Ha una storia di attacchi ripetuti di malaria che non sono mai completamente guariti, nonostante le terapie ricevute in vari dispensari.
Lo abbiamo ricoverato in uno stato di semi-incoscienza. Inoltre si presenta sempre decisamente agitato. Abbiamo rifatto il test per la malaria che e’ risultato ancora positivo e ci siamo affidati nuovamente al nostro vecchio chinino, che di solito continua a lavorare benissimo ed a stupirci per i risultati incredibili che spesso otteniamo.
E’ della settimana scorsa per esempio il caso di una infermiera di una struttura governativa, che ci e’ stata portata di notte dal marito affranto. Era stata bene fino alla cena, e poi l’avevano trovata in coma nel gabinetto... Alla terza flebo di chinino quella donna era seduta nel letto e chiedeva di andare a casa.
Ahmed pero’ non ha avuto un decorso del genere. Dopo cinque giorni di chinino le sue condizioni non sono apparse diverse dal momento del ricovero: sempre in coma parziale, sempre molto agitato ed incapace di nutrirsi o di ingerire farmaci per bocca.
Abbiamo quindi tentato di capire qualcosa di piu’ tramite la puntura lombare, anche se il giovane non presentava segni clinici di meningite, a parte delle febbri che andavano su e giu’.
Il risultato e’ stato pero’ ancora negativo e ci ha lasciati a brancolare nel buio.
Poi ieri mi ha chiamato la sua mamma: una donna altissima e completamente coperta da un lungo vestito nero. Anche il volto ed il capo sono nascosti, e posso intravvedere solo le sue tristi pupille attraverso la stretta striscia che il chador mi permettere di cogliere con lo sguardo. Le donne musulmane, quando sono cosi’ coperte, mi mettono a disagio e preferisco parlarle, con lo sguardo rivolto al pavimento.
“Dottore, fai qualcosa per mio bambino. Non lasciarlo morire. E’ il mio unico figlio maschio, ed e’ il primogenito”.
Non so cosa risponderle, e sinceramente non che pesci pigliare. Sarei tentato di iniziare una terapia antitubercolare “ex juvantibus”, ma l’esame del liquido spinale completamente normale mi frena.
Le propongo la TAC, forse piu’ per prendere tempo, che per la reale convinzione che questo esame possa condurci da qualche parte.
Non e’ stato facile portare Ahmed a fare l’esame: sull’ambulanza era molto agitato ed ha dovuto essere contenuto con delle cinghie, perche’ non si lanciasse giu’ dalla barella. Arrivato al centro di radiologia ha dovuto essere sedato, in quanto spaventatissimo e poco collaborante. Tra me pensavo che forse era stato uno sbaglio sottoporre il paziente ad un viaggio del genere nella stagione delle piogge... ma ormai il dato era tratto.
Poi il responso. Non era negtivo come mi sarei aspettato, ma sibillino e poco illuminante: c’era un idrocefalo e dei segni di ipertensione endocranica con edema cerebrale. L’ipotesi della radiologa spaziava da una possibile meningite ad una encefalite.
Al ritorno da Meru, dopo un viaggio terribile nel fango e ai limiti della viabilita’, mi sono trovato con il dilemma di cosa fare.
“E’ molto improbabile che si tratti di meningite perche’ la lombare e’ negativa, ma il Rocefin non glielo possiamo negare! Abbiamo dei cortisonici e dei diuretici che possono in qualche modo ridurre un po’ l’edema cerebrale l’ipertensione nella scatola cranica. Ma cosa possiamo fare se davvero fosse una encefalite? Si potrebbe trattare di herpes, ma non ho l’acyclovir in vena. Ho solo le compresse e Ahmed fa fatica a deglutire. Se poi siamo di fronte ad altri virus, come il citomegalo o la febbre gialla, allora potremmo solo stringerci nelle spalle”.
Decido per le pastiglie di Zovirax che schiacceremo e gli somministreremo con un po’ di latte attraverso il sondino nasogastrico.
Lo guardo nel letto, mentre fissa il vuoto e continua ad arrotolarsi attorno al deflussore della flebo. Osservo anche la sua mamma, che e’ in piedi vicino a lui, dritta coma una candela... non capisco se mi sta guardando attraverso la feritoia del chador, o se sta fissando lui.
“Cosa le dico? Che suo figlio morira’? Che non so di cosa si tratta anche dopo la TAC? Che non abbiamo test diagnostici per capire con quale virus stiamo lottando? Che la maggior parte dei virus non risponde alla terapia? Che suo figlio potrebbe sopravvivere, ma diventare un handicappato mentale per tutta la vita?”
Non credo di avere il coraggio di parlare con lei. Lo so che sono un codardo. Ora pero’ devo andare a pregare un momento... poi, quando torno dalla cappella, spero di poter raffazzonare qualche parola sensata per il suo cuore in attesa. Non voglio distruggerla, ma non voglio neppure illuderla. “Signore, aiutami Tu!”.
Fr Beppe
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