martedì 27 gennaio 2009

Siamo molto grati del vostro aiuto



Vi ricordate la mia storia? Provate a rileggerla nel blog di febbraio 2008. Ora sono nel nuovo Huruma Centre, con Daniele ed il nuovo team. La signora che mi tiene in braccio e’ la mia educatrice. Anche i bei vestitini che ho, li devo a voi cari amici e sostenitori.
Sono ritornata a Chaaria perche’ Sr Oliva voleva vedermi. Tra qualche giorno (non so bene con precisione quando) avro’ un anno. Ma sono un po’ precoce, in quanto gia’ posso camminare... sono brava vero?
Elena
ElenaGenn2009.JPG


Io invece sono Ireen ed ho una brutta malattia della pelle. Non ho molto da dirvi se non che sarei molto grata di trovare un Buon samaritano, che aiuti la mia mamma a pagare le medicine che spero mi faranno guarire.
Ireen
Ireen.JPG
Ed io sono Lina,
la situazione è sempre drammatica. Ho finito la radioterapia, ed ora mi propongono un nuovo ciclo di chemio. Ho molta paura ma non voglio arrendermi e desidero continuare. Anche io sento il bisogno di ringraziare tutti i Samaritani che stanno mandando soldi per queste terapie che mi tengono viva. Sono mostruosa, non ho più neanche il naso, ma riesco ancora a vederci un po’ con l’occhio destro. Finchè c’è speranza, c’è vita. Insieme continuiamo a lottare.
Grazie.
Lina

LinaGenn2009.JPG



Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....