Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 26 aprile 2011

Chissà chi ha pregato di più...

Sono le due di mattina e sfortunatamente il cicalino si rifa’ sentire. Dormivo da un’ora soltanto a causa di un caso di aborto arrivato in tarda serata.
E’ Madidia che con voce brillante mi annuncia che c’e’ un altro cesareo. Gia’, lei e’ tutta pimpante perche’ lei fa la notte e domattina dormira’...
Raccolgo le idee ed inizio a chiamare al telefono Makena, che si sveglia di soprassalto ma risponde prontamente all’appello. Poi mi dirigo verso la stanza di Antonio e lo tiro fuori dal sonno con un certo senso di colpa, visto che anche la notte prima era stato disturbato alle tre per una emergenza ipertensiva... ma anche lui non si fa chiamare due volte.
Cammino poi verso la camera di fr Roberto, che purtroppo deve essere coinvolto in questo periodo... come autista.
Infatti, non avendo volontari per la sala, dobbiamo andare a prendere Makena a casa sua... sarebbe lungo e pericoloso farla venire a piedi.
E cosi’ anche stavolta la “macchina-cesareo-notturno” si mette faticosamente in moto.
Mentre aspetto l’arrivo di Makena e di Antonio, io inizio a praticare la spinale con l’ausilio di Madidia.
Poi giungono entrambi, ed il nostro lavoro inizia a procedere abbastanza liscio... purtroppo si tratta di una donna che ha gia’ subito altri due precedenti cesarei, e questo crea qualche difficolta’ nella tecnica chirurgica; ma ce la caviamo ugualmente, e pian pian arriviamo alla fine dell’operazione.
Ci abbiamo impiegato quasi un’ora e mezza, cioe’ circa trenta minuti in piu’ del previsto... e quindi un’altra mezz’ora e’ stata rubata alle nostre notti sempre cosi’ battagliate e troppo brevi.
E’ sempre dura essere chiamato di notte per un cesareo, soprattutto con uno staff molto variabile, in assenza dell’anestesista, e con la costante angoscia di fallire la spinale e doversi affidare ad una pericolosa “generale”.
Pero’, il momento in cui si tira fuori dal ventre materno una creatura vivace e scalpitante, che urla a squarciagola e ti fa la pipi’ addosso mentre la passi all’assistente di sala, e’ davvero esaltante e commovente. Direi che sono attimi magici ed estremamente gratificanti.
Ti senti davvero partecipe della gioia di quella donna; ti pare di aver fatto concretamente qualcosa per lei e per il figlioletto... onestamente, un po’ ti senti papa’!
Sulla scia di tali sensazioni, in questo periodo ho spesso delle intuizioni interiori confuse che non ho ancora elaborato appieno ma che in qualche modo mi portano ad scorgere una specie di dimensione contemplativa del nostro lavoro nel campo della maternita’.
Cerco di spiegarmi meglio: sempre la Chiesa si schiera a favore della vita; sempre vuole difenderla dal primo istante del suo concepimento...
E non e’ proprio quello che facciamo noi quotidianamente per ventiquattr’ore al giorno?
Siamo sempre pronti ad intervenire, dimenticando stanchezza e sonno, perche’ vogliamo che le mamme che si affidano a noi, possano andare a casa con un bel bambino sano e robusto. Quante morti perinatali (ed anche materne) sono state evitate da quando abbiamo aperto la maternita’? Non lo saprei dire con certezza, ma certamente nell’ordine delle migliaia!
Ed ecco quello che intendo in qualche modo farvi percepire: l’ostetricia vissuta gratuitamente e come servizio incondizionato, puo’ diventare un forte messaggio che noi diamo alla societa’: noi lottiamo per la vita, la difendiamo, la vogliamo far prevalere ad ogni costo, perche’ la vita e’ dono di Dio. E siamo disposti a far questo anche con enormi sacrifici personali. Non abbiamo scelto i proclami od i lunghi discorsi: ci siamo messi nella linea dei fatti e dell’impegno personale concreto.
Siamo quindi disponibili in sala parto o nel reparto operatorio di giorno e di notte, sempre con questa idea fissa: dobbiamo difendere la vita!
Si puo’ quindi dire che un cesareo fatto alle due di notte possa essere considerato un atto di collaborazione con l’eterna opera creativa di Dio che dona la vita?
Io penso di si’, anche se non so se i teologi mi darebbero ragione.
A me pare che il sacrificio quotidiano di lottare sempre per la vita nascente (pur con le inevitabili sconfitte) possa essere ritenuto quasi come una preghiera: se fossi stato pigro e non mi fossi alzato stanotte, certamente un bimbo sarebbe morto ed ora una madre giacerebbe disperata della sua angoscia!
Con questi pensieri in testa, saluto ed auguro “buona notte” ad Antonio e Makena, e mi dirigo verso la comunita’ a chiamare Fr Roberto per il trasporto a casa della strumentista.
Lo trovo in cappella. Ha preferito attendere la fine del cesareo davanti al tabernacolo, invece che nel suo letto. Mi ha certo dato una bella testimonianza di dedizione al Signore; ma mentre lui saliva in macchina ed io tornavo in camera, continuavo a chiedermi: “chissa’ chi ha pregato di piu’ tra noi due!”.

Fr Beppe 


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