Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

lunedì 24 novembre 2014

Noi ed il terrorismo

Sappiamo che la notizia del massacro sul bus a Mandera ha raggiunto anche i notiziari italiani. Per noi è stata un fatto molto triste a cui purtroppo stiamo diventando un po’ assuefatti, visto che attacchi del genere si sono ripetuti con angosciante regolarità negli ultimi anni.
L’attacco di Mandera ha colpito molto il cuore di tutti noi che viviamo a Chaaria, sia per le vite innocenti che sono state perse, e sia soprattutto per il metodo usato dai terroristi: se non sei musulmano e non sai ripetere una frase del Corano, vieni giustiziato sul posto. 
E’ lo stesso metodo usato l’anno scorso nell’attacco terroristico di Nairobi al West Gate, ed in quelli dell’agosto di quest’anno a Mpeketoni sulla costa vicino a Lamu.
Una delle ragioni per cui a Chaaria siamo sconvolti dall’accaduto è il fatto che, pur essendo Mandera decisamente lontana, abbiamo però un buon numero di pazienti che provengono da quelle zone. Sono quasi tutti musulmani, ma sono estremamente rispettosi della nostra diversa religione. I nostri pazienti di Mandera sono in genere semplici e povei, per lo più pastori o piccoli commercianti.
Questi attacchi terroristici sono comunque quasi sempre avvenuti nel Nord del Paese (soprattutto nelle zone prossime al confine con la Somalia), oppure sulla costa (anche se pure Nairobi è stata ripetutamente colpita). 


In questo momento ci sono tensioni anche a Mombasa, dove granate sono state ritrovate dalla polizia.
D’altra natura sono invece gli scontri e le uccisioni di cui si ha notizia in altre aree, come Baringo, Marsabit, Isiolo dove varie persone hanno perso la vita a causa di facinorosi dediti al furto di bestiame.
Quello che comunque voglio dire con forza è che la maggior parte del Paese è tranquilla. 
Soprattutto qui a Chaaria ed a Meru in generale è tutto assolutamente tranquillo ed a mio modesto parere non ci sono problemi per i volontari che desiderano venire a prestare servizio nei prossimi mesi. Non ci sono odi di religione nella nostra zona... questo lo posso dire con assoluta sicurezza. 
Noi siamo una missione cattolica, ma con noi ora lavora una bravissima dottoressa musulmana. 
Molti dei nostri pazienti sono di religione islamica: vengono da noi con fiducia e rispetto e noi li curiamo con amore ed altrettanto rispetto.
Questi massacri in nome della religione sono un fatto nuovo per il Kenya; ma onestamente posso dire che Meru è assolutamente diversa. Abbiamo tantissimi amici musulmani e non ci sono tensioni di alcun tipo tra noi e loro. E’ normale per noi vivere insieme e rispettarci.
Certamente i fatti di terrorismo ci rattristano e ci turbano; ci fanno pensare che qualche integralista straniero ci vuole rubare la pace e tenta di creare un clima di tensione tra musulmani e membri di altre fedi... ma la gente a Chaaria vive normalmente, in armonia e semplicità, come per il passato.
E’ importante per noi pregare perchè il terrorismo e l’instabilità abbiamo presto fine non solo qui in Kenya, ma anche negli altri Paesi in cui oggi si uccide in nome di Dio.
Mi preme comunque dire che la situazione a Chaaria e nel Meru è assolutamente tranquilla e che i volontari possono venire senza alcun problema e senza inutili paure.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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