domenica 18 novembre 2018

Senza bisogno della radio

Una donna di 42 anni ha riportato una brutta frattura esposta di tibia e fibula.
E' giunta ieri qui da noi da oltre 150 chilometri di distanza.
Considerando il caso molto urgente l'abbiamo subito portata in sala e ripulita da tutti i rimasugli di sporco della strada che eran finiti nella ferita. 
Abbiamo lavato con fisiologica e disinfettante ed abbiamo suturato, rimettendo le ossa dentro. Ovviamente abbiamo iniziato immediatamente antibiotici ad ampio spettro.
Oggi l'abbiamo portata in sala per l'intervento di fissazione interna, che per fortuna e' stato abbastanza facile.
La paziente era in anestesia spinale, e quindi ovviamente sentiva il rumore del trapano e del martello che sempre accompagna un intervento ortopedico.
Per niente intimorita da tutto questo, la donna ha cantato dall'inizio alla fine dell'operazione e ci ha davvero rallegrato: una paziente che canta durante un intervento non ha certamente male e quindi l'anestesia e' stata ottima; inoltre si fida ciecamente di noi e non ha paura.

sabato 17 novembre 2018

Meglio tanti o pochi volontari?

Quando a Chaaria ho pochissimi volontari, come per esempio e' successo ad ottobre, per me e' certamente piu' facile. I volontari hanno molto piu' bisogno di me, mi parlano di piu', ci confrontiamo frequentemente e normalmente lavoriamo insieme.
Ovviamente per il volontario che rimane qui da solo o magari in un gruppo di 2, puo' essere un po' piu' difficile.
Piu' difficile organizzare gite; piu' momenti di solitudine magari dopo cena.
Certamente pero' per me l'esperienza con il volontario e' piu' pregnante: parliamo, magari usciamo insieme un momento alla domenica, impariamo a conoscerci.
Con i gruppi grossi e' tutto piu' complesso. Sovente il gruppo mi inibisce un po', e se non faccio molta fatica a rapportarmi con i singoli, ne faccio molta di piu' ad entrare in relazione con molte persone nuove allo stesso tempo.
I gruppi grossi poi a volte sono fatti di gente che si conosce gia' da prima, e puo' diventare facilmente autoreferenziale: se un volontario e' qui da solo in genere mi avverte quando esce; a volte con i gruppi grossi mi capita che i volontari organizzano tutto e poi alla fine si dimenticano anche di avvisarmi che non ci sono.

venerdì 16 novembre 2018

Il rapporto medico-paziente

Molte volte i farmaci a nostra disposizione non sono molto diversi da quelli che i pazienti trovano nel dispensario del loro villaggio. Se poi leggiamo i loro documenti precedenti, sovente ci rendiamo conto che hanno assunto piu’ o meno tutto cio’ che e’ disponibile sul mercato, ma non sono migliorati.
Quando invece vengono a Chaaria, dicono che i nostri farmaci sono efficaci e che con le nostre terapie stanno davvero meglio.
Perche’ questo?
Le ragioni possono essere varie, ma la principale penso vada ricercata nel fatto a Chaaria si sentono ascoltati senza fretta, e poi ricevono anche spiegazione dettagliata di quello che abbiamo trovato e delle ragioni per cui abbiamo compiuto una particolare scelta terapeutica.
Spesso i nostri clienti dicono che altri dottori si limitano a dare medicine, senza dedicare neppure un momento al dialogo, con il risultato che alla domanda: “che cosa ti ha detto il medico? Di che malattia ti ha parlato?”, la risposta e’ sovente: “Non mi ha detto niente”.
Credo poi moltissimo nel valore taumaturgico delle mani: a Chaaria i malati vengono visitati.

giovedì 15 novembre 2018

Addome acuto

Antony si presenta in condizioni pessime. Ha gli occhi infossati e suda freddo.
La palpazione addominale e’ chiaramente suggestiva di peritonite. La diagnosi viene ulteriormente supportata dalla leucocitosi neutrofila all’emocromo. L’ecografia poi conferma l’ipotesi, indicando anse intestinali paralitiche e dilatate, ed una notevole quantita’ di fluido libero in peritoneo.
Abbiamo quindi optato per aprire quella pancia: dapprima ci siamo trovati di fronte solo ad un quadro estremo di peritonite, con abbondante materiale biliare e alimentare in cavita’ addominale. 
Dopo aver aspirato generosamente, ci siamo resi conto che tutta la matassa intestinale era estremamente eritematosa e dilatata; inoltre era avvolta da aderenze e fibrina che contribuivano al quadro occlusivo.
Il problema era che non riuscivamo a trovare il buco da cui tutta quella porcheria usciva… pensavamo ad una perforazione ileale da tifo (da noi relativamente frequente), ma le anse erano integre, seppur molto sofferenti.
Pero’, staccando le aderenze con calma, siamo lentamente arrivati alla zona sotto-epatica, ed abbiamo visto la causa della peritonite: si trattava di un’ulcera duodenale perforata.

mercoledì 14 novembre 2018

Le piogge e la semina

In una società agricola come quella di Chaaria, tutti aspettano le piogge con ansia.
La stagione umida porta con sè la possibilità di raccolti e quindi fa svanire dall’orizzonte lo spettro della fame.
Quando la gente vede le prime precipitazioni e spera che esse continuino, il campo diventa la preoccupazione principale: bisogna dissodare, arare, seminare. Poi, dopo due settimane circa occorre diserbare (con la panga e piegando la schiena), per evitare che la gramigna si mangi tutto l’humus e non ci sia nutrimento a sufficienza per le pianticelle seminate di recente.
Anche chi è malato in genere, se può, posticipa l’ospedale e va a piantare le sementi nella propria shamba, a meno che la malattia sia del tutto urgente e non dilazionabile.
Il lavoro agricolo ha la precedenza su tutti i problemi di salute cronici e pianificabili: una carie dentaria può attendere, se non è più che dolorosa. 
Un intervento chirurgico programmato lo si posticipa, magari dopo il raccolto, quando in tasca c’è qualche soldo in più. 
Una gastrite può aspettare! Soltanto per le urgenze, gli incidenti, le fratture o per la maternità l’ospedale ha la priorità sui lavori agricoli!

martedì 13 novembre 2018

Bentornati

Da poco sono arrivati all'aeroporto di Nairobi Fr Giancarlo e Sr Anna Simionato.

Passeranno la notte al Cottolengo di Nairobi e ci raggiungeranno a Chaaria domani.
Siamo davvero felici di riaverli tra di noi e li accogliamo a braccia aperte.
Abbiamo sinceramente sentito la loro mancanza, sia come fraternita' e sia anche come servizio.
Bentornati a casa!

Fr Beppe








lunedì 12 novembre 2018

Di nuovo

Per l'ennesima volta oggi siamo riusciti a smascherare un ladro tra il nostro personale. Aveva rubato soldi ad un paziente con uno schema piuttosto complesso, anche se poi il diavolo fa sempre le pentole e quasi mai i coperchi, e quindi qualcosa nel suo piano non ha funzionato.
Lo abbiamo quindi scoperto e consegnato alle forza dell'ordine che lo hanno costretto a restituire il malloppo al malato. Non ho chiesto altre azioni giudiziarie, ma questo stupido certamente ha perso il lavoro.
La cosa che mi fa piu' male e' che lo conosco praticamente da quando e' nato. Ero amico dei suoi genitori, ora entrambi defunti.
Ricordo di aver aiutato tanto (anche economicamente!) la sua mamma nei problemi di salute che poi l'hanno condotta al cimitero.
Sapendolo orfano lo abbiamo poi assunto in ospedale...e lui ci ha ripagati con il furto.
E' triste...scoraggiante.
Lo so che abbiamo ancora altri che rubano tra il personale.
Il difficile e' acciuffarli con le mani nel sacco.
E' una situazione deludentissima per noi che a Chaaria doniamo la vita e la salute.

Rivista Incontri - Mese di Gennaio 2019



domenica 11 novembre 2018

Una mail di Irene

Ciao Beppe, come stai? Come va a Chaaria?

Qui a Firenze tutto bene, sono rientrata nella solita routine anche se vi rivolgo un pensiero tutti i giorni.
Ieri ho fatto i Samoza per la mia famiglia e son piaciuti molto, nonostante la diffidenza iniziale.
Mio Babbo ha letto il tuo primo libro e si è messo a piangere (e lui non piange MAI), io li ho già letti entrambi e mi son piaciuti molto, si avverte tanto la crescita e il cambiamento che hai avuto e non solo come medico ma soprattutto umanamente.
Nei primi racconti c'è molta Europa, via via che si va avanti questa visione lascia spazio a qualcosa di più grande, più umano.
Quando li leggevo mi sembrava di essere lì, di vivere le stesse emozioni e le stesse speranze. mi è piaciuta molto anche la scelta di raccontare i tuoi "fallimenti" e tutte le volte che non ti sei sentito all'altezza: in un mondo che ci vuole sempre pronti a tutto e a tutti, dove i medici decantano sempre i loro successi e mai gli insuccessi, è bello sapere che ci si possa ancora sentire piccoli, impauriti e inadatti e che tutto questo non sia solo un mero giudizio ma qualcosa di cui prendere coscienza per ricordarci che siamo esseri umani.

sabato 10 novembre 2018

Profondo nero

Sto facendo un brutto sogno che non ricordo. Cio’ di cui conservo la percezione e’ che si trattava di una scena concitata e ansiogena. 
E’ gia’ passata la mezzanotte, e sto passando attraverso le prime fasi REM della notte che mi auguro calma e riposante.
Ed invece il cicalino gracchia ripetutamente. Io mi muovo come uno zombi, facendo fatica, per qualche minuto, a capire che stavo sognando e che ora mi trovo nella mia camera alla ricerca disperata dell’abat jour. 
Finalmente lo trovo, ma il pulsante non da’ alcun segnale di vita: “ah gia’, il black out!”. Non e’ un’operazione semplice neppure raggiungere il cercapersone, ma lo identifico sia grazie alla posizione familiare sul comodino, sia sotto la guida della piccola lucina rossa che lampeggia su di esso. “C’e’ una mamma HIV in travaglio. Bisogna cesarizzarla subito”, mi urla Evanjeline dal ricevitore.
“Ma non ce la fa a partorire da sola?”... provo ad accennare, in un atto di tenue autodifesa.
“No! La donna e’ stata informata che il taglio cesareo garantisce piu’ certezze sul fatto che il figlio non sara’ contagiato”.

venerdì 9 novembre 2018

Un dono preziosissimo

Questa sera e' giunto qui in ospedale un pacco "pesantissimo" inviatoci dalla Associazione AVIS CASALNUOVO for KENYAN CHILDREN.

Li ringraziamo di vero cuore per questo dono davvero immenso.
In esso ci sono farmaci preziosi, materiale sanitario, ma soprattutto una quantita' incredibile di impianti ortopedici.
Ed e' proprio il materiale ortopedico a rendere il pacco tanto "pesante" ed altrettanto prezioso.
Proprio in questi giorni con Makena discutevamo sulla carenza di placche, soprattutto per radio ed ulna; parlavamo del fatto che siamo scarsi di viti...ed ecco che la Provvidenza e' arrivata proprio al momento giusto tramite i benefattori di Avis for Kenya.
Non abbiamo parole per esprimere loro la nostra incondizionata riconoscenza.
Agli amici di Avis promettiamo totale trasparenza e l'uso di questo materiale e di questi farmaci per persone davvero bisognose.

Fr Beppe Gaido


giovedì 8 novembre 2018

Le nostre porte sono sempre aperte

Sei giorni fa la sua mamma aveva le doglie e si e' recata fiduciosa in un ospedale rurale non lontanissimo da noi. Stava bene e sperava di poter abbracciare la creatura portata in grembo con amore per nove mesi.
Dopo il parto pero' le cose sono andate di male in peggio e la povera mamma non e' sopravvissuta alla nascita della sua figlioletta a causa di una violenta emorragia.
Era il 3 novembre quando la piccola Neema e' venuta al mondo, portando pero' in cielo la sua mamma.
La bimba e' stata tenuta alcuni giorni in quell'ospedale che pero' faceva pressione per la dimissione, non avendo un reparto nido.
Il padre e' povero e disperato ed oggi ci ha chiesto di tenere la sua figlioletta almeno fino allo svezzamento.
Provengono da un villaggio a circa 80 chilometri da noi.
Ovviamente la nostra risposta e' stata un si' senza condizioni.
Ora Neema e' qui con noi e la accogliamo nella nostra famiglia.

Fr Beppe

mercoledì 7 novembre 2018

E' viva per miracolo

Agnes è post-termine, cioè ha abbondantemente superato la data stimata del parto ed è ormai gravida da quasi 10 mesi senza segni di travaglio. 
L’ecografia ha indicato che ci sono segni di insufficienza placentare, per cui il feto potrebbe correre dei rischi se non si interviene subito.
Non è una primipara (ha cioè già partorito), per cui si pone l’indicazione per un cosiddetto parto medico: in pratica si tratta di usare un farmaco chiamato ossitocina per indurre le contrazioni dell’utero.
E’ in effetti una procedura sempre molto ansiogena per me in quanto gravata da alte percentuali di effetti collaterali anche gravi, oltre che di insuccessi.
Mettiamo la flebo e regoliamo le gocce con attenzione, incrementandole ad intervalli regolari in modo da provocare l’inizio ed il mantenimento di un dolore tale che sia sufficiente a far progredire il travaglio, ma senza causare danni al feto.
Si tratta di una operazione complessa, che ci impegna a fondo per molte ore: bisogna controllare il flusso dei liquidi, monitorare il battito cardiaco fetale e le condizioni della madre.

martedì 6 novembre 2018

Quale profilassi antimalarica per i volontari di Chaaria?

Inizio questa breve esposizione ricordando che ci troviamo in un’ area endemica per la suddetta infezione e che la trasmissione è continua an Chaaria durante i 12 mesi dell’anno, anche se ci sono chiare recrudescenze dopo le due stagioni delle piogge.
Il periodo certamente più colpito da infezione malarica va da dicembre a giugno, cioè durante e dopo i mesi umidi ed in corrispondenza della sezione più calda dell’anno.
Questa considerazione mi porta a sconsigliare assolutamente la scelta di non prendere profilassi, perché una malaria in un soggetto non immune può essere mortale. 
Parliamo infatti di plasmodium falciparum e di possibile malaria cerebrale.
Sarà certo importante ricordarsi di mettere la zanzariera di notte, visto che la anofele si nutre nelle ore dal crepuscolo all’alba.
Per quanto riguarda i farmaci a disposizione, questa è la mia opinione del tutto personale:
1) Il Lariam (Mefloquina) è un ottimo farmaco; è mutuabile ed ha una copertura che supera il 95%. Dal mio punto di vista è la scelta ottimale, in quanto molto efficace, e discretamente privo di effetti collaterali alla dose profilattica (1 compressa alla settimana).

lunedì 5 novembre 2018

Meditazioni post-cesareo

Cammino lento verso la comunita’ dopo un difficile cesareo notturno.
Sono ormai le 5.30 e vengo attirato dal cielo, che ha iniziato a schiarire. Ha un colore strano, ancora tendente al nero verso ponente, mentre a oriente si vede una fascia debolmente rosea al di sopra dell’orizzonte che poi sfuma in un grigio chiaro verso le zenit.
Il sole non e’ ancora sorto, e le stelle ormai si sono fatte invisibili a causa della soffusa luminosita’ che permette gia’ di intravvedere il contorno delle cose. 
Gli uccelli tessitori fanno un baccano della miseria e si affannano a centinaia per riparare i loro nidi dopo l’acquazzone notturno, mentre in lontananza i galli si danno l’appuntamento e cantano a squarciagola, uno dopo l’altro, per ricordarci che non c’e’ piu’ speranza per noi di tornare a dormire.
Sotto il lampione dell’ospedale osservo migliaia di ali di insetto. E’ come un tappeto semitrasparente, che ogni giorno spazziamo via ed ogni giorno si riforma. Che strana la creazione, soprattutto durante la stagione delle piogge: ci sono miriadi di animaletti volanti, che alla sera popolano l’aria e volteggiano senza stancarsi attorno alla luce elettrica; poi al mattino sono gia’ tutti morti. 

domenica 4 novembre 2018

Una domenica qualunque

Ha piovuto tutta la notte e probabilmente oggi sara’ tranquillo. Con questa speranza apro gli occhi alle 7.30, dopo una profonda dormita, cullata dal battito ritmico delle gocce d’acqua sui tetti. 
Mi sveglio con questa speranza: passano pero’ solo due minuti ed il cicalino fa sentire la sua voce gracchiante: “Doctor, there is a fetal distress.
Come quickly!”.
Mi guardo in giro e faccio mente locale. Alle 8.15 gia’ siamo lavati e tutto sta andando per il meglio... la giovane mamma e’ molto collaborante e non ci sono complicazioni in vista. Il neonato e’ un maschio; piange vigorosamente e fa la pipi’ mentre e’ ancora sul lettino operatorio. 
Quando inizia la Messa stiamo chiudendo fascia e cute: con mia sorpresa odo la paziente cantare e seguire le fasi iniziali della celebrazione. “Buon segno – ho pensato. – Vuol dire che sta bene”.
Finiamo in tempo per unirci al rito domenicale, anche se ci arriviamo dopo il Vangelo. La mattinata e’ poi trascorsa come al solito. 
Non molta gente in ambulatorio, visto che fuori diluvia e le strade sono ormai ridotte a torrenti in piena. 

sabato 3 novembre 2018

Il sangue di Brother Dominic

Ieri pioveva, ma come al solito i pazienti hanno continuato ad affluire numerosi. La sala operatoria e’ stata pienissima, tanto che anche ieri non abbiamo finito la lista, anche perche’ alle 17,30 e’ suonato il telefono della sala mentre ancora ero alle prese con una frattura complessa: "vieni subito in maternita’ perchè c'è un REFERRAL da un dispensario governativo con mamma malata di malaria in travaglio, e distress fetale". 
Ormai è una prassi avere cesarei tutti i momenti. Affretto la fine dell’intervento in corso e dico a me stesso: "meglio ora che a mezzanotte".
Infatti alle 18 già siamo in sala piccola, e, nonostante l'assenza dell'anestesista ancora impegnato con chi sta finendo di chiudere la cute del fratturato, riusciamo a finire il tutto per le 19. Era stato un cesareo senza problemi, ed eravamo rimasti di stucco quando ci eravamo resi conto che il bambino non respirava dopo l'estrazione.
Però fortunatamente le nostre infermiere di sala parto, erano riuscite a rianimare proprio bene, e, prima di chiudere la cute dell'addome già avevamo avuto la notizia: "ha pianto, e respira da solo". Che sospirone di sollievo!
Dopo l'operazione mi affretto a raggiungere la cappella, per il rosario ed il Vespro. Sono in ritardo, come al solito, ma almeno arrivo...
Subito dopo la preghiera però vengo chiamato in ospedale: la mamma appena cesarizzata ha una torrenziale emorragia post partum; la sua pressione è già sparita ed il polso è appena percettibile. 
Che dramma!! il sangue esce a fiotti, ed oramai deborda sul pavimento. E' difficile anche avvicinarsi al letto senza essere imbrattati. Io mi avvio verso il laboratorio e mi rendo conto che l'emoteca è vuota.

venerdì 2 novembre 2018

Abruptio placentae a Chaaria

Jane e’ arrivata alle 10 di mattina con importanti contrazioni a termine di gravidanza. Alla visita ostetrica in sala parto, le nostre infermiere hanno documentato una dilatazione cervicale di due centimetri con assenza di battito cardiaco fetale.
Hanno quindi inviato la paziente al sottoscritto per una ecografia: sfortunatamente ho confermato una morte intrauterina a termine, ma non ho notato altri problemi. Non c’era placenta previa e non si osservavano segni di distacco o di ematoma retroplacentale.
Ho quindi deciso di informare la mamma della perdita del feto per motivi al momento sconosciuti (la pressione arteriosa era infatti nella norma; non c’erano edemi o proteinuria, e la malaria era negativa).
Siccome normalmente le linee guida del Ministero per la Salute del Kenya ci spingono a non fare cesarei su feto morto, abbiamo deciso di lasciarla contrarre fino al parto naturale.
C’era qualcosa che mi turbava nella paziente, ma onestamente in quel momento non ci ho dato molta importanza: la donna infatti contraeva moltissimo, con contrazioni pressoche’ continue, pur avendo solo due centimetri di dilatazione.

giovedì 1 novembre 2018

Ortopedia a tutta forza

E' ormai la mia attivita' chirurgica principale.
Oggi per esempio ho operato cinque fratture, tre cesarei, ed un intervento di chirurgia pediatrica per testicoli ritenuti.
Le fratture sono una parte cosi' pregnante della nostra attivita', perche' praticamente siamo l'unico ospedale che le opera senza far pagare gli impianti in tutta la Contea del Meru.
Ormai le persone ci vengono mandate anche da altri ospedali, quando non hanno possibilita' economiche per pagare le cifre esose richieste per l'acquisto dei chiodi, viti e placche.
E' routine quotidiana ricevere una media di 6-7 nuove fratture.
La settimana scorsa qui e' finita la scuola e molti studenti si sono precipitati ai motocicli per andare a casa: risultato? Da una settimana circa le fratture che opero sono in giovani di eta' compresa tra i 16 ed i 18 anni. Felici di aver finito l'anno scolastico, all'inizio delle vacanze hanno riportato tutti un grave incidente stradale e sono ora in ospedale con politrauma.

mercoledì 31 ottobre 2018

Lillian

L’abbiamo amputata oggi.
E’ stata un’operazione difficile da tanti punti di vista; prima di tutto perche’ Lillian ha 21 anni, poi perche’ e’ stato drammatico superare la sua opposizione emotiva ad una operazione tanto destruente, e da ultimo perche’ era anche molto anemica.
Non sappiamo ancora se ha metastasi addominali o toraciche: portarla a Meru per radiografia del torace e TAC addominale sarebbe stato assolutamente impossibile, dato che il “gambone” era davvero enorme ed assolutamente dolente al minimo movimento (tra l’altro la massa tumorale le impedisce da tempo sia la stazione eretta che la deambulazione). 
Sarebbe stata una inutile tortura sulla nostra strada accidentata, soprattutto considerando che comunque l’operazione non sipoteva evitare anche dal punto di vista analgesico.
Non avevano neppure un istologico: ho comunque deciso di intervenire subito in modo radicale, perche’ gia’ la massa arrivava al terzo superiore della cosia. Fare una agobiopsia e poi attendere un mese peril risultato, sarebbe stato come aspettare che il tumore arrivasse
all’inguine, precludendomi cosi’ ogni possibilita’ chirurgica (almeno per quello che so fare io!).
L’operazione non e’ stata semplice perche’ l’enorme tumore ha causato la formazione di molti vasi anomali: questo ci ha spesso rallentato, e ci ha obbligato ad una emostasi molto piu’ accurata. Siamo comunque stati attenti, e l’emoglobina e’ passata da 7 grammi prima della procedura a 6.6 grammi quattro ore dopo.
Dovevamo poi stare a distanza di sicurezza dal tumore, ma anche lasciare un minimo di moncone osseo per una futura protesi.

martedì 30 ottobre 2018

La morte

Veder morire una persona per cui ti sei impegnato tantissimo e’ sempre una sconfitta gravissima per un medico. 
Se poi questo malato era giovane e lascia dietro di se’ una piccola creatura orfana ed un consorte affranto, il senso di fallimento diventa doloroso e frammischiato a innumerevoli sensi di colpa: “ho fatto veramente tutto quello che potevo? Dove ho possibilmente sbagliato?”
A questo si aggiunge l’angoscia di dover affrontare i parenti: la paura di non saper far fronte alle loro emozioni; il timore che, in un momento di rabbia, ti accusino anche di cose che non hai fatto.
La profonda depressione che segue la morte di un malato affidato alle tue cure non e’ un segno di “delirio di onnipotenza”: lo sappiamo tutti che in medicina ci sono battaglie perse in partenza, ed altre che hanno alte percentuali di sconfitta. 
Ci rendiamo conto che ogni procedura da noi eseguita ha delle percentuali di mortalita’ che sono ormai conosciute in tutto il mondo e documentate in letteratura. 
Ma quando quel “per cento” riguarda te e la persona per la cui sopravvivenza stavi lottando, le cose cambiano. Il mondo sembra crollarti addosso. 

lunedì 29 ottobre 2018

Godwin

La sua mamma e la sua sorella gemella erano morte dopo una grande tragedia al momento del parto. Ero presente e ricordo tutto.
Era il 25 aprile. Ricordo che avevamo fatto di tutto per salvare quella donna e la gemella ancora nel suo grembo, ma la morte era stata piu' forte.
Solo Godwin e' sopravvissuto a quel grande disastro in sala parto.
Il papa', ovviamente sconvolto, ci aveva chiesto di ospitare il figlio per 6 mesi tra i nostri orfanelli, e cosi' abbiamo fatto.
Nel frattempo lui si e' organizzato insieme ai membri della famiglia ed oggi sono venuti a riprendersi il bimbo.
Gli auguriamo una vita felice nella sua famiglia vera. 
Noi abbiamo cercato di essere la sua seconda famiglia in questi 6 mesi.
Ovviamente Godwin non si ricordera' di noi, ma quello che abbiamo fatto per lui rimane scritto nel cuore di Dio.

Fr Beppe



domenica 28 ottobre 2018

Che fare?

Sembra che abbia problemi di coagulazione.
Ha un grosso ematoma che abbiamo evacuato, ma non abbiamo trovato alcun vaso chiaramente da chiudere. Il sanguinamento viene un po' dappertutto e non siamo riusciti a suturare una chiara fonte di emorragia.
Lo abbiamo tamponato con garze ed al momento non sanguina.
Ma Lui e' paurosamente anemico e debolissimo.
Ha 3 grammi di emoglobina. In emoteca avevo una sacca di sangue zero positivo, ma e' stata del tutto inutile. Dopo la trasfusione l'emoglobina non e' risalita affatto.
Lui ha bisogno di molto piu' sangue.
Mi sono attaccato al telefono ed ho chiamato tutti gli ospedali della zona, implorandoli per un po' di sangue.
Nessuno ha una sacca di zero positivo da darmi.
Io sono di gruppo A positivo, mentre le due volontarie sono B positivo...non possiamo quindi donare.
L'ho visitato poco fa.
Non sanguina piu'. E' cosciente ma stremato.
Gli ho promesso che domattina riprendero' le ricerche di sangue e gli ho detto di tenere duro.
Lui mi ha detto di pregare per lui perche' sente che sta andando in Paradiso.

sabato 27 ottobre 2018

I papà in ospedale

Non è così frequente vederli, ma direi che ultimamente non è più neppure tanto raro.
Vengono in ospedale con un bambino piccolo affetto da malaria cerebrale o da polmonite.
A volte il figlio ha un problema chirurgico e deve essere operato: in questi casi di solito la mamma non viene in ospedale con il figlio ammalato perchè è a casa con un bambino più piccolo da allattare, o magari perchè è malata lei stessa; raramente capita di incontrare un marito abbandonato dalla moglie e non ancora risposato: un vero "single father".
In questi casi non possiamo ricoverare i bambini ed il genitore in pediatria, perchè questo è un ambiente rigorosamente femminile.
Ricoveriamo papà e bimbo nel reparto uomini: i bimbi accompagnati in ospedale dal papà dormono quindi nel camerone degli adulti.
Questi papà sono in genere molto buoni ed affettuosi, e direi che fanno concorrenza alle tante mamme che abbiamo in pediatria.

venerdì 26 ottobre 2018

Un altro arrivo

Abbiamo oggi accolto tra i nostri orfani un'altra piccolina.
Ci e' stata portata da Sr Anselmina, responsabile dell'orfanotrofio di Nkabune.
Si chiama Lanina ed ha quattro mesi
La ragione per cui la suora ci ha chiesto di tenergliela per 6 mesi e' anche che la piccola e' malata: ha una adenite tubercolare, e certamente Chaaria e' un posto piu' sicuro per curarla.
L'abbiamo dunque accolta sia come paziente che come membro della nostra piccola famiglia di orfanelli.
Sappiamo che l'adenite tubercolare guarira', e fortunatamente abbiamo tutti i farmaci del caso.
Le auguriamo di superare questa fase difficile della sua vita e di crescere forte e sana, nonostante l'innegabile sofferenza di non avere i genitori.

Fr Beppe


giovedì 25 ottobre 2018

Si chiama ancora week end?

Ricordo quando al sabato pomeriggio riuscivamo a tirarci fuori qualche ora di riposo dopo le 15, magari facendo una passeggiata alle cascate.
L'ambulatorio per quell'ora più o meno si svuotava e l'ospedale continuava a funzionare solo per le emergenze e per i pazienti già ricoverati.
Ricordo quando al sabato non avevamo un programma operatorio perchè le liste di attesa erano meno congestionate.
Ricordo anche la maternità molto meno affollata di quanto non lo sia al momento, soprattutto per i casi più complicati.
Adesso tutto è cambiato.
Per forza di cose al sabato siamo un po' sotto personale in vari dipartimenti, perchè bisogna dare i riposi allo staff.
La gente però è aumentata a dismisura.
L'ambulatorio rimane affollatissimo fino alle 18.
Le due sale operatorie funzionano normalmente con una lista di interventi che ci tiene impegnati fino a sera, e poi ci sono in mezzo tante emergenze. 
Al sabato cerchiamo di operare moltissimo perche’ c’e’ anche la dottoressa Apophie, ed ho bisogno di sfruttarla per cercare di sfrondare la lista.

mercoledì 24 ottobre 2018

Qualche notizia in più sull'orfanella accolta ieri

La famiglia ci ha detto che la piccola si chiama Esther.. Sua madre si chiamava Monicah.

In realta' non sappiamo il nome del padre che si e' dato alla macchia dopo la gravidanza. Monicah era quindi una ragazza-madre.
La famiglia proviene dalle zone Nord del Meru, non lontanissimo da Tuuru.
La data estatta del parto e' il primo ottobre 2018, per cui al momento Esther ha circa tre settimane.
Monicah aveva partorito in una maternita' rurale della zona, ma era poi andata incontro alla grave complicazione dell'emorragia post-partum, che in quella struttura non erano riusciti a controllare.
La donna era quindi morta di anemia.
La piccola ci e' stata portata dai parenti, i quali ci hanno chiesto di tenerla per quanto piu' tempo possiamo, in quanto essi sono molto poveri.e non hanno mezzi economici per prendersi cura di lei.
Non la abbiamo accolta con prontezza, ma abbiamo chiesto ai parenti di non sparire...cosa che a volte purtroppo succede!
La bimba sta bene e sembra che il nostro latte in polvere le piaccia molto.

Fr Beppe

martedì 23 ottobre 2018

Benvenuta, piccola.

Per adesso di lei so poco, perche' non ho potuto essere presente quando ce l'hanno affidata oggi pomeriggio: ero infatti in sala.
So solo che ha pochi giorni di vita e che purtroppo la sua mamma e' andata in Paradiso dandola alla luce in un altro ospedale.
E' orfana di mamma ed ha un papa' vivente che ci ha chiesto di prenderci cura di lei fino a quando sara' un po' piu' grandicella e finche' lui si sara' ripreso dal lutto della moglie.
La accogliamo nel nostro reparto orfanelli che con lei ora conta quattro unita': quattro bimbi bellissimi e tutti in buona salute.

Fr Beppe


lunedì 22 ottobre 2018

Avvelenamenti

Stasera dopo cena l'ambulatorio è gremito.
Ci sono due pazienti da suturare dopo essere stati assaliti con la panga (eventualità frequentissima, soprattutto nel week end, a causa dell'alcool), ed in più è arrivata una famiglia intera (papà, mamma ed un bambino) con storia di avvelenamento.
Abbiamo cercato di farci spiegare da altri membri del parentado che cosa fosse successo, ma la cosa non risulta molto chiara: per me sarebbe assolutamente necessario capire se ci troviamo di fronte ad una tossinfezione alimentare o ad un avvelenamento da organofosforici.
La terapia è infatti diversa.
Ho cercato di farmi capire chiedendo che cosa avessero assunto. La risposta è stata: una purea di fagioli. Avevano addirittura portato un piatto con un po' di quel cibo. Ho quindi pensato ad una tossinfezione alimentare.
Poi però uno dei parenti ha specificato che il veleno era stato aggiunto agli alimenti da qualche nemico, ma che essi non sapevano che tipo di sostanza potesse essere.
Si tratta quindi di un tentativo di omicidio di una intera famiglia, e non di cibo avariato. 

domenica 21 ottobre 2018

La giornata missionaria mondiale

Oggi la Chiesa celebra la giornata missionaria mondiale.
In qualche modo questa e’ la festa di tutti coloro che si impegnano per portare Gesu’ agli altri...festa di noi religiosi certamente, e festa di tutti i volontari che si donano gratuitamente ai piu’ poveri.
Credo che qui ci sia davvero il nocciolo della nostra missionarieta’: i poveri.
Essi per noi sono la presenza concreta di Dio.
Stando con loro, mettendoci al loro servizio, noi possiamo stare con il nostro Signore, servirlo, e contemplarlo.
Ecco perche’ penso al Fratello Cottolenghino (ma anche al volontario) soprattutto come ad un contemplativo, anche se lavora come un disperato dal mattino alla sera: noi abbiamo la possibilita’ di avere Gesu’ tutto il giorno nelle nostre mani. Sta a noi decidere se dargli le briciole, o se seguire l’indicazione del Santo Cottolengo a “sacrificare la salute, ed anche la vita per Cristo che vive nei poveri e nei sofferenti”.
Ecco un’altra definizione della nostra missionarieta’: essere totalmente dedicati al Signore che soffre anche oggi nei miserabili; essere a loro donati fino al “sacrificio della nostra vita”.

sabato 20 ottobre 2018

Mashuajaa Day

Oggi in Kenya si celebrano gli eroi (mashujaa). Oggi e' Mashujaa Day, cioe' il Giorno degli Eroi.
In questa celebrazione si ricordano tutti insieme i combattenti che hanno portato il Kenya all'indipendenza dalla colonizzazione britannica.
E' una ricorrenza importante, come per noi potrebbe essere il 25 aprile. Per me e' sempre anche un momento di riflessione: anche oggi ho fatto un po' di mente locale e mi sono chiesto chi sono i miei eroi piu' significativi...almeno in questo momento della mia vita.
La prima persona che mi e' venuta in mente e' San Giuseppe Cottolengo, il nostro Santo Fondatore che ancora oggi ci ispira e ci guida con l'esempio e con gli insegnamenti.
Poi penso a Madre Teresa di Calcutta, una santa che ha rivissuto ed attualizzato nell'oggi il messaggio del Cottolengo. Madre Teresa mi ispira per quello che ha fatto, per quello che ha detto e per la potente spiritualita' del servizio, che e' per me nutrimento e guida.
Poi c'e' Martin Luther King, che ha saputo vivere il sogno dell'uguaglianza razziale e lo ha portato avanti con la non violenza e fino al sacrificio della sua vita. Martin e' un faro illuminante nel suo credere nel "sogno", fino alle estreme conseguenze. Vorrei tanto essere caparbio nel bene come lui!


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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