lunedì 18 giugno 2018

Andare a Meru per i raggi

Un grande limite strutturale del nostro ospedale e' certamente la mancanza di radiologia.
Da sempre dobbiamo caricare i pazienti sull'ambulanza e portarli a Meru per le lastre...20 chilometri di strada ancora oggi dissestata e in gran parte non asfaltata.
Negli ultimi anni la crescita esponenziale dell'ortopedia ha incrementato a dismisura il bisogno di esami radiologici.
Ecco quindi che ogni giorno partiamo per Meru con ambulanze piene come uova.
Si tratta in genere di pazienti appena operati per vari tipi di fratture, di cui necessitiamo lastra di controllo. 
Talvolta sono malati plurifratturati ed arrivati in ospedale senza una lastra.
Andare a Meru per i raggi e' quindi un vero e proprio martirio per i nostri poveri pazienti.
Prenderli dal letto e portarli in barella fino all'auto richiede fatica e pazienza al personale, e causa molto dolore al malato, che molto sovente ha le ossa rotte.
In ambulanza poi non possiamo certamente metterli comodamente in barella.
Abbiamo solo due ambulanze e sovente i malati sono dieci o dodici.
Li sistemiamo quindi come possiamo, in parte sulle due barelle disponibili in ogni auto, ed in parte sui sedili.

domenica 17 giugno 2018

Screening e terapia odontoiatrica per i nostri Buoni figli

Con l'arrivo del volontario odontoiatra, Dr Ninni Ortu, oggi abbiamo iniziato un grande lavoro di igiene e cure dentarie per i nostri Buoni Figli.

Si tratta di un esercizio difficile, spesso da fare sotto sedazione o addirittura in anestesia.
Richiede tanta pazienza e dedizione da parte del dentista. Inoltre va fatto in orari che non blocchino la normale attivita' del gabinetto dentistico, normalmente affollato di pazienti esterni.
Ecco perche' abbiamo deciso di iniziare oggi che e' domenica, e di proseguire ogni giorno nelle primissime ore del mattino.
E' comunque molto importante per i nostri ragazzi che non saprebbero neppure esprimere dove hanno male.
Ringraziamo di cuore il Dr Ninni Ortu per la sua attenzione verso i nostri disabili.

Fr Beppe

sabato 16 giugno 2018

La contemplazione delle mamme

Nessuno la puo' sostituire.
La mamma ha in se' una potenza d'amore che rimane inesprimibile e che spesso contemplo nel reparto di pediatria o di maternita', rimanendone estasiato.
Le vedo dapprima disperate quando il figlio sta male.
Poi le incontro nuovamente raggianti e tutte intente a contemplare il figlioletto che la medicina e soprattutto la Provvidenza ha ridonato loro, dopo le terapie del caso.
Il rapporto mamma-figlioletto non e' quasi mai fatto di parole, ma di sguardi e di totale affinita' che riempie il cuore della donna e rende gioioso il bimbo.
Loro si intendono sempre e stanno bene insieme.
Al temine di una giornata tremenda in cui siamo riusciti a fare ben 14 interventi chirurgici (ed era sabato!!!), passare in pediatria e contemplare questi quadretti di amore mi aiuta molto a lavare via la stanchezza ed a pensare che, anche in mezzo a incomprensioni e sofferenze, la mia vita ha ancora un senso.

venerdì 15 giugno 2018

Stai calmo

Antoine è un caro amico. E’ un medico congolese che di tanto in tanto passa ad aiutarci a Chaaria perché vuole incrementare le proprie esperienze cliniche. E’ in Kenya da alcuni anni, ed ha un pesante accento francofono.  E’ ancora giovane, ed in questo lo invidio molto.
Quello che non gli invidio è tutta quella ingenuità dei primi anni di pratica clinica, quando ci sembrava che ogni cosa dipendesse da noi e che fossimo noi in persona a salvare il mondo. 
E’ un genio dal punto di vista medico, ma, prima di tornare in Congo a dirigere un ospedale, dovrà certo acquisire anche qualche nozione in più sull’organizzazione del lavoro di squadra.
Oggi Antoine sembra fuori di se’, e corre disperato nell’aula in cui abbiamo appena terminato la lezione per gli infermieri: “e’ arrivata una donna anemicissima. Ha 3 grammi di emoglobina. E’ collassata e la pressione e’ imprendibile.”
“Hai fatto un’eco?”, gli chiedo immediatamente.
Antoine si aspetta la domanda:“Certo! Sono piu’ o meno sicuro che si tratta di una gravidanza extrauterina”.

giovedì 14 giugno 2018

Piccole cose con grande amore


A volte ci sono giornate in cui non ti sembra di aver fatto nulla di
speciale, anche se hai sperimentato con mano la presenza di Dio ed il
suo aiuto provvidente che non ti ha mai lasciato solo, nemmeno nei
momenti piu' bui e difficili.
Sono giorni in cui tocchi con mano l'amorevole presenza di Dio che ti
lascia andare giu' fino in fondo, ma poi e' li' a tenderti la mano
quando hai il "sedere per terra".
Oggi mi sento proprio cosi'.
Mi sono sentito soffocato da problemi che pensavo piu' grandi di me, e
poi, quando ormai ero disperato ed avrei voluto lasciarmi andare alla
depressione, qualche cosa e' cambiato (una mano dal cielo, dico io), e
la giornata ha preso una tonalita' tutta diversa.
Poco fa mi sono ritrovato seduto su un banco della chiesa e mi e'
capitata in mano una immaginetta di Madre Teresa che diceva cosi':
"non siamo tutti chiamati a fare grandi cose, ma tutti possiamo fare
piccole cose con grande amore".
Con tanta riconoscenza nel cuore per il Signore che non lascia mai
soli i propri figli nel momento del bisogno e della disperazione, mi
ripropongo, pur nella mia miseria interiore, di continuare a fare ogni
giorno tante piccole cose per gli altri, ma mettendoci tutto l'amore
di cui sono capace.



Fr. Beppe Gaido

mercoledì 13 giugno 2018

Polo ortopedico sempre piu' importante

E' ormai una realta' che l'ortopedia-traumatologia abbia assunto una pregnanza davvero significativa a Chaaria.
La maggior parte degli interventi chirurgici sono in effetti ortopedici. Non c' e' giorno in cui non abbiamo almeno 4 o 5 fratture da operare.
Una volta la specialita' piu' gettonata in sala era l'ostetricia-ginecologia, con I suoi innumerevoli cesarei, raschiamenti ed interventi vari.
Poi e' stata la volta della chirurgia generale, che per carita' rimane importantissima, ma in questo momento non puo' assolutamente essere paragonata alla pressione che l'ortopedia di offre. 
Il fatto e' anche che le nostre fratture sono in genere molto complesse, spesso esposte e quindi di per se' gia' complicate.
L'intervento in genere lo facciamo senza grossi problemi, ma poi I tempi di guarigione sono lunghissimi e spesso richiedono rientri in sala vuoi per innesti cutanei, vuoi per lembi muscolari.
In questo momento posso anche dire che la maggior parte delle lungodegenze non e' piu' legato all'HIV terminale, per altro ancora presente; o ai tumori in stadio avanzato, da cui comunque siamo invasi.
La maggior parte dei lungodegenti sono pazienti con politrauma, operati prima per le fratture, e poi con chirurgia plastica per coprire ossa esposte, e quindi ritenuti per lunghi periodi di fisioterapia.
La chirurgia ortopedica, con tutte le sue complicazioni, e' quindi al momento un 'impegno particolarmente gravoso per il nostro ospedale... Ma insieme e ' anche fonte di grandissima soddisfazione.

martedì 12 giugno 2018

Perchè?

Lydia ha diciassette anni ma ne dimostra circa quattordici. Da un occhio ha una cataratta congenita, e questo le da’ uno sguardo “guercio” che e’ impossibile non notare.
Non ha un dente sano: sono tutti cariati e ridotti a pezzettini nerastri.
E’ handicappata mentale… forse con tratti somatici Down, e vive con una mamma che sembra sua nonna.
Gia’ tutto questo potrebbe bastare per una vita alquanto “scarognata” per lei e per la sua famiglia: dal modo in cui sono vestiti, certo non navigano nell’oro… ed anche cio’ non aiuta una situazione gia’ difficile.
Ho conosciuto Lydia una settimana fa, in quanto ce l’han portata a causa di una grossa massa al di sotto del ginocchio sinistro. 
La visione di quella sfera enorme e saldamente attaccata al piano osseo non mi ha ispirato niente di buono. Ho deciso di intraprendere la via anglosassone: verita’ diretta e cruda, in modo da creare uno shock che poi si possa trasformare in azione urgente. 
Ho parlato alla mamma e le ho comunicato che quasi sicuramente si trattava di una formazione maligna. 
Le ho consigliato di non aspettare ulteriormente, e di precipitarsi al Kenyatta Hospital per una visita specialistica ed una possibile radioterapia.

lunedì 11 giugno 2018

Amina

Amina Guyo e’ una vecchia signora di Marsabit approdata a Chaaria per un grave prolasso uterino. Non conosce una parola di kiswahili e quindi risulta estremamente difficile sia per me che per lo staff comunicare con lei.
La visitiamo indicandole le posizioni da assumere con i gesti, e poi decidiamo di operarla. Per il consenso informato dobbiamo aspettare l’orario di visita e comunichiamo con lei con la mediazione del figlio.
Amina non sceglie la sospensione od il cerchiaggio uterino: decisamente opta per l’isterectomia.
Fare la spinale e’ stato un altro momento difficile che ha messo a dura prova la pazienza dell'anestesista. L’intervento pero’ e’ andato molto bene, e siamo riusciti a fare una buona isterectomia totale con sospensione della vescica. 
Nel post-operatorio non ci sono stati problemi ed Amina e’ tornata a casa ieri, dopo aver tolto tutti i punti. 
Con mia sorpresa, mi sono trovato sulla tastiera del computer una lettera firmata da lei: evidentemente l’aveva scritta il figlio, in quanto lei e’ illetterata. 
La lettera e’ commovente. Ha ringraziato tutti per il modo in cui l’abbiamo accolta e trattata dal primo giorno. 
Ha ringraziato Dio per noi a motivo del fatto che eravamo stati in grado di identificare e risolvere chirurgicamente il suo problema. 

domenica 10 giugno 2018

Un giorno credi

In questi giorni mi risuona nella testa la melodia di una vecchia canzone che cantavo attorno al falo’ con i miei amici negli anni spensierati del liceo.
E’ di Edoardo Bennato.
La musica me la ricordo benissimo… le parole, forse un po’ a senso, suonano piu’ o meno cosi’: “un giorno credi di esser giusto, e di essere un grande uomo; in un altro ti svegli e devi cominciare da zero”.
Piu’ avanti la canzone dice inoltre piu’ o meno: “…fatti forza e va’ incontro al tuo giorno; non tornar sui tuoi soliti passi: basterebbe un istante!”
Indubbiamente in questi giorni tendo alla malinconia ed alla depressione, forse a motivo del superlavoro o della deprivazione di sonno (nell’ultima settimana le chiamate notturne per cesareo sono state insistenti), ed e’ chiaro che e’ probabilmente il mio stato d’animo ad aver riportato a galla tale canzone.
E’ vero che a volte ho la tentazione di sentirmi un grande uomo, magari quando un intervento va bene, oppure quando vedo l’ospedale pienissimo e la gente andar via contenta.

sabato 9 giugno 2018

William ora mi stringe la mano..

Ha delle escrescenze bluastre su tutto il corpo. Sono dei bubboni duri e dolenti alla palpazione. Quelli sul volto gli conferiscono un aspetto grottesco e mostruoso.
Alcuni noduli sono chiaramente purulenti e si vede una patina di pus giallo che li ricopre.
William e’ molto irritabile e sembra arrabbiato con la vita...
“Che cos’hai da guardarmi cosi’? Lo so che sembro un mostro e che faccio schifo. Lo so che puzzo come le feci a causa dei bubboni. Sono HIV positivo, e sono sicuro che ora nessuno osera’ piu’ toccarmi o rivolgermi la parola”.
“Perche’ dici questo? Stiamo seguendo molti malati nella tua stessa condizione, ed oggi ci sono delle medicine che possono veramente ridurre la massa del sarcoma di Kaposi che ti affligge”.
“Non ci credo... e poi a che pro vivere se nessuno osera’ piu’ neppure stringermi la mano?”
A questo punto, memore degli insegnamenti ricevuti come giovane medico all’Amedeo di Savoia di Torino, gli porgo la mano diretta davanti al suo volto e gli dico:
“OK, vedi che non ho i guanti. 

Rivista Incontri - Mese di Giugno 2018


venerdì 8 giugno 2018

Homo homini lupus

Da due giorni siamo ingolfati da episodi di violenza inaudita. Sono delle ondate che a volte sembrano sparire per un po’ e poi riappaiono in tutta la loro raccapricciante attualita’.
Il vero problema e’ l’essere umano, e la sua innata violenza verso il proprio simile.
Ieri mattina abbiamo assistito una ragazza “machetata” dal fratello per una questione di eredita’: la panga e’ scesa violentemente sul suo braccio sinistro, ha tranciato arteria e nervo ulnare, muscoli e tendini, per poi fratturare l’ulna. 
E’ stato un lavoro lungo, subito dopo la messa domenicale: dapprima abbiamo fermato l’emorragia arteriosa, e poi, con pazienza certosina abbiamo cercato i tendini che nel frattempo si erano retratti parecchio in alto. 
Anche la frattura era piuttosto scomposta e con pazienza abbiamo tirato e ridotto, apponendo infine i due capi ossei l’uno sull’altro. 
Abbiamo ingessato la malcapitata, che comunque ora riesce a muovere tutte le dita.
Alle 17 di ieri pomeriggio poi abbiamo ricevuto un caso ancor piu’ mostruoso: ancora una volta si trattava di una donna, vittima di violenza domestica da parte del marito, ed ancora una volta si trattava di “panga”. 
La furia omicida del marito ha prima causato alla donna un taglio profondo sulla guancia sinistra ed un altro sull’avambraccio destro... quindi si e’ abbattuta con violenza inaudita sull’avambraccio sinistro. 
La panga e’ diventata tagliente e pesante come una grossa ascia ed ha completamente amputato la poveraccia, che e’ stata portata in ospedale sanguinante e con le ossa esposte... la mano non si sa neppure dove sia stata persa!

giovedì 7 giugno 2018

500

Oggi abbiamo raggiunto ed anche superato i 500 interventi eseguiti con la tecnica di SIGN.
Non posso negare la commozione e la gioia provata quando ho inserito il cinquecentesimo chiodo oggi, in un giovane di 19 anni con una polifrattura di entrambi i femori e della tibia di destra.
So che i numeri non dicono molto, ma so anche che ogni numero corrisponde ad una persona che ora cammina, lavora, e' indipendente e puo' guadagnare qualcosa per la sua famiglia grazie al fatto che li abbiamo operati gratis.
E se abbiamo potuto farlo e' perche' i nostri donatori americani generosamente ci hanno sostenuti ed hanno invito gli impianti con cui curiamo le fratture.
Sign ci permette di operare solo femori, tibie e omeri...per le altre fratture dipendiamo ancora da Luciano e da altri benefattori che ci aiutano ad acquistare le placche.
Ma e' comunque un enorme salto di qualita' ed un incremento esponenziale delle nostre potenzialita' in campo traumatologico.
Ora siamo l'ospedale di riferimento per la terapia chirurgica delle fratture non solo nel Meru ma in molte altre contee soprattuto del Nord e del Nord Est del Kenya.
Siamo riconoscenti, commossi, ed umanamente orgogliosi dei nostri 500 impianti di Sign in circa un anno e mezzo di programma.
Grazie al Dr Lewis Zirkle ed a tutta la sua organizzazione umanitaria (Sign Fracture Care International), per aver avuto fiducia in noi.

mercoledì 6 giugno 2018

Ciao, Luciano!

Luciano e' partito, ed oggi l'ospedale e' quasi stordito come dopo uno tsunami.
Abbiamo operato un po' di meno, anche se domani riprendera' il ritmo forsennato in sala operatoria: la lista di domani infatti e' tremenda e forse non riusciremo neppure a finirla.
Forse oggi e' stato calmo perche' ha piovuto tanto ed abbiamo avuto meno pazienti; inoltre dobbiamo ammettere che due candidati all'intervento sono stati posticipati per condizioni generali scadenti...cosa che ha accorciato la lista operatoria. 
Inoltre c'e' stato solo un cesareo...cosa piuttosto rara per Chaaria!
Fatto sta che un minimo di rallentamento ci ha fatto bene: con Luciano e Davide si e' sempre operato almeno fino alle 21, ogni giorno.
Talvolta si e' iniziato alle 7 di mattina per poter smaltire piu' pazienti. 
Le ragazze della sala e gli anestesisti erano ovviamente molto stanchi.
Comunque Luciano e' riuscito a finire praticamente tutti i pazienti complessi che avevamo lasciato alle sue cure.
Quelli rimasti sono affetti da fratture che posso gestire da solo.
Sono sempre impressionato dalla mole di lavoro che Luciano riesce a macinare nei giorni in cui e' presente a Chaaria, e soprattutto dal numero di pazienti che aiuta.
Lui poi lo sa fare con calma e flemma dal mattino alle 7 alla sera alle 22, con un "self control" davvero invidiabile.

martedì 5 giugno 2018

Come e' ormai consuetudine, Francesca e Michela hanno organizzato un pomeriggio festoso nel cortile del reparto Buoni Figli, per coronare la loro esperienza di volontariato e per offrire ai ragazzi un momento di gioia e di svago.
E' stato un pomeriggio travolgente, in cui c'e' stata musica, in cui si e' ballato e cantato, in cui si sono condivisi doni, bibite e gli splendidi dolci preparati da Francesca.
Non pochi dei Buoni Figli comunque erano in lacrime, perche' non vorrebbero mai che Francesca e Michela andassero via...eppure domattina devono tornare in Italia!
Chiamano Francesca "mamma" e soffrono davvero quando lei parte.
Insieme a tutti i Buoni Figli mi unisco quindi nel dire grazie a Francesca ed a Michela, ed insieme ai nostri ragazzi mi auguro che possano tornare presto a condividere nuovamente un pezzo di vita con noi.

Fr Beppe

lunedì 4 giugno 2018

Il dilemma quotidiano

E’ meglio cercare di fare il massimo, di dare il meglio anche delle nostre conoscenze e delle nostre capacità tecniche, pur con il rischio di fare errori; oppure forse conviene proteggersi le spalle, decidere di “non fare” per evitare il pericolo dello sbaglio?
La mia indole mi ha sempre spinto a scegliere la prima opzione, confidando molto nell’aiuto della Divina Provvidenza che deve essere stata continuamente impegnata a “tenermi una mano sulla testa”, visto che di grossi disastri alla fine dei conti non ne sono mai capitati.
Penso infatti che in un contesto povero come il nostro, il peccato di omissione, giustificato spesso da un comune senso di prudenza, sia in effetti molto grave. 
Ricordo come se fosse ieri quello che mi è capitato pochi mesi dopo il mio arrivo a Chaaria. Era sera tardi. Fr Maurizio mi ha chiamato in dispensario per visitare una ragazza che aveva avuto un aborto. 
A quei tempi la mia mente era ancora molto europea; io sapevo di essere un internista specializzato in malattie tropicali. Non ero un ginecologo! Per cui ho detto a Fr Maurizio che
non avrei potuto fare nulla perché non si trattava del mio campo. 

domenica 3 giugno 2018

Dedicato a chi è scoraggiato...

Un vecchio paziente a cui ho tolto la prostata e che mi sta dando qualche grattacapo nel post-operatorio, oggi ha voluto raccontarmi una storiella, forse perchè ha visto che ero un po’ triste: 

“Un giorno un giovane monaco si mise in cammino con l’intenzione di arrivare direttamente all’inferno. 
La sua intenzione era di incontrare il diavolo e di chiedergli direttamente quale fosse il suo segreto, ed in quale modo egli potesse adescare così tante anime per portarle poi alla perdizione. 
Cammina e cammina, il giovane monaco arrivò alla porta dell’inferno e bussò. Al diavolo portinaio chiese di poter avere un breve dialogo con Lucifero, se il demonio capo non fosse stato troppo occupato. Con sua sorpresa il colloquio venne accordato immediatamente.
Il monaco quindi non fece molti preamboli e chiese al demonio: - quale è il tuo segreto?
La risposta di Lucifero lo colse completamente di sorpresa: - il mio segreto è lo scoraggiamento. Non ci crederai ma è così.
Quando lo scoraggiamento entra nel cuore di una persona, questa si sente schiacciata dai propri sbagli, dalle proprie inadempienze, dai propri peccati. 

sabato 2 giugno 2018

Aggiornamento sui lavori edilizi

Dopo la conclusione dei lavori di sostituzione del tetto, e' ora in corso la preparazione di un nuovo sistema di pannelli solari per l'acqua calda nel reparto Buoni Figli.
Si stanno mettendo le nuove tubazioni e stiamo allestendo un grande tank per l'acqua calda esclusicamente per i Buoni Figli.
Prima il sistema dell'acqua calda (sempre a pannelli solari) era uno solo: l'acqua doveva essere condivisa tra ospedale e centro; il tank non era grande abbastanza...con il risultato che spesso l'acqua era fredda sia per i Buoni Figli che per i pazienti ospedalizzati.
Ora questo nuovo impianto dovrebbe risolvere il problema in entrambi i servizi della missione.
Informo inoltre che sono state sostituite anche le grondaie del Reparto Madre Nasi (cioe' il reparto generale dell'ospedale): erano in condizioni pessime e non ci permettevano piu' di raccogliere l'acqua piovana.

venerdì 1 giugno 2018

Un caleidoscopio...

Oggi certamente abbiamo piu’ di 500 pazienti ambulatoriali, ed il carico di lavoro e’ alle stelle.
Con occhio impaurito e un po’ sconsolato, do uno sguardo alla sala di attesa colma di gente. Sembra un formicaio, ma anche un caleidoscopio di razze.
Oggi abbiamo moltissimi clienti da una comunità nomade di etnia Rendille: sono carini, seminudi; puzzano di mucca ad un chilometro; hanno le borracce a tracolla e l’inseparabile lancia anche durante l’ecografia; le donne portano anelli sui bicipiti, ai polsi ed alle caviglie; sfoggiano decine di girocolli tradizionali (meno male che di solito non mi chiedono l’ecografia tiroidea), ed hanno buchi enormi ai lobi delle orecchie.
Anche questo mi sembra un dono di Dio, che ha deciso di fare del nostro ospedale non solo un luogo ecumenico (i Rendille sono animisti, i Somali musulmani, e la maggior parte delle altre etnie e’ polverizzata in una miriade di denominazioni cristiane talvolta sconosciute), ma anche un luogo di incontro fra tribù: oggi nell’atrio vedo Meru, Kikuyu, Akamba, Borana, Somali, Turkana, Luo, Kisii e Rendille; ma ci sono anche alcuni Pakistani ed Indiani residenti a Meru.

giovedì 31 maggio 2018

Sono le 5 di mattina...

...e sono come tramortito quando suona il telefono.

Ieri sera abbiamo finito in sala con Luciano che erano passate le 22, e sono andato a letto alle 24. Gli interventi ortopedici erano stati particolarmente difficoltosi e ci avevano succhiato tutta l'energia vitale.
La chiamata e' comunque concitata, come tutte le volte che c'e' una emergenza in maternita'.
Ho sonno ma non posso piu' dormire.
Mi vesto in fretta e non mi lavo neppure la faccia.
Scendo di corsa in ospedale e trovo l'infermiera della notte che sta preparando una donna per il cesareo.
"E' arrivata or ora. Si tratta di una presentazione podalida. Un piedino si sente quasi al piano pelvico, ma le membrane sono integre".
Mentre mi organizzo per chiamare i miei aiutanti in sala, sento la partoriente urlare forte e ritorno di corsa in maternita'.
L'infermiera mi dice subito: " ha avuto una fortissima contrazione ed eccoci qua: il piccolo sta nascendo"
In effetti il corpo del nascituro e' fuori per meta'.
Le gambine sono completamente fuori e dal canale del parto gia' appaiono le natiche.

mercoledì 30 maggio 2018

Dr Makandi

Dear Dr Makandi,
It is very hard for me to admit that you have been accepted in orttohopedic specialization course in Eldoret, and that you are about to leave.
It is very hard to think that you will not be able to come to Chaaria to work with me, if not from time to time when you are not in the University.
We will miss you so much for the next 5 years, hoping that you will come back to us more skilled and more specialized.
"It is good for you and for Cottolengo Mission Hospital if she goes for specialization" Dr Zirckle always tells me.
I understand it although I can't help saying that you are a big loss for me, for the patients and for the hospital, at least for some years.
Personally I will miss a dear friend and a very supportive colleague.
But I am also very happy for you, Dr Makandi.
I know you are fulfilling a dream, the dream you have pursued for long time.
I am sure that you deserve it and that you will still use all your skills for the poorest among the patients.
So, with a drop of tear in my eyes, I wish you, Dr Makandi, all the best.

Nuovo aspetto del reparto di pediatria

Grazie alla volontaria Lorenza che da poco ci ha lasciati, la pediatria appare adesso molto piu' gioiosa e serena.
I muri sono stati infatti completamente decorati da murales che rallegrano le giornate dei piccoli ammalati.
Lorenza ha lavorato a Chaaria per tre mesi come infermiera, ma tutti i giorni si e' ritagliata del tempo per la sua passione: il dipingere.
Lorenza ha dimostrato di essere bravissima a disegnare e di avere una fantasia fecondissima.
Vederla dipingere e' stato anche molto divertente per i bambini che per un po' dimenticavano il dolore delle punture o il guusto amaro degli sciroppi.
I muri sono ora vivaci per la presenza di fiori, animali di tutti i tipi e piante fantastiche.
E' sempre triste vedere un bimbo malato, ma certo un reparto tanto decorato e' molto meno cupo di quanto lo sarebbe senza i murales, che contribuiscono alla serenita' di mamme e bambini e, a modo loro, fanno parte integrante delle nostre terapie.

martedì 29 maggio 2018

Musa

Ci e' stato inviato dagli amici di Malindi (Donatella Crispino e Tiziana Beltrami) che conoscono Musa da poco tempo.
Si tratta di una situazione familiare poverissima in cui il padre e' cieco ed il bimbo malformato veniva impiegato come mendicante per portare a casa un po' di soldi.
La situazione di Musa ha commosso Tiziana e Donatella, che hanno iniziato una campagna di raccolta fondi per aiutarlo a guarire.
Il bimbo e' al momento ricoverato qui al Cottolengo Mission Hospital.
Lo abbiamo gia' operato.
Si tratta del primo intervento in cui il Dr Luciano Cara e' riuscito ad unire le due parti separate dalla mano.
Musa ha ancora una sindattilia tra secondo e terzo dito ed una tra il quarto ed il quinto.
Per separare le dite fuse dalla nascita ci vorra' un altro lungo intervento chirurgico che programmeremo a fine anno.
Per adesso tutto sembra andare per il meglio e crediamo che alla fine della terapia chirurgica, Musa potra' avere delle mani normali.

domenica 27 maggio 2018

Il tetto dei Buoni Figli

Da tempo c'erano problemi con il tetto dei Buoni Figli, sia perche' in molte parti era "bucato" e pioveva dentro, e sia perche' il tetto era ancora in asbesto.
Ringraziamo di cuore il Padre Generale della Piccola Casa che ha voluto prendersi a cuore il problema e ci ha mandato i finanziamenti necessari alla sostituzione del tetto con nuovi ondulati in lamiera, moderni, leggeri e senza rischi per la salute.
Ora non piove piu' nelle stanze, ed i Buoni Figli possono avere un ambiente piu' sano e confortevole.
Ringrazio di cuore anche Fr Giancarlo che e' riuscito a coordinare il lavoro edilizio ed a concluderlo in tempi davvero brevi, nonostante il fatto che fosse da solo ed avesse tutta la Missione sulle spalle. 
I lavori edilizi sono sempre un extra che si aggiunge alle tante incombenze che la vita comune a Chaaria ci riserva.
Questa importante ristrutturazione ha inoltre anche un significato ideale, in quanto desidera sottolineare che i Buoni Figli sono al centro del nostro cuore, e non sono assolutamente di serie B rispetto all'ospedale, anche se le esigenze di quest'ultimo sono a volte pressanti.

sabato 26 maggio 2018

Bentornato Luciano...

Il Dr Luciano Cara e' a Chaaria ed ha iniziato il solito tour de force che lo attende ogni qualvolta ritorna da noi.
Ha gia' visto i pazienti del centro di Tuuru e si appresta ad organizzare i loro interventi correttivi, per la maggior parte legati a piede torto, ginocchia vare o valghe, problemi alle mani.
Lo attende anche Musa per un delicato intervento ricostruttivo della mano.
A lui abbiamo lasciato le fratture piu' brutte ed inveterate, quelle che non siamo riusciti a operare perfettamente, oltre a tutti i casi ortopedici piu' complessi.
Saranno tre settimane complesse e caratterizzate da superlavoro e grande impegno...ma ne siamo felici perche' questo significa aiutare molte piu' persone.
Un sincero ringraziamento a Luciano ed a tutti i volontari.
Un enorme grazie al pediatra Paolo Zanolla che oggi lascia Chaaria dopo 6 mesi di stupendo servizio e donazione.

venerdì 25 maggio 2018

Una bella tappa nel mio viaggio di ritorno a "casa"

Londra e' stata insieme una grandissima emozione che mi ha riportato ai tempi della mia gioventu' quando ho studiato qui in Inghilterra, ed insieme una forte esperienza di amicizia, di calore umano e di sostegno.
Mi sono sentito tra amici che mi hanno accolto e coccolato.
Chaaria ed il suo messaggio di servizio incondizionato per i bisognosi sono vivi qui a Londra.
Spero che anche qui possa nascere un gruppo grande e continuativo come quello della Polonia. 
Certo a Londra ci vogliono bene.
Ora mi imbarco sul volo per Nairobi.

Fr Beppe
 



giovedì 24 maggio 2018

Per aspera ad astra

Ho visto questa frase latina sulla maglietta di un passante mentre camminavo alla volta della stazione ferroviaria, dopomaver lasciato casa madre a Torino.
E' stata per me come un incoraggiamento non aspettato al termine di una esperienza complessa.
Ovviamente a tutti piacerebbe che le cose andassero sempre per il verso giusto, che la gente ci apprezzasse e che ci sostenesse. Desidereremmo il supporto degli altri e forse anche il plauso per le cose che facciamo. Vorremmo che tutti parlassero bene di noi.
Credo che sia umano provare questi sentimenti, anche se poi spesso rimangono solo un pio desiderio che la vita si incarica di contraddire nel quotidiano.
Molto sovente, pur dando tutto ed onestamente facendo del nostro meglio, quello che molti colgono non e' il bene che facciamo, ma piuttosto qualche particolare negativo della nostra vita e della nostra personalita'.
Allora capita che, invece di chiederti se hai dormito di notte o se sei stato in sala per emergenze varie, invece di considerare che lavori 7 giorni alla settimana e che sei di guardia 24 ore al giorno per tutto l'anno, alcuni recriminano su altri aspetti della tua personalita' e ti fanno sentire un po' come un fallimento.
La mia riflessione di oggi e' che comunque forse le critiche sono inevitabili e che ci sara' sempre qualcuno che non apprezza quello che facciamo.
Cio' potrebbe essere fonte di scoraggiamento, e certamente causa grande sofferenza interiore.

mercoledì 23 maggio 2018

Intervista a Radio Vaticana

Di cuore ringrazio l'amico Dr Luca Collodi, giornalista e capo-redattore di Radio Vaticana, per avemi voluto concedere un'intervista che sara' trasmessa su Radio Vaticana domani, giovedi' 24 maggio alle ore 11, 30, con replica lo stesso giorno alle 19.30.

Si tratta di una intervista semplice, di circa 10 minuti, in cui cercherò di esporre i nuovi sviluppi dell'ospedale di Chaaria.
Conosco Luca dal 2009, quando ci eravamo incontrati in Etiopia in occasione di un congresso di Dermatologia.
Da allora e' sempre stato un amico di Chaaria ed ha collaborato nella divulgazione del nostro messaggio di amore e servizio in diverse occasioni. Questa e' infatti la quarta volta che parlo alla radio.
Spero che in molti possiate ascoltare l'intervista.
Grazie a Luca e grazie a tutti coloro che la ascolteranno.

Fr Beppe


martedì 22 maggio 2018

“Prima di andare via, mi lasci una parola?”

“Prima di andare via, mi lasci una parola?” 

Cosi mi ha chiesto Mwende qualche tempo fa sapendo che presto sarei partito.  Ci ho pensato per giorni. 
Che parola posso lasciarle come regalo? Una parola che racchiuda il senso di tutto ciò che ho vissuto, ciò che lascio in eredità ma che mi porto io stesso via come tesoro. 
Oggi finalmente ho preso un pezzo di carta e ho scritto la parola. 
Poi ho piegato il foglio più volte e l'ho consegnato a Mwende. 
Contemplazione. 
Questa è la parola che ho nel cuore. 
Contemplazione e' sapere fermarsi, rientrare in se stessi per mettersi in ascolto di se e dell'anima delle cose. 
E' aver occhi attenti e cuore accogliente. 
Si può parlare di preghiera, di meditazione o semplicemente spazio di silenzio: in ogni caso è quel tempo vitale e fondamentale per rientrare in contatto con la nostra verità più profonda, con quella fonte di forza e luce che rimette a fuoco il paesaggio che ci corre davanti, dar il giusto peso valore e sapore alle cose che se si stanno vivendo. 
Dalla contemplazione nasce la gratitudine, la capacità di stupirsi, di leggere tra le righe della vita, di vedere e accogliere la bellezza che ci circonda, anche quella più nascosta. 

domenica 20 maggio 2018

La domenica andando alla Messa

La preparazione inizia presto.
Fr Giancarlo ed il fidato Kimani iniziano a preparare l'altare gia' alle 7, 30.
Giancarlo ha un sacco di fantasia e buon gusto, ed in genere l'altare e' allestito con cura e tanto buon gusto, con fiori e drappi.
Dalle 8 in avanti cominciano ad arrivare I Buoni Figli...chi a piedi e per conto suo, chi accompagnato dal personale, e molti sulle loro carrozzine spinte dai volontari. Per loro la Messa e' anche una festa, in cui hanno l'occasione di salutare tutti e di uscire dal centro che li ospita.
Gli ultimi ad arrivare sono I pazienti dell'ospedale, che, secondo una consolidata tradizione di "African time", continuano ad afferire alla celebrazione fin dopo il Vangelo.
In genere la Messa e' molto partecipata, con canti e danze organizzate dallo staff dell'ospedale. Il sacerdote e' molto empatico e sa attirare l'attenzione di tutti, anche durante la predica...in genere alquanto lunga per gli standard italiani.
Per la comunione il celebrante si reca a tutte le persone in carrozzina ed ai malati alettati nei reparti, prima di distribuirla a tutti gli altri.

sabato 19 maggio 2018

Chaaria continua

Con gioia e riconoscenza verso la Divina Provvidenza, tiro finalmente un respiro di sollievo.
Chaaria continua. Non ci sono piani di chiudere. Chaaria va avanti.
Nessuno ha negato, nell'incontro in Casa Madre, che I problemi economici ci sono, ma si imposteranno strategie per incrementare e migliorare ulteriormente le nostre attivita' di raccolta fondi. Certamente la Provvidenza non ci lascera' affondare.
Il futuro rimane un'incognita, e molti sono preoccupati di che cosa succedera' a Chaaria quando io non ce la faro' piu'.
Tutti pero' sono concordi sul fatto che non si puo' chiudere oggi per la paura di non poter portare avanti il servizio domani.
Il futuro e' nelle mani di Dio. Lui sapra' cosa fare di Chaaria quando io saro' incapace di continuare o troppo vecchio.
Nelle nostre mani abbiamo il presente, ed e' nel presente che ci vogliamo impegnare con totale dedizione.
Sono stato commosso e toccato dall'affetto e dal sostegno manifestatimi da molti Fratelli che lavorano in Italia ed in Ecuador. Mi sono sentito incoraggiato e sostenuto.
Lavoreremo al massimo. Ci doneremo completamente. 

venerdì 18 maggio 2018

Grazie ai volontari

Oltre alle 1000 ragioni per cui devo ringraziare I volontari che vengono a Chaaria ad aiutarci, oggi voglio sottolineare coloro che desiderano collaborare alle lezioni che si tengono ogni giovedi'.
La formazione permanente per il personale ospedaliero di Chaaria e' una costante che dura ormai da circa 20 anni.
Quasi sempre sono io a presentare le lezioni.
Per anni mi sono avvalso della preziosa collaborazione della dottoressa Nadia Chiapello, che dall'Italia mi preparava bellissime presentazioni power point, alleggerendomi cosi' la fatica.
Ora Nadia e' un po' impegnata e le lezioni sovente le devo preparare io, oltre che presentarle.
Si tratta di un impegno notevole, sovente portato avanti in ore difficili della sera o della notte.
Avere dei volontari che desiderano aiutarmi anche in questo aspetto, preparando e presentando lezioni per il giovedi', e' davvero un grande dono per me.
Vado a letto prima.
Imparo cose nuove mentre sto seduto tranquillamente come un discente e non ho lo stress di presentare.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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