Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 6 agosto 2012

Tasso di mortalità negli anni 2009-2012 al Cottolengo Mission Hospital


Sinceramente ringrazio il dott Pierantonio Visentin per il grande lavoro portato avanti nel raccogliere i dati di mortalita’ nel nostro ospedale a partire dal 2009. Ha presentato la sua lezione giovedi’ 2 agosto con una presentazione di 44 diapositive, tutte molto interessanti.
Il suo lavoro e’ un piccolo trattato di epidemiologia ed i dati da lui presentati sono statisticamente significativi con intervalli di confidenza molto buoni.
Sono dati incoraggianti che dimostrano una regolare tendenza alla riduzione della mortalita’ a partire dal 2009. Essere al di sotto dell’8% di mortalita’ in un ospedale rurale africano e’ senza dubbio assai positivo.  Interessante e’ anche il grafico che analizza i primi sei mesi di ogni anno a partire dal 2009, in quanto ci permette di comprendere che anche il primo semestre del 2012 registra un’ulteriore riduzione di mortalita’.
Ma un decremento percentuale puo’ essere un dato arido che non dice esattamente quante vite abbiamo salvato con la percentuale di mortalita’ che siamo riuscire a ridurre. Antonio, usando il computo statistico del NNT (vedi diapositiva), ci ha dimostrato come il 3.08% di riduzione assoluta della mortalita’ tra il 2010 ed il 2011 si e’ tradotto in 133 vite in piu’ che abbiamo salvato nel 2011 rispetto all’anno precedente.
Le malattie infettive rimangono la piu’ importante causa di decesso, con la malaria sempre al top. AIDS a TBC a Chaaria sono dei killer che laborano in tandem, ed i dati del grafico lo dimostrano chiaramente.
Tali statistiche sono per noi incoraggianti, ma non devono farci dormire sugli allori. Una mortalita’ che scende e’ senza dubbio indice di un lavoro fatto bene, ma non bisogna mollare la tensione al miglioramento.
Sappiamo che molto rimane ancora da fare, anche se la mortalita’ non puo’ essere portata a zero: c’e’ il problema del controllo delle infezioni nosocomiali, unito a quello dell’eliminazione di quell’11% di diagnosi “missing”, che sono sostanzialmente le morti improvvise per cui non abbiamo capito niente ed i decessi subito dopo l’arrivo.
Il lavoro di Antonio e’ solo il primo passo. Intendiamo tenere vigile la nostra attenzione organizzando a cadenza regolare delle “mortality review”, in cui non analizzeremo i dati statistici, ma prenderemo in mano la cartella clinica di un paziente deceduto in ospedale, e cercheremo di comprendere se abbiamo fatto tutto quello che potevamo, o se abbiamo sbagliato o dimenticato qualcosa... in pratica cercheremo di capire se si trattava di una morte ineluttabile o di una evitabile.
E quello che impareremo dalla discussione diventera’ patrimonio di tutti, non per l’autoincensazione, ma per un apprendimento che ci porti a salvare piu’ vite possibile. Credo che questo sia il significato piu’ nobile di tutte le metanalisi, e cercheremo di essere fedeli anche a questo nuovo impegno.
La formazione continua del giovedi’ mattina, iniziata quasi per gioco nel 1999, sta diventando sempre piu’ interessante e via via piu’ utile nella pratica clinica del nostro ospedale.
Fr Beppe Gaido





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