abbandonati qui in ospedale: nessuno viene a trovarli perchè hanno paura di pagare, ed alla fine li dobbiamo portare a casa noi, senza chiedere una lira, soprattutto per creare un posto libero da occupare con nuovi malati acuti.

lunedì 11 febbraio 2019

Decisione sofferta e tutta mia

Mercy è incinta di circa quattro mesi ed ha una situazione clinica che sembra davvero essere un addome acuto: non va di corpo da giorni e non ha risposto a due clisteri che le abbiamo fatto; ha una importante distensione addominale che sembra più che altro gaseosa; qualche volta vomita.
Le abbiamo messo un sondino nasogastrico e ne è fuoriuscito abbondantissimo liquido biliare.
Mercy ha una lunga cicatrice chirurgica sotto-ombelicale, e mi dice che era stata operata di miomectomia perchè non riusciva ad avere bambini. Ora, dopo tanti anni è riuscita a concepire un figlio, ed è gelosissima di questa gravidanza.
Purtroppo però, sembra proprio che la terapia medica con procinetici da me instaurata non stia sortendo alcun effetto positivo, anche se la paziente si sente meglio con il sondino nasogastrico perchè la distensione dello stomaco è grandemente diminuita.
Le ho accennato che potrebbe essere una occlusione intestinale causata da aderenze post-operatorie, e le ho spiegato che l’unica possibilità di guarigione potrebbe essere un nuovo intervento.

domenica 10 febbraio 2019

Tanti bambini per i nostri Buoni Figli

Oggi pomeriggio la scuola primaria di Kiamuri ha visitato il centro Buoni Figli.
I bambini si sono intrattenuti con i nostri ragazzi, hanno cantato e pregato con loro.
Gli insegnati hanno donato molte vettovaglie alla nostra missione, e pure di questo siamo molto grati.
E' sempre bello quando una visita al nostro centro viene organizzata nell'ambito dell'anno scolastico: serve molto agli studenti per superare inveterati tabu' circa l'handicap; inoltre porta gioia e momenti di svago ai nostri ragazzi che non escono quasi mai dal centro.
Siamo quindi felici e grati per la visita di oggi.
Fr Beppe


sabato 9 febbraio 2019

Attività ortopedica e le sue spese sempre molto alte

Non mi sembra di errare dicendo che l'ortopedia traumatologica e' la nuova frontiera dell'ospedale di Chaaria.
Soprattutto negli ultimi due anni gli interventi sono aumentati costantemente ed in modo esponenziale.
Cio' e' soprattutto dovuto al fatto che in Kenya gli interventi ortopedici sono eseguiti da pochi specialisti, e sono normalmente cosi' costosi che la maggior parte della popolazione non puo' permettersi di farsi operare.
Da quando l'Associazione Karibu Kenya di Cagliari prima, e Sign Fracture Care International poi ci hanno sostenuto con la donazione di placche e chiodi endomidollari che noi non facciamo pagare ai pazienti, i numeri sono ovviamente aumentati, ed onestamente penso che siano proprio i piu' poveri a trarne il maggior beneficio.
Chi e' ricco infatti puo' anche spendere molti soldi con un chirurgo affermato e spenderne altrettanti acquistando gli impianti ortopedici.
La maggior parte della gente pero' questo non lo puo' fare perche' non ha soldi, ed e' proprio per questo che Chaaria e' diventato il porto sicuro per tutta questa povera gente che altrimente sarebbe condannata a rimanere storpia per tutta la vita.

venerdì 8 febbraio 2019

Sono le 5 di mattina

Ero andato a letto dopo mezzanotte a causa di emergenze in reparto di medicina.
Quando mi hanno chiamato alle 5 mi sarei suicidato! La telefonata aveva un tono diverso dal normale.
Non la solita parola magica: "cesareo", ma una voce concitata che mi dice: "ha partorito poco fa, ma sanguina ancora. Sta diventando confusa".
Non mi sono fatto aspettare e sono corso in maternita'.
La cosa sconvolgente e' che al mio arrivo ho trovato una donna che sanguinava pochissimo ma stava dando gli ultimi respiri.
Mi sono agitato.
Ho tentato la rianimazione, ma lei e' morta in pochissimi istanti, ancor prima che riuscissi a fare le prove crociate per trasfonderla.
A guardarla in quel momento sembrava molto anemica, anche se l'emocromo ci indicava una emoglobina di 7 grammi.
Non credo abbia perso piu' di 200 ml di sangue, eppure non ce l'ha fatta e noi siamo devastati.
La cosa stranissima e' che in travaglio stava benissimo, dopo il parto parlava e poi tutto e' capitato cosi' in fretta: dapprima ha detto di aver molta sete, poi e' diventata agitata e quindi e' morta.
Il neonato sta bene, ma la sua mamma non c'e' piu'.
Tra la chiamata ed il mio arrivo saranno trascorsi si' e no 3 minuti.
Tra il mio intervento medico e la morte sono trascorsi altri 5 minuti circa.
E' stato tutto cosi' veloce e devastante.

giovedì 7 febbraio 2019

Quando sono triste...

...la cosa migliore da fare e' andare nel reparto di degenza.
Quando mi avvio tra quei letti, sempre mi pare di entrare in un lazzaretto di manzoniana memoria.
Tanti pazienti ammucchiati e stipati su giacigli piccolissimi; puzza di sudore e di umanita', gemiti di dolore.
Poi vedo volti giovanissimi e sfigurati dalla malattia, ragazzi che non possono dormire a causa di crisi asmatiche incontrollabili dalla nostra limitata terapia, bambini che muoiono di tumore.
Sono stato poco fa a vedere Kaloki, una donna sulla quarantina, abbandonata dalla famiglia dopo un incidente stradale 3 anni fa.
E' vissuta di stenti in un tugurio, assistita da qualche Buon Samaritano. Non si e' piu' alzata dopo l'incidente e nessuno l'ha portata in ospedale neppure per un gesso.. Ha tre fratture: femore e tibia sinistri; tibia destra. E' anemica ed emaciata.

mercoledì 6 febbraio 2019

Definire Chaaria

Non e’ per niente facile dare una definizione compiuta di Chaaria, forse perche’ Chaaria e’ una realta’ molto emotiva, ed e’ difficile tradurre i sentimenti in parole scritte.
Chaaria e’ una realta’ sentimentale in cui percezioni opposte possono coesistere: la ami e la odi; vorresti scappare, ma non riesci a staccarti da essa.
E comunque Chaaria e’ una realta’ dalle tonalita’ sempre molto forti.
Sono occhi che ti guardano imploranti, grida tremende di bambini a cui non trovi una vena o a cui stai facendo una dolorosissima medicazione per una ustione tremenda. 
Sono anche sorrisi furtivi delle mamme che hai aiutato ad avere un bambino, magari in sala operatoria. 
Sono lacrime di chi ha perso un parente e non se ne puo’ dar pace.
Chaaria sono centinaia di volti che popolano la tua giornata; sono nomi strani ed a volte fiabeschi che non riuscirai mai a ricordare; sono odori di umano che cambiano a seconda della tribu’ a cui appartiene il paziente che stai visitando.
Chaaria e’ anche una coppia di sposi con cui sei amico e che ti hanno scelto come loro ginecologo di fiducia. Essi vengono da te trionfanti e ti portano la notizia che insieme hanno avuto da Dio il dono della gravidanza. 

martedì 5 febbraio 2019

Giornata mondiale per la lotta contro il cancro

Da tempo abbiamo notato che a Chaaria ed in Kenya in generale l'incidenza dei tumori e' in aumento esponenziale e purtroppo affligge persone sempre piu' giovani.
Da anni ci rendiamo conto che la nostra gente non sa nulla del tumore e quindi viene in ospedale quando e' assolutamente troppo tardi, quando il tumore e' avanzatissimo ed incurabile.
Ci siamo impegnati molto nel campo della formazione della comunita' locale, al fine di creare una mentalita' nuova che promuova una cultura di prevenzione.
Abbiamo cercato via via di aumentare le nostre capacita' tecniche nella diagnostica e nella cura chirurgica dei tumori.
Abbiamo iniziato a lavorare su un registro dei tumori per l'ospedale di Chaaria.
Abbiamo anche studiato molto: recentemente abbiamo pubblicato un articolo sul tumore dell'esofago e presto speriamo ne esca un altro sul tumore del colon in eta' pediatrica.

lunedì 4 febbraio 2019

E' stato suo fratello

Oggi ho perso molte ore in sala a ricostruire la faccia di un uomo preso a machetate.
Ho dovuto riattaccargli i padiglioni auricolari, cercare di ricostruirgli il naso tagliato in due dalla violenza dei colpi e poi ho dovuto dare tanti punti.
Non so se il suo naso tornera' come prima.
Dobbiamo anche fargli una TAC per escludere fratture del massiccio facciale e danni intracranici.
A ridurlo cosi' e' stato suo fratello a motivo di un diverbio su una eredita'.
Casi del genere non sono infrequenti a Chaaria, purtroppo.
Cio' che rende la situazione odierna ancor piu' di cattivo gusto e' comunque il fatto che l'assalitore non e' solo fratello di sangue della vittima, ma e' anche un pastore di una chiesa protestante.
Mi chiedo come fara' in questi giorni a predicare che Dio e' amore.
Penso alla frase evangelica del porgere l'altra guancia...come fara' in futuro a parlare alla gente di queste cose?

Fr Beppe

domenica 3 febbraio 2019

Dare il massimo

Non mi sembra di esagerare se dico che l’attività in ospedale e’ cosi’ intensa che a volte toglie il respiro: si inizia prestissimo e si finisce veramente tardi.
Difficilissimo è bilanciare tra attività chirurgica, ambulatorio e problematiche di reparto.
Mi viene sempre in mente il paragone della cavalletta; sì, mi sento proprio come una cavalletta. 
La giornata è un continuo saltare dal tavolo operatorio, al gastroscopio, al reparto, all'ascolto di un malato che ti espone i suoi mali, alla sala parto dove qualche mamma ha problemi a partorire. 
Salti e cerchi di dare sempre il meglio di te, anche quando sei sfinito.
Le pause pranzo sono brevissime e poi si deve ritornare nella bolgia, per tentare di finire la coda dei malati entro sera.
Purtroppo finora ho sempre lavorato in "overbooking": ho così tanti pazienti ricoverati per intervento che non ce la faccio a smaltire la lista di attesa...alcuni attendono vari giorni prima di entrare in sala.

sabato 2 febbraio 2019

Non mi abituerò mai

Oggi e' sabato ma la giornata e' stata pienissima per la presenza del Dr Nyaga che ci ha permesso di fare molti piu' interventi di quelli che avremmo potuto fare senza di lui.
Come sempre, anche oggi abbiamo finito tardissimo.
Inoltre io mi sono barcamenato tra sala operatoria, reparto e ambulatorio.
Avevo una cartella clinica dal reparto sin dalle 9 del mattino e sapevo che dovevo fare un ecocardio, ma sono riuscito a chiamare il paziente solo alle 3 del pomeriggio. Prima sono stato molto impegnato in sala.
La cosa inspegabile e' che il paziente e' entrato nel mio studio camminando, ma improvvisamente, prima ancora che lo mettessi sulla barella, ha cominciato a dire che gli mancava l'aria.
In pochi secondi la situazione e' degenerata: dapprima l'uomo e' diventato violento e tutto bagnato di sudore freddo. Poi e' iniziata una dispnea ingravescente, seguita quasi subito dall'arresto respiratorio e cardiaco.

venerdì 1 febbraio 2019

Lanina

E' una delle nostre orfanelle, rimasta con noi per sei mesi ed oggi rientrata all'orfanotrofio di Nkabune.
L'abbiamo svezzata ed ora e' forte abbastanza da continuare la sua vita non piu' in ospedale, ma insieme agli altri bimbi dell'orfanotrofio.
Lanina e' sempre stata bene e siamo contenti di essere stati una delle pietre miliari del suo sviluppo iniziale.
Le auguriamo una vita il piu' possibile felice, nonostante la sua condizione di orfana.

Fr Beppe


giovedì 31 gennaio 2019

Alla fine ha partorito

La donna e’ in travaglio da molte ore, ma tutto sembra procedere bene.
Lei e’ poco collaborante e continua a chiedere il cesareo, ma non pare ci sia un’indicazione.
Rimango con lei fino alle 23.
La donna ancora si sta contorcendo di dolore ma ha 8 cm di dilatazione, con cervice molto assottigliata e testa del bimbo impegnata e bassa.
Ha altri due figli, per cui ritengo che partorira’ senza problemi.
La lascio alle cure di Joyce e vado a nanna.
Ma tutti sanno che la medicina non e’ mai come la matematica.
E’ l’una di notte quando quest’ultima mi chiama: “la dilatazione e’ ancora 8 cm. La donna non ha partorito ed ora mi pare che il battito fetale non sia rassicurante”
Queste parole mi bastano per attivare tutto il sistema dell’emergenza. Dico a Joyce di preparare la paziente.
Io mi affretto ad accendere il generatore e poi chiamo i volontari che mi assistono per i cesarei.

mercoledì 30 gennaio 2019

Bonface

Era un giovane barbone di Chaaria.
Da anni lo conosciamo e gli diamo le medicine gratuitamente, essendo epilettico.
Più volte gli abbiamo tolto le pulci penetranti che continuano ad assalirlo perchè lui cammina sempre scalzo.
Abbiamo anche provato a sistemarlo con una famiglia, ma lui non e' resistito da nessuna parte, ed ha sentito il richiamo della strada.
Bonface era abbandonato dalla famiglia ed affetto da un grado lieve di deficit mentale. Era comunque tenero e mai violento.
Ieri camminava come al solito per strada ed era solo.
Nessuno sa cosa sia successo... probabilmente una crisi epilettica
quando era vicino al ruscello che separa l'ospedale da Chaaria Market.
Bonface è caduto nell'acqua, probabilmente sotto crisi epilettica, ed è morto soffocato in pochi centimetri d'acqua.
Ci sono rimasto male. Lo chiamavo "mwana", che significa "figlio".
Non so bene la sua età, ma certamente non era superiore ai 25 anni.
Ora Bonface è in Paradiso ed ha finito di gironzolare per Chaaria con i suoi vestiti stracciati.


Fr. Beppe Gaido

martedì 29 gennaio 2019

Cadavere senza nome

"Come si chiama il paziente appena arrivato in reparto e deceduto subito dopo?" mi chiede una volontaria.
"Onestamente ero in sala e non so neppure di cosa tu stia parlando", le ho risposto.
"E' arrivato gravissimo. I parenti lo hanno abbandonato su una barella e se ne sono andati, e lui è morto prima ancora che gli prendessero una vena; non sappiamo neppure come si chiama" ha ripreso la giovane.
"Non so come aiutarti, se non chiedendo agli infermieri in ambulatorio chi abbia da poco ricoverato un maschio adulto in condizioni gravissime".
Non è stato così difficile accertare che il malato era stato accolto da Clif.
La cartella era ancora in accettazione...ecco perchè non la trovavamo.
Clif ha sia riconosciuto il cadavere e abbinato a lui la cartella clinica.
Sono così venuto a sapere che si trattava di un coma iperglicemico in un individuo che non era al corrente di essere diabetico.

lunedì 28 gennaio 2019

Ha partorito in cortile

Fuori dalla finestra della sala piccola sento moltissima concitazioni: voci femminili che urlano e proferiscono frasi che non riesco a comprendere, visto che la mia principale attenzione e’ sul cesareo che sto facendo.
Chiedo allora a Lilian se le pazienti stessero litigando.
Lei sorride e mi risponde pacifica che l’agitazione deriva dal fatto che una donna ha partorito nel cortile: le infermiere erano tutte impegnate nell’assistere altre quattro pazienti in sala parto e quella mamma non ha potuto aspettare.
I soccorsi sono arrivati subito dagli altri reparti: mamma e bambino sono stati assistiti propriamente e portati in maternita’.
Entrambi stanno bene.
Certo che fa sempre impressione quando qualche donna partorisce da sola e nel cortile, ma nelle nostre condizioni e’ davvero difficile stare dietro a tutto.

Fr Beppe


domenica 27 gennaio 2019

Un salmo che mi frulla in testa

Camminare per strada in questi giorni secchi è a volte impegnativo.
Nelle ciabatte ti entra una polvere fitta e tagliente che ti dà subito una spiacevole sensazione di caldo insopportabile ai piedi.
Negli occhi la stessa polvere brucia ed infastidisce: ti senti avvolto nella nebbia, soprattutto se ti sfreccia vicino una macchina incurante del polverone che solleva.
Respirare è talvolta difficile; provi a chiudere la bocca e a respirare con il naso, ma poi quasi subito ti viene da steanutire e riempi il fazzoletto di un muco più ocra della terra stessa.
Ieri, tornando dalla messa in parrocchia, e sperimentando ancora una volta questa polvere rossa di Chaaria che non ci lascia mai, quasi impercettibilmente ho avuto un flash back ed ho ripensato ad esperienze vissute o nelle baraccopoli di Nairobi, o in certe periferie di Mombasa, oppure anche in certi slum vicini a Meru: mi sono rivisto davanti gruppi di "street boys" che rovistano tra le immondizie, frammischiati ad adulti che dal ciarpame della discarica cercano di recuperare qualcosa da vendere...che pena vedere esseri umani che lottano coi cani randagi per strappare alle discariche qualcosa da mangiare!

sabato 26 gennaio 2019

Pretermine

Mia madre pensava di non essere a termine ma non si ricordava bene l'ultima mestruazione.
L'ecografia aveva dimostrato in effetti che la mia eta' gestazionale era sulle 33 settimane.
I medici quindi hanno somministrato alla mamma farmaci intesi a fermare le contrazioni...ma queste sono continuate imperterrite.
Otto ore dopo il ricovero, e nonostante la terapia, sono nata io.
Piango forte, riesco a succhiare, peso 2100 grammi.
Mi hanno messo in incubatrice e mi hanno incannulato una vena per darmi delle medicine, ma onestamente io so che ce la faro'.
Sono piccola ma mi sento forte ed ho tanta fame.
Ho davvero voglia di vivere.

Bimba ancora senza nome


venerdì 25 gennaio 2019

Una nuova attività

Oggi ho iniziato una nuova avventura, dopo ripetute ed accorate richieste da parte delle suore cottolenghine che operano nei centri di salute di Mukothima e di Gatunga.
La richiesta e’ di recarmi in una delle due missioni l’ultimo venerdi’ di ogni mese con lo scopo di aiutare sia nella formazione del personale che nella visita dei pazienti.
Oggi a Chaaria mi sono organizzato con la presenza della dottoressa
Apophie e mi sono recato a Mukothima…75 minuti in auto.
Ad attendermi ho trovato il personale sanitario delle due missioni.
Sr Merci e gli infermieri di Gatunga sono infatti venuti a Mukothima per incontrarmi.
La giornata e’ iniziata con due ore intensive di formazione con proiettore e diapositive su diabete mellito e sue complicazioni.
I discenti erano molto attenti e chiaramente famelici di formazione…e’ infatti difficile per loro avere la possibilita’ di partecipare a corsi di aggiornamento.
La sezione formativa e’ stata ricca di interazione e di domande.
Dopo la lezione, il personale di Gatunga e’ tornato alla missione per aprire il servizio ai pazienti che li aspettavano. Gatunga dista 20 chilometri di strada non bella da Mukothima.

giovedì 24 gennaio 2019

Il servizio ai Buoni Figli

E’ parte integrante della spiritualita’ cottolenghina.
Il nostro santo li chiamava Buoni Figli come provocazione e come contraltare alla cultura vigente ai suoi tempi, che li definiva “fatui”, “scemi” e via dicendo.
Egli soleva dire che non sono tali; essi sono anzi i nostril figli, I nostril buoni figli perche’ essi sono sempre e solo innocenti.
Il Cottolengo continuava dicendo che essi sono i padroni della Piccola Casa, volendo con questo sottolineare la centralita’ da essi occupata nel nostro cuore e nelle nostre giornate.
Li definiva “le nostre perle, le nostre vere gemme, la pupilla dell’occhio della Piccola Casa”.
E’ con questo spirito che a Chaaria, come in tutte le altre realta’ cottolenghine, diamo estrema importanza e centralita’ ai 52 ospiti del centro Buoni Figli.
Li serviamo nel corpo, assicurando loro prestazioni alberghiere che siano degne del rispetto che meritano. Siamo noi l’unica famiglia che hanno, ed al centro devono sentirsi a casa.
Devono sentirsi benvoluti amati e rispettati.

mercoledì 23 gennaio 2019

Prolasso di cordone

Avevo appena lasciato la sala grande dopo un addome acuto. Mbabu era impegnato perche’ il paziente era ancora intubato.
Mi vedo davanti Carol che con disperazione cerca una barella, in questi giorni impresa quasi impossibile, vista la densita’ dei pazienti ed il numero di interventi; Carol non spreca molte parole e mi dice: “prolasso di cordone”
In un attimo rivedo quanto mi e’ successo solo due giorni fa, quando sono stato chiamato dalla cappella per la stessa ragione: allora avevo inciso l’addome a paziente quasi sveglia ed avevo cercato di lottare contro il tempo…ma la morte era arrivata prima di me, che mie ero affannato invano. 
Pur avendoci messo meno di sessanta secondi tra la cute e l’utero, il piccolo non ce l’aveva fatta.
Anche oggi si trattava comunque di provare a lottare non solo contro il tempo, ma contro i secondi.

martedì 22 gennaio 2019

57 anni...

Ed oggi sono 57 anni di vita vissuta, di cui 38 al Cottolengo.
E' strano pensare a quanto sono vecchio...e mi pare di avere ancora venticinque anni!
E' stato un Compleanno come lo volevo. 
E' iniziato con la preghiera in cappella e poi in parrocchia, per poi continuare nel servizio dei malati.
Non e' stata una giornata di riposo.
Ho voluto celebrare il mio compleanno nel modo piu' congeniale alla mia personalita' ed ai miei ideali, e cioe' nel servizio.
Abbiamo operato tanti, ho visto moltissimi malati ambulatoriali e ricoverati, ma sono riuscito anche a trovare bei momenti di fraternita' con chi mi vuol bene.
Ringrazio tutti i membri dello staff che mi hanno espresso stima, affetto ed amicizia.
Ringrazio sinceramente tutte le persone che mi hanno scritto gli auguri su facebook e sui vari media a disposizione.
Ringrazio i confratelli ed i volontari (grazie soprattutto a Fr Giancarlo!!) per la splendida cena in comune in cui abbiamo festeggiato i miei cinquantasette anni suonati.
Grazie di cuore a tutti. Mi sono sentito amato, apprezzato e benvoluto.
Grazie anche per gli stupendi regali che Fr Giancarlo ed i volontari mi hanno donato.
Prego il Signore in questo compleanno che la forza non mi abbandoni e che la saggezza aumenti un po' insieme al passare degli anni.

Buon Compleanno, Beppe...


Auguri!!!!



lunedì 21 gennaio 2019

Stamattina mi presentano un paziente molto grave con storia di trauma addominale.
Sono così sotto pressione in questo periodo che non faccio altre domande riguardanti la sua storia: nella mia testa si tratta di un incidente della strada o della caduta da un albero, come di solito succede in casi del genere.
Faccio un'eco urgente, praticamente all'ingresso in ospedale: vedo che c'è del liquido in addome.
Non perdo tempo ed eseguo una puntura esplorativa: devo sapere se si tratta di sangue!
Infatti è proprio così: sangue rosso scuro riempie la mia siringa.
Non bisogna perdere tempo.
Cambiamo la lista operatoria e corriamo in sala per questa nuova emergenza.
La mia ipotesi diagnostica è di rottura di milza.
L'intervento procede bene, e la diagnosi si rivela in effetti corretta: tanto sangue in cavità peritoneale ed una milza completamente spappolata dal trauma.
La splenectomia è ormai un intervento di routine a Chaaria e finiamo abbastanza in fretta.
Mentre mi sto "slavando", in modo del tutto casuale, accenno al fatto che l'incidente deve aver causato un trauma molto violento sull'addome per ridurre la milza in quello stato.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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