Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 3 marzo 2015

Lettera di Cristiano

Caro fratel Beppe,
Siamo  tornati a casa questa mattina.
Vorrei ringraziarti tanto per l'opportunità che ci hai dato.
Te lo possono raccontare, ma fino a che non lo vivi non ti rendi conto di cosa voglia dire stare in un posto come Chaaria.
Non sono venuto con l'idea di cambiare il mondo, so che la mia esperienza é ancora minima e avevo paura di essere più di impiccio che utile. 
Però sentivo che poteva essere il momento giusto per iniziare a conoscere il cuore dell'Africa. 
Da voi ho potuto vedere come si  fa, concretamente, a migliorare la salute delle persone in una realtà totalmente diversa alla nostra. Ho imparato quanto importante sia la possibilità di potersi curare, che noi spesso diamo per scontata. Ho visto che con poche risorse si può fare tanto; con forse un decimo delle risorse che abbiamo a casa tu e gli altri lavoratori del Chaaria Hospital riuscite a visitare e curare un numero enorme di pazienti.

lunedì 2 marzo 2015

Addome acuto di domenica

Il paziente arriva subito dopo la messa. 
Urla di dolori addominali ed è piegato in due dal male. 
Non puoi sfiorargli l’addome senza procurargli una sofferenza lancinante. Dice che la sintomatologia è iniziata la notte precedente, ma che da tre giorni non andava di corpo.
L’ecografia dimostra una modesta raccolta di fluido, soprattutto nel Douglas, con una gruppo di anse dilatate e prive di peristalsi in fossa iliaca destra.
L’emocromo indica la presenza di leucocitosi e ci sprona ad entrare subito in sala.
Appena inciso l’addome, ci rendiamo conto di una banda di aderenza che dall’ombelico si dirige verso il peritoneo posteriore. Essa fa da perno attorno al quale si è formato un volvolo: purtroppo quello che ci si presenta è un gomitolo di anse di color granata e completamente necrotiche.
Tagliamo immediatamente l’aderenza e cerchiamo di fare degli impacchi di fisiologica tiepida sull’intestino necrotizzato, nella vaga speranza di poterlo rianimare: purtroppo non ci sono segni di ripresa e bisogna procedere alla resezione.

domenica 1 marzo 2015

Lettera di Veronica

Ciao Beppe!
Siamo arrivati sani e salvi a casa.
Grazie mille per l'opportunità che ci hai dato…come sempre si torna a casa più arricchiti!
L'aiuto che possiamo dare noi è veramente poco, ma forse qualcosina siamo riusciti a fare.
La morte di Stella (la bambina con la meningo-encefalite) è stata davvero una botta per me!
Nella mia brevissima esperienza a Chaaria ho visto dei pazienti morire anche prima, ma non avevo mai partecipato alla rianimazione cardio-polmonare…
Sentirsi dire "basta, fermiamoci perché ormai è troppo tardi e non possiamo più far nulla" è stata una mazzata!
Non so davvero quanta forza tu possa avere per assistere a tante di queste morti!
Ti ammiro davvero tanto!
Un abbraccio, a presto

Veronica
(DOTTORESSA VOLONTARIA VENUTA A CHAARIA TRAMITE LA PARROCCHIA ST FRANCIS DI MITUNGUU. KENYA)


venerdì 27 febbraio 2015

Entrati nella nuova maternita’

In giornata siamo finalmente entrati nella nuova maternità.
Abbiamo spostato tutto il materiale dalla vecchia alla nuova sala parto; abbiamo trasferito il nido con le incubatrici nella nuova sede, e quindi abbiamo trasferito le mamme già ricoverate.
Le pazienti cesarizzate degli ultimi due giorni continuano il loro decorso nella vecchia stanza di degenza, mentre i nuovi casi sono già stati tutti ricoverati nella nuova struttura che appare bella ed accogliente.
Il primo parto nella nuova sala parto è stato quello di una femminuccia, mentre il primo cesareo ha dato la vita ad un maschietto.
Le incubatrici sono già tutte piene di bimbi pretermine, e la maternità funziona a pieno regime.
Naturalmente ci stiamo ancora organizzando e ci vorrà un po’ di tempo prima di poter dire che tutto funzionerà alla perfezione, ma siamo onestamente molto contenti del nuovo traguardo che abbiamo finalmente raggiunto.
E’ con cuore pieno di riconoscenza che esprimo il nostro ringraziamento alle associazioni che ci hanno sponsorizzato nelle spese di costruzioni e di acquisto del materiale: ringrazio l’Associazione For-a-Smile, l’Associazione Volontari Mission Cottolengo e tanti innumerevoli donatori che hanno contribuito alla realizzazione della nuova costruzione e sono rimasti nel segreto. 

giovedì 26 febbraio 2015

Barry from Canada

He has been with us for the last 2 weeks. It has been an extremely good time, in which we have worked together and we have shared opinions, ways of proceeding in surgery and also human and spiritual ideals.
I think that Barry is a wonderful person and an amazing surgeon: first of all I can say that he is very humble and he has created a very conducive environment in which everybody was feeling welcome and was happy to work with him. 
I have strongly admired his patience in teaching to the young volunteers and to our staff; I have never seen him upset, hot tempered or gloomy: he was always absolutely sweet and completely dedicated and available to help everybody.
Barry is also an extremely skilled surgeon and he has taught me a lot, above all in the field of thyroid surgery. I have felt accepted and always warmly encouraged in theater. I have never felt shy because Barry really appreciated my collaboration.
It is my hope that in future we may still meet here in Chaaria and work together for the good of the people and of the poor. 
I take this opportunity to thank also Mary, his wife, who has worked few days in Chaaria as a nurse, and later has joined the Canadian mission in Mikinduri for the home based care in different villages.

mercoledì 25 febbraio 2015

A surprising diagnosis

NN is an 18-year-old female patient who complained of abdominal distension for the last 2 years. She had been followed up in another facility and she had a CT scan of the abdomen done.
The report was as follows: COMPLEX MESENTERIC CYST, or COMPLEX LEFT LIVER  LOBE  CYST, or DERMOID  CYST.
In spite of the radiological report, she was never given any treatment option. She was just referred from one hospital to the other.
She came to Chaaria for opinion.
I have therefore repeated an abdominal U/S and, at the epigastrium- mesogastrium, I have noticed a cystic mass with some solid parts in the lower pole. The cyst was actually very big and measuring about 20 cm diameter. Because most of it contained clear liquid, I was convinced it could have been benign. At U/S I have also noticed a semi-solid mass at the left ovarian site, which I have classified as tubo-ovarian mass, probably unrelated to the big abdominal cyst.

martedì 24 febbraio 2015

Lettera di Cristina

Carissimo Beppe,
sto iniziando a riprendere la mia vita cagliaritana solo oggi. Ma io mi conosco, e so bene che Chaaria ha creato in me un grosso tumulto; da una vita desideravo dedicarmi agli altri senza "rendere conto a nessuno", senza preoccuparmi degli impegni familiari, della mia famiglia d'origine, del cellulare piuttosto che del tempo e degli impegni mondani... 
E Chaaria mi ha regalato questo grande sogno! Tornare in Italia, con tutti gli impegni che comporta, mi ha improvvisamente fatto ripiombare nella mia realtà del quotidiano e non è stato facile.
Ho decantato per diversi giorni, somatizzando qua e là i vari fastidi, e ad oggi mi sento pronta per raccontarti la mia Chaaria...
Sono partita da Cagliari con tante paure, perplessità, senso di inadeguatezza spirituale e professionale, ho affrontato il viaggio promettendo a me stessa di tenere duro nonostante tutto e tutti, ma mai avrei immaginato di conquistare in poco tempo un senso di pace e di sentirmi profondamente nel posto giusto al momento giusto.
Certo la prima sera è stata dura, dopo la chiacchierata con te in cui mi indicavi alcune difficoltà, mi sono racchiusa dentro la zanzariera e ho pianto tanto, con mille insicurezze che sono venute a galla, maturando però l'ideale per il quale ero venuta sin lì: dare una mano e non creare problemi.
Ho iniziato così a sentirmi parte del sistema, avevo gli sguardi dei pazienti, il coraggio infuso da Laura e Luciano, i sorrisi dei bambini e la complicità crescente dei miei super colleghi anestesisti.
Voglio spendere due parole su Jesse e Mbabu: come ironicamente li chiamavo in sala sono stati realmente i miei "boss". 

lunedì 23 febbraio 2015

La morte

Veder morire una persona per cui ti sei impegnato tantissimo e’ sempre una sconfitta gravissima per un medico. Se poi questo malato era giovane e lascia dietro di se’ una piccola creatura orfana ed un consorte affranto, il senso di fallimento diventa doloroso e frammischiato a innumerevoli sensi di colpa: “ho fatto veramente tutto quello che potevo? Dove ho possibilmente sbagliato?”
A questo si aggiunge l’angoscia di dover affrontare i parenti: la paura di non saper far fronte alle loro emozioni; il timore che, in un momento di rabbia, ti accusino anche di cose che non hai fatto.
La profonda depressione che segue la morte di un malato affidato alle tue cure non e’ un segno di “delirio di onnipotenza”: lo sappiamo tutti che in medicina ci sono battaglie perse in partenza, ed altre che hanno alte percentuali di sconfitta. 
Ci rendiamo conto che ogni procedura da noi eseguita ha delle percentuali di mortalita’ che sono ormai conosciute in tutto il mondo e documentate in letteratura. Ma quando quel “per cento” riguarda te e la persona per la cui sopravvivenza stavi lottando, le cose cambiano. Il mondo sembra crollarti addosso. 
A volte fa capolino la tentazione di bloccarsi: “non faro’ mai piu’ quella cosa”. Il tuo cuore lo sa che si tratta di una reazione psicologica infondata e pericolosa... dentro di te senti che sarebbe uno sbaglio buttare nel cestino la patente dopo un incidente stradale... ma la tentazione e’ forte.
Bisogna davvero metterci molta forza di volonta’, per fare una analisi oggettiva di tutto il piano terapeutico ed eventualmente correggere delle possibili lacune nei protocolli dell’ospedale... ma soprattutto occorre farsi forza e continuare a lavorare, perche’ ritirarsi nelle fobie, priverebbe molti altri malati di servizi necessari alla loro sopravvivenza.

domenica 22 febbraio 2015

Il sorriso di Ken

Con questo breve scritto intendiamo ringraziare di cuore gli amici dell'associazione "Binario per l'Africa" che anche quest'anno ci hanno sostenuto economicamente per il giovane Ken Mwenda, di Mikinduri, ora ormai membro della famiglia dei Buoni Figli da vari anni.
Nel 2014 Ken è stato sempre bene e non ha mai avuto alcun problema di salute.
Lo vediamo spesso con espressione solare e con viso sorridente come nella foto di oggi, e questo ci riempie il cuore di gioia, perchè è evidente che Ken è un ragazzo molto sensibile anche se non riesce a parlare: se non fosse contento, o se stesse male anche fisicamente,
glielo si leggerebbe in faccia.
La serenità del suo volto sono per noi una grandissima ricompensa ed un incoraggiamento a continuare nel nostro servizio verso tutti i ragazzi del centro.
Agli amici di "Binario per l'Africa" rinnoviamo la nostra riconoscenza e li invitiamo a venire a trovare Ken nel prossimo viaggio che essi pianificheranno qui in Kenya.
Che Dio vi benedica. Accettate il dono della nostra povera ma sincera preghiera per ognuno di voi.

Fr Beppe Gaido e Fr Giancarlo Chiesa


sabato 21 febbraio 2015

Testimonianza di Fratel Giancarlo



Fratel Giancarlo, economo del Chaaria Mission Hospital ci racconta la realtà dell'ospedale in Kenya, fra le difficoltà di far quadrare i conti e riuscire a mantenere la qualità del servizio offerto.



Testimonianza di Suor Giovanna e la Comunità di Tuuru



venerdì 20 febbraio 2015

La comunicazione personale

Carissimi medici e volontari, che vi preparare a venire a Chaaria, mentre vi ringrazio anticipatamente per aver deciso di spendere un periodo della vostra vita per lavorare con noi, oso chiedervi (se fosse possibile) che ci conoscessimo un po’ di piu’... prima del vostro arrivo, e non solo nell’istante in cui mettete piede a Chaaria.
Se infatti rimanete fino all’ultimo soltanto dei nomi, con associato un orario di arrivo a Nairobi, una compagnia di volo, ed un titolo professionale, puo’ risultare difficile ingranare velocemente con un lavoro efficiente e ricco di soddisfazioni, al vostro arrivo a Chaaria.
Vi faccio alcuni esempi:
Se io sono al corrente che arrivera’ uno specializzando in Medicina Interna, e con lui/lei non ho mai dialogato, a parte il normale lavorio di conoscenza reciproca che per noi si ripete ogni mese, io faro’ scattare in me anche l’opinione che il suo habitat naturale sara’ con i malati gravi del reparto di medicina. Non pensero’ infatti di offrirgli l’ambulatorio, troppo complesso sia per motivi linguistici che per ragioni culturali. 
E neppure mi passera’ per l’anticamera del cervello che lui/lei possa essere per esempio in grado di fare ecografie.
Magari questo puo’ creare in lui/lei delle frustrazioni: forse lui/lei vuol fare eco e vuol visitare i malati ambulatoriali! Io pero’ questo non lo posso sapere, se nessuno me lo dice: io guardo normalmente ai bisogni di Chaaria, e vedo che il reparto e’ l’ambito in cui il medico italiano puo’ fare di piu’ (oltre che essere il settore piu’ bisognoso).
Mi ci vogliono normalmente circa due settimane per cominciare ad avere il sentore che quel dottore ha delle problematiche e non si trova completamente a suo agio in quella situazione, e vorrebbe magari fare altro. 

giovedì 19 febbraio 2015

Formazione agli infermieri delle altre missioni cottolenghine

Domenica scorsa abbiamo incominciato nuovamente i nostri incontri mensili di formazione per gli infermieri ed i clinical officers che operano nelle missioni di Gatunga e Mukothima.
E' una tradizione iniziata molti anni fa, che però ha conosciuto alti e bassi, a causa soprattutto delle difficoltà logistiche legate all'organizzazione di un evento che obbliga gli infermieri a sacrificare una domenica al mese.
Da più di un anno eravamo fermi, non per mancanza di disponibilità da parte mia, ma per problemi organizzativi nelle missioni sopra citate.
Per il passato partecipava alla formazione anche Tuuru, che però al momento sembra non essere intenzionato a riprendere le frequenze a causa soprattutto della distanza.
Personalmente penso che sia un impegno molto importante che può aiutare tantissimo nell'aggiornamento di quel personale, che, trovandosi in aree assai remote, fa fatica a trovare occasioni per formarsi ed crescere professionalmente.
Speriamo che Tuuru ci ripensi e riprenda a venire; inoltre ci auguriamo che almeno le due missioni del Tharaka possano perseverare nell'impegno ed aumentare il numero di partecipanti: sicuramente tale impegno riverbererà positivamente sulla qualità del servizio da loro offerto ai pazienti...inoltre, siccome anche per me si tratta di un sacrificio considerevole, mi farebbe piacere che la classe fosse un po' più gremita di studenti.

mercoledì 18 febbraio 2015

Dilemmi infermieristici

1) Sono qui a Chaaria e lavoro tutto il giorno, nel senso che faccio andare le mani, faccio medicazioni, cambio posizione ai pazienti allettati, ma poi vedo anche che questo lavoro potrebbero farlo gli infermieri locali e che, se li faccio io, loro stanno seduti a chiacchierare. Fatico a capire quale sia il mio ruolo e la mia reale utilità a Chaaria.
A Chaaria si viene prima di tutto per i malati, e certo il tuo ruolo e la tua utilità stanno nelle cose che hai fatto con amore per i pazienti che avevano bisogno di te. 
A Chaaria si viene per le persone povere ed ammalate, ed è per loro che ci sacrifichiamo: la tua utilità sta nel fatto che le medicazioni siano pulite e regolarmente cambiate, che i pazienti con piaghe da decubito abbiano un cambio di posizione ogni due ore, ecc. 
A Chaaria è ovvio che abbiamo uno staff infermieristico completo, abituato a lavorare in assenza di un volontario italiano (per altro gli infermieri volontari sono piuttosto rari), ed è quindi chiaro che sentano la tua presenza come un over-staff e che tendano istintivamente a scaricarti i lavori ed a schivare la fatica: tutto il mondo è paese da questo punto di vista...ma se tu li chiami e chiedi loro di collaborare con te e di aiutarti (soprattutto se lo fai con umiltà e dolcezza) sono sicuro che verranno prontamente a darti una mano. 
La tua utilità per Chaaria sta proprio nel fatto che il tuo entusiasmo di volontaria certamente può colmare innegabili lacune nel nostro nursing di base: in questo periodo hai fatto crescere il livello di qualità dei servizi offerti ai nostri malati...è ciò è encomiabile e certamente utilissimo. 
Non è stato inutile, anzi utilissimo, soprattutto per i malati che hanno beneficiato dei tuoi servizi.

martedì 17 febbraio 2015

Per sopraggiunti limiti di età

Fin da prima di venire a Chaaria quest’anno, il Dr Luciano Cossu sapeva che sarebbe stata la sua ultima esperienza: lo sapeva perchè si sente ormai stanco, perchè gli pare di aver perso un po’ di manualità chirurgica dopo essere andato in pensione, perchè ha qualche acciacco di salute e fondamentalmente perchè alla sua età vuole godersi un po’ di pensione.
E’ venuto a Chaaria quest’anno con il desiderio specifico di salutare tutti in modo adeguato e di rinnovare la sua stima per lo staff con cui tante volte ha collaborato in sala operatoria negli ultimi anni.
Secondo le sue stesse parole, a Chaaria ci sono persone “degne”, ed è per questo che stasera ha voluto organizzare una cena di addio con il personale della sala operatoria, in modo da esprimere a tutti apprezzamento, riconoscenza ed anche nostalgia.
A Chaaria non abbiamo un ristorante e la cena è stata organizzata a casa di Judith (la matron dell’ospedale) che ci ha gentilmente ospitati; i deliziosi piatti sono stati cucinati dalle ragazze della sala operatoria. Le poverine hanno iniziato a cucinare dopo le 6.30, ora in cui è finito l’ultimo intervento.
Il Dr Cossu ci ha detto ufficialmente che non verrà più a Chaaria, ma continuerà ad aiutarci dalla Sardegna in tutti i modi che gli saranno possibili.
E’ stata una serata molto bella e familiare, seppur venata da un velo di tristezza...come sempre capita nei momenti di addio. 

lunedì 16 febbraio 2015

Lettera di Laura

Carissimi Giancarlo e Beppe,
vorrei ringraziarvi per l'accoglienza che come sempre riservate a noi volontari che veniamo in servizio a Chaaria .
Benché io venga come vostra ospite solo da 2012, ho visto nel corso degli anni cambiamenti sempre più veloci e degli standard sempre più elevati in moltissimi aspetti della missione.
Negli ultimi due anni ho avuto la fortuna e il privilegio di poter venire due volte all'anno e ho potuto notare dei grandi cambiamenti anche a distanza di soli sei mesi.
Sono migliorati moltissimo gli alloggi soprattutto per quanto riguarda l'aspetto connesso alla presenza dell'acqua calda che, grazie ai nuovi sistemi di erogazione presenti nelle docce, garantiscono la presenza costante dell'acqua calda. Certo qualche disagio era assolutamente sopportabile, anche se è altrettanto innegabile che poter contare costantemente sulla presenza dell'acqua calda offre certamente i suoi benefici.
Mi sono davvero emozionata a vedere in reparto la presenza dei nuovi carrelli per la terapia e l'entusiasmo dei vostri infermieri che apprezzano certamente la nuova possibilità di distribuzione e somministrazione della terapia.

domenica 15 febbraio 2015

Imparare poco alla volta, pole pole

Quanti Volontari sono passati a Chaaria?? Molti sono tornati, molti no, ma tutti hanno incontrato, ognuno a suo modo, l’Africa.
Sono stati tutti colpiti dai colori, il rosso della terra, i diversi verdi della vegetazione, dagli odori gradevoli e non, dalla gente, ma soprattutto dai bambini: non c’è volontario che interrogato su l’emozione più forte provata non risponda “gli occhi dei bambini”.
In effetti è particolarmente vero nel Meru: la gente è bella, uomini e donne , ma i bambini rubano lo sguardo: allegri con occhi di ossidiana e denti di perla, timidi e curiosi spesso intimiditi dai bianchi.
Poi i Volontari vedono  che sono tanti, tantissimi, spesso vestiti sommariamente, con abiti stracciati, scarpe malconce o piedi nudi. 
Vengono a sapere che l’abbandono scolastico è  elevato, perché le famiglie non hanno i soldi per la scuola e quindi questi ragazzini avranno un limitato futuro. Ed ecco che scatta la  sindrome dell’Europeo.
Tempo fa un Volontario, tornando da una gita al Samburu Park, mi raccontò di aver  visto, durante il viaggio, giovanissimi pastori che governavano magro bestiame e mi chiese: perché fanno tanti figli, non potranno mandarli a scuola, resteranno ignoranti e poveri, che senso ha?
Risposi che nelle tribù di pastori nomadi nel nord del Kenya, che tutti confondono con i Masai,  le donne sono convinte di avere già tutti i figli in pancia e di dover solo farli nascere per offrirli al marito: è una credenza assolutamente  poetica, ricca del dono della Provvidenza.

sabato 14 febbraio 2015

Four months in Chaaria

Ania and Michal have today left Chaaria to spend a day in Nairobi before flying back to Poland, after a long time of service in Chaaria.

They have continued the nice tradition of the Polish volunteers of staying with us for long periods of time: actually four months are long enough to become used to our environment, to collaborate positively with our staff, to understand our way of working and to be really useful for the hospital.
Ania has been allocated as a doctor in the female medical ward and in maternity: I know she would like to become a gynecologist and I am sure that our staff members have been very good at teaching her a lot.
Michal has more interest in cardiology and he has concentrated more on the medical ward, where he has been practicing mainly in the male side. He has also collaborated in surgical procedures, above all for the traditional circumcisions.
They have been very faithful to our Thursday classes and I believe they have gained a lot of experience in Chaaria.

venerdì 13 febbraio 2015

The county minister for health in Chaaria Mission Hospital

We are sincerely grateful to our County Health Minister, Dr William M. Muraah, who has today visited our hospital in Chaaria.
It has been a wonderful moment of sharing in which we have really enjoyed the positive remarks, the encouragements and the pledges for help from the County Government.
Dr Muraah has visited every single department of the hospital and of the Center and he has expressed gratitude and appreciation for our services to the local population.
For us it has been very encouraging to feel that we are part of the big network of services of Meru County, and that the Government supports us.
We thank our Minister for help for the long time he has dedicated to our mission today. We actually appreciate also the fact that he has given us a strong moral support for our job amongst the mentally disabled.
We extend our heartfelt gratitude to our County Rep. Honorable Julius Mbijiwe who has escorted Dr Muraah today in his visit to our hospital.

giovedì 12 febbraio 2015

Joy

E' stata una delle prime orfane accolte a Chaaria nel nostro piccolo orfanotrofio.
Era il 2001, ed allora degli orfani si occupava Sr Oliva.
La sua mamma era morta di parto in un altro ospedale, ed il papà non era in grado di prendersi cura di lei. Ci aveva quindi chiesto di tenergliela per almeno un anno, finchè lui fosse riuscito a risposarsi ed a riorganizzare la sua vita.
Siccome quella famiglia era di Chaaria, per noi non era stato difficile fare indagini e comprendere che davvero quel papà era in condizioni disagiate: epilettico fin dall'infanzia, non aveva mai trovato un lavoro. Era un piccolo agricoltore e vendeva galline a Meru: "spesso però quando porto il pollame al mercato con la bicicletta, mi prende una crisi e cado privo di sensi. Quando rinvengo mi rendo conto che bicicletta, galline e portafoglio se ne sono andati", mi raccontava sconsolato un giorno.
Joy era rimasta nel nostro orfanotrofio per un anno e mezzo ed era la preferita di Sr Oliva.
Quando alla fine il papà la rivolle a casa, andammo ad accompagnarla in delegazione, insieme a Sr Oliva ed alle signore che si erano prese cura di lei in orfanotrofio. Trovammo una piccola casetta di legno, ma pensammo che il calore della famiglia sarebbe comunque stato la cosa più importante, capace di sopperire anche a tutte le privazioni che probabilmente Joy avrebbe dovuto sopportare dopo la dimissione.
Da allora il nostro ospedale ha sempre fornito terapie gratuite per l'epilessia al papà.

Abbreviazioni utili per i volontari che si recano a Chaaria






mercoledì 11 febbraio 2015

Nkirote

Oggi è venuta all’ospedale per un attacco di malaria. Non la vedevo da molto tempo e mi ha fatto molto piacere incontrarla di nuovo.
“Quanto tempo è passato! Come te la passi?”
Nkirote è sorridente come sempre e mi dice che va tutto bene e che non ha problemi.
“Come va con la tua famiglia? Tutto bene con tuo marito?”
“Purtroppo sono sola da parecchio tempo. Mio marito se ne è andato e non so neppure dove sia”.
“Come te la passi? Come sopravvivi? Vivi ancora in quella capanna dove ti avevo riaccompagnata dopo il ricovero in ospedale?”
“Sì, la casa è ancora quella, ma ora ho affittato un piccolo chioschetto qui a Chaaria, non lontano dall’ospedale: vendo cibo, bibite e poche altre cose soprattutto ai tuoi pazienti ambulatoriali ed ai loro parenti. La gente viene abbastanza e non ho davvero nulla di cui lamentarmi perchè ho cibo a sufficienza.”
Nkirote è vestita abbastanza male e pure questo mi dice che non deve navigare nell’oro. Certamente per lei mettere qualcosa sul tavolo tutti i giorni non deve essere per niente facile. Ma quello che mi commuove è che Nkirote sorride sempre e dice di non aver problemi... è sempre stata così, sin da quando la conobbi la prima volta.
L’avevo seguita molti anni fa per un problema di infertilità.

martedì 10 febbraio 2015

Eunice: una donna ed una mamma

Carissimi amici,
Tante sono le figure femminili che mi hanno profondamente colpito negli anni della mia presenza qui a Chaaria. La donna africana è come un monumento di pazienza, di laboriosità e di fedeltà di cui non puoi che essere profondamente impressionato.
Spesso, guardandomi intorno, quasi mi vergogno di essere un uomo, considerando lo stile di vita medio del cosiddetto “sesso forte”.
Desidero presentarvi una storia che mi ha molto aiutato ed incoraggiato. Tale vicenda non riassume certamente la complessità di una realtà in cui il vero pilastro della società è la donna, ma dà qualche idea di fondo sul valore e sull’operato delle “mamme”, che sono quelle che si alzano al mattino prima di tutti, vanno a mungere la mucca quando è ancora buio, preparano la colazione per il marito ed i figli ancora addormentati, accompagnano i bambini a scuola e vanno nei campi con la “panga” a fare tutti i lavori necessari, tornano  a casa la sera a lavare la biancheria e preparano la cena al marito e ai piccoli.
Sono stato profondamente colpito da Eunice, una donna forte sotto molti punti di vista. La conosco da molti anni. 
E’ stata una delle prime donne a partorire a Chaaria: era il 1998 ed io ero qui da poco. Siccome lei era (ed è!) un’ infermiera del nostro staff, ho fatto di tutto per dirle di andare a partorire a Nkubu, dove avrebbe trovato una sala operatoria, una sala parto attrezzata e personale con una lunga esperienza. 

Giornata di formazione a Torino

TORINO : SABATO 28 febbraio - DOMENICA 1 marzo 2015

- Piccola Casa della Divina Provvidenza, Via Cottolengo 14 - 

PROGRAMMA DI FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO OBBLIGATORIO PER iL SERVIZIO NEI CENTRI MISSIONARI DI CHAARIA (KENYA) E TACHINA (ECUADOR)

Direzione corsi: D.ssa M. CARELLO - D.ssa ML. FERRANDO
Orario generale: Mattino 08.30 /12.00 - Pomeriggio 13.30 / 17.30 

SABATO MATTINO - Parte Generale -

Sezione AFRICA – Sezione ECUADOR

08.30 Registrazione firma frequenza

08.30 - 11.30 Presentazione della Piccola Casa L.Marchisio

Presentazione Missione Tachina B. Castellino

Presentazione Missione Chaaria ML. Ferrando 

11.30 - 12.00 Servizio Buoni Figli G. Gavello/L.Melchio


lunedì 9 febbraio 2015

Suora Madre a Chaaria

Nell’ambito della sua visita canonica alle comunità delle suore in Africa, la Madre Generale Sr Giovanna Massé è passata anche da Chaaria tra sabato pomeriggio e lunedì mattina.
Con la Madre erano presenti anche la consigliera generale Sr Loredana, la superiora delegata Sr Francesca Moiana, le sorelle Sr Liviana e sr Elisa.
La visita della Madre è stata molto fraterna e cordiale. 
A lei abbiamo cercato di offrire la massima accoglienza. Bellissima è stata la cena di sabato sera in cui Fratelli e suore hanno condiviso il pasto in fraternità.
E’ stata una gioia per Suora Madre visitare la nuova maternità e vedere che l’avevamo dedicata a Sr Oliva, sempre presente nei nostri cuore e grande modello di vita religiosa per tutti noi.
Sebbene il tempo sia stato poco, sr Elisa (medico internista) ha potuto fare un po’ di esperienza con noi sia in sala operatoria che in reparto, mentre sr Liviana (educatrice specializzata) è rimasta entusiasta della mole di servizio che portiamo avanti e dei grandi passi avanti fatti negli ultimi due anni (era infatti stata a Chaaria già nel 2013).

domenica 8 febbraio 2015

Una tragedia familiare

Sono le 22 ed è sabato sera; il giro è breve in quanto dobbiamo solamente pensare a sistemare alcune glicemie. 
Spero di andare a letto un po’ presto perché ieri è stato molto pesante con due cesarei ed un raschiamento dopo cena.
Ed invece, quando già abbiamo salutato le infermiere del turno di notte, sentiamo del trambusto nella sala d’attesa. Ci affacciamo perché sappiamo che è inutile tentare di svignarcela... tanto poi ci chiamerebbero lo stesso. Vediamo arrivare la barella trainata dai nostri “watchmen”: su di essa scorgiamo un giovane tutto coperto di sangue. I parenti hanno una lettera della polizia che dice: “assalito da una persona da lui conosciuta”.
Normalmente le dinamiche dei crimini non ci interessano più di tanto.
Per noi questo è un paziente che ha sanguinato molto e che ha bisogno di immediato soccorso. Ci mettiamo al lavoro e ci rendiamo conto che il sangue viene principalmente da una profonda ferita sulla fronte dove un’arteria fa zampillare sangue al ritmo del battito cardiaco.
Cerchiamo prima di tutto di arrestare l’emorragia, ma il compito non risulta così facile: il paziente continua a perdere sangue, e la pressione non cessa di diminuire. Il giovane diventa confuso e si dimena sulla barella. Assisterlo diventa ancora più complicato.
Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti gli infermieri notturni e di almeno uno dei “watchmen”.

sabato 7 febbraio 2015

Un articolo medico

La rivista medica "East African Medical Journal" ha accettato un nostro articolo che discute il difficile caso clinico di un ragazzo ricoverato a Chaaria con sospetto di tubercolosi vertebrale che poi è risultata essere un rarissimo tumore maligno del mediastino.
Abbiamo organizzato il nostro scritto come "case report", con lo scopo soprattutto di aiutare altri medici a non incorrere negli stessi errori diagnostici che abbiamo fatto noi.
E' stato un lavoro fatto in collaborazione con il Dr Carlo Lanza, mio carissimo amico, che da Ginevra ha corretto ed organizzato il materiale che io gli inviavo da Chaaria.
Lo scritto apparirà nel numero di gennaio 2015.
Il fatto che il nostro articolo sia stato accettato ci incoraggia a continuare con impegno anche nel lavoro di ricerca e di pubblicazione dei nostri casi clinici a Chaaria.
Abbiamo tantissimi dati che rischiano di andare perduti e di non servire a nessuno.
Se però riusciamo a scrivere ed a documentare i nostri casi più difficili, le nostre osservazioni cliniche, l'incidenza di certe patologie, allora la mole dei nostri dati clinici può diventare patrimonio di molti altri.

venerdì 6 febbraio 2015

Donne senza diritti

Ricevo in ambulatorio una paziente di etnia Rendille.
Ha i capelli rasati alla maschietto ed è tutta adorna di braccialetti e collari, come da tradizione della sua tribù.
Non riesco a visitarla da solo perchè non sa una parola di inglese o kiswahili, e devo quindi chiamare un traduttore.
Con lei entra un uomo molto più anziano che pare conoscermi perchè mi saluta come se fossimo vecchi amici. Io non lo ricordo, anche se lui insiste che è stato a lungo mio paziente.
Gli chiedo se la donna è sua moglie, ma lui dice di no; afferma invece di essere un amico del marito che è rimasto a casa.
Insisto e domando se non ci fosse la possibilità che a tradurre fosse un parente più stretto.
Lui candidamente afferma che fuori c’è il padre della donna, ma che anche lui conosce solo la lingua rendille: non ci sono quindi alternative!
Mi rassegno a fare un’ecografia pelvica per motivi di infertilità alla presenza di un estraneo.
E’ difficile per me fare le solite domande del caso alla donna, visto che a tradurre c’è una persona di sesso diverso che non ha nulla a che fare con la sua relazione coniugale.
La paziente è comunque tranquilla e rassegnata e pare che per lei tutto sia assolutamente normale: evidentemente questa è stata la sua condizione di vita sin dalla nascita!
All’ecografia risulta che la ragione dell’infertilità possa essere un grosso fibroma uterino sottomucoso che occupa completamente la cavità endometriale.

giovedì 5 febbraio 2015

L'unità di fototerapia

In questo periodo il nostro nido è sovraffollato di bimbi pretermine. Abbiamo cinque incubatrici occupate.
Spesso i bambini molto prematuri, soprattutto quando nati con peso corporeo inferiore ad 1 Kg, possono sviluppare gravi forme di ittero neonatale che può causare complicazioni molto serie, come il kernicterus e quindi la morte.
L'ittero neonatale è stato sempre molto difficile da controllare e da curare per noi, quando non avevamo possibiltà di fototerapia e dovevamo affidarci all'esposizione dei piccoli alla luce solare.
Ora però abbiamo una sorgente di luce ultravioletta annessa a ciascuna incubatrice acquistata per la nuova maternità.
Anche se il nuovo dipartimento non è ancora stato aperto, visto il grande affollamento di bimbi prematuri nel nostro nido, abbiamo
comunque messo in uso una delle nuove incubatrici.
Con la fototerapia il nostro piccolo di 900 grammi è migliorato moltissimo.
La sua bilirubina è già scesa da 15 a 5. Domani forse sospenderemo la terapia radiante. Il bimbo ha voglia di vivere e si nutre voracemente di latte che la mamma si spreme con il tiralatte e gli somministra con una siringa.

mercoledì 4 febbraio 2015

Accade spesso a Chaaria alle due di notte

Carissimi amici,
vi scrivo alle 22.35 mentre aspetto che l'infermiera prepari l'ennesimo cesareo ad un'ora non proprio comoda.
Sono a pezzi perchè l'altra notte la chiamata è arrivata alle 2 del mattino, dopo che avevamo finito in ospedale alle ore 23.
L'infermiera mi aveva detto che una donna con pregresso cesareo e gravidanza alla trentesima settimana lamentava doglie continue, febbre e vomito.
Ero sceso in ospedale per un'ecografia e mi ero purtroppo accorto che il piccolo feto era già morto.
La donna aveva una "facies peritonitica" e la palpazione addominale era quasi impossibile a causa di dolore lancinante e rigidità lignea della parete.
L'eco ha anche dimostrato una falda liquida in peritoneo... cosa che mi ha fatto subito pensare ad una rottura d'utero.
Ero molto triste in quanto, giorni prima, avevo ricoverato quella mamma per una rottura prematura delle membrane ed una mancanza di liquido amniotico: lei aveva accettato il ricovero continuando a chiedermi se il bimbo sarebbe nato pretermine o sarebbe rimasto in utero fino alla fine.
Io le avevo detto che avrei fatto del mio meglio, anche se non le potevo promettere il successo al 100%.
In effetti mi sarei aspettato un parto pretermine, nonostante le terapie... ma non una rottura d'utero a 30 settimane.

martedì 3 febbraio 2015

Un mega-intervento di 5 ore

All'ecografia sembrava un quadro di idrope della colecisti con un polipo della parete e tanta sabbia biliare.
La paziente lamentava dolore in ipocondrio destro ed in epigastrio, ma non aveva vomito ed il suo alvo era regolare. Era moderatamente itterica, ma in ecografia non c'erano segni di colestasi intraepatica, nè tantomeno di metastasi.
Una mia precedente ecografia aveva portato alla diagnosi di ittero ostruttivo da sabbia biliare ed avevo quindi sottoposto il caso alla considerazione del nuovo team chirurgico di Chaaria (Dr Cossu e dottoressa Canu). 
L'ecografia era stata ripetuta nuovamente dalla dottoressa Canu che aveva confermato l'indicazione alla colecistectomia.
Appena aperto l'addome con accesso sottocostale è apparso un quadro radicalmente diverso da quello atteso, in quanto la colecisti era attaccata ad una massa che coinvolgeva il colon trasverso, parte del duodeno ed una sezione della grande curvatura gastrica.
L'impressione è stata quella di un tumore del colon che si fosse poi esteso per contiguità alla cistifellea.
Si è iniziato con la colecistectomia (che è stata piuttosto indaginosa e difficoltosa a motivo di aderenze ed ispessimenti peritoneali). 

Testimonianza di Maria

lunedì 2 febbraio 2015

Grazia e Max

Spesso la nostra attenzione è troppo concentrata sui chirurghi che vengono ad aiutarci, e dimentichiamo le loro consorti che pur vengono a Chaaria con loro per lo stesso numero di giorni, prestando servizi molto utili per la missione, pur se forse meno appariscenti.
Oggi voglio fare amenda nei confronti di Grazia, che è sempre venuta a Chaaria con Max per gli ultimi 8 anni e che forse abbiamo dimenticato un po’ nei nostri post di ringraziamento...tutti presi come eravamo dalle grandi imprese chirurgiche portate a termine con Max.
Grazia comunque a Chaaria non è mai stata solo la “moglie del chirurgo”, ma una volontaria a tempo pieno!
Ha infatti prestato il suo servizio nel dipartimento di sterilizzazione, dove ha collaborato attivamente e positivamente con Giuliana e gli altri membri dello staff nel continuo lavoro di lavatura, disinfezione e sterilizzazione di tutti gli strumenti chirurgici, dei camici e dei teli per la sala operatoria e di tutto il materiale per la sala parto.
Grazia ha aiutato molto anche nella preparazione delle garze sterili, che noi compriamo in grandi rotoli e che bisogna prima tagliare, poi piegare e quindi sterilizzare.

Testimonianza di Giuseppe





Testimonianza di Federica

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