Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 3 aprile 2016

Domenica della misericordia divina

Oggi la Chiesa ci ha invitati a celebrare ed accogliere la misericordia divina.
La ricorrenza cade davvero a proposito per me, in un momento in cui sento il bisogno di misericordia soprattutto per me e poi per tutti gli altri.
Nonostante la vita di Chaaria, che anche alla domenica è intensa e faticosa, oggi ho cercato di pensare molto al perdono divino, di cui ogni giorno necessito, perchè sono un grandissimo peccatore.
Dio è misericordia e non ricorda i miei peccati quando ho il coraggio di tornare da lui, come il figliuol prodigo.
Nella mia povera preghiera di oggi ho cercato di ritornare a Dio, offrendogli quello che sono, sapendo che egli mi conosce fino in fondo, che sa di tutti i miei peccati, ma anche del mio sforzo di amare e di fare il bene.
Mi sono sentito bene nel chiedere perdono al Signore e nel percepire che Lui sempre mi accoglie quando ritorno a Lui con il cuore contrito.
Oggi ho anche pensato a tutte quelle persone che, inavvertitamene o ad occhi aperti, posso aver ferito e fatto star male: magari sono stati dei veri e propri litigi, oppure anche semplicemente delle diversità di vedute che hanno portato a divisioni e malintesi, oppure ancora giudizi negativi e probabilmente ingiustificati.


Quante persone offendo ogni giorno per il semplice fatto che sono un peccatore; a quante persone devo chiedere perdono perchè le ho fatto soffrire!
Oggi è stato anche un giorno in cui con il cuore ho raggiunto tutte le persone a cui ho fatto qualcosa di male, e nella preghiera ho chiesto loro perdono.
Ho anche meditato sul fatto che spesso sono io ad essere offeso dagli altri, e, quando questo capita, mi rifugio nella depressione, nel silenzio ostinato, nella chiusura in me stesso.
E' vero che sovente vengo colpito da parole cattive, da gelosie gratuite, da giudizi esageratamente negativi.
Ma anche io faccio lo stesso! Anche io ho bisogno del perdono di Dio e degli altri!
Ecco perchè oggi è anche la giornata in cui offro il mio perdono a tutte le persone che mi hanno offeso.
A tutti i lettori auguro di sperimentare il dono della misericordia di Dio, in modo da saper essere strumenti di misericordia per gli altri, sia nel momento in cui dobbiamo perdonare noi stessi un'offesa ricevuta, e sia anche quando siamo noi a dover mendicare il perdono altrui a motivo dei nostri sbagli.

Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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