Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 17 settembre 2016

Cataratta

Nella nostra zone sono moltissimi I pazienti affetti da cataratta che alla fine diventano completamente ciechi.
La cataratta è una patologia che affligge per lo più persone anziane e quindi spesso già debilitate da altre situazioni patologiche.
Una delle ragioni di questa alta incidenza della patologia suddetta nella nostra zona penso sia da ricercare nella vita agricola che espone gli occhi per lunghe ore ai raggi ultravioletti del sole.
Tantissimi sono coloro che, non avendo soldi per un intervento di cataratta, finiscono per diventare e rimanere ciechi per sempre.
L’intervento di cataratta è infatti al di fuori delle possibilità economiche di molti dei nostri clienti, pur essendo eseguito anche a Meru.
Da anni sento il desiderio di partire con un progetto che possa dare una risposta chirurgica a tale problematica oculistica abbastanza disattesa nella nostra popolazione.
Sono stato in contatto con vari oculisti italiani, e spesso ho ricevuto delle dichiarazioni di interesse e delle promesse di aiuto... che però normalmente si sono dimostrate delle bolle di sapone, e si sono perse nel nulla.
Spesso la gente si infiamma per una nobile causa, ma poi le altre preoccupazioni della vita spengono velocemente l’entusiasmo e ci si dimentica.



Un ostacolo davvero significativo ad iniziare il volontariato oculistico è stato la nostra mancanza di strumentazione: sempre i pochi oculisti che vagheggiavano un’esperienza di volontariato mi chiedevano se avevamo le attrezzature. La nostra risposta negativa poneva fine al discorso. 
Uno dei problemi più gravi con cui ci siamo scontrati è stato proprio quello di procurarci il microscopio operatorio, le lentine ed il materiale di consumo. I prezzi sono risultati particolarmente elevati.
Siamo stati anche in contatto con ospedali italiani che avrebbero donato il microscopio operatorio e la FACO, ma il problema è stato il costo sempre più esorbitante dei containers, sia dal punto di vista della spedizione e del trasporto e sia soprattutto da quello delle tasse doganali.
Non è da sottovalutare poi la difficoltà a trovare specialisti che siano disponibili a venire a Chaaria per gli interventi in modo regolare e continuativo: se si inizia un progetto per la cataratta bisogna infatti garantire un minimo di regolarità nelle date degli interventi.
Ecco perchè, nel cuore mio e di Fr Gancarlo, è nata un’altra idea, quando abbiamo organizzato la prima “tre giorni” di chirurgia della cataratta con il team oculistico dell’ospedale di Tenwek (in Kenya).
Vi lancio il pensiero così come ci è venuto:
“perchè, invece di spendere tantissimi soldi a organizzare containers, non dedichiamo i nostri sforzi esclusivamente alla raccolta fondi, e poi chiamiamo nuovamente la stessa équipe di Tenwek due o tre volte l’anno a fare gli interventi a Chaaria?”
Gli specialisti di Tenwek hanno dato la loro disponibilità a tornare a Chaaria per gli interventi!
L’altra volta che sono venuti, il costo era 5000 scellini (circa 50 euro) a paziente: 4500 scellini sono stati pagati da una chiesa protestante americana che ha sponsorizzato l’evento, mentre 500 scellini (circa 5 euro), erano a carico del paziente stesso.
In quella occasione, in tre giorni abbiamo operato 65 pazienti: oltre all’intervento a tutti abbiamo offerto terapia, una notte in ospedale per osservazione, una visita di controllo il giorno dopo l’intervento ed un’altra dopo un mese.
Non potrebbe essere una possibile soluzione all’annoso problema del “progetto cataratta” che a Chaaria stenta a partire?
Le persone interessate ad aiutarci potrebbero contribuire anche solo con 50 euro che corrisponderebbero all’adozione di un paziente per un intervento di cataratta ad un occhio.
Questo è l’appello che faccio alle Associazioni che in passato hanno dimostrato interesse al nostro progetto per la cataratta: raccogliamo soldi per sponsorizzare delle campagne di operazioni che porteremo avanti con un team kenyano, facilmente reperibile e disponibile a venire a Chaaria con i loro mezzi e con tutto lo strumentario necessario a questa chirurgia così specialistica.
In questo caso non avremmo spese per il materiale di consumo e per i macchinari.
A loro dovremmo offire solo dei locali (già identificati e sperimentati nella precedente esperienza), oltre che vitto e alloggio per il personale.
Operare 65 persone ci costerebbe circa 3250 euro...una cifra davvero molto più bassa di quello che si spenderebbe anche solo per il container.
Chissà se questo sogno, accarezzato da molti anni, potrà diventare realtà!


Fr Beppe Gaido


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