mercoledì 4 novembre 2009

Polmonite

L’OMS e l’UNICEF ieri hanno dichiarato che circa 6 milioni di bambini ogni anno muoiono a causa della polmonite, e che l’80% dei decessi avviene nell’Africa subsahariana. La polmonite uccide più pazienti di eta’ pediatrica che malaria ed HIV insieme.


Le terapie normalmente sono poco costose, in quanto fortunatamente le nostre popolazioni sono generalmente molto recettive agli antibiotici. Il problema e’ di solito il ritardo nel porre una diagnosi, vuoi perchè le madri abitano molto lontano dagli ospedali, vuoi perchè in molti dispensari rurali il personale e’ poco qualificato e tratta tutte le patologie come se fossero malaria ( anche quando si tratta in realtà di polmonite), vuoi perchè le mamme stesse non sanno riconoscere i segni di infezione delle basse vie aeree nei loro figlioletti... e ciò porta a gravi ritardi diagnostici e terapeutici.


I bimbi piccoli infatti sovente non sono in grado di tossire o lo fanno molto poco, per cui e’ difficile pensare ad una polmonite. Il sintomo più importante e’ l’aumento degli atti respiratori (il bimbo cioè respira molto rapidamente e compie delle inspirazioni brevissime). Altra presentazione assai tipica e’ il rientramento toracico (chest indrawing in inglese): cioè si forma una rientranza al di sotto dell’ultima costa quando il piccolo inspira. Si ha quindi l’impressione che espanda solo l’addome, mentre una cordicella immaginaria lega la base toracica e non la lascia espandere.


Inoltre nei malati di pelle scura e’ più difficile riconoscere la cianosi (colore bluastro delle mucose che indica carenza di ossigenazione del sangue): cerchiamo quindi di insegnare alle giovani donne ad osservare il colore delle unghie, delle labbra e delle gengive dei loro figlioletti.


La febbre può esserci o non esserci; dunque incoraggiamo le donne a non considerare una temperatura normale come un segno che la situazione non e’ grave.


Nella sala d’attesa d’attesa dell’ambulatorio, durante le lunghe ore in cui i pazienti devono fare la coda, abbiamo ora iniziato ad organizzare dei momenti di informazione per le mamme, al fine di offrire loro le conoscenze necessarie per riconoscere precocemente i segni di infezione delle basse vie aeree, e rivolgersi quindi ad un ospedale qualificato.


Infatti più precoce e’ la terapia e più facile sarà salvare le vita del bambino. Se il piccolo viene portato troppo tardi, quando ormai ci sono cianosi e distress respiratorio, spesso non riusciamo a far nulla per lui.


Inoltre cerchiamo di insegnare alle mamme ad essere molto attente soprattutto con i piccolissimi che sono molto delicati e possono morire in pochissime ore. C’e’ anche da tener conto che spesso i segni clinici sono davvero poco chiari nei primi mesi di vita, in cui il segno più importante e’ l’aumento della frequenza respiratoria. Tale attività formativa e’ coordinata dalla nostra infermiera Monicah.


Se riceviamo un bambino con una infezione respiratoria, la terapia dipenderà dalla gravita’ della situazione:


  1. quando la polmonite non e’ severa e le condizioni generali sono stabili, la via di sommininistrazione sarà orale ed il farmaco di scelta sarà una penicillina (amoxicillina sciroppo), o un macrolide (eritromicina sciroppo).
  2. Quando il bambino e’ molto grave usiamo una associazione di Penicillina G e.v. e Gentamicina e.v.
  3. Se questa associazione non ottiene l’effetto desiderato, usiamo il Rocefin e.v.

Normalmente la nostra diagnosi e’ clinica. Mandiamo a Meru per la lastra del torace solo nel caso in cui il fallimento della terapia antibiotica ci porta a sospettare una TBC o una cardiopatia congenita precedentemente sconosciuta.



Fr Beppe



PS: Da circa un mese non abbiamo connessione intenet satellitare. Uso con difficoltà un modem Safaricom, ma non sempre c'è campo. A volte leggo le mail a Meru. Mi scuse se a volte non riesco a rispondere alle vostre lettere.

Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....