Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 8 giugno 2014

John gift Nyoka

Questa mattina, dopo la Messa di Pentecoste, abbiamo salutato John che ritorna alla sua amata Kisarawe in Tanzania.

Siamo stati insieme per sei mesi ed insieme abbiamo condiviso ansie, gioie e dolori.
Avremmo voluto che John tornasse in Tanzania camminando con le sue gambe, ed invece ci va ancora in carrozzina e con una diagnosi abbastanza difficile.
John però ha certamente ottenuto dei risultati nei sei mesi trascorsi a Chaaria: lo abbiamo operato e le sue ulcere da decubito sono guarite; quando è giunto da noi, non riusciva a stare in carrozza ma solo in barella, mentre adesso può rimanere seduto; abbiamo controllato l’anemia, la dispnea, l’anoressia. 
Soprattutto ci siamo presi cura di lui con amore e con sincero affetto: ha fatto fisioterapia ogni giorno, abbiamo medicato le sue piaghe finchè ne ha avuto bisogno, gli abbiamo permesso anche una vita sociale all’esterno dell’ospedale con Naomi e con gli altri Buoni Figli, inoltre è stato mio mentore di kiswahili.



Ora, anche per motivi legati al permesso di soggiorno, abbiamo deciso che è necessario per lui rientrare in Tanzania: la mamma è stata qui con noi nuovamente per le ultime tre settimane, ma da sei mesi John non vede suo papà ed i suoi fratelli. 
Sono certo che ha tanta nostalgia di casa e che gli manca anche il cibo più marittimo che da lui si mangia, vivendo a ridosso dell’Oceano Indiano.
Credo che sia un’ottima cosa per John rientrare in famiglia! Farlo rientrare è stata un’operazione logistica non da poco, visto che John non ce l’avrebbe fatta a viaggiare per quasi 2000 chilometri in ambulanza, mentre le compagnie aeree avevano problemi a permettergli di volare a causa delle condizioni di salute.
Sinceramente ringrazio Suor Fridah del Cottolengo di Langata per l’insostituibile aiuto datoci, sia in fase diagnostica (quando è stato necessario trasferire momentaneamente John all’ospedale Aga Kahn di Nairobi), sia nell’organizzazione del viaggio: oggi trasportiamo John e la sua mamma al Cottolengo di Langata-Nairobi con la nostra ambulanza, e domattina Sr Fridah coordinerà il volo su un piccolo aereo della compagnia M.A.F.
Sinceramente ringrazio anche M.A.F. che ha piegato molte delle regole per poter permettere a John di tornare a casa: sia da parte nostra che da parte della compagnia di volo, si tratta a tutti gli effetti di un’operazione umanitaria di grande significato.
Ringrazio il Dr Luciano Cara ed il Dr Toto Burrai che lo hanno operato, la neurochirurga Dottoressa Laura che ci ha fatto da consulente in Italia, i fisioterapisti di Chaaria e tutto il personale dell’ospedale, le suore della comunità di Chaaria, il nostro parroco e tutte le persone che gli hanno voluto bene.
Siamo profondamente grati all’Associazione di Sassari che ha sostenuto economicamente questo ricovero. Esprimiamo la nostra riconoscenza a Father Nicholus Kirimo ed a tuti i religiosi cottolenghini delle comunità in Tanzania per il continuo sostegno e per la bella collaborazione.
Tutti insieme abbiamo fatto sì che la permanenza di John a Chaaria sia stata “un successo nel fallimento”: sì, certo un fallimento in quanto avremmo tutti desiderato una diagnosi diversa ad una prognosi migliore, ma anche un successo nell’ottica di Madre Teresa di Calcutta, perchè ci siamo presi cura di lui e gli abbiamo voluto bene, pur senza la capacità di guarirlo.
Rimarremo in contatto con John e con le comunità cottolenghine della Tanzania, ed offriremo ancora la nostra collaborazione se sarà necessario.
Alla partenza tutti avevamo il cuore gonfio di commozione. La madre non poteva parlare a causa di un nodo alla gola.
Anche John ha pianto quando mi ha abbracciato per l’ultimo saluto: per me quelle lacrime sono state molto importanti perchè vuol dire che lui si è trovato bene con noi e che gli mancheremo.
Ho in cuore tanta amarezza per non essere riuscito a guarirlo: sono questi i momenti in cui sento i limiti della medicina, ed il bisogno della fede in Dio... altrimenti che senso avrebbe per John essere in carrozzella a 17 anni.
John mi mancherà anche come insegnate di Kiswahili.
Buon viaggio ed auguri di ogni bene.
Pregheremo per John e continuiamo a sperare che per lui Dio voglia operare un miracolo.

Fr Beppe, Fr Giancarlo e comunità tutta di Chaaria




1 commento:

Anonimo ha detto...

John e' arrivato bene in Tanzania. Ci siamo sentiti pochi minuti fa al telefono ed e' contento di essere a casa con i suoi. Fr beppe

Guarda il video....