Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

venerdì 1 aprile 2016

Ho fatto bingo

Omar viene dal nord del Kenya. A causa di dolori addominali, i medici locali lo avevano mandato a Nairobi per accertamenti. Lui aveva speso un sacco di soldi, rimanendo alla fine senza risposte soddisfacenti al suo problema.
E' arrivato da me con un'ecografia fatta altrove che parlava di possibile linfoma addominale.
Gli avevano anche fatto una TAC dell'addome che invece sembrava vedere una massa nella tasca del Morrison. Secondo il tacchista non era un linfoma, ma si sarebbe trattato di un polipo del colon.
Di fronte a risposte tanto disparate, è ovvio che il paziente fosse davvero confuso.
Lo abbiamo quindi preparato e gli abbiamo fatto una colonscopia: con fatica siamo arrivati fino al cieco, e di polipi della flessura epatica non abbiamo avuto alcun sentore. La colonscopia era generalmente normale.
Ho quindi rifatto l'ecografia addominale, per sincerarmi di quella massa nello spazio del Morrison: ed a me non è affatto sembrata una massa, ma piuttosto una raccolta ascitica saccata con tante sepimentazioni interne.


L'aspetto saccato e le importanti sepimentazioni interne sono da sempre per me il richiamo a due possibili patologie: o si tratta di ascite carcinomatosa, oppure si tratta di peritonite tubercolare.
Omar ha 20 anni, e questo dato cronologico mi porta a pensare di più ad una tubercolosi che ad un tumore.
L'unico modo per chiarire la diagnosi è comunque quello di fare una paracentesi esplorativa ecoguidata e mandare il liquido al patologo per un esame citologico.
Ed è qui che ho fatto bingo: dopo dieci giorni di attesa, il risultato pervenutoci da Nairobi è stato proprio quello che speravo: "cellule infiammatorie, plasmacellule, istiociti, materiale necrotico.
Colorazione di ZN per i micobateri positiva. Conclusione: peritonite tubercolare".
Sono stato estremamente contento della conferma citologica, sia perchè il mio intuito clinico è stato confermato dai fatti, e sia soprattutto perchè la tubercolosi è una patologia che possiamo curare, ed i farmaci sono inoltre "passati" gratuitamente dall'OMS.
Per Omar si tratta quindi di una gran bella notizia, perchè di peritonite tubercolare si guarisce sempre, si guarisce con terapia medica e senza operazione, ed in genere non ricordo molte complicazioni nella mia esperienza clinica qui a Chaaria.
Omar è ora dimesso e continuerà con le sue medicine per sei mesi, cercando di essere fedele sia all'assunzione dei farmaci che alle visite di controllo che gli abbiamo fissato per il lungo tragitto terapeutico.

Fr Beppe Gaido


Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....