Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 17 gennaio 2017

La ciliegina sulla torta

Arrivi a sera e sei così stanco che non riesci più neppure a parlare.
Se ti presentano un caso clinico, chiedi scusa allo staff perchè il tuo cervello è impastato come nella marmellata e gli ingranaggi cerebrali si muovono così lenti che non riesci a formulare una diagnosi.
Speri di poter andare a riposare perchè sei sfinito, ma proprio in quel momento ti chiamano in ambulatorio per un'emergenza.
Non hai proprio voglia di andarci.
Le gambe ti fanno male dopo una giornata in sala operatoria e quasi rifiutano di muoversi.
Ma quando vedi quello che ti presentano, ti senti addosso una botta di adrenalina che ti ridona energia e lucidità. E' un giovane di vent'anni.
La fronte è imperlata di sudore freddo. E' tutto sporco di sangue ed ha un telo umido sulla pancia.
L'infermiere che mi ha chiamato non parla molto. Si limita a dirmi che non il paziente non ha pressione e pare collassato; poi toglie il drappo che ricopriva l'addome.
La scena è agghiacciante: praticamente tutto l'intestino tenue è fuoriuscito dalla pancia attraverso una piccola ferita: è rossastro ed edematoso, e si rischia lo strozzamento.

lunedì 16 gennaio 2017

Ciao, non so ancora come mi chiamo...

... sono nata da due giorni e non ho ancora visto la mia mamma. Non ho un nome, perchè da noi è il clan che si riunisce e decide come mi chiamerò. 
Non so bene cosa sia successo: prima di nascere, da alcuni giorni sentivo di "non trovarmi in buone acque". 
Per i 9 mesi precedenti avevo nuotato in quel liquido tiepido con tantissima gioia e non avevo avuto alcun problema. 
Poi di colpo tutto è cambiato. Le acque sono diventate torbide, mi entravano nei polmoni e mi facevano star male. 
Ad un certo punto ho sentito delle voci che venivano da fuori. Tutti dicevano che la mia mamma (che non vedevo l'ora di conoscere) stava molto male: era tutta gonfia, aveva la pressione altissima e soffriva di convulsioni: io non so di cosa si tratti. 
So solo che anche l'utero in cui prima nuotavo tranquilla, veniva tutto scosso da un tremolio continuo... Poi avvertivo la mamma rantolare forte.
Ad un certo punto ricordo di aver sentito tutto un rumore di "ferraglia". Avvertivo la voce di una persona che diceva ad una assistente: "taglia qui... tira di là... coagula quella arteria che sanguina". Io naturalmente non vedevo nulla perchè ero dentro le mie acque buie ed un po' torbide. 

domenica 15 gennaio 2017

Emorragia post partum

Sono le 21.30; Mary ha appena dato alla luce un bellissimo bambino ed è estremamente felice. 
Tutto sembra normale, ma in un attimo le cose precipitano: un’emorragia post-partum così severa che il lettino ed il pavimento diventano quasi subito un lago rosso.
La donna tenta di alzarsi senza il nostro permesso e cade sul pavimento svenuta.
Non c’è tempo da perdere. La soccorriamo immediatamente, rimettendola in barella.
L’ago cannula ci sembra troppo piccolo per darle liquidi a go-go, ma fortunatamente non è così difficile reperire due grossi accessi venosi. Infondiamo soluzioni saline ed ossitocina.
La sediamo per poter eseguire una buona visita ginecologica: fortunatamente non è una lacerazione cervicale!
Saranno dei prodotti di concepimento ritenuti!
Eseguiamo una revisione della cavità uterina. Ne fuoriescono quantità inverosimili di enormi coaguli...credo che in pochi minuti abbia perso almeno due litri di sangue. Troviamo anche delle membrane e dei piccoli residui di placenta che forse hanno causato l’atonia uterina responsabile di una emorragia tanto massiva.

sabato 14 gennaio 2017

L'un per cento

Questa è la cruda realtà che riguarda i casi di tetano conclamato.
Riusciamo a salvare solo l’1% dei pazienti che ne sono affetti, e tale esigua percentuale si riduce a zero se parliamo di tetano neonatale.
Per questa bimba ora cominciamo a vedere la luce e iniziamo a sperare timidamente di averla tirata fuori dal pericolo.
Era arrivata a Chaaria con una diagnosi errata di meningite fatta in un’altra struttura.
La sua situazione clinica ci ha però rapidamente condotti a cambiare ipotesi diagnostica: trisma serrato della mandibola, contratture muscolari dolorosissime, inarcamento posteriore della colonna vertebrale durante gli attacchi, assoluto mantenimento dello stato di coscienza. 
Quello che aveva confuso i colleghi della precedente struttura è probabilmente il fatto che non c’è una ferita aperta; il padre però ci ha detto che giorni prima la piccola si era lamentata di essersi punta con una grossa spina di un albero.
L’abbiamo isolata ed abbiamo fatto tutto quello che potevamo dal punto di vista terapeutico. Certo però, non avendo la rianimazione, siamo rimasti sempre molto preoccupati di un eventuale arresto respiratorio da contrattura della muscolatura toracica. 

venerdì 13 gennaio 2017

Quando ti alzi al mattino alle sei, ed i tuoi occhi sono invasi dalla meraviglia dell'alba, la giornata certamente ti sorride e ti entusiasma. Un'alba come quella di Chaaria riempie il cuore e ti da' la forza per andare iincontro al tuo giorno, comunque esso si presenti.
Quando poi, quasi a mezzanotte, con il fisico a pezzi cerchi di raggiungere camera tua per trovare un po' di ristoro nel sonno, e' ancora il cielo di Chaaria ad aprirti il cuore ed a mozzarti il fiato: a volte e' la stellata meravigliosa di una notte senza luna, ed altre volte e' la luna piena ad incantarti e ad inchiodarti con il naso in su per vari minuti di pura contemplazione. 
La natura placa il cuore e riempie l'anima: in qualche modo la natura sa lenire le ferite che la giornata ti ha inflitto. Contemplando l'alba o fantasticando davanti alla luna piena, offri a Dio le tue sconfitte ed i tuoi successi. 
Ripensi con una certa pace nel cuore a tutte le battaglie che hai dovuto sostenere durante il giorno: vai con il pensiero a quella donna gia' operata e che speri di non dover riaprire a motivo di briglie aderenziali; rivivi tutte le fasi di quel mega-intervento per carcinoma del retto che speri proprio sia andato bene dopo sei ore di lavoro. 

giovedì 12 gennaio 2017

Joy

E' stata la prima orfana nell'esperienza del piccolo orfanotrofio di Chaaria.
Era stata accolta nel 2001 quando la sua mamma morì di parto e suo papà, poverissimo e malato di epilessia, non poteva tenerla a casa.
Joy è stata la prediletta di Sr Oliva, che è diventata praticamente la sua mamma.
E' stata a Chaaria per quasi due anni e poi l'abbiamo accompagnata a casa da suo papà che nel frattempo si era risposato.
Ricordo di esserci andato con Sr Oliva ed una buona delegazione dello staff.
Le vicende di quella famiglia sono rimaste però gravemente segnate dalle condizioni di salute di quel papà: la sua epilessia si è dimostrata molto difficile da controllare e le continue crisi lo hanno reso sempre meno brillante dal punto di vista intellettivo.
Inoltre, l'epilessia gli ha creato anche grosse perdite economiche, e non solo perchè doveva comprarsi i farmaci e spesso non ne aveva le possibilità economiche...
Il suo lavoro, da quando l'ho conosciuto, è sempre stato quello di allevatore di galline: vendeva le uova ed anche i polli al mercato.
Spesso partiva in bici da Chaaria alla volta del mercato di Meru con un buon numero di galline rinchiuse in un grosso cesto posto sul portapacchi della bici.
Ricordo che un giorno è venuto a farsi medicare in ospedale per varie abrasioni sulle braccia e sul viso: mi ha detto che aveva avuto una crisi mentre pedalava, era caduto ed aveva perso i sensi. I passanti, invece di soccorrerlo, gli hanno rubato la bicicletta e tutti i polli.

mercoledì 11 gennaio 2017

Le nostre sconfitte

Anche oggi a tutte le ore centinaia di mamme e papà hanno bussato alla porta dell'ospedale. Portavano i loro piccoli dopo ore e ore di cammino a piedi o in bicicletta. Per una coppia di genitori è stato troppo tardi. 
La malaria aveva già cantato vittoria sul corpicino indifeso della loro Dorcas. Oggi è giunta anche una giovane donna. Era stanca e sporca di terra. Stringeva al petto la sua bimba di pochi mesi ormai in coma per la malaria. 
Nel suo sguardo ho visto disperazione, paura e supplica fiduciosa di un miracolo. In pochi minuti sono riuscito a trovare la giugulare per la trasfusione di sangue. 
Ero convinto che dopo quell'intervento la piccola si sarebbe ripresa. Invece non ce l’ ha fatta e Florah è andata in paradiso dopo le prime gocce di sangue infuso. 
Il suo cuore era già scompensato e non ha saputo reagire, neppure quando il flusso vitale ha iniziato ad entrare nelle sue vene.
Ho avvertito un dolore infinito. Quella mamma ha abbracciato per l'ultima volta la figlia - gli occhi gonfi di dolore e il volto sconfitto. 

martedì 10 gennaio 2017

Caos di tutti i giorni

"Come si chiama il paziente appena arrivato in reparto e deceduto subito dopo?" mi chiede Sr Anna.
"Onestamente ero in sala e non so neppure di cosa tu stia parlando", le ho risposto.
"E' arrivato gravissimo. I parenti lo hanno abbandonato su una barella e se ne sono andati, e lui è morto prima ancora che gli prendessero una vena; non sappiamo neppure come si chiama" ha ripreso la sorella.
"Non so come aiutarti, se non chiedendo agli infermieri in ambulatorio chi abbia da poco ricoverato un maschio adulto in condizioni gravissime".
Non è stato così difficile accertare che il malatoera stato accolto da Clif.
La cartella era ancora in accettazione...ecco perchè non la trovavamo.
Clif ha sia riconosciuto il cadavere che abbinato a lui la cartella clinica.
Sono così venuto a sapere che si trattava di un coma iperglicemico in un individuo che non era al corrente di essere diabetico.
Gli era stata fatta la prima somministrazione di insulina in ambulatorio, con l'idea di continuare in reparto con esami e terapie del caso.
Non so se avremmo potuto fare di meglio!
Sono passati pochi minuti dal ricovero al decesso.

lunedì 9 gennaio 2017

Era podalico...

La situazione continua ad essere così pesante in maternità che molto spesso non facciamo neppure in tempo a visitare tutte le pazienti.
Erano quasi le 20 quando una partoriente è arrivata con forti contrazioni da Nanyuki.
C'è stato appena il tempo di darle la divisa dell'ospedale che già iniziava ad accusare spinte violente.
Non era il primo figlio per lei, e quindi ci aspettavamo un parto molto veloce.
In un attimo la donna era sul lettino da parto, e pochi secondi dopo è apparsa la parte presentata.
"Accipicchia! E' un podalico"...nessuno lo sapeva nè lo sospettava in quanto la paziente era appena arrivata!
Joyce e lo staff della notte decidono di condurre questo parto, in quanto non c'è tempo da perdere: esce il podice, vengono liberati i piedini. Anche il tronco fuoriesce pian piano con le manovre ostetriche che il nostro staff conosce molto bene.
Ma qui arriva il problema: le spalle non si disimpegnano ed il bimbo rimane inchiodato al corpo della mamma con la testolina ancora dentro.
Angelica corre a chiamarmi nel mio studio...ora abbiamo l'interfono, ma nell'agitazione nessuno se n'è ricordato. Mi ha beccato per un pelo perchè stavo per salire in cappella a pregare.

domenica 8 gennaio 2017

Orto Chaaria

Dati raccolti qua e là in letteratura indicano che nei Paesi in Via di Sviluppo, le fratture sono molto più frequenti che nei Paesi Occidentali: si tratta di incidenti della strada, di cadute dall'alto, ma anche di atti di violenza.
Moltissimi non possono avere cure adeguate: ecco quindi che una frattura spesso significa poi infezione, osteomielite, amputazione...talvolta setticemia e morte.
I pazienti che non possono permettersi un intervento ortopedico sovente vengono abbandonati in ospedali governativi dove sono messi in lettini da trazione a volte per anni...ma senza mai ottenere un buon callo osseo. 
Va da sè che questi sventurati sono a rischio di embolie polmonari, piaghe da decubito ed infezioni nosocomiali...oltre che di abbandono da parte dei familiari.
Ho letto recentemente che i morti per complicazioni da fratture nel "Terzo Mondo" sono di più di quelli causati dalla malaria o dall'HIV.
Inoltre una frattura rende disabile e depaupera spesso una famiglia di colui che con il suo stipendo portava qualcosa da mangiare sul tavolo: ecco quindi che in questi Paesi una frattura può voler dire famiglie spezzate, matrimoni che si disgregano, figli che non possono andare a scuola, tanta sofferenza psicologica oltre che fisica.

sabato 7 gennaio 2017

Piccoli passi in neurochirurgia

Da un po' di tempo ci siamo affacciati anche a questa branca della chirurgia, soprattutto grazie al Dr Nyaga che ci segue, ha fiducia in noi e spesso viene a operare insieme a noi, per insegnarci tecniche nuove.
La trapanazione cranica per ematoma subdurale è ormai di routine a Chaaria e la facciamo la dottoressa Makandi ed io, anche senza bisogno del Dr Nyaga.
E' un intervento frequente per trauma cranico soprattutto legato ad incidenti della strada o a cadute dall'alto.
Con il Dr Nyaga abbiamo fatto pure alcune craniotomie per evacuazione di ematoma extradurale e decompressione di fratture della volta cranica con infossamento di un opercolo osseo...ne abbiamo un altra da operare in settimana (in questo caso si è trattato di una violenta bastonata sull'osso parietale).
Sta diventano abbastanza comune anche l'intervento di derivazione ventricolo-peritoneale per casi di idrocefalo in età infantile.
Oggi per esempio ne abbiamo operati tre e tutti sono andati bene: erano bimbi di età compresa tra 1 e 3 mesi. Mbabu è stato bravissimo con le anestesie generali.

venerdì 6 gennaio 2017

Il forcipe delle 23

Dopo una giornata a dir poco estenuante, con lista operatoria finita alle 21.30 e giro visite serale dopo una breve cena, avrei volute andare a letto un po’ più presto…anche considerando la nottataccia di ieri.
Ma la maternità è un ribolllire continuo; è superaffollata e sui lettini da parto contemporaneamente ci sono sempre almeno tre donne in secondo stadio.
Si sente urlare per le doglie in tutti gli angoli dell’edificio, dove le donne si sono rifugiate in mancanza di un posto letto.
E’ psicologicamente molto difficile per me andare a dormire in questa situazione perchè già mi immagino che una chiamata notturna sia più che probabile, data una congestione del genere.
Stavo comunque per lasciare l’ospedale e cercare un po’ di recupero fisico, quando Susan mi ha detto: “questa donna è completamente dilatata da un po’; la testa è bassissima ma non riesce a partorire.
Il battito cardiaco fetale adesso non è dei migliori. Forse è meglio che facciamo un forcipe”.
Sono stanco, ma non posso che darle ragione: la testa è troppo bassa per pensare ad un cesareo, e non si può più aspettare.
Il forcipe riesce bene, anche se la donna non collabora e non spinge a dovere.
C’è un sacco di meconio ed il bambino non respira alla nascita. Mi impegno quindi su questo fronte, mentre Susan si occupa della mamma.
All’inizio l’attività respiratoria del neonato è assente ed il battito estremamente bradicardico.

giovedì 5 gennaio 2017

Notte e giorno

Sono le 3 di mattina ed il cercapersone squilla senza pieta’... mi giro tra le coperte; spero che non sia vero, ed invece riprende a suonare e Kathure dice di correre presto: stavolta pero’ non e’ un cesareo. 
Si tratta di una donna che era caduta a terra la sera precedente alle ore 19, riportando una ferita profonda sulla fronte e sulla palpebra destra, probabilmente a causa di un grosso sasso.

La paziente e’ arrivata cosi’ tardi nel cuore della notte, perche’ i suoi familiari non hanno trovato un matatu ed hanno dovuto camminare fino a Chaaria. Nonostante le condizioni precarie, la donna ha percorso circa 14 chilometri a piedi. Ora e’ fredda e non ha pressione. La suturo velocemente per fermare il sangue che ancora scorre abbondante.
Fortunatamente non vedo fratture ossee attraverso la profonda lacerazione dei tessuti. Il problema e’ che la donna sta peggiorando ed abbiamo bisogno di infondere liquidi. Insieme alle infermiere diamo del nostro meglio per trovare una vena, ma sono tutte collassate. 
La mamma sta andando in shock, e noi la stiamo a guardare impotenti.
Provo la giugulare, ma anche questa sembra scomparsa a causa del polso sempre piu’ flebile... non c’e’ verso; non riesco a incannularla. 

mercoledì 4 gennaio 2017

Notti estenuanti

In questi giorni non c’è più soluzione di continuo tra il giorno e la notte, non c’è più giorno feriale e giorno festivo, non ci sono più orari.
Siamo così confusi che ci dimentichiamo le cose più normali. Per la prima volta in molti anni, oggi ci siamo dimenticati che è il primo mercoledì del mese, e quindi non abbiamo organizzato la messa con i nostri dipendenti in ospedale.
L’ultima volta che sono riuscito a fare lezione al giovedì mattina risale all’inizio di ottobre, prima dello sciopero delle infermiere di Meru. Da tempo non trovo più la concentrazione per le classi del giovedì che andavano avanti dal 1998.
Ora si lavora e basta; si fanno liste operatorie immense, che poi non si riesce mai a finire perchè in mezzo arriva una raffica di cesarei.
Si visitano pazienti dal mattino alle sera, ed alle 18.30 ci si rende conto che il corridoio dell’ambulatorio è ancora pienissimo.
Ci si sbatte dando il massimo e poi l’ultimo paziente che riesci a visitare con la mente ormai confusa quando ormai è già notte fonda, invece di dirti grazie che sei ancora lì ad ascoltarlo, ti lancia una serie di lamentazioni perchè ha aspettato sin dal mattino ed ora non sa dove andare a dormire.
Di notte vai a letto, ma non sai per quante ore, perchè le emergenze sono sempre in agguato. 

martedì 3 gennaio 2017

Anno Nuovo, problemi vecchi...

Anno nuovo anche qui in Kenya, ma siamo sempre alle prese con le solite emergenze, le solite sconfitte, i soliti disagi. 
Ma anche le solite, infinite, emozioni, il solito straordinario calore umano, le solite bocche larghe con denti bianchissimi che sorridono.
Due giorni fa abbiamo ricoverato Anjeline. Sembrava avesse un problema al cuore, nonostante i suoi 18 anni. 
Purtroppo in Africa questa è l'età in cui i cuori sconquassati sin dall'infanzia arrivano al capolinea. 
Le abbiamo trovato un soffio cardiaco e un’ischemia.
Qualche ora dopo il ricovero però il suo quadro clinico è cambiato: ha cominciato a fare fatica a respirare. Poteva c’entrare con il suo scompenso al cuore, certo, ma tutto faceva pensare ad altro. 
Le ho messo l’eco sulla pancia per capire, ho fatto un'eco e mi sono trovato davanti a un'immagine che non avrei mai immaginato. 
Sulla parte destra aveva una massa tumorale grossa più di dieci centimetri. Ne ho viste tante di queste cose, ma devo ammettere mai così devastanti.

lunedì 2 gennaio 2017

L'ultimo intervento programmato...

Erano le 19.30 del 31 dicembre 2016, quando abbiamo finito l'ultima operazione programmata del 2016.
E’ stato molto un intervento impegnativo ed altrettanto formativo.
Ancora una volta ho imparato dai pazienti, che sono i nostri veri maestri di vita.
Si trattava di una donna ricoverata la notte precedente.
Mi avevano chiamato perchè all'infermiere pareva un addome acuto.
L'avevo visitata mezzo addormentato, ma mi sembrava che non si trattasse di una paziente chirurgica. Avevo quindi messo la terapia,
ritenendola un caso di gastrite o di ulcera peptica.
La mattina del 31 la donna non era migliorata affatto; me l'hanno fatta rivedere, ma ancora non mi pareva chirurgica. Ho confermato la terapia instaurata e mi sono permesso di dire agli infermieri una frase di cui ancora mi pento, perchè superficiale: "penso che ci sia una componente di esagerazione nella sintomatologia lamentata dalla paziente".
Alle 17 gli infermieri mi hanno chiamato nuovamente nel reparto donne: erano preoccupati e volevano che visitassi di nuovo la paziente che si contorceva nel letto e, quando in piedi, doveva camminare gobba per ridurre i dolori addominali lancinanti.

domenica 1 gennaio 2017

A mezzanotte del 31 Dicembre

E’ scoccata la mezzanotte da appena un minuto quando ricoveriamo una donna in preda a forti contrazioni. A giudicare dai vestiti impolverati arriva da molto lontano.
Sono in sala parto con Carol a cui ho appena augurato il buon anno.
Giustamente lei mi suggerisce di visitarla insieme, per vedere se si tratti di un parto naturale o di un cesareo. Mentre la esaminiamo possiamo chiaramente osservare che la testolina già fa capolino al canale del parto.
La donna non è una primipara e ci aspettiamo che faccia molto in fretta.
Lei spinge molto ed abbiamo appena il tempo di preparare il necessario per l’assistenza al parto. 
E’ passata la mezzanotte da appena 10 minuti quando a Chaaria accogliamo il primo neonato del 2017: per la cronaca si tratta di una bambina di 3500 grammi, con APGAR perfetto ed in ottime condizioni di salute.
E’ un buon auspicio... già un parto dieci minuti dopo che è arrivato l’anno nuovo...che bello iniziare così.

Fr Beppe

sabato 31 dicembre 2016

Anno tutto in salita

E così siamo arrivati nuovamente alla fine dell’anno.

Quest’anno la situazione di Chaaria è così ingolfata a causa dello sciopero che certamente non abbiamo una grande lucidità per fare bilanci sull’anno appena trascorso.
Certamente oggi il cuore è pieno di riconoscenza al Signore per le meraviglie che anche quest’anno ha operato per noi.
Prima di tutto Lo ringraziamo per il dono della vita: quanti non sono riusciti a vedere la fine del 2016. Noi invece ci siamo e siamo forti ed in salute.
Siamo riconoscenti a Dio per i miglioramenti edilizi che stanno andando avanti a tutta forza, grazie all’impegno dell’Associazione di Torino, oltre che di tanti volontari ed amici che continuamente ci sostengono: abbiamo quasi ultimato il nuovo laboratorio analisi e stiamo portando avanti la ristrutturazione del centro Buoni Figli, dove il servizio è ora molto migliorato, con alla presenza di Fr Robert Maina.
Il 2016 è un anno-record anche nel campo del volontariato: mai abbiamo avuto un numero così alto di volontari come quest’anno!
Si è registrato tra l’altro il grande ritorno degli infermieri e delle ostetriche; è continuato l’afflusso a Chaaria di ginecologi, quest’anno più numerosi del solito. Anche i chirurghi sono venuti in numero maggiore rispetto agli anni precedenti, mentre per l’ortopedia abbiamo avuto una sola “new entry”. 

venerdì 30 dicembre 2016

Che dire?

Avevamo ricevuto NN in una condizione tremenda durante lo sciopero della sanità di ottobre.
Aveva lesioni cutanee estesissime che parevano addirittura ustioni, ma la storia ci ha fatto comprendere che non si trattava di bruciature, ma di lesioni da scivolamento sull’asfalto.
A quanto pare NN era un ladro ed aveva rubato o tentato di rubare un mototaxi. Era stato però raggiunto dalla folla che aveva tentato il linciaggio: era stato legato per i piedi e trascinato sull’asfalto con un altro mototaxi...ecco da dove venivano quelle “ustioni” estesissime su tutto il corpo.
Probabilmente era stato anche picchiato selvaggiamente perchè aveva fratture agli arti superiori e ad un femore, oltre che alla mandibola.
Non era stato ucciso solo perchè la polizia era riuscita ad intervenire prima che la folla finisse il lavoro.
A noi la storia pregressa dei pazienti non interessa: per noi lui è solo un malato che ha bisogno di noi.
Lo abbiamo pian piano guarito dalle lesioni cutanee; lo abbiamo operato più volte, sia al femore che agli arti superiori.

Felice Anno Nuovo....




giovedì 29 dicembre 2016

E' viva per miracolo

Agnes è post-termine, cioè ha abbondantemente superato la data stimata del parto ed è ormai gravida da quasi 10 mesi senza segni di travaglio. 
L’ecografia ha indicato che ci sono segni di insufficienza placentare, per cui il feto potrebbe correre dei rischi se non si interviene subito.
Non è una primipara (ha cioè già partorito), per cui si pone l’indicazione per un cosiddetto parto medico: in pratica si tratta di usare un farmaco chiamato ossitocina per indurre le contrazioni dell’utero.
E’ in effetti una procedura sempre molto ansiogena per me in quanto gravata da alte percentuali di effetti collaterali anche gravi, oltre che di insuccessi.
Mettiamo la flebo e regoliamo le gocce con attenzione, incrementandole ad intervalli regolari in modo da provocare l’inizio ed il mantenimento di un dolore tale che sia sufficiente a far progredire il travaglio, ma senza causare danni al feto.
Si tratta di una operazione complessa, che ci impegna a fondo per molte ore: bisogna controllare il flusso dei liquidi, monitorare il battito cardiaco fetale e le condizioni della madre.
Per Agnes sembra che tutto proceda per il meglio: buone contrazioni, battito fetale sempre regolare, dilatazione della cervice soddisfacente.

mercoledì 28 dicembre 2016

Crollato un altro tabù... aperta una nuova strada

Sono anni che mi sto formando su questa tecnica.
L’ho studiata a lungo.
Mi sono via via impratichito facendo da secondo operatore a tanti grandi maestri che mi hanno preso per mano ed hanno creduto in me.
Certamente il mio grazie più sentito va al Dr Pietro Rolandi, mio docente e mentore, mio amico e fratello maggiore: è lui che mi ha trasmesso gran parte della tecnica; è con lui che ho via via superato le paure ed ho imparato a capire che ce l’avrei potuta fare da solo.
E’ stato Pietro a comunicarmi una tecnica efficace, precisa ma anche veloce, come è necessario a Chaaria, dove le emergenze si susseguono a ritmo incalzante.
Subito dopo Pietro il mio ringraziamento va al Dr Massimiliano Zuccaro: anche lui ha creduto in me ed ha grandemente contribuito alla mia formazione, soprattutto il giorno in cui mi ha fatto lavare, lasciandomi credere che gli avrei fatto da secondo, per poi dirmi: “adesso aggiustati da solo. In caso di emergenza fammi un fischio; io rimango nei paraggi, ma fuori della sala operatoria...cavatela da solo”.

martedì 27 dicembre 2016

Due rotture di milza di seguito

La giornata è convulsa come sempre in questi giorni...oggi poi tutto è più duro in quanto ci siamo alzati all’una stanotte per un cesareo.
A metà pomeriggio, quando la lista operatoria è a buon punto, mi presentano un bambino di 10 anni che è caduto da un albero di mango...strano che non abbia fratture, penso tra me e me!
Ha però un dolore addominale intenso e cammina leggermente incurvato in avanti perchè la stazione eretta gli è dolorosa.
Faccio l’eco e vedo una notevole quantità di fluido corpuscolato in addome.
Brutta cosa!
Non ho molti dubbi e richiedo che immediatamente venga preparato per la sala operatoria.
A seguire mi presentano un uomo sui venticinque anni: la sua storia è del tutto diversa da quella del ragazzo. In cartella leggo infatti che è caduto dalla motocicletta la sera di Natale mentre era ubriaco fradicio.
Come già il bambino appena visitato, pure lui riesce comunque a camminare, anche se gli occhi sono incavati ed ha una vaga “facies peritonitica”.
Nuovamente nel suo caso l’ecografia dimostra liquido denso in addome: spero quasi che sia un cirrotico, vista la sua abitudine al bere. Mi fa paura l’idea di avere due addomi acuti dopo le cinque del pomeriggio. Eseguo estemporaneamente una paracentesi esplorativa, nella speranza di recuperare liquido ascitico: ed invece anche nel suo caso si tratta di sangue, e dall’eco pare proprio che in addome ce ne sia tanto.
Anche questo paziente va preparato per la sala!

lunedì 26 dicembre 2016

Il tracollo in ambulatorio

E' successo sia ieri che oggi.
Pensavamo che a Natale e Santo Stefano ci fossero pochi pazienti ambulatoriali che vanno in ospedale.
Abbiamo quindi deciso che avremmo potuto sopravvivere con lo staff ridotto, come di solito accade alla domenica.
Lo abbiamo fatto anche perchè ovviamente sono pochi quelli che sono contenti di lavorare il giorno di Natale e nelle festività.
Già ieri però le nostre previsioni si sono rivelate errate, ed il pomeriggio di Natale è stato davvero impegnativo in ambulatorio: i pazienti erano tanti ed il numero di nuovi ricoveri è stato da capogiro.
Meno male che ieri pomeriggio non ci sono stati cesarei, nonostante i moltissimi parti naturali!
Anche oggi eravamo abbastanza sotto staff, in quanto è festa anche qui: nessun medico con me ad aiutarmi e soltanto un clinical officer presente.
La lista operatoria era abbastanza nutrita, ma speravo che l'ambulatorio fosse clemente...
invece oggi è stata una specie di invasione. Non vedevo così tanti pazienti al lunedì da un bel po' di tempo!

domenica 25 dicembre 2016

Quanti Gesù Bambini

Il 24 dicembre in maternità è stata una giornata davvero campale. Le partorienti arrivavano a raffica, o, meglio, come una marea montante.
Più ne visitavi e più ne arrivavano.
E’ stata una corsa continua tra parti e cesarei, che sono iniziati alle 2.30 del mattino del 24 e sono continuati fino alle 24 dello stesso giorno.
Sono nate soprattutto femminucce, ma a mezzanotte in punto del 24 dicembre, proprio mentre la campana della parrocchia suonava a festa in corrispondenza del “Gloria a Dio nell’alto dei cieli”, una giovane donna ha partorito un bel maschietto senza alcun problema.
Grande eccitazione in sala parto, nonostante la stanchezza estrema di questi giorni: “ecco il nostro Gesù Bambino di Chaaria!”
Dopo mezzanotte la maternità è rimasta rovente, e, alle 7 del mattino, i Gesù Bambini erano già diventati 10.
Anche oggi che è Natale, l’ondata di arrivi in maternità non accenna a diminuire.
I parti sono tantissimi anche oggi, ed il mistero della Natività si ripete continuamente tra le nostre mani.
A tutte le donne che hanno partorito oggi regaleremo un completino per il neonato, come dono di Natale...è ormai una tradizione per Chaaria, ma quest’anno di completini ne dobbiamo regalare proprio tanti!
A volte queste donne mi fanno davvero pena: sono quasi tutte giovanissime; ti inseguono dovunque perchè hanno tanto male e non ce la fanno più. Ti implorano di avere un cesareo per il semplice fatto che hanno troppo dolore: “tiralo fuori, o moriremo tutti e due!”
Ovviamente hanno solo bisogno di coccole e poi pian piano partoriscono naturalmente.

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Cari lettori, 
vi comunichiamo che Fr. Beppe, è ora connesso anche con Instagram.. cercate il nick #chaariahospital e potrete visualizzare e seguire in diretta le immagini da Chaaria, contrassegnare le foto che più vi piacciono e commentarle.
Un ringraziamento sincero per la vostra attenzione ed il vostro quotidiano sostegno.

Auguro a tutti Buon Natale ed un Sereno Anno Nuovo.



sabato 24 dicembre 2016

Il Natale dei Buoni Figli

Oggi alle ore 15 i ragazzi del Centro hanno avuto la loro "Messa di Mezzanotte", celebrata esclusivamente per loro da Don Giovanni Tortalla.
Non sarebbe infatti possibile, soprattutto per i più gravi, andare alla celebrazione parrocchiale della notte, estremamente lunga e disagevole a causa dell'orario.
Ogni anno quindi, il 24 dicembre pomeriggio, i ragazzi del Centro incontrano Gesù Bambino qualche ora prima degli altri, e vivono il loro intimo momento di preghiera natalizia.
Dopo la celebrazione eucaristica abbiamo loro consegnato i regali: quest'anno abbiamo scelto un maglione ed un paio di calzini per ognuno di loro.
La loro gioia è stata grandissima nel ricevere un dono così bello.
Non avevamo per loro il panettone, ma c'è stato comunque un bel rinfresco con bibite e torta fatta in casa. Non sono mancate la musica, con canti e danze.
I Buoni Figli hanno anche il loro presepio davanti al quale possono recarsi per una preghierina o anche solo per ammirarlo.

Buon Natale dal Cottolengo...




venerdì 23 dicembre 2016

Aria di Natale

Makena, quasi a tradimento, alza la testa dal paziente che stiamo suturando dopo l’ennesimo attacco da parte di malfattori e mi dice: “la senti l’atmosfera natalizia?”, e dalla sala operatoria "piccola" si mette a guardare la finestra. 
Anche io mi giro d’istinto ed osservo il cielo per un attimo e poi le dico: “in questo momento io sento solo un forte capogiro per le molte ore che ci abbiamo messo a cucire”.

Lei ride forte e mi ripete: “Ma guarda che cielo blu con le nubi bianchissime. Senti i colibrì che cantano! Questo è un tipico giorno natalizio: fa caldo, un caldo secco con un sole limpidissimo che brilla dopo le piogge. L’atmosfera è tersa, i campi sono verdi per le abbondanti precipitazioni. 
Questo ci ricorda il Natale fin da quando eravamo bambini!”.
Io annuisco e le dico che nella mia infanzia questa descrizione sarebbe stata più appropriata per descrivere il ferragosto, perché da noi il “bianco natale” è un’altra cosa.
Mi rendo comunque conto di come passa il tempo. 
Mi sembra ieri che sono partito dall’Italia e sono già più di sette mesi. Il tempo qui ha una dimensione stranissima: per un verso sembra passare velocissimo, tanto che non te ne accorgi, e per l’altro è come se fosse fermo e tutto rimanesse immobile.

Giornata di Studio: "Il viaggio verso un ospedale rurale in Africa"

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giovedì 22 dicembre 2016

Buon Natale a tutti!

Carissimi amici e lettori,
si avvicina il giorno di Natale ed insieme a Fr Giancarlo ed a tutti i Fratelli e le Suore di Chaaria, desidero porgere ad ognuno i più sentiti auguri di serenità, di pace e di tanta gioia.
Preghiamo che Gesù Bambino, che nasce anche oggi nei nostri cuori, possa portare ad ognuno i doni a lui più intimamente graditi.
Vi pensiamo nelle vostre famiglie, con le persone più care...Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi!
Anche noi comunque siamo qui con la nostra famiglia, una famiglia allargata, fatta di tanta gente bisognosa che attende le nostre attenzioni e le nostre cure.
Anche noi quindi passeremo il Natale in famiglia, tra i malati dell'ospedale e tra i Buoni Figli del Centro.
Se non ci saranno emergenze e se non crollerò di stanchezza, penso proprio di andare alla Messa di Mezzanotte, e lì pregherò anche per tutti gli amici, per tutte le persone che ci vogliono bene, oltre che per le nostre famiglie che vivono in Italia e che non avranno il piacere di averci con loro a Natale.
Una notizia strabiliante per noi: Sr Anna, appena tornata dall'Italia, ci ha portato un panettone!!!

mercoledì 21 dicembre 2016

I drammi dell'ignoranza

Alle ore 16 di un pomeriggio caotico si presenta un giovane uomo di 31 anni con chiari sintomi di addome acuto. Ha in mano una mia ecografia del 24 ottobre, in cui io scrivevo: addome acuto con massa in fossa iliaca destra e sospetto ascesso appendicolare. 
Nella stessa ecografia aggiungevo: il paziente rifiuta sia il ricovero che l’intervento chirurgico.
Ed eccolo qui oggi a quasi due mesi di distanza!
Sono personalmente molto stupito che sia ancora vivo e che possa addirittura camminare.
Naturalmente bisogna andare in sala immediatamente, anche se siamo tutti molto stanchi.
La situazione addominale ci appare subito disastrosa, all’apertura della cavità peritoneale. C’è pus, anche se la peritonite è localizzata ai soli quadranti di destra; le anse ileali sono assai distese, come nelle occlusioni intestinali, e bisogna svuotarle usando un sondino naso-gastrico.
Il cieco ed il colon ascendente sono bloccati in una massa adesa alla parete; nel conglomerato di aderenze ci sono anche il duodeno e varie anse ileali molto sofferenti.

martedì 20 dicembre 2016

Abbiamo raschiato il fondo

Ieri sera ultimo cesareo alle 21.
Uscito di sala mi avvio in maternità per vedere come sta il neonato che pareva un po' flaccido alla nascita.
Nella culla termica non trovo un bimbo, ma tre, e l'infermiera ne sta facendo nascere un altro. 
"Stringili ancora, perchè ne arriva un altro adesso...non preoccuparti, ho già messo il nome sui braccialetti ed i bimbi sono identificabili. Non li scambieremo!"
I lettini da parto sono tutti occupati da donne in secondo stadio di travaglio, ed una donna sta partorendo sulla barella dell'ambulatorio, al momento stazionata in sala parto per concederci di aiutare più persone in contemporanea.
Quando abbiamo costruito la nuova maternità, tre lettini in sala parto ci parevano anche troppi...ed invece non bastano!
Inutile chiedere all'infermiera notizie particolareggiate delle mamme ricoverate: sono troppe ed è impossibile seguirle adeguatamente, soprattutto di notte quando il personale è ridotto ancora di più.
Ho chiesto a Susan di indicarmi le tre pazienti a cui avrei dovuto inserire il cytotec per induzione di travaglio...lei non si ricordava nè il loro nome nè dove fossero.
Non la biasimo perchè è una situazione insostenibile...inoltre lei è costantemente impegnata con un parto dietro l'altro!

lunedì 19 dicembre 2016

Una specie in via di estinzione

Gli odontoiatri sono stati i primi volontari di Chaaria, sin dai tempi di Fr Lodovico e di Fr Maurizio.

Nei primi anni venivano solo durante il mese di agosto, ma poi si sono estesi a molti mesi dell'anno.
Ci sono stati periodi in cui potevamo avere anche cinque o sei dentisti che si alternavano durante l'anno, senza contare il periodo in cui Daniele è stato con noi per oltre tre anni.
Poi, per motivi a noi ignoti, la presenza dei volontari odontoiatri è andata dirandandosi sempre di più, fino alla situazione odierna in cui abbiamo praticamente soltanto un volontario dentista, che fedelmente viene tutti gli anni.
E' il Dr Ninni Ortu, di Cagliari, presente a Chaaria anche in questi giorni.
Da vari anni ormai il Dr Ninni è l'unico sopravvissuto di questa specie in via di estinzione.
La consideriamo una specie protetta e speriamo che non si arrivi alla totale estinzione.
Per questo il post di oggi è anche una proposta: c'è qualche dentista che ci legge e che vorrebbe fare del volontariato a Chaaria?

Fr Beppe


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