Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 2 agosto 2016

Chiudere la giornata con una nota triste

Se penso alla giornata di oggi posso definirla pesantissima... ma in fondo è come una delle tante.
Abbiamo iniziato ad operare alle 6.30 del mattino ed abbiamo finito l'ultima operazione alle 21, perchè in questi gioirni c'è un cumulo tremendo di interventi, avendo in contemporanea un chirurgo generale ed un ortopedico...ma poi cosa c'è di tanto strano in questo per Chaaria?
Ieri è stata una giornata simile, ed in più abbiamo avuto un cesareo che è finito alle 23. Quante volte poi operiamo alle 6.30 del mattino sia con Pietro che con Luciano o con il Dr Nyaga!
Il reparto è strapieno e non abbiamo un solo posto letto libero. Da mesi pensiamo di togliere i letti provvisori dalle stanze della ex maternità per poter poi pensare alla ristrutturazione dell'ambulatorio, ma queste stanze brulicano di malati ogni giorno!
Ma anche lì, cosa c'è di così tanto strano: sin dall'inizio a Chaaria abbiamo avuto ben più malati dei post letto disponibili! Letti bis, brandine volanti, materassi e stuoie per terra sono state una costante fin dai primi mesi!
Anche in maternità oggi ho sentito fortemente la mancanza della dottoressa Khadija, che normalmente mi fa molte eco ostetriche e raschiamenti che invece sono stati tutti sulle mie spalle.


La dottoressa Khadija comunque è entrata in specialità di ginecologia ed è un dato di fatto che lascerà Chaaria definitivamente alla fine di agosto. Mi ci devo abituare ed anche sperare che venga qualcuno a sostituirla...qualcuno che per adesso non abbiamo ancora trovato!
Ma non è tutto questo che stasera mi fa andare a letto con una punta di depressione nel cuore: il superlavoro non mi deprime; anzi, mi galvanizza e mi rimotiva sempre di più. Più lavoro e sono sommerso dai malati, e più sento che il Signore è contento di me.
E' piuttosto un piccolo incidente successo in sala operatoria poco prima delle 21! Stavamo già chiudendo la cute dell'ultimo intervento quando è partito uno schizzo che, per la solita storia secondo cui la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, si è infilato sotto i miei occhiali e mi è entrato dritto nell'occhio.
Makena è sbiancata e mi ha ricordato che il paziente è HIV positivo.
Ma cosa potevo farci? Gli occhiali li avevo, ed è capitato lo stesso!
Mi sono lavato, farò la profilassi post-esposizione (anche se la trovo pesantissima). Cerco di essere ottimista e sereno pensando che mi è successo già altre volte e non sono mai diventato positivo.
Il mio cervello mi dice che devo stare tranquillo, ma la mia emotività fa un po' le bizze, come al solito.
Mi conosco e so che ci metterò qualche giorno, ma digerirò anche questa pillola.
Se non volevo correre rischi del genere avrei dovuto scegliere un'altra professione. Chi fa il medico, mette in conto anche questo!

Fr Beppe


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