Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


lunedì 17 giugno 2013

Ancora lezioni di umiltà a Chaaria

Nel week end ci sono stati ben quattro cesarei ed un raschiamento notturni. La fatica era tantissima, ma il vero probema è iniziato dopo l’anestesia spinale dell’ultimo cesareo.
La donna ha smesso di respirare quasi subito dopo la pratica anestetica. Sono intervenuto ad aiutare Federica, e Pietro ha fatto il cesareo con Giorgia e Kanana.
Il bimbo è nato con un APGAR così basso che sembrava morto, ma fortunatamente si è ripreso in fretta con la rianimazione neonatale.
Il problema più grosso è stata la mamma.
Nonostante ossigeno ed ambu, lei non ha ripreso attività respiratoria spontanea per più di un’ora. Anche quando il respiro poi è faticosamente ripreso, la paziente non ha riguadagnato coscienza. Sono passate ore tremende in cui avevamo una paziente completamente incosciente, ma anche molto agitata ed in preda al dolore in quanto l’effetto della spinale era nel frattempo terminato.





Stavamo già buttando la spugna e davanti a me si palesave l’incubo di dover parlare con il marito della dipartita della sua sposa.
Da ultimo però, la paziente si è svegliata contro ogni nostra aspettativa... quattro ore dopo la spinale. E’ stata confusa per molte ore ma adesso è finalmente normale.
Cosa sarà successo? Solo Dio lo sa!
Non può essere solo una spinale alta, perchè la pressione non è mai scesa e la donna non è diventata bradicardica.
Sarà stato un embolo di meconio? Chi lo sa!
Ora mi sento distrutto perchè, dopo la notte insonne, abbiamo avuto un lunedì terribile di lavoro, ma ho nel cuore tanta riconoscenza al Signore che anche ieri non ci ha lasciati da soli ed è venuto in nostro soccorso.
Sono state ore tremende quelle in cui vedevamo la donna incosciente e non sapevamo assolutamente cos’altro fare per aiutarla, ore di impotenza e di depressione.
Ma il pensiero che sin dal primo momento mi martella nella testa è che in medicina non ci sono davvero operazioni semplici o situazioni in cui puoi permetterti di pensare di avere tutto sotto controllo. L’imprevisto ti circonda; le complicazioni sono accovacciate alla tua porte, e possono colpire quando meno te lo aspetto.
Quante migliaia di cesarei abbiamo fatto in questi anni? Quante migliaia di anestesie spinali?
C’è la tentazione di pensare che il cesareo sia ormai una banalità, ma non è mai così. Niente è banale e niente è assolutamente sotto controllo in medicina.
Ci vuole sempre una sana dose di prudenza e di umiltà. Non bisogna mai essere troppo sicuri di se stessi. Occorre affidarsi all’aiuto del Signore di cui non possiamo mai fare a meno.
Questa sera sono passato dalla stanza delle cesarizzate ed ho visto quella donna allattare un bimbo molto vorace: mi sono commosso, e dalle mie labbra è uscta solo una brevissima preghiera: “grazie Signore per aver salvato questa mamma con il suo bambino”.


Fr Beppe


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