Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 20 settembre 2011

Giornata da dimenticare

Stamattina alle 8 i piani erano chiari. Tantissimi interventi; altrettante gastroscopie; un numero incalcolabile di clienti esterni... ma con un po' di organizzazione, la voglia di affrontare la massa c'era, nonostante la notte trascorsa in ospedale per una malaria cerebrale gravissima. 
Abbiamo iniziato con ordine, e per un paio di ore abbiamo funzionato come un perfetto orologio svizzero; eravamo sincronizzati: io e Mama Sharon alle gastro; i chirurghi italiani in sala con Makena e Kanana... tutto sembrava procedere alla perfezione. 
Poi alle 11 Judith arriva con una notizia tremenda. "Fuori c'e' una massa inferocita, perche' sono venuti a prendere il corpo di un loro congiunto in obitorio, ma il cadavere non si e' trovato. 
Abbiamo invece reperito il nome di quella paziente sul polso di un altro cadavere di sesso femminile, che pero' i parenti "non hanno riconosciuto". 
Si trattava evidentemente di uno scambio di identita', avvenuto presumibilmente in reparto al momento del trasporto del corpo in obitorio. Probabilmente due donne sono morte a distanza ravvicinata, e gli inservienti hanno fatto confusione. Sono state ore tremende. Io poi onestamente non ne sapevo niente: ero addirittura in Uganda quando le persone in questione sono decedute; ma sono comunque il direttore sanitario... e quindi tutte queste cose ricadono su di me. 
Purtroppo la questione si e' rapidamente complicata, con avvocati e con la presenza di mass media che mi hanno fotografato e filmato. 
Ero disperato, ed in tutto quel pandemonio, dovevo anche pensare ai miei pazienti digiuni in attesa di gastroscopia, ed a quelli con la vescica piena in attesa di eco. Ho comunque trovato il pieno supporto delle autorita' locali: io ho ammesso il nostro errore, ed ho accettato di collaborare pienamente per rimediarvi. Questa e' stata la mia posizione anche di fronte alle telecamere. Inoltre ho richiesto sostegno della diocesi, che prontamente ha mandato un suo rappresentante come parafulmine e consigliere. 
Come sempre accade poi, le cose peggiori capitano sempre nei momenti in cui meno le vorresti: mi trovo infatti a Chaaria da solo, con Fr Giancarlo a Nairobi e Fr Roberto in Italia Pian piano siamo quindi riusciti a capire che il corpo mancante era stato consegnato ieri per sbaglio a delle persone che evidentemente non avevano visionato e riconosciuto propriamente il proprio congiunto (cosa che sempre facciamo fare prima di rilasciare il corpo). 
Ma la polizia, la diocesi e le autorita giudiziarie ci hanno aiutato tantissimo, e siamo riusciti a recuperare il corpo mancante, che ancora non era stato sepolto. Abbiamo trovato piena collaborazione da parte della famiglia in questione, ed alla fine, con la ambulanza dell'ospedale, abbiamo potuto consegnare ad ognuno il proprio congiunto, per le esequie. 
E' la prima volta che capita! Prima di tutto sento grandissima riconoscenza per le autorita' civili e per la diocesi, per il grandissimo aiuto e comprensione. Poi sento ed ho espresso pubblicamente sincero rincrescimento per quanto e' accaduto alle famiglie affette, alle quale abbiamo anche pagato tutte le extraspese intercorse. 
Certo, mi viene da pensare che oggi l'ospedale ed anche il sottoscritto, hanno pagato un grave prezzo, non solo economico, per la disattenzione e la poca dedizione di chi ha iniziato la cascata di eventi, mettendo il cartellino sbagliato sul polso della persona sbagliata. Qualcun altro ha fatto lo sbaglio, ed io mi sono sorbito le giuste recriminzaioni dei parenti, oltre all'intervista dei mass media. Qualcun altro ha fatto l'errore, ma non vedra' alcuna deduzione dalla busta paga... l'ospedale invece si e' caricato delle spese. Se poi, come penso succedera', domani ci saranno parole poco gentili sui media, certo lo saranno verso il Cottolengo Mission Hospital e verso il suo direttore, che si e' dovuto sorbire l'intervista e le foto. 
Da una parte ci sto molto male, perche' uno lavora 24 ore al giorno... ma poi quello che fa notizia non e' lo sforzo continuo e non sono i successi. Normalmente fa notizia l'errore, lo scandalo, la brutta cosa che puo' sempre capitare perche' nessuno e' perfetto. Ci sto malissimo perche' noi stiamo sputando sangue per dare un buon nome al Cottolengo Mission Hospital... e disattenzioni gravi del genere, fatte da terze persone, rischiano di rovinare la fama della nostra istituzione e di scoraggiare i malati che vorrebbero affidarsi a noi. Dall'altra pero' mi sento sereno e abbandonato alla Divina Provvidenza: Chaaria non appartiene a noi che siamo qui ora; Chaaria appartiene al Signore... e Dio sapra' curare anche la grave ferita che oggi (e forse domani sui media) abbiamo ricevuto dal fattaccio di cui io sono piu' spettatore che attore. 
Mi affido ancora al Signore e chiedo a Lui la protezione per l'ospedale, come ha gia' fatto in innumerevoli altre situazioni; e penso alla frase del Cottolengo: "Croce e Divina Provvidenza, sono due cose che combinano". 

Fr Beppe 


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