sabato 9 gennaio 2010

Josphine Kawira



Anche io sono tornata a scuola. Sono state vacanze particolarmente tristi per me in quanto anche il mio papà è andato in Paradiso. In questi giorni sono sempre vissuta a casa della mia sorella sposata: sono state delle festività meste, bagnate dalle lacrime per la grande perdita del babbo.

Sono rientrata a scuola qui a Chaaria il giorno 7 gennaio, e sono stata accolta nella terza elementare. Faccio molta fatica, ma gli insegnanti ritengono che io possa fare due anni in uno, in modo da recuperare un po’ il tempo perduto. Mi impegnerò al massimo.

Prego e ringrazio sempre coloro che mi hanno aiutato finora, soprattutto Francesco Bevilacqua di Napoli, che si è fatto carico di tutte le mie spese scolastiche.


Josphine Kawira

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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