Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 1 maggio 2016

Festa esterna di San Giuseppe Cottolengo

Ha piovuto a dirotto tutta la notte e questo ci ha fatto temere che la festa sarebbe stata un buco nell'acqua: strade tremende e praticamente impraticabili, in generatore ad oltranza perchè la luce in questi giorni è davvero erratica, tanto fango anche nel cortile dei buoni figli dove la celebrazione si doveva svolgere.
Poi, pian piano ha smesso di piovere.
Alle 10.30, con mezz'ora di ritardo sulla tabella di marcia, la Santa Messa è iniziata. Dapprima eravamo molto pochi, ma poi pian piano la gente è arrivata, nonostante il fango.
Il cortile progressivamente si è riempito, e la celebrazione è stata solenne e molto sentita.
Hanno celebrato il nostro parroco, Father John Ntoiti, e Don Giovanni Tortalla che poi ha fatto una bellissima omelia in kimeru sulla vita e spiritualità di San Giuseppe Cottolengo.
La messa è durata tre ore e mezza, secondo i costumi locali per i giorni solenni. Ne è seguito un breve rinfresco per tutti i parrocchiani con bibite e biscotti.
Nella festa di oggi c'è stato anche spazio per la solidarietà, in quanto abbiamo proposto la donazione di sangue: la risposta della gente è stata inaspettatamente positiva ed abbiamo raccolto 49 sacche di sangue...hanno donato anche i volontari.

sabato 30 aprile 2016

Vorrei avere 100 braccia per servire tutti i poveri e i malati del mondo (San Camillo de Lellis)

Carissimi,
ho deciso di scegliere questo titolo, perchè è una frase stupenda, una in cui mi trovo perfettamente a mio agio e che costituisce per me non un ideale raggiunto ma una tensione quotidiana. 
Anche io come san Camillo vorrei avere 100 mani perchè mi rendo conto che i bisogni sono così tanti che spesso due non bastano. 
Vorrei avere un cuore più grande, perchè a volte mi sento meschino e non so ascoltare con la dovuta attenzione, non so dimenticare me stesso per fare spazio agli altri nel bisogno, divento nervoso e irritabile quando il lavoro mi soverchia. 
Desidererei essere capace di dormire solo due ore per notte su una sedia, come faceva il Cottolengo, per essere sempre pronto alla chiamata dei suoi poveri... ma poi mi rendo conto che non ce la faccio, che spesso ho un senso di rifiuto verso i pazienti, che vorrei essere ascoltato piuttosto che ascoltare sempre e solo i problemi degli altri. 
Comunque è importante tenere alti gli ideali e ringraziare che ci siano giganti come San Camillo o come il nostro Padre Fondatore che ci stimolano a non essere mai soddisfatti di noi stessi, e ci ripetono: “...più cuore in quelle mani, fratello!”.

venerdì 29 aprile 2016

Ormai siamo un ospedale di riferimento

Da sempre riceviamo i casi complicati di molte strutture sanitarie periferiche e rurali.
Con gli anni i pazienti che sono stati riferiti al nostro ospedale sono diventati sempre più complessi e complicati.
Da molto tempo noi siamo inoltre punto di riferimento ostetrico-chirurgico per tutti i casi di maternità complicata. A noi fanno riferimento innumerevoli maternità rurali sprovviste di sala
operatoria.
Le strutture cottolenghine di Gatunga e Mukothima portano a noi i loro casi complicati, usando la loro ambulanza.
Da un po' di tempo a questa parte poi abbiamo offerto il nostro servizio di ambulanza a strutture sanitarie rurali che ne sono sprovviste.
La cosa è ormai assodata e collaudata con "Kaongo Health Centre and Maternity" e con "Giaki Subdistrict Hospital".
Offriamo loro la nostra disponibilità ventiquattr'ore su ventiquattro non solo per i servizi clinici, ma anche per il trasporto dei malati dalla loro struttura fino a noi.
Per le ore notturne e durante i week end l'autista dell'ambulanza è Fr Giancarlo. Si tratta quindi di un impegno assai gravoso, che comunque riteniamo molto importante.

giovedì 28 aprile 2016

Presentazione del libro "Polvere Rossa" a Torino





Le nostre strade

Basta che piova per una notte intera e pensare di spostarci nella stagione delle piogge diventa un incubo.
Le strade si trasformano in stagni di fango ed acqua in cui l'automobile sprofonda fino a toccare terra con l'albero motore.
Quella che durante l'anno è la "polvere rossa" che ti entra in tutti i pori, adesso diventa un fango viscido e saponoso su cui la vettura slitta come sul ghiaccio.
A volte le nostra potenti auto a "quattro ruote motrici" che la farebbero anche a continuare nel loro lento incedere, ma la strada è sbarrata da un'altra vettura impantanata e messa di traverso.
Sovente il problema più grande non siamo noi ad averlo, ma quelli davanti a noi, che però ci bloccano la strada e ci impediscono di continuare. Diventa allora una specie di cordata in cui tutti scendono nel fango, si sporcano fino alle orecchie e si impegnano per tirar fuori un veicolo da un fosso, anche per fare in modo che gli altri possano passare a loro volta.
I nostri "nemici" stradali principali nella stagione delle piogge sono certamente i camion: sono pesanti, vecchi e senza le quattro ruote motrici.
Se te ne trovi uno impiantato davanti, sei completamente finito e rischi di passare la notte in vettura: è infatti completamente impensabile trainare un mezzo pesante con una vettura più piccola che a sua volta scivola sul fango.

mercoledì 27 aprile 2016

Il carcinoma della mammella

E' estremamente frequente a Chaaria.
A volte si vedono donne giovanissime con forme avanzate ed ormai metastatizzate; altre volte visiti donne con cavolfiori ulcerati e pieni di vermi che non sarebbe neanche più possibile operare.
Allora ti chiedi: ma come è possibile arrivare ad uno stadio così avanzato? Perchè non farsi vedere prima?
La risposta è davvero difficile da trovare, ma penso che in parte si da ascrivere alle carenze del sistema sanitario locale: ricordo una ragazza di 28 anni, morta in ospedale due giorni dopo il ricovero.
Aveva una forma avanzatissima di tumore alla mammella che le aveva causato metastasi polmonari e versamento pleurico, Quando le avevo chiesto come mai fosse venuta in ospedale così tardi, mi aveva risposto che lei era andata da subito al dispensario locale a motivo di un eczema del capezzolo. in quella struttura, invece di rendersi conto che si trattava probabilmente di una forma di cancro fin dal primo momento (il cosiddetto morbo di Paget della mammella), l'avevano curata per mesi con delle pomate cortisoniche. Naturalmente non era migliorata, e quelle terapia dermatologica sbagliata avevano dato il tempo al tumore di stroncare quella giovane vita.

Presentazione del libro "Polvere Rossa" a Cagliari





martedì 26 aprile 2016

La formazione permanente, lo studio e l'aggiornamento

Chaaria è senza dubbio una realtà sempre più totalizzante in cui si lavora come dei forsennati da mattino a sera.
La formazione però rimane uno dei nostri punti cardine su cui non vogliamo assolutamente demordere.
Crediamo in essa e la promuoviamo con forza, anche se ci costa tanta fatica.
Ogni giovedì mattina abbiamo lezione: una occasione di scambio, di apprendimento ed anche di stesura di protocolli che poi vengono portati avanti indipendentemente dal personale dell'ospedale.
Preparare la lezione, esporla, commentarla ogni settimana è senza dubbio un impegno veramente significativo, ma sicuramente questo serve prima di tutto a me che mi tengo aggiornato, e poi anche al nostro personale, che rinfresca le proprie conoscenze e ne aggiunge sempre di nuove.
Senza le lezioni del giovedì, e senza i protocolli che in essa proponiamo e pian piano digeriamo, sicuramente Chaaria non sarebbe gestibile con l'esiguo numero di personale e con soli due medici.
Invece così tutti sanno per esempio come ci si comporta nel post-operatorio per una prostatectomia; tutti sanno quale sia il nostro protocollo per l'ipertensione oppure quello per il diabete; tutti si muovono indipendentemente durante un attacco asmatico.



lunedì 25 aprile 2016

Quadretto africano

Ho appena finito di pregare le lodi mattutine in cappella.
La luce è mancata per gran parte della notte. Il cielo è plumbeo dopo gli acquazzoni notturni, però al momento non piove.
Mi avvio vero la chiesa parrocchiale per la messa, ma, arrivato al cancello della missione, mi accorgo di avere nei piedi le solite ciabatte.
C’è troppo fango per strada e non voglio sporcare troppo le calzature che poi userò durante il lavoro. Ritorno quindi verso il mio studio in ospedale, dove in un angolo tengo gli stivali.
La luce dei pannelli solari è fioca, ma non ho certo bisogno di tanta illuminazone per mettermi i gambali.
Senza pensarci troppo, infilo il piede destro nello stivale, ma la coda dell’occhio viene attratta da una cosa lunga e nera che striscia a ziz zag a fianco della mia calzatura.
Non ho dubbi. E’ un mamba nero, piccolo abbastanza da essersi infilato sotto la porta del mio ambulatorio per cercare un posto asciutto.



Mondovì

Chaaria da sempre si sostiene e va avanti anche grazie a tante generose donazioni di amici, volontari ed associazioni di volontariato.
Oggi il nostro pensiero va ad un gruppo particolare di benefattori che sono i nostri amici di Mondovì, dai quali abbiamo ricevuto una generosa offerta tramite Filippo e Carmen.
Come sempre, anche ai nostri amici di Mondovì promettiamo l'assoluta onestà e la trasparenza nell'usare la generosa offerta che oggi ci hanno voluto donare.
E' nostra intenzione impegare i soldi ricevuti per i molti pazienti che non hanno mezzi economici per curarsi e per sostenere le spese sanitarie.
Ogni volta che riceviamo un'offerta, istintivamente il nostro pensiero va a due brani del Vangelo: il primo è quello dell'obolo della vedova al tempio.
Ha dato poco e quasi di nascosto, ma il Signore l'ha lodata perchè ha donato tutto quello che possedeva.
Il secondo passaggio evangelico è quello in cui Gesù ci dice che "non sappia la nostra destra quello che fa la nostra sinistra": non abbiamo i nomi dei donatori che hanno voluto agire nell'anonimato, ma il Signore che conosce i cuori certamente li ricompenserà.
A tutti i nostri benefattori promettiamo la nostra preghiera riconoscente.

Fr Beppe e Fr Giancarlo

domenica 24 aprile 2016

C'era una volta il sabato

Ricordo quando al sabato pomeriggio riuscivamo a tirarci fuori qualche ora di riposo dopo le 15.
L'ambulatorio per quell'ora più o meno si svuotava e l'ospedale continuava a funzionare solo per le emergenze e per i pazienti già ricoverati.
Ricordo quando al sabato non avevamo un programma operatorio perchè le liste di attesa erano meno congestionate.
Ricordo anche la maternità molto meno affollata di quanto non lo sia al momento, soprattutto per i casi più complicati.
Adesso tutto è cambiato.
Per forza di cose al sabato siamo un po' sotto personale in vari dipartimenti, perchè bisogna dare i riposi al personale.
La gente però è aumentata a dismisura.
L'ambulatorio rimane affollatissimo fino alle 18.
La sala operatoria funziona normalmente con una lista di interventi che ci tiene impegnati fino a sera, e poi (come oggi) ci sono in mezzo tante emergenze.



venerdì 22 aprile 2016

Durissima!

Conoscevo Joseph da un bel po’ di tempo in quanto lavorava con noi come counselor da alcuni anni. Il suo calvario è iniziato alcuni mesi fa con una ferita all’arto inferiore che non riuscivano a far rimarginare. 
Lo abbiamo tenuto tantissimo in ospedale ma l’ulcera diventava sempre peggio ed è stato necessario amputargli la gamba.
E’ stato un duro colpo emotivo, ma pian piano è riuscito a riprendersi.
E’ stato dimesso e si è rasserenato con la speranza di poter avere una protesi tra qualche mese.
L’ho incontrato varie volte nelle ultime settimane, sempre sorridentee molto grato.
Veniva in ospedale a trovare i compagni di lavoro, camminava spigliato con le sue stampelle e soprattutto respirava benissimo.
Poi due giorni fa il disastro: è stato portato in ospedale con broncospasmo e dispnea. L’ascoltazione del torace era difficile, ma sembrava di sentire un discreto versamento pleurico a sinistra.
Abbiamo organizzato una lastra del torace, onestamente pensando a delle metastasi polmonari. L’istologico dell’ulcera era infatti risultato negativo, ma il dubbio ci era rimasto che fosse comunque un’ulcera maligna.

giovedì 21 aprile 2016

Cronica carenza di sangue

In questo periodo la pediatria è pienissima, e molti bambini hanno forme gravissime di malaria che provocano anemizzazioni severe ed assai rapide. Non è infrequente ricoverare un bimbo con 1.8 grammi di emoglobina. E' chiaro che la trasfusione è la sua unica speranza di vita.
Anche la maternità è un altro settore dell'ospedale dove l'anemia è di casa: da una parte le nostre mammine sono già abbastanza anemiche di base; dall'altra la gravidanza stessa provoca un peggioramento della condizione; inoltre è risaputo che le donne gravide sono più suscettibili alla malaria che a sua volta causa splenomegalia ed anemizzazione.
Non è infrequente aver bisogno di sangue nel puerperio, soprattutto quando si verifica la temibile complicazione della emorragia post-partum. 
Sovente poi dobbiamo trasfondere dopo il cesareo, che abbiamo affrontato in emergenza con una emoglobina di partenza attorno ai 6 grammi. Ci sono poi i tanti casi di aborto e le non rare gravidanze extra-uterine: entrambe le situazioni sono delle emergenze ostetriche che in poche ore possono dissanguare una donna.
Pensiamo poi ai tanti interventi chirurgici che stiamo eseguendo grazie alla presenza di Pietro: anche in questo caso si deve a volte trasfondere... magari dopo una prostatectomia, un’ isterectomia con utero enorme, una gastrectomia per tumore.

mercoledì 20 aprile 2016

Epatite A

L’epatite A è abbastanza frequente a Chaaria.
Sappiamo che di solito si tratta di una forma molto acuta con ittero veramente grave, febbre e diarrea. Altra cosa che conosciamo dai libri è che solitamente non diventa mai cronica, per cui in genere la temiamo di meno della B e della C. 
Quello però che spesso non ricordiamo è che l’epatite A può essere molto grave e che può portare ad insufficienza epatica acuta e morte.
A differenza delle epatiti B e C, la trasmissione non avviene attraverso il sangue ed i contatti sessuali; si tratta invece di una malattia a trasmissione oro-fecale, normalmente trasmessa attraverso acqua e cibi contaminati.
Anche in questi giorni ci siamo trovati di fronte ad una giovane vita stroncata dal virus dell’epatite A (HAV).
Avevamo fatto diagnosi una settimana fa: inizialmente il giovane sembrava migliorare e lo abbiamo dimesso. L’ittero inizialmente si è ridotto drasticamente, ma mercoledì scorso le condizioni sono nuovamente peggiorate con incremento dell’ittero e con febbre.
Abbiamo quindi deciso di ricoverare nuovamente il nostro paziente ed abbiamo instaurato una terapia reidratante con glucosata, oltre a dargli della colestiramina per cercare di ridurre la sua bilirubina.

martedì 19 aprile 2016

Le pietre di Chaaria

Alcuni giorni fa abbiamo trovato una pietra completamente nera e piena di piccole granulosità che le davano il vago aspetto di un asteroide.

Dove l'abbiamo trovata?
No, non per strada, ma nella colecisti di una paziente che da tempo aveva fortissime coliche epatiche.
Le abbiamo fatto la colecistectomia ed è andato tutto bene.
Oggi la paziente era pronta ad andare a casa con il suo trofeo in un boccettino pieno di formalina: dice che deve far vedere la pietra a tutte le sue amiche, e che perciò non la può certo buttar via.
Oggi invece abbiamo trovato una pietra un po' più piccola della precedente, di color giallo rosato, ed anche oggi l'abbiamo rimossa e donata al paziente che se la portava nel bacinetto del rene sinistro, ormai prossimo a soffrirne in maniera irreparabile.
Pure quest'uomo soffriva di terribili coliche renali, e certamente avergli tolto il calcolo significa non soltanto avergli salvato il rene, ma certamente aver posto fine ad un grande calvario di sofferenza.
L'operazione di oggi è stata molto più complessa e faticosa della precedente, ma anche oggi è andato tutto per il meglio.

La grande amorevole «Piccola Casa»

Viene fornita assistenza socio-sanitaria a disabili psichici, fisici e sensoriali. 
Un'opera iniziata 184 anni fa
Redazione - Mar, 19/04/2016 - 06:00

Leggi l'articolo integrale, clicca qui...

C'è un faro di speranza e amore cristiano che illumina Torino e ne è l'orgoglio. La Piccola Casa della Divina Provvidenza, più comunemente conosciuta, dal nome del suo Fondatore, come il «Cottolengo», è un ente morale fondato nella città della Mole nel 1832, che opera senza scopo di lucro e ha come finalità l'assistenza e l'educazione delle persone più bisognose e abbandonate, sane o malate, prendendosene cura senza distinzione di sesso, razza, età, religione e opinioni politiche, ispirandosi ai principi evangelici. La priorità della Piccola Casa, sin dalla sua fondazione per volere di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, è essenzialmente quella di occuparsi di fornire assistenza socio-sanitaria a persone che si trovano in situazioni di difficoltà, sia essa derivante da problemi di indigenza sia di emarginazione sociale.

lunedì 18 aprile 2016

Se avessi la lampada di Aladino...

...la cosa che mi piacerebbe di più veder realizzata in questo momento sarebbe la costruzione di un nuovo reparto che ci consentisse di separare i pazienti medici da quelli chirurgici.
Il desiderio che esprimerei al genio della lampada sarebbe quello di poter realizzare un blocco chirurgico in cui poter avere stanze di degenza separate, per gli operandi e gli operati rispettivamente, sia per gli uomini che per le donne.
Sarebbe davvero bello se un giorno questo desiderio si potesse realizzare: si ridurrebbero le infezioni crociate (pensate per esempio a quanto delicato possa essere il decorso post-operatorio per un paziente ortopedico, per un ustionato o per un soggetto che ha avuto un innesto cutaneo), e soprattutto il post-operatorio potrebbe essere seguito molto meglio di quello che riusciamo  a fare oggi.

Se avessi la lampada di Aladino, chiederei anche al genio di darmi fondi economici sufficienti per poter pagare qualche infermiere in più, in modo da poter avere personale completamente dedicato alla chirurgia. 
Oggi per esempio abbiamo fatto una difficile gastrectomia (praticamente totale) ad un paziente con un tumore dello stomaco localmente molto avanzato. 
L’intervento è stato duro ed estenuante, ma è andato bene. In sala abbiamo iniziato una trasfusione, sia perchè il paziente aveva sanguinato un po’ durante l’operazione e sia soprattutto perchè era anemico di base a motivo del tumore. 

domenica 17 aprile 2016

Solidarietà con l'Ecuador

Ieri, poco dopo le sette di sera, c'è stata una forte scossa di terremoto in Ecuador. L'epicentro era situato a circa 70 chilometri a sud di Esmeraldas.
La distruzione è immensa ed i morti al momento sono già 235.
Esprimiamo la nostra solidarietà e la nostra preghiera al popolo ecuadoregno, così duramente colpito dal sisma.
Sappiamo dal nostro superiore generale che tutti i Cottolenghini presenti nel Paese stanno bene, a parte il grosso spavento.
A Manta è crollato un pezzo di muro di cinta della Fondazione, e parecchie persone han chiesto ospitalità ai Fratelli per paura a restare in casa, in città è crollata la torre di controllo dell'aeroporto, un hotel del centro e si conta una decina di morti.
Al ricovero di Tachina c'è qualche tubo dell'acqua che perde, ma fortunatamente non danni alle persone. Anche in Guayaquil ci sono stati crolli e vittime, così come danni alle vie di comunicazione tra sierra e costa.
Ci sentiamo uniti all'Ecuador in questa tragedia immensa.

sabato 16 aprile 2016

Noi ed i poveri

Da sempre sono alla ricerca della condivisione di vita con i poveri.
Mi affascinano le parole di Charles de Foucauld che "vuole essere povero tra i poveri". Mi toccano gli insegnamenti di Padre Andrea Gasparino che ci ricorda che "solo i poveri comprendono i poveri".
Ma è ovvio che povero io non sono, anche se onestamente posso affermare di spendere la mia vita 24 ore su 24 nel servizio incondizionato dei poveri e degli ammalati.
Io ho un sacco di cose che loro non hanno: me lo ricordo quando faccio una doccia calda alla fina di una estenuante giornata di lavoro; me ne rendo conto quando manca la corrente elettrica e dobbiamo usare il generatore: quanta gente nelle baracche non saprà mai se la luce c'è o non c'è perchè a casa non ha nè elettricità nè pannello solare.
Lo sento ogni volta che sono seduto in macchina e guido verso la mia destinazione, mentre la strada è piena di persone che devono camminare per ore ed ore per raggiungere la loro meta.
E' ovvio che non sono povero quando posso prendere un aereo e tornare in Europa, e neppure lo sono quando scrivo al computer come in questo momento.
E' sempre un difficile equilibrio da realizzare: "povero tra i poveri" è certamente un grande ideale, ma per curare la gente ci vogliono anche tanti soldi.

venerdì 15 aprile 2016

Un caso più unico che raro

Tra i vari interventi grandi e piccoli che ci capita di dover fare in questi giorni, un caso veramente peculiare è quello di una bimba di appena tre mesi di vita, con una tumefazione inguinale sinistra dura ed irriducibile.
Dopo aver fatto un'ecografia mi è parso di aver visto una porta erniaria, e, data la posizione ed il sesso della paziente, ho pensato ad un'ernia crurale irriducibile.
Abbiamo quindi deciso per l'intervento chirurgico immediato, nonostante i rischi legati all'anestesia ed al peso corporeo della piccola che era al di sotto dei 5 chilogrammi: la ragione per cui non ci siamo sentiti di aspettare sta proprio nel fatto che la tumefazione fosse irriducibile. Temevamo infatti che, ritardando la chirurgia, avremmo potuto causare danni peggiori... come uno strangolamento di ansia intestinale e conseguente peritonite. Intervenire subito sarebbe stato rischioso certamente, ma aspettare una complicazione come l'ernia strozzzata avrebbe potuto essere mortale.
Fortunatamente l'anestesia non ha dato problemi e la bimba si è risvegliata normalmente dopo la procedura.
La ragione per cui vi racconto questa storia sta nel fatto che in effetti si trattava davvero di un'ernia irriducibile, ma nel sacco non abbiamo trovato anse intestinali come mi sarei aspettato, ma bensì l'utero e la tuba sinistra della paziente.

giovedì 14 aprile 2016

Dare ossigeno a Chaaria

L'Associazione "Gruppo Volontari Sardi Karibu Africa Onlus" nel 2015 ha concentrato gli sforzi di raccolta fondi sul progetto dell'impianto centralizzato per la produzione e distribuzione dell'ossigeno.
I volontari che sono venuti a Chaaria sanno quanto quello dell'ossigeno sia stato un continuo incubo per noi: sovente in passato restavamo senza ossigeno, e magari questo non era reperibile neppure dal rivenditore di Meru. A volte si aspettavano giorni e giorni prima che un nuovo carico di bombole arrivassero da Nairobi. 
Difficilissimo per noi era far capire ai volontari quanto prezioso e quanto scarso fosse l'ossigeno nel nostro ospedale. Ancor più duro era spiegare loro che a volte proprio non si poteva dare ossigeno ad un paziente perchè ne eravamo totalmente sprovvisti.
In parte avevamo sopperito a questa "spina nella carne" con l'acquisto di vari concentratori di ossigeno che abbiamo sistemato in punti strategici dell'ospedale, come le due sale operatorie, la sala parto ed il nido per i pretermine.
Il problema dei concentratori di ossigeno è che non danno una pressione sufficiente da poter essere collegati ad una macchina per l'anestesia generale: per quest'ultima ci volevano le bombole, e spesso ci siamo trovati in grandissima crisi, quando avevamo interventi urgenti e non procrastinabili da fare in anestesia generale, ma non avevamo ossigeno a Chaaria e non lo trovavamo neppure a Meru.

mercoledì 13 aprile 2016

Articolo in "Mondo e Missione"

Nel numero di maggio della rivista Mondo e Missione, la giornalista e scrittrice Anna Pozzi ha pubblicato un bellissimo articolo su Chaaria, un articolo nato a caldo dopo la sua recente visita nella nostra missione.

La ringraziamo di vero cuore e ci sentiamo onorati di quanto ha scritto.
Pubblichiamo le pagine in versione integrale, in modo da offrire ai nostri lettori l'anteprima.

Fr Beppe Gaido






martedì 12 aprile 2016

Sempre in overbooking

Pur lavorando con orari estenuanti, nel tentativo di tenere testa al continuo arrivo di pazienti con problematiche chirurgiche, siamo purtroppo sempre in "overbooking": anche oggi gli interventi sono stati una decina, ma ci siamo resi conto che la lista d'attesa in reparto è già di venti pazienti. 
I clienti operati sono sempre troppo pochi rispetto a quelli che ci dicono ogni volta che li incontriamo: "a me non è ancora stato fatto niente!"...eppure abbiamo operato anche sabato e domenica!
Operiamo continuamente ma continuiamo anche a ricoverare, perchè a volte la gente viene da molto lontano e, tornare a casa per poi ritornare dopo alcuni giorni per la chirurgia, per loro è più costoso che aspettare in ospedale.
Poi ci sono le urgenze che vengono a scompigliare la nostra lista operatoria: oggi per esempio si sono intromessi sul nostro cammino due casi molto difficili di perforazione intestinale, e questo ha fatto sì che, purtroppo, due operandi già in lista per oggi siano stati posticipati a domani. Non erano certo contenti, dopo essere stati digiuni per molte ore...ma noi che cosa ci possiamo fare!
Questa sera ho fatto una lista molto coraggiosa per domani, con 9 interventi impegnativi su due sale che lavoreranno in contemporanea: lo so che poi arriveranno cesarei o altri guai imprevisti a scompigliare i nostri piani; comunque, anche domani faremo del nostro meglio.

lunedì 11 aprile 2016

Stremati

Iniziare la giornata alle 4.30 del mattino per un cesareo urgente. Riempirti così tanto di adrenalina che quando ritorni in camera alle 6 non ci provi neanche a rimetterti a letto, tanto più che la preghiera inizia alle 6.30.
Sapere che la lista programmata degli interventi inizia alle 8, per cui, dopo Messa, non ci sono possibilità di fare un pisolino prima di scendere in ospedale.
E poi correre, correre e ancora correre tutto il santo giorno: interventi lunghissimi e difficoltosi, coda di pazienti che ti aspettano ogni volta che metti il naso fuori dalla sala, ecografie e gastroscopie a ripetizione.
Finire l'ultimo cliente ambulatoriale dopo le 19 e poi renderti conto che in cappella crolli letteralmente dal sonno e fai un pisolino tra una ave maria e l'altra del rosario e rischi di cadere mentre in piedi cerchi di cantare il magnificat con gli altri, lottando con gli occhi che continuano a chiudersi.
Dopo cena poi, trascinare i piedi per il controgiro serale in ospedale, sperando che le visite ed i nuovi ricoveri non siano tanti.

domenica 10 aprile 2016

I doni di Valentina

Ringraziamo di cuore Valentina che ha voluto rinunciare ai doni del suo diciottesimo compleanno per far spazio a chi è più povero e bisognoso.
La ringraziamo di cuore perchè, con la sua generosa offerta, siamo riusciti a comprare l'emoteca dell'ospedale e la stampante per gli esami ematochimici di routine: finora i risultati venivano trascritti a mano su una ricetta. 
Ora potremo avere i risultati in maniera certamente più presentabile e professionale.
L'emoteca era una necesità urgente, che derivava dal fatto che il frigorifero che usavamo in precedenza per il sangue era ormai così malandato da non poter più essere riparato.
E' stato un atto di generosità grande di cui siamo molto grati, anche a nome dei malati che beneficeranno degli strumenti che Valentina ha comprato per noi e per loro.
Tantissimi auguri per i tuoi 18 anni, carissima Valentina, e grazie che pensi a noi e credi nel nostro servizio e nella nostra onestà.

Fr Beppe e Fr Giancarlo


sabato 9 aprile 2016

La patologia tropicale

Ann è una gracile bambina di 13 anni. E’ arrivata oggi pomeriggio da molto lontano. Era accompagnata dai suoi genitori ed aveva tantissimo dolore di pancia. I suoi dicevano che non andava di corpo da quasi due settimane.
Sono venuti con una diretta dell’addome che indicava la presenza di livelli idro-aerei.
L’addome era dolente e di difficile palpazione in quanto la bimba saltava non appena la toccavi. L’ampolla rettale era vuota.
Abbiamo deciso che fosse meglio non rischiare di far passare la notte alla bimba senza aprirle la pancia.
Quello che abbiamo trovato in sala per me è stato invece un quadro abbastanza consueto e patognomonico: il peritoneo parietale e l’intestino erano picchiettati di piccole formazioni dure e biancastre, su uno sfondo molto iperemico ed infiammatorio.
La bimba era febbrile ed anche le anse intestinali erano caldissime quando le prendevamo in mano. Oltre alla picchiettatura miliare su tutti gli organi addominali, abbiamo anche notato che l’occlusione c’era davvero: il digiuno era infatti molto dilatato, mentre l’ileo era vuoto e di diametro assai inferiore. 

venerdì 8 aprile 2016

Le giornate di formazione a Torino

Nelle giornate di sabato e domenica si terrà a Torino la due-giorni formativa per gli aspiranti volontari che desiderano venire a Chaaria.
Questa volta le giornate sono organizzate con impegno ancora maggiore e sarà possibile anche avere punti ECM per medici ed infermieri.
So che i docenti faranno benissimo nell'illustrare la nostra realtà e per facilitare i nuovi volontari nell'inserimento positivo nella vita della nostra missione.
Sono giornate che hanno richiesto una preparazione prolungata ed una attenta programmazione.
So che molti hanno dedicato del tempo prezioso al fine di rendere il seminario formativo-informativo sulle nostre missioni positivo e proficuo.
Il mio ringraziamento particolare va oggi al presidente della "Associazione Volontari Missioni Cottolengo", il Dr Lino Marchisio: lo ringrazio per il costante impegno, per la generosità quotidiana, per l'organizzazione oculata non solo di questa giornata ma anche di tantissime attività a favore del volontariato per Chaaria e nel campo del fund raising.
Ancora una volta ringrazio il Dr Lino Marchisio per le opere architettoniche che negli anni sono state realizzate con il supporto insostituibile dell'Associazione, ultima fra tutte la bellissima nuova pediatria. 

giovedì 7 aprile 2016

Se il buongiorno si vede dal mattino

Abbiamo dato il benvenuto al Dr Pietro Rolandi, e, tanto per non farlo annoiare sin dal primo momento, il caso ha voluto che a Chaaria lo aspettassero ben tre addomi acuti, tutti urgenti e nessuno programmato.
Abbiamo avuto nuovamente una perforazione ileale da tifo, la seconda in una settimana, una peritonite diffusa con ascesso peri-appendicolare e da ultimo un brutto volvolo dell'ultima ansa ileale con necrosi di un lungo tratto di intestino.
Sono stati interventi faticosi ed impegnativi; anche le condizioni generali dei pazienti non erano delle migliori, soprattutto per l'operato del tifo e per quest'ultimo del volvolo.
Speriamo bene per il post-operatorio.
Abbiamo per Pietro una lista molto nutrita e gli appuntamenti sono davvero tantissimi. Sin dal primo giorno lo ringraziamo per essere tornato ancora a Chaaria a condividere con noi un'altra maratona chirurgica, in cui tra l'altro mi aspetto di crescere ancora un po' sia nelle tiroidectomie che nella chirurgia del tubo digerente.
Tutti noi di Chaaria ci fidiamo ciecamente di Pietro e della sua grandissima esperienza: a lui riserviamo i casi più complessi, quelli che non saremmo stati in grado di operare da soli.
Lui è anche il nostro mentore: ormai non lo è più soltanto per me ma per molti altri qui in Kenya, visto che da lunedì un giovane medico dell'ospedale di Meru verrà inviato a Chaaria per migliorare le sue competenze chirurgiche sotto la guida di Pietro.

mercoledì 6 aprile 2016

Una poveretta con ri-frattura

Anjelina era caduta da un mototaxi a gennaio. Era poi rimasta a lungo in un ospedale dove non le avevano fatto niente, perchè per la sua frattura di femore ci sarebbe voluto in intervento molto costoso per cui lei non aveva soldi.
Aveva languito in quella struttura a lungo, con una trazione alla gamba. Naturalmente tale procedura non aveva portato a nessun consolidamento della frattura.
Soldi!!! Sempre soldi!!!
Chi ce li ha può farsi operare, mente chi non li ha rimane senza intervento e magari diventa storpio tutta la vita.
A febbraio i parenti l'avevano trasferita a Chaaria perchè tanto in quell'ospedale non l'avrebbero operata a motivo della situazione finanziaria.
Noi avevamo accolto subito la giovane paziente, ed eravamo intervenuti entro ventiquattr'ore.
Nonostante le difficoltà tecniche derivanti dal fatto che si trattava di una frattura inveterata, avevamo inserito un chiodo endomidollare e poi l'avevamo dimessa che camminava con le sue gambe, pur con carico parziale e stampelle.
L'avevamo quindi seguita in fisioterapia ed Anjelina si era ripresa benissimo, arrivando a camminare normalmente e senza zoppicare.
Questo è stato per noi un risultato importante in quanto Anjelina è molto giovane (18 anni) ed è anche povera economicamente.
L'altro ieri purtroppo è caduta di nuovo: stavolta non da un motociclo, ma dal suo letto.
E' strano che sia avvenuto un disastro simile, ma la poveretta è riuscita a fratturarsi lo stesso femore, tranciando di netto anche il chiodo endomidollare (vedi la lastra).
Naturalmente l'unico ospedale a cui i parenti si sono rivolti è stato Chaaria, ed i motivi sono quelli sopra accennati.

martedì 5 aprile 2016

I nuovi servizi della pediatria

Oggi, con le pulizie generali, sono terminati i lavori di costruzione del nuovo blocco di servizi igienici e docce per la pediatria.
E' un'altra pietra miliare nel rimodernamento della struttura di Chaaria.
I nuovi servizi igienici sono stati progettati da Fr Giancarlo, in un'area che a tutti sembrava troppo angusta; Giancarlo però è andato avanti, sapendo il fatto suo, e la realtà gli ha dato pienamente ragione. Grazie al suo ingegno ed alla sua caparbietà di fronte alle critiche, ora abbiamo una struttura veramente bella, funzionale, senza barriere architettoniche e dotata di tutti i presidi necessari per assistere i pazienti che ne faranno uso.
C'è chi diceva che i nuovi servizi sarebbero stati troppo piccoli, ma invece sono spaziosi ed arieggiati, con ampie porte che permettono l'ingresso anche di carrozzine e barelle. Ci sono docce e bagni clinici, oltre a lavanderie interne per la biancheria.
Altri sostenevano che sarebbero stati molto bui ed avrebbero tolto completamente la luce al reparto di pediatria. Invece, anche grazie ad un ingegnoso sistema di abbaini, di luce ce n'è in abbondanza, sia nei servizi stessi che in pediatria.

lunedì 4 aprile 2016

Sms da Chaaria

Carissimi amici e lettori del blog e di facebook,
oggi abbiamo avuto la prima vera precipitazione della stagione delle piogge, e con essa abbiamo avuto un black out elettrico durato per quasi 24 ore, e naturalmente il satellitare sconnesso. 
Vi sto mandando questo messaggio con una lentissima connessione modem... e spero davvero di riuscire a farlo partire.
Ha piovuto la notte scorsa e poi nuovamente stasera dopo le 18, 30. Durante il giorno il sole era splendente e le strade asciutte. Ecco che quindi anche oggi abbiamo avuto la solita marea di almeno 400 pazienti ambulatoriali da servire ed assistere.
Abbiamo avuto un numero incredibile di ricoveri per fratture molto brutte e tutte dovute ad incidenti della strada.
Proprio mentre operavo la prima di queste fratture e cercavo di ridurre un femore trasformato in poltiglia, mi sono procurato uno strappo muscolare alla schiena e da stamattina ho dolori fortissimi, soprattutto in certe posizioni.

domenica 3 aprile 2016

Domenica della misericordia divina

Oggi la Chiesa ci ha invitati a celebrare ed accogliere la misericordia divina.
La ricorrenza cade davvero a proposito per me, in un momento in cui sento il bisogno di misericordia soprattutto per me e poi per tutti gli altri.
Nonostante la vita di Chaaria, che anche alla domenica è intensa e faticosa, oggi ho cercato di pensare molto al perdono divino, di cui ogni giorno necessito, perchè sono un grandissimo peccatore.
Dio è misericordia e non ricorda i miei peccati quando ho il coraggio di tornare da lui, come il figliuol prodigo.
Nella mia povera preghiera di oggi ho cercato di ritornare a Dio, offrendogli quello che sono, sapendo che egli mi conosce fino in fondo, che sa di tutti i miei peccati, ma anche del mio sforzo di amare e di fare il bene.
Mi sono sentito bene nel chiedere perdono al Signore e nel percepire che Lui sempre mi accoglie quando ritorno a Lui con il cuore contrito.
Oggi ho anche pensato a tutte quelle persone che, inavvertitamene o ad occhi aperti, posso aver ferito e fatto star male: magari sono stati dei veri e propri litigi, oppure anche semplicemente delle diversità di vedute che hanno portato a divisioni e malintesi, oppure ancora giudizi negativi e probabilmente ingiustificati.

sabato 2 aprile 2016

Chiodo endomidollare di tibia

Tra tutte le altre imprese chirurgiche di oggi, quella che è risultata più difficile è stata una frattura comminuta di tibia e fibula.
Mi ritrovo sempre in crisi con queste fratture, che sono difficilissime da trattare chirurgicamente: se scegli la placca, molto spesso capita che l'edema della frattura poi crei tensione sulla cute e sui punti. 
E' quindi frequente, verso l'ottava-decima giornata post-operatoria, avere la brutta complicazione della necrosi cutanea con esposizione della placca; questo porta poi inevitabilmente ad osteomielite e difficilissime scelte terapeutiche di salvataggio (fissatori esterni, lembi cutaneo-muscolari), al fine di tentare di ricoprire l'osso esposto. Ma l'esito di questi tentativi è in genere molto scoraggiante.
Oggi abbiamo quindi scelto di evitare la placca.
Non si trattava di una frattura esposta e quindi abbiamo accantonato anche l'idea del fissatore esterno, sempre problematico da gestire sia per noi che per il paziente dimesso.

venerdì 1 aprile 2016

Ho fatto bingo

Omar viene dal nord del Kenya. A causa di dolori addominali, i medici locali lo avevano mandato a Nairobi per accertamenti. Lui aveva speso un sacco di soldi, rimanendo alla fine senza risposte soddisfacenti al suo problema.
E' arrivato da me con un'ecografia fatta altrove che parlava di possibile linfoma addominale.
Gli avevano anche fatto una TAC dell'addome che invece sembrava vedere una massa nella tasca del Morrison. Secondo il tacchista non era un linfoma, ma si sarebbe trattato di un polipo del colon.
Di fronte a risposte tanto disparate, è ovvio che il paziente fosse davvero confuso.
Lo abbiamo quindi preparato e gli abbiamo fatto una colonscopia: con fatica siamo arrivati fino al cieco, e di polipi della flessura epatica non abbiamo avuto alcun sentore. La colonscopia era generalmente normale.
Ho quindi rifatto l'ecografia addominale, per sincerarmi di quella massa nello spazio del Morrison: ed a me non è affatto sembrata una massa, ma piuttosto una raccolta ascitica saccata con tante sepimentazioni interne.

Guarda il video....