Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 25 luglio 2016

Tiroidictomie

Nelle ultime due settimane abbiamo fatto 14 interventi di tiroidectomia.
Domani è la prima giornata chirurgica senza tiroidi in sala, ma speriamo di farne ancora qualcuna nei prossimi giorni perchè abbiamo altri appuntamenti che non sono ancora arrivati in ospedale.
Un "tour de force" di questo genere per me ha significato molto, e mi ha davvero aiutato nell'acquisire sempre meglio tale tecnica chirurgica.
Sono anni infatti che aiuto i pochi chirurghi italiani che accettano di eseguirle qui a Chaaria; sovente ho collaborato con il Dr Nyaga che è bravissimo in tale operazione.
La maggior parte del mio apprendimento chirurgico sulla tiroide la devo certamente al Dr Pietro Rolandi che è stato mio mentore anche su questo ed ancora lo sarà in futuro. Con Pietro ne ho fatte molte di più di 14.
Ho però ancora un blocco ed una paura di fondo ad affrontare questo intervento da solo. Quando il chirurgo italiano va via, non mi sento di rischiare e devo a volte aspettare un mese prima che il Dr Nyaga abbia una giornata libera per Chaaria: ciò naturalmente poi comporta lunghe liste di attesa.
Sento di conoscere bene tutti i passaggi della tiroidectomia, ma il timore di complicazioni maggiori, come il danno ai nervi laringei ricorrenti, oppure emorragie massive che non riesco a controllare, mi ha sempre paralizzato.
In queste due settimane di tiroidi ne abbiamo fatte un bel po', sia di facili che di estremamente difficili, sia di piccole che di enormi.
Il Dr Massimiliano Zuccaro, qui presente in questo periodo, mi ha preso per mano e mi ha lasciato lavorare come primo operatore, limitandosi a correggere i miei errori ed a darmi piccoli suggerimenti per una tecnica chirurgica più corretta.
Ho fatto tiroidi partendo dall'incisione della cute ed arrivando fino all'ultimo punto di chiusura.

domenica 24 luglio 2016

Cosa fare?

L’ho visitata per la prima volta venerdì scorso.
Lamentava dolori addominali importanti e sanguinamenti genitali.
L’ecografia ha dimostrato dei grossi fibromi uterini di cui la giovane donna era già al corrente.
Era infatti venuta a Chaaria specificamente per farsi operare di miomectomia.
La cosa che però mi ha messo in crisi è il fatto che, oltre ai fibromi, l’eco ha dimostrato anche una gravidanza iniziale e perfettamente vitale.
La paziente aveva così tanto male che assolutamente voleva l’intervento.
Mi diceva che anche in altri ospedali le avevano spiegato che sia il male che l’emorragia erano probabilmente dovuti a dei fibromi andati in necrosi, e quindi da togliere al più presto.
Io le ho detto che, per motivi etici, non mi sentivo di fare l’operazione fintantochè il prodotto del concepimento era vivo: ogni intervento sull’utero può in effetti causare aborto, e con fibromi così grandi la probabilità di perdita della gravidanza era praticamente del 100%.
Inoltre le ho fatto presente che, a parte i rischi di indurre noi un aborto, una miomectomia in gravidanza sarebbe stata pericolosa anche per lei perchè un utero gravido può essere davvero emorragico in corso di intervento.

sabato 23 luglio 2016

Alcuni sogni per i Buoni Figli

Il centro dei Buoni Figli ci sta molto a cuore e con l’arrivo di Fr Robert speriamo davvero che si possano migliorare tante lacune che in questi anni si sono venute a creare per motivi contingenti di mancanza di personale.
Certamente c’è molto da fare sia nel miglioramento del servizio diretto ai ragazzi, e sia anche nell’organizzazione del lavoro del personale dipendente impegnato nella gestione del centro.
Ci sono anche passi da fare per poter ottenere il riconoscimento giuridico del centro, finora riconosciuto solo come parte dell’ospedale e quindi tagliato fuori da eventuali possibilità di sostegno economico da parte dei ministeri che si occupano di disabilità e di orfani.
In tutti questi ambiti siamo certi che Fr Robert otterrà moltissimo e noi cercheremo di sostenerlo e di aiutarlo al massimo.
La struttura muraria poi ha dei problemi innegabili: è un centro  costruito trent’anni fa, ed onestamente gli anni si notano tutti!
Ci sono lavori abbastanza urgenti che intendiamo fare:
prima di tutto la riconversione di alcuni servizi igienici in cui ci sono vasche da bagno scomode ed anche pericolose per i ragazzi perchè troppo alte. Sarebbe nostra intenzione poter sostituire le vasche con delle doccie, più comode sia per i ragazzi come anche per i dipendenti.
Urge inoltre pensare ad un nuovo sistema di pannelli solari per l’acqua calda. Al momento abbiamo un sistema di pannelli centralizzato, che serve ospedale e centro allo stesso tempo. In pratica comunque risulta sottodimensionato ed a volte non c’è acqua calda nè per l’ospedale nè per il centro.
Iniziando dai bagni che pensiamo di ristrutturare e poi magari facendo una camera da letto per volta, sentiremmo il desiderio di mettere le piastrelle sul pavimento. 

venerdì 22 luglio 2016

Per una volta qualcosa di facile

Ci è stato riferito da un ospedale del Tharaka con sospetta occlusione intestinale.
A motivo delle difficoltà legate ai trasporti, il paziente è arrivato da noi 24 ore dopo aver visto il medico nella struttura sanitaria precedente.
Giunto da noi con un ritardo del genere, il sospetto era già praticamente una certezza, ancor prima di visitarlo.
Pancione enorme, alvo chiuso ai gas ed alle feci da 5 giorni, ripetuti episodi di vomito.
L'addome era meteorico e suonava come un tamburo quando facevamo la percussione.
Non c'erano più segni di peristalsi, forse perchè il paziente era stato occluso per troppo tempo.
Le condizioni generali erano precarie ed il paziente appariva molto disidratato.
L'eco non ci ha aiutati molto perchè c'era praticamente solo distensione gassosa e non si vedeva davvero nulla.
La diretta dell'addome per noi è ancora impossibile perchè non abbiamo la radiologia.
Siamo entrati in sala con grande timore. Trattandosi di un paziente anziano temevamo anche una patologia neoplastica che poi avesse causato l'occlusione.
Negli ultimi tempi poi abbiamo trovato di tutto e qualche paziente lo abbiamo anche perso nonostante l'intervento urgente.
Invece poi oggi la situazione è stata molto più facile del previsto.

giovedì 21 luglio 2016

Il bimbo che mi ha tolto l'appetito

Me lo ha portato in studio suo papà.
Sulla richiesta di ecografia addominale c'era scritto che aveva sei anni, ed onestamente mi aspettavo un bambino molto più grandicello ed in grado di camminare da solo.
Invece mi sono trovato davanti un genitore che portava in braccio un bimbo scheletrico, che, occhio e croce, peserà sei o sette chili.
"Sei sicuro che il bimbo abbia sei anni?"
"Sicurissimo", mi ha risposto prontamente quell'uomo affranto ed un po' scoraggiato.
Gli arti scheletrici e la faccia scavata di quel bambino dal volto anziano facevano da contrasto tremendo con l'enorme distensione addominale. Era in braccio al babbo perchè certamente quelle gambine non lo avrebbero retto in piedi!
La prima cosa che mi viene in mente di controllare in cartella è il risultato del test HIV.
E' negativo: ci avrei quasi messo una mano sul fuoco che invece fosse positivo.
Il bimbo mi era stato mandato per ecografia addominale, e quindi questo è quanto ho fatto.
Ho chiesto al papà di depositarlo sulla barella: era flaccido e senza forze; non aveva neppure l'energia per piangere quando gli spalmavo il gel sull'addome.

mercoledì 20 luglio 2016

Il dono della Croce Rossa di Mondovì per Chaaria

Durante una significativa cerimonia nella sede del comitato della Croce Rossa di Mondovì è avvenuta la consegna di parte del ricavato del “Gran Galà” della Cri, svoltosi il mese scorso alla “Borsarella”, voluto ed organizzato da Maura Pilone Prette Parte del ricavato (1500 euro) è stata devoluta al nostro ospedale, grazie all’amiciza ed al sostegno del Dr Filippo Gallo.
Ringraziamo di cuore la Presidente della Caritas Maura Prette per aver organizzato il “Gran Galà” che quest’anno, oltre a sostenere altre attività sanitarie e sociali nel territorio a beneficio dei più indigenti ha voluto aiutare anche il nostro ospedale, che in cambio promette un impegno sempre più radicale e generoso nell’aiuto di tutti i poveri che bussano alla nostra porta.
Ci sentiamo in comunione con la Croce Rossa di Mondovì, che non è solo un ente che si occupa dell’importante servizio di volontariato sulle ambulanze, ma che è particolarmente attenta ai bisogni dei poveri, degli indigenti e di tutti coloro che non possono pagare le spese sanitarie sia in Italia che all’estero.

martedì 19 luglio 2016

Fissazione interna di frattura scomposta di omero

Si tratta di una paziente di 71 anni che ha riportato la frattura di omero dopo una caduta.
La lastra è di qualità scadente, ed è stata eseguita in un altro centro.
I familiari non hanno avuto possibilità economiche per l’intervento in altri ospedali e sono aprodati a Chaaria.
Siccome nessun altro aveva fatto niente per l’anziana signora, abbiamo deciso di operarla, scegliendo un approccio chirurgico laterale per l’apertura del braccio e l’esposizione dell’omero.
Trattandosi di una frattura del terzo medio dell’omero destro, abbiamo dovuto rinunciare al tourniquet che non avrebbe trovato posto (il tourniquet pediatrico infatti non funziona). Ci siamo quindi semplicemente affidati ad un guanto sterile, stretto attorno alla radice del braccio vicinissimo all’ascella: questo ha causato un sanguinamento leggermente più copioso del solito e ci ha dato qualche problema tecnico nella esecuzione dell’intervento, senza però inficiarne l’esito.
Abbiamo esposto l’omero cercando di spostare i muscoli con tecnica smussa, ed abbiamo individuato la rima di frattura: era lunga e obliqua. 
C’era anche un frammento posteriore che ci ha dato molti problemi nella riduzione. Si siamo comunque riusciti e lo abbiamo messo in posizione fissandolo poi con una vite obliqua. Abbiamo isolato i monconi, li abbiamo ripuliti con curette ed abbiamo cercato la riduzione migliore possibile. 
Abbiamo quindi scelto di usare la fissazione interna con placca.

lunedì 18 luglio 2016

Il nuovo responsabile dei Buoni Figli

Da tempo la situazione di servizio nel centro Buoni Figli era piuttosto a terra, soprattutto a causa del fatto che la nostra congregazione non era riuscita ad esprimere un Fratello che potesse essere responsabile, punto di riferimento e modello sia per i ragazzi in esso ricoverati, sia per il personale, che per le Suore ed i Volontari.
Sono stati anni in cui abbiamo cercato di fare quello che potevamo con le forze a nostra disposizione. Siamo comunque coscienti delle carenze nella qualità del servizio.
Ora questo problema è stato superato con l'arrivo di Fratel Robert Maina che è il nuovo responsabile del Centro Buoni Figli.
Egli è ora effettivamente il coordinatore del servizio ai ragazzi, il responsabile del personale dipendente e dei volontari impegnati in quel settore, punto di riferimento per tutte le relazioni esterne (con la diocesi, con le strutture governative, con le famiglie dei ragazzi e con coloro che fanno richiesta di ricovero per un loro caro).
Egli sarà inoltre l'assistente sociale del centro stesso.
Insieme all'arrivo del responsabile, il centro vedrà anche dei miglioramenti strutturali, in quanto stiamo pianificando il rifacimento dei servizi igienici e delle docce, un nuovo impianto per l'acqua calda e lo spostamento dell'ufficio del coordinatore in una collocazione più conveniente.
Accogliamo Fr Robert con tutto il cuore e gli auguriamo un servizio fecondo e pieno di soddisfazioni insieme ai nostri Buoni Figli.

domenica 17 luglio 2016

Attività esterna all'ospedale

Oggi Fr. Giancarlo ha organizzato, insieme ad alcuni membri dello staff, un'attività esterna di screening e prevenzione per l'ipertensione.
Tale clinica mobile si è svolta di domenica perchè Fr. Giancarlo ed il team del programma si sono recati alla liturgia festiva della Chiesa Metodista di Chaaria.
Avevano già fatto la stessa cosa nelle domeniche precedenti presso la Chiesa Cattolica e presso la "Indipendent Church of East Africa".
La Messa costituisce un momento ideale per questo tipo di iniziative: prima della benedizione conclusiva il pastore o il sacerdote concede la parola a Fr. Giancarlo che spiega l'importanza dello screening per l'ipertensione ed invita i presenti a sottoporvisi in modo assolutamente gratuito.
All'uscita di chiesa i membri dello staff misurano la pressione ai fedeli... e coloro a cui viene diagnosticata l'ipertensione sono quindi riferiti al nostro ospedale per essere presi in carico dal punto di vista terapeutico.
Le cliniche mobili per noi sono abbastanza difficili per mancanza di personale e di mezzi, ma sono certamente importanti perchè vanno a scovare i pazienti là dove si trovano ed offrono una possibilità di cura anche a coloro che mai verrebbero in ospedale, soprattutto per una condizione clinica sovente asintomatica come l'ipertensione arteriosa.
Sappiamo comunque che la pressione alta è un killer silente e continueremo ad impegnarci anche in queste uscite e cliniche mobili.
Grazie di cuore a Fr. Giancarlo ed al team del progetto.

Fr. Beppe Gaido


 

Podalico in primipara

“Corri subito in sala parto perchè abbiamo un podalico in primigravida”.
Siccome sto finendo una tiroidectomia, dico alle infermiere di iniziare a preparere il cesareo, che è d’obbigo in questi casi.
L’infermiera però mi dice: lascia che il chirurgo volontario vada avanti da solo con la tiroide e tu corri in maternità perchè è urgente.
Capisco a questo punto che qualcosa non va.
Mi “slavo” immediatamente con il benestare di Massimiliano e vado a vedere di cosa si tratta. Vedo una mamma in preda alle contrazioni da parto.
Le gambe del nascituro sono già uscite dal canale del parto e il sederino del piccolo fa capolino al perineo materno.
Comprendo ora perchè mi volevano con urgenza: il podalico in primipara è una controindicazione al parto naturale, ma il cesareo in queste condizioni è assolutamente impossibile.
Come spesso capita a Chaaria, si tratta di un caso estremo, in cui è difficile applicare i protocolli ed in cui bisogna assumersi grandi responsabilità personali.



sabato 16 luglio 2016

I pericoli della tiroidectomia

Ieri avevamo due tiroidectomie.
Una l'abbiamo fatta al mattino presto perchè ci pare il momento
migliore per questo intervento, sia in quanto siamo più tranquilli con l'ambulatorrio e sia anche perchè c'è il personale al completo durante il giorno anche in reparto, e possiamo essere allertati in tempo in caso di problemi.
Poi, con il passare delle ore sono arrivate tante emergenze sia in
sala parto che in altri settori dell'ospedale, per cui la seconda tiroidectomia è iniziata verso le ore 16.30. Era un gozzo enorme, e per di più tutto aderente alle strutture circostanti a motivo probabilmente di pregresse tiroiditi.
Ci abbiamo messo un po' a fare l'intervento, ed allo stesso tempo eravamo anche sotto pressione a causa di chiamate ansiose dalla sala parto dove ci attendevano un cesareo, due parti podalici, una morte intrauterina ed un raschiamento per aborto incompleto.
Subito dopo la tiroidectomia (che abbiamo cercato di fare più in fretta possibile) siamo corsi in maternità per un parto podalico davvero molto difficile, ma alla fine con esito positivo.



giovedì 14 luglio 2016

Sempre difficile decidere

Le linee guida nazionali ci dicono che i cesarei elettivi in donne che hanno controindicazioni al parto naturale si fanno a 37 settimane di età gestazionale.
Molti ginecologi italiani, quando sono qui per il loro periodo di volontariato, mi dicono che oggi si tende ad aspettare molto di più ed a fare i cesarei elettivi praticamente a termine di gravidanza, perchè anche un giorno in più in utero può essere utile per la salute del nascitiro, soprattutto al fine di evitare complicazioni respiratorie che a volte possono essere fatali nel nostro contesto lavorativo privo di rianimazione neonatale.
In effetti anche la mia esperienza mi aveva portato spesso a notare come a volte un cesareo elettivo a 37 settimane, fatto per un feto in ottime condizioni all'ecografia, poi risultava in inspegabili distress
respiratori che portavano addirittura alla morte del piccolino.
La settimana scorsa ho visitato una giovane donna con cicatrice da pregresso cesareo dovuto a disproporzione cefalo-pelvica.
Era a 37 settimane ed il feto era in ottime condizioni all'ecografia.
La data stimata del parto, secondo il calcolo ecografico, sarebbe stata il 27 luglio.
Ho quindi parlato con la mamma e le ho spiegato le possibili complicazioni di un cesareo elettivo alla trentasettesima settimana.
Le ho dunque consigliato di aspettare almeno fino al 20 luglio, in modo da consentire una adeguata maturazione polmonare per il suo figlioletto.
Ieri però quella mamma ha avuto complicazioni strane: non aveva contrazioni uterine, ma lamentava un fortissimo dolore alla schiena.



mercoledì 13 luglio 2016

Analisi di tre giorni pieni

La tre-giorni oculistica è purtroppo finita.
Più di 600 persone sono state visitate in questo "free camp", ma purtroppo oggi centinaia di pazienti ancora non operati se ne sono andati piangendo, quando il team oculistico ha detto che non avrebbe più potuto continuare perchè domani devono tornare al Tenwek Hospital che li aveva distaccati solo per questi tre giorni.
Per il numero di persone ancora in attesa non sarebbe probabilmente bastata neppure una settimana intera.
Devo essere onesto e dire che il fatto di non aver operato tutti mi ha fatto stare molto male, anche se il numero degli interventi è stato comunque impressionanti: 65 operazioni di cataratta in tre giorni.
Questa sera il team oculistico ha già caricato tutto sulle loro macchine; domattina faranno la visita di controllo agli 11 operati di oggi, e poi ci lasceranno.



Coro gospel alla piccola casa di Biella

Domenica scorsa il concerto al Cottolengo di Biella è andato benissimo.
In tanti hanno cantato e ballato per Chaaria nella Chiesa Grande.
Che bello vedere tanta gioia in Chiesa, che bello aver portato anche a Biella un po' di quella vitalità e di quel vigore che sono propri dei momenti liturgici africani!
Che stupendo veder cantare (nel video e nelle foto che Raffaella ci ha mandato) le ragazze del Cottolengo.
Dal tabernacolo è stato tolto il Santissimo per il concerto; lo si è fatto per il dovuto rispetto verso l'Ostia Consacrata... ma forse avrebbe potuto anche starci, perchè in fondo il protagonista di un coro Gospel è proprio Lui! (parere assolutamente personale e forse teologicamente scorretto).


lunedì 11 luglio 2016

La grande maratona oculistica

Oggi è stata una giornata campale in tutti i sensi.
I pazienti erano davvero tantissimi per tutti.
Oggi iniziava il suo servizio anche il nuovo chirurgo italiano Massimiliano, che in realtà aveva già fatto molto in sala sia sabato che ieri, ma che oggi si è trovato una marea di appuntamenti per ricovero ed intervento.
E' poi anche iniziata la grande maratona oculistica: la risposta della gente è stata veramente impressionante: gli oculisti hanno visitato fino a 200 persone e poi hanno deciso di rimandare a domani le visite per tutti coloro che avevano un numero d'ordine superiore a questo.
Hanno anche eseguito 20 interventi di cataratta.
Tutto questo ha comportato un monteore di lavoro enorme, sia per chi era direttamente incaricato delle visite e degli interventi chirurgici, e sia per coloro che hanno dovuto occuparsi della gestione
delle folle e di tutti gli aspetti prettamente logistici...anche trovare un letto per gli operati non è stato semplice.



domenica 10 luglio 2016

La domenica di Chaaria

Stamattina sembrava una giornata tranquilla ma gia' prima di messa e' suonato il primo campanello di allarme.
Una primigravida era completamente dilatata da tempo ma le spinte non erano sufficienti a permettere la nascita del bambino. Il battito cardiaco fetale non era dei migliori e questo mi impediva di pensare all'ossitocina.
Certo, si poteva fare il cesareo ma la testa era cosi' bassa nel canale del parto che certamente avremmo causato lacerazioni uterine importanti con alto rischio di emorragia. Ho quindi optato per il forcipe ostetrico, non senza qualche patema d'animo. Invece la testa e' scesa velocemente e non abbiamo neppure provocato lacerazioni perineali significative alla mamma. Il pupo ha pianto subito e mi e' sembrato un bel modo di prepararmi per la messa domenicale.
Poi, subito dopo l'eucaristia, sono arrivati tre cesarei a raffica. Il primo caso era un podalico con dilatazione quasi completa; il secondo un distress fetale in una mamma a cui stavo inducendo il travaglio con oxitocina ed il terzo un pregresso cesareo per disproporzione cefalopelvica.
Siamo comunque riusciti a fare in fretta e bene: tutto ok per mamme e bambini ed alle 15 gia' eravamo a pranzo.
Onestamente speravamo in un pomeriggio tranquillo ma cosi' non e' stato, in quanto le complicazioni sono arrivate in abbondanza: un aborto incompleto, una ferita da panga con interessamento tendineo e poi...dulcis in fundo... una pugnalata nella pancia.



sabato 9 luglio 2016

I lavori procedono bene

La costruzione del nuovo laboratorio analisi di Chaaria sta prodedendo con passo spedito.
Ormai la struttura muraria del piano terra è completata, ed i muratori stanno iniziando ad "armare" per fare la soletta di cemento su cui poi partirà la costruzione del secondo piano.
La soletta sarà "gettata" nei prossimi giorni, dopo di che ci saranno circa quaranta giorni di pausa, necessaria perchè la soletta asciughi completamente, prima della costruzione del secondo piano.
Nonostante questa attesa tecnica, i tempi di costruzione sono buonissimi e certamente saremo molto avanti per la fine dell'anno.
Come sempre, sappiamo poi che il lavoro più difficile inizierà dopo aver terminato la struttura muraria: impianti elettrici, idraulici, serramenti e rifiniture varie.
Come ho già avuto modo di scrivere in varie occasioni, per questa costruzione non abbiamo ancora raggiunto la cifra completa che pensiamo di spendere.
Siamo partiti senza avere un budget certo.
L'Associazione Volontari Cottolengo Mission Hospital di Torino ha già raccolto una buona percentuale dei fondi, e su questi ci stiamo basando per i lavori che stiamo portando avanti.
Sappiamo che la raccolta fondi continua con grande impegno, ed il Presidente Lino Marchisio è fiducioso che riusciremo a trovare tutti i soldi necessari per completare la struttura senza doverci arrestare a metà per motivi economici.

venerdì 8 luglio 2016

La natura umana

Manzoni diceva nei Promessi Sposi che il cuore umano è un “guazzabuglio”, mentre i salmi ci ricordano che “il cuore dell’uomo chi lo può conoscere?”
Rifletto su questo dopo un giorno di grosse tensioni qui in ospedale.
Non abbiamo volontari in questo periodo e quindi quanto scrivo è totalmente riferito a noi, staff permanente di Chaaria. Nessun riferimento agli Italiani.
Oggi è stata una giornata pesantissima e colma di malati e di tantissimo lavoro.
A renderla più complicata si è aggiunta una supervisione esterna che ha richiesto molto impegno e preparazione.
La tensione che ne è derivata ha fatto sì che tra noi siano successe delle incomprensioni:
mancava un farmaco che  tutti sapevamo dover essere presente per la supervisione.
Io avevo detto di ordinarlo settimane prima.
Un membro dello staff allora mi aveva detto che la medicina era presente in farmacia e non c’era bisogno di ordinarlo.
Poi il colpo di scena: stamattina il farmacista mi dice che il farmaco non c’è in quanto nessuno gli ha detto di ordinarlo.
Io mi scaldo e dico: “ma come, quindici giorni fa dicevi che la medicina ce l’avevi”.
Ma lui sostiene che nessuno gli ha detto niente riguardo a quel farmaco.
Io allora mi scaldo forse un po’ troppo e gli domando come mai lo veniamo a sapere solo il giorno della supervisione che siamo sprovvisti di quella medicina.
A questo punto viene fuori che qualcuno dello staff avrebbe asserito che quel prodotto lo tengo io nel mio studio da sempre e che quindi la medicina l’avrei mostrata io nella supervisione.

giovedì 7 luglio 2016

I colori di Chaaria

Oggi certamente abbiamo centinaia di pazienti ambulatoriali, ed il carico di lavoro e’ alle stelle.
Con occhio impaurito e un po’ sconsolato, do uno sguardo alla sala di attesa colma di gente. Sembra un formicaio, ma anche un caleidoscopio di razze.
Oggi abbiamo moltissimi malati da una comunità nomade di etnia Rendille: sono carini, seminudi; puzzano di mucca ad un chilometro; hanno le borracce a tracolla e l’inseparabile lancia anche durante l’ecografia; le donne portano anelli sui bicipiti, ai polsi ed alle caviglie; sfoggiano decine di girocolli tradizionali (meno male che di solito non mi chiedono l’ecografia tiroidea), ed hanno buchi enormi ai lobi delle orecchie.
Anche questo mi sembra un dono di Dio, che ha deciso di fare del nostro ospedale non solo un luogo ecumenico (i Rendille sono animisti, i Somali musulmani, e la maggior parte delle altre etnie e’ polverizzata in una miriade di denominazioni cristiane talvolta sconosciute), ma anche un luogo di incontro fra tribù: oggi nell’atrio vedo Meru, Kikuyu, Akamba, Borana, Somali, Turkana, Luo, Kisii e Rendille; ma ci sono anche alcuni Pakistani ed Indiani residenti a Meru.
In mezzo a tutti questi colori di pelle diversi ad un certo punto noto un classico “viso pallido”: quindi oggi ci sono anche dei bianchi tra i nostri pazienti. E’ una volontaria italiana di un’altra missione che non si sente tanto bene e che ha pensato di venire a Chaaria per le cure.
Che bello!

Fr Beppe Gaido


mercoledì 6 luglio 2016

Lavori di cacca

La maggior parte dei nostri pazienti vive in abitazioni che non hanno un gabinetto, ed anche coloro che ce l'hanno fanno normalmente uso della classica "pit latrine", cioe' di una fossa profonda e coperta da una lastra di cemento con un buco in mezzo...una specie di turca su un pozzo a perdere. 
Certamente nessuno ha lo sciacquone per il wc a casa.
Questo fa si' che molti dei nostri ricoverati non abbiano la piu' pallida idea di come si usa un servizio igienico. 
Lasciamo stare oggi il particolare che moltissimi i propri bisogni li fanno fuori dal buco della turca...e magari sul marciapiede antistante i servizi!
Oggi il problema che desidero condividere con i lettori e' il fatto che nei gabinetti ci buttano veramente di tutto: dai pannolini per signora alle borse di nylon con i loro rifiuti. 
Questo e' un continuo disastro per nostro sistema fognario ed una croce ripetuta per il nostro personale di manutenzione. 
Non passa mai piu' di una settimana infatti prima che una tubatura si blocchi da qualche parte e che i servizi igienici si riempiano di ogni sorta di escrementi umani.
Anche questa notte siamo di nuovo alle prese con uno di questi "problemi di cacca": abbiamo infatti la fogna dell'ambulatorio bloccata e bisogna svuotarla completamente... naturalmente non abbiamo un'autobotte ed il "lavoro sporco" lo debbono fare a mano, armati solo di secchi e badili e protetti semplicemente da stivaloni ai piedi e da una maschera da sala operatoria a coprire naso e bocca.

martedì 5 luglio 2016

Giornate devastanti

Quello che da due giorni mi sta massacrando qui a Chaaria e' il numero tremendo di pazienti. 
Ci sono numeri di ammalati davvero importanti, e la dottoressa Khadija e' ancora in ferie. Di volontari non ne abbiamo, e questo fa si' che molte piu' cose facciano capo solo a me.
La lista operatoria e' in genere impegnativa tutti i giorni, e cio' che mi pesa di piu' e' dover sempre correre in ambulatorio quando ancora Makena sta chiudendo la cute dell'intervento precedente. Saltare dalla sala all'ambulatorio mi sta diventando sempre meno facile con il passare degli anni.
Il numero di ecografie e' alle stelle, anche perche', non avendo un ginecologo al momento, mi devo sobbarcare anche tutto il peso delle eco ostetriche.
Pure le gastroscopie sono tante e siamo al di sopra della media dell'anno scorso. 
Per tutto ci vuole tempo e ci vuole anche tanta concentrazione. 
A volte si fanno degli errori dovuti solo alla stanchezza, come ieri quando ho scritto sul referto di una gravida con placenta previa che la placenta era normalmente inserita. Meno male che era ricoverata ed ho potuto rimediare.
E poi che fatica a non rispondere in modo sgarbato a quelli che di lamentano di aver atteso per troppe ore per una visita, mentre tu sei esausto e ti sei concesso si' e no 15 minuti di pausa pranzo.

lunedì 4 luglio 2016

Addome acuto

A Chaaria è una evenienza decisamente frequente trovarsi davanti una persona con addome acuto.
Sono in genere situazioni molto difficili da gestire perchè ovviamente, essendo un’emergenza, non capita quando sei riposato o quando hai la mente libera, ma sovente in momenti già di per sè drammatici, quando sei molto stanco oppure sopraffatto dal lavoro. 
Non di rado succede di notte, quando il personale è ridotto all’osso.
La prima difficoltà di fronte ad un addome acuto è certamente la diagnosi. E’ difficilissimo fare diagnosi!
“L’addome è la tomba del medico...” diceva un proverbio spesso citato dai professori universitari quando ero uno studente.
E’ assolutamente vero:  la rosa di problemi che possono causare l’addome acuto è enorme; spesso la diagnosi esatta sfugge e diventa chiara solo nel momento in cui apri la pancia.
Il più delle volte si pensa di trovarsi di fronte ad un problema intestinale, cosa assolutamente vera,  ma non si possono certamente dimenticare subdoli casi ginecologici o anche rotture di organi interni (frequente a Chaaria è la rottura traumatica della milza, essendo la splenomegalia decisamente comune).
La diagnosi è una specie di labirinto in cui rischi di perderti: ci sono poi patologie tipiche di certe fascie di età, come l’invaginazione intestinale in pediatria. In questo labirinto devi cercare di destreggiarti con i pochi esami a disposizione e nel minor tempo possibile.

domenica 3 luglio 2016

Dare respiro al Cottolengo Mission Hospital Chaaria

Il sistema di produzione dell'ossigeno funziona bene e siamo in grado di dare ossigeno direttamente alla sala operatoria,alla maternità ed ai vari reparti.
Siamo anche in grado di riempire le bombole che usiamo per i letti della parte centrale dei cameroni che sono lontani dal muro e quindi dai bocchettoni del sistema centralizzato.
Certamente è un grosso sollievo per noi avere una scorta di ossigeno sempre sufficiente e sempre disponibile.
Sicuramente si tratta di un enorme cambiamento rispetto al passato, quando dipendevamo da una compagnia a Meru i cui prezzi erano decisamente elevati e che per di più sovente ne era sprovvista.
Ora non abbiamo più l'incubo di essere senza ossigeno in ospedale: i volontari sanno quanto spesso ci capitava in passato, e per periodi anche prolungati!
Forse in futuro saremo anche in grado di riempire le bombole dell'ossigeno per le altre missioni cottolenghine di Gatunga, Mukothima e Tuuru...Nairobi è effettivamente troppo lontana.
Per ora stiamo ancora testando il sistema.
Ringraziamo di vero cuore i nostri benefattori dell'Associazione "Volontari Sardi Karibu Africa".

Fr Beppe e Fr Giancarlo





sabato 2 luglio 2016

Thank you very much

Dear Ela,
today you have left Chaaria again to go back to Poland where you will attend your specialization and you will shape your future.
You have been with us for 2 months again, 2 wonderful months, full of service, dedication and love for the sick patients entrusted to you; 2 months of exceptional collaboration, mutual respect and sincere friendship.
You have followed your patients in a highly qualified and skillful way; you have been with them all the day long, up to very late in the evening, Saturday and Sunday included. For sure many patients will miss you very much.
I will miss you too sincerely, although I know that it is very important for you to go back and to prepare yourself to the admission into specialization.
In the last 12 months you have come back to Chaaria 3 times, and always you have stayed with us for long periods of time; you say that Chaaria has entered deeply in your heart, that you have become addicted to this place: may God bless you for all what you have done for each one of the patients you have been following and treating.

venerdì 1 luglio 2016

Difficile dare una risposta

Oggi una persona mi ha chiesto a bruciapelo che cos'è la cosa che mi piace di più fare in ospedale.
E' stato difficile per me rispondere rapidamente perchè l'ospedale è la mia vita ed onestamente in esso mi piace un po' tutto.
Certamente in questo momento la chirurgia mi attrae molto di più che la medicina interna: sarà perchè in sala ho rapporti con meno persone; sarà perchè lo staff della sala è stupendo; sarà perchè ad operare sai bene cosa devi fare, hai delle manualità da applicare e degli schemi di azione precisi.
Forse sarà anche perchè spesso hai la percezione palpabile di aver fatto qualcosa di importante: facciamo l'esempio di un cesareo urgente per un distress fetale. Ricevi in sala una mamma esausta ed in preda al dolore e la riporti fuori dalla sala rilassata e sorridente, dopo aver accolto la nuova vita che si era portata in grembo per nove mesi.
Metti anche un addome acuto: il paziente entra con rischio di morte imminente, e poi va a casa guarito dopo una settimana dall'intervento.
La Medicina Interna è molto più complessa: spesso ci mancano gli strumenti diagnostici per capire bene cosa stia succedendo al paziente; sovente poi abbiamo di fronte situazioni complesse, con problemi multipli e talvolta insolubili. 
A differenza di quelli chirurgici spesso i pazienti medici non migliorano: le malattie infettive forse sono un'eccezione a questa regola, perchè anche in questo caso si vedono risultati eclatanti, paragonabili a quelli della chirurgia: penso ai miracoli del chinino in vena che risveglia un paziente dal coma da malaria cerebrale, alla terapia antitubercolare o anche agli antiretrovirali per l'HIV. 

giovedì 30 giugno 2016

Stavolta la scelta giusta

Ann ha sedici anni e la sua faccia è già quella di una donna vissuta: dimostra infatti almeno quarant'anni. 
I suoi denti sono cariati: chissà come mai non se li è mai fatti aggiustare.
E' HIV positiva, e la malattia la dimostra tutta, anche se è in terapia antiretrovirale.
E' incinta di otto mesi, e certo la gravidanza le avrà dato una bella botta al sistema immunitario.
Purtroppo è anche affetta da condilomi acuminati, ed è difficile starle vicino in quanto il tanfo è davvero penetrante.
All'ecografia il bambino è ancora abbastanza piccolo e quindi spero proprio che non partorisca, anche se purtroppo ha contrazioni abbastanza forti.
Le ho prescritto terapia tocolitica, ma il travaglio è progredito nonostante tutto.
Stamattina l'ho trovata completamente "dilatata" e con la testa del bambino molto bassa.
Mi sono reso conto che fermare il travaglio non sarebbe più stato possibile: allo stesso tempo ha sempre saputo che i condilomi acuminati costituiscono un pericolo per il nascituro e non si può lasciarla partorire normalmente.
L'indicazione al cesareo c'è tutta, sia per l'HIV che per i condilomi...ma il bambino non è a termine e quindi potrebbe avere problemi riespiratori dopo la nascita.

mercoledì 29 giugno 2016

Un punto nero o un foglio bianco

Oggi come al solito i pazienti sono stati tanti, e penso che abbiamo anche cercato di fare del nostro meglio per tutti. Però, quando qualcosa va male, ti senti un peso sull’anima come se non avessi fatto nulla, come se tutta la giornata fosse stata inutile.
Oggi abbiamo avuto molti parti naturali, ed un cesareo, tutti andati bene. Stamattina invece avevo deciso di indurre un travaglio con oxitocina, procedura abbastanza normale quando le doglie tardano fin oltre i 9 mesi. 
L’indicazione era corretta, la dose del farmaco anche.
Abbiamo seguito la mamma con molta attenzione, e tutto sembrava procedere per il meglio: contrazioni buone, battito cardiaco fetale sempre regolare, tempi di dilatazione in perfetto orario secondo il partogramma. 
Alle 16, quando appena ero uscito da una operazione ed ero ancora tutto sudato, sono stato chiamato d’urgenza in sala parto per un’urgenza: con sorpresa di tutti il neonato non piangeva e non respirava. 
C’era però battito cardiaco, anche se molto rallentato: e’ iniziata quindi subito la rincorsa per non perdere quel poco di vita che sembrava essere ancora presente nel corpicino pallido come un cencio. 
Ossigeno, farmaci vari per la rianimazione, “Ambubag”… ma niente: il piccolo non ha mai fatto neppure un tentativo di respirazione spontanea. Il battito del cuore e’ diventato sempre piu’ lento, finche’ il bambino se n’e’ andato tra le mie mani. 
La scena e’ avvenuta davanti alla mamma che ancora giaceva sulla barella a pochi passi da noi: quando ho smesso di rianimare, non ha atteso che dicessi una sola parola. Si e’ messa ad urlare, voleva picchiarmi… tentava di togliersi la flebo gridando che non si sarebbe fermata in questo posto un minuto di piu’ perche’ avevamo ucciso il suo bambino. Ce l’aveva in particolare con me perche’ le avevo prescritto una terapia che si e’ rivelata mortale per la creatura che lei aveva atteso per tanti mesi.

Articolo tratto da Ben Essere

martedì 28 giugno 2016

Appena in tempo

Onesimus era venuto all’ospedale già tre volte nell’ultima settimana.
Aveva dolori addominali, che ci orientavano verso un’ ulcera duodenale. Bruciore epigastrico che migliorava con l’assunzione di unpo’ di pane o di un bicchiere di latte; dolore in zona periombelicale.
Lamentava anche una sensazione sgradevole, di cupa sofferenza alla pressione sulla cistifellea.
L’ecografia era sostanzialmente negativa: non si vedevano calcoli ne’ alla colecisti, ne’ ai reni. Gli altri organi esplorati erano normali, ed i movimenti intestinali presenti.
Avevamo anche pensato ad una gastroscopia ma il paziente non ha accettato.
Ci siamo quindi orientate verso la diagnosi di malattia peptica ulcerosa e lo abbiamo messo in terapia. 
Onesimus non e’ mai stato ricoverato perche’ ha sempre opposto un netto rifiuto alla nostra proposta di ulteriori accertamenti.
Dopo alcuni giorni di relativo benessere a casa, ieri e’ stato accompagnato in ospedale dalla moglie in condizioni gravissime. Urlava di dolore addominale, e la palpazione del punto appendicolare era dolentissima. Un emocromo urgente ha rivelato un incremento dei globuli bianchi che non lasciava molto spazio ai dubbi: 20.000 leucociti, quasi tutti neutrofili.
Non c’erano ormai piu’ dubbi diagnostici: quella che pensavamo essere una ulcera peptica era probabilmente una appendicite fin dal primo momento.
Bisognava correre in sala.

lunedì 27 giugno 2016

La patologia tropicale

Ann è una gracile bambina di 13 anni. E’ arrivata oggi pomeriggio da molto lontano. Era accompagnata dai suoi genitori ed aveva tantissimo dolore di pancia. I suoi dicevano che non andava di corpo da quasi due settimane.
Sono venuti con una diretta dell’addome che indicava la presenza di livelli idro-aerei.
L’addome era dolente e di difficile palpazione in quanto la bimba saltava non appena la toccavi. L’ampolla rettale era vuota.
L’abbiamo visitata ed abbiamo deciso che fosse meglio non rischiare di far passare la notte alla bimba senza aprirle la pancia.
Quello che abbiamo trovato in sala per me è stato un quadro abbastanza consueto e patognomonico: il peritoneo parietale e l’intestino erano picchiettati di piccole formazioni dure e biancastre, su uno sfondo molto iperemico ed infiammatorio.
La bimba era febbrile ed anche le anse intestinali erano caldissime quando le prendevamo in mano. Oltre alla picchiettatura miliare su tutti gli organi addominali, abbiamo anche notato che l’occlusione c’era davvero: il digiuno era infatti molto dilatato, mentre l’ileo era vuoto e di diametro assai inferiore. Era anche inglobato in tenaci aderenze che creavano matasse intestinali completamente occluse. 

domenica 26 giugno 2016

Quasi come in un film dell'orrore

C'è stata una lite tra vicini di casa.
Le cose sono andate sempre peggio e si è arrivati rapidamente alla violenza.
Il marito è stato massacrato a colpi di machete ed è stato trasportato in ospedale con tutti e quattro gli arti malamente amputati.
Abbiamo tentato di fare qualcosa, ma la perdita di sangue prima dell'arrivo in ospedale e lo stato di shock hanno fatto sì che non ci fosse più nulla da fare per lui. E' morto quasi subito.
La moglie ha tentato di fuggire quando lo sposo veniva ferito in quel modo orrendo. E' stata però raggiunta e cosparsa di cherosene, e poi le hanno dato fuoco.
La gente accorsa ha spendo le fiamme con delle coperte, ma le ustioni sono gravissime. In ospedale tentiamo di stabilizzarla e di salvarle la vita, ma le speranze non sono molte.
Per pudore non ho chiesto nulla del vicino che li ha assaliti...il compito del medico è quello di cercare di salvare la vita di chi giunge in ospedale.

sabato 25 giugno 2016

La maledizione di Judith

La conosco da quando era una bambina.
L'ho vista crescere e diventare prima una bella ragazzina e poi una giovane davvero attraente: alta e snella, carnagione chiara per queste latitudini, capelli lisci e vagamente somali.
La sua bellezza fisica non era mai andata di pari passo purtroppo con tanta voglia di studiare: ha a mala pena finito le scuole primarie, sempre l'ultima della classe.
Era però molto attiva in parrocchia ed era una dei membri più bravi del gruppo addetto alle danze durante le celebrazioni eucaristiche.
Adesso ha all'incirca 25-26 anni, ma onestamente ne dimostra 80.
La sua bellezza è rapidamente sfiorita, mangiata da una malattia che non perdona, nonostante le terapie che oggi abbiamo a disposizione.
Da quando le ho fatto diagnosi di HIV sei anni or sono, Judith è diventata sempre più magra: in lei ho sempre visto uno dei quadri più tipici dell'AIDS africano, quello che qui comunemente chiamiamo la "slim disease". 
Era diventata uno scheletro che cammina: alta, ma con pelle raggrinzita dalla disidratazione e dalla malnutrizione che a mala pena ricopriva la sue ossa sporgenti. L'aspetto del volto era diventato vecchieggiate, gli occhi incavati e quasi scomparsi in fondo alle orbite.
Quando apriva la bocca, un tanfo insopportabile ti assaliva: i suoi denti, ormai rotti e cariati, erano diventati neri; le sua gengive, il suo palato e la sua lingua erano ricoperti da uno spesso strato di mughetto che puzzava tremendamente, le dava un senso terribile di cattivo gusto per tutti i cibi e le provocava intenso dolore tutte le volte che provava a deglutire.

venerdì 24 giugno 2016

Concerto pro-Chaaria presso il Cottolengo di Biella


Di cuore ringraziamo gli amici e sostenitori della "Associazione C.R.E.S.CO." che per noi organizzano un evento presso la Piccola Casa di Biella il 10 luglio 2016.
Li ringraziamo per l'amicizia e la stima che nutrono nei nostri confronti; soprattutto li siamo loro riconoscenti perchè credono nel sogno che ci portiamo nel cuore per Chaaria: far crescere un ospedale per i poveri e per quelli che altrimenti non potrebbero permettersi di farsi curare.
Certamente quello dell'oculistica e della chirurgia oftalmica sono per noi da anni un sogno nel cassetto che pian piano forse sta prendendo forma, dopo tante false partenze, speranze e delusioni.
Tanto per cominciare, nello stesso giorno in cui, nella Chiesa Grande del Cottolengo di Biella, si terrà il concerto a nostro favore, a Chaaria arriveranno per la prima volta degli oculisti kenyani ed americani per una tre giorni di operazioni gratuite: si dedicheranno principalmente alla cataratta ma visiteranno tutti i tipi di malattia oculistica.
Ringraziamo certamente questi amici che verranno a Chaaria ad "operare gli occhi" per la prima volta (sono sponsorizzati da una Chiesa Protestante Americana), ma ringraziamo di cuore anche gli organizzatori del concerto di Biella, gli ospiti della Piccola Casa, i musicisti ed i cantanti che saranno i protagonisti del concerto.
Ringraziamo di cuore anche Padre aldo Sarotto per aver ospitato il concerto nel Cottolengo di Biella.
Siamo profondamente riconoscenti per aver scelto Chaaria (ed il suo progetto oculistico) come destinatari della raccolta fondi.
Ai lettori che vivono dalle parti di Biella chiediamo di intervenire numerosi ed a tutti esprimiamo il nostro grazie.

Fr Beppe





BIELLA GOSPEL CHOIR 
BIELLA COTTO ANGELS 

Associazione C.R.E.S.CO. 

Hanno il piacere di invitarVi al concerto tenuto dal Coro Biella Gospel Choir, che vedrà anche la partecipazione degli ospiti della Piccola Casa di Biella 

domenica 10 Luglio 2016 ore 16.00 

BIELLA - Cottolengo - Chiesa Grande 

L’evento è promosso dall’Associazione C.R.E.S.CO, ha come nalità il sostegno alla crescita e allo sviluppo di comunità locali nei paesi di tutto il mondo, con priorità alle aree in via di Sviluppo, nella logica della autonomia. L’attività si concretizza in azioni Sviluppo di microprogetti, anche tramite eventi di scambio tra soggetti di paesi diversi. 

Le o erte raccolte durante il concerto verranno devolute all’Ospedale di Chaaria – Meru – Kenya, per la realizzazione dell’ambulatorio di oculistica.


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