Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

giovedì 20 giugno 2013

La Comunità di Sant'Egidio e Chaaria

Da sempre la comunità Sant'Egidio di Roma è affettivamente legata al Cottolengo. Condividiamo tante cose nelle nostre spiritualità, ed in particolare l'amore ed il servizio ai disabili fisici e mentali.

Sant'Egidio ormai da molti anni interfaccia con Chaaria nel settore del servizio alle persone affette da HIV ed AIDS.
Essi infatti ci offrono gratuitamente i test CD4 due volte al mese.
Oggi abbiamo ricevuto la visita di Gianni Guidotti, coordinatore del Progetto D.R.E.A.M. per l'Africa.
Gianni è un vecchio amico con cui sono in contatto da molti anni. E' stato veramente impressionato dai miglioramenti da noi apportati all'ospedale: l'ultima volta era stato a Chaaria nel 2008, e quindi di cambiamenti ce ne sono stati tanti da quel periodo! La sala operatoria lo ha davvero affascinato, anche se Gianni si definisce un internista puro con nessuna affinità con il bisturi.





La ragione della sua visita è stata quella di proporci una collaborazione più sostanziosa ed un aiuto molto più esteso, rispetto a quanto vissuto in passato.
In pratica Gianni ha proposto a Chaaria di entrare pienamente a far parte di D.R.E.A.M.: questo avrà un sacco di effetti positivi per noi.
La comunità Sant'Egidio pagherà lo stipendio di un certo numero di persone che verranno ad incrementare lo staff della nostra clinica TBC/HIV. Inoltre offrirà formazione e training al nostro personale nel campo dell'AIDS.
Ci offrirà del personale che potremo impiegare in attività di "mobile clinic", andando noi a visitare i malati nei villaggi, al fine di aumentare il numero di persone che rimangono fedeli alla terapia.
Ci doneranno computer e software per avere una cartella clinica informatizzata da poter condividere on line con i centri D.R.E.A.M., al fine di ricevere collaborazione e suggerimenti.
Dovrebbero anche donarci supplementi alimentari da distribuire ai pazienti che, a motivo della malattia, non riescono ad alimentarsi o hanno problemi di dimagrimento estremo.
Più avanti dovrebbero anche equipaggiare il nostro laboratorio con la macchina per la conta dei CD4, e dovrebbero ristrutturare la nostra clinica HIV/TBC, al momento ancora costituita da una struttura prefabbricata in legno.
Io non ho parole per questo ennesimo segno che la Divina Provvidenza ci manda: a volte mi lamento che i grandi donatori internazionali non si ricordano di noi, e poi il Signore mi manda dei messaggi chiarissimi come quello di oggi.
Io non ho cercato Gianni... è lui che è venuto a Chaaria oggi! Io non avrei avuto il coraggio di chiedergli tutto quello che ho elencato sopra... ce lo ha proposto lui. Gianni è arrivato oggi come messaggero della Provvidenza, per farmi capire ancora una volta che a Chaaria dobbiamo fidarci di Dio che non ci abbandona proprio mai.
Un sincero ringraziamento a Sant'Egidio per questo desiderio di integrare maggiormente Chaaria nei loro progetti per l'Africa.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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