Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 15 marzo 2015

Che senso di colpa!

Anche ieri e’ stata una giornata caotica con tantissimi interventi chirurgici ed un mare di pazienti. 
Tra le altre cose avrei dovuto fare un ECG ed un ecocardio ad un giovane uomo in evidente scompenso cardiaco. Era cosi’ tanto dispnoico che non riusciva a stare neppure per un attimo in una posizione semi-sdraiata che mi avrebbe consentito gli esami sopra indicati. 
Io, invece di mostrarmi empatico nei suoi confronti comprendendo la gravita’ della situazione, me la sono presa con lui dicendogli poche parole purtroppo taglienti e quasi accusandolo di rifiutare i test diagnostici. 
Gli ho comunque impostato la terapia per lo scompenso cardiaco e non gli ho fatto mancare la mia competenza. 
Con mia sorpresa pero’, durante il controgiro serale le infermiere mi hanno mostrato la cartella dello stesso paziente, dicendomi che era passato a miglior vita mezz’ora prima del mio arrivo. 
Mi hanno visto stressato e si sono quindi preoccupate di dirmi che la terapia era stata impostata e che era stata eseguita correttamente. Ma il mio turbamento derivava da un’altra prospettiva: avevo incontrato quell’uomo solo una volta. 


Per lui erano le ultime ore di vita, ed invece di trovare in me una persona dolce ed accogliente, ha incontrato un professionista teso e poco comprensivo.
Tecnicamente gli avevo dato i farmaci che avevamo a disposizione, ma non ero stato gentile con lui. Anche lui pero’ ora e’ in Paradiso, ed ancora una volta io non ho la possibilita’ di chiedergli perdono. L’ho comunque fatto nel silenzio della cappella, sicuro che lui mi potesse sentire... ma mi rimane un peso sullo stomaco.

Fr Beppe Gaido


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