lunedì 11 agosto 2008

Lettera da Lina


Cari amici benefattori,

oggi ho chiesto a Beppe di dimettermi. Mi sento un po’ piu’ in forza e voglio tentare tutto quello che sara’ ancora possibile. So che Beppe ha provato tanto anche a mandarmi in Italia. Ho anche il passaporto, ma alla fine lui ha avuto il coraggio di dirmi che non aveva trovato nessun chirurgo pronto a operarmi. Beppe mi ha detto che tutti i suoi amici medici gli hanno detto che non c’e’ piu’ nulla da fare per me.
Allora oggi ho preso la decisione di andare al Kenyatta National Hospital e di fare la radioterapia che prima avevo rifiutato per la paura di diventare cieca.
Guardatemi in foto: Beppe me l’ha scattata oggi. Un occhio se ne e’ gia’ andato, mentre dall’altro vedo pochissimo. Allora ho deciso che voglio tentare la radioterapia, anche se i dottori mi hanno detto che non vedro’ mai piu’. Meglio non vederci ma essere viva... La radio e le terapie di sostegno che sto facendo costano tantissimo. Grazie a chi mi ha aiutato fino ad ora. Per favore aiutatemi ancora.
Lina.
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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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