venerdì 28 novembre 2008

In cordata


Il blog mi mette in contatto con tantissima gente, anche con persone splendide che non sono mai state a Chaaria, ma condividono con noi tanti ideali e tanti sogni.

Che bello parlare con loro dei problemi, delle aspettative e dei traguardi del Terzo Mondo! Che bello sentirmi in profonda sintonia con tanti che sono davvero impegnati nella lotta alla disuguaglianza che separa i Paesi ricchi da quelli poveri! E’ una piacevole sorpresa leggere mail che mi parlano di decine di attività di “commercio equo e solidale”. Mi sono reso conto che la sensibilità ai problemi dei popoli in via di sviluppo aumenta e diventa capillare in un’ampia fascia di giovani e meno giovani.
Rimane poi sempre vero che l’impegno di servizio verso i più poveri è un messaggio che tutti possono comprendere: davanti alla sofferenza ingiusta di un bambino che muore di malaria, il credente e l’agnostico si danno la mano e si mobilitano per l’aiuto.
Tanti messaggi che ricevo mi aiutano a prendere sempre più coscienza che siamo in tanti a credere e a lottare per un futuro più giusto a tutte le latitudini. E’ una specie di cordata in cui tutti siamo uniti: alcuni di noi sono concretamente presenti in Africa, in India o in America Latina, e si impegnano direttamente contro la miseria; altri fanno un lavoro non meno importante dall’altra parte della cordata: rimangono in Italia, ma sensibilizzano le masse, ci aiutano nella raccolta fondi e nelle attività di conoscenza e divulgazione. Noi, in “missione”, lavoriamo anche a nome di tutti coloro che con le loro attività ci procurano i fondi per tirare avanti ed incrementare le nostre strutture ed i nostri equipaggiamenti; voi in Italia ci aiutate a non provare solitudine, a sentirci parte di una rete di solidarietà che è ben più grande di Chaaria o di Tachina.

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Credo che l’Africa o il Sudamerica, con le loro povertà si ano un po’ la coscienza del mondo occident ale, una specie di pungolo interiore che non ci lascia dormire perché certamente renderemo conto a Dio della miseria che sistemi ingiusti di vita hanno creato a danno di milioni di nostri fratelli meno fortunati. La nostra società industrializzata corre il rischio di ricevere la stessa sorte del ricco del Vangelo che banchettava lautamente senza accorgersi del povero Lazzaro che giaceva malato e affamato alla sua porta. Ecco quindi il grande ruolo della nostra rete di solidarietà che si deve allargare sempre di più, perché ha un ruolo terapeutico e redentivo per il cuore di molti.
Grazie al blog posso spesso parlare con persone eccezionali, veramente impegnate nel bene, in vari settori ed in molti Paesi. Pensando a tutta questa gente che si dà da fare nel silenzio, sovente ripeto a me stesso: “Come è ricca la nostra società se sappiamo guardare alla foresta che cresce senza far rumore”.

Dobbiamo rafforzarci in questa consapevolezza per non soccombere di fronte al clima culturale dominante dove è di casa il disimpegno e l’individualismo. Dobbiamo unirci e disseminare le nostre idee di solidarietà per la promozione dei poveri. Siamo davvero una grande cordata, e noi abbiamo un enorme bisogno di voi.
Sia Dio la vostra ricompensa.

Fr Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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