Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 19 ottobre 2014

Serata Villa Devoto Pangher (Cagliari)

Carissimi amici di Chaaria,
stiamo attraversando un periodo molto intenso nell'impegno per la nostra "missione" che ha visto il nostro gruppo organizzare diverse manifestazioni per la raccolta fondi destinata all'acquisto della ambulanza per Chaaria.
Oltre alla serata in discoteca, serata salsa e tango, cena africana, ieri abbiamo concluso la annuale festa a Villa Devoto alla quale partecipasti anche tu l'anno scorso.
In effetti siamo oramai arrivati alla cifra necessaria per l'acquisto della ambulanza che verrà completata dalla serata teatrale che si terrà in data 9 novembre. 
Dopo tale data, cioè fra 20 giorni, si potrà fare l'ordine d'acquisto della ambulanza.
Noi ci vedremo personalmente fra circa 3 mesi.
Un abbraccio affettuoso sia da me che da Francesca.

Dr Luciano Cara




La giornata missionaria mondiale

Oggi è la giornata missionaria mondiale, e quindi sentiamo che oggi è un po’ anche la nostra festa. E’ la festa dei missionari.
Molti spesso mi chiedono che cosa significa che sono un “Fratello”.
Tento una risposta, anche se so che sarà molto parziale.

La nostra vita si puo’ sintetizzare in una frase: noi siamo consacrati a Dio nel servizio dei piu’ poveri.
Consacrati significa “messi da parte per Lui”: ecco perche’ non ci facciamo una famiglia. Ecco perche’ possiamo essere inviati in qualunque parte del mondo: esattamente perche’ Dio nessuno ce lo puo’ togliere. Ce lo portiamo nel cuore dovunque andiamo... e ci proponiamo di vivere con Lui e per Lui.
E dove lo troviamo il Dio a cui abbiamo dedicato la vita? Certamente nella preghiera, nella Sacra Scrittura, nei Sacramenti e soprattutto nell’Eucarestia. 
Ma c’e’ un luogo sacramentale particolarmente importante per noi Fratelli del Cottolengo: i poveri. 
Essi per noi sono la presenza concreta di Dio. Stando con loro, mettendoci al loro servizio, noi possiamo stare con il nostro Signore, servirlo, e contemplarlo.
Ecco perche’ penso al Fratello Cottolenghino soprattutto come ad un contemplativo, anche se lavora come un disperato dal mattino alla sera: noi abbiamo la possibilita’ di avere Gesu’ tutto il giorno nelle nostre mani. Sta a noi decidere se dargli le briciole, o se seguire l’indicazione del Santo Cottolengo a “sacrificare la salute, ed anche la vita per Cristo che vive nei poveri e nei sofferenti”.

sabato 18 ottobre 2014

L'AIDS in un'area rurale del Kenya centrale

DIMENSIONI DEL PROBLEMA
Sebbene l’80% dei casi di AIDS si trovi nell’Africa subsahariana, l’organizzazione sanitaria di questi Paesi è spesso carente ed è andata peggiorando dai tempi dell’indipendenza dal colonialismo. La situazione è tragica perché paradossalmente là dove si trova la maggior parte dei pazienti, le terapie  non ci sono o sono al di fuori della portata della maggior parte della popolazione.
In Africa si registra ancora un continuo aumento di nuovi casi d’ infezione e per quanto riguarda il Kenya in particolare i dati forniti dalle organizzazioni governative di controllo danno delle stime di prevalenza (cioè il numero totale dei pazienti), che si aggirano sul 13% su scala nazionale, con grandi differenze tra una zona e l’altra del Paese (per esempio in certe baraccopoli intorno a Nairobi la prevalenza sembra essere di circa l’80%).
Purtroppo il distretto di Meru detiene il triste primato di essere la zona del Kenya dove il numero di nuovi casi continua a crescere più  rapidamente ( i sieropositivi erano circa il 18% nel 1998, mentre attualmente sono circa il 28%). A tutt’oggi la percentuale di letti ospedalieri occupati da malati affetti da AIDS e sindromi correlate è maggiore del 50% e si pensa che possa ancora crescere nel prossimo futuro.
L’AIDS normalmente colpisce giovani adulti che si trovano nella fascia lavorativa: tendenzialmente essi sono sposati ed hanno già dei figli.

venerdì 17 ottobre 2014

Thanks a lot Mike

Today our dear friend Mike Weimar from Malta has been with us in Chaaria and he has given us a very generous donation for the the building of the new maternity.
It is a great pleasure for me to receive such a precious gift, which is a sign of the great esteem Mike and his organization (Happy Moments Kenya) have for Chaaria and for the work we do for the sick, the disabled and the economically disadvantaged.
Mike has been our friend for very many years and he has contributed in different ways to the growth of the hospital.
He has also given us volunteers from Germany and from Malta.
In January he will escort to Chaaria a senior anesthetist from Malta, who will help us very much in the surgical procedures.
I have tried to reciprocate the gift of Mike visiting three very sick children he had presented me for opinion: I think that we will be able to help in our hospital.
Thanks a lot to Mike, to his wife Patricia and to all the people from Germany and from Malta who support us through him and his tireless activity in Kenya.

Bro Beppe Gaido


giovedì 16 ottobre 2014

Violentata

Lo stupro sempre rappresenta un momento inquietante nella vita del nostro ospedale; non importa se la vittima è una bambina od una donna adulta. 
Lo stupro è in sè raccapricciante. Ogni volta che visito e mi prendo cura di una vittima di questo crimine maschilista, mi vergogno di essere un uomo e vorrei quasi chiedere perdono io stesso a quella donna per quello che i maschi riescono a fare nella loro brutalità.
L’ultimo caso che mi è capitato tra le mani è quello di una poveretta letteralmente massacrata dal marito.
L’abbiamo ricoverata di notte in condizioni gravissime: era incosciente quando è stata portata in ospedale da dei vicini di casa. Gli accompagnatori non sapevano molto dell’accaduto: l’unica cosa che davano per certa era che era stato il marito a ridurla così.
La donna aveva multipli ematomi sulla testa ed un tremendo “occhio nero”. C’erano segni di percosse su entrambi gli zigomi ed i suoi denti incisivi erano spezzati.
Abbiamo notato una larga ferita lacero-contusa sul braccio destro, ma fortunatamente non abbiamo riscontrato frattura dell’omero. Con nostra sorpresa abbiamo poi notato che la donna non aveva la mano sinistra a causa di una pregressa amputazione: un uomo del genere, che infierisce su una donna prima di una mano, è ancora più vigliacco.

mercoledì 15 ottobre 2014

La sfortuna si accanisce sulle stesse persone

Visito Idah per un dolore addominale e noto che ha due cicatrici sulla pancia: una verticale ed un’altra orizzontale.
La faccia di quella paziente non mi suggerisce niente ma lei mi guarda con occhi amichevoli e dice di conoscermi.
Dopo i convenevoli di benvenuto le chiedo di darmi notizie delle precedenti operazioni, in modo da avere indicazioni sulla possibile genesi dei dolori addominali.
Onestamente penso che potrebbe trattarsi di aderenze intestinali post-operatorie, considerate le cicatrici che noto su quell’addome.
La risposta di Idah mi prende un po’ in contropiede, perche mi dice: “davvero non ti ricordi di me? Mi hai operato tu in entrambe le occasioni!”
Mi giustifico dicendo che per me è difficile ricordare le centinaia di malati che mi passano per le mani qui a Chaaria giorno dopo giorno.
Lei mi guarda con occhio intelligente e certamente comprende che per me è difficile rammentare: “nel 2011 sono venuta qui per un cesareo, ma purtroppo era troppo tardi e la mia situazione era già complicata una tremenda rottura d’utero. Il mio piccolo era morto nel mio grembo e tu non sei riuscito a salvare il mio utero che era ormai tutto distrutto. Ricordo che ero sveglia perchè avevi scelto l’anestesia spinale, e tra le lacrime ho acconsentito all’isterectomia. Avevo solo 27 anni e quella era la mia prima gravidanza. 

martedì 14 ottobre 2014

Community dermatology Journal

Once again this prestigious Journal has given some platform for me and for Chaaria Mission Hospital, which is now well known in many international medical circles.

The October issue of the Journal gives great attention to the problem of Mycetoma and, after a very comprehensive review by Prof Ahmed Hassan Fahal of the Mycetoma Research Centre, University of Khartoum, Sudan, it offers me a page in order to present a photo and a case report on Mycetoma from Chaaria.
The condition, commonly also called Madura Foot, is sporadic in Chaaria but not very rare; normally it only affects pastoralist patients coming from the north of the Country. It is more common in males but the photo in the article refers to a young woman of Borana tribe who was recently admitted in our hospital.
I am personally very grateful to Dr Christopher Lovell of the editorial board, whom I met in Addis Ababa and Mekelle (Ethiopia) in two occasions for dermatological conferences.
It is to Dr Chris Lovell that I present my humble case reports and in his kindness he always appreciates them much.
This short article is another step forward in our continuous effort of being always involved in some academic and research activities here in Chaaria.
Last week there was something else very nice from this point of view, because for the fifth time this year I have been called as a lecturer by the Kenya Medical Association (Meru Division): the presentation was on TB and it was very well attended by doctors.

lunedì 13 ottobre 2014

Un enorme emangioma

La povera paziente di cui vedete la mano nelle foto non poteva certo fare nulla con la destra, avendo il dito medio ridotto in quelle condizioni.
Me l'hanno presentata stamattina. Era disperata perchè nessun medico voleva tentare di togliere quella massa. Ciò che le veniva proposto era l'amputazione, ma, all'età di 30 anni, lei proprio non si sentiva di di farsi tagliare un dito.
Ho avuto molta paura perchè all'ecografia la massa mi pareva un emangioma e quindi temevo una emorragia massiva in sala.
Ciononostante ho deciso di provare, vedendo la disperazione della poveretta che aveva peregrinato di ospedale in ospedale senza trovare aiuto ed oggi era arrivata a Chaaria così motivata che addirittura era digiuna per l'intervento.
Il Signore ci ha aiutati come sempre e l'operazione è andata bene, senza grossi sanguinamenti. Ora aspettiamo l'esame istologico, ma ho buone speranze che non ci sia nulla di maligno.

fr Beppe Gaido

domenica 12 ottobre 2014

Due domande frequenti sull'ebola

1) Ci sono casi in Kenya?
La risposta è chiaramente "no", almeno fino ad oggi.

2) Che cosa sta facendo il Ministero per la Salute per prevenire che
l'Ebola entri in Kenya?
L'Ebola è una priorità assoluta per il governo, che continua a dare indicazioni per essere pronti ad una eventuale epidemia. Esiste un piano di emergenza nazionale che scatterebbe immediatamente in caso di epidemia. Ci sono meccanismi di coordinamento e piani per una risposta rapida di cui io stesso sono al corrente. 
Passeggeri ed equipaggi provenienti da Paesi affetti da Ebola sono soggetti a screening a
tutti i posti di frontiera. 
In caso di paziente sospetto c'è la possibilità di fare diagnosi virologica presso i laboratori del KEMRI e dell'Università di Nairobi.
Dovesse mai capitare un'epidemia, ci sono reparti di isolamento già predisposti sia al Kenyatta National Hospital che in altri ospedali regionali. Sono attivi corsi di preparazione per staff medico ed infermieristico (io stesso ne ho beneficiato).
Il Kenya ha inoltre 150 infettivologi distribuiti in punti chiave della Nazione.

sabato 11 ottobre 2014

Articolo dalla "Stampa" - Torino



Chaaria, Kenya, è un luogo della speranza, uno di quegli angoli di mondo dove l’ingiustizia resta fuori dalla porta. A un passo, magari, e in agguato. Ma fuori. 
A Chaarya c’è una Piccola Casa della Divina Provvidenza, una missione del Cottolengo: un ospedale con 200 posti letto, sempre pieno, un pronto soccorso che cura ogni giorno centinaia di persone che hanno fatto trecento o quattrocento chilometri per arrivarci. E una casa dove sono accolti una cinquantina di disabili intellettivi gravissimi, i «buoni figli». Sono proprio loro, gli adulti rimasti bambini, la loro spontaneità e il loro dolore, al centro della mostra del giovane fotografo polacco Radek Zdonczyk, visitabile fino a domani alla Piccola Casa di Torino in occasione della manifestazione «Mercatino di Ottobre». 

Mercatino e mostra fotografica

Da VENERDÍ 10 OTTOBRE a DOMENICA 12 OTTOBRE, come ogni anno, il cortile del COTTOLENGO ‒ ingressi da via Cottolengo 12 ‒ si anima e si colora per una TRE GIORNI DI SOLIDARIETÀ dedicata alle missioni della Piccola Casa nel Mondo.
A partire dalle 14.00 di venerdì sino alle 18.00 della domenica sarà possibile visitare il MERCATINO DELL’OTTOBRE MISSIONARIO e la MOSTRA DEL FOTOGRAFO POLACCO RADEK ZDOŃCZYK 
Per sostenere il progetto “Children in the Little House worldwide” la Piccola Casa Cottolengo ogni anno, a Ottobre, organizza una raccolta fondi per finanziare le sue missioni in Africa, America e Asia. Sono quasi 4000 i bambini assistiti ogni giorno nelle nostre strutture. In terre come Kenya, Kerala e Ecuador, segnate dall’estrema povertà, il Cottolengo offre servizi sanitari, riabilitativi, educativi e sociali a una fascia della popolazione tra le più a rischio: i più piccoli e fragili.
Ogni anno l’impegno della Piccola Casa Cottolengo, favorisce il miglioramento delle condizioni igieniche, dei servizi educativi-riabilitativi e garantisce una risposta ai bisogni di prima necessità. Perché FARE BENE, FA BENE AL CUORE.
Nel corso del weekend, all’interno del cortile principale del Cottolengo, sarà possibile girare tra le bancarelle che esporranno in vendita gli oggetti più disparati ‒ abbigliamento, biancheria, calzature, stoviglie, monili/bijoux provenienti dalle Missioni, oggetti realizzati dagli ospiti disabili e polidipendenti nel corso dei laboratori artistici, solo per citarne alcuni ‒ tutti donati alla Piccola Casa da aziende e da semplici cittadini che con la loro generosità sostengono l’operato dei religiosi, dei medici e dei volontari cottolenghini nel mondo.


venerdì 10 ottobre 2014

Ebola e Marburg

Carissimi lettori italiani,
con questo post intendo ritornare sull’argomento, già da me toccato una volta sul blog e varie volte in conversazioni private via mail. So che in Italia c’è molta preoccupazione al riguardo.
Proprio per questo ripeto che il Kenya è al momento libero da Ebola. Non ci sono casi registrati sul territorio nazionale e meccanismi di screening sono attivi ai passaggi di frontiera. I casi sospetti segnalati finora sono risultati tutti negativi.
Anche a Chaaria abbiamo avuto un episodio che aveva destato qualche timore in quanto si trattava di un uomo con emottisi morto subito dopo l’arrivo in ospedale: i test sono però stati negativi e l’autopsia ha rivelato trattarsi di polmonite severa, con edema polmonare e secrezioni ematiche dalla bocca.
Pure per quanto riguarda l’epidemia di Marburg segnalata in Uganda, il Kenya è al momento libero dal contagio: i casi di Marburg sono localizzati ad un’area circoscritta tra Kampala ed Entebbe. Il governo Ugandese (molto preparato nel caso di epidemie da febbre emorragica) ha già messo in azione tutti i meccanismi di prevenzione e di contenimento dell’epidemia stessa, compreso l’allestimento di due centri di isolamento a Kampala ed a Entebbe. Noi sanitari che operiamo in Kenya abbiamo ricevuto dalle autorità sanitarie segnalazioni di massima allerta riguardo al virus di Marburg: il primo caso ricoverato in Kenya con sospetta febbre emorragica da Marburg è già stato dimesso dopo che il test virologico è risultato negativo per due volte.


Giornata di Formazione a Torino

TORINO: SABATO 25 ottobre  - Domenica 26 ottobre 2014
Piccola Casa della Divina Provvidenza , Via Cottolengo 14   
                              
FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO OBBLIGATORIO  PER IL SERVIZIO
NEI  CENTRI MISSIONARI DI  CHAARIA (KENYA)  E  TACHINA (ECUADOR)

Direzione corsi: D.ssa M. CARELLO -  D.ssa ML. FERRANDO

Orario generale: Mattino  08.30 /12.30 - Pomeriggio  14.00/18.00    
       
SABATO MATTINO  AULA PUNTO INCONTRO  - Parte Generale

Sezione AFRICA –  Sezione ECUADOR
08.30 Registrazione  firma frequenza
08.30  - 10.00 DVD - Visita Piccola Casa              L.Marchisio   
10.00  - 10.30  Servizio Buoni Figli                       G. Gavello 
10.45  - 11.15 Organizzazione Associazione        L. Marchisio
11.15 -  11.45  Presentazione Missione Tachina B. Castellino
11.45 -  12.30 Presentazione Missione  Chaaria  ML. Ferrando                
***********************************************           

mercoledì 8 ottobre 2014

Impronte sulla neve...

Carissimi lettori,
vi comunico oggi, con immenso piacere e con grande emozione, la notizia che insieme a Fr. Beppe, ripartiremo da qui con i racconti dall’Africa, dei quali io mi farò nuovamente messaggera virtuale, attraverso questo blog.
Riprenderemo quindi ad entrare nelle vostre case e nei vostri cuori, ancora una volta in punta di piedi e senza pretesa alcuna, se non quella della semplicità di poter condividere con quanti lo vorranno, gioie e dolori, racconti e resoconti, immagini e poesie che lascino, così come fanno le impronte sulla neve fresca, un segno d’amore nelle vostre vite.
Contribuire a far questo, è per me un onore. E anche se la neve cadrà ancora e nasconderà in poco tempo quelle impronte, io sò e sono certa, che esse resteranno per sempre.

Nadia


Nota tecnica
A breve verrà reso noto il link al nuovo sito istituzionale dell’Associazione Volontari Mission Hospital - Chaaria - Kenya (Onlus).

I blog delle Missioni del Cottolengo da questo momento saranno separati: troverete quello di Chaaria (Africa) e Tachina (Ecuador), entrambi con un link reciproco presente nel menù della colonna laterale.

Il nuovo assetto mediatico

Ringrazio di cuore l’Associazione Volontari Missioni Cottolengo per aver preso la decisione di perfezionare ed ampliare la nostra presenza sul web.
E’ un grande miglioramento quello di avere un Sito Istituzionale dell’Associazione a cui saranno collegati con un “link” i blog delle varie missioni cottolenghine.
Per ora abbiamo il blog di Chaaria ed il neonato blog di Tachina, ma speriamo che anche le altre realtà e comunità possano presto aprire un loro blog.
Ciò porterà ad un ulteriore miglioramento nella comunicazione in quanto le notizie riguardanti le varie missioni saranno facilmente reperibili tramite “link” separati. Inoltre, il fatto che ogni missione abbia un suo blog faciliterà il lettore che è interessato ad una realtà pittosto che all’altra.
Ritengo molto importante anche il Sito dell’ Associazione in cui le informazioni essenziali e le notizie riguardanti il volontariato saranno accessibili a tutti.
A giugno ho vissuto un momento di stanchezza ed avevo pensato di smettere di scrivere sul blog, ma il grande affetto dei lettori, insieme alla determinazione dell’Associazione nel voler mantenere ed ampliare l’aspetto informatico della nostra comunicazione, mi hanno convinto che è importante continuare a scrivere il blog.


martedì 7 ottobre 2014

Keneth

E' un bambino di due anni di età che era stato ricoverato per vari giorni in un ospedale del Tharaka a motivo di una diarrea con muco e sangue.
In quella struttura avevano fatto diagnosi di gastroenterite e lo avevano trattato con metronidazolo, ponendo come causa probabile della malattia una infezione da ameba.
Il piccolo però non era mai migliorato e la diarrea era continuata.
Negli ultimi tre giorni era comparsa anche una distensione addominale che aveva convinto il personale di quella struttura a dimettere il paziente per mandarlo a fare una ecografia (esame non disponibile in quell'ospedale).
I sanitari avevano dato ai genitori una visita di controllo dopo due settimane.
Quel papà e quella mamma erano sì poveri, ma certamente non sprovveduti in quanto sono venuti subito a Chaaria (50 chilometri di strada molto difficile). Sono arrivati verso le 13 e sono stati visitati dai nostri clinical officers Jonah e Lillian.

Gladys


Sto lavorando in ambulatorio e mancano pochi minuti all'inizio della mastectomia in sala. Siccome so che l'intubazione della paziente e la preparazione del campo operatorio prenderanno all'incirca 15 minuti, dico a Mama-Sharon di chiamare una paziente esterna per ecografia ostetrica: l'eco ostetrica è la scelta migliore nei casi in cui hai i minuti contati, perchè normalmente la esegui, scrivi il referto, dici due parole di felicitazioni ed incoraggiamento alla mammina, e poi la rispedisci in sala parto o nella clinica prenatale dove un'ostetrica continuerà a prendersi cura di lei.
Con mia sorpresa però, la mia assistente mi informa che la donna è in carrozzina e non può camminare: io penso subito ad una gravida in avanzata fase di travaglio, magari prossima al parto.
Apro la porta dello studio ed invece mi ritrovo davanti una povera creatura gravemente handicappata sia mentalmente che fisicamente.
E' tutta storpia e contratta sulla sedia a rotelle dell'ospedale; è chiaramente microcefala, ha i capelli cortissimi, e presenta tipici caratteri somatici di ritardo intellettivo grave. E' accompagnata da una mamma anziana ed estremamente affettuosa nei suoi confronti. Appena mi vede, Gladys si mette a piangere disperata... evidentemente non ne vede tante di facce bianche dalle sue parti.

lunedì 6 ottobre 2014

Il difficile carattere di Mururu

Tutti invecchiamo, ed invecchiando peggioriamo... ed anche lui.
Con il passare degli anni, sempre piu’ diventa difficile da gestire e controllare.
Da persona calma e molto servizievole verso tutti, con la senescenza il nostro Mururu sta diventando sempre piu’ ossessivo.
La sua ossessione principale e’ quella di andare a casa.
Anni fa gli bastava andarci una volta al mese... ma ora e’ un continuo!
Lo mandi a casa oggi e ci rimane per due giorni al massimo. Torna felicissimo, ma il tempo della sua euforia si riduce con il passare dei mesi. Poche ore dopo il ritorno al Centro comincia a inventare storie inverosimili di malattie tra i suoi familiari, di incidenti gravissimi, di furti nel suo campo, in modo da commuoverti a lasciarlo partire nuovamente. Se non glielo permetti scappa e raggiunge i familiari a piedi.

I dieci comandamenti di Chaaria


1) Io sono il Signore tuo Dio, che tu hai la possibilita’ di incontrare ogni giorno nei poveri e negli ammalati che servi e per cui stai spendendo la vita. Sono presente nei pazienti piu’ difficili e piu’ puzzolenti, in quelli piu’ scortesi e difficili da accontentare. Ma ricordati che “neppure un bicchiere d’acqua dato per amore sara’ dimenticato”.

2) Non nominare il nome di Dio invano: non e’ il caso di riempirsi la bocca di tante parole sulla carita’. Sono necessari i fatti. Bisogna veramente impegnarsi notte e giorno nel Mio servizio, con una fede che diventa azione, con un impegno che dimostri nella pratica quello in cui crediamo.

3) Ricordati di santificare le feste. Pensa sempre che Io, Gesu’, continuo ad essere presente in chi soffre. Tieni dunque a mente che anche alla domenica le Mie piaghe sono da medicare, il Mio corpo sudato e’ da lavare. Rammenta che pure nei giorni di festa ho bisogno di essere imboccato perche’ sono paralizzato e non posso usare le Mie mani, o portato ai servizi perche’ sono in carrozzella. E poi tieni conto di una cosa: se anche stai pregando, ed un servizio ungente di carita’ ti chiede di andare ad assistere qualcuno veramente in difficolta’, non temere neanche per un minuto... corri subito e pensa che “non e’ lasciare Dio, quando lo si lascia per incontrarlo nuovamente nelle membra di un bisognoso”.

HIV guidelines - June 2014


HIV TESTING AND COUNSELLING. 


Knowledge of HIV status is the entry point to HIV care treatment and prevention services. Providers should seek every opportunity to offer HIV testing and prevention messages to all clients irrespective of their reasons to visit the health facility.

For those who test HIV negative, retesting should be done after three months; thereafter all the people retesting negative for HIV should be done annually for the general population and quarterly for the key population: long distance drivers, commercial sex workers,discordant couples, homosexuals, etc

The recommendation for HIV testing and counseling (HTC) for different populations involves

Douglas


Douglas proveniva da un’altra struttura dove era stato ricoverato per vari giorni con una vaga diagnosi di stitichezza, e dove gli avevano fatto ben poco. Era stata la madre a richiedere la dimissione per tentare il viaggio della speranza a Chaaria. Lo abbiamo ricoverato oggi pomeriggio con un’ importante distensione addominale. Douglas ha sette anni ma non ne dimostra più di 5 (la foto non è sua ma di un bimbo che un po’ gli assomiglia).

L’ecografia dell’addome fatta d’urgenza in ambulatorio ha dimostrato delle immagini suggestive di anse intestinali dilatate ed aggrovigliate.
Ho chiesto alla mamma se il bimbo andasse di corpo, e lei mi ha detto che ha avuto una sola mozione ieri dopo molti giorni di stitichezza. Inoltre da stamattina è comparso il vomito.
Douglas è molto emaciato a causa di una infezione da HIV, per cui già è seguito e sta assumendo terapia antiretrovirale. 

Sentirsi utile

“Puoi far l’anestesia al bambino. Io arrivo tra un attimo per quella cisti del collo. Faccio solo un’ecografia urgente mentre tu intubi”
Sto visitando una donna per un’eco ostetrica e sento in lontananza il suono inconfondibile di una sirena. “Speriamo che sia la polizia e non un’ambulanza”, penso tra me e me, mentre faccio scorrere la sonda sulla pancia di quella donna.

Invece il suono della sirena continua ad avvicinarsi e si arresta proprio davanti alle mie finestre. Ancora provo ad illudermi che non sia un problema chirurgico e che quindi in qualche modo io possa scaricare l’urgenza ad un clinical officer.
Termino la mia eco e fortunatamente mamma e feto stanno bene. 
In quel momento suona l’interfono e mi chiamano in sala per l’operazione, in quanto il bambino è già addormentato. 
Esco dal mio studio per andare inm sala, ma vedo la barella e lo staff dell’altro ospedale davanti alla sala parto. 

Traumatology in Chaaria


It is nowadays very common to have orthopedic operations in Chaaria, due to fractures of different bones secondary to trauma. 
The main reason why people come here is certainly related to our prices, which are extremely affordable compared to the ones of the private hospital where an orthopedic surgeon operates.
At the moment we are reasonably confident with fractures of the shaft of different bones. 
We can perform internal fixations of the wrist as well. 
We are also able to deal with a number of fractures at the elbow, although that is a part of the body still a bit difficult for us, because of the complex anatomy and the risks of injury to the radial and ulnal nerves. 
The main reason why our prices can be so affordable is the fact that all the expensive materials (screws, nails, plates, wiring and so on) are donated to us freely by the Volunteers from Sardinia (Italy). They have also bought for us all the expensive instruments necessary to perform the operations and the X-Ray machine we use in theater. 
On top of that dr Luciano Cara is the only orthopedic surgeon coming to Chaaria now, and he is also my mentor from whom I have learnt everything in the field. 

Elefanti a Chaaria

Certo, vedere gli elefanti può essere molto carino quando si è al parco nazionale, al sicuro dentro un'autovettura, ed a distanza di sicurezza.

Tutt’alra cosa è trovarsi gli elefanti in casa!

L’elefante africano è feroce, ed anche i leoni hanno paura di lui. Il vero re della savana è lui e noi il grande felino!
E’ successo nuovamente in questi giorni che un branco di quattro grossi elefanti sia uscito dalle foreste attorno a Meru alla ricerca di cibo: la siccità ha infatti reso i parchi nazionali e le foreste molto secchi ed aridi.
Sono passati da Chaaria alla ricerca di granoturco ancora nei campi, e nel loro cammino hanno attaccato un bambino che si è avvicinato troppo a loro, magari per giocare.
Ce lo hanno portato dei “buoni samaritani” che lo hanno trovato per terra nei pressi del branco. Lo abbiamo ricoverato senza conoscere neppure chi fosse ed abbiamo lanciato la ricerca dei genitori tramite la polizia.

Definire Chaaria

Non e' per niente facile dare una definizione compiuta di Chaaria, forse perche' Chaaria e' una realta' molto emotiva, ed e' difficile tradurre i sentimenti in parole scritte.

Chaaria e' una realta' sentimentale in cui percezioni opposte possono coesistere: la ami e la odi; vorresti scappare, ma non riesci a staccarti da essa. 
E comunque Chaaria e' una realta' dalle tonalita' sempre molto forti. 
Sono occhi che ti guardano imploranti, grida tremende di bambini a cui non trovi una vena o a cui stai facendo una dolorosissima medicazione per una ustione tremenda. 
Sono anche sorrisi furtivi delle mamme che hai aiutato ad avere un bambino, magari in sala operatoria. Sono lacrime di chi ha perso un parente e non se ne puo' dar pace.
Chaaria sono centinaia di volti che popolano la tua giornata; sono nomi strani ed a volte fiabeschi che non riuscirai mai a ricordare; sono odori di umano che cambiano a seconda della tribu' a cui appartiene il paziente che stai visitando.

Il nuovo sogno di Sant'Egidio per Chaaria

Coloro che conoscono il nostro ospedale sanno che l’ambulatorio per TBC ed HIV è collocato in un’angusta casetta in legno e lamiera; si tratta di una struttura per altro riciclata, in quanto in passato la stessa costruzione era adibita a mortuario.
I pazienti sono sempre più numerosi e gli ambienti stanno via via diventando stretti e non rispondenti alle esigenze del servizio.
Sempre per il servizio ai malati sieropositivi, il governo del Kenya, in partnership con quello degli USA, ci ha donato un grosso tendone che usiamo per le sessioni di counseling comunitario, per la formazione su argomenti di prevenzione e di educazione alimentare, oltre che come ambiente per i prelievi nei giorni prefissati in cui abbiamo la conta dei CD4 e la carica virale.
Il tendone è comunque anch’esso una soluzione poco soddisfacente che non protegge dalla polvere e che non garantisce la privacy.



Progetto Dream

Ringrazio di cuore la comunita' di Sant'Egidio che ci sostiene con il progetto DREAM. Da loro riceviamo farmaci, materiale di laboratorio e reagenti, personale qualificato ed anche momenti di formazione. DREAM ci permette di offrire servizi completamente gratuiti per HIV, TBC, MALNUTRIZIONE. 
Ci permette anche di andare nei villaggi per cliniche mobili e ci offre tecnologie avanzate come i Cd4 e la carica virale. 

Grazie a Gianni Guidotti, Dieter, Pietro e tutti gli altri. 

Grazie a Sant'Egidio.

Fr. Beppe

Mr. Tofi

Dice Mister Tofi: “il cortile dei Fratelli a Chaaria è di fatto mio territorio esclusivo. L’ho delimitato più volte pisciando in tutti gli angoli. Io qui ci vivo, ci prendo il sole e ci dormo, mi riposo e gioco quando ne ho voglia: insomma, qui è casa mia. Quello che mi dà fastidio è che nel mio territorio sono arrivati un sacco di gatti. Io non li ho proprio invitati, ed onestamente a me non piacciono per niente. Provo in tutti i modi a dimostrare loro che io sono il più grosso e che comando io, ma loro diventano sempre più sicuri di sè... e devo dire che del mio ringhiare se ne fregano sempre meno.

Quello che mi dà più fastidio è che mangino nella mia ciotola. Non importa che io sia sazio o meno. Il fatto è che non voglio che tocchino il mio cibo. 



Un tramonto che mi parla di Dio

Cammino lento verso la comunita’ dopo una giornata difficile.

Sono ormai le 18.30 e vengo attirato dal cielo, che si e’ fatto rosso fuoco. Ha un colore eccezionale, e mi fa pensare alla mano di Dio. Il sole e’ una palla di fuoco che sta per precipitarsi al di sotto dell’orizzonte; la natura si copre di nero e tutto pare un gioco di ombre cinesi. Gli uccelli tessitori fanno un baccano della miseria e si affannano a centinaia attorno ai loro nidi, prima del silenzio della notte.

Non so perche’, ma queste meraviglie della natura mi riportano sempre al passaggio del Mar Rosso.


Sotto la luna di Chaaria


E’ notte fonda. Sono davvero stremato. Guardo l’orologio e sono ormai le 2. Quando penso che fra 4 ore già devo alzarmi per Messa mi sento male. 
Allo stesso tempo so che non potrei dormire se andassi a letto subito perché la mia testa è troppo piena e quasi scoppia. 
Forse questo sarebbe il momento giusto per una sigaretta, ma siccome non fumo preferisco inoltrarmi un po’ verso il bananeto, lontano dalle luci al neon dell’ospedale, per contemplare un po’ il cielo stellato. 
Stanotte ci sono migliaia di stelle che brillano ancor più perché la luna sta appena sorgendo all’orizzonte ed appare come un disco enorme di color arancione.

Fr. Beppe


The flower of Papaya


The flower of Papaya is very rare to see both because the plant is very high and is why the flowers last very little.

That's why these photos are real rarity.




The good sons

In Chaaria we give shelter to 53 mentally and physically challenged inmates. Their ages range between 15 and 65 years.
Our founder, Saint Joseph Cottolengo, used to call them his “Good Sons”, in opposition to what normally people called them, that is “retarded”, “stupid”, and so on.
St Joseph Cottolengo used to say that they are our jewels and the center of the Little House. Sometimes he called them “the apple of the eye” in the Little House.
That is why we try to serve them and to honor them: our founder teaches us that in those humble creatures we can touch and assist Jesus himself.
He says that the more they are severely handicapped, the more they represent Jesus.
Most of our inmates are orphans and nearly all of them are abandoned.
It may happen that at the beginning we are in touch with the families: they promise that they will keep coming to visit the person they want us to admit, but, as soon as they obtain what they wish, and the disabled in accepted in our center, normally they disappear slowly, up to when they stop coming all together.

mercoledì 1 ottobre 2014

Cisti mediana del collo

Margaret ha 10 anni e presenta una cisti mediana del collo, appena al di sopra della fossa del giugulo. La cisti causa una tumefazione semisferica del volume di una nocciola. E' indolente, coperta da cute normale, non aderente. La cisti inoltre si innalza con la laringe nei
movimenti di deglutizione e si riduce di volume nella flessione attiva del capo.
L'ecografia ha dimostrato che non è parte della tiroide, ma si trova al di sotto di essa.
E' stata una decisione difficile per me quella di operare.
Avrei voluto mandarla altrove, ma i parenti sono poveri e non possono permettersi altri ospedali, tutti più costosi di Chaaria.
Mi sarebbe piaciuto poter aspettare un chirurgo italiano che mi aiutasse e con me dividesse la responsabilità, ma per molti mesi non ci sono chirurghi in vista nell'elenco dei volontari.
Mi sono quindi buttato, ed ho operato... con paura sì, ma anche con tranquillità. Makena davanti a me come secondo operatore è sempre una sicurezza!
 

martedì 30 settembre 2014

Verdi colline d'Africa (Chaaria, Agosto 2002)

Il sole stava scendendo lentamente. Lo guardavo rosso sopra gli alberi mentre camminavo a passo veloce con il mio amico Francis.
Avevamo fretta di arrivare in cima alla collina per un'ultima preghiera prima di ripartire per l'Italia. Il sentiero saliva, una fresca brezza faceva ondulare le erbe della savana. Era un piacere camminare liberi, dopo una giornata intensa di lavoro nel piccolo ospedale di Chaaria.
Avevamo ambedue paura delle zanzare e andavamo di premura, perché sapevamo che al tramonto esse diventano più assetate di sangue. "Muga! Mugheni! I buega! Eta buega!". La gente, che ritornava alle capanne, ci salutava sorridendo. Oramai ci conosceva, i nostri volti erano diventati familiari. Mi sentivo felice, pur avvertendo nell'animo la malinconia per la partenza del giorno dopo.
Ero giunto in Africa tre settimana prima. Una sera di giugno, senza troppo pensarci, presi il telefono, chiamai Fratel Beppe e Fratel Maurizio e chiesi di poter trascorrere le vacanze con loro. Sono amici che non vedevo da anni e avevo voglia di incontrarli. Beppe lo avevo conosciuto a Torino. Era novizio, studiava medicina e nel reparto S. Rocco mi insegnò l'arte di curare gli ammalati. Ricordo che già allora aveva la mano ferma del chirurgo, tagliava le parti morte e rivitalizzava quelle sane. E chiedeva anche a me di fare altrettanto.

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