Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 19 giugno 2016

Amsterdam..aspettando il volo x Torino…

La sesta volta consecutiva..ps a 10 voglio la stelletta, la stessa emozione, gli stessi ricordi, la voglia di tornare…già mi manca.

Questa volta ero in compagnia di Lory, mia moglie lei la prima volta..
Ero pensieroso..x lei che andava a lavorare dai buone figli…ma i lucciconi sul viso di Lory nel momento dei saluti, mi ha fatto capire quanto sia stata appagata da questa meravigliosa partenza e ritornerà..lavoro dipendente permettendo.
Un Grazie agli amici Fr Beppe ..e a Fr Giancarlo…
ps non si riposano mai…
..per avermi ancora una volta accolto e fatto sentire come a casa mia.
Ogni anno qualcosa di nuovo di bello è tutto rivolto alle persone più bisognose di cure e di comprensione.. è questo e l unico aspetto che conta a Chaaria: prima vengono gli altri..i cosiddetti ... ultimi.
Questo è un insegnamento che ci deve guidare sempre nella vita e nel lavoro..
Grazie ancora Chaaria sempre nel cuore.

Franco e Lory

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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