Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

giovedì 2 giugno 2016

Momento di bilanci ed emozioni

Lasciare l'Italia è sempre per me un momento caratterizzato da un misto di sentimenti, insieme dolci ed un po' amari.
Dolce per me è riandare con la mente a tutti gli incontri che ho avuto qui in Italia, al bagno di folla che ho sperimentato in tutte le città che ho visitato a motivo della presentazione di POLVERE ROSSA, al calore umano, all'affetto ed alla stima che sempre ho respirato.
Dolce è gongolarmi nelle innumerevoli espressioni di affetto che ho ricevuto a piene mani, sia da parte di volontari ed amici, come da parte di molti che conoscono Chaaria semplicemente attraverso la lettura dei miei scritti (libri, facebook e blog).
Dolcissimo per me è ripensare all'affetto dei miei cari, che mi hanno accolto e coccolato, che mi hanno aiutato e sostenuto in tutti i miei spostamenti, che sono stati estremamente pazienti anche nel sopportare le mie assenze dovute al tour in cui mi sono impegnato per le
presentazioni dei libri.


Sono stato così felice di aver potuto trascorrere dei momenti intensi con la mia mamma.
Dolce è stato sentire l'affetto dei confratelli della Casa Madre, del Superiore Generale e dei suoi consiglieri, e poi di tantissimi suore.
Dolce è pensare che sto ora per imbarcarmi su un aereo che mi riporterà tra la mia gente di Chaaria, tra i miei malati che tanto amo e che tanto mi sono mancati in questi giorni.
Una punta di amaro comunque la sento, nel pensare che lascio in Italia la mia mamma anziana, mia sorella, mio cognato ed i miei nipoti: partire è un po' morire, dice il proverbio, ed in momenti come questo ne provo tutta la verità.
Parto comunque con il cuore pieno di riconoscenza per il grande affetto che in moltissimi mi avete dimostrato, per il grande sostegno economico che avete voluto offrire a Chaaria e per l'entusiasmo con cui mi avete aiutato a diffondere il libro POLVERE ROSSA.
A conclusione di questo mio viaggio "fuori programma" in Italia, non posso non citare il mio amico carissimo Dr Piervincenzo Gagliardotto, che è stata una delle ragioni principali del mio venire, dopo un anno appena.
Piervincezo, mio amico di vecchissima data e mio compagno di università, affermato cardiochirurgo, è purtroppo mancato per un tumore al cervello.
Nel suo amore per me e nella sua stima incondizionata per quanto facciamo a Chaaria, Piervi ha lasciato una ingente somma di denaro per l'ospedale: era suo desiderio che questi soldi venissero impiegati per ristrutturare e modernizzare gli ambulatori e per dare a Chaaria un piccolo dipartimento di radiologia.
Sono commosso di questo dono di Piervi, e certamente faremo quello che egli desidera, ed useremo la sua offerta con la massima onestà. Piervi sarà per sempre annoverato tra i benefattori di Chaaria.
Un abbraccio a tutti.
Ci sentiamo dal Kenya

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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