martedì 12 gennaio 2010

Amici di penna


Da parecchi anni gli amici di Passatore mantengono una corrispondenza con i loro coetanei di Chaaria. E proprio oggi siamo andati a portar loro le lettere scritte dai bambini italiani. Ovviamente siamo stati accolti dal Preside della scuola il quale ci ha personalmente accompagnato in tutte (e dico proprio tutte!) le classi. Siamo usciti in cortile e abbiamo consegnato la posta e le penne ai bambini. Adesso occorrerà solo aspettare un pochino per avere le risposte!
E' un'iniziativa molto significativa per entrambe le scuole coinvolte. Sicuramente interessante poter scrivere in inglese per i bimbi di Passatore. Ma anche per i giovani alunni di Chaaria è stimolante poter avere amici in un Paese come l'Italia, che a loro sembra lontano anni luce. Infatti, per un bambino africano, l'Europa è più o meno l'Eldorado, dove tutti sono felici, ricchi e senza problemi. Inoltre essi sono storicamente legati a vecchi sensi di inferiorità nei confronti dei bianchi.
Ecco perchè essere "Amici di Penna", che non tengono conto di differenze razziali è molto importante anche oggi. Ci auguriamo che, anche da adulti, questi giovani studenti conservino un cuore aperto alla mondialità e totalmente opposto a tutto ciò che divide in nome di colore, cultura o religione!!!
Nella foto allegata potete vedere i bambini della Chaaria Primary School insieme ai loro insegnanti!!!





Marianna, Manuela & Alex


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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