Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 29 maggio 2014

Morta davanti ai nostri occhi

Sono le 17 di ieri quando sentiamo il bofonchiare del motore di un pulmino nissan a noi abbastanza familiare. E’ l’ambulanza del dispensario governativo di Mbeu.
Immediatamente mi affaccio nella sala di attesa, perchè di solito ci portano delle candidate al cesareo urgente, ed immagino che anche questa volta il caso clinico abbia qualcosa a che fare con me.
Anche oggi infatti si tratta di una donna gravida. La paziente è sporca; ha i capelli arruffati ed è in evidente stato confusionale.
La storia è inquietante: è andata da una fattucchiera che le ha inserito delle medicine tradizionali per farla abortire. Abortire? Ma ha una pancia tanto grossa da farci pensare ad una gravidanza quasi a termine!
Facciamo un’eco d’urgenza e mi accorgo che il feto è ormai grande, con un’età gestazionale di circa 28 settimane. E’ in posizione podalica... ma purtroppo il battito cardiaco fetale è assente: le medicine della fattucchiera hanno ottenuto il loro effetto.



Dico alla mamma che il piccolo che si porta in grembo è in effetti morto, ma lei sembra non capire e continua a dimenarsi sulla barella.
E’ febbrile ed agitata; pare rispondere alle domande e sembra che sappia di essere in ospedale, pur rimanendo piuttosto confusa.
Facciamo un esame della malaria, che però risulta negativo.
Pensiamo quindi ad uno stato settico causato dall’aborto clandestino, certamente eseguito in condizioni tutt’altro che sterili: la portiamo in camera; la copriamo con antibiotici ad ampio spettro ed iniziamo dell’oxitocina in vena per accelerare l’espulsione del bimbo morto.
L’emocromo conferma la sepsi, in quanto i globuli bianchi sono decisamente aumentati.
Inspiegabilmente però alle 17.55, quando appena era stata iniziata l’infusione contenente l’ossitocina, vengo chiamato al capezzale della poveretta che aveva un respiro “gaspante” (stava cioè dando gli ultimi respiri). 
A nulla sono valsi i miei tentativi di rianimazione e la paziente mi è morta tra le mani in pochi minuti.
Siamo tutti esterrefatti!
Di aborti clandestini ne vediamo a bizzeffe, anche in età gestazionale più avanzata che in questo caso.
Ci piange il cuore quando constatiamo che un feto già grande è stato soppresso e che dobbiamo usare farmaci per provocarne l’espulsione, al fine di evitare complicazioni alla madre.
Stavolta però sono morti entrambi!
Che cosa avrà ucciso questa mamma?
Come medico, è difficile per me dirlo.
Certamente non l’anemia perchè l’emocromo dimostrava un’emoglobina di 10 grammi.
Sarà stata un’embolia polmonare magari di liquido amniotico?
Oppure un’insufficienza renale acuta?
La cosa di cui sono certo è che l’ha uccisa quella fattucchiera... Poi certamente l’ha uccisa l’aborto... ma le ragioni per cui così velocemente questa giovane donna sia passata da uno stato confusionale, ad una agitazione psicomotoria, per poi giungere rapidamente al decesso rimane un vero mistero che mi lascia il cuore pesante e la mente piena di interrogativi.


Fr Beppe Gaido


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