mercoledì 21 gennaio 2009

Fame


Carissimi,

molti mi chiedono se vedo tanta gente morire di fame. Infatti la stampa internazionale comincia a interessarsi della grave siccità che ha colpito parti del Kenya (anche Chaaria, ma per fortuna da noi, pur avendo perso completamente il raccolto di fagioli, potremo forse raccogliere un po’ di granoturco).
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La situazione più grave è nel Kenya settentrionale, dove ci sono già notizie di bambini morti di fame, e dove molti sono ricoverati per gravi malnutrizioni.
Il nord del Kenya è desertico e là già normalmente non c’è acqua. Ora anche i pozzi sono seccati. Sappiamo di migliaia di persone che già richiedono aiuti alimentari, e sono ridotte alla fame: il Governo sta distribuendo aiuti alimentari nelle zone più colpite. Anche la croce rossa è attiva per porre un rimedio ai problemi sanitari dei bambini denutriti e disidratati.
Pregate per chi non ha da mangiare.
Oggi ho visitato un paziente emigrato a Chaaria della regione dell’Ukambani; mi ha detto che nella sua zona d’origine, ormai da settimane si fanno bollire i mango non maturi, perchè in campagna tutto il resto è stato perso. Poi ha aggiunto: “E quando la stagione dei mango sarà finita, a casa cosa mangeranno?”. Io l’ho incoraggiato ad aver fiducia perchè sicuramente gli aiuti alimentari arriveranno, visto che le autorità si sono mobilitate da tempo.
Al Cottolengo Mission Hospital non è frequente ricoverare bambini denutriti, ma questa settimana abbiamo già ammesso in pediatria un bimbo con kwashiorkor ed uno con marasma (le due forme più comuni di malnutrizione da queste parti del mondo).
Vi ho detto questo per chiedervi di sostenere tutte queste persone che non hanno da mangiare con la vostra preghiera.

Ciao.
Fr Beppe Gaido


PS Grazie di cuore a tutte le persone che mi hanno mandato sms o email con gli auguri per il mio compleanno. Sono ormai nella fase discendente della vita (47 anni), anche se nel cuore mi sembra di averne sempre 18.




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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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