Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 4 luglio 2012

Tesi infermieristica

Veronica Calabrese, studentessa di infermieristica, chiede aiuto per la tesi riguardante il ruolo dell'infermiere cooperante e volontario. Di seguito il link con il questionario da compilare, rivolto ai volontari che si sono già recati in una delle nostre missioni. 
Per chi lo volesse compilare può cliccare quì.
Per avere chiarimenti sul questionario, è possibile contattare Veronica ai seguenti indirizzi email:
la.vichyy@gmail.com
verycalabrese@libero.it

L'argomento della tesi, utilizza uno strumento di ricerca stilato nel 1999 dal Dr. Mariano De Mattia nella sua tesi "Il ruolo dell'infermiere cooperante e volontario" e ora ripreso da Veronica per delineare cosa è cambiato, in 13 anni, nel profilo dell'infermiere impegnato nell'ambito dell'assistenza infermieristica nei Pvs.

1 commento:

la vichy ha detto...

vorrei ringraziare di cuore tutti gli infermieri che decideranno di aiutarmi!!!
Veronica


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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