Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 21 dicembre 2014

Come lucertole

Specialmente dopo le piogge, stagione in cui il clima è stato più frescolino e le nuvole l’hanno fatta da padrone sovente anche durante le ore del giorno, i nostri pazienti amano moltissimo passare ore ed ore a riscaldarsi sotto i caldi e benefici raggi del sole.
Escono dalla camera già alle 7 di mattina per cogliere il sole dell’aurora, ma li puoi trovare nella stessa posizione pure al pomeriggio.
Non è infrequente vederli sdraiati sull’erba o addirittura sui marciapiedi, dove il riverbero del sole offre loro un po’ di calore anche sulla schiena.
Scene come quelle che presentiamo nelle due foto di oggi sono normalissime per noi, e fanno parte dello stile di vita dei nostri ricoverati, che non amano stare a letto sotto le coperte e che spesso in camera sentono freddo persino quando per noi europei è già afoso.
Noi li lasciamo fare e rispettiamo i loro desideri: normalmente portiamo loro medicine e cibo lì dove sono, senza richiedere loro di rientrare in reparto. Certo, ciò costituisce uno sforzo in più per gli infermieri che somministrano la terapia, perchè, quando i malati non rispondono alla chiamata in stanza, bisogna supporre che essi stiano “facendosi l’abbronzatura” fuori. 


sabato 20 dicembre 2014

Brain tuberculoma

A 45-year-old patient was admitted in our facility from 14th December to 17th December.
He was complaining of headache, neck pains, dizziness, neck stiffness, burning abdominal pains. 
He reported one episode of nose bleeding one week before hospitalization. But there was never bleeding in hospital.
Malaria slide was positive and so it was the Widal test, both O and H antigens at a dilution of 1:160.
HIV was tested and found negative. Brucella antibody tests were negative. RBS 6.2 mmol/l.
At FHG (full hemogram) there was nothing impressive: total WBC 9000/ml; LYMPH 12%, GRAN 80%; HB 13.9 g/dl; PLTs 96000.
BP (blood pressure) was slightly elevated, ranging from 160/90 up to 160/95 while in pain.
We decided to treat with i.v. quinine (because of the positive malaria slide) and i.v. CAF (= Chloramphenicol), because of the elevated titration of antibodies anti-salmonella. 
The idea was to consider the hypothesis of subarachnoidal hemorrhage and propose CT scan if there would be no improvement.
But the patient improved quickly on treatment and he was discharged without headache, without neck stiffness and with normal BP.

venerdì 19 dicembre 2014

Il nuovo lettino da parto

E' arrivato oggi e già lo abbiamo sistemato nella nuova sala parto.
E' davvero molto bello e funzionale e ci permetterà sia i parti che le revisioni della cavità uterina, quando fosse necessaria nel post-partum.
Ha una struttura stabile e certamente darà alle mamme una sensazione di solidità nelle ore del travaglio.
La sala parto ospiterà tre barelle da travaglio, ma per motivo di risparmio ne abbiamo comprata una sola.
Le altre due (già donateci in passato da un generoso benefattore piemontese) saranno trasportate nella nuova struttura dalla vecchia sala parto.
Siamo in attesa anche della barella per la nuova sala visita delle gravide: dovrebbe esserci consegnata prima di Natale.
Vi presenteremo anche questa barella che abbiamo ordinato di ottima qualità, perchè alle nostre mamme vogliamo offrire il meglio che le nostre finanze consentono.
Quando guardo questo lettino stupendo, e penso che nel 1998 ho fatto partorire la mia prima mammina su una traballante barella da ambulatorio, in una stanza priva di qualunque attrezzature, mi vengono le lacrime agli occhi e ringrazio Dio per il cammino che ci ha concesso di fare in questi anni intensi: anche riguardo alla maternità, di strada ne abbiamo fatto davvero tanta!

Articolo da "La Stampa" - di Davide Lessi e Stefano Rizzato



“Vedo giovani sani e forti consumarsi davanti a me” 

Un male peggiore della guerra e delle ferite. Un virus che si può arginare, ma che troppo spesso non lascia speranze. “Vedi giovani che erano sani e forti e letteralmente ti si consumano davanti. Vorresti fare tante cose, ma spesso non puoi fare quasi nulla”. C’è tutto questo nella tragedia di ebola ed è anche questo che spinge Elena Giovanella, anestesista, 42 anni, a stare in prima linea. Lì, dove più serve. «In trincea», come dice lei, nel nuovo ospedale gestito da Emergency a Goderich: nei sobborghi di Freetown, Sierra Leone. “Lavoravo a Torino – racconta – ma da una decina d’anni ho scelto di portare le mie competenze dove possono fare la differenza. Sono stata in situazioni di guerra in Sudan, Cambogia, Afghanistan. Niente però è come ebola: la mia missione più difficile. Lo è perché affrontiamo pazienti critici e che peggiorano rapidamente. Per le barriere tra medico e malati. Perché servirebbero più medici, ma tanti ospedali non li lasciano partire”. Dover evitare ogni contatto è difficile anche sul piano emotivo. Vedere un collega che s’ammala, e torna d’urgenza in Italia, quasi insopportabile: “È un amico, uno dei medici più preparati e intelligenti che conosca, stava molto attento a tutti i protocolli di sicurezza. Il nostro lavoro qui è difficile, ma è un’eccellenza italiana. Ora tutti ci devono dare una mano.



giovedì 18 dicembre 2014

Un dolore sperimentato troppo spesso

Sono le 22 e sono stanchissimo.
Vorrei andare a letto perchè non ce la faccio proprio più, ma la mia attenzione è attirata da un lamento angosciante che proviene dalla pediatria.
Non posso andare in camera senza passare a vedere come mai quella mamma piange disperata... se lo facessi, i sensi di colpa mi impedirebbero di prendere sonno! Nello stanzone dei bambini trovo già Mercy ed Erah che si prendono cura di un paziente pediatrico di circa 8 anni di età: Mercy ha il fonendo sul torace del paziente e mi guarda con occhio espressivo e triste.
Poi dice alla mamma di prendere il figlio in braccio e di portarlo in ambulatorio: la ragione per cui facciamo questo è in genere di cercare un posto un po' isolato dove poter dare alla mamma la notizia che forse lei già immagina, e cioè che Mercy con il fonendo non ha sentito alcun battito cardiaco.
Quella donna prende in braccio il suo bimbo mentre continua ad urlare disperata, ed a camminare verso il dispensario... all'improvviso però fa una cosa che nessuno di noi si sarebbe immaginato: afferra il figlioletto per le spalle e tenta di farlo stare in piedi.
Lo implora disperata di reggersi sulle gambe, ma queste sono flaccide ed inerti, mentre la testa è riversa all'indietro.

Presentazione power point del Chaaria Mission Hospital





La presentazione è scaricabile cliccando sul pulsante del download



mercoledì 17 dicembre 2014

Buon Natale a tutti i lettori

La novena di Natale è iniziata ieri, anche se onestamente devo dire che, con la congestione tremenda che abbiamo in ospedale, finora non sono riuscito a parteciparvi neppure una volta. 
Spero di riuscire a parteciparvi almeno una volta prima del 25 dicembre.
Vorrei oggi cogliere l’occasione per augurare a tutti i lettori un Natale sereno e colmo delle grazie del Signore.
Prego che il mistero dell’incarnazione, del Dio che si fa uno di noi, possa portare a tutti gioia e consolazione, nel considerare che non siamo mai soli perchè “il Verbo si è fatto carne, ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”.
A Chaaria vivremo il mistero del Natale nel modo più incarnato e più vero: lo vivremo cioè con i nostri malati per cui siamo felici di dedicare tutte le nostre energie e la nostra stessa vita. Se riusciremo e non ci saranno emergenze, parteciperemo alla messa di mezzanotte in parrocchia...se no, la nostra messa di Natale sarà al fianco della persona che dovremo servire in emergenza.
Il giorno di Natale la messa la vivremo in ospedale, come tutte le domeniche, in un abbraccio spirituale con i nostri malati che vogliamo servire non solo “nei bisogni del corpo, ma anche in quelli dell’anima”, come ci insegna il nostro Santo fondatore.

martedì 16 dicembre 2014

Carcinoma della mammella

Joyce è rimasta in ospedale solo per due giorni.
E' morta a 32 anni per un carcinoma della mammella in uno stadio di malattia cosi devastante che è difficile immaginare.
Entrambe le mammelle erano dure come pietre, con la cute caratteristicamente a buccia di arancia; gli arti superiori erano quasi inservibili perchè entrambi i cavi ascellari erano bloccati in quella corteccia lignea che aveva invaso anche i seni.
Joyce respirava malissimo ed all'eco toracica avevamo visto un versamento pleurico massivo bilaterale. Lo avevamo drenato con toracentesi per migliorare la ventilazione e darle un po' di sollievo; all'eco avevano notato che si trattava di un liquido francamente ematico.
L'ecografia addominale ci aveva inoltre rivelato anche ascite ed un fegato tempestato di formazioni rotondeggianti, quasi sicuramente metastatiche.
Joyce ci ha lasciati così in fretta!
Abbiamo soltanto potuto farle un po' di antidolorifici, e nulla più!
Un carcinoma della mammella così avanzato ed in una persona tanto giovane ci ha lasciati davvero a bocca aperta!

lunedì 15 dicembre 2014

Splenectomia d'urgenza

Sabato scorso, Antony era stato investito da un autoveicolo in corsa mentre attraversava la strada a Meru.
Si era presentato ad una struttura cittadina per il pronto soccorso.
Dopo radiografia, gli avevano diagnosticato una frattura composta di radio ed ulna sinistri.
Era venuto a Chaaria come paziente ambulatoriale perchè aveva bisogno di essere ingessato: infatti quell'altro ospedale non offriva tale servizio.
Sembrava star bene, e non lamentava alcun altro sintomo, a parte il dolore al braccio rotto. Lo abbiamo quindi ingessato e rimandato a casa, in quanto anche a noi sembrava che stesse bene.
Invece è tornato stamattina prestissimo in condizioni veramente brutte: aveva un addome peritonitico che neppure riuscivamo a sfiorare, tanto forte era il dolore che provava; la sua emoglobina era di 4 grammi, mentre la pressione era quasi imprendibile.
L'ecografia urgente ha rivelato una enorme quantità di liquido in addome, che, alla paracentesi esplorativa, è risultato essere sangue.
In regione splenica era evidenziabile un enorme ematoma che non mi lasciava molti dubbi sulla diagnosi: quasi sicuramente eravamo di fronte ad una frattura splenica che probabilmente aveva sanguinato in modo subdolo all'inizio e poi massivo più tardi, quando i sintomi di addome acuto si erano resi evidenti.
Dovevamo correre in sala per una laparotomia d'urgenza, nonostante le condizioni precarie del malato! Se non avessimo fermato in fretta l'emorragia interna, egli sarebbe morto di shock in pochissime ore!

domenica 14 dicembre 2014

I buoni figli

Chaaria  non è solo un ospedale che aiuta tantissima povera gente. Nella nostra missione infatti ospitiamo anche 53 disabili mentali che qui hanno trovato la loro casa. 
Si tratta di un gruppo molto eterogeneo dal punto di vista della gravità del deficit mentale, della patologia ad esso sottosstante e, non ultimo, dell’età media che varia dai 15 ai 65 anni.
Noi siamo la loro unica famiglia. Siamo i loro genitori, ed essi sono i nostri figli. Li chiamiamo “buoni figli”, seguendo l’insegnamento di San Giuseppe Cottolengo, il quale così li definiva, in aperta contrapposizione ai termini che in quegli anni venivano comunemente usati nei loro confronti (fatui, scemi, cretini, ecc). Essi sono quindi i nostri “buoni figli”: buoni perchè semplici, umili, abbandonati ed indifesi; buoni perchè pieni di tenerezza e di riconoscenza.
Il nostro fondatore li definiva spesso le “perle della Piccola Casa”; altre volte, per richiamarne la centralità nella nostra spiritualità e nella nostra vita, li definiva “la pupilla della Piccola Casa”. Fortissimo è poi il termine padroni a loro riferito: “sono essi i nostri padroni”; noi quindi non ne siamo che i servi.

sabato 13 dicembre 2014

Che delusione!

Oggi è stata una giornata brillante di sole, un sole caldo e confortevole sulla pelle.
Tutte le volte che riuscivo a passare per il cortile, entrando ed uscendo dalla sala operatoria, mi sentivo come rinvigorito dai suoi raggi benefici.
E' stata una giornata dura di lavoro intenso, ma siamo riusciti ad andare a pregare con le suore: quando andiamo nella cappella delle sorelle, la preghiera termina pochi minuti dopo le 19.
Usciamo dalla cappella e notiamo che in cielo splende una luna rossa ed imponente, seppure le mancasse già uno spicchio in quanto calante.
La luna illumina il cammino mio e di Giancarlo mentre ci dirigiamo nuovamente in ospedale per sbrigare le ultime cose prima della cena che è alle 20.
Entriamo in ufficio insieme perchè ci sono alcuni documenti in sospeso per me da firmare.
Qualcosa però colpisce l'occhio di Giancarlo: l'ufficio della contabile è aperto.
"Che strano! Mi sembrava proprio di averlo chiuso prima della preghiera!"
"Siamo stanchi ed abbiamo troppe cose da fare...è normale fare qualche dimenticanza!"
Giancarlo scrolla le spalle, ma, quando stiamo per chiudere quella porta, sentiamo uno sbattere di cose provenire dall'interno dell'ufficio, pur essendoci la luce spenta.
"Pensi che sia un pipistrello?"
"Potrebbe essere: entriamo e cerchiamo di farlo uscire prima che sporchi dappertutto"
Accendiamo la luce e rimaniamo a bocca aperta.

Lettera di Suor Anna Maria

Carissimo Lino, 
desidero ringraziare te e tutta l'Associazione per la presenza e la partecipazione al dolore mio e della mia famiglia per la morte della nostra Mamma. 
La morte ci avvolge sempre di mistero e di mestizia, ma sono certa che ora Lei è nella gioia e ci sarà ancor più vicina. 
Si avvicinano le feste natalizie che sono la celebrazione della Vita vera. 
Auguro a tutti tanta pace e tanta speranza.

Suor Anna Maria e famiglia

venerdì 12 dicembre 2014

La sedia di lillà

Questa sera alle ore 20 è mancato Dan Victor Mutuma, un bambino di dieci anni dalla storia tremenda e tristissima.

Era caduto da un albero e si era fratturato la colonna vertebrale. Era quindi stato ricoverato al Kenyatta National Hospital a Nairobi, da dove poi i genitori avevano chiesto la dimissione per motivi economici. In seguito era stato ricoverato in vari altri ospedali e da ultimo a "Meru Level 5" per molti mesi.
Da noi era arrivato il 5 settembre 2014 a motivo di estesissime piaghe da decubito in molte parti del corpo.
Ci siamo presi cura di lui medicando le sue ulcere, compiendo più volte toelette chirurgiche e tentativi di sutura e innesto cutaneo e muscolare... tutto però è stato inutile!
Victor non aveva sensibilità dal torace in giù ed anche il trofismo dei tessuti era poverissimo.
I decubiti si sono via via approfonditi, fino ad esporre le ossa ed a causare osteomielite: la cosa più terribile è stata una frattura patologica del femore con monconi esposti. Abbiamo asportato l'osso esposto in sala, senza bisogno di anestesia, perchè Victor non sentiva niente; abbiamo suturato nuovamente, ma le piaghe non sono mai migliorate.

giovedì 11 dicembre 2014

Surgical Marathon

In Meru we are both listening to a wonderful presentation on the role of radiology in abdominal trauma. It is now time for questions and contributions from the listeners, but for me it is already very late and I need to come back to Chaaria before it rains.
I wisper to Dr Nyaga: “I must take off. See you tomorrow morning at 7 in Chaaria, as usual”
“Yes, I will come. Just one thing: on top to the gastrectomy we have to do, I have thought of inviting another patient who has a very big goiter, but cannot afford the prices of the other hospitals. Is it ok with you? The tests are already done; she is euthyroid and all the other lab results are within range”
“Wow, for us it is a great honour to collaborate with you also on that matter, if tomorrow you have time for 2 operations in Chaaria. To help people who are financially unstable is always our priority. Let’s hope it will not rain and the patient will arrive in Chaaria in good time”.
At 6.30 am we are already in theater. Everything is set. The patient for gastrectomy is being intubated, while the sterilization staff is about to re-sterilize the set of instruments for the possible thyroidectomy.
By coincidence, Dr Nyaga, Dr Khadija and the patient arrive to Chaaria together.
“So she has made to reach here! She was really serious and motivated to come!”
So we divide the duties: Dr Nyaga and Dr Khadika start scrubbing immediately, while I open the file and admit the lady due for thyroidectomy. Soon after I join the colleagues in theater.

mercoledì 10 dicembre 2014

Un passo dopo l'altro

La parte muraria della nuova maternità è completamente finita.
Adesso rimane ancora il notevole lavoro necessario per l'arredamento della struttura: ordiniamo tutto il materiale a Nairobi, e non sempre quello che ci mandano corrisponde alle nostre aspettative!

Oggi abbiamo iniziato a disporre i nuovi letti sia nella camera dell'ante-natal, che in quella del post natal.
C'è stato qualche ritardo della consegna dei medesimi perchè abbiamo dovuto far posizionare un sistema a baldacchino per la zanzariera, simile a quello già installato negli altri reparti.
Sono anche arrivati i nuovi carrelli, veramente eleganti, ma ancora da assemblare.
Il lettino da parto e la barella per l'ambulatorio invece li abbiamo rimandati indietro perchè non erano quelli da noi ordinati.
Per adesso invece non abbiamo notizie del nuovo ecografo che già abbiamo ordinato ed in parte pagato.
Pian piano arriveremo alla fine di questa nuova costruzione: non sappiamo quando! Probabilmente verso febbraio.

martedì 9 dicembre 2014

Ulcera duodenale perforata

E’ arrivato a Chaaria dieci giorni fa verso le ore 18.
Era stata una giornata piena, ma avevamo finito i pazienti ambulatoriali, ed anche la sala era tranquilla.
Sono stato chiamato in ambulatorio ed ho visto il paziente in posizione fetale su una barella.
Urlava per un dolore lancinante all'addome ed era coperto da perline di sudore gelido.
Gli ho messo una mano sulla pancia e l’ho trovata dura come una tavola di legno.
Ho guardato Makena che era in piedi vicino a me e lei ha subito capito senza che proferissi verbo: “chiamo immediatamente l’anestesista e dico agli altri di non andare a casa”.
Io annuisco e le dico: “assicurati solo che ci sia ancora qualcuno in laboratorio per gli esami d’urgenza e per le prove crociate... entriamo in sala il più presto possibile!”
La nostra macchina dell’emergenza si attiva celermente e per le 18.30 il malato e’ già in sala, addormentato ed intubato.
Mi lavo con Makena e Celina, mentre Mama Sharon e’ assistente di sala non-lavata.
Apriamo l’addome con una vasta incisione xifo-pubica, e la prima cosa che troviamo in cavità peritoneale e’ tantissimo pus.

lunedì 8 dicembre 2014

Carcinoma of the oesophagus and stomach

For some years we have been able to perform gastroscopies in Chaaria.

One data which has come to our observation quite early in our statistics is the high incidence on carcinoma of the oesophagus, followed closely by the carcinoma of the stomach.
According to the geography of our clients we have also realized a higher number of carcinoma of the oesophagus in the populations living in the North: the impression is that from Isiolo, Marsabit,
Rendille, Samburu, Turkana and Moyale the percentage of patients coming for a gastroscopy and actually having a carcinoma of the oesophagus is very high.
Many times they come very late and already they are in the final stage of disease: they have a complete stricture of the oesophagus and cannot swallow anything, including saliva. We always perform a biopsy during endoscopy, and the histopathology normally confirms the presence of the malignancy.
For the majority of our patients even a stent is no more an option (although very few would have the money for that!), because the stenosis is too advanced.

Rivista Incontri - Mese di Dicembre 2014




domenica 7 dicembre 2014

Il parto a casa

E’ ancora molto frequente nei villaggi attorno a Chaaria.
Le complicazioni di questa pratica sono moltissime, ma oggi condivido con i lettori quella che più frequentemente osserviamo nel nostro ospedale.
Si tratta della placenta ritenuta.
E’ abbastanza frequente ricevere una donna che ha partorito  a casa con successo, ma che non è riuscita a secondare la placenta. Si tratta di una complicazione molto rischiosa per la vita della partoriente, in quanto una placenta ritenuta può causare perdite ingenti di sangue in pochi minuti: ciò significa che una donna che magari è già relativamente anemica a causa di una splenomegalia o di una malaria ricorrente, può raggiungere livelli di emoglobina pericolosi per la vita in pochissime ore.
L’arrivo in ospedale a Chaaria è spesso ritardato da vari fattori, come per esempio le condizioni delle strade, o la diponibilità di un matatu che possa trasportare fin qui la donna. In genere passa parecchio tempo dal parto al ricovero.
Sempre quindi la placenta ritenuta post-partum è un’emergenza: si tratta di reperire immediatamente un accesso venoso per infondere liquidi e farmaci di rianimazione, al fine di contrastare lo shock emorragico; celermente bisogna poi sedare la paziente per poter procedere alla rimozione manuale della placenta ed alla revisione della cavità uterina, al fine di bloccate la perdita di sangue. Spesso bisogna anche procedere urgentemente a testare il gruppo sanguigno ed a eseguire le prove crociate per poter trasfondere la paziente.

sabato 6 dicembre 2014

Un coordinato atto di carità

NN è un giovane maschietto proveniente dal Tharaka da una famiglia estremamente povera. La sua casa vi può lasciar immaginare le sue condizioni di miseria (i bimbi nella foto sono suoi cugini).
E’ sieropositivo probabilmente dalla nascita, e da molti anni è ricoverato presso il Cottolengo di Langata, dove riceve assistenza, formazione scolastica e terapie mediche.
I farmaci antiretrovirali nell’ultimo decennio hanno fatto dei veri e propri miracoli qui in Africa, ed anche questo bambino, che tutti pensavano morisse dopo pochissimo tempo, è invece arrivato al termine della scuola primaria e necessita di circoncisione rituale prima di poter accedere alla secondaria.
Non si potrebbe non circonciderlo: ciò costituirebbe un elemento di ostracismo sociale per lui!
Al fine di offrirgli un’operazione assolutamente sterile ed anche per impedire che altri ragazzi potessero essere contaminati, abbiamo organizzato un’azionecombinata tra il Cottolengo di Langata, il nostro ospedale e la comunità di Gatunga.
Il ragazzo è infatti stato accompagnato dalle suore di Nairobi qui a Chaaria, dove abbiamo praticato la circoncisione e lo abbiamo tenuto in ospedale fino a quando la ferita si è completamente rimarginata.

venerdì 5 dicembre 2014

Elettrocardiografia a Chaaria

Quando arrivai a Chaaria nel 1998 avevo con me il mio piccolo ECG portatile.
Era una delle poche cose che sapevo fare. I pazienti ipertesi e quelli con problematiche cardiache hanno quindi potuto avere un ECG refertato a Chaaria fin da quella data.
Anche da questo punto di vista Chaaria è stata un'isola felice! 
Infatti, con gli anni mi sono reso conto che i medici del Kenya sono per certi versi molto più preparati e versatili di quelli italiani e possono tranquillamente passare dalla chirurgia alla medicina all'ostetricia; per altro, non sanno quasi nulla di elettrocardiogramma.
Ciò è stranissimo, ma assolutamente vero.
Tale fatto ha portato a situazioni anomale in cui praticamente nessun paziente con scompenso cardiaco mai faceva un ECG.
Per molti anni a Meru non c'è stata possibilità per i malati di afferire ad un ECG se non a Chaaria.
Da alcuni anni ci sono invece due elettrocardiografi in cliniche private di Meru... ma non ci sono cardiologi per la refertazione: sono macchine abbastanza recenti che danno un referto automatico, molte volte fuorviante: capita spesso che qualcuno venga a Chaaria spaventatissimo perchè l'ECG in quella struttura risultava "anormale": io poi mi rendo conto che si tratta di anomalie legate alla macchina, o al movimento del paziente durante il test. 

giovedì 4 dicembre 2014

An ultrasound that has saved a life

Lydia had been admitted for 2 days in another private hospital because of weakness of the body and feeling to faint.
The other facility attributed the symptoms to malaria and they prescribed for her oral malarial treatment. 
The patient was also found to be anemic, and the condition was related to the hemolysis caused by malaria. Therefore she was also prescribed hematinics and she was discharged with the indication of doing an abdominal ultrasound as outpatient and of taking back the report to that hospital later.
In the discharge paper there was no reason given for the prescribed sonography and the only diagnosis written was “anaemia secondary to malaria”.
The patient was referred to a private doctor for the ultrasound and she was verbally told not to come to Chaaria for the same, “because our ultrasounds are substandard”.
I felt very bad when the patient told me like that because it was not the first time and I find very unprofessional when a colleague is sending such unjust and fake messages about our hospital: I have been doing ultrasounds for the last 20 years!

mercoledì 3 dicembre 2014

L'ecografia a Chaaria

Fin dal 2000 quando comprammo il primo portatile, l’ecografia è diventata uno strumento diagnostico veramente insostituibile. Per me è ormai una parte integrante della mia semeiotica clinica..quasi un prolungamento delle mie mani. 
Farei fatica a pensare di dover visitare un paziente senza il mio fidato ecografo a disposizione: per me ha lo stesso valore di uno sfigmomanometro o dello stetoscopio.
Siamo partiti da molto lontano, in quanto nel 2000 ero un principiante autodidatta che cercava di insegnare a se stesso l’ecografia con l’ausilio di uno stupendo trattato edito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità proprio quelli come me.
Abbiamo iniziato con l’ecografia addominale e con quella ostetrica, e poi pian piano sono venute le altre parti più specifiche (tessuti mollli, tiroide, mammella, scroto, fino alla trancranica nel neonato e nell’infante). Un po’ più tardi abbiamo iniziato anche con gli ecodoppler e con l’ecocardiogafia.
Non avendo radiologia a Chaaria e dovendo portare i malati a Meru per le lastre (con non pochi disagi soprattutto per i più gravi), abbiamo spesso stirato al massimo le possibilità diagnostiche dell’ecografo: ci siamo così resi conto che per i versamenti pleurici l’ecografia è utilissima ed addirittura più specifica della radiologia (è un’opinione personale!). 

martedì 2 dicembre 2014

Siamo tutti in lutto

Insieme a tutta la Nazione anche noi di Chaaria proviamo dolore estremo per l'ennesimo attacco terroristico che ha colpito il Kenya.
Sentiamo acuta sofferenza per le vite che anche oggi sono state perse: era gente povera, che lavorava duro in condizioni estreme. Erano semplici spacca-pietra e sono stati uccisi nel sonno.
Hanno perso la vita perchè non-musulmani: ma noi sappiamo che Dio non può benedire l'omicidio ed i crimini contro l'umanità. Siamo convinti che non si può uccidere in nome di Dio, perchè nessun Dio può volere la morte degli innocenti... e chi uccide in Suo nome, certo non ha capito chi è Dio.
Preghiamo per i morti di Mandera e per la persona uccisa da una granata a Wajir. Preghiamo per le loro famiglie.
Ostinatamente vogliamo implorare da Dio la pace, per la fine della violenza e del terrorismo, la convivenza pacifica tra fedeli di religioni diverse in Kenya.
Quello che sta succedendo è terrorismo e basta: non è guerra di religione.
Cristiani e Musulmani possono vivere insieme ed a Chaaria lo stiamo facendo: la dottoressa che lavora con me è musulmana ed anche oggi almeno 40 dei nostri pazienti erano di fede islamica.

lunedì 1 dicembre 2014

Emergency call

It is 5.15 am when the telephone rings. Immediately we recognize the number of Kaongo Health Centre and Maternity: “We have a client with hypertonic contractions and possible breech presentation. She is not cooperating and we fear to have her here”.
“We are coming now, wait for us!”
There is no electricity and it is a bit tricky for Bro Giancarlo to organize the necessary in the ambulance. He is also a bit nervous because it has been a rainy night and the road will be probably very slippery.
In spite of all the odds, he manages to go and come back in 45 minutes.
We receive the patient in hospital immediately: she looks in great pain; she is extremely restless and sweats profusely.
The first thing to do is an emergency ultrasound to find out exactly about the presentation and to ascertain if the fetus is still alive.
Being on solar panels only, for the running of the ultrasound machine we use the u.p.s. unit which allows us about 20 minutes of power: the presentation is breech and the fetal heart is irregular and slow.
“We must be quick and prepare for caesarean section”
While the night staff of the maternity department prepares the patient, the membranes rupture and we notice thick meconium.

domenica 30 novembre 2014

Lettera di Lucia

Caro Beppe ,
ho fatto passare qualche giorno prima di scriverti per far sedimentare le emozioni.
Al quinto viaggio mi sembra di iniziare a capire lo spirito con cui bisogna andare a Chaaria e cioè mettersi a fianco degli operatori del posto e collaborare con loro.
All'inizio ti sembra che vuoi cambiare tutto ,ma è vero: non bisogna pensare a fare cose che poi non possono essere continuate.
Nelle volte che sono andata ho visto l'ospedale crescere e garantire alle persone un servizio sempre più (non so se mi viene il termine giusto) efficiente o adeguato anche a quelli che sono i nostri standard. 
Ho seguito meglio il lavoro che fanno le ostetriche e piano piano mi sento integrata con loro. Con le ragazze della sala è più semplice perchè si lavora allo stesso modo, se non meglio, a Chaaria.
Il tempo è passato sereno e sicuramente ho lavorato meglio.
Vorrei dirti tante altre cose ..... Mi sono trovata bene anche con le ragazze, sembrava di essere a casa con figlie femmine (io ho solo maschi) e la loro presenza mi ha portato a seguire meglio le donne ricoverate.
So benissimo che 15 giorni sono pochi, ma in questo momento non potevo di più. Invece è andata bene e conto di ritornare per un periodo più lungo.
Ti abbraccio e ti chiedo di portare a tutti i nostri saluti...a presto.


Dr Lucia Floris (Ginecologa di Cagliari)


sabato 29 novembre 2014

Come su un campo di battaglia

Nelle ultime due settimane ci siamo confrontati in maniera veramente pesante con la traumatologia: la ragione principale sono stati gli incidenti della strada, per lo più causati da matatu e mototaxi. Non sono però mancati altri tipi di eventi, come cadute da alberi e atti di violenza.
Abbiamo avuto quattro pazienti con gravi traumi cranici: due hanno riportato ematomi intracerebrali che il Dr Nyaga ha deciso di non operare e di trattare con terapia medica. Entrambi sono rimasti in coma a lungo, ma, contro ogni nostra aspettativa, sono pian piano rinvenuti ed hanno recuperato quasi completamente, senza neppure riportare crisi epilettiche residue.
Un altro degente, dopo scontro frontale tra due moto-taxi, ha avuto ferite lacero-contuse del volto e fratture comminute del massiccio facciale con pneumo-encefalo (cioè con aria nella scatola cranica). Inoltre ha riportato una lacerazione profonda della sclera dell’occhio sinistro da cui abbiamo notato una deiscenza persistente di umor vitreo per vari giorni. 
Non avendo avuto la possibilità di mandarlo ad un chirurgo maxillo-facciale, abbiamo deciso che che le multiple microfratture si sarebbero consolidate da sole. Abbiamo quindi suturato i tagli sul volto, abbiamo bendato l’occhio e lo abbiamo tenuto disinfettato con colliri antibiotici. 

venerdì 28 novembre 2014

I serpenti

In pediatria in questo momento abbiamo due bambine ricoverate a motivo di un morso di serpente. Entrambe hanno un’età di circa 3 anni. La prima è stata morsicata da un cobra a Mukothima e gli effetti neurotossici del veleno le hanno causato una emiparesi destra. E’ fuori pericolo, ma stiamo cercando di far regredire queste sequele neurologche con una fisioterapia intensiva.
La seconda bimba è di Chaaria ed è stata punta da un mamba nero al braccio sinistro: dapprima l’edema diffuso ha causato una sindrome compartimentale che ha richiesto una escarotomia d’urgenza per evitare la gangrena; poi l’arto è diventato via via necrotico ed abbiamo dovuto eseguire già sue toelette chirurgiche per togliere i tessuti morti che fanno da pabulum per i germi. Ora il braccio va meglio e c’è un bel tessuto di granulazione, anche se i muscoli sono esposti e probabilmente ci vorrà un grosso innesto cutaneo per permettere alla ferita di richiudersi.
Ricoverare bambini ed adulti per morso di serpente è un’evenienza non infrequente, soprattutto nella stagione delle piogge. A volte il malato viene in ospedale portando con se’ l’animale morto, e questo in qualche modo ci facilita la diagnosi. Spesso pero’ dice di non aver visto il rettile. 
La diagnosi e’ quindi di sospetto, soprattutto analizzando il sito del morso con una lente di ingrandimento. Normalmente la distanza tra i due aculei ed il modo con cui essi sono entrati nei tessuti possono aiutare nella diagnosi.

giovedì 27 novembre 2014

Thanks a lot again, Dr Nyaga

It was 7am sharp when Dr Nyaga arrived in Chaaria.
He was very punctual. 
We were also “on our marks” in theater with the patient already intubated, even though we were actually very tired because of an emergency which had kept us busy up to beyond midnight.
Today the operation was long and complicated: partial gastrectomy with gastro-jejunal anastomosis due to a big GIST (gastro-intestinal-stromal-tumour) of the antrum.
We have been working peacefully and in wonderful harmony. 
The operation was very successful because, in spite of our fears, the malignancy seems not to have spread beyond the stomach. No metastases were seen in the peritoneal cavity and in the liver.
We will send the sample removed for histopathology, already hoping that the margins of the resection will be free from disease, and the patient possibly cured.

Cottolengo: Porte aperte

Carissimi amici, 
in occasione dell'avvicinarsi del Natale il Cottolengo di Torino apre le porte alla città: dal 6 all'8 dicembre vi aspettiamo in via Cottolengo 12 con orario continuato dalle 9,30 alle 19.
Nel corso del pomeriggio di sabato 6, presso il Salone “Madre Nasi” (ingresso da Via S. Pietro in Vincoli 12), a partire dalle ore 18, gli attori di RadioSpazioTeatro presenteranno “Le figurine di Natale”: 100 personaggi, cinque attori in vena di improvvisare e un drammaturgo inquieto, Alberto GozziGli attori che scambieranno queste figurine teatrali col pubblico sono: Roberto Accornero, Francesco Benedetto, Francesco Gargiulo, Eleni Molos e Anna Montalenti. Nel corso della serata il programma andrà dipanandosi imprevedibilmente, a seconda delle richieste e degli umori della platea: non mancheranno Babbi Natale, poesie da recitare davanti al presepe e doni da mettere sotto l’albero proposti con l’ironia che caratterizza le produzioni di RadioSpazioTeatro.
Tra un racconto e l’altro verrà allestito un aperitivo solidale: si potranno degustare i vini dell’azienda Agricola Icardi Cav. Pierino accompagnati dai formaggi a km 0 gentilmente offerti da alcune aziende agricole locali.

mercoledì 26 novembre 2014

Donation from the Vatican

We wish to express our heartfelt gratitude to the “Corps of Gendarmerie” of the Vatican City for the generous donation to the Maternity and Paediatrics Services of our Mission Hospital.

The contribution we have received from the “Gendarmerie” is very substantial and it will be very helpful in the last push before we complete the new Maternity. 
It will also help us in the planned renovation of the Paediatrics Ward.
Together with the donation they have offered us also the plate you can admire in the photo.
The plate has been blessed in the “Pilgrim’s Chapel” in Vatican City at the presence of Dr Lino Marchisio (President of the Volunteers’ Association), Bro Giuseppe Meneghini (our former General Superior), Dr Pietro Rolandi (our senior general surgeon in Chaaria), Paola (a journalist linked to “For-A-Smile Association”) , and others.
As soon as we will receive the plate, we will place it on the wall of the new building, together with the others already in place.
Thank you very much to the “Corps of Gendarmerie” of Vatican City for their generosity and support towards our mission.
I wish to express a very special thanksgiving to Brother Roberto Trappa who has been to one allowing the donation to take place: it is through the friendship of Bro Trappa with some members of the Gendarmerie that we now can enjoy this precious donation from the Vatican.
May God bless the people helping us with generosity! 

Bro Beppe Gaido


martedì 25 novembre 2014

Mercy ed Antony

Entrambi erano ricoverati presso una struttura rurale in Tharaka. Le loro condizioni erano molto gravi, tanto che gli infermieri che gestivano quei dispensari avevano deciso di inviarli a Chaaria per un trattamento più specializzato. Sono arrivati più o meno nello stesso momento durante il week end appena trascorso.
Mercy, bambina di due anni, aveva i classici sintomi di una malaria cerebrale gravissima: coma profondo, febbre alta e convulsioni continue.
Antony, bimbo di circa un anno e mezzo, aveva invece una polmonite severa con importante distress respiratorio.
Ci siamo attivati per entrambi con tutte le procedure d’urgenza che abbiamo a disposizione, ed abbiamo seguito alla lettera i nostri protocolli terapeutici.
Mercy è rimasta in coma per ventiquattr’ore, ma poi è gradualmente migliorata, fino allo stato attuale in cui le convulsioni sono completamente controllate, lo stato di coscienza è ristabilito, la febbre scomparsa, e lei mangia normalmente.
Antony invece è rimasto contantemente in crisi respiratoria acuta e non ha risposto a nessuna delle terapie da noi instaurate. Non ha mai mostrato alcun segno di miglioramento e, nonostante l’ossigeno, le medicine somministrate e tutti i nostri sforzi, è andato in Paradiso in meno di otto ore dopo il ricovero, lasciandoci depressi e tristi.
La mamma di Mercy è ora chiaramente contenta, anche se è quasi pudica a mostrare la sua felicità: forse lo fa per scaramanzia, in quanto la sua bambina è ancora in ospedale e teme che qualcosa possa comunque succedere.

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