Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 10 maggio 2013

Laura, Luciano e le peripezie dei nostri malati

La foto che presento di Laura e Luciano e' molto suggestiva.
L'ho scattata a loro insaputa dalla finestra che separa la "scrubbing room" dalla sala operatoria.
Stavano preparando una paziente psicologicamente prima dell'intervento chirurgico. L'operazione e' stata fatta verso le 18, ed a quell'ora i raggi del sole che tramonta danno alla nostra sala una luce abbastanza surreale, ma certamente molto suggestiva.
Laura e Luciano sono due chirurghi di Cagliari che stanno lavorando con noi a Chaaria in una maratona veramente impressionante. Li ringraziamo fin da ora, anche se sono stati qui solo per quattro giorni... e devono ancora sopportarmi per altri 18.


Ma la storia che vi voglio raccontare riguarda proprio la paziente a cui stanno parlando. Guardate la lastra!
E' arrivata ieri sera alle 22, ma la sua situzione era cosi' complessa che ho deciso semplicemente di medicarla, di fermare l'emorragia, di darle antibiotici ed antidolorifici, e di mettere una doccia gessata.
Si tratta di una brutta storia: NN e' una donna che possiede un chioschetto lungo la strada. Ieri sera verso le 19 una persona scende dalla moto e le chiede dove abita il tizio. Lei si gira per indicare la direzione, ma a quel punto l'uomo brandisce la panga e mira al collo, assalendo la donna alle spalle. NN ha un gesto di autodifesa e riesce ad interporre il gomito destro. Questa manovra le salva la vita (sarebbe infatti stata decapitata); le provoca pero', non solo un profondissimo taglio, ma anche una frattura ossea che possiamo vedere perche' i monconi sono esposti.
Stamattina iniziano le peripezie per NN: non posso infatti operare senza una lastra, ma l'ambulanza e' strapiena di pazienti che hanno bisogno di raggi, ed alcuni di loro hanno procedure complesse e lunghe, come per esempio TAC addominali.
Chiedo quindi a Joseph di andare a Meru con tutti i malati e di chiedere alla radiologa di far passare NN per prima; quindi di riportarla a Chaaria subito, senza aspettare gli altri per cui sarebe tornato a Meru in un secondo tempo.
Volevamo infatti entrare in sala il piu' presto possibile, anche se le emergenze ci hanno comunque ritardato fino alle 18.
Immaginate le nostre strade dopo la stagione delle piogge!
Immaginate quanta sofferenza per questa paziente con un braccio malamente fratturato!
Ed adesso dovra' tornare a Meru nuovamente per il controllo dopo che oggi abbiamo operato per fissazione interna della frattura.
Avra' male di nuovo per le nostre strade accidentate!
Ma la soluzione per tali peripezie sembra essere alle porte!
Forse sono le ultime volte che portiamo un malato a Meru a fare una lastra per un intervento ortopedico.
Per adesso pero' vi lascio con un po' si suspence... cosi' continuate a leggere il blog.
La soluzione del rebus la saprete la settimana prossima se continuate a seguirci.
L'intervento comunque e' andato bene.
Ho seguito le indicazioni che il Dr Cara mi ha dato, e mi pare che la riduzione con fili di Kirschner e filo metallico sia venuta davvero bene.
Certo e' una ferita a rischio, in quanto la panga e' uno strumento molto sporco, ma abbiamo coperto la malata con antibiotici a largo spettro e con antitetanica.
E poi sempre confidiamo nell'aiuto del Signore.

Fr Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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