domenica 7 marzo 2010

Il nostro commosso ringraziamento


Gia’ da alcuni giorni abbiamo ricevuto il container inviato dagli amici volontari sardi del gruppo facente capo al dott Cara.
Abbiamo scritto un primo ringraziamento sul blog il giorno stesso in cui abbiamo visto i due camion carichi di “ogni ben di Dio” raggiungere la nostra missione… meno male che quel giorno non pioveva come oggi; se no, non so proprio come avrebbero potuto arrivare!
Abbiamo tardato ad inviare una foto a motivo del fatto che la nostra connessione internet sembra “morta e sepolta”… Ora pero’ non possiamo piu’ aspettare e scegliamo un internet point di Meru per tentare di esprimere anche graficamente il nostro grazie.
Sul camion vedete l’enorme generatore che il dott Cara ci ha donato. E’ stata un’impresa non da poco tirarlo giu’ dall’autotreno.
Ringraziamo anche per tutto il materiale chirurgico, odontoiatrico ed ospedaliero in genere. Abbiamo altamente apprezzato sia i camici che i teli verdi per la sala operatoria… ne avevamo proprio bisogno, in quanto i nostri erano particolarmente usurati e a volte pieni di buchi. Spesso il teli erano cosi’ consumati da diventare trasparenti.
Le molte divise da infermiere serviranno inoltre a tutti i volontari che normalmente non si portano un camice dall’Italia.
Nel container erano presenti pure due sedie odontoiatriche, due scialitiche per la sala dentistica, ed il nuovo lettino operatorio, comprati per noi dalla associazione volontari mission Cottolengo. Il lettino da sala e’ gia’ installato ma magari tenteremo domani di mandare la foto, a motivo della difficile connessione internet: e’ bellissimo e funzionale e ne siamo molto felici. Nelle tre giornate iniziali del suo servizio, il nuovo tavolo chirurgico e’ stato impegnato non meno di otto ore al giorno, grazie alla presenza di Rinaldo (chirurgo) e di Peter (ginecologo). A Rinaldo ed Antonella diciamo grazie anche per il nuovo ossimetro di dimensioni quasi microscopiche.
container.jpgNella foto, insieme a Fr Lorenzo, Sr Florence ed alcuni dipendenti del settore manutenzione, potete vedere anche alcuni ospiti del nostro centro, a testimoniare il nostro grazie “collettivo” per tutti coloro che in Italia lavorano per noi e si sacrificano finanziariamente, anche in tempi di dura crisi economica.
La seconda ragione per cui esprimiamo oggi il nostro grazie e’ l’acquisto della nuova macchina da cucire.
E’ stato un progetto di “self reliance”, come lo chiamiamo qui: intendiamo dire che il nuovo strumento e’ stato comprato con i soldi ricavati dalla vendita delle collanine, braccialetti ed oggetti vari del nostro laboratorio occupazionale.
Ecco perche’ nella foto, insieme ad Ann (la nostra sarta) ed a Sr Lucy (responsabile del laboratori occupazionali), potete vedere un gruppetto di nostri handicappati: sono molto orgogliosi perche’ lo sanno che sono stati loro stessi ad acquistare la macchina da cucire, tramite il loro lavoro quotidiano.
Naturalmente il nostro grazie si estende a tutti coloro che, in Italia ed in Kenya, hanno comprato o collaborato a vendere i nostri manufatti.
Cogliamo inoltre questa occasione per ringraziare infinitamente Sr Lucy per tutto quanto ha fatto per il centro dei Buoni Figli, in tutti questi anni.
Il voto di obbedienza le ha chiesto di lasciare Chaaria, perche’ la sua opera e’ richiesta nella missione di Mukothima. Sr Lucy, come sempre, anche in questa occasione, ci sta dando il buon esempio, in quanto, seppure umanamente sofferente per il distacco, ha saputo dire di si’ immediatamente alla voce del Signore che le chiede di “volare in altri lidi per annunciare il suo Regno”.
Il prezioso lavoro di Sr Lucy non si interrompera’, in quanto la Congregazione delle Suore inviera’ Sr Joan a rimpiazzare la sorella che ci lascia. Il cambio avverra’ nella seconda meta’ di marzo.
State vicino a Sr Lucy anche voi, perche’ lo sappiamo che partire e’ sempre un po’ anche morire.

La comunita’ di Chaaria

macchina da cucire.jpg

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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