lunedì 16 luglio 2018

Lavoriamo per loro

Ci alziamo presto tutti I giorni.
Andiamo a letto tardissimo alla sera. Abbiamo si' e no 15 minuti di pausa pranzo.
Lavoriamo instancabilmente dal mattino alla sera.
Operiamo casi difficilissimi che molti non proverebbero neppure a toccare, sfidando I notevoli rischi post intervento.
Visitiamo pazienti in reparto ed in ambulatorio a volte in condizioni estreme.
Siamo sopraffatti dal numero dei pazienti.
Non facciamo distinzione tra chi puo' pagare e che no ha soldi...non vogliamo lasciare nessuno senza le cure di cui ha bisogno.
E tutto questo lo facciamo per loro!
Perche' la nostra gioia e' vedere un bambino che ritorna a correre guarito dopo una malaria cerebrale. Magari sua mamma si dimentichera' di dirci grazie, ma a noi basta la guarigione di suo figlio.
La nostra felicita' e' ridare ad un fratturato la possibilita' di camminare, di lavorare e di sostenere la sua famiglia.
La nostra piena soddisfazione e' un paziente che lascia l'ospedale con le sue gambe e puo' ritornare ai suoi cari in buona salute.
Si' perche' noi viviamo per I malati, per I poveri, per I bisognosi, e la nostra vita ha senso solo se ci mettiamo totalmente al loro servizio.
Vorrei fare di piu' per loro, ma faccio I conti con la stanchezza e con la limitatezza dei nostri mezzi.
Mi scontro con i miei limiti fisici e con le mie incapacita' professionali.

domenica 15 luglio 2018

Lettera dalla maternità

Hi, io sono un’Infermiera della Maternity, mi chiamo J.
E’ da tanto che lavoro qui, come anche le altre mie colleghe. La nostra età media è un po’ maggiore che negli altri reparti, perché l’esperienza qui è estremamente importante. 
In fondo l’Ospedale di Chaaria è nato attorno alla Maternity, per ovviare all’elevata mortalità durante il parto a domicilio: è un reparto di tanta gioia e purtroppo anche di drammi terribili: tante nascite felici, ma anche mamme e neonati che muoiono. 
Noi sappiamo per sicuro che, negli anni, sono venuti al mondo migliaia e migliaia di bambini meravigliosi e che molti di loro o le loro mamme non sarebbero sopravvissuti, senza questa Maternity. 
Come in tutto l’Ospedale, siamo poche ed ognuna è, in qualche modo, “madre” di tantissimi bimbi: anche se non abbiamo sofisticati strumenti di monitoraggio del travaglio, anche se abbiamo solo l’antico stetoscopio ostetrico, le nostre mani sapienti, la nostra grande esperienza, siamo orgogliose del nostro lavoro. 
Nella nostra cultura avere figli è di importanza capitale, il titolo di rispetto con cui ci si rivolge alla gente non è MRS o MISTER ma MAMA o BABA. 

sabato 14 luglio 2018

L'Albero Sacro

Ciao Beppe
Grazie di tutto.
Come sempre Chaaria è un’esperienza forte.
Tanti malati, tanta sofferenza, tanta povertà, continuano a toccarmi e non riesco a farci l’abitudine.
Ma allo stesso tempo la riconoscenza dei malati è una gratificazione inestimabile che rende unico e straordinario il lavoro del medico.
Anche quest’anno porto a casa tanti momenti di gioia vissuti con i pazienti.
Tanti piccoli miracoli ... come Agnes, Lucy, Peter: tutti casi disperati per i quali si erano perse le speranze ma che si sono ripresi inaspettatamente durante il ricovero. Agnes era paralizzata semicomatosa per una meningite solo dieci giorni fa. Oggi mi ha salutato ed era seduta che mangiava da sola! Aveva negli occhi la gioia di chi ha ritrovato la vita dopo aver sfiorato la morte.
Non ci sono parole per descrivere queste emozioni, si può solo dire che ognuno di questi malati ci dà la forza per andare avanti e continuare a cercare di aiutare, ognuno nel suo piccolo con il suo contributo.

Giulia Aroasio

venerdì 13 luglio 2018

Che cos'è il mal d'Africa?

Caro Beppe,
non c’è giorno che passa in cui non penso al mondo di Chaaria.
Spesso guardo l’ora e immagino che cosa starai facendo in questa rossa terra che mi ha permesso di conoscerti.
Ricordo con immensa gratitudine l’esperienza che ho vissuto, grazie al tuo consenso, verso il lavoro ospedaliero, ma la ricordo anche con profonda tristezza perché mi rendo sempre più conto (e non ci credevo) che la realtà “chaariana” mi manca e mi manca veramente tanto.
Credevo di tornare in Italia e ri-immergermi in questa realtà che per tre mesi ho abbandonato; invece il rientro è stato ed è tutt’ora molto duro da accettare. Non per la realtà occidentale, ma perché Chaaria è stata un’esperienza “purtroppo” positiva che mi ha dato la possibilità di capire qual è la mia vera strada da seguire, mi ha illuminato sul cammino della mia futura vita e tutto questo senza che io lo cercassi.
E’ giunto così, improvvisamente al mio rientro, giorno dopo giorno.
Ho capito che ho una profonda passione verso l’ambito disabile (il mio “lavoro” qui in Italia) e sono queste persone che cerco di aiutare migliorando la loro qualità di vita, cercando di integrarle nella società e di dar loro la possibilità di praticare attività fisica come mezzo di autofiducia fisica e psichica.

giovedì 12 luglio 2018

Servire in ginocchio

Quello di oggi non e’ altro che un’icona della vita di Chaaria; e’ un quadretto commovente che ci aiuta a riprendere forza e ci da’ coraggio.
La pediatria e’ nuovamente al tracollo; la malaria e’ in forte ripresa e falcidia le sue vittime.
Abbiamo bambini dovunque, e letti su cui poniamo due o tre pazienti.
Spesso anche questo non basta per sopperire al fabbisogno crescente, e ci ritroviamo di sera a dover mettere dei materassi per terra.
Stasera sono passato dalla pediatria e sono stato colpito da due cose: la prima e’ stata che le mamme cantavano e pregavano animatamente, tutte insieme, come in una chiesa affollata. Non c’era nessuno a guidarle: era un’orazione spontanea, dettata dall’innato senso di Dio che i popoli africani hanno nel cuore.
La seconda e’ stata la contemplazione di una nostra signora delle pulizie. Era in un angolo della camera, inginocchiata per terra, al fine di poter dar da mangiare ad un bambino piccolo ricoverato per erniorrafia ed ora giacente sui materassi aggiunti sul pavimento.

mercoledì 11 luglio 2018

Charles M'Ringera

Era stato operato quasi due mesi fa.
Ecograficamente ed alla palpazione digitale per retto era sembrata una ipertrofia prostatica benigna.
Non avevamo fatto una biopsia per i soliti problemi economici dei nostri pazienti. Il PSA lo avevamo ritenuto inutile in quanto il paziente era portatore di catetere vescicale a permanenza.
Ci eravamo quindi preparati per la prostatectomia transvescicale che di solito facciamo.
In sala i problemi sono iniziati nella fase di escissione digitale dell’adenoma prostatico: la prostata era durissima e non si riusciva assolutamente ad isolare un piano di clivaggio tra la ghiandola e la capsula.
Sono passati attimi eterni; avevo il dito dolorante ed il sudore grondava abbondante sulla fronte, colando poi giu’ sul collo e sulla schiena.
Infine, ad un certo punto, si e’ staccato qualcosa.
Pensavamo di aver finalmente rimosso il grosso adenoma, ma, con grande costernazione ci siamo accorti che con esso era venuta via anche gran parte della vescica (miracolosamente la barra interureterale era rimasta in sede, e gli ureteri “davano” urina limpida in quel che rimaneva della vescica disastrata).

martedì 10 luglio 2018

Anche lui è andato via

Patrick Mutethia e' stato con noi per 10 mesi dopo che la sua mamma era morta di parto in un'altra struttura.
La sua famiglia era molto povera e proveniva da Kauthene, un villaggio molto povero a circa 20 chilometri da Chaaria, nella contea del Tharaka.
Ora sua papa' si sente piu' stabile ed ha deciso di poter riprendere suo figlio.
Lo abbiamo vestito con i migliori abiti che potevamo regalargli. Lo abbiamo fatto sentire un principino, anche se forse a casa non potra' essere sgargiante come oggi.
Lo salutiamo con una punta di tristezza e con un pizzico di nostalgia.
Preghiamo per lui e gli auguriamo ogni bene.
Siamo ai minimi storici nel reparto orfanelli dove al momento abbiamo solo un bimbo.

Fr Beppe

lunedì 9 luglio 2018

Mi è morto tra le mani

J. e' un bambino di quattro anni in condizioni estreme.
E' qui ricoverato per una forma gravissima di malnutrizione.
Nel corso degli esami del caso, lo scopriamo HIV positivo: ovviamente questa e' una catena di sofferenza in quanto essere sieropositivo a quell'eta' implica che lo sia anche la mamma.
Ha tanta tosse produttiva e facciamo anche diagnosi di tubercolosi, raccogliendo i bacilli con il sondino maso-gastrico.
Per J. inizia il calvario della pesante terapia antitubercolare unita agli antiretrovirali.
Lui poi e' molto anemico e lo dobbiamo trasfondere. E' bianco come un cencio, ha gli occhi gonfi a causa della mancanza di proteine, i suoi muscoli sono piccolissimi e flaccidi.
Ci sembra che abbia anche versamento pleurico e lo mandiamo a Meru per la lastra del torace.
La nostra sorpresa e' grande quando la radiologia dimostra non un versamento, ma una enorme massa che occupa completamente il lobo superiore di sinistra.
Il radiologo mi chiede di completare la diagnosi con una TAC del torace, che conferma la natura solida della lesione.
Il collega consiglia un'agobiospia che io mi sento di fare.

domenica 8 luglio 2018

Antony

E’ un bambino di otto anni a cui avevo fatto una riduzione interna di frattura omero sinistro in corrispondenza della diafisi distale.
Avevo usato dei fili di Kirschner, con l’intenzione di toglierli dopo un mese, in quanto in un bambino si cerca di toccare il meno possibile la cartilagine di accrescimento.
La lastra di controllo è stata confortante, in quanto la riduzione della frattura era perfetta ed il callo osseo buono. Abbiamo quindi tolto la doccia gessata per procedere alla rimozione chirurgica dei fili di Kirschner.
Con una certa sorpresa abbiamo però constatato che c’era una paralisi del nervo radiale. La paura è stata di una sezione del nervo radiale stesso o nel momento della frattura, oppure anche come incidente operatorio (cioè se io lo avessi inciso involontariamente aprendo la breccia operatoria).
Io ero molto preccupato ed un po’ in colpa, anche se moralmente quasi certo che, se avessi dato un colpo di bisturi ad una struttura così grossa come il nervo radiale, me ne sarei per lo meno accorto.
Antony è stato intubato ed addormentato.
Abbiamo isolato pian piano il radiale sul suo percorso e fortunatamente lo hanno trovato illeso: non era stato tranciato nè dalla frattura nè tantomeno da un mio possibile errore chirurgico. Si trattava solo di aderenze che imprigionavano il nervo nel suo passaggio sul gomito, e ne bloccavano la funzione.
Con pazienza le aderenze sono state lisate ed il nervo liberato completamente.
E’ stato un bell’intervento di microchirurgia!

sabato 7 luglio 2018

Antologia di sentimenti su Chaaria

“Tanti nuovi nati accolti al mondo; nuove persone conosciute che saranno per sempre amici; un’alba che ti lascia senza parole; canti in lontananza, momenti di crisi, una bombola di ossigeno per due persone che ne han bisogno; strade che fan paura ma autistic che se la cavano sempre; tante risate; il doversi arrangiare con quello che c’e’; la forza di chi lavora qui ogni giorno; il silenzio; le chiacchiere; le urla dei Buoni Figli, o, qualche volta, i loro sorrisi silenziosi; i canti della Messa. 
Reimparare a usare il fetoscopio, le mani invece dell’ecografia, gli occhi invece di mille esami.” 
(Francesca)

“Parto dall’accoglienza all’arrivo: ci siamo sentiti subito a nostro agio. Ci ha sorpreso la puntualita’ negli orari prefissati per i vari impegni, dalla prima colazione agli orari di lavoro e dei ‘break’ (altro che ‘african time’). 
Qui ogni volontario fa quello che puo’, e cio’ consente agli effettivi di riposarsi un po’. Ci e’ stata data la possibilita’ di mettere in pratica quanto ci eravamo prefissati di offrire, e questo ci ha molto gratificato. Ci siamo sentiti parte del sistema, sistema che funziona molto bene, che richiama moltissima gente e che soprattutto e’ a disposizione delle gente povera e bisognosa di assistenza. E’ quello che cercavamo!
(Venire fin qui e sentirci ‘tollerati’ o peggio ancora messi in disparte, sarebbe stato deprimente, demoralizzante!

venerdì 6 luglio 2018

Nove anni di endoscopia digestiva

Il tempo passa davvero veloce, ed ormai sono nove anni che a Chaaria possiamo offrire questo servizio alla nostra gente. Eseguiamo gastroscopia e colonscopia.
Da noi gli esami diagnostici suddetti costano molto meno che nei pochi centri dove si possono trovare: la gastro a Chaaria costa in media 5 volte di meno che in ogni altro posto...talvolta anche 10 volte di meno. La colonscopia da noi e' sempre 10 volte piu' a buon prezzo che in qualunque altra struttura. Inoltre anche la nostra preparazione alla colonscopia costa un quindicesimo di quello che fan pagare le farmacie.
Siamo partiti da molto lontano, con vecchi strumenti ottici in cui bisognava guardare con un occhio solo dentro l'oculare. Gli strumenti ce li aveva donati Marina Gardu di Cagliari, mentre Max Albano di Milano ci aveva offerto il visor, attraverso cui anche un secondo operatore poteva guardare in contemporanea.

giovedì 5 luglio 2018

Lillian e Chynthia

Ieri pomeriggio e’ arrivata Lillian in codizioni estreme.
E’ rigida quanto un pezzo di legno. La schiena e’ inarcata come un semicerchio; i quattro arti irrigiditi in estensione, ed i denti in continuo movimento a causa di un bruxismo inquietante.
La febbre e’ altissima... oltre i 40.
Ha diarrea profusa, ed il torace congesto in modo tremendo.
E’ stato difficilissimo tenerla in vita, ingaggiando un’autentica lotta contro il tempo: aspirare le secrezioni dalla bocca e dal naso prima che soffochi; praticare farmaci per ‘scaricarle i polmoni’ ed aiutarla a respirare; iniettare medicine per il suo cuore stanco, per abbassare la febbre che la rende sempre piu’ riarsa, e per fermare quel flusso acquoso di feci gialle che continuano a disidratarla ulteriormente.
Lillian e’ piccolina. Ha 5 anni e pesa all’incirca 15 chilogrammi. E’ in coma profondo, e non avverte dolore neppure quando la si stimola con dei pizzicotti ‘potenti’ sui muscoli delle spalle o sul capezzolo.
Cio’ che capita invece in risposta a tali manovre cliniche e’ che si scatenano degli attacchi epilettici: dapprima iniziano movimenti incontrollati della bocca e dell’occhio sinistro; poi questa ‘danza tetra’ si estende agli arti e li agita con tremori via via piu’ frequenti che finiscono quindi in una estensione forzata; infine tutto il corpo diventa facile preda di questo flusso malefico che lo scuote e lo contrae. 

mercoledì 4 luglio 2018

Dedicato agli internisti volontari

A Chaaria non abbiamo bisogno ne’ di geni, ne’ di luminari. D’altra parte neppure io lo sono.
Quello di cui realmente abbiamo urgente necessita’ e’ di gente che abbia sincero desiderio di mettersi in gioco e di donarsi agli altri con generosita’”.
Certamente, la cosa piu’ importante che io chiedo ad un medico di medicina interna quando viene a Chaaria, non e’ di azzeccare la diagnosi rarissima, o di prescrivere il farmaco uscito ieri. 
Io gli chiedo di prendersi cura dei malati del reparto, che sono i piu’ gravi... e purtroppo a volte anche i piu’ trascurati a causa della pressione continua dell’ambulatorio, della maternita’ e della chirurgia.
Il fatto stesso che i ricoverati possano vedere il medico tutti i giorni e’ un lusso che a loro spesso viene negato. 
Ci sono persone che vengono ricoverate e dimesse, senza mai poter vedere il dottore, a causa della nostra carenza di personale.
Per cui il fatto stesso che li si visiti tutti i giorni e’ un dato importante, che dimostra loro che ci vogliamo prendere cura di loro seriamente... e gia’ questo porta con se’ importanti elementi terapeutici per la guarigione.

martedì 3 luglio 2018

Siamo sempre da capo

I nostri reparti sono sempre stracolmi.
Ora, se cosi’ tanta gente ancora ci sceglie, con i nostri letti piccolissimi, con i nostri cameroni supercongesti, con i nostri corridoi dal pavimento in cemento pieno di buchi... sara’ perche’ in noi trovano qualcos’altro che non e’ fatto di muratura o di ceramica, ma che probabilmente tocca profondamente il loro cuore.
I casi chirurgici ed ortopedici sono tantissimi e la sala e' una fucina che non si ferma mai, neppure la domenica.
Chissa’ perche’ vogliono farsi operare a Chaaria?!
Cosa sia quel qualcosa che tocca il cuore della gente ancora non lo comprendo appieno.
Certo il fatto che i nostri prezzi sono molto bassi ha la sua indubbia importanza... ma non credo che sia solo questo.
Non voglio certamente autoincensare Chaaria.
Desidero solamente condividere con voi la gioia che provo nel rendermi conto che “siamo sempre da capo”: i posti in reparto non bastano mai, ed i letti “bis”(cioe' con due pazienti per letto) sono una realta’ quotidiana di cui rendere grazie a Dio che ancora si vuol servire di noi come suoi annunciatori verso i poveri ed i malati.
Che dramma e che depressione sarebbe per me vedere i nostri padiglioni deserti!
Mi sento in questo al cuore della spiritualita’ di San Giuseppe Cottolengo, il quale ci ricorda che “letti volanti (cioe' brande provvisorie nei corridoi) o letti bis lui li ha sempre compresi.
Quello che non ha mai accettato sono i letti liberi”.
Ma su questo a Chaaria possiamo veramente dormire sonni tranquilli, perche’ e’ difficilissimo che possa capitare.

lunedì 2 luglio 2018

La nostra vita in sala parto

Ann è ricoverata in travaglio per partorire il suo figlioletto primogenito.
E’ giovane e bellissima; alta come una somala, ha una carnagione di un marroncino chiaro; i suoi capelli lunghissimi sono raccolti in fittissime treccine che esaltano le delicate fattezze del suo viso. 
E’ stata molto cooperante in sala parto sin dalle prime doglie, ma il suo travaglio ha incontrato alcune difficoltà: la cervice si è dilatata bene fino ai cinque centimetri, ma poi si è inchiodata lì, senza dare segni di voler lasciare che il bimbo fosse partorito.
Le contrazioni continuavano forti e frequenti, ma il travaglio era in una condizione di stallo..da alcune ore eravamo bloccati e non vedevamo progressi sul partogramma.
Il battito cardiaco fetale però rimaneva sempre buono e fortunatamente non dava segni di sofferenza. Inoltre la testolina era molto bassa nel canale del parto, a testimonianza del fatto che non eravamo di fronte ad un ostacolo osseo alla discesa.
Alle ore 17, quando ormai tale situazione durava da un bel po’ di ore, ho deciso di provare con del buscopan in vena: a volte funziona e rilascia la muscolatura del collo, senza bloccare le contrazioni uterine. Non volevo farle il cesareo e speravo che avrebbe partorito normalmente.

domenica 1 luglio 2018

La Fondazione Davida

Volentieri facciamo conoscere a tutti i lettori questa nuova realta' che in Italia si adopera a favore della Piccola Casa, dei suoi progetti per i poveri e quindi anche di Chaaria.
La Fondazione opera in totale collaborazione con la Associazione Volontari Cottolengo di Torino. Sappiamo che Chaaria rimane una delle realta' che Associazione e Fondazione vogliono sostenere ed aiutare, e di questo siamo sinceramente molto grati.
Qui di seguito faccio conoscere alcune informazioni circa la Fondazione.

Fondazione Davida - Volontariato Internazionale - www.fondazionedavida.it

Oggi listone in sala operatoria

Per il Chaaria Hospital oggi e' stato un sabato campale in quanto abbiamo avuto l'onore della visita del Dr Nyaga, che si e' intrattenuto con noi tutto il giorno.

A lui riserviamo i casi piu' difficile e che non sappiamo gestire da soli, sia in chirurgia generale che in ortopedia.
Oggi e' stato molto intenso e direi anche abbastanza faticoso, ma siamo riusciti a finire tutta la lista che ci eravamo preposti, aggiungendoci anche un cesareo ed una revisione della cavita' uterina.
Mi sento un po' a pezzi in questo momento ed ho gli occhi che si chiudono, ma sono felice  che, insieme al Dr Nyaga, anche oggi abbiamo aiutato tanta gente, che non avrebbe avuto i soldi per farsi operare altrove.

Fr Beppe


venerdì 29 giugno 2018

Ciò che conta è amare

Quando ero giovane ho letto il bellissimo libro di Carlo Carretto, “cio’ che conta e’ amare”.
Se devo essere sincero, non mi ricordo quasi nulla del suo contenuto, ma rammento che mi aveva toccato molto.
Mi e’ tornato alla mente oggi, quando una mia amica mi ha chiesto se lo avevo letto e se ne volevo una copia.
Mi ha nuovamente colpito molto il titolo, che mi ritorna nella mente come un mantra da questa mattina.
Istintivamente mi ritrovo pienamente d’accordo con l’autore e sottoscrivo la sua affermazione: amare e’ l’unica cosa che conta.
Amare i poveri che serviamo ed a cui doniamo la vita, amare il prossimo con cui condividiamo il nostro cammino, amare gli amici e sforzarci di farlo anche con i nemici, amare i confratelli della comunita’ anche quando non e’ facile, perdonare chi ci ha fatto del male.
Sono convinto che tutto quello che non e’ amore e non e’ dettato dall’amore, porta solo a sofferenza e divisione.

giovedì 28 giugno 2018

Chiudere il peritoneo o meno

Le vecchie tecniche chirurgiche di taglio cesareo prevedevano l’apertura verticale sotto-ombelicale e la chiusura separata di tutti gli strati della parete addominale.

Poi, negli ultimi 20 anni si e’ via via imposta una tecnica rapida di cesareo, in cui l’incisione cutanea e’ orizzontale, ed il peritoneo non viene richiuso alla fine dell’operazione.
Da vari studi era infatti evidente che suturare il peritoneo aumentava la percentuale di ematomi preuterini e non aveva una grande importanza nel processo di guarigione. Altri dati dimostravano infatti che il peritoneo si chiude per ricrescita e non per giustapposizione delle parti sezionate.
Nel 2004, quando abbiamo iniziato la nostra attivita’ chirurgica, noi ci siamo attenuti a tali visioni moderne: peritoneo lasciato aperto, e chiusura immediata della fascia senza punti di avvicinamento sui muscoli. Abbiamo sempre aperto l’addome con la incisione di Pfannestiel, cioe’ orizzontalmente.
Per almeno un anno e mezzo non abbiamo avuto problemi e non abbiamo avuto motivo di ripensare o modificare la nostra tecnica chirurgica: le mamme infatti guarivano benissimo e nessuna sviluppava un laparocele post-operatorio.
Le difficolta’ sono invece sorte quando abbiamo iniziato a ricoverare persone con un pregresso cesareo. Questo e’ avvenuto molto presto... e non dopo i 2 anni canonici, perche’ in questa cultura il desiderio di figli fa’ si’ che una mamma non tenga conto psicologicamente dei rischi di un ricesareo in tempi brevi, seppur tali pericoli le vengano ampiamente illustrati.

mercoledì 27 giugno 2018

I vinti

Ero molto teso oggi quando attendevo l’orario di visita per incontrare il marito della defunta di ieri in sala parto. Non sapevo quale sarebbe stata la sua reazione, ed avevo paura che mi avrebbe aggredito con violenza. 
D’altra parte oggi la mia situazione emotiva è molto labile, e, dopo quel che è successo ieri, mi sento davvero le lacrime in tasca. 
La notte scorsa è stata tremenda, quasi del tutto insonne; quando poi riuscivo ad addormentarmi, incubi tremendi mi attendevano sotto il cuscino e mi facevano risvegliare di soprassalto.
Poi il momento atteso e temuto è finalmente arrivato, ed è stato necessario parlare con quel coniuge.
So di essere stato confuso, mentre cercavo di spiegare sia quello che era successo la sera precedente, e sia anche il dispiacere che provavo per quanto era capitato. 
Mescolavo le parole alle lacrime che mi scendevano sulle gote quasi senza che io me ne accorgessi. 
La mia voce era rotta e tremante mentre ripetevo: “non c’è stato ritardo. Ero presente in sala parto e sono intervenuto tempestivamente. 
Ho fatto tutto quello che si poteva fare in una situazione del genere. Le abbiamo dato due sacche di sangue, le abbiamo somministrato tutti i farmaci a nostra disposizione”.
Lui mi guardava con occhio triste, e davvero non ho potuto trattenere le lacrime quando ha abbozzato una sua risposta: “lo so che hai fatto tutto quello che potevi e che le medicine sono state somministrate tutte e in tempo, ma questo è l’ineluttabile della vita. E’ ‘kazi ya
Mungu’ (la volotà di Dio). 

martedì 26 giugno 2018

Una decisione ponderata

Da molti anni abbiamo mantenuto la tradizione che volontari e fratelli condividano la cena alla domenica sera.
Originariamente avrebbe dovuto essere un momento gioioso di scambio e di conoscenza reciproca...e spesso lo e' stato davvero!
Il fatto di avere per dodici mesi all'anno sempre volontari che si susseguono in gruppi a volte molto grandi ed in continuo turn over ogni 3 settimane, ha pero' indubbiamente portato ad una routine che pian piano si e' trasformata in pesante stanchezza.
Da una parte c'e' la nostra poverta' comunitaria ed il fatto che sovente i fratelli non sanno cosa dire ai volontari, per cui i dialoghi (quasi sempre in italiano) tagliano fuori i confratelli kenioti che aspettano in silenzio che la cena finisca.
Ma abbiamo fatto indagini a piu' riprese anche tra i volontari e ci siamo resi conto che la cena domenicale pesa anche a molti di loro che sentono disagio e condividono la stessa sensazione dei fratelli.

lunedì 25 giugno 2018

Siamo rimasti in pochi

Nel reparto orfanelli siamo rimasti solo in due. Gli altri sono andati a casa. Era gia' successo anche in passato. Anzi, c'era stato un periodo in cui il nostro reparto era chiuso.
Non e' che ci auguriamo di aumentare in numero, perche' vorrebbe dire che altri bambini rimarrebbero senza genitori.
Sappiamo pero' che tra pochissimo saremo di nuovo in tanti...purtroppo il bisogno e' cosi' grande che non si puo' pensare di rimanere cosi' per lungo tempo.
Al momento ci godiamo le coccole dello staff che ha piu' tempo per noi, ci guarda, ci coccola e ci fa sentire proprio a casa, compatibilmente con la mancanza dei nostri babbi e delle nostre mamme.
Ringraziamo di cuore i donatori che ci aiutano con le loro offerte, sia per l'acquisto dei pannolini e sia per il costosissimo latte in npolvere.

Gli orfanelli di Chaaria

domenica 24 giugno 2018

Angelo

E’ arrivato a Chaaria dieci giorni fa verso le ore 18.
Era stata una giornata piena, ma avevamo finito i pazienti ambulatoriali, ed anche la sala era tranquilla.
Sono stato chiamato in ambulatorio ed ho visto il paziente in posizione fetale su una barella.
Urlava per un dolore lancinante all’addome ed era coperto da perline di sudore gelido.
Gli ho messo una mano sulla pancia e l’ho trovata dura come una tavola di legno.
Ho guardato Makena che era in piedi vicino a me e lei ha subito capito senza che proferassare verbo: “chiamo immediatamente l’anestesista e dico agli altri di non andare a casa”.
Io annuisco e le dico: “assicurati solo che ci sia ancora qualcuno in laboratorio per gli esami d’urgenza e per le prove crociate...
entriamo in sala il piu’ presto possibile!”
La nostra macchina dell’emergenza si attiva celermente e per le 18.30 il malato e’ gia’ in sala, addormentato ed intubato.
A motivo delle elezioni politiche che si terranno domani non abbiamo volontari, e l’operazione ce la dobbiamo fare da soli.
Mi lavo con Makena e Celina, mentre Mama Sharon e’ assistente di sala non-lavata.
Apriamo l’addome con una vasta incisione xifo-pubica, e la prima cosa che troviamo in cavita’ peritoneale e’ tantissimo pus.

sabato 23 giugno 2018

Stanco

Credo che sia una situazione piuttosto normale nelle nostre condizioni di vita, in cui non si vedono soluzioni di continuita', neppure durante il week end. Si lavora sempre, a ritmo incalzante, e questo certamente logora.

Ci sono comunque momenti di bassa, in cui ti trascini e vai avanti un po' per spirito di inerzia. Ti manca l'entusiasmo e le cose le fai un po' come una macchinetta.
Sono anche i momenti in cui i nervi sono piu' a fior di pelle e si rischia di lasciar andare qualche parola di troppo con dei pazienti che non ne possono niente.
La situazione certamente viene molto peggiorata dalle notti non dormite, vuoi per chiamate varie ed emergenze, vuoi per stati d'animo e malumori che ti portano all'insonnia.
Sono periodi un po' particolari in cui bisogna lottare per tenere alti gli ideali, per continuare a credere che quello che si fa e' comunque importante, al di la' del riconoscimento sociale o del successo, al di la' delle vittorie o delle inevitabili sconfitte.

venerdì 22 giugno 2018

Anche Sophia è andata

Dopo appena 24 ore abbiamo perso un'altra orfanella.
Infatti oggi e' venuto il papa' di Sophia, la nostra reginetta e la piu' bella tra gli orfanelli di Chaaria (parere assolutamente personale!).
Sua mamma era morta di emorragia post-partum in un'altra struttura.
Si trattava del terzo parto per lei.
La morte di quella donna, dando alla luce Sophia, ha quindi reso orfani anche altri due bambini piu' grandicelli.
Ovviamente era stato uno shock tremendo per il babbo, lasciato dalla cara moglie e rimasto solo con tre figli sulle spalle.
Sophia era nata il 6 ottobre 2017, ma era giunta a Chaaria il 22 dello stesso mese, circa due settimane piu' tardi.
Da allora sono passati esattamente otto mesi, in cui la piccola ha continuato a crescere ed e' stata sempre bene.
Oggi sono venuti tutti a prenderla: il babbo, la sorella primogenita di circa 10 anni ed il fratellindo di circa sette anni.
E' stato un momento commovente per tutti.
Come ho gia' detto ieri, la partenza di Sophia ha nel nostro cuore valenze sia di gioia che di velata tristezza; ma sappiamo che trovera' certamente il calore del focolare e l'amore vero che solo in famiglia si puo' trovare.

giovedì 21 giugno 2018

Un'altra missione compiuta

Si chiama David.
Sua mamma era morta di parto in un altro ospedale nel dicembre 2017.
Lo abbiamo accolto nel nostro reparto orfanelli quando aveva circa 3 settimane di vita, perche' suo padre vedovo non ce la faceva ad allevarlo da solo.
Lo abbiamo tenuto nella nostra famiglia per circa sette mesi, in cui il piccolo e' stato seguito con amore. ..dapprima nutrito con latte in polvere e poi svezzato.
Come vedete dalle foto, David sta bene ed e' cresciuto molto.
Suo padre oggi e' venuto a prenderlo perche' si sente piu' stabile e potra' prendersi cura di lui a casa.
Lo abbiamo salutato con la solita punta di nostalgia, perche' sappiamo che nessuno dei nostri orfani tornera' mai piu' a salutarci, e certamente non si ricordera' di noi.
Siamo comunque convinti che la famiglia e' sempre meglio dell'orfanotrofio...siamo quindi felicissimi che sia andato.
Ed in quanto al fatto che saremo presto dimenticati, ricordiamo pero' a noi stessi la parola di Gesu': "neppure un bicchiere d'acqua dato per amore sara' dimenticato".

mercoledì 20 giugno 2018

Perchè il dolore?

E' l'eterna domanda che l'essere umano si pone, e normalmente non ci sono risposte.
Perche' la sofferenza?
Perche' il dolore innocente, soprattutto dei bambini?
Ovviamente non ho risposte a questa domanda, anche se devo ammettere che una giornata come oggi me la ripropone prepotentemente.
Ho visto cosi' tanti malati gravissimi.
Ho perso due ragazze giovani che conoscevo da tempo. Entrambe letteralmente mangiate dall'HIV/AIDS:una lavorava qui ed una era parente di una persona che conosco.
Entrambe giovanissime, al di sotto dei trent'anni; entrambe madri di figli piccoli che ora sono anche orfani; entrambe sposate da poco con giovani ora lasciati vedovi.
Poi stasera sono entrato in sala per un addome acuto che speravo di risolvere in 45 minuti: " ha 28 anni, vedrai che e' solo una peritonite da appendicite purulenta. Faremo in fretta"...ho detto all'esausta Makena.
Invece siamo rimasti in sala per tre ore, ed in certi momenti ho pensato di buttare la spugna perche non sapevo piu' cosa fare: perforazioni intestinali multiple, materiale fecale in peritoneo, aderenze terrificanti, linfonodi mesenterici grossi come mandarini.
Sembrava proprio un tumore maligno...a quell'eta'!!!
Eppure la domanda rimane senza risposta. Perche', Signore?
Non trovo risposte nei libri di teologia o di filosofia. Se li leggo mi ci perdo o trovo spiegazioni astratte e fredde.

martedì 19 giugno 2018

Grazie all'Associazione di Torino

In modo molto sentito desideriamo oggi esprimere il nostro ringraziamento alla Associazione Volontari Missioni Cottolengo di Torino per un'altra boccata di ossigeno e per un nuovo potente aiuto economico appena giuntoci in un momento di particolari ristrettezze  e problemi qui a Chaaria.
Ringraziamo di cuore i generosi benefattori che non ci lasciano mai soli e che continuano a sostenerci nei nostri piccoli e grandi progetti per il bene della povera gente.
Sappiamo di essere nel cuore di tanti.
Ringraziamo chi raccoglie fondi per noi; siamo riconoscenti a chi organizza eventi a nostro favore; siamo convinti di essere debitori alla generosita' di tanti che nell'Associazione lavorano per noi dietro le quinte, per creare reti di conoscenza e di sostegno al nostro operato.
Sappiamo che molti sono i modi di essere volontari: si puo' venire a Chaaria, ma si puo' anche stare in Italia e lavorare per noi al fine di trovare i mezzi con cui la nostra missione puo' andare avanti, oppure facendo formazione ai futuri volontari.
Oggi il nostro grazie va a tutti coloro che in Associazione, sia a Torino che in ogni parte d'Italia, lavorano per noi, con dedizione, con disinteresse ed in assoluta gratuita'.

lunedì 18 giugno 2018

Andare a Meru per i raggi

Un grande limite strutturale del nostro ospedale e' certamente la mancanza di radiologia.
Da sempre dobbiamo caricare i pazienti sull'ambulanza e portarli a Meru per le lastre...20 chilometri di strada ancora oggi dissestata e in gran parte non asfaltata.
Negli ultimi anni la crescita esponenziale dell'ortopedia ha incrementato a dismisura il bisogno di esami radiologici.
Ecco quindi che ogni giorno partiamo per Meru con ambulanze piene come uova.
Si tratta in genere di pazienti appena operati per vari tipi di fratture, di cui necessitiamo lastra di controllo. 
Talvolta sono malati plurifratturati ed arrivati in ospedale senza una lastra.
Andare a Meru per i raggi e' quindi un vero e proprio martirio per i nostri poveri pazienti.
Prenderli dal letto e portarli in barella fino all'auto richiede fatica e pazienza al personale, e causa molto dolore al malato, che molto sovente ha le ossa rotte.
In ambulanza poi non possiamo certamente metterli comodamente in barella.
Abbiamo solo due ambulanze e sovente i malati sono dieci o dodici.
Li sistemiamo quindi come possiamo, in parte sulle due barelle disponibili in ogni auto, ed in parte sui sedili.

domenica 17 giugno 2018

Screening e terapia odontoiatrica per i nostri Buoni figli

Con l'arrivo del volontario odontoiatra, Dr Ninni Ortu, oggi abbiamo iniziato un grande lavoro di igiene e cure dentarie per i nostri Buoni Figli.

Si tratta di un esercizio difficile, spesso da fare sotto sedazione o addirittura in anestesia.
Richiede tanta pazienza e dedizione da parte del dentista. Inoltre va fatto in orari che non blocchino la normale attivita' del gabinetto dentistico, normalmente affollato di pazienti esterni.
Ecco perche' abbiamo deciso di iniziare oggi che e' domenica, e di proseguire ogni giorno nelle primissime ore del mattino.
E' comunque molto importante per i nostri ragazzi che non saprebbero neppure esprimere dove hanno male.
Ringraziamo di cuore il Dr Ninni Ortu per la sua attenzione verso i nostri disabili.

Fr Beppe

sabato 16 giugno 2018

La contemplazione delle mamme

Nessuno la puo' sostituire.
La mamma ha in se' una potenza d'amore che rimane inesprimibile e che spesso contemplo nel reparto di pediatria o di maternita', rimanendone estasiato.
Le vedo dapprima disperate quando il figlio sta male.
Poi le incontro nuovamente raggianti e tutte intente a contemplare il figlioletto che la medicina e soprattutto la Provvidenza ha ridonato loro, dopo le terapie del caso.
Il rapporto mamma-figlioletto non e' quasi mai fatto di parole, ma di sguardi e di totale affinita' che riempie il cuore della donna e rende gioioso il bimbo.
Loro si intendono sempre e stanno bene insieme.
Al temine di una giornata tremenda in cui siamo riusciti a fare ben 14 interventi chirurgici (ed era sabato!!!), passare in pediatria e contemplare questi quadretti di amore mi aiuta molto a lavare via la stanchezza ed a pensare che, anche in mezzo a incomprensioni e sofferenze, la mia vita ha ancora un senso.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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