giovedì 14 gennaio 2010

Un grazie a Franca Barberis

Sono uno scricciolino sottopeso, ma ho una gran voglia di vivere. Sono una bimba, e mi chiamo Fiorella Makena (nomi scelti da Sr Oliva): Fiorella ricorda una cara volontaria che io però non ho conosciuto, ma che spero di rivedere presto a Chaaria. Makena è un nome kimeru bellissimo, perchè significa gioiosa.
Sono una trovatella, portata qui a Chaaria dalla polizia. Non so nulla dei miei genitori. Credo di non essere nata a termine. Probabilmente sono una settimina. All'inizio avevo problemi a deglutire, e mi nutrivano con il sondino nasogastrico, ma ora riesco a prendere il latte in polvere con il biberon. Sto crescendo anche se il mio peso è solo di 1700 grammi. Ora posso anche stare qualche ora al di fuori dell'incubatrice.
Faccio tanta cacca e mi piace spalmarla sui vetri della mia culla termica... così Sr Oliva si arrabbia e corre da me. Chissà perchè dà del tempo pure agli altri orfani: non lo sa che io sono gelosissima, e mi potrebbe venire un infarto quando la vedo seduta a dare il latte a qualcun altro?
Ringrazio tanto tanto Franca Barberis, di Cuneo, per aver deciso di prendersi cura proprio di me con la adozione a distanza. Naturalmente parlerò di lei al mio angelo custode.

Fiorella Makena

FiorellaMakena.JPG

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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