Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 30 marzo 2015

Lettera di Simona

Sono ormai passate due settimane dal mio rientro in patria.
Chiudo gli occhi e penso.
Quanti visi, quanti abbracci, quanti ricordi, quante emozioni, quanti profumi, quanti colori…
Per me questa è stata la quarta volta in Kenya.
Avendo a disposizione però sole due settimane, ho voluto, in compagnia di un’amica, girovagare un po’ per questo meraviglioso Paese a salutare gli amici con cui, in questi ultimi 10 anni, mi sono tenuta in contatto.
Mi sono separata da Serena a Meru, e sono arrivata a Chaaria su un matatu, dopo un viaggio breve ma intenso.
Oltrepassare il cancello del Cottolengo Mission Hospital da sola…mamma mia che meraviglia!!! Era da tanto che sognavo quel momento e finalmente ho potuto realizzarlo.
Mi sono fermata solo pochi giorni, ma sono stata travolta in un turbine emotivo non indifferente.
Per me è stato come tornare a casa. Beppe, Giancarlo, i buoni figli, sr Joan, alcuni infermieri, il personale…e poi i luoghi, i profumi,…, era come non essere mai andata via.
Ho potuto finalmente vivere questa esperienza da sola, ed è stato fantastico! (Anche perché in quei giorni ero l’unica volontaria in missione).
In ospedale mancavo da ben 8 anni…mamma mia quanti cambiamenti, e quanti enormi passi in avanti sono stati fatti. 

domenica 29 marzo 2015

Palm sunday

Today even in Cottolengo Mission Hospital we have celebrated a solemn mass where the patients, the boys of the centre, the staff, the brothers and many Christians from Chaaria have joined together to start the Holy Week.
The mass has started in the centre for the disabled with the blessing of the branches, the reading of the gospel and the procession up to the hospital. Then the celebration has continued in the new laundry as usual.
We were very many and there was a very nice environment of prayer. The Mass was celebrated by Father Constance Ngatia, of the Cottolengo Priests: he is here visiting his family before going back to Tanzania during the course of the week.
Palm Sunday is very dear to my spirituality and I want to offer you few insights which may be a bit far from what you normally hear in the sermons of the priests in your parishes.
First of all I think of today as a celebration of the courage of Jesus. He knew what was going to happen but he decided to enter Jerusalem anyway, in order to fulfill his mission and the will of God. This is the first teaching Jesus is giving me today: not to be afraid; not to be coward, but to go straight to the points we believe in, facing all the unavoidable consequences.

sabato 28 marzo 2015

Malattia psichiatrica a Chaaria

Il numero di malati con disturbi gravi del comportamento e’ certamente elevato. Non sono in grado di fare dei paragoni e di sostenere che siano piu’ numerosi qui che in Europa.
Dalla tabella seguente si evince che praticamente ogni giorno siamo di fronte a qualche caso del genere. Il numero delle ammissioni potrebbe essere anche piu’ elevato, ma a volte cerchiamo di resistere alle richieste di ricovero da parte dei parenti, perche’ non ci sentiamo una struttura sufficientemente attrezzata. A volte questi malati sono violenti nei confronti degli altri. Altre volte richiedono un totale isolamento che non possiamo offrire. Spesso poi distruggono le struttura anche muraria dell’ospedale, o magari scappano di notte quando il personale e’ ridotto. Per loro ci vorrebbe un numero di infermieri ben superiore a quanto possiamo offrire.
Altro rischio che corriamo quando ammettiamo in reparto questi malati e’ di dover ricorrere a sedazioni eccessive che in pratica servono piu’ a noi per calmarli ed evitare la violenza, che non a loro stessi, per guarire. Onestamente, poi, il fatto di non avere uno psichiatra nel nostro staff limita enormemente le nostre capacita’ diagnostiche.

venerdì 27 marzo 2015

Le piogge e la semina

In una società agricola come quella di Chaaria, tutti aspettano le piogge con ansia.
La stagione umida porta con sè la possibilità di raccolti e quindi fa svanire dall’orizzonte lo spettro della fame.
Quando la gente vede le prime precipitazioni e spera che esse continuino, il campo diventa la preoccupazione principale: bisogna dissodare, arare, seminare. 
Poi, dopo due settimane circa occorre diserbare (con la panga e piegando la schiena), per evitare che la gramigna si mangi tutto l’humus e non ci sia nutrimento a sufficienza per le pianticelle seminate di recente.
Anche chi è malato in genere, se può, posticipa l’ospedale e va a piantare le sementi nella propria shamba, a meno che la malattia sia del tutto urgente e non dilazionabile.
Il lavoro agricolo ha la precedenza su tutti i problemi di salute cronici e pianificabili: una carie dentaria può attendere, se non è più che dolorosa. 
Un intervento chirurgico programmato lo si posticipa, magari dopo il raccolto, quando in tasca c’è qualche soldo in più. Una gastrite può aspettare! Soltanto per le urgenze, gli incidenti o per la maternità l’ospedale ha la priorità sui lavori agricoli!

giovedì 26 marzo 2015

Partono domani

E’ stato un periodo assolutamente intenso in cui abbiamo lavorato tantissimo insieme ai sei volontari italiani presenti a Chaaria.
I genitori Gavello sono stati impegnati dal mattino alla sera nel servizio incondizionato ai Buoni Figli; Pietro, Giorgia, Federica e Marta sono stati sempre in sala operatoria per far fronte al numero grandissimo di malati e per portare a termine operazioni sempre più lunghe e complesse.
E’ stato un team di grande efficienza lavorativa che ci ha permesso di servire tante persone che altrimenti non avrebbero potuto avere una risposta ai loro problemi di salute. Grazie a loro abbiamo realizzato importanti collaborazioni con il Dr Nyaga e con l’ospedale di Meru.
Nel cuore sentiamo gioia e soddisfazione per quanto abbiamo fatto (130 interventi chirurgici in tre settimane, sempre divisi in due sale operatorie attive contemporaneamente), anche se le nostre membra sono effettivamente un po’ stanche dopo una maratona chirurgica durata per tre settimane.

mercoledì 25 marzo 2015

Dipende

E’ il titolo di una canzone che mi piace moltissimo e che ascolto tutte le volte che sono un po’ giu’ di morale:
“da che punto guardi il mondo tutto dipende!”.
La simpatica canzone puo’ essere applicata benissimo a quello che voglio dirvi oggi, e desidero proporvi anche un’altra frase ad effetto: “la bottiglia puo’ sempre essere mezza piena o mezza vuota”... ed anche questo “dipende” dall’attitudine di chi la guarda.
Se per esempio vedo che i malati a Chaaria sono un po’ sporchi e che l’igiene personale non e’ ben eseguita, posso avere due diverse reazioni: la prima e’ quella di demotivarmi,  di dire che i pazienti non sono assistiti come si meritano e che lo staff non se ne cura; la seconda posizione puo’ essere quella di pensare che, dal momento che i clienti sono spesso poco accuditi, allora c’e’ ancora bisogno del volontariato, perche’ Chaaria con le proprie forze per ora non ce la fa a raggiungere un buon standard di servizio. Chi reagisce nel primo modo normalmente fa una brutta esperienza, diventa triste e crea disagio  tra il personale locale. Chi parte dal secondo punto di vista puo’ trovare proprio nei nostri limiti uno stimolo a lavorare sodo, a prendersi cura dei malati in prima persona offrendo loro il meglio. 

martedì 24 marzo 2015

Evento del "Bis-cotto"



Evento del “Bis-cotto”
27-28-29 Marzo 2015 

Da venerdì 27 fino a domenica 29 marzo sarà possibile sostenere le attività del Cottolengo in Italia portando a casa un pacchetto di biscotti o uno dei nostri coloratissimi gadget (le shopper in tela, le matite e le pins con il nuovo logo del Cottolengo).
Il “Bis-cotto” è un frollino a forma di cuore prodotto artigianalmente dall’Azienda Agricola certificata Daniela Bruno di Pinasca.
Quest’anno i Bis-cotti sono stati realizzati grazie al contributo di numerose aziende locali  che hanno voluto sposare la causa del Cottolengo e sostenere le sue attività omaggiandoci delle materie prime necessarie per produrli.
I ricavati della vendita benefica verranno impiegati per garantire continuità ai vari progetti a sostegno delle fragilità sociali di cui il Cottolengo si prende cura, ogni giorno, da 180 anni.
Nella giornata di venerdì 27 marzo saremo alla Libreria San Paolo di Piazza Savoia Torino e presso l’Ospedale Cottolengo; sabato 28 invece, oltre allo spazio riservatoci presso la Libreria San Paolo, ci troverete in via Garibaldi angolo via XX Settembre e in via Lagrange nei pressi de La Rinascente.
Domenica 29 sarà possibile trovare i frollini e gli altri gadget presso le varie sedi che aderiranno all’iniziativa: oltre a tre padiglioni della Casa madre di Torino (Angeli Custodi, Frassati, Santi Innocenti) parteciperanno al progetto di raccolta fondi anche le Case succursali della Piccola Casa di Bra, Brusasco, Feletto, Milano, Novate Milanese, Pinasca, Roma, Saint Vincent.
Con un contributo molto piccolo potrete darci un grande aiuto, non perdete questa occasione!


Due nuovi orfanelli a Chaaria

Per le ultime settimane abbiamo avuto un solo orfano ricoverato a Chaaria.
Sr Anselmina avrebbe dovuto portarcene altri tre, ma per motivi legati a certa documentazione di cui non sono pienamente al corrente, da noi non sono ancora venuti.
Invece oggi pomeriggio, tra un intervento chirurgico e l'altro, ho ricevuto la telefonata di Rita Drago da Materi, la quale con ansia mi ha parlato di una situazione molto particolare alla quale lei non riusciva a dare una risposta. 
Era quasi timida a parlarmene: "Mi dispiace che te lo dico all'ultimo momento, ma ho al cancello il papà di due gemellini nati 5 giorni fa. Alla mamma era stato fatto il taglio cesareo, ed era stata dimessa in quarta giornata del post-operatorio. Purtroppo però, arrivata a casa, aveva detto al marito: non riesco a respirare... e dopo dieci minuti era morta.
Il padre non riesce a prendersene cura e sono troppo piccoli per la mia struttura.
Li prenderesti a Chaaria? Hai posto?"
"Certo che li prendo... ci mancherebbe! Quando me li vuoi mandare?"
"Adesso, se non ti spiace, perchè a casa non li sanno nutrire ed io non ho latte in polvere per neonati... diciamo tra due ore e mezza, in quanto la strada è lunga e non molto bella... Ti chiedo troppo? Scusa se non ti ho dato un preavviso, ma si tratta di un'emergenza sociale vera".

lunedì 23 marzo 2015

Lettera da un futuro volontario di Chaaria

Ciao Beppe e ciao a tutti voi di Chaaria,

Sono Tommaso, da poco arrivato tra voi in questo mondo.
Sto bene e cresco.
Mamma mi parla spesso di te e delle cose che fate a Chaaria.
Dice che i bimbi di quella parte di mondo lontano da me sono fortunati ad incontrare te, i Fratelli e tutte le persone che lavorano con voi nella vostra missione. 
Sono fortunati ad incontravi nelle loro difficoltà perché siete persone speciali e mettete cuore, anima e scienza per aiutarli.
Io non capisco ancora bene cosa vuol dire ma so che un giorno vorrei incontrarvi.

Un abbraccio anche da mamma Monica.
 

domenica 22 marzo 2015

Il mistero dell'umana malvagità

Sono le 6.30 e sto guidando la preghiera nella nostra cappellina. Ho appena intonato il canto dell’inno quando si apre la porta della chiesa e vedo entrare uno dei watchmen della notte: ha con sé il pesante bastone, veste il lungo cappotto ed in mano ha il passamontagna che si e’ appena tolto prima di fare la genuflessione. 
Non parla ma mi guarda fisso: il messaggio mi e’ chiaro. Lascio a Fr Domenic il compito di continuare con i salmi, mentre io seguo Paul ed esco: “Cosa e’ successo?” gli chiedo a bruciapelo.
“Hanno portato un uomo tagliato dappertutto, e sta sanguinando molto!”
Comprendo che anche oggi saltero’ la messa, ma so che il Signore e’ molto meno formale di noi e capisce quando non possiamo proprio fare diversamente. 
Arrivato all’outpatient mi trovo davanti una scena raccapricciante. 
Aveva proprio ragione Paul. Quel vecchio tutto sporco di terra e’ veramente fatto a fettine. Mi assale un forte senso di scoraggiamento: non so come toccarlo, non ho idea di evetuali fratture ossee. 
Per un momento il mio elettroencefalogramma resta piatto: mi passano davanti scene gia’ vissute, come quella di Kawira la sera di capodanno o come quella del vecchietto sbranato dai cani alcuni mesi fa. Cerco di concentrarmi e di dare un ordine logico alle mie azioni: dico alle infermiere di reperire una vena prima che l’uomo collassi e di infondere liquidi ad alta velocita’. 

sabato 21 marzo 2015

Meno male!

Oggi ci sono sono state due tiroidectomie, e sono andate bene entrambe.
Ormai stiamo diventando abbastanza tranquilli anche nell’esecuzione di questa nuova ed impegnativa pratica chirurgica.
Subito dopo la seconda operazione, abbiamo avuto un addome acuto da volvolo: l’intervento è stato relativamente lungo ed impegnativo perchè abbiamo dovuto accorciare un enorme mesosigma.
Erano quasi le 19 quando Pietro e gli altri amici italiani si sono ritirati dall’ospedale per una meritatissima doccia.
Meno male però che di notte era di turno il nostro attentissimo Peter...
e meno male che Mbabu si era fermato a fare le visite anestesiologiche preoperatorie!
Meno male che Evangeline e Celina si erano attardate un po’ a chiaccherare e non erano ancora andate a casa!
Infatti, è stato Peter ad accorgersi che  l’ultima paziente operata di tiroidectomia aveva il cuscino inzuppato di sangue e faceva fatica a respirare! E’ stato lui che con grande tempisco ha dato l’allarme ed ha immediatamente avvisato Mbabu che, diagnosticando senza tentennamenti una situazione grave ed urgente, ha coinvolto fr Giancarlo per cercare Pietro, mentre lui, Celina ed Evangeline si sono diretti in sala all’istante al fine di preparare il necessario per il reintervento.

venerdì 20 marzo 2015

For the first time in Chaaria

A 13-year-old girl came to our observation due to right hydronephrosis caused by a stag horn calculus in the pelvis.
The relatives had gone to some other hospital where they could not afford the price of treatment.
Dr Nyaga, the Director of Medical Services in Meru County and good friend of our hospital, has contacted us, asking if Dr Pietro could do the operation of removing the big stone from the pelvis of the right kidney.
The answer of Dr Pietro has been affirmative and the patient has been operated today.
The operation has been performed at 6.30 am by Dr Pietro, Dr Nyaga, Dr Giorgia in our theater in Chaaria.
It was a successful procedure, done for the first time in our hospital.
I take this opportunity to express my heartfelt gratitude to all the people who have collaborated: to Makena and Evangeline, our theater nurses; to Mbabu, Federica and Marta, our anesthetists; and last but not least to Bro Giancarlo who has gone to Meru very early in the morning to fetch Dr Nyaga.
Our prices are so low that the family is confused, overwhelmed and grateful; but that is what we are: nobody must be put in the situation of saying that he/she cannot afford a necessary treatment.

giovedì 19 marzo 2015

Carissimo Fratel Beppe....

Carissimo Fratel Beppe,
oggi è San Giuseppe ed è anche il giorno della festa del papà. Semplicemente, ma di cuore, vogliamo farti i nostri più sinceri auguri per questa festa.
Oggi è il tuo onomastico e facendo gli auguri a te, facciamo gli auguri anche a tutti i “Giuseppe” che sono venuti a Chaaria. 
Tanti sono i volontari con questo nome e non possiamo dimenticare i superiori e gli altri Fratelli, che portano questo nome.
Oggi è la festa del papà e poichè tu sei per noi il nostro “papà”, ci fa piacere farti i nostri migliori auguri. 
Come ogni papà, tu sei speciale per ognuno di noi: sai consolarci quando siamo tristi, ti preoccupi dei nostri problemi, gioisci per i nostri piccoli successi e non ci fai mancare il tuo saggio consiglio quando dobbiamo prendere una decisione! 
Ti ringraziamo per tutto questo e chiediamo al Signore di darti tanta forza per continuare ad esserci vicini. Il nostro ricordo va anche a tutti gli altri “papà”, quelli che sono ancora con noi e quelli che dal cielo continuano ad aiutarci e a proteggerci. Ad ognuno di loro va il nostro grazie e il nostro affettuoso pensiero.

mercoledì 18 marzo 2015

Raccolta fondi degli amici di Fr Giancarlo - Spettacolo teatrale a La Loggia (TO)






Lezioni di vita in Africa

Certo, lavorare in Africa insegna molte cose, soprattutto ci rende consapevoli dei nostri limiti, di quello che non sappiamo, e di quello che avremmo potuto far meglio. 
Il rullo compressore della quotidiana fatica spesso smaschera elementi bui del nostro carattere: a volte si corre tutto il giorno, cercando di fare del proprio meglio, e poi verso sera, quando le energie sono ormai “in riserva”, si perde il controllo, si diventa nervosi e ci si scarica contro un paziente che ha il solo torto di essere capitato sotto le nostre grinfie nel momento meno opportuno. 
Anche questi sono comunque momenti utili: all’inizio ci si tormenta nel senso di colpa, si vorrebbe richiamare indietro il malcapitato che invece è già tornato a casa “con la coda tra le gambe”; si corre il rischio dello scoraggiamento, pensando di aver rovinato in un momento quanto costruito durante una faticosa giornata di servizio e di donazione. 
Poi però la pace del cuore ritorna, e si accetta il fatto che non siamo perfetti ed abbiamo bisogno ogni giorno della misericordia di Dio.

martedì 17 marzo 2015

Non giudichiamo i poveri

Oggi ho dovuto prendere la macchina ed accompagnare a casa i resti di una persona morta parecchi giorni prima nel nostro ospedale. 
Era tempo che non facevo più questo servizio. 
Da tempo mi sono convinto che non possiamo permettercelo perché le strade sono pessime, le nostre automobili vecchie e le forze inevitabilmente misurate. Sempre, inoltre, dobbiamo fare i conti con le non indifferenti spese di carburante.

Ma la situazione oggi era diversa: si trattava di un uomo morto da più di 10 giorni, e collocato in cella frigorifera nel nostro obitorio.
Già stavo pensando di seppellirlo nel cimitero interno dell’ospedale, ma sono stato dissuaso dal “Public Health Technician” che mi ha detto che per legge dovevo aspettare fino a 15 giorni.
Poi, con mia sorpresa, due giorni fa è arrivata una bambina di non più di 14 anni. Era impaurita ed evidentemente poverissima: cercava suo papà e nessuno dello staff aveva il coraggio di dirle che il suo babbo non c’era più. 
Ancora una volta è toccata a me. E’ stato uno di quei momenti terribili, in cui dici a te stesso che davvero fare il medico è spesso molto amaro. 
La piccola parlava un Kiswahili stentato ma mi capiva a sufficienza. Io sono partito da lontano e le ho detto che suo papà era stato molto male, e per tanti giorni, senza vedere nessuno.

lunedì 16 marzo 2015

Tragedia nel cuore della notte

Sono le due di mattina e suona il cicalino di nuovo... e sono due notti di fila!
E’ durissima per me svegliarmi perchè sono estremamente affaticato.
Al telefono Eunice parla in modo concitato ed io sono così assonnato che faccio fatica a seguire quello che dice. Mi pare di aver capito che ci sia una partoriente trasportata con ambulanza da una maternità del Tharaka. 
Parlano di emorragia ante-partum e di battito cardiaco fetale molto debole.
Mi alzo e cerco di dirigermi in fretta verso l’ospedale con l’idea che si sarebbe dovuto organizzare un cesareo d’urgenza.
Arrivato in sala parto mi rendo però conto del dramma: la donna è senza vita; attorno alla bocca si vedono i rimasugli di recenti episodi di vomito.
Prima che io possa chiedere alcunchè, Eunice mi dice che le pare di aver sentito un esile battito fetale ancora presente e mi spinge a fare in fretta l’ecografia di conferma nell’estrema speranza di estrarre da quel corpo ormai defunto un bambino ancora vivo.
L’eco d’urgenza però ci gela tutti: anche il bimbo è morto, ma in addome vedo una quantità enorme di sangue.

domenica 15 marzo 2015

Che senso di colpa!

Anche ieri e’ stata una giornata caotica con tantissimi interventi chirurgici ed un mare di pazienti. 
Tra le altre cose avrei dovuto fare un ECG ed un ecocardio ad un giovane uomo in evidente scompenso cardiaco. Era cosi’ tanto dispnoico che non riusciva a stare neppure per un attimo in una posizione semi-sdraiata che mi avrebbe consentito gli esami sopra indicati. 
Io, invece di mostrarmi empatico nei suoi confronti comprendendo la gravita’ della situazione, me la sono presa con lui dicendogli poche parole purtroppo taglienti e quasi accusandolo di rifiutare i test diagnostici. 
Gli ho comunque impostato la terapia per lo scompenso cardiaco e non gli ho fatto mancare la mia competenza. 
Con mia sorpresa pero’, durante il controgiro serale le infermiere mi hanno mostrato la cartella dello stesso paziente, dicendomi che era passato a miglior vita mezz’ora prima del mio arrivo. 
Mi hanno visto stressato e si sono quindi preoccupate di dirmi che la terapia era stata impostata e che era stata eseguita correttamente. Ma il mio turbamento derivava da un’altra prospettiva: avevo incontrato quell’uomo solo una volta. 

sabato 14 marzo 2015

Testimonianza del dr. Gianni Guidotti

Il dott. Gianni Guidotti coordinatore del programma "Dream Kenya".
Il sogno è debellare, o quantomeno contenere e curare l'aids in Africa con le conoscenze ed i mezzi occidentali.




venerdì 13 marzo 2015

La nostra vita con i poveri

Sono le 13.30 ed ho appena finito di mangiare. Mi avvio immediatamente in ospedale perchè vorrei tentare di finire tutti i pazienti prima dell’ora di preghiera. Appena uscito dal refettorio vengo come affascinato da una strana atmosfera pomeridiana. 
Il sole è torrido; non c’è un filo di vento; attorno a me tutto tace in quanto i Fratelli sono in camera per qualche minuto di “siesta”, e gli operai della manutenzione sono in pausa. 
Non si sente una mosca volare: neppure il normale gracchiare dei corvi o degli ibis. 
Si percepisce il profumo di fieno, che in questi giorni sta seccando sotto il solleone. Quasi impercettibilmente vengo colto da una forte nostalgia: mi ritrovo a sognare di quando, adolescente, ero a casa nel mese di agosto; di quando andavo in campagna, e al pomeriggio ci si fermava sotto un albero a consumare il “pranzo al sacco”, prima di riprendere con la raccolta delle pesche o delle patate. 
Cammino lentamente, un po’ assente e assorto nei miei pensieri… ma appena giunto vicino
all’ospedale, tutto ritorna di colpo normale: vengo salutato da lontano da una donna psichiatrica che crede che io sia suo marito; un gruppo di parenti sta aspettando informazioni sui loro degenti, prima di andarsene; altri ancora attendono, con chiari segni di impazienza, che io scriva la lettera di dimissione. 

giovedì 12 marzo 2015

Un nuovo libro su Chaaria

E' ancora un attimino lontano ed ancora siamo in fase di preparazione, ma il secondo libro su Chaaria sta prendendo forma poco alla volta.

Molti mi avevano chiesto il secondo volume di AD UN PASSO DAL CUORE; io ne sentivo il desiderio ma me ne mancavano un po' il tempo ed un po' le forze.
Dopo non poche remore, legate soprattutto alle mie paure di non farcela, ho domandato alla volontaria Gianna Rovero (a cui oggi faccio tantissimi auguri di buon compleanno) se mi poteva aiutare a mettere ordine nei miei scritti, allo scopo di trovare dei filoni conduttori e degli argomenti forti che avrebbero potuto poi coagularsi in capitoli di un eventuale secondo libro.
Gianna ha fatto un lavoro bellissimo e preciso che ha portato alla raccolta di quasi 280 pagine di bozze, divise per argomenti.
A questo punto ho chiesto il permesso ai miei superiori, che si sono dimostrati favorevoli e mi hanno dato il benestare per il nuovo libro.
Avevo però ancora bisogno dell'aiuto di Mariapia Bonanate, che da grande scrittrice, avrebbe potuto lisciare le mie forme grammaticali scorrette ed epurare i miei inglesismi a volte feroci. Anche Mariapia, seppure molto impegnata, ha creduto nel progetto e mi ha assicurato il suo aiuto e la sua collaborazione.
Da ultimo è venuto il sì della Casa editrice San Paolo che si è detta disponibile alla pubblicazione.

Rivista Incontri - Mese di Aprile 2015


mercoledì 11 marzo 2015

La prima volta

Per il passato, purtroppo, la mortalità tra i nati pretermine è sempre stata molto elevata: i bimbi nati con peso inferiore ai 1500 grammi morivano in percentuali che si avvicinavano al 40%.
La nostra mortalità per i neonati con peso alla nascita al di sotto del chilogrammo era praticamente del 100%.
Oggi però abbiamo dimesso un bimbo che era nato di 900 grammi, ed oggi lascia l'ospedale pesandone 1900.
E' stato uno sforzo congiunto dello staff ed anche della mamma che è stata sempre estremamente collaborativa, soprattutto nella nutrizione, che dapprima è avvenuta attraverso sondino nasogastrico, poi con tiralatte e contagocce, e quindi da ultimo con allattamento al seno.
Consideriamo la dimissione odierna un grande successo che per noi costituisce anche la rottura di una barriera che pensavamo insormontabile: oggi sappiamo infatti che anche con chi nasce al di sotto del chilogrammo ce la possiamo fare a salvarlo.
Domani dimetteremo un altro prematuro, nato di 8 mesi con parto gemellare. Il suo peso alla nascita era 1400 grammi. Il suo gemello purtroppo non ce l'ha fatta a causa di complicazioni polmonari, ma questo bimbo ha sempre lottato come un guerriero e domani andrà a casa pesando 2 chilogrammi tondi tondi.

martedì 10 marzo 2015

Fistola vescico-vaginale...e molto altro

La paziente veniva dal Nord. Le condizioni generali erano molto precarie, con febbre altissima e e malessere generale.
Da lontano si sentiva il tipico odore si urina che accompagna le povere donne affette dalla condizione sopracitata.
Dalla storia si evinceva che la fistola vescico-vaginale si sarebbe verificata nel corso di un cesareo eseguito in regime di emergenza a causa di una rottura d’utero che già aveva ucciso il feto.
La malata aveva un catetere, ma da esso non usciva urina. I vestiti invece ne erano completamente fradici.
Alla visita abbiamo visto una grossa fistola sulla parete vaginale anteriore ed onestamente pensavamo che solo quella fosse l’origine dell’incontinenza.
Incoraggiati dalla presenza di Pietro abbiamo deciso di tentare l’intervento di riparazione della fistola.
La nostra intenzione era di fare un primo tempo transvescicale, riaprendo la ferita chirurgica del cesareo, ed un secondo tempo di scollamento e sutura a strati separati per via vaginale.
Aprendo quella pancia abbiamo però avuto una sorpresa tremenda: l’utero era ancora rotto (forse le suture avevano ceduto!) e la lacerazione era tale che praticamente non esisteva più parete anteriore.

lunedì 9 marzo 2015

Extreme violence

It is 10 PM and I am very tired because the day started very early, at 5.30 AM, for an emergency Caesarean section. Since then I have not been able to find a minute for myself.
I have finished the last round of the day and the wards are calm; therefore I am already dreaming of the moment I will be in bed.
But just when I am about to leave the hospital, I hear a terrible noise in the waiting bay and I see a group of men pushing a stretcher, upon which, a patient is lying in a state of unconsciousness. He is covered in blood and I can see multiple deep cuts of the face and skull. But what is more alarming is a stab wound to the abdomen from which a lot of bleeding and dirty intestine comes out.
I have no choice and I must plan for an emergency operation. Fortunately the anaesthest is available and we can enter theatre after about 20 minutes: the minimum necessary time to clean the man who is completely soaked with mud.
We apply warm water to try to resuscitate the protruding guts, but after opening the abdomen we realized that the knife had been able to badly cut the intestine in at least 3 points.

domenica 8 marzo 2015

8 Marzo 2015

Oggi e’ l’8 marzo ed intendo porgere i miei piu’ sentiti auguri a tutte le donne che leggono il blog, a tutte le volontarie ed a tutte le sostenitrici dei nostri progetti a Chaaria.
Da quando sono in Africa, ma mia stima per la donna, per la sua forza e la sua indomabile dedizione ai valori piu’ importanti della vita, sono cresciuti in modo esponenziale.
Tante sono le figure femminili che mi hanno profondamente colpito negli anni della mia presenza qui a Chaaria. La donna africana è come un monumento di pazienza, di laboriosità e di fedeltà di cui non puoi che essere profondamente impressionato.
Spesso, guardandomi intorno, quasi mi vergogno di essere un uomo, considerando lo stile di vita medio del cosiddetto “sesso forte”.
In Africa generalmente viviamo in societa’ in cui il vero pilastro è la donna; nessuno potra’ esaltare abbastanza l’operato ed il valore delle “mamme”, che sono quelle che si alzano al mattino prima di tutti, vanno a mungere la mucca quando è buio, preparano la colazione per il marito ed i figli ancora addormentati, accompagnano i bambini a scuola e vanno nei campi con la “panga” a fare tutti i lavori necessari; tornano a casa la sera a lavare la biancheria e preparano la cena al marito e ai piccoli; se i bimbi sono malati, sono sempre loro a correre in ospedale per salvarli dalla morte. 

sabato 7 marzo 2015

I tarli di Chaaria

Tutte le realtà cominciano con un periodo entusiasmante e pionieristico in cui tutti sono sotto l’afflato carismatico dei momenti fondazionali: è così per una congregazione religiosa finchè il fondatore è vivente: tutti sembrano volare sulle ali della carità; lo stesso accade per una nazione che lotta per l’indipendenza e finalmente la raggiunge con i propri eroi. 
Credo che la medesima affermazione calzi alla perfezione per i primi anni di Chaaria: tutto era affascinante, e noi eravamo super-motivati ed entusiasti, quasi sotto la spinta dello Spirito Santo che ci suggeriva di andare avanti.
Spesso però poi capita che, morto il Fondatore, l’afflato carismatico di una congregazione religiosa pian piano si affievolisca... a volte fino all’aridità; ci sono nazioni che, raggiunta l’autonomia, dimenticano i traguardi raggiunti e distruggono tutto quello che i predecessori hanno costruito, magari sacrificando le proprie vite: come non pensare al Sud Sudan, che, dopo decenni di lotta per l’indipendenza, ora si sta autodistruggendo in una guerra civile senza senso, che soddisfa soltanto la sete di potere di due leader politici?
Pure Chaaria sta correndo un rischio simile, anche se io penso che dobbiamo credere che gli ideali si possono mantenere alti, nonostante tutto.
All’inizio i dipendenti che lavoravano con noi erano pochissimi: solo quattro infermiere e poche signore della pulizia. 

venerdì 6 marzo 2015

Night calls

It was a caesarean section at 10 pm. The condition of the foetus was not good, so I was to be very quick with spinal anaesthesia.
But God has helped me and the procedure took only a few minutes.
Scrubbing was done at an unbelievable speed, and the time between cutting the skin and removing the baby was about five minutes only.
In spite of thick meconium the baby girl started crying immediately and I felt very relieved. But, while continuing with the stitching of the uterus, I was called to the labour room because the new born was not able to breath.
It was a terrible decision for me: do I continue the operation because I am the only doctor in theatre, or do I rush to resuscitate the baby?
The decision came quickly: I have asked for warm saline solution; I have soaked a green towel and covered the wound of the mother.
I have told the people helping me for the operation to hold on and to call me in case of any anaesthesiological problem for the patient. 
Then I have rushed to the labour room: the infant was not breathing at all and the heart beat was very slow.
But probably a miracle took place in front of my eyes: I have started pumping oxygen into the lungs of the new born and I have performed a cardiac massage.
I really don’t know which of the two procedures was more effective; the fact is that in no time the breathing started and became regular, while the heart beat restarted as well.

giovedì 5 marzo 2015

Ci sono dei momenti molto difficili

Ho sempre pensato che l'aspetto più difficile nella mia vita siano i rapporti umani con le persone su cui sfortunatamente hai qualche posizione di autorità.
Sovente è difficile farsi capire e non essere frainteso.
A volte vuoi mandare un messaggio e dall'altra parte se ne percepisce uno completamente diverso.
Talvolta mi ritrovo depresso e confuso e non so più cosa fare: da una parte la tentazione sarebbe quella di dedicarmi soltanto ai pazienti e di lasciare che tutti in ospedale facciano sempre quello che vogliono (arrivare in ritardo, prolungare a dismisura le pause caffè o pranzo, dormire di notte quando in servizio, ecc).
Mi rendo però conto che questo sarebbe un atteggiamento egoistico e miope, egoistico perché spinto dalla ricerca di quello che mi è più congeniale, e miope perchè rischierebbe di lasciare l'ospedale alla deriva, portandolo velocemente al tracollo.
Altre volte mi dico che bisogna avere il coraggio di parlare e di richiamare le persone che non si comportano bene e che bisogna farlo per il bene dell'ospedale; ma la reazione dall'altra parte è spesso così negativa e violenta che ti penti di aver aperto bocca: diventi automaticamente il cattivo ed il prepotente, mentre la controparte si sente gratuitamente offesa, innocente e senza peccato.

mercoledì 4 marzo 2015

Addome acuto da cause iatrogene

Celina ha subito un taglio cesareo nel mese di febbraio in un altro ospedale.
Dopo l’operazione non e’ mai stata bene, ma da due giorni ha notato una progessiva distensione addominale, con febbre alta.
E’ arrivata da noi ieri pomeriggio in pessime condizioni generali: temperatura a 39, brividi ed un addome tesissimo con cute lucida come se stesse per scoppiare. All’emocromo i bianchi erano molto elevati, per lo piu’ neutrofili. All’ecografia si e’ vista solo una grossa cisti dal diametro di 20 cm in ipogastrio.
Considerando la sua anamnesi chirurgica, abbiamo pensato ad una sepsi puerperale, e siamo corsi in sala.
L’intervento pero’ e’ stato molto piu’ difficile del previsto.
 La cisti era circondata da omento che aveva creato una specie di barriera protettiva attorno all’enorme quantita’ di pus, ma aveva anche causato aderenze e torsioni delle anse intestinali.
Ma la cosa che piu’ ci ha stressato e’ stato il fatto di aver trovato alcune anse del tenue suturate per sbaglio alla parete addominale anteriore. L’intestino preso nei punti di sutura era necrotico e non piu’ vitale, e quindi, oltre alla lisi delle aderenze ed al lavaggio peritoneale, si sono rese necessarie due anastomosi termino-terminali sull’ileo.
Quello che e’ successo nell’altro ospedale, e’ una complicazione sempre alle porte, soprattutto quando si sutura peritoneo e fascia insieme: basta che la paziene abbia dato un colpo di tosse mente il chirurgo infilava l’ago! 
La paziente non era occlusa perche’ la sutura intestinale involontaria aveva pizzicato solo una parete, lasciando libero il lume. 

martedì 3 marzo 2015

Lettera di Cristiano

Caro fratel Beppe,
Siamo  tornati a casa questa mattina.
Vorrei ringraziarti tanto per l'opportunità che ci hai dato.
Te lo possono raccontare, ma fino a che non lo vivi non ti rendi conto di cosa voglia dire stare in un posto come Chaaria.
Non sono venuto con l'idea di cambiare il mondo, so che la mia esperienza é ancora minima e avevo paura di essere più di impiccio che utile. 
Però sentivo che poteva essere il momento giusto per iniziare a conoscere il cuore dell'Africa. 
Da voi ho potuto vedere come si  fa, concretamente, a migliorare la salute delle persone in una realtà totalmente diversa alla nostra. Ho imparato quanto importante sia la possibilità di potersi curare, che noi spesso diamo per scontata. Ho visto che con poche risorse si può fare tanto; con forse un decimo delle risorse che abbiamo a casa tu e gli altri lavoratori del Chaaria Hospital riuscite a visitare e curare un numero enorme di pazienti.

lunedì 2 marzo 2015

Addome acuto di domenica

Il paziente arriva subito dopo la messa. 
Urla di dolori addominali ed è piegato in due dal male. 
Non puoi sfiorargli l’addome senza procurargli una sofferenza lancinante. Dice che la sintomatologia è iniziata la notte precedente, ma che da tre giorni non andava di corpo.
L’ecografia dimostra una modesta raccolta di fluido, soprattutto nel Douglas, con una gruppo di anse dilatate e prive di peristalsi in fossa iliaca destra.
L’emocromo indica la presenza di leucocitosi e ci sprona ad entrare subito in sala.
Appena inciso l’addome, ci rendiamo conto di una banda di aderenza che dall’ombelico si dirige verso il peritoneo posteriore. Essa fa da perno attorno al quale si è formato un volvolo: purtroppo quello che ci si presenta è un gomitolo di anse di color granata e completamente necrotiche.
Tagliamo immediatamente l’aderenza e cerchiamo di fare degli impacchi di fisiologica tiepida sull’intestino necrotizzato, nella vaga speranza di poterlo rianimare: purtroppo non ci sono segni di ripresa e bisogna procedere alla resezione.

domenica 1 marzo 2015

Lettera di Veronica

Ciao Beppe!
Siamo arrivati sani e salvi a casa.
Grazie mille per l'opportunità che ci hai dato…come sempre si torna a casa più arricchiti!
L'aiuto che possiamo dare noi è veramente poco, ma forse qualcosina siamo riusciti a fare.
La morte di Stella (la bambina con la meningo-encefalite) è stata davvero una botta per me!
Nella mia brevissima esperienza a Chaaria ho visto dei pazienti morire anche prima, ma non avevo mai partecipato alla rianimazione cardio-polmonare…
Sentirsi dire "basta, fermiamoci perché ormai è troppo tardi e non possiamo più far nulla" è stata una mazzata!
Non so davvero quanta forza tu possa avere per assistere a tante di queste morti!
Ti ammiro davvero tanto!
Un abbraccio, a presto

Veronica
(DOTTORESSA VOLONTARIA VENUTA A CHAARIA TRAMITE LA PARROCCHIA ST FRANCIS DI MITUNGUU. KENYA)


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