venerdì 25 settembre 2009

Ab ingestis


Sto visitando una donna nella room 17 e sento bussare affannosamente. Rispondo di avere pazienza perchè stavo completando una ecografia. Bro Joseph però ha la voce concitata e soccchiude la porta dicendo che è una emergenza. Joseph ha il volto cereo e la voce tremante. Corro quindi in corridoio e mi trovo davanti uno dei nostri ragazzi handicappati. E' seduto in carrozzina e due Fratelli lo sostengono per le spalle... è chiaramente incosciente; ha le labbra violacee ed i vestiti sporchi di vomito. Rantola sonoramente.
"Mettiamolo subito in barella; chiamiamo Jesse per la rianimazione ed intanto prendiamogli una vena!"
Joseph.jpgJesse è stato bravissimo e lo ha aspirato a dovere, mentre l'ossigeno gli scendeva nelle narici a pieno ritmo. Pian piano il colore delle labbra e delle unghie ha ripreso ad essere roseo. La respirazione di è fatta più regolare, ed il ragazzo si è calmato dai continui accessi di tosse che lo tormentavano anche nel suo stato di incoscienza. Guardo la boccia dell'aspiratore che ora è piena di residui alimentari poco digeriti.
"Questo paziente ha inalato il cibo - dice ad un certo punto Jesse, mentre gli inietta una fiala di cortisone ed una seconda di antibiotico - Avrebbe potuto facilmente morire... dovete fare più attenzione quando imboccate!".
La tensione era alta e nessuno dei Fratelli ha proferito una parola. Poi, quando la situazione si è totalmente normalizzata ed il nostro amico disabile si è addormentato serenamente in un letto della camera 28, dove lo osserveremo per almeno 24 ore, Bro Joseph sente il dovere di confessarsi: "Eravamo in pochi, ed i ragazzi da imboccare veramente tanti. Ho chiesto a Kimani di aiutarci. Lui (come anche Mururu) è sempre disponibile, ma purtroppo è un po' grossolano ed ha ingozzato questo nostro ricoverato, che ha bisogno di mangiare lentamente a causa della spasticità".
"Caro Joseph, come vedi la Provvidenza è sempre indaffaratissima qui a Chaaria per tenerci una mano sulla testa ed impedirci di combinare dei pasticci troppo grossi. Ma da parte nostra cerchiamo anche di dare una mano alla Provvidenza: Kimani può aiutare in tanti altri modi, magari spazzando il pavimento o portando via i piatti sporchi. Non dategli più handicappati da imboccare, perchè lui non ha coscienza dei rischi e dei pericoli, e può causare ancora altri danni".
"Sicuramente questa è una lezione che ci ricorderemo a lungo e non ripeteremo più l'errore commesso".
"Stai tranquillo, caro Fratello... tutto è bene quello che finisce bene".


Fr Beppe

 

PS Ab ingestis è il termine tecnico in medicina con cui si definisce l'insufficienza respiratoria acuta che consegue all'inalazione di una grossa quantità di cibo nelle vie aeree


 

Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....