Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 27 febbraio 2016

La lista operatoria

Nell’ultima settimana è stata più che altro un possibile piano di lavoro od un pio desiderio, piuttosto che una reale scaletta delle cose che avremmo fatto in sala.
Di per sè la lista operatoria è stata sempre molto esigente, con interventi programmati in entrambe le sale, in quanto la contemporanea presenza di un ginecologo e di un ortopedico ha portato ad una notevole pressione nel settore chirurgico.
Il problema, soprattutto negli ultimi sette giorni, sono state le emergenze che ci hanno perseguitato a ritmo battente.
Abbiamo avuto giorni in cui i cesarei arrivavano uno dietro l’altro, e quindi la lista degli interventi programmati dal ginecologo è saltata quasi completamente.
Altri giorni le emergenze sono state soprattutto di chirurgia generale o di traumatologia: abbiamo avuto per esempio due appendiciti ormai complicate da peritonite ed una occlusione intestinale.
La giornata di ieri non è stata un’eccezione rispetto alla situazione che ho appena descritto.
Le emergenze sono state solo due, ma sono state così impegnative che hanno fermato lungamente l’attività programmata nella sala principale.
Il ginecologo dal canto suo ha potuto comunque fare i suoi cesarei ed un paio di isterectomie nella vecchia saletta operatoria.



Ieri mattina, la prima situazione che ci ha impedito di seguire i nostri piani operatori è stata costituita da un uomo trasportato in ospedale verso le 8: era semicosciente e perdeva moltissimo sangue a causa di moltissime e profonde ferite da machete (panga).
Il suo carnefice aveva davvero infierito pesantemente su di lui: sul capo, sulla faccia, su gli arti superiori ed inferiori. La situazione più raccapricciante era comunque quella della gamba destra, dove una prima “pangata” aveva causato un taglio alla caviglia con frattura del malleolo mediale; un secondo fendente aveva invece fratturato di netto la rotula e la parte distale del femore che ora protrudeva all’esterno come un ramo secco. Anche i tagli sulla testa erano seri e coinvolgevano la teca cranica.
Un caso come questo non avrebbe potuto aspettare. Era una emergenza non dilazionabile: rischiava lo shock emorragico ed anche l’osteomielite.
Siamo quindi entrati in sala con lui, ed il lavoro è stato lunghissimo.
Molti dei tagli erano ancora pieni di terriccio e sporcizia varia. Bisognava perciò ripulire e disinfettare con cura per cercare di prevenire infezioni.
Varie ferite erano profonde e coinvolgevano muscoli a tendini.
La fissazione interna delle fratture ossee è stata difficoltosa, soprattutto al ginocchio: siamo comunque riusciti a ridurre ed a sintetizzare con fili metallici e viti sia il ginocchio che la caviglia.
Questo lavoro ci ha tenuti occupati per molte ore, fin quasi verso l’una e trenta del pomeriggio.
Dopo un pranzo veloce, quando pensavamo di iniziare la nostra lista operatoria, è però arrivata la seconda sorpresa.
Prima di entrare in sala, mi è stato chiesto di fare un’ecografia urgente per una donna che era caduta due giorni prima, battendo pesantemente il suolo con la pancia.
Era tutta sudata, un sudore freddo e poco rassicurante.
L’addome non era per niente trattabile e c’erano segni di irritazione peritoneale.
L’eco ha infatti individuato la presenza di sangue in peritoneo.
Anche stavolta si trattava di un’emergenza e dovevamo cambiare i nostri piani, pianificando una laparotomia esplorativa di emergenza.
La diagnosi ecografica era poi risultata giusta: in addome avevamo trovato litri di sangue, e, dopo una breve ricerca, abbiamo anche scoperto la fonte dell’emorragia: c’era una brutta rottura di milza, in parte coperta dall’omento che era accorso ai ripari.
Non ci sono state alternative ed abbiamo dovuto eseguire la splenectomia.
Erano poi passate le 16.30 quando siamo usciti, stanchi ma anche soddisfatti per aver certamente salvato la vita di questa paziente.
Naturalmente l’ambulatorio fremeva di pazienti stufi di aspettare e ci siamo dovuti tuffare nelle visite per gli esterni; ma bisognava pur tentare di fare qualcosa per i pazienti che erano in lista e perciò a digiuno sin al mattino!
Siamo riusciti a operare ancora una frattura di tibia, un idrocele ed una miomectomia per fibromi uterini.
Erano le 19.30 quando suturavamo la cute dell’ultima paziente.
Eravamo stanchissimi e non ce l’avremmo fatta a continuare: con dispiacere abbiamo quindi dovuto dire a tre operandi che sarebbero stati posticipati all’indomani mattina.
PS: oggi invece, nonostante due raschiamenti uterini urgenti, abbiamo finito la lista operatoria entro le 18... inclusi naturalmente anchei tre pazienti rimandati ieri


Fr Beppe Gaido


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