Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 4 luglio 2013

Ringraziamo Mario e Franco

Oggi è l'ultimo giorno di servizio a Chaaria dei medici volontari Franco e Mario. Partiranno per Nairobi domani alle ore 14.

Esprimo, a nome di tutti di Fratelli, il più sentito ringraziamento per il paziente lavoro da loro portato avanti nel reparto di medicina dell'ospedale di Chaaria.
Mi rendo conto che, per come il nostro ospedale è strutturato al momento, i medici internisti sono quelli che devono fare lo sforzo maggiore di adattamento: medicine diverse da quelle in uso in Italia, patologie in partie differenti ed a volte quasi sconosciute ad un medico italiano, pochi esami di laboratorio a disposizione, il personale sempre diverso con cui collaborare a causa dei turni degli infermieri, la barriera linguistica costituita non solo dall'inglese ma anche dal kiswahili e dal kimeru, i pochi contatti con il sottoscritto per lo più impegnato dalla chirurgia e dall'ostetricia.
Sono quindi cosciente delle grosse difficoltà di adattamento incontrate da Mario e Franco. Credo che il periodo sia stato più difficoltoso per Mario e forse un po' meno per Franco che non è alla prima esperienza.





Le difficoltà che Chaaria offre agli internisti sono allo stesso tempo un incitamento per i volontari a non venire una volta soltanto, altrimenti quasi tutto il periodo viene speso nella necessaria fase di adattamento. Quando però si torna più volte, in genere si ingrana molto rapidamente ed il disorientamento che in genere caratterizza circa dieci giorni della prima esperienza, dura al massimo due giorni.
Dal primo luglio a Chaaria abbiamo inoltre iniziato l'uso di nuove cartelle cliniche che ci sono state caldamente raccomandate del governo... so che anche queste cartelle, così diverse da quelle usate in Italia hanno costituito un nuovo ostacolo ed un nuovo stimolo per Mario e Franco.
Li ringraziamo entrambi per quello che hanno fatto per noi e soprattutto per i malati... e anticipatamente diciamo loro grazie perchè siamo sicuri che parleranno bene di Chaaria ed invoglieranno altri internisti a seguire le loro orme.
Assicuriamo il nostro ricordo nella preghiera.

Fr Beppe


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