domenica 6 luglio 2008

Il nostro piccolo asilo nido


L’idea di fare qualcosa per i bimbi orfani è stata presente in noi per qualche tempo, senza che fossimo capaci di concretizzarla realmente. L’esempio ci veniva da Rita, una volontaria permanente della Missione di Materi, la quale per anni è stata responsabile del Dispensario e della Maternità di tale Centro. Essa aveva iniziato un piccolo orfanotrofio in cui teneva i bimbi orfani la cui madre era morta durante il parto.

Era sempre una grande emozione per noi quando vedevamo questi bambini crescere sotto la protezione di Rita, negli stessi ambienti della Maternità. Provavamo ammirazione e voglia di imitare tale esempio; qualcuno ci scoraggiava dicendoci che questo sarebbe stato un compito più adatto per le suore che per i fratelli.
Poi il Signore ci mandò Camilla Mukomwenda, che morì dopo il parto nel nostro ospedale e ci regalò la piccola e bellissima Mary-Rita, facendo di fatto partire il nostro nido per gli orfani. Il nido partì senza un piano preordinato e con un sacco di paure da superare.
Dopo qualche tempo altri bimbi si sono aggiunti alla figlia di Camilla; alcuni di loro sono già in Paradiso. Il problema più importane che ci siamo trovati di fronte è stato quello di decidere cosa fare quando i bambini crescono, e non è più sufficiente cambiare i pannolini, dar loro del latte in polvere e curare le malattie intercorrenti; ci siamo accorti di non essere in grado di formulare progetti educativi adatti per bambini più grandicelli, soprattutto per mancanza di personale preparato. Già con Stella ci eravamo resi conto di quanto sia facile dare dei vizi che poi non possono più essere mantenuti, quando il piccolo deve essere reinserito in una famiglia africana.
Per questo abbiamo chiesto aiuto a Sr Anselmina, responsabile di un piccolo orfanotrofio della Diocesi di Meru a Nkabune. L’incontro con la suora è stato provvidenziale, sia per noi che per lei. Da tempo infatti essa aveva il problema di non saper cosa fare per i trovatelli e orfani troppo piccoli o prematuri (che necessitavano di cure infermieristiche e di incubatrice). Abbiamo dunque stipulato un accordo che ci sembra ottimale per entrambi e soprattutto per i poveri abbandonati. Noi ci siamo impegnati a ricoverarle i bimbi prematuri ed i piccolissimi (da 0 a 6 mesi), mentre essa ci assicura un posto per loro nell’orfanotrofio al compimento del sesto mese di età. Le suore di Nkabune si incaricano anche del non facile compito dell’educazione per quegli orfani, che non possono essere sistemati in alcuna famiglia.

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Inoltre il Cottolengo Mission Hospital assicura all’orfanotrofio cure gratuite per tutti gli orfani ammalati. Sr Anselmina è stata al momento sostituita da un’altra sorella, con cui abbiamo una ottima collaborazione. Credo che chi volesse mettersi in contatto con la nuova suora per avere notizie sugli orfani adottati, lo potrà fare semplicemente scrivendomi. So che molti contatti si sono persi. Io non ho avuto tempo di seguire... e so che molti di voi si sono scoraggiati, ma se volete mi incarico di far avere alla nuova sorella il nome intero del bambino da voi adottato e poi chiedo alla suora di scrivervi direttamente.

Poi in futuro, potreste tenere i contatti epistolari direttamente con l’orfanotrofio di Nkabune per avere foto e notizie del vostro bambino a distanza.

Ciao. Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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