domenica 11 ottobre 2009

Ancora un vip sul tavolo operatorio di Max


E’ sabato mattina e siamo tutti un po’ nervosi. Lo sappiamo che in se’ si tratta di un intervento di routine per Max, ma siamo anche coscienti del fatto che, operando amici, parenti o conoscenti, ci si devono aspettare problemi.
Il fatto e’ che dobbiamo lavorare in anestesia locale, in quanto non c’e’ alcun anestesista disponibile.
Kanyua e’ fresca come una rosa all’arrivo dalle ferie. Kanana e’ pronta; Max e’ assolutamente tranquillo.
Solo io sono un po’ teso, mentre accompagno in sala un paziente chiaramente teso, anche se cerca di non darlo a vedere. Gli faccio una petidina in muscolo e poi lascio a Kanana il compito di stare vicino all’operando che ora si abbandona ad un sonno lieve.
Ci “laviamo” in tre: Max e’ l’operatore, io sono l’assistente, e Kanya la strumentista. Somministriamo l’anestesia locale senza sollevare alcuna reazione dolorosa da parte sua, ed iniziamo ad operare. Contrariamente a tutte le nostre aspettative, l’operazione procede liscia, senza complicazioni di sorta. Il nostro malato dorme saporitamente e dobbiamo svegliarlo con uno scossone 45 minuti piu’ tardi, quando gli comunichiamo che si e’ trattato di una plastica erniaria da manuale, senza difficolta’ particolari. Gli abbiamo detto di avergli messo una retina, che certamente impedira’ le recidive.
“Se ti capitera’ di avere un’altra ernia, sara’ magari dall’altra parte, ma certamente non nel sito da noi riparato”.
Jesse, il nostro anestesista ed ora il nostro paziente d’eccezione, sorride e ringrazia Max, il quale a sua volta si sente molto onorato per la fiducia accordatagli.
Aveva programmato di essere operato all’inizio delle ferie allo scopo di non crearci troppe difficolta’. Ora unira’ al suo periodo di riposo annuale anche la convalescenza.
Per noi sara’ un mese molto duro, perche’ dovremo lavorare senza anestesista. Quando si trattera’ di fare un cesareo o un altro intervento, saro’ io a fare la spinale, prima di mettermi i guanti e operare. Naturalmente, se ci fosse qualche anestesista che non sa cosa fare in Italia, si senta molto benvenuto qui a Chaaria, soprattutto per i prossimi 30 gioni.


Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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